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giovedì 26 dicembre 2013

Romano Mussolini with Nunzio Rotondo & Lilian Terry _ 1957


Ed eccolo l’esordio su disco della Lilian Terry, registrato a Roma nel 1957, quando la cantante nata al Cairo non aveva ancora compiuto i ventisei anni, e dato alle stampe inspiegabilmente solo tre anni dopo.


La voce della Terry qui sembra molto più acerba, ed appena imbarazzata forse dalla prova di studio, degli EP che registrerà successivamente, come In Swing!, ma presenta già una vibrazione particolare, una dizione musicalmente eccelsa ed una vena bluesy rara per le cantanti allora presenti nel nostro Paese.
 

Questa insolita raccolta, perché di questo si tratta, conferma anche le doti del giovane Romano Mussolini, figlio prodigioso di quel Benito infame, qui appena trentenne con alle spalle un solo EP con quattro tracce, sempre per la RCA, in trio col fidato Carlo Loffredo ed il fenomeno Pepito Pignatelli alla batteria.


La vera stella, a mio modesto parere ma sarete voi a giudicare, è la tromba di Nunzio Rotondo, il più affermato dei tre che all’epoca aveva già inciso diverse facciate per la Columbia con il suo sestetto e con le Cool Stars.
 

Una curiosità: quelli che all’epoca venivano definiti dalla critica “gli insoliti titoli giapponesi” di Rotondo, come Thaganoghi o Noghitonghi Thagani, qui presenti, facevano ancora sorridere il Nunzio degli ultimi anni, che mi raccontò essere solamente il suo tentativo di trascrivere i suoni del primo linguaggio dei bambini, incomprensibili ai più, ma già significanti per un essere ipersensibile come lui.
  


Credits:

Label: RCA
Catalog#: LPM 10010
Format: LP
Country: Italy
Recorded in Rome, 1957
June 12, 13 and 14;
October 19 and 31;
November 2 and 8




Romano Mussolini (p),
Carlo Loffredo (bass)
A1) Gone with the Wind
A2) Topsy

Romano Mussolini (p),
Carlo Loffredo (bass),
Roberto Podio (drums)
A3) You and the Night and the Music
A4) Line for Lyons
A5) Polka Dots and Moonbeans
A6) You Turned the Tables on Me
A7) Laura

Romano Mussolini (p),
Nunzio Rotondo (trumpet),
Sergio Biseo (bass),
Franco Mondini (drums)
A8) There Will Never Be Another You



Romano Mussolini (p),
Nunzio Rotondo (trumpet),
Gino Marinacci (bar. sax),
Sergio Biseo (bass),
Roberto Podio (drums)
B1) Thaganoghi
B2) Noghitonghi Thagani

Romano Mussolini (p),
Gianni Sanjust (cl),
Carlo Loffredo (bass),
Roberto Podio (drums),
Lilian Terry (vc)
B3) I've Got It Bad and That Ain't Good

Romano Mussolini (p),
Carlo Loffredo (bass),
Roberto Podio (drums),
Lilian Terry (vc)
B4) St. Louis Blues

Romano Mussolini (p),
Franco Pozzi (bass),
Roberto Podio (drums),
Lilian Terry (vc)

B5) He's Funny that Way


lunedì 16 dicembre 2013

Lilian Terry with Enrico Intra 5tet _ In Swing! 1960


La questione di essere un musicista jazz a mezzo servizio, è stato uno dei crucci, o dei più sicuri nascondigli, degli artisti italiani quasi fino alle soglie del secondo millennio.

«Tu sai che io sono un musicista di jazz a mezzo servizio con la musica leggera, come tanti altri, del resto, e come ce ne sono perfino in America. Cerco in qualche modo di vivere positivamente anche questa esperienza, di arricchire in qualche modo me stesso, per esempio quando ho a disposizione una grande orchestra. Bisognerebbe eliminare il mezzo servizio, ma come si fa? Ci vorranno ancora molti anni, forse non basterà una generazione. Oggi per vivere soltanto di jazz, specialmente in Italia, uno dovrebbe rassegnarsi ad una povertà francescana o vivere da solo a fare l’asceta. Certo, si può fare. Ma è una scelta dura, e succede che quando si è giovani certe cose non si capiscano. Può prevalere l’impulso naturale di non rimanere soli, di farsi una famiglia, e allora il mezzo servizio diventa inevitabile. Non puoi sacrificare gli altri».


Questo dice il pianista Enrico Intra a Franco Fayenz, in un’intervista apparsa su Musica Jazz nell’agosto 1973, ed è significativo leggere come, anche nel decennio maturo del jazz italiano, fosse difficile vivere delle proprie idee musicali a tempo pieno e quanti compromessi era invece necessario trovare per mantenere un equilibrio tra vita privata e professionale.


Negli anni a cavallo tra i Cinquanta ed i Sessanta il mezzo servizio era un atteggiamento all’ordine del giorno, non tanto nelle occasioni delle jam, dei festival ad hoc o dei discorsi tra gli appassionati che ci riportano le storie del jazz, ma proprio nell’aspetto professionale, e cioè nei prodotti dell’industria musicale che avrebbero dovuto generare reddito agli stessi musicisti, primi fra tutti i dischi, ma anche le apparizioni televisive e/o radiofoniche sotto compenso.


Se ci pensate, o se avete la possibilità di scorrere alcune discografie di quegli anni, rarissimi sono i Long Playing jazz dell’epoca, molti di più i singoli a 45 giri e gli Extended Play, probabilmente perché ritenuti più facili da vendere dalle industrie discografiche. Eppure, anche questi più economici supporti, raramente sono completamente dedicati al jazz, che spesso si trova relegato nei lati B dei dischi destinati al grande pubblico, cioè quelli con più ampia diffusione, come quelli dei cantanti, che lasciavano la facciata principale ai temi alla moda e cantabili da tutti.


Scorrendo la mappa che Arrigo Zoli pubblicò a compendio di ogni sezione del suo utilissimo “Storia del Jazz Moderno italiano – I Musicisti” negli anni Ottanta, dei cantanti in jazz possiamo contarne poco più di una decina dai primi anni Cinquanta fino agli inizi dei Settanta, nell’ordine:
Lilian Terry, Nicola Arigliano, Lydia MacDonald, Jula De Palma, Jimmy Fontana, Mara Moris, Monna Lisa (aka Vanda Radicchi), Caterina Villalba, Cocki Mazzetti, Gianfranca Montedoro e Renata Mauro.


A parte i primi quattro, che hanno mostrato un’attiva presenza e mantenuto un’attività costante nel tempo, gli altri hanno intrattenuto rapporti sporadici col jazz, o l’hanno abbandonato subito, ed allora mi viene da pensare chissà perché Arrigo abbia lasciato fuori nomi come Carol Danell, Helen Merrill, Caterina Valente, Cosetta Greco, Anna Moffo e Fatima Robin’s, oppure Johnny Dorelli che, sembrerà strano, ma al jazz ha dedicato diversi Lato B sul finire degli anni Cinquanta.


Successivamente, quasi sempre per brevi incursioni, si possono citare altri connubi a metà tra  i cantanti italiani ed il jazz, con top stranezza nel “Villa Tutto Dixieland” licenziato dalla Cetra 


ed altri incontri più felici come il “Back to Jazz” di Bruno Lauzi per la DIRE o il toccante “in Concerto” di Mia Martini, da un’idea di Maurizio Giammarco.


Ecco, anche Lilian Terry ha dovuto accettare più volte il mezzo servizio, come racconta sulle pagine del suo sito, e per far produrre dalla CGD la sua vera passione, ha dovuto incidere diversi singoli pop in cambio ma, quando canta in swing, cadono tutti i dubbi e si comprende il motivo per cui abbia acconsentito a quel sottile ricatto.

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Credits:

In Swing!

Label: CGD
Catalog#: E 6096
Format: EP
Country: Italy
Recorded 1960

Lilian Terry (voice),
Oscar Valdambrini (trumpet),
Gianni Basso (tenor sax),
Enrico Intra (piano, arr.),
Giorgio Azzolini (bass),
Gianni Cazzola (drums)
Quartetto Radar (vc)





Too Close for Comfort - 2:30
The Song Is You - 2:50
My Heart Belongs to Daddy - 2:35
Don’t Worry About Me - 3:10