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sabato 14 febbraio 2026

Sorpresa!


Quando ho ritirato il volume di Topin Mystère in fumetteria mi hanno detto che in teoria avrebbe dovuto esserci allegata una stampa che però la mia copia non aveva. Oh, beh, amen. Inaspettatamente è arrivata con un’altra spedizione! Misteri dell’editoria, o della distribuzione.

Comunque la stampa è proprio carina:


lunedì 2 febbraio 2026

Thriller Collection 11: Topin Mystère e Orobomis La Città che Cammina

Raccolta di avventure topolinesche che ruotano attorno a criptozoologia e fantarcheologia. La storia eponima è un omaggio/parodia in due parti a Martin Mystère, in cui il celebre archeologo avventuriero Topin Mystère, «detective dell’implausibile» fresco di svelamento del mistero del Mostro di Loch Ness, viene ingaggiato da un eccentrico miliardario per trovare la leggendaria città di Orobomis, che ha lasciato tracce di sé nel corso di tutta la storia dell’umanità e che recentemente è stata immortalata anche nei disegni di un bambino che ha partecipato a uno scambio culturale nella scuola dove insegna la fidanzata di Topin. La cosmologia mysteriana viene ovviamente ribaltata in salsa disneyana: Minni diventa Dinni (e da Lombard che è Diana diventa… Friulan), Gambadilegno/Sergej Orloff è Piotr Gaglioff mentre Pippo/Java diventa Scava, con prevedibili equivoci quando viene chiamato per nome.

La ricerca dei personaggi è molto avvincente e abbonda di elementi esilaranti (se lo stato africano in cui si svolge si chiama Maquindi immaginate come si chiamano i singoli villaggi), mentre sullo sfondo c’è la vicenda dei fratelli Calisota che a loro volta andarono alla ricerca di Orobomis senza fare ritorno. Casty imbastisce una storia a orologeria in cui tout se tient e riesce a giustificare tutti gli elementi con una grande inventiva. Non manca l’umorismo ma c’è anche un bel po’ di sense of wonder e abbondano colpi di scena. Forse potrebbe sembrare un po’ fuori luogo la deriva metanarrativa per cui, a simulare la logorrea del modello di riferimento, le nuvolette di testo di Topin Mystère ogni tanto devono essere contenute dagli altri personaggi, oppure gli incisi con cui si vuole giustificare ogni particolare della trama: tutti dettagli che spariscono alla luce del geniale finale che mette in campo i veri Topolino e Pippo.

Strizzatine d’occhio metanarrative, o per meglio dire un uso avveduto delle convenzioni del fumetto, caratterizzano anche Topolino e Pippo nella Valle del Picchio Gigante, che in sostanza è un lungo flashback in cui i due protagonisti riepilogano quanto successo loro poco prima quasi consapevoli di parlare ai lettori. Anche questa storia è un esemplare meccanismo a orologeria, in cui il mistero viene svelato in maniera perfettamente razionale (e soprattutto coerente) e gli apparenti “buchi” nella vicenda e nella memoria dei personaggi sono pienamente giustificati. Non mancano dei bei colpi di scena, dei cambi di prospettiva che vivacizzano la lettura. Se in Topin Mystère Casty aveva disegnato con il suo consueto stile scarpiano, qui Paolo Mottura sfoggia uno stile espressivo e concitato.

L’ultima portata del menu è Topolino e l’Uomo del Carbonifero: Topolino e Pippo tornano indietro di milioni d’anni per andare in soccorso a un ipotetico viaggiatore del tempo che avrebbe lanciato una richiesta d’aiuto durante uno dei suoi viaggi (la storia è del 2014, un anno prima di The Martian). Qui Casty combina documentazione scientifica con trovate fantascientifiche molto suggestive, lo sviluppo è lineare ma molto appassionante e si finisce in bellezza con un paio di trovate umoristiche. I disegni di Marco Mazzarello mi hanno un po’ ricordato la Ziche per gli occhioni di Topolino, nel complesso l’ho trovato un po’ abbozzato ma comunque efficace.

Coerentemente con la sua natura deluxe, questo volume cartonato è integrato da una lunga intervista a Casty.

domenica 25 gennaio 2026

Disney Collection n. 20: Paperone e i BitQuack

Non ho mai seguito i Disney d’Autore che da anni stanno realizzando in Francia, anzi a volte mi sembrava uno spreco che fior di autori si dedicassero a queste produzioni invece che a quelle canoniche. Però una recensione su CaseMate mi ha incuriosito. Nonostante la parte grafica sembrasse ributtante.

Paperone ha un nuovo rivale nel campo della ricchezza: il papero più ricco del mondo adesso è Carsten Duck, nouveau riche arrembante e ignorantello che ha fatto i miliardi con un misero investimento grazie alle criptovalute inventate da Archimede. Adeguandosi ai tempi, il vecchio papero investe a sua volta in BitQuack e riottiene il titolo facendosi anche consigliare da Qui, Quo e Qua forti del loro ruolo di influencer delle Giovani Marmotte. Ma Carsten Duck gioca sporco e ingaggia i Bassotti, qui nell’astrusa (ma giustificata dalla trama) veste di hacker, per depauperarlo di tutto il patrimonio. Sconvolto e impoverito, Paperone deve ricostruirsi un’immagine sui social network per riottenere almeno il consenso delle masse, che al giorno d’oggi pare essere più importante del vil denaro. L’ultima pensata dei suoi spin doctor è quella di realizzare un biopic sulla sua vita, con la speranza di farlo partecipare nientemeno che al Festival di Pannes. Nonostante gli sforzi profusi (e le solite interferenze del rivale) il risultato non è degno delle aspettative. Sarà proprio l’ennesimo intervento di Carsten Duck a determinare il trionfo di Paperone, che con il film totalmente rimontato in maniera casuale vincerà la Zampa Palmata d’Oro a Pannes risollevando le sue fortune.

Come evidente da questo riassunto, la storia ideata da Jul è pesantemente ancorata nel presente e dietro molti personaggi pittoreschi si possono intuire altre figure ben reali. Per i lettori francesi l’effetto sarà stato ancora più dirompente e divertente visto che oltre ad attori stranoti vengono parodiati anche il direttore del Festival di Cannes e (immagino) altre personalità francofone.

Questo fumetto potrebbe anche essere interessante per cogliere le differenze che forse esistono nelle caratterizzazioni dei personaggi al di qua e al di là delle Alpi. Non so ad esempio se l’ossessione di Paperina per le torte alla banana sia specifica di questa storia o un elemento comune nelle storie francesi.

I disegni di Nicolas Keramidas sono atroci. Più di una volta ho dovuto interrompere la lettura dal disgusto per quelle figure ostentatamente sghembe e sproporzionate. E a quanto pare questo non è nemmeno il suo lavoro peggiore! Anche se è una cosa conclamata da tempo, è sempre doloroso constatare come Francia e Belgio non siano più i baluardi del bel fumetto che si faceva una volta.

Paperone e i BitQuack merita comunque l’acquisto perché Jul ha saputo mettere i protagonisti in un contesto contemporaneo senza snaturarli, inoltre molte sequenze e battute fanno ridere di gusto. E poi il volume Panini costa solo 15 euro, che per un cartonato a colori su carta patinata non sono tanti oggidì. In appendice vengono presentate alcune illustrazioni a tema di Keramidas, e un paio in cui si è impegnato di più non sono nemmeno malvagie. Troppo poco però per redimere l’obbrobrio che ha fatto prima.

martedì 16 dicembre 2025

Oscar Wilde raccontato da Topolino

A dispetto del titolo, questa raccolta coinvolge paperi e non topi ma la grafica di copertina potrebbe essere stata studiata per rimandare alla testata e non al personaggio.

Introdotti da un illuminante testo di Tito Faraci sulla parodia, sfilano tre adattamenti delle opere di Oscar Wilde realizzati tra 1990 e 1996, ognuno preceduto da brevi cenni all’opera di riferimento e alle curiosità specifiche della versione disneyana.

Il fantasma di Canterville trasfigura ovviamente gli elementi più macabri, così la macchia di sangue diventa la zuppa che Sir Paperin ancora in vita fece scivolare sul pavimento. Per il resto la fedeltà dell’adattamento di Alessandro Sisti è rigorosa tanto che Qui, Quo e Qua sono sin troppo pestiferi rispetto a come li ricordavo, ma viene chiarito nelle prime tavole che si tratta di una rappresentazione in cui i personaggi interpreteranno ruoli ben definiti. Forse a causa della durata (26 pagine: non certo fulminante ma nemmeno molto articolata) la storia non coinvolge troppo. I disegni di Roberto Marini sono sicuramente validi e vi ho ravvisato dei rimandi a qualche autore classico di cui mi sfugge il nome. L’inchiostrazione però è un po’ monocorde né il suo stile ha qualche guizzo che lo faccia risaltare. In realtà Marini ci ha messo sia la volontà che il lavoro, solo che i fitti tratteggi che compaiono ogni tanto finiscono per sporcare i disegni piuttosto che arricchirli, ma potrebbe essere un difetto della stampa di questo volumetto. Questa prima parodia è sicuramente godibile e divertente, ma avrebbe potuto esserlo di più.

L’importanza di chiamarsi Papernesto (e non «PaperERnesto» come indicato nel sommario e nel trafiletto di presentazione) è più articolata essendo stata serializzata su due numeri del giornalino. Le gag e le reinterpretazioni papere di Carlo Panaro sono divertenti, inoltre i disegni di Lino Gorlero hanno un’inchiostrazione più modulata e anche per questo le sue tavole sono più frizzanti.

Per finire, Il ritratto di Zio Paperone di Caterina Mognato e Valerio Held. Qui siamo totalmente fuori dall’ottica dell’omaggio scrupoloso e Il Ritratto di Dorian Gray è solo uno spunto abbastanza vago. Più che altro, la storia ricorda il Canto di Natale di Dickens: Paperone commissiona un suo ritratto a un pittore, ma l’opera si deteriora progressivamente mostrandone un’immagine sempre più mostruosa. Suggestionato da un incubo, Paperone pensa che il quadro voglia rivelare la sua grettezza (tratta malissimo parenti e sottoposti, tanto che il maggiordomo Battista si licenzia) e per rimediare prova a porre un freno al suo caratteraccio e alla sua avidità – è inquietante notare dei paralleli tra certe soluzioni imprenditoriali di Paperone e alcune malversazioni più o meno recenti ben reali. La soluzione del mistero è classica ma efficace.

Anche questa storia è piuttosto lunga e mi pare che a metà ci sia uno stacco ma il sommario riporta la pubblicazione su un unico numero di Topolino. È la più divertente e originale delle tre, anche se il lato parodistico è meno evidenziato. Peccato per la colorazione che indugia troppo su effettini digitali.

Molto bella la copertina di Paolo Mottura colorata da Mario Perrotta. A Mottura è dedicata una breve intervista in appendice: altri redazionali sono il ricordo di un’altra versione disneyana de Il Fantasma di Canterville e un approfondimento sull’autore irlandese.

Pur avendo le stesse dimensioni di Topolino e non beneficiando della carta patinata, a 7,50 euro il volumetto cartonato fa la sua bella figura.

domenica 23 novembre 2025

Topo Maltese: Una Ballata del Topo Salato

Ah, se avessi saputo che era in uscita per Lucca. Lo avrei preso là e me lo sarei fatto dedicare da Giorgio Cavazzano. O forse più probabilmente no, viste le dinamiche ascose dei firmacopie e (mi pare) il passaggio obbligato tramite Eventbrite. Probabilmente è stato meglio farlo arrivare in fumetteria.

Come intuibile dal titolo di tratta di una parodia della prima mitica storia di Corto Maltese. Lo scrupolo filologico di Bruno Enna è encomiabile e l’avventura inizia proprio con l’ormai iconico avvistamento da parte di Gambadirasputin di Topo Maltese “crocifisso” alla zattera dove lo hanno legato i suoi marinai ammutinati. Entrambi sono al servizio del misterioso Tunica Nera, come l’altro pirata Orangünter che però è munito di sommergibile. Gambadirasputin non trasporta solo il misterioso carico di sale nero per conto di Tunica Nera: ha infatti catturato anche l’ereditiera Minnie Dora Groviermoore e già pregusta il riscatto.

La storia segue la trama del modello con grande fedeltà. Anche nei momenti più drammatici, con l’accortezza di terminare i dialoghi senza citare morte o cannibalismo, ma non risparmiando comunque la visione di Topo Maltese gettato giù dalla scogliera. Tocco di classe: Gambadirasputin ha un bernoccolo ma non viene mostrato perché Minnie Dora glielo ha fatto (ma anche nell’originale Pratt era stato castissimo con l’unico dettaglio degli occhi sbarrati di Pandora). Bruno Enna conferma questo desiderio di omaggiare fedelmente il modello di partenza nell’intervista che gli viene dedicata in appendice, spiegando anche l’introduzione del “sale nero” la cui vera natura è un po’ ridicola (hai voglia a spennellare i granelli d’oro uno per uno!) ma serve a creare un bel finale.

Una Ballata del Topo Salato è insomma un ottimo mix di avventura e umorismo con un uso perfetto del cast dei personaggi disneyani. Anche se tra di loro è una lotta impari: il savant fou Pippotarao che parla con l’oceano mette in secondo piano tutti gli altri.

Sui disegni del veterano Cavazzano, inchiostrato da Alessandro Zemolin, c’è poco da dire: ottimi, dinamici, espressivi e dettagliati nelle parti più importanti.

Questa edizione cartonata con dorso telato costa 23 euro e consta di 96 pagine. Non sono patinate e quindi i colori non brillano molto, forse era l’effetto voluto. Oltre al fumetto in sé sono presenti diversi altri contributi: Patrizia Zanotti firma un’introduzione piuttosto illuminante sul rapporto di Pratt col fumetto disneyano ma anche sul fatto che in molti avranno cominciato a leggere fumetti con Topolino per poi continuare con Corto Maltese. Ci sono poi le interviste agli autori (a Cavazzano sono riservate solo tre domande come al suo inchiostratore Zemolin, ma la sua parte è arricchita da disegni e commenti vari) e infine Alberto Brambilla ricostruisce un minimo della storia di Pratt e Corto Maltese e soprattutto descrive i parallelismi tra opera originale e parodia.

martedì 23 settembre 2025

What If...? Paperino diventa Iron Man

Più ancora dell’Uomo Ragno Iron Man ha avuto delle origini violente. Un inventore di armi (e già qui) che viene rapito in guerra, vede morire il suo compagno di prigionia e finisce con una ferita invalidante non poteva essere trasposto nel mondo Disney in maniera troppo fedele. Ben venga: così Steve Behling si è inventato delle situazioni originali e inedite. Anche se il fumetto presenta sequenze quasi drammatiche, per quanto possano esserlo in un prodotto destinato anche all’infanzia e non solo agi appassionati.

In procinto di andare a un appuntamento con Paperina, Paperino deve però prima ritirare da Archimede il progetto commissionatogli da Paperone di una escavatrice per recuperare oro sotto la crosta terrestre. I Bassotti spiano la conversazione e rapiscono Paperino, il quale però è riuscito a ottenere dall’inventore casinista solo una chiavetta usb in cui dovrebbe esserci anche il progetto che vuole Paperone. Una volta avuta la chiavetta perché i Bassotti non costruiscono direttamente loro il macchinario (con cui ambiscono di penetrare nel deposito) invece che costringere Paperino a farlo con i rottami che hanno raccattato? La divertente risposta la danno direttamente loro a Paperino.

Il resto è intuibile: Paperino rinviene anche i progetti per un’armatura hi-tech e la costruisce per cavarsi dai guai. E anche qui il soggettista o lo sceneggiatore se ne esce con un’ottima giustificazione per il fatto che il papero teoricamente monitorato dai Bassotti abbia potuto farlo senza attirarne l’attenzione.

La violenza è ovviamente molto ridimensionata e Behling (o Barbieri?) ha trovato un ottimo escamotage per aver ragione dei Bassotti senza ferirli: l’armatura che si costruisce Paperino era un progetto di Archimede per estirpare le erbacce del giardino e tutti i suoi gadget sono a tema. Erbacce con cui peraltro era iniziata la storia: tout se tient, con eleganza.

E alla fine c’è ancora tempo per l’appuntamento con Paperina e una simpatica gag finale. Insomma, un episodio molto divertente.

Buoni i disegni espressivi e dinamici di Donald Soffritti ben colorati dal solito Lucio Ruvidotti, mai così livido in alcune sequenze (ma è la storia che lo richiede).

lunedì 22 settembre 2025

What If...? Pippo diventa Spider-man

Stavo per scrivere quanto avesse stufato l’idea di far interpretare fedelmente ai personaggi Disney le origin stories dei supereroi Marvel (anche quella di Minni/Capitan Marvel lo era) quando questo fumetto mi ha piacevolmente smentito.

Qui lo studente Pippo Parker non è un nerd sfigato vittima dei bulli ma un misantropo che avrebbe pure una vita sociale se non fosse per la sua ossessione verso gli insetti che gli occupano tutto il tempo – e sono ovviamente fonte di guai e di sequenze divertenti. Dopotutto, per fare di necessità virtù, un fumetto Disney non poteva mostrare morte o violenza e quindi lo Zio Ben qui è un sidecar che la zia di Pippo è costretta a mettere in vendita per pagare il mutuo, così come l’iconica lotta col wrestler per raggranellare soldi diventa un talent show, mentre Pippo si rifiuta di bloccare i Bassotti che hanno rubato il premio non per ignavia ma perché crede che la guardia si sbracci per chiedergli un selfie!

Il finale forse è un po’ semplice e nemmeno molto originale ma è simpatico e foriero di una positività adatta a un pubblico infantile. E per arrivarci, al finale, non mancano sequenze e battute divertenti. Non ricordo in dettaglio la prima storia dell’Uomo Ragno, che tutto sommato Steve Behling e Riccardo Secchi ricalcano abbastanza fedelmente senza diventare pedissequi, ma in questa versione pippesca l’azione (poca) è concentrata tutta alla fine; non che la cosa sia una novità o che tolga piacere alla lettura che è incentrata principalmente sul divertimento.

Per quanto ne capisco io di fumetto Disney, i disegni di Francesco D’Ippolito (colorato come di consueto da Lucio Ruvidotti) sono buoni, tanto più che diminuisce presto quei retini che all’inizio confondevano le tavole più che valorizzarle. Il suo stile di riferimento non è quello di Cavazzano ma di un altro disegnatore che comunque mi risulta familiare ma che non sono riuscito a identificare.

domenica 13 luglio 2025

I Classici Disney 547: Siamo (sempre più) serie!

Raccolta di due cicli di storie che omaggiano serial e fiction televisive.

Paperone è in ambasce perché Rockerduck sta avendo un successone sulla piattaforma digitale RockFlix con L’Amaca Geniale, mentre il suo Tanto Ebbi che trasmette DuckNet dimostra tutta la miseria con cui è realizzato (pur se ha i suoi fan). Per questo si rivolge a Paperino scoprendo che Paperina ha il vezzo di immaginare insieme a Chiquita delle nuove possibili fiction. Assunte come showrunner, dovranno raccattare sceneggiatori, registi, attori e maestranze varie per confezionare al minor costo possibile Un Posto a Paperopoli, una fiction che riguarda proprio degli sceneggiatori alle prese con delle serie da scrivere. I primi quattro episodi seguono la realizzazione dell’opera fino al fatidico Gran Gala delle Serie TV mentre gli altri quattro sono dedicati ognuno a una puntata pilota di genere diverso da sottoporre agli spettatori (e immagino anche ai lettori di Topolino dell’epoca, visto l’epilogo) per decidere verso quale direzione fare andare Un Posto a Paperopoli. A far da cerniera tra le due parti c’è un intermezzo inedito.

In questo fumetto c’è di tutto: giochi di parole, slapstick, parodia, umorismo demenziale, derive surreali, metanarrazione di quella buona. Ci si sganascia a ogni pagina, anzi quasi a ogni vignetta. Le trovate di Sergio Badino si susseguono a ritmo serrato senza mai annoiare. Sono rimasto un po’ stupito nel vedere il florilegio di citazioni che per questioni anagrafiche o di interesse un pubblico di bambini di logica non potrebbe cogliere, forse la serie è pensata per essere goduta anche dagli adulti o forse queste citazioni ci sono sempre state e a mia volta non le coglievo da bambino.

Per quanto posso capirne di fumetto Disney, i disegni di Silvia Ziche sono molto buoni e la trovo più a suo agio coi paperi che coi topi, anche se nemmeno qui si esime dal dare ogni tanto un’interpretazione un po’ personale, in particolare nella distorsione dei becchi e nell’esuberanza delle dentature.

Una curiosità: a quasi cinquant’anni scopro che Paperone non è solo lo zio di Paperino ma anche di Paperina! Il rapporto tra i due nipoti è quindi incestuoso o lei lo chiama “zio” per affetto?

giovedì 29 maggio 2025

What If...? Topolino e i suoi Amici diventano The Avengers

Anche se siamo arrivati alla quinta uscita e il meccanismo non è più una novità, questo ennesimo What If…? Disney è molto divertente. Il concept è sempre quello: prendere una storia classica della Marvel e farla interpretare da topi e paperi; in questo caso è toccato a The Avengers numero 1.

Per quello che posso ricordare, il soggetto è un ricalco fedele di quella vicenda che fu il pretesto per creare il supergruppo della Casa delle Idee: Gastone-Loki scatena la minaccia di Pippo-Hulk per ripicca contro Paperino-Thor e quindi devono intervenire anche gli altri supereroi (che non si conoscono ancora) per fermarlo. Resto dell’idea che Topolino sarebbe stato perfetto per interpretare Capitan America piuttosto che Iron-Man, ma immagino che lo scrupolo filologico lo abbia impedito visto che in origine Capitan America comparve solo qualche numero dopo nella vecchia serie Marvel. Però è anche vero che qui c’è una Paperina-Lady Sif (forse c’era già all’epoca?) e francamente Pluto nel ruolo di Ant-Man mi sembra ridicolo, Steve Behling non poteva metterci Archimede o al limite Orazio?

Purtroppo come nel caso del primo di questi speciali la storia si legge molto in fretta e si avverte un po’ di rimpianto per lo sviluppo più articolato che avrebbe meritato. Ma alla fine non importa molto: l’importante è divertire il lettore e Behling e Luca Barbieri ci sono riusciti alla grande con tutte le situazioni buffe che si sono inventati.

Al di là di questo, il fumetto si segnala per i disegni straordinariamente dinamici ed espressivi di uno scatenato Alessandro Pastrovicchio molto generoso con tratteggi e dettagli. I colori sono opera dell’habitué Lucio Ruvidotti.

giovedì 1 maggio 2025

What If...? Topolino e i suoi amici diventano i Fantastici Quattro

Rilettura del primo episodio dei Fantastici Quattro in cui Steve Behling ha adottato un piglio filologico anche se tutto è voltato in chiave felicemente umoristica: il viaggio con la navicella si fa, ma solo con la giostra a tema di un luna park che incappa nei raggi cosmici che Archimede sta raccogliendo proprio lì vicino per creare dei cavoli al gusto di fragola.

Ora, confesso che non sono andato a rileggermi il lavoro seminale di Lee e Kirby, ma mi pare che i punti-cardine siano stati rispettati con rigore quasi pedissequo (la sceneggiatura è di Riccardo Secchi) trovando delle soluzioni esilaranti per smussare qualche angolo troppo “maturo” o per calare meglio la vicenda nell’universo Disney. I Fantastici Quattro vengono riuniti da Topolino/Reed Richards per indagare sulle misteriose voragini che si aprono in giro: la colpa è ovviamente dell’Uomo Talpa interpretato da Gambadilegno che mi pare azzeccato per la parte.

Molto buoni i disegni di Lorenzo Pastrovicchio integrati dai colori di Lucio Ruvidotti che forse ogni tanto si lascia prendere la mano dagli effetti digitali. Il suo stile dinamico ed espressivo è perfetto per questa storia di supereroi, anche se forse si è preso qualche libertà nella resa di Archimede (ma è più probabile che sia io a ricordarmelo un po’ diverso).

Tra i vari What if…? Disney-Marvel visti finora questo potrebbe candidarsi a essere il migliore.

mercoledì 30 aprile 2025

What If...? Minni diventa Captain Marvel

Nuovo crossover tra il mondo di topi & paperi e quello dei supereroi Marvel. C’è una nuova supereroina in città e Minnie, fresca di assunzione al giornale di Paperone, viene incaricata di trovarla e intervistarla. Il guaio è che quando si palesa Captain Marvel lei se la perde sempre perché poco prima è colta da un capogiro che la fa svenire. Chiaramente la rivelazione dell’identità segreta della supereroina è scontata (beh, già il titolo…), meno banale è la sua “origine segreta” che ha a che fare con la magia.

La storia (ideata da Steve Behling e sceneggiata da Luca Barbieri) è simpatica ma per come è strutturata sembra più che altro l’introduzione di una serie che non comincerà mai. Mi pare poi che la scelta dei villain sia discutibile: Gambadilegno diventa lo Scorpione (quello dell’Uomo Ragno) e i Bassotti radiocomandano un robottone. Boh. Non credo poi che i distributori di caffè possano erogare roba bollente se sono staccati dalla corrente ma per la gag ci sta.

I disegni di Giada Perissinotto mi sembrano per così dire schizofrenici: forse a causa dell’uso di un metodo di disegno digitale, accanto a tratti sottilissimi ce ne sono altri molto pesanti. Il risultato finale non è male, e colorato efficacemente da Lucio Ruvidotti, ma mi pare che la Perissinotto si sia espressa meglio altrove.

Una storia abbastanza carina ma meno efficace degli esperimenti precedenti.

domenica 27 ottobre 2024

What If...? Donald Duck became The Mighty Thor

Se la parodia di Wolverine riprendeva la miniserie Old Man Logan, questa ricalca invece il primo episodio di Thor. O almeno credo, se l’ho letto chissà quanti anni fa è successo.

Paperino è in Norvegia per accompagnare i nipotini a cercare reperti vichinghi. Rimasto zoppo come Don Blake dopo un tentativo smargiasso di scavo, scopre un’invasione aliena in atto da parte di paperi di roccia che possono trasformare tutto in pietra. Rifugiatosi in una grotta rinviene un bastone e per puro caso lo attiva trasformandolo nel Mjolnir e quindi diventando Thor. Sconfiggere gli alieni non sarà però così semplice: deve prendere confidenza coi suoi poteri e gli invasori dispongono di mezzi molto sofisticati, tra cui un robot componibile!

In questa storia ideata da Steve Behling e sceneggiata da Riccardo Secchi c’è più azione che nel precedente comic book, ma non mancano un bel po’ di gag esilaranti. Solito ottimo lavoro di Giada Perissinotto che stavolta mi pare abbia optato per un’inchiostrazione (digitale, immagino) più morbida e corposa. Menzione speciale per il colorista Lucio Ruvidotti.

giovedì 24 ottobre 2024

What if...? Donald Duck became Wolverine

Se ho ben capito, si tratta di una versione papera dell’Old Man Logan di Millar e McNiven. Paperino/Wolverine viene richiamato in servizio da Topolino/Occhio di Falco nel suo buen retiro da Nonna Papera. Gamba di Legno/Teschio Rosso ha rubato tutte le armi degli altri supereroi e adesso spadroneggia su Paperopoli dopo essersi impossessato dei tesori di Paperone. Resi quindi inoffensivi gli altri, tocca ricorrere al collerico protagonista che con la sua idiosincrasia per il colore verde potrebbe fare la differenza e liberare la città dal cattivo e dai suoi sgherri Bassotti.

La storia si esaurisce molto rapidamente con lo scontro finale, quello che conta è che per arrivarci si accavallano situazioni e battute esilaranti. E un’infinità di citazioni: la doppia splash page coi vari costumi di Wolverine, i rimandi a Weapon X di Barry Windsor-Smith, quelli all’Hulk Grigio e chissà quanti altri che non ho colto.

Quello che non mi ha convinto molto è il casting: Paperino come Wolverine è perfetto, visto che entrambi hanno un caratteraccio. Ma un bravo ragazzo come Topolino lo avrei visto meglio come Capitan America o Ciclope; certo, così il calco semantico di Old Man Logan non sarebbe stato perfetto. Anche Pippo-Hulk mi ha lasciato perplesso e il Teschio Rosso già dal nome rimanda al concetto di morte che dovrebbe essere assente dai fumetti di paperi e topi, oltre a costituire un vago rimando al nazismo; ma ovviamente Gamba di Legno non poteva interpretare un villain “intellettuale” come Magneto o il Dottor Destino. Pluto-Colosso, poi, è del tutto fuori luogo visto che il cane di Topolino non è un animale antropomorfo: sarebbe stato meglio trasfigurarlo nel draghetto di Kitty Pryde, tanto per dirne una.

Quisquilie, comunque: l’umorismo di Luca Barbieri le fa passare in secondo piano. Per quel che ne capisco io di fumetti Disney, mi sembra che Giada Perissinotto abbia fatto un ottimo lavoro: dinamica ed espressiva ma anche dettagliata.

Mi ha un po’ stupito vedere l’universo di paperi e topi piegato a quello dei supereroi con superproblemi. Da quel che sapevo, è stato il golia Disney ad acquistare il davide Marvel ma in questa sede è stato quest’ultimo a sovrascrivere le proprietà intellettuali del primo. Boh, magari i film del Marvel Cinematic Universe, dove ci sono i soldi veri, traboccano di rimandi pubblicitari ai prodotti della Disney.

Dopo essere transitato sul Topolino settimanale, questo What If uscirà a breve anche in Italia in formato comic book singolo.


domenica 18 settembre 2022

Parodie Collection n.2: Il Principe Duckleto

Nessuna novità in fumetteria (nemmeno l’ultima Anteprima) e così mi sono dedicato a spulciare il settore del Tutto a 3 euro. Non che mancasse altro materiale vagamente interessante, ma ho pensato che una parodia Disney potesse tirarmi su di morale e farmi fare quattro risate. Obiettivo raggiunto.

Ovviamente Duckleto è la parodia dell’Amleto shakespeariano, e l’adattamento al mondo Disney della tragedia (che trabocca di gente ammattita e morti ammazzati) è stato fatto con eleganza pur rimanendo fedele all’opera originale. Giorgio Salati (o chi per lui) ha avuto la brillante idea di tramutare il veleno che in origine uccide Amleto padre in una pozione magica che rende chi ne viene asperso trasparente e incorporeo come un fantasma, e che come tale può essere visto e udito solo dai parenti prossimi. Se qualcuno volesse sottolineare alcune incoerenze come il fatto che lo “spettro” può muovere gli oggetti e non viene inghiottito dal terreno (non sarà incorporeo solo in orizzontale, no?) è lo stesso Paperone/Amleto padre a dare una perentoria spiegazione a pagina 17.

A fare da doppia cornice alla vicenda portante ci sono un viaggio d’affari in Danimarca di Paperone e nipoti e la conseguente opportunità per Qui, Quo e Qua di studiare la tragedia proprio nei luoghi dove si svolse, con un colpo di scena finale. Al di là della fedeltà all’opera originale Il Principe Duckleto si segnala per le non poche sequenze esilaranti che lo punteggiano.

Non mi intendo molto di disegnatori Disney ma mi pare che Paolo De Lorenzi abbia fatto un buon lavoro. Di matrice cavazzaniana, è molto dinamico ed espressivo e fa recitare molto bene i personaggi con le mani. Pur non abbondando di tratteggi, le sue tavole sono dettagliate e la colorazione contribuisce a evocare le atmosfere della plumbea Danimarca.

Non che in origine costasse poi molto (6,90 euro per 68 pagine patinate in formato 19x26 con effetti in rilievo in copertina) ma a 3 euro lo si apprezza ancora di più.

domenica 22 agosto 2021

Il cugino Bambo! Chi era costui?

Sfogliando il numero 1 di Topolino del 1949 (non l’originale, la ristampa dello Scrigno dei Numeri Uno) mi sono imbattuto in questo curioso proto-Gastone di cui ignoravo l’esistenza:


O era proprio Gastone a cui all’epoca venne dato un altro nome?

domenica 1 dicembre 2019

Free Comic Book Day 2019

Particolarmente generosa l’offerta del Free Comic Book Day di quest’anno, con ben 14 spillatini di cui uno double-face. Tanto che ho preferito lasciarne alcuni in fumetteria, principalmente i manga. È interessante notare come case editrici diverse abbiano affrontato questa strategia da pusher (il primo assaggio è gratis, se ne vuoi ancora sai dove trovarmi): la Bao ha optato per un albetto di gran classe mentre la Star Comics ha preferito usare una carta più economica anche per la copertina. Molti hanno offerto dei fumetti completi mentre Sergio Bonelli Editore ha proposto un mix tra parti di una storia già edita e vignette selezionate della miniserie in uscita. Tra l’altro credevo che Daryl Zed fosse nato nel romanzo Non è successo niente, non nella serie di Dylan Dog.
Un bel po’ di roba, insomma, spesso molto gradevole anche al di là del fatto che fosse gratis.

venerdì 26 aprile 2019

È solo una mia impressione?





Dall’ultimo volume di Don Camillo a fumetti, il numero 17: Sul campanile. Disegni di Mirko Treccani.

venerdì 23 febbraio 2018

Il buon J_D_La_Rue_67...

…mi ha segnalato già illo tempore questa sequenza disneyana dal piglio metanarrativo, in cui i protagonisti si dedicano al gioco che la rivista offre ai lettori, il tutto integrato nella trama.

La storia è Paperino e il doppio Capodanno, a opera di Martina e Carpi, e risale a 60 anni fa.

mercoledì 31 luglio 2013

Persino "Il Piccolo" ne parla.

(da Il Piccolo - quotidiano locale del Friuli-Venezia Giulia - del 31 luglio 2013)

mercoledì 2 gennaio 2013

I Classici della Letteratura Disney



Alle altre proposte a fumetti allegate a giornali e riviste si è aggiunta anche questa con i personaggi Disney, e visto il periodo hanno cominciato con una parodia a tema natalizio. A 1 euro figuriamoci se ho resistito.
La collana sembra monumentale, il piano dell’opera prevede al momento 40 titoli tutti abbondantemente farciti. E al di là di questo la parte redazionale è veramente ricchissima, forse addirittura troppo. In questo primo numero trova spazio, forse una tantum, un’introduzione esauriente e approfondita sulle multiformi parodie Disney mentre le due storie portanti vengono introdotte da lunghe ed esaurienti analisi delle opere di riferimento (formato che immagino verrà riproposto anche nei prossimi volumi), in cui una grafica ben congegnata fa convivere armoniosamente il corpo del testo principale con i vari eserghi che lo costellano. Forse solo io ho questo problema, ma a volte quando da un testo lungo vengono espunte delle citazioni o il testo viene accompagnato da didascalie è facile per me perdere il segno e la lettura può diventare un po’ complicata.
In questo caso non succede: le varie citazioni dai testi originali e i paralleli disneyani sono collocati sapientemente nel layout di pagina senza spezzare la lettura. Purtroppo l’eccessivo piglio documentaristico delle introduzioni porta inevitabilmente a delle antipatiche anticipazioni su quello che accadrà nelle versioni a fumetti, rovinando alcune sorprese e quindi un po' anche la lettura.
In appendice, le bio-bibliografie degli autori letterari omaggiati e quella degli autori, in questo primo numero solo Barks.
Le storie di questo primo numero:

Canto di Natale di Guido Martina e José Colomer Fonts: la storia è quella risaputissima di Dickens già adattata in una miriade di altre versioni, quindi non ci sono sorprese. Il disegno di Fonts, pur dignitoso, non mi sembra eccezionale. Questa lunghissima storia si segnala comunque per la grande fedeltà al testo e la conseguente profusione di dettagli che Martina ci ha messo. Qualità di stampa abbastanza dignitosa.

Paperino e il canto di Natale di Carl Barks: lapidatemi pure, ma non credo che Barks sia diventato il mito che è grazie a questi disegni approssimativi (che secondo me denunciano occasionalmente l’ispirazione ad altre fonti). E ci si mette pure una qualità di stampa penalizzante. Ciò detto, la storia è fenomenale: una raffica di gag slapstick cattivissime che hanno per protagonista (e vittima) un terribile Paperino rompicoglioni che tormenta il suo prossimo e in particolar modo il vicino Jones («Sono decisissimo a imporre al mondo la buona disposizione d’animo!»).

Paperino e la fiaba natalizia di Carl Barks: altra stupenda interpretazione di Paperino e altro stile di disegno che mi lascia perplesso. Ma qui almeno la stampa è misteriosamente impeccabile. A differenza della storia precedente qui non mancano i buoni sentimenti e una “morale” ma le gag sono comunque divertentissime e le situazioni molto variegate.

Il ritratto di Zio Paperone di Caterina Mognato e Valerio Held: storia lunga (e sicuramente divisa in due parti in origine, ma non viene specificato) ispirata al Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. Purtroppo l’introduzione che segue passo dopo passo l’evoluzione della trama originale e la confronta con la versione della Mognato mi ha rovinato parecchio la lettura, ma la storia si fa leggere comunque con molto gusto. La struttura della storia è un po’ spiazzante visto che raggiunge il suo culmine proprio a metà quando invece secondo me avrebbe creato più suspence una rivelazione a scoppio ritardato dei presunti poteri del quadro. Poco male, comunque, visto che così vengono a costituirsi due parti speculari in cui all’escalation di cattiveria di Paperone corrisponde la sua spasmodica ricerca per ovviare a tutti i torti che ha perpetrato. Assolutamente geniale (e per fortuna non anticipata dall’introduzione!) la trovata finale sul perchè il quadro assumesse fattezze sempre più inquietanti, tanto più che è stata intelligentemente architettata a partire da un mcguffin iniziale cui il lettore non avrà prestato la dovuta attenzione (e che invece come nel caso dei migliori mcguffin sarà fondamentale per la trama).
Secondo me quest’ultima è la storia migliore, molte delle battute e delle situazioni sono divertentissime. Il Paperone palazzinaro che finanzia “Paperopoli 33” poteva ben figurare anche su Il Male... Se non pecco d’ipercodifica mi pare inoltre che la Mognato sia molto consapevole di certi meccanismi che animano il mondo dell’arte contemporanea e di alcuni figuri che ne traggono beneficio.
Invece i disegni di Held non mi hanno entusiasmato, e purtroppo sono stati pure riprodotti malamente e “impreziositi” da una colorazione squillante e confusionaria.

Se ho fatto bene i conti col depliant allegato, le prossime uscite si assesteranno su circa 7€ l’una. Un po’ troppo in questi tempi di crisi per un’adesione costante a scatola chiusa, anche se l’apparato redazionale è più che meritevole. Magari vedrò di selezionare le proposte a mano a mano che escono. No, dico, nel quarto volume ci sarà pure un Pippo Frankenstein!!!