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venerdì 24 febbraio 2023

Dubbi

Dall’ultima Anteprima:

Non è che il primo episodio mi avesse proprio entusiasmato. Questo secondo e conclusivo costa un bel po’ di più. Sì, è vero che ha più pagine, ma Marini ha impostato il fumetto su tre strisce a sei vignette (quando va bene) quindi in modo poco funzionale per il formato.

Che fare? Lascio perdere o lo ordino lo stesso, fosse anche solo per metterlo nel Peggio del 2023? Vabbè, seguirò l’ispirazione del momento.

domenica 1 maggio 2022

Noir Burlesque 1

Per estinguere un cospicuo debito del cognato, Terry B. Dole detto Slick lavora di malavoglia (cioè fa il rapinatore) per il boss Rex. Il suo scontento è esacerbato dal fatto che la sua ex di cui è ancora innamorato adesso è la donna di Rex e presto lo sposerà. Debbie, che col nome d’arte di Caprice si esibisce in spettacoli di burlesque nel locale di Rex, ha a sua volta dei sentimenti contrastanti verso Terry, e a suo tempo cedette a Rex perché Terry era lontano a combattere in guerra. Impossibile dire quale guerra, se la Prima o la Seconda Mondiale: l’unico riferimento temporale è la citazione di Lucky Luciano, che è morto negli anni ’60.

La situazione precipita e per pura fortuna Terry si salva dai sicari di Rex, che scopre anche di una scappatella tra i due. Ma invece di ammazzarlo Rex gli propone un lavoro con cui potrà vendicarsi di qualcosa successo in passato, che scopriremo nel prossimo volume. A completare il quadro, oltre ai pittoreschi sgherri di Rex, c’è un poliziotto di origini irlandesi che sta col fiato sul collo di Terry, con cui ha tracorso l’infanzia. Il flusso della narrazione è un po’ movimentato da un incipit che potrebbe essere un flashback o un flashforward.

Come si conviene al genere, lo stile dei dialoghi è sopra le righe e a tratti tanto innaturale da suscitare un sorriso, e forse era proprio quello che voleva Marini. I disegni sono ovviamente stupendi. Le tavole sono realizzate a mezzatinta e l’unico colore che affiora occasionalmente è il rosso di capelli, abiti, automobili, boccette di ketchup, sangue, ecc. Purtroppo la struttura delle tavole fa quasi sospettare che in origine Noir Burlesque fosse pensato per un formato più piccolo visto che a volte ci sono solo quattro o addirittura tre vignette per pagina. E si tratta spesso di primi piani e mezze figure, con sfondi risolti a volte senza eccessivi dettagli. A tratti mi è sembrato un fumetto Bonelli ingrandito visto che affiora anche la gabbia a sei vignette. Ottimo per lettori presbiti, ma nonostante vanti un centinaio di tavole alla fine questo volume si legge piuttosto rapidamente. E inevitabilmente risaltano di più quelle piccole deroghe all’anatomia che è fisiologico che un disegnatore adotti per necessità espressive, di spazio, composizione, ecc. Mi si potrebbe ribattere che essendo un fumetto francese prima lo si legge e poi si gustano con calma i disegni per coglierne i particolari, ma Marini non ha messo nulla di più di quanto servisse alla narrazione, e non lo si può certo definire pigro e men che meno incapace. Ah, le gioie dello storytelling!

Se questo fosse il canto del cigno dell’esperienza Panini con la BéDé non sarebbe proprio un finale glorioso, per quanto Noir Burlesque abbia senz’altro i suoi pregi.

giovedì 18 marzo 2021

Batman: L'Oscuro Principe Azzurro

Ecco perché Enrico Marini non realizzava da un po’ episodi de Le Aquile di Roma. Se ho ben capito, questi in origine erano due comic book extralarge realizzati però con i crismi del fumetto franco-belga, quindi con una cura che ha impegnato l’autore per circa un anno cadauno, in modo da essere rivendibili anche sul mercato in cui opera di solito (se ho ben capito la Dargaud è parzialmente responsabile del progetto insieme ovviamente alla DC Comics).

Due cornici narrative racchiudono la storia: Batman fa perdere la refurtiva di un ricchissimo colpo del Joker, che tra le altre cose aveva arraffato anche una collana di perle costosissima che pensava di regalare ad Harley Quinn per il suo compleanno. Incazzato nero (anche perché la stessa Harley Quinn è furiosa per il mancato regalo) Joker architetta un piano per impossessarsi di un gioiello ancora più prezioso: stando ai notiziari, Bruce Wayne avrebbe avuto una figlia da una cameriera che, otto anni dopo il concepimento, è andata da lui a batter cassa. Joker la fa rapire e in cambio chiede al miliardario di aggiudicarsi all’asta un gioiello valutato 50 milioni di dollari. Ma anche Catwoman si mette in mezzo. Marini gioca con le aspettative del lettore: Alfred dice che l’esito dell’analisi del dna del sangue della madre «non piacerà» a Bruce Wayne, ma ovviamente il lettore accorto sa già che non vuol dire che è veramente lui il padre e che dovrà aspettarsi un colpo di scena. Colpo di scena che però purtroppo è assai prevedibile.

Ovviamente il motivo principale per approcciarsi a questo volume sono gli stupendi disegni e colori di Enrico Marini ma, pur se non dice quasi nulla di veramente innovativo o ispirato, anche i suoi testi non sono male. Oltretutto ho ravvisato un maggiore tasso di violenza e molteplici riferimenti alla droga e al suicidio, non sempre trattati con ironia: una cosa piuttosto rara nel mercato supereroistico. La storia non è priva di qualche buchetto logico (la madre di Alina sembra convinta veramente che il padre sia Bruce Wayne), comunque facilmente giustificabile.

Non è Gypsy o Lo Scorpione o Le Aquile di Roma, ma si vede che Marini ha dedicato una grandissima cura a questo progetto. Forse anche troppa: chissà se a un pubblico assuefatto ai cascami Image e alla colorazione digitale saranno veramente piaciuti i suoi splendidi acquerelli. E in fondo la storia poteva benissimo svilupparsi in meno pagine – certo, poi però non sarebbe stato possibile realizzare i volumi francesi della classica sessantina di pagine l’uno. Non so quanto ci sia di rispettoso della continuity (nella versione di Marini Catwoman sa che Bruce Wayne è Batman) ma è la cosa che mi interessa di meno.

E adesso, sotto con Le Aquile di Roma!

sabato 13 dicembre 2014

Empire USA 1: Attacco all'America

E' con un certo imbarazzo che mi accingo a dire la mia sulla prima uscita della collana "Formato F423" della Mondadori: credo di aver accumulato qualcosa come un mese di ritardo rispetto alla sua uscita ma in effetti solo adesso sono riuscito a tirare fuori Empire USA dalla pila di roba arretrata da leggere. E forse se ci fosse rimasto, in quella pila, non sarebbe nemmeno stato male.
Empire USA parla dell'inasprirsi del terrorismo islamico e delle contromisure, più o meno trasparenti e moralmente accettabili, che gli Stati Uniti adottano per arginarne l'espansione. Non sarebbe neanche male come spunto, soprattutto grazie alla suggestiva idea (forse ispirata alla realtà) di diverse forze d'intervento o di intelligence in conflitto fra di loro, anche se ovviamente bisognerebbe seguire tutta la storia per vedere come evolve. Il problema è che in questa vicenda viene inanellata una minchiata dietro l'altra:

a causa dello scenario riassunto sopra, in America prende il potere una dittatura Teocon;

il protagonista Jared Gail ha come compagno d'armi un tremendo rompicoglioni che cita costantemente Star Wars e addirittura parla come il Maestro Yoda (persino in piena azione e durante un interrogatorio);

l'altra collega di Jared, Saskia, praticamente è una macchietta che si limita a offrire qualche spunto comico attraverso le tragicomiche descrizioni della sua pratica di divorzio (mi sono imposto di credere che Desberg in questo caso abbia cercato deliberatamente il ridicolo);

la fidanzata del protagonista diventa un supersoldato quando si cala amfetamine;

a proposito della fidanzanta, Jared scopre per puro caso alla fine del primo episodio che il contatto che gli serviva e che ha cercato invano per tutte le pagine precedenti era, guarda caso, proprio lei;

l'organizzazione integralista musulmana alla base degli attentati si chiama "Fratelli Assassini" in onore della setta degli Assassini del Vecchio della Montagna, manco fossimo in un'avventura fantasy - questa come minchiata non è poi tanto grande ma alla luce delle altre diventa la classica ciliegina sulla torta.

Con simili premesse non mi stupirebbe se si scoprisse che la misteriosa moneta ereditata da Jared è un disco volante o una macchina del tempo. Non so quante di queste scelte siano effettivamente attribuibili a Desberg (nella presentazione si parla di input arrivati anche dai disegnatori Henri Reculé e - nientemeno - Enrico Marini) ma io francamente da un fumetto franco-belga mi aspetto ben di più delle spacconate e delle scorciatoie che può offrire Mark Millar.
Più che al 24 citato da Alessandro Di Nocera nell'introduzione mi sembra che qui si guardi a Weeds o a Big Bang Theory, tanto più che battutine non sempre felici e dialoghi forzatamente cool non mancano.
I due episodi raccolti in questo primo numero sono disegnati rispettivamente da Griffo e da Alain Mounier. Il secondo, pur meno spettacolare di altri colleghi, è sempre un piacere da vedere, mentre nel caso di Griffo (disegnatore rinomato più per la sua velocità e prolificità - anche 3 volumi in un anno - che per la conoscenza dell'anatomia) mi sembra che stavolta si sia impegnato di più rispetto ad altri suoi lavori. L'assenza di interventi digitali nel lavoro di entrambi, inoltre, per me è un grande valore aggiunto.
Almeno dal punto di vista grafico Empire USA è promosso, ma dubito che questo basterà a farmi comprare il secondo volume.

domenica 26 ottobre 2014

Le Aquile di Roma 2 (ovvero il 3 e il 4)



Il secondo volume integrale di Le Aquile di Roma conferma l’ottima impressione che mi aveva lasciato il primo. Enrico Marini aggiunge intrighi e complotti appassionanti alla già bellissima storia di Falco e Arminio/Ermanamer mentre le vite dei due protagonisti continuano a intrecciarsi e a complicarsi per conto loro fino ad arrivare alla resa dei conti finale che lascia presagire ulteriori sviluppi.
Tra l’ottavo e il nono anno dell’era cristiana Roma è ancora in procinto di “pacificare” la Germania ma il compito non è facile vista l’irriducibilità dei barbari e l’inospitalità delle impervie foreste nordiche. Né aiuta l’inettitudine e lo scarso entusiasmo degli stessi soldati stanziati in loco, oltre all’apatia e all’ottuso opportunismo del prefetto Varo. D’altra parte anche Catti, Cherusci e le altre tribù germaniche hanno le loro difficoltà vista la ritrosia nel fare fronte comune contro il nemico, e anche in seno alle singole tribù serpeggiano complotti e tradimenti.

Sulla qualità eccellente dei disegni si potrebbe tranquillamente glissare, tanto è evidente e tanto è consacrato l’autore, ma mi preme sottolineare come Marini non solo produca delle tavole oggettivamente bellissime (e già questo mi basterebbe) ma riesca a racchiudere in ogni vignetta esattamente quello che serve per raccontare nel modo migliore la storia, niente di più e niente di meno. I suoi personaggi sono così espressivi che non serve quasi leggere i dialoghi per capire i rapporti di forza tra di loro, le considerazioni che nutrono gli uni per gli altri, gli schieramenti di cui fanno parte. E una dote del genere ricordo di averla ravvisata solo in Jean Giraud e in pochi altri. Fermi restando i suoi panorami mozzafiato delle brumose foreste germaniche, i dettagliatissimi castra, le donne bellissime e l’equipaggiamento e il vestiario di barbari e romani perfettamente ricostruito: davanti a tanta magnificenza mi pento di non aver preso i due volumi qui raccolti nella precedente versione in gran formato fattane dalla Panini.

Alla luce della qualità eccellente di Le Aquile di Roma il ricco e già buono curriculum di Marini viene messo decisamente in ombra: Gypsy era simpatico, ma nulla di più; La Stella del Deserto un piacevole divertissement; Rapaci una storia troppo “larger than life” per non risultare ridicola, anche se si riscatta sul finale; Lo Scorpione un’occasione sprecata di dare ossigeno all’Avventura classica. Mi sembra veramente un bene che Marini abbia deciso di prendere in mano in toto le redini delle sue opere.

lunedì 7 febbraio 2011

Le aquile di Roma



Oltre che il disegnatore eccellente che già conoscevamo, Enrico Marini si dimostra anche ottimo sceneggiatore.
Le aquile di Roma, presentato in Italia nella collana 100% Cult Comics da Panini in versione “integrale” in formato ridotto, è una storia abbastanza originale, molto ben scritta e documentatissima. È vero, basterebbero le splendide illustrazioni sovraffollate delle foreste germaniche o delle vie di Roma per farci contenti ma il fumetto, per fortuna, non esaurisce affatto la sua forza solo nell’aspetto grafico.
Marini tratteggia con pochi ma essenziali elementi dei personaggi incredibilmente vivi e realistici e riesce veramente a ricostruire l’atmosfera di un’epoca fin troppo frequentata da cinema, fumetto e letteratura con un uso intelligente della documentazione monumentale che dimostra di avere consultato, che non viene mai ostentata ma che si inserisce con grande naturalezza nella vicenda dei due protagonisti.
Oltre la trama in sè e gli accenni storici, anche la scansione temporale della storia e i dialoghi sono eccellenti e il lettore segue affascinato tutto il primo episodio condotto per mano con grande maestria, fino al magistrale colpo di scena finale dell’ultima tavola.
Forse nel secondo episodio del volume si avverte un leggero squilibrio nel fluire del racconto a favore di un lunghissimo flashback che, per quanto funzionale e fondamentale alla narrazione, dà l’impressione di far fare un passo indietro allo sviluppo delle vicende di Falco e Arminio. Ma può semplicemente trattarsi di un nuovo standard scelto dall’autore per cui dal volume 2 in poi dell’edizione francese Marini si concentra sui singoli personaggi sviluppandone la storia e la personalità.
L’edizione Panini non vanta una buona qualità di stampa e soprattutto nelle parti dai colori più caldi si vede occasionalmente un puntinato troppo evidente, inoltre i contorni dei balloon sono assurdamente frastagliati, addirittura più dei bordi delle vignette. Per fortuna il tratto di Marini sembra avere resistito a questo fenomeno, ma se si fosse trattato di un fumetto in bianco e nero disegnato in stile linea chiara sicuramente sarebbero state più evidenti le sfocature dei disegni.
Sono comunque 14€, prezzo abbastanza buono per un volume brossurato che raccoglie due volumi di 56 tavole in formato dignitoso (oddio, “dignitoso”, meno umiliante del 17x26 in cui hanno costretto Murena).
Prendere o lasciare. O precipitarsi a ordinare i volumi cartonati francesi per godere appieno dei disegni di Marini.