Dall’ultima Anteprima:
Che fare? Lascio perdere o lo ordino lo stesso, fosse anche solo per metterlo nel Peggio del 2023? Vabbè, seguirò l’ispirazione del momento.
Dall’ultima Anteprima:
Che fare? Lascio perdere o lo ordino lo stesso, fosse anche solo per metterlo nel Peggio del 2023? Vabbè, seguirò l’ispirazione del momento.
La situazione precipita e per pura fortuna Terry si salva dai sicari di Rex, che scopre anche di una scappatella tra i due. Ma invece di ammazzarlo Rex gli propone un lavoro con cui potrà vendicarsi di qualcosa successo in passato, che scopriremo nel prossimo volume. A completare il quadro, oltre ai pittoreschi sgherri di Rex, c’è un poliziotto di origini irlandesi che sta col fiato sul collo di Terry, con cui ha tracorso l’infanzia. Il flusso della narrazione è un po’ movimentato da un incipit che potrebbe essere un flashback o un flashforward.
Come si conviene al genere, lo stile dei dialoghi è sopra le righe e a tratti tanto innaturale da suscitare un sorriso, e forse era proprio quello che voleva Marini. I disegni sono ovviamente stupendi. Le tavole sono realizzate a mezzatinta e l’unico colore che affiora occasionalmente è il rosso di capelli, abiti, automobili, boccette di ketchup, sangue, ecc. Purtroppo la struttura delle tavole fa quasi sospettare che in origine Noir Burlesque fosse pensato per un formato più piccolo visto che a volte ci sono solo quattro o addirittura tre vignette per pagina. E si tratta spesso di primi piani e mezze figure, con sfondi risolti a volte senza eccessivi dettagli. A tratti mi è sembrato un fumetto Bonelli ingrandito visto che affiora anche la gabbia a sei vignette. Ottimo per lettori presbiti, ma nonostante vanti un centinaio di tavole alla fine questo volume si legge piuttosto rapidamente. E inevitabilmente risaltano di più quelle piccole deroghe all’anatomia che è fisiologico che un disegnatore adotti per necessità espressive, di spazio, composizione, ecc. Mi si potrebbe ribattere che essendo un fumetto francese prima lo si legge e poi si gustano con calma i disegni per coglierne i particolari, ma Marini non ha messo nulla di più di quanto servisse alla narrazione, e non lo si può certo definire pigro e men che meno incapace. Ah, le gioie dello storytelling!
Se questo fosse il canto del cigno dell’esperienza Panini con la BéDé non sarebbe proprio un finale glorioso, per quanto Noir Burlesque abbia senz’altro i suoi pregi.
Due cornici narrative racchiudono la storia: Batman fa perdere la refurtiva di un ricchissimo colpo del Joker, che tra le altre cose aveva arraffato anche una collana di perle costosissima che pensava di regalare ad Harley Quinn per il suo compleanno. Incazzato nero (anche perché la stessa Harley Quinn è furiosa per il mancato regalo) Joker architetta un piano per impossessarsi di un gioiello ancora più prezioso: stando ai notiziari, Bruce Wayne avrebbe avuto una figlia da una cameriera che, otto anni dopo il concepimento, è andata da lui a batter cassa. Joker la fa rapire e in cambio chiede al miliardario di aggiudicarsi all’asta un gioiello valutato 50 milioni di dollari. Ma anche Catwoman si mette in mezzo. Marini gioca con le aspettative del lettore: Alfred dice che l’esito dell’analisi del dna del sangue della madre «non piacerà» a Bruce Wayne, ma ovviamente il lettore accorto sa già che non vuol dire che è veramente lui il padre e che dovrà aspettarsi un colpo di scena. Colpo di scena che però purtroppo è assai prevedibile.
Ovviamente il motivo principale per approcciarsi a questo volume sono gli stupendi disegni e colori di Enrico Marini ma, pur se non dice quasi nulla di veramente innovativo o ispirato, anche i suoi testi non sono male. Oltretutto ho ravvisato un maggiore tasso di violenza e molteplici riferimenti alla droga e al suicidio, non sempre trattati con ironia: una cosa piuttosto rara nel mercato supereroistico. La storia non è priva di qualche buchetto logico (la madre di Alina sembra convinta veramente che il padre sia Bruce Wayne), comunque facilmente giustificabile.
Non è Gypsy o Lo Scorpione o Le Aquile di Roma, ma si vede che Marini ha dedicato una grandissima cura a questo progetto. Forse anche troppa: chissà se a un pubblico assuefatto ai cascami Image e alla colorazione digitale saranno veramente piaciuti i suoi splendidi acquerelli. E in fondo la storia poteva benissimo svilupparsi in meno pagine – certo, poi però non sarebbe stato possibile realizzare i volumi francesi della classica sessantina di pagine l’uno. Non so quanto ci sia di rispettoso della continuity (nella versione di Marini Catwoman sa che Bruce Wayne è Batman) ma è la cosa che mi interessa di meno.
E adesso, sotto con Le Aquile di Roma!