Mai avrei pensato che un canale a tema manga mi avrebbe divertito. E invece.
domenica 28 dicembre 2025
venerdì 9 maggio 2025
Flavor Girls
Non sempre le curiosità che adocchio su CaseMate si rivelano interessanti come apparivano, o forse sono io che fraintendo le recensioni. Flavor Girls non è una parodia demenziale dei manga, ma se ho ben capito vorrebbe proprio rientrare nella categoria. Il formato è quello di un comic book ma l’autore Loïc Locatelli-Kournwsky dovrebbe operare sul mercato francofono.
Dodici anni dopo l’invasione spaziale annunciata da un’enorme testa (!) la Terra è difesa dalla Flavor Girls, supereroine coi poteri… dei frutti (anche il carciofo è un frutto?). Dopo una breve introduzione sulla situazione la storia si apre con la studentessa Sara che viene scelta sua malgrado per ottenere il potere… dell’ananas.
Il retroscena è che gli invasori, gli Agarthiani, vogliono impossessarsi dell’albero sacro che dona i poteri alle ragazze tramite degli scettri, e per individuarlo devono prima rinvenire delle reliquie che lo indeboliscono. Addestramento della neofita, mazzate, scenette strappalacrime, umorismo a buon mercato e tutti gli stereotipi del genere – con tanto di schede delle protagoniste. Non si tratta insomma di una presa in giro del materiale di riferimento, o se lo è non è affatto chiaro. Beninteso, c’è dell’umorismo ma è un umorismo interno alla narrazione (alla quale viene quindi data dignità) e non un’autoironia che sottolinei quanto le situazioni e i personaggi siano ridicoli. Sì, le stesse Flavor Girls si lamentano del nomignolo con cui vengono chiamate, ma la cosa finisce lì.
Poi di mezzo c’è anche un’umana vista all’inizio che ha fatto un qualche patto con gli invasori e c’è anche la sottotrama dell’Alleanza degli Stati Sovrani che vorrebbe controllare le Flavor Girls, ma sono solo scossette effimere in un encefalogramma desolatamente piatto. Non capisco poi che senso abbia mettere a metà della vicenda, quando comincia l’evento-clou, quel corpo estraneo che è l’adattamento di un film horror del 1977 reinterpretato dalle eroine. Oltretutto non so quanto il fumetto possa interessare ai patiti di questo tipo di manga perché le scene d’azione occuperanno al massimo metà della storia.
I disegni sono scarni e schematici sin dall’inizio, in compenso il tratto si impoverisce ulteriormente con il proseguire della storia. Eros de Santiago ha fornito assistenza ai colori.
Potrei essermelo solo immaginato, ma mi pare che su una delle ultime Anteprima qualche editore ha annunciato la versione italiana di Flavor Girls. Se a qualcuno piace il genere…
lunedì 7 ottobre 2024
Corriere dei Piccoli (n. 1?)
Tutta colpa mia. L’editore ha messo bene in chiaro di cosa si trattava con la grafica, lo strillo in alto a destra e soprattutto la didascalica quarta di copertina. Figurarsi che ho persino chiesto all’edicolante di poterla sfogliare prima per sincerarmi che non fosse stampata sulla cartaccia di Comics Cult (non lo è). Non ho scuse, insomma, e non dovevo aspettarmi di leggere approfondimenti su Spaventa Filippi o sulle giustificazioni pedagogiche che portarono alla cancellazione dei balloon originali o sui meccanismi editoriali che permisero la collaborazione di autori internazionali alla testata o chiarimenti sui disegni di Squadra Zenith (proprio tutto di Breccia o c’entrava anche Lito Fernendez?). Questa scintillante rivista brossurata di grande formato si occupa solo di un periodo circoscritto del Corriere dei Piccoli, concentrandosi quasi esclusivamente sul boom dei manga nelle loro varie versioni: apocrifi, originali e anime comics artigianali dei cartoni animati.
Dopo una rapida introduzione alla storia della rivista a firma Luciano Costarelli sfilano interviste e approfondimenti sui vari aspetti dell’oggetto dell’analisi (non immaginavo che Lady Oscar avesse avuto una vita editoriale e televisiva così tormentata), inframmezzati da rapidi flash su curiosità e argomenti satellitari talvolta molto specifici, come i poster e le versioni “fumettate” di film e telefilm e le riduzioni di cartoni animati non giapponesi. D’altra parte le pagine sono 112 e per quanto l’apparato grafico sia sovrabbondante bisogna pur riempirle.
Il mio interesse è molto vicino allo zero, ma riconosco che la passione dei redattori è palpabile, come immagino la loro competenza e lo scrupolo filologico. I contributi più consistenti li portano Costarelli, Fabrizio Ponciroli e Thomas e Silvia Saccani.
Devo dire però che questo speciale mi ha riservato delle sorprese inaspettate, grazie principalmente alle interviste agli operatori del settore (ce n’è anche una a un collezionista). Non avrei mai detto ad esempio che Yoshiko Watanabe avesse collaborato con l’Eura sin dagli albori di Lanciostory, decenni prima di Midori Yamane su Uncanny Valley. Apprendo inoltre che la sceneggiatrice Mara Dalla Libera in realtà non è mai esistita, essendo uno dei tanti pseudonimi di Cristiano Zentilini. E chi diavolo era il «copertinista ufficiale» di Lanciostory e Skorpio citato da Andrea Mantelli che arrotondava disegnando anonimamente le copertine di La Banda TV?
Completano la rosa degli intervistati il multiforme sceneggiatore Giorgio Pelizzari, il creatore dei Ronfi Adriano Carnevali e Giuseppe Calzolari che produsse il diario di Atlas UFO Robot.
Come già detto, la presenza di immagini è sovrabbondante, forse anche eccessiva per chi come me non ne riceve alcuno stimolo mnemonico (eppure sicuramente ho avuto per le mani qualche numero di quegli anni), e per rispettare il generoso menabò i redattori hanno abbracciato anche argomenti non strettamente legati al Corriere dei Piccoli, come la storia delle riviste nate appositamente per cavalcare l’onda dei cartoni animati e il ricordo del robottone autarchico a cui Bianconi dedicò una testata oggi di culto ma di scarso successo. In appendice vengono presentate delle «(post) recensioni» che analizzano numeri singoli di testate diverse. Un’idea simpatica, ma visto che occupano ben dodici pagine è difficile non pensare che siano state messe lì per allungare il brodo. Altra curiosità anche qui, comunque: lo stralcio del Pinocchio transitato su TV Junior è la cosa migliore che abbia mai visto di Daniele Panebarco.
Questa uscita monografica non è scevra da piccole imperfezioni (il criterio con cui sono elencati «gli anime femminili» è alfabetico, non cronologico come dichiarato: questo mi ha un po’ confuso; ovviamente le copie vendute di La Banda TV furono 80/90.000 a settimana e non «80/90»; «deux» ex machina sarà un omaggio al recente film del Joker?) ma mi sembra molto ben confezionata e più che esaustiva, per quanto Kazonga avrebbe meritato almeno la citazione. Non posso quindi dire che siano stati proprio 12,90 euro buttati, anche se limitare la parte illustrata e quindi ridurre la foliazione avrebbe portato a un minore esborso. Dal codice a barre si evince che questo è il primo numero di una testata bimestrale e forse ci sarà tempo e modo per leggere altre monografie su periodi del Corriere dei Piccoli di mio interesse.
domenica 29 settembre 2024
Mamma, questa è l'Italia!
Anche se non faceva parte del club del -25% né di quello del -50% ho ripiegato su questo volumetto uscito qualche anno fa (5 per la precisione) in mancanza di nuovi arrivi in fumetteria.
Probabilmente serializzate in precedenza da qualche parte in Italia o Giappone, queste strisce raccontano la vita dell’autrice nel Belpaese (ma non solo) con la scusa di tenere aggiornata la madre lontana. La struttura è quella della classica striscia giapponese di quattro vignette di uguali dimensioni, in questo caso raggruppate secondo un tema comune che ne fanno episodi di sei tavole l’uno – cinque e mezza, per la precisione. Sfilano quindi tranches de vie che offrono il destro a considerazioni sulle differenze tra la vita, la società e il lavoro da una parte all’altra del globo (il marito di Keiko Ichiguchi è a sua volta fumettista per Bonelli). Gli argomenti spaziano tra molte tematiche: il matrimonio, le fiere del fumetto, la cucina, le vacanze, i medici, il fisco, gli eventi culturali, ecc. Lo stile dell’autrice è quello che le conosco dalla lettura dei suoi interessanti e divertenti reportage solo scritti, ovvero un misto di misurata curiosità verso le “bizzarrie” straniere e una puntina di nostalgia. Questo per la parte scritta, per quel che riguarda i disegni è evidente perché la perizia del consorte Andrea gli faccia terminare dopo ore e ore di lavoro solo tre vignette quando invece i mangaka sono abituati a ben altri ritmi. Ma almeno c’è una mezzatinta digitale a impreziosire un pochino il tutto.
La struttura adottata (due strisce rimontate per pagina) rende il libro piuttosto denso oltre che piacevole.
mercoledì 5 giugno 2024
domenica 31 marzo 2024
venerdì 8 dicembre 2023
L'Ultimo Volo della Farfalla
Carissimo, ti mando questa maldestra recensione dell'unico manga da me letto. Dopo averlo letto capisco meglio alcune cose dette dall'autrice.
L'ho scritta mentre ero privo del collegamento a internet, ora c'è, ma va e viene... e io pago...
Se vuoi usala pure quando non sai cosa scrivere sul blog, se no leggila e basta, e una lettura interessante (ovvio, l'ho scritta io).
RECENSIONE: L’ULTIMO VOLO DELLA FARFALLA.
“Cho-no-Michiyuki”, di Kan Takahama, Dynit Manga, 2018
E’ una graphic novel di 158 pagine, suddivisa in 8 capitoli, bianco e nero con tonalità di grigio.
Si legge da destra verso sinistra, leggere è la sola occasione in cui un giapponese si butta a sinistra!
Non essendo assolutamente un esperto di manga (che, di base, mi fanno abbastanza schifo) tralascerò ogni osservazione sullo stile del disegno e limiterò il mio esame alla scrittura, cioè alla narrazione elaborata da Takahama-San.
La storia è ambientata nella Nagasaki di fine 800, a Maruyama, quartiere “a luci rosse” sede del rinomato bordello Chikugoya (in realtà Kagetsu).
Vi si narra la vicenda di Konoha, più conosciuta come Kicho, una richiestissima “Tayu” (a quanto capisco, un tipo di Geisha particolarmente versata nel procurare piacere agli uomini … una prostituta di altissimo livello, via), venduta giovanissima ai tenutari del bordello.
Questa ragazza era stata poi riscattata, a costo di grandi debiti, da Gen, un medico di osservanza cinese che la conosceva e l’amava fin da bambina e che, rimasto vedovo, l’aveva sposata anche per dare una nuova madre a suo figlio Kenzo.
Successivamente, Gen si ammala di “ascesso cerebrale” (probabilmente un tumore al cervello) e Kicho non ha altra scelta che tornare spontaneamente a lavorare al Chikugoya, destinando tutti i proventi della sua attività, e tutto quel che di extra può ricavare, a lui e a Kenzo, che però ignora i retroscena, e pensa che Kicho abbia abbandonato lui e suo padre per egoismo.Kicho, essendo una donna intelligente e di mentalità aperta, non disdegna di frequentare anche gli stranieri olandesi, che hanno una colonia commerciale a Nagasaki, ed è così che conosce il dottor Thon, un medico di osservanza occidentale con cui allaccia un rapporto molto dolce e confidenziale. Sarà proprio Thon a procurare medicine e cibi nutrienti al “fratello malato” di Kicho (in realtà Gen), e avrà modo di conoscere e aiutare anche Kenzo, interessato a imparare la medicina occidentale.
Solo con il precipitare degli eventi (l’aggravarsi di Gen, e la sua morte) Thon e Kenzo capiranno quale sia stato il vero ruolo di Kicho ed il suo sacrificio, e mentre per Thon, innamorato della geisha, sarà inevitabile la delusione (suo fratello Bart gli dice: “Ti sei svegliato da un sogno… è giusto che sia così”), per Kenzo vi sarà un cambio di prospettiva tale da voler riscattare a sua volta Kicho qualche anno dopo, nel 1870, quando è ormai avviato a una brillante carriera di medico (e si veste all’occidentale), mentre lei è già “sul viale del tramonto” come Tayu. Ma Kicho rifiuta: “Gen ormai non c’è più, e non voglio ingannare me stessa, con un altro sogno”.
La storia si chiude con Kicho che rivolge al suo Gen un saluto, “Mi sa che presto arriverò anch’io”, che sembra alludere a una sua prossima fine (sulle sue braccia appaiono delle pustole, forse conseguenza della sifilide).
Pur essendo ambientata in un lupanare (Casa di tolleranza? Bordellone extra-lusso?… temo che tutti questi termini non rendano l’equivalente giapponese), questa storia non presenta MAI scene di sesso, al massimo dei nudi, molto castigati.
E’ in effetti una storia molto poco erotica, e molto sentimentale, diciamo, nel senso migliore del termine.
Ciò che interessa a Takahama-San, evidentemente, è illustrare un certo tipo di ambientazione storica, e ancor più descrivere la vita e la mentalità di queste donne imprigionate (ma allo stesso tempo protette) nel loro ruolo di Tayu.
Dice la vecchia O-Taki: “Da giovani, diciamo sempre che il bordello è un mare di dolore. Io non sono d’accordo. Se ti ci immergi una volta, capisci che il vero dolore è fuori. Una volta uscite da qui, noi non sopravviviamo”. Questo, chiaramente, può essere egualmente inteso come una sconfitta da parte di queste donne, o piuttosto come una comprensione e accettazione di quella realtà crudele che è la vita. Sfruttate insomma, ma in qualche strano modo, al tempo stesso salvaguardate, però costrette in un “ruolo”, una bolla da cui difficilmente si può evadere.
Sarà stato vero anche per le prostitute dei “saloni” occidentali? Chissà.A Takahama-San non interessa giudicare, e forse per questo riesce a costruire un’ottima storia, che potrebbe anche essere una perfetta sceneggiatura cinematografica (con tanto di storyboard!) per un bel filmone di genere sentimental-drammatico, che comunque io non andrei mai a vedere.
Le sequenze centrate sulla vita quotidiana nel bordello, e in generale sulla vita com’era nella Nagasaki di fine 800, oltre ad essere storicamente accurate riflettono senz’altro la sensibilità personale di questa piccola, ma grande mangaka.
Ribadisco la mia inadeguatezza ad addentrarmi nella ricerca di eventuali influenze, o particolari stili nel suo disegno. Da perfetto ignorante rilevo che la caratterizzazione del Dr. Thon (un gentile signore olandese di mezza età, con baffi e capelli bianchi) mi ha ricordato alcuni personaggi di Miyazaki.
L’interessante, e per certi versi toccante, post-fazione (o prefazione, se come me aprite il libro come Dio vuole, cioè all’occidentale) al volume, di Takahama-San, chiarisce meglio alcuni aspetti della genesi dell’opera (vedasi l’aneddoto delle due farfalle).
Curiosa la frase di Kicho: “Nonostante le preghiere e le offerte, Tenjin è rimasto indifferente. Puah! Tanto valeva pregare Hanta Maruya [Santa Maria, cioè la Madonna], magari mi avrebbe ascoltata!”. Come sono pragmatiche queste giapponesi!
Concludo la “recensione” con un consiglio “alla Kit Carson”: Se vi accingete a leggere questa storia… preparate una montagna di fazzoletti, fratelli !!
CIAO CIAO
venerdì 15 settembre 2023
Superman vs. Food 1
In questa serie Clark Kent è contemporaneamente il supereroe più potente del mondo, che in pratica ha eliminato ogni minaccia dalla Terra, e un ghiottone che ha scoperto la cucina giapponese e coglie ogni occasione per andare nel Sol Levante. Stavo per definirlo «gourmand» ma francamente non mi pare che i suoi gusti siano proprio da buongustaio, visto che i suoi obiettivi sono le grandi catene di ristoranti nipponici e i piatti serviti non mi sembrano proprio delle prelibatezze.
Questo assunto di partenza porta a chiedersi quale sia lo scopo di questo manga (gli autori sono autoctoni, a meno che non si tratti di pseudonimi): approfittare della popolarità mondiale del protagonista come incentivo alla vendita in patria? Piazzare il prodotto negli States approfittando della passione dei lettori locali per le versioni alternative dei loro eroi? Farsi sponsorizzare dalle catene di ristoranti abbondantemente pubblicizzate in queste pagine?
Probabilmente un misto di tutte queste cose (oltre ovviamente all’opportunità di rifilare l’ennesimo manga agli occidentali il cui inconscio è stato colonizzato dal Giappone da ben quattro decenni), anche se l’elemento pubblicitario è decisamente preponderante viste le lunghissime descrizioni delle preparazioni e delle consumazioni dei piatti tipici.
Di azione quindi ce n’è pochina e l’aggancio dell’assenza di Lanterna Verde a una riunione della Justice League non prelude a chissà quali avventure: le uniche sfide che dovrà affrontare l’affamato Superman consistono nel trovare un sistema per condire il riso rimasto dal tempura o capire come ordinare del manzo invece che del maiale aiutandosi solo con i kanji.
Non sono aggiornato sulle vicende del kryptoniano (mi pare abbia avuto un figlio, ma probabilmente sarà anche morto e risorto qualche volta negli ultimi anni, e altrettanto probabilmente avrà cambiato sesso ed etnia un po’ di volte) ma così a occhio credo che gli autori si siano rifatti a un immaginario fermo ai film degli anni ’80, con Clark Kent sfigato e vessato, Lois Lane ignara della sua doppia identità, Superman onnipotente – ma incapace di controllare la sua vista calorica quando “gode” nell’assaggiare i piatti giapponesi. Poco male: è ovvio che al pubblico d’elezione di questo fumetto, qualunque esso sia, interessa più l’icona di Superman che non la sua continuity.
I testi sono ripetitivi e didascalici (pur con qualche battuta riuscita: i brontolii dello stomaco di Clark scambiati per un ruggito leonino), i disegni mi sembrano imprecisi e affrettati anche per lo standard dei manga. Cionondimeno, non si può negare che Superman vs. Food sia un prodotto quantomeno originale, almeno ai miei occhi: non mi stupirebbe che in Giappone ci fosse un intero genere dedicato alla degustazione dei cibi. Questo, però, è il primo esempio di cui ho traccia.
giovedì 8 dicembre 2022
mercoledì 29 giugno 2022
domenica 12 dicembre 2021
Free Comic Book Day 2021
Generosissimo il FCBD 2021, non ricordo tanta ricchezza nelle edizioni precedenti. Ma d’altra parte non sempre la mia fumetteria di riferimento ha aderito all’iniziativa.
Ovviamente ci sono proposte più e meno interessanti, ma a caval donato non si guarda in bocca; prenderò alcuni dei fumetti che mi hanno colpito? Non lo escludo.
domenica 1 dicembre 2019
Free Comic Book Day 2019
sabato 22 settembre 2018
martedì 5 giugno 2018
«navigazioni a vista»
sabato 17 marzo 2018
La grande e rapidissima popolarità dei manga...
mercoledì 8 febbraio 2017
martedì 24 gennaio 2012
I primi manga in Italia
Ma Sgt. Kirk si era già occupato dei fumetti nipponici sul numero 33 (del luglio-settembre 1973):