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mercoledì 18 febbraio 2015

Home - La nostra terra

anno: 2009   
regia: ARTHUS-BERTRAND, YANN  
genere: documentario  
location: Francia
voto: 6,5  

Comincia come una puntata di Superquark spiegandoci la nascita del pianeta Terra; poi vira verso un registro apocalittico e calligrafico, per consegnarci infine un congedo pieno di speranza: è un tripudio di contraddizioni questo documentario tanto sorprendente nella forma quanto didascalico e predicatorio nei contenuti. Già dai titoli di testa qualcosa stride: si parla dello stato di salute del pianeta, della sua vegetazione, della sua fauna e del suo clima ma gli sponsor sono Gucci, Yves-Saint-Laurent, Puma, Fnac e tanti altri ancora che non sono i massimi campioni di preservazione del pianeta e di rispetto ambientale. Per due terzi, tuttavia, il film sorprende per l'inusitata e strepitosa qualità delle immagini: tutte riprese aeree che a tratti trasformano il paesaggio terrestre in quadri pittorici astratti, in geometrie imprevedibili, in cromatismi sfolgoranti. Mentre gli spazi così diversi ritratti in più di 50 paesi diversi si susseguono accostando meridiani e paralleli dell'intero globo terracqueo e formando un mirabile mosaico, la monotona voce off che le accompagna riporta commenti, cifre, dati, premonizioni che ormai dovrebbero essere noti a tutti, a dispetto della disinformazione e della controffensiva degli anti-ambientalisti: foreste che scompaiono a ritmi vertiginosi, ghiacci che sono diminuiti del 40% in appena 40 anni, popolazioni indigenti e città come Dubai che sono la massima espressione del verbo plutarchico, specie animali che si estinguono, fiumi che non scorrono più.
Ma a fronte di tante nefandezze e di tanto scempio c'è un'umanità sensibile che cerca di recuperare terreno, che tenta di invertire la rotta, che traccia un segno di speranza per il domani. Didascalico, retorico, magniloquente, il documentario prodotto da Luc Besson nonostante tutte le contraddizioni si lascia apprezzare per il fascino indiscutibile di immagini mai viste e per lo schieramento palesato, collocandosi nel solco del riuscito Una scomoda verità.    

martedì 4 giugno 2013

La storia del mondo in 2 ore (History of the world in two hours)

anno: 2013   
regia: COHEN, DOUGLAS J. 
genere: documentario
voto: 5

Condensare la storia del mondo (chiamatelo pure universo) in due ore, magari lasciando nei limiti del possibile le debite proporzioni tra il prima e il dopo la comparsa dell'uomo, è impresa quanto mano ambiziosa. Eppure questi documentaristi a stelle e strisce ci hanno provato, nonostante fossero a corto di immagini di repertorio relative ai  tempi del big bang e dei dinosauri. Non si parla della Terra né dell'umanità, badate bene, ma proprio della storia dell'universo mondo, partendo dalla sua formazione (tradotto in scene animate al computer a gogò, anche piuttosto noiose: durante il primo quarto d'ora si ha la sensazione di trovarsi di fronte al salvaschermo di Windows Media Player…), passando per la formazione dei pianeti, l'idrogeno, le glaciazioni, la comparsa dell'acqua, le prime forme elementari di vita, pesci, anfibi, rettili, primati e poi l'uomo, che fa la apparizione dopo la prima ora, diventando - nella seconda parte - il protagonista del documentario.
L'età del fuoco, quella del ferro, la scoperta dell'agricoltura, le grandi migrazioni, le religioni monoteiste: insomma, tutte le tappe principali, impacchettate in modo chiaro ed essenziale, delle nozioni che abbiamo appreso a scuola. Degli ultimi duemila anni - che se se si potessero contrarre i 14 miliardi di vita dell'universo in 14 anni, corrisponderebbero agli ultimi 3 secondi, mentre tutta la storia dell'umanità occuperebbe gli ultimi 6 minuti - due sono le cose cruciali: la scoperta delle Americhe e la Rivoluzione industriale.
Un bel ripasso di storia, fisica, biologia e chimica (con qualche traccia di sociologia), dunque, giustamente sbilanciato sul versante scientifico più che su quello umanistico. Operazione interessante, fin troppo spettacolarizzata, che rimane tuttavia a un tale livello di superficialità da non andare oltre la performance impossibile programmaticamente denunciata già nel titolo.    

mercoledì 24 dicembre 2008

L'ignoto spazio profondo (The wild blue yonder)

anno: 2005   
regia: HERZOG, WERNER   
genere: documentario   
con Brad Dourif, Franklin Chang-Diaz, Shannon Lucid, Ted Sweetser, Martin Lo, Roger Diehl, Michael McCulley, Ellen Baker, Donald Williams    
location: Germania
voto: 3   

Cos'accadrebbe se, in un futuro imprecisato, gli alieni provenienti dall'ignoto spazio profondo volessero mettere piede sulla terra? La risposta arriva, articolata in dieci capitoli, dalla fantasia di Werner Herzog, che con pochissimi mezzi e molto materiale di seconda mano (immagini della NASA, documentari, spezzoni di cinema muto, volteggi in assenza di gravità) assembla un film ad alto tasso sperimentale, molto ambizioso, nel quale la voce in campo e fuori campo dell'alieno Brad Dourif - unico attore del film - ci racconta il fallimento della missione aliena in una terra tornata ormai alla preistoria. La scelta stilistica è ardita, all'insegna di un pauperismo che assembla i canti dei tenores sardi con le musiche di Haendel e la teoria delle stringhe con le farneticazioni dell'unico protagonista del film. Il tutto a sponsorizzare una mistica che rimane imperscrutabile.