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giovedì 23 agosto 2018

Nina

anno: 2013       
regia: FUKSAS, ELISA    
genere: drammatico    
con Diane Fleri, Luca Marinelli, Ernesto Mahieux, Luigi Catani, Marina Rocco, Andrea Bosca, Claudia Della Seta    
location: Italia
voto: 1,5    

Elisa Fuksas è la figlia dell'archistar Massimiliano Fuksas e già l'essere "figlia di" la rende poco simpatica. Nel 2009 esordì con un documentario festivaliero a tripla firma e di una certa pregnanza, intitolato L'Italia del nostro scontento. Nel suo primo film di fiction ci propala il trascorrere delle settimane agostane di Nina (Fleri), a cui vengono affidati il cane depresso Omero che lei - causa il rotacismo - chiama Omeo e un criceto oversize. La ragazzetta passa le giornate in una scuola semideserta dove impartisce lezioni di canto a soggetti dalle improbabili doti e un corso privato da un sinologo napoletano (Mahieux) dal quale vorrebbe apprendere il cinese. A questo si aggiunge un'avventura con un ragazzo che le ha rubato un quaderno di appunti, interpretato da un Luca Marinelli in versione estremamente acerba.
L'insieme è ambientato, in confezione rigorosamente surrealista, all'Eur di Roma, fotografato sempre in notturna e con tanto di tributo (in diurna, stavolta) alla Nuvola di papà Max. Il rigore formale, grazie alla fotografia di Michele D'Attanasio, è ineccepibile ma il film è puro estetismo, un esercizio di stile fine a sé stesso, incapace di comunicare alcunché e nel quale le migliori prove attoriali sono quelle dei quadrupedi.    

domenica 1 marzo 2015

Quelle strane occasioni

anno: 1976       
regia: COMENCINI, LUIGI * LOY, NANNI * MAGNI, LUIGI   
genere: commedia a episodi   
con Nino Manfredi, Stefania Sandrelli, Alberto Sordi, Paolo Villaggio, Lars Bloch, Flavio Bucci, Giovannella Grifeo, Olga Karlatos, Beba Loncar, Valeria Moriconi, Bryan Rostron, Jinny Steffan, Ulla Johannsen   
location: Italia, Olanda
voto: 6   

Metà anni settanta. Gli anni degli indiani metropolitani, di Potere Dromedario, del femminismo, della liberazione sessuale, dei modelli etici che si cominciavano ad affrancare dai canoni parrucconi di un'Italia provinciale e bigotta, che con l'esito dei referendum su aborto e divorzio stava dando finalmente un segnale di modernità. Tre registi raccontano gli spostamenti progressivi del comune senso del pudore giocando sul tema della doppia morale e turlupinando un Paese pronto al rinnovamento soltanto a chiacchiere.
Il primo episodio, diretto ma non firmato da Nanni Loy, racconta la vicenda di un venditore italiano di castagnaccio (Villaggio) emigrato ad Amsterdam per fare fortuna. Gli incassi sono scarsi, la moglie (Loncar) mugugna e il caso vuole che finisca col fare il performer superdotato in un cabaret locale. Quando la moglie lo scopre, pretendendo di avere una parte nello spettacolo, l'uomo va in crisi.
Nel secondo episodio, diretto da Luigi Magni, un architetto romano rimasto solo a casa (Manfredi) si vede arrivare tra capo e collo una ragazza che aveva conosciuto molti anni prima, quando questa era ancora una bambina. Non resisterà agli impulsi della carne ma ne scoprirà delle belle.
Il terzo episodio è anche il più fiacco. Lo dirige Comencini e lo interpretano, all'interno dell'angusto spazio di un ascensore rimasto bloccato nel giorno di ferragosto, un monsignore (Sordi) e una ragazza (Sandrelli) in procinto di andare al mare. I due consumano ma il prelato, a cose fatte, sistema tutto sotto il profilo morale. Commedia a episodi con pretese di satira di costume ben allocata, che a distanza di anni fa sorridere (ma l'episodio di Villaggio possiede momenti esilaranti) e vale soprattutto come testimonianza di una transizione d'epoca.

domenica 3 febbraio 2013

Il sorpasso

anno: 1962   
regia: RISI, DINO 
genere: commedia 
con Vittorio Gassman, Jean-Louis Trintignant, Catherine Spaak, Claudio Gora, Luciana Angiolillo, Linda Sini, Barbara Simon, Lilly Darelli, Mila Stanic, Nando Angelini, Luigi Zerbinati, Franca Polesello, Edda Ferronao 
location: Italia
voto: 10

In una Roma deserta (parte delle riprese sono state effettuate nel quartiere della Balduina), nel giorno di ferragosto, Bruno Cortona (Gassman), vitellone  quarantenne e spaccone abituato a vivere di espedienti, si imbatte in Roberto (Trintignant), un timido studente di legge che sta preparando un esame. Con lui, nonostante la riluttanza del ragazzo, inizierà un viaggio picaresco e casuale che lo porterà fino alla Toscana.
Il capolavoro di Dino Risi e uno dei film seminali dell'intera commedia all'italiana si chiama Il sorpasso e, a dispetto della semplicità della trama - a metà strada tra buddy e road movie - è un ritratto feroce e mascherato da toni scanzonati dell'euforia consumista degli anni del boom economico, iniziato appena 4 anni prima. Il copione, firmato da Ettore  Scola e Ruggero  Maccari), ne prende di mira i simboli: l'iperconsumo, la velocità, le auto sportive, la crapula a tutti i costi, le canzoni balneari. Gassman lo riempie con un'interpretazione indimenticabile (Kezich ha scritto che "Il sorpasso è la vera tesi di laurea di Vittorio Gassman come attore cinematografico"), nella quale sprigiona energia e talento a ogni fotogramma, in una ridda di invenzioni mimiche, linguistiche ("er villico", "fumate 'sto zampirone") e cinesiche che ne confermano tutte le doti da mattatore.

mercoledì 3 settembre 2008

Pranzo di ferragosto

anno: 2008   
regia: DI GREGORIO, GIANNI
genere: grottesco
con Gianni Di Gregorio, Valeria De Franciscis, Marina Cacciotti, Maria Calì, Grazia Cesarini Sforza, Alfonso Santagata, Luigi Marchetti, Marcello Ottolenghi, Petre Rosu
location: Italia   
voto: 7,5


Giovanni è un uomo sulla sessantina che vive a Trastevere con la vecchia madre, una nobildonna decaduta che lo tiranneggia ripetutamente. Perennemente in bolletta, Giovanni non sa come fare per saldare i buffi con il padrone di casa, il quale gli propone l'azzeramento di una parte del debito in cambio dell'ospitalità all'anziana madre per il giorno di ferragosto. La richiesta si estende a quella di una zia, a cui si aggiunge anche la madre del medico di Giovanni, costretto così a passare i giorni intorno a ferragosto tra le bizze di quattro ottuagenarie impertinenti.
A sessant'anni Gianni di Gregorio, già co-sceneggiatore di film come Gomorra e Ospiti (entrambi firmati da Matteo Garrone, qui in veste di produttore), esordisce dietro la macchina da presa con un piccolo film minimalista (75 minuti appena), uno dei nipotini di quel grottesco alla vaccinara che iniziò trent'anni fa con Ecce bombo e che annovera tra i suoi proseliti film come Amore tossico (1983), L'imperatore di Roma (1988), Estate romana (2000), Cecilia (2001) e Chi nasce tondo… (2008). Nato da un episodio realmente accaduto al regista-sceneggiatore, Pranzo di ferragosto scruta con occhio leggero tra i clichè della terza età, indugia senza tanti complimenti sui segni inequivocabili del tempo che passa a suon di primi piani, testimonia con umorismo le piccole manie delle quattro cariatidi, adottando uno stile iperrealista servito dall'uso accorto della macchina a spalla.    

venerdì 28 marzo 1997

Un sacco bello

anno: 1980   
regia: VERDONE, CARLO  
genere: comico  
con Carlo Verdone, Isabella De Bernardi, Mario Brega, Renato Scarpa, Veronica Miriel, Luciano Bonanni, Pietro Zardini, Fausto Di Bella, Filippo Trincia, Maria Mizar Ferrara, Sandro Ghiani, Filippo Ciro  
location: Italia
voto: 5,5

Durante il ferragosto romano, tre giovani sono alle prese con piccoli problemi quotidiani. Il bulletto Enzo vorrebbe andare a Cracovia con il suo migliore amico; Ruggero tenta di diffondere il verbo hippy ai semafori; Leo è un giovane mammone intento a raggiungere i parenti a Ladispoli e a sedurre una ragazza spagnola incontrata per caso. Cronaca di tre fallimenti, cuciti in un unico film dal trasformismo fregoliano di Verdone. Ma se la struttura complessivamente è debole e risente eccessivamente degli sketch da avanspettacolo, nella memoria rimane la parodia delle moderne nevrosi verbali giovanili e la prova eccellente di Mario Brega nella parte del padre indispettito di Ruggero, comunista con due pugni chiusi e non con uno solo. Verdone si mostra tanto abile nell'incarnare i tre protagonisti e gli altri di contorno, nel metterne implacabilmente alla berlina cliché e costumi, quanto superficiale sociologicamente. Se l'operazione era passabile all'epoca, col senno di poi sfigura rispetto al disincanto di Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi (Mattoli, 1962) e di Don Camillo e i giovani 'oggi (Camerini, 1972) e a quell'impietoso monumento al disagio generazionale che è Ecce bombo di Nanni Moretti.