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sabato 16 luglio 2016

Tutti vogliono qualcosa (Everybody Wants Some!!)

anno: 2016       
regia: LINKLATER, RICHARD
genere: commedia
con Will Brittain, Zoey Deutch, Ryan Guzman, Tyler Hoechlin, Blake Jenner, J. Quinton Johnson, Glen Powell, Wyatt Russell, Austin Amelio, Temple Baker, Tanner Kalina, Juston Street, Forrest Vickery, Jonathan Breck, Tory Taranova, Kay Epperson, Michael Monsour, Justin Alexio, Zoey Brooks, Anna Vanston, Shailaun Manning, Olivia Jordan, Celina Chapin, Lynden Orr, Asjha Cooper, Dora Madison    
location: Usa
voto: 4

Siamo nel pieno della svolta edonista degli anni '80 e in un campus universitario del Texas un nuovo arrivato, destinato anche alla locale squadra di baseball, socializza con i suoi futuri compagni di squadra e di studi. In un cazzeggio senza sosta e con un'allerta continua verso il pelo pubico femminile, la comitiva di amici aspetta l'inizio delle lezioni e quello del campionato di baseball.
Ancora una volta Richard Linklater (School of rock, Fast food nation, Boyhood) si dimostra regista tutto di forma (semplicemente strepitosa la scena iniziale del canto sincopato in auto, sulle note di Rapper's delight, di cinque dei protagonisti) e di sconcertante pochezza di contenuti. Con Tutti vogliono qualcosa (titolo da minus habens del quale per una volta non possono essere accusati i titolisti italiani: l'originale è stato scippato a una canzone dei Van Halen) siamo davanti a una versione di Porky's meno sguaiata (ma nemmeno troppo) che per due ore si dilunga sulle bevute irrefrenabili e sulle goliardate di un nugolo di ragazzi acchiappasottane. Ci scappa anche qualche risata a mezza bocca, tra volgarità e giochi demenziali, ma è troppo poco per assicurarsi il bollino da cinema d'essai, anche a dispetto della colonna sonora che raccoglie i greatest hits di quegli anni, dai Knack a Blondie e i Dire Straits.    

lunedì 26 novembre 2012

Di nuovo in gioco (Trouble with the curve)

anno: 2012       
regia: LORENZ, ROBERT 
genere: drammatico 
con Clint Eastwood, Amy Adams, Justin Timberlake, John Goodman, Matthew Lillard, Robert Patrick, Scott Reeves, Ed Lauter, Matt Bush, Chelcie Ross, Rus Blackwell, Brian F. Durkin, Joe Massingill, Raymond Anthony Thomas, Clifton Guterman, George Wyner, Bob Gunton, Jack Gilpin, Louis Fox, Ricky Muse, Tom Dreesen, Peter Hermann, James Patrick Freetly, Norma Alvarez, Tyler Silva, Jay Galloway, Seth Meriwether 
location: Usa
voto: 3

Era dai tempi di Nel centro del mirino, anno di grazia 1993, che Clint Eastwood non si prestava come attore per un film che non fosse suo. Con Di nuovo in gioco (pessimo adattamento di Trouble with the curve, che fa riferimento alle traiettorie curve in lancio nel gioco del baseball), l'ormai ottantaduenne Clint interpreta Gus, un talent scout del baseball dal passato glorioso ma dal presente difficile. La sua vista comincia ad appannarsi e le nuove tecnologie - messe anche al servizio delle analisi sportive - sono per lui un concorrente sleale, al punto che nel team nel quale si è distinto per decenni scoprendo enormi talenti qualcuno vorrebbe silurarlo proprio per via dei suoi metodi all'antica. Come se non bastasse, il rapporto con la figlia quasi trentenne (una scialba Amy Adams), brillante avvocatessa, è alquanto difficile. Dopo la morte di sua moglie, Gus ha dovuto crescerla da solo, trasformandosi programmaticamente in un padre assente per evitarle una vita difficile. La missione di scovare un nuovo talento del baseball in vista dell'anno che sta per iniziare diventa per padre e figlia l'occasione per ritrovarsi e raccontarsi.
L'esordiente Robert Lorenz, già assistente alla regia per lo stesso Eastwood, non riesce che a produrre una copia sbiadita dell'arte del Maestro, dirigendo un film nel quale inanella uno dopo l'altro una serie di stereotipi sulla cultura americana: dal baseball ai saloon travestiti da pub dove si suona la musica country, Di nuovo in gioco è un film tutti dicono "wow!" e nel quale non manca neppure l'icona pop delle teenager, Justin Timberlake, messo lì come specchietto per le allodole. Ci mancavano soltanto i poster di Marilyn Monroe, i riferimenti alla guerra del Vietnam e la statua della libertà e il quadro sarebbe stato completo. L'unico motivo di interesse del film sta nella dialettica tra vecchio e nuovo, ma anche in questo caso la sceneggiatura si gioca il suo asso in maniera didascalica e pure il finale, che dà un senso al titolo originale del film e spezza il ritmo monocorde dell'opera, è ampiamente telefonato.