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martedì 7 maggio 2019

Un uomo tranquillo (Cold Pursuit)

anno: 2019       
regia: MOLAND, HANS PETTER    
genere: gangster    
con Liam Neeson, Laura Dern, Micheál Richardson, Michael Eklund, Bradley Stryker, Wesley MacInnes, Tom Bateman, Domenick Lombardozzi    
location: USA
voto: 6,5    

Nell'obitorio il poliziotto è lapidario: "oggi tanti ragazzi si drogano senza che i genitori se ne accorgano". Ma Nels Coxman (Neeson), da poco insignito dell'onorificenza di cittadino dell'anno, non ci sta. Non crede affatto che suo figlio sia morto per overdose. Scopre infatti che lo hanno eliminato soltanto perché aveva visto e saputo troppo rispetto a un carico di droga passato per la mani di un suo amico e sparito misteriosamente. Coxman decide allora di risalire la filiera che, dall'esecutore materiale del delitto, porta su su fino al vertice, rappresentato da un crudelissimo narcotrafficante vegano ossessionato dall'educazione del figlio (Bateman) e dal suo rivale indiano. In mezzo una galleria di personaggi bislacchi destinati a morire uno dopo l'altro.
Dopo l'enorme successo riportato in patria e all'estero con In ordine di sparizione, Hans Petter Moland viene reclutato per un remake in carta carbone dell'originale, ammaliato dalle sirene di Hollywood che sono riuscite ad attrarre persino un indipendente come Haneke. E anche stavolta il risultato - comunque convincente - è inferiore all'originale e fa pagare pegno a Liam Neeson, sempre più prigioniero di un type casting da vendicatore solitario. Se si guadagna in effetti speciali e location, si perde decisamente quella venatura grottesca - con smisurato ridimensionamento della porzione assegnata alla sottotrama che coinvolge i due killer gay - che aveva reso grande l'originale, e che qui è ridotta a rango di scialba imitazione. Rimane comunque un incontro piuttosto riuscito tra la violenza grottesca dei Coen e Tarantino e un plot narrativo che sta tra Un borghese piccolo piccolo e Il giustiziere della notte.    

lunedì 5 novembre 2018

Mountain

anno: 2017   
regia: PEEDOM, JENNIFER    
genere: documentario    
con la voce di Willem Dafoe    
location: Australia
voto: 8    

La montagna. Meraviglia e incanto, fonte di paura e di sfide. Temuta da sempre dagli umani per via del suo aspetto minaccioso, della mitologia costruita su di esse - era per definizione il luogo che ospitava dèi maligni - negli ultimi tre secoli la montagna si è trasformata progressivamente in una sorta di gioco alla ricerca del limite. Dapprima per ragioni scientifiche o legate all'attività esplorativa dell'uomo, quindi per puro piacere del brivido fino a diventare meta del più pecoreccio turismo di massa. Lo straordinario documentario diretto da Jennifer Peedom, ma girato da una pletora di eccellenti filmmakers, ricostruisce questo strabiliante percorso raccogliendo qualche immagine d'epoca ma soprattutto mostrando, con ordine quasi didascalico, i diversi aspetti della montagna: dal suo fascino al pericolo, dai free-climbers agli sciatori e a chi ne cavalca le vette in sella a una bici o le sorvola a volo d'angelo o in parapendio, ce n'è per tutti i gusti, con tecniche di ripresa che vanno dall'uso della go-pro al time lapse. È così che vediamo i ghiacciai letteralmente respirare, la lava uscire dai vulcani per trasformarsi in un mostruoso essere animalesco, assistiamo a slavine di proporzioni spaventose, vediamo torme di turisti dare l'assalto all'Everest, la montagna della sfida per eccellenza. A commentare tutto questo splendore c'è la voce (bellissima) di Willem Defoe e l'accompagnamento musicale di un'orchestra da camera che ci delizia passando da Beethoven, Vivaldi, Chopin e Schulthorpe alle musiche celestiali di Arvo Pärt. Un documentario imperdibile tanto per il suo valore antropologico quanto, soprattutto, per la qualità sopraffina di immagini che spesso diventano veri e propri quadri viventi. Non si vedeva nulla del genere dai tempi di Koyaanisqatsi.   

sabato 29 settembre 2018

Hold the dark

anno: 2018       
regia: SAULNIER, JEREMY    
genere: giallo    
con Jeffrey Wright, Alexander Skarsgard, James Badge Dale, Riley Keough, Julian Black Antelope, Tantoo Cardinal, Macon Blair, Jonathan Whitesell, Peter McRobbie    
location: Iraq, Usa
voto: 1,5    

- Ciao Emy
- Cosa è successo?
- Poi ti spiego…
Ecco, ci piacerebbe se lo spiegasse pure a noi cosa è successo nelle due ore e passa di film, dopo aver pronunciato queste che sono le battute finali. Già perché l'ennesimo prodotto di infimo livello targato Netflix, che si sta profilando come l'annichilimento del Cinema a vantaggio sia di produttori che del pubblico incapace di alzare le terga dalla poltrona, è un'opera quanto mai criptica (colpa del romanzo da cui trae spunto, firmato da William Giraldi?). C'è uno scrittore (Wright), che è esperto di lupi, il quale riceve una lettera (non una mail: proprio una lettera, vergata a mano) da una tizia in Alaska che sostiene che i quadrupedi hanno banchettato col suo unico figlioletto. L'uomo, senza sapere chi sia l'interlocutrice, prende e parte. Stacco. Da qualche parte in medio oriente, il marito della signora (Skarsgard) gioca a sparatutto con gli islamici del posto, salvo poi difendere l'onore di un'autoctona stuprata da un suo commilitone. Stacco. Torniamo in Alaska. La donna è sparita, il cadavere del bambino viene ritrovato (intatto, ma pur sempre cadavere) e così comincia la caccia alla donna. Stacco. Il maritino torna a casa e sembra che sia un filino irritato con la consorte per la riduzione del 33% del nucleo familiare. Stacco. Un pazzo fa una strage di poliziotti. Poi accadono altre cose che è inutile raccontare. Ogni tanto si vede qualche lupo in mezzo alle nevi del Grande Nord e anche il maritino, nonostante Carnevale sia ancora lontano, si traveste da lupo (giuro!). Fine della cronaca.
Quando si parla di fiducia nei sistemi esperti e del fatto che la rete abbia sottratto al giornali una fetta considerevolissima di lettori, si invoca sempre la stessa questione nella speranza di riequilibrare le cose e dare dell'imbecille a chi preferisce qualche buon blog alla carta stampata: di qua ci sono gli esperti, i professoroni, quelli che hanno studiato la materia; di là gli scribacchini improvvisati. Tutto vero. Ma si dimentica di dire che i primi spesso (si veda il caso clamorosissimo de La Repubblica che oggi riesce a far sbiadire le imprese della Pravda) fanno marchette per i potenti (che, nel caso del cinema, si chiamano Rai, Netflix, Amazon, Sky Cinema, eccetera), mentre i secondi sono certamente più liberi. Tutta questa giaculatoria per dire che le poche riviste di cinema edite in Italia promuovono filmacci come questo senza alcun pudore e l'appassionato che cerca di documentarsi non fa che caderci regolarmente con tutte le scarpe. Evitate Hold the dark.    

sabato 23 giugno 2018

Hotel Gagarin

anno: 2018       
regia: SPADA, SIMONE    
genere: commedia    
con Giuseppe Battiston, Barbora Bobulova, Claudio Amendola, Luca Argentero, Silvia D'Amico, Philippe Leroy, Caterina Shulha, Tommaso Ragno, Hovhannes Azoyan, Marjan Avetisyan, Simone Colombari, Alessandro Proietti, Caterina Siano, Marco Todisco, Paolo De Vita, Gianluca Bertogna    
location: Italia
voto: 6,5    

Un professore di liceo (Battiston) che spiega la storia ai suoi studenti attraverso i film, una prostituta svampita (D'Amico), un elettricista bonario (Amendola), un fotografo avvezzo ai cannabinoidi (Argentero) e una faccendiera (Bobulova), tutti in cerca di un'occasione di riscatto, vanno a girare un film in Armenia. Ma qui scoppia una guerra, il sedicente produttore che li ha spediti laggiù (Ragno) sparisce con i fondi europei che ha preso per l'operazione e i cinque si ritrovano intrappolati, insieme alla loro guida - una punk incinta (Shulha) -, in un hotel armeno in mezzo al nulla. Intorno a loro soltanto neve. Ma qui riusciranno a trasformare la disavventura in un'opportunità.
Già aiuto regista di Caligari per Non essere cattivo, di Mainetti per Lo chiamavano Jeeg Robot e di Edoardo Leo per Noi e la Giulia, il torinese Simone Spada esordisce con un film che parte come un'hoax story e si trasforma in una fiaba sulla fabbrica dei sogni eretta da un'armata Brancaleone di outsiders. Un'opera memore della lezione di Melies, con momenti di autentica poesia (da applausi le scenografie di Kathy Lebrun e i costumi di Claire Dubiene) e un finale - proprio sui titoli di coda - da standing ovation. Un'opera che - nonostante qualche artificiosità di troppo nei dialoghi, spesso alla ricerca dell'effetto - si dimostra capace di raccontare con leggerezza e intelligenza come una crisi, fin dal senso etimologico della parola, possa tramutarsi in un'occasione per inventarsi una vita diversa e cominciare, forse, a essere felici.    

venerdì 6 aprile 2018

I segreti di Wind River

anno: 2017       
regia: SHERIDAN, TAYLOR  
genere: giallo  
con Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Jon Bernthal, Kelsey Asbille, Julia Jones, James Jordan, Norman Lehnert, Gil Birmingham, Graham Greene (II), Martin Sensmeier, Eric Lange, Ian Bohen, Hugh Dillion, Teo Briones, Apesanahkwat, Tantoo Cardinal, Althea Sam, Tokala Clifford, Tyler Laracca, Austin Grant, Matthew Del Negro, Blake Robbins    
location: Usa
voto: 8,5    

Un cacciatore di animali da preda (Renner, strepitoso) si imbatte casualmente nel corpo di una ragazza amerinda scalza, riversa sulla neve, in un luogo dove la temperatura, di notte, scende di 30 gradi sotto lo zero. Come è arrivata lì quella ragazza, dato che l'abitazione più vicina è a 10 chilometri dal ritrovamento? Da cosa scappava? L'esame autoptico dimostra che è stata stuprata, sicché prima la polizia locale e poi l'FBI, impersonato da una giovane agente inesperta ma determinata (Olsen), si occupano del caso nell'ambito della riserva indiana chiamata Wind River. Sarà proprio il fiuto del cacciatore, che usa le tracce sulla neve come un moderno Sherlock Holmes, a fare luce sul giallo.
Esordio alla regia col botto dello sceneggiatore Taylor Sheridan (suoi i copioni di Sicario, Hell or High Water e di Soldado, del nostro Stefano Sollima), che dirige un thriller a orologeria (purtroppo ispirato a una storia vera), ambientato tra le nevi del Wyoming e imperniato sulla volontà di riscatto del protagonista, la cui figlia ha subito una sorte altrettanto amara di quella della ragazza trovata morta, e sulla dialettica tra la forma mentis di chi risiede in quei luoghi dimenticati da dio - nei quali conta soltanto la sopravvivenza - e l'ingenuità di chi arriva, completamente sprovveduto, dalla città.
Strameritato il premio per la miglior regia al 70esimo festival di Cannes (2017) nella sezione "Un Certain Regard".    

mercoledì 3 gennaio 2018

Zanna Bianca

anno: 1973   
regia: FULCI, LUCIO  
genere: avventura  
con Franco Nero, Virna Lisi, Fernando Rey, John Steiner, Raimund Hamstorf, Daniel Martin, Rick Battaglia, Daniele Dublino, Maurice Poli, John Bartha, Antonio Luigi Guerra, Carla Mancini, Missaele, Carole André    
location: Canada
voto: 6,5  

Lo scrittore nonché commissario governativo Scott (Nero) si reca a Dawson City, nell'estremo nord del Canada, insieme al fratello Kurt, per raccogliere appunti sui cercatori d'oro. Charlie, la guida indiana che lo accompagna, si trova costretto a portare suo figlio nell'ospedale della cittadina, dopo che questo è caduto sotto una lastra di ghiaccio, provvidenzialmente salvato da Zanna Bianca, un cane lupo. Su quest'ultimo ha però messo gli occhi il boss locale Beauty Smith, che vuole sfruttare il quadrupede per le scommesse. Un prete doppiogiochista (Rey), una entreneuse figlia di quest'ultimo (André) e una suora che fa l'infermiera (Lisi), completano il quadro dei personaggi che sono al centro di una vicenda che vede contrapposto il cattivo Smith a Scott.
Tratto dal celeberrimo romanzo di Jack London e diretto dal maestro dei B-movies Lucio Fulci, Zanna bianca è un film d'avventura in chiave western che resiste all'usura del tempo grazie a una trama avvincente, piena di colpi di scena.    

sabato 30 dicembre 2017

La prima neve

anno: 2013       
regia: SEGRE, ANDREA  
genere: drammatico  
con Jean-Christophe Folly, Matteo Marchel, Anita Caprioli, Peter Mitterrutzner, Giuseppe Battiston, Paolo Pierobon, Leonardo Paoli, Lorenzo Pintarelli, Roberto Citran, Andrea Pennacchi    
location: Italia
voto: 2  

Regista e documentarista impegnato sui temi del lavoro (Il sangue verde) e dell'immigrazione (Io sono Li), Andrea Segre prova a raccontare il dramma di un rifugiato proveniente dal Togo (Folly) che ha perso la moglie subito dopo che questa ha partorito la loro bambina. L'uomo sembra essersi integrato nella piccola comunità del Trentino dove entra in contatto con l'adolescente Michele (Marchel), orfano di padre, e con il nonno di quest'ultimo (Mitterrutzner), presso il quale svolge piccoli lavori di falegnameria. Ma il suo sogno è quello di proseguire il viaggio oltre confine.
Con uno stile semidocumentaristico, Segre registra gli infinitesimali spostamenti emotivi del protagonista, mettendoli in relazione con la tranquilla vita della comunità montanara. Lo stile, figlio della lezione olmiana, è di una lentezza esasperante e letargica, i dialoghi frammisti ai pensieri del protagonista sono didascalici e meno che ordinari, e sull'intera operazione grava - complice anche la fotografia sempre ricercatissima di Luca Bigazzi - un'aura di gelida autorialità, che non suscita alcuna empatia verso nessuno dei personaggi.    

sabato 16 settembre 2017

I figli della notte

anno: 2016       
regia: DE SICA, ANDREA
genere: drammatico 
con Vincenzo Crea, Ludovico Succio, Fabrizio Rongione, Yuliia Sobol, Luigi Bignone, Pietro Monfreda, Michael Bernhard Plattner, Dario Cantarelli   
location: Italia
voto: 4,5 

In un collegio dell'Alto Adige nato per "allevare la futura classe dirigente", che sembra l'Overlook Hotel di Shining, Giulio (Crea) conosce Edoardo (Succio), una specie di Lucignolo avverso a quell'istituzione totale più di ogni altro studente. Tra i due nasce un'amicizia che li porterà a scoprire mondi oscuri e inesplorati e a mettersi contro l'educatore-sorvegliante (Fabrizio Rongione, attore-feticcio dei fratelli Dardenne) che vigila continuamente su di loro.
Al suo esordio dietro la macchina da presa Andrea De Sica dimentica completamente la lezione di nonno Vittorio, peccando soprattutto nell'imbarazzante direzione degli attori. Dal suo script pretenzioso escono personaggi che, più che figli della notte, sembrano figli di papà o di buona donna, tutti indistintamente odiosi, messi a corredo di una trama implausibile sul tema dell'iniziazione al male con venature horror (echi del cinema di Dario Argento) e di una cornice gotica che cerca di esibire con magniloquenza tratti autoriali, riuscendoci soltanto in alcuni momenti e rimanendo lontanissimo da film di ambientazione simile come Another country, Arrivederci ragazzi o Il nodo alla cravatta.    

martedì 12 settembre 2017

Neve nera (Neve negra)

anno: 2017   
regia: HODARA, MARTIN
genere: giallo
con Ricardo Darín, Laia Costa, Leonardo Sbaraglia, Dolores Fonzi, Liah O'Prey, Federico Luppi, Andrés Herrera, Mikel Iglesias    
location: Argentina
voto: 3

Doppio delitto senza castigo in Patagonia. Qui vive Salvador (Darin),  cacciatore misantropo e dai modi bruschi, che dopo anni - alla morte del padre - viene raggiunto dal fratello minore (Sbaraglia) e dalla giovane moglie di quest'ultimo (Costa) perché qualcuno è disposto a sborsare un mucchio di quattrini per poter acquistare la casa avita dove risiede l'uomo. Mentre il fratello minore tenta di convicerlo circa le opportunità della vendita, tra i due fratelli emergono antichi dissapori e un terribile segreto custodito per anni.
Giallo sbiaditissimo, forzato e senza alcun ritmo, imperniato su un espediente narrativo straabusato (Segreti di famiglia, Le tre scimmie, Falchi, giusto per citare a caso) che va letargicamente a parare su una brutta vicenda di incesto, rispetto alla quale la diabolica coppia ne esce con un ritratto degno di Olindo Romano e Rosa Bazzi. L'ambientazione notturna in un paesaggio invernale, un paio di improvvisi colpi di scena e soprattutto la presenza di quello straordinario attore che è Ricardo Darin non servono a risollevare un film che pochissimi esercenti hanno avuto la sfrontatezza di far circolare nelle sale italiane.    

domenica 7 febbraio 2016

The Hateful Eight

anno: 2015       
regia: TARANTINO, QUENTIN
genere: western
con Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Demián Bichir, Tim Roth, Michael Madsen, Bruce Dern, James Parks, Dana Gourrier, Zoë Bell, Lee Horsley, Gene Jones, Keith Jefferson, Craig Stark, Belinda Owino, Channing Tatum    
location: Usa
voto: 4,5

Poco dopo la fine della guerra civile che ha insanguinato il paese a stelle e strisce, John Ruth (Russell) deve condurre Daisy Domergue (Jason Leigh) a Red Rock, tra le montagne del Wyoming, dove la attende la forca. Lungo la strada per la locanda di una certa Minnie, i due incontrano il maggiore Warren (Jackson) che viene caricato in carrozza insieme allo sceriffo Chris Mannix (Goggins): entrambi sono stati fermati da una tormenta di neve. I quattro (più il cocchiere) arrivano nella locanda, dove trovano alcuni strani tipi: un inglese (Roth), un tizio che dice di chiamarsi Joe Gage (Madsen), un generale in pensione (Dern) e un messicano (Bichir). Tutti diffidano di (quasi) tutti. Sarà un carneficina. ma quell'incontro è tutt'altro che casuale.
Al suo ottavo film, Tarantino celebra se stesso fin dai titoli di testa (occhieggiando a Fellini), licenziando un film sul modello di Dieci piccoli indiani, verbosissimo, fluviale, senza idee e costruito a suon di autocitazioni: dall'incontro tra carrozza e viandante (Django unchained), all'uomo sotto il pavimento (Bastardi senza gloria), passando per il tema della vendetta (Kill Bill), il meccanismo diegetico del tutti contro tutti (Le iene), l'espediente narrativo del racconto circolare, le teste spaccate che schizzano sangue ovunque e il gusto per la sottomissione sessuale tra uomini (Pulp fiction). Il tutto condito con un inarginabile gusto splatter tra vomito di sangue, arti mozzati e delitti all'arma bianca. Per stomaci forti e gente resistente al sonno. Ma, fortunatamente, anche per chi detesta il razzismo. Colonna sonora, riconoscibilissima, di Ennio Morricone.    

domenica 17 gennaio 2016

Revenant - Redivivo

anno: 2015       
regia: GONZALEZ INARRITU, ALEJANDRO  
genere: avventura  
con Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Domhnall Gleeson, Will Poulter, Forrest Goodluck, Paul Anderson, Kristoffer Joner, Joshua Burge, Lukas Haas, Brendan Fletcher, Duane Howard, Arthur RedCloud, Grace Dove, Fabrice Adde, Robert Moloney, Christopher Rosamond, Tyson Wood, McCaleb Burnett, Timothy Lyle, Scott Olynek, Melaw Nakehk'o    
location: Usa
voto: 9  

Alejandro González Iñárritu, o l'imprevedibile virtù del talento. Ci aveva lasciati con un film (Birdman) tutto in piano sequenza, quasi interamente girato in interni, con dialoghi fittissimi e adesso ci consegna il suo opposto: i vastissimi territori del Canada e della terra del Fuoco, dove Revenant è stato girato (ma nella finzione siamo nel Missouri del 1820), costantemente innevati, e un protagonista (DiCaprio) che, poco dopo avere subito insieme ai suoi compagni un micidiale attacco da parte dei ferocissimi indiani Arikara, viene attaccato da un grizzly. Il comandante (Gleeson) che sta guidando i suoi nei boschi americani alla ricerca di pellame vorrebbe dargli degna sepoltura, convinto in buona fede che stia per scoccare l'ora di quell'uomo che è anche la guida del gruppo. Ma Fitzgerald (un Tom Hardy strepitoso), compagno di avventura avidissimo, pur dovendo vigilare sul suo capezzale lo seppellisce vivo e gli ammazza il figlio mezzosangue davanti agli occhi. Il resto è storia di una sopravvivenza impossibile, della sfida di un uomo che, contro le avversità della natura, sopravvive grazie a un'inesauribile sete di vendetta.
Che Iñárritu avesse un estro cinematografico debordante non è una novità. Ma in quest'occasione lo ribadisce anche grazie alle straordinarie riprese di Emmanuel Lubezki, capace di passare dalla macchina a mano in piano sequenza a panoramiche mozzafiato. Se la forma, ancora una volta, è soprendente senza essere mai di maniera, i contenuti rimandano a un'epica della conquista del west con un sottotesto che non si lascia scappare l'occasione per ricordare chi furono i veri invasori (e non dimentichiamo che Iñárritu è messicano). Tra survival e revenge-movie, Revenant parte da una storia vera (raccontata nel romanzo omonimo di Michael Punke) per mostrarci l'inutilità della vendetta in uno scenario niveo sul quale DiCaprio, trapper immarcescibile, fornisce la prova più fisica della sua carriera, tra pernottamenti all'interno della carcassa di un cavallo morto (forse la scena più dura del film), la barba lunga e ispida, il corpo lacerato, lo sguardo iniettato di sangue: una prova che l'Academy non potrà non premiare con il primo Oscar a uno degli attori più straordinari di tutti i tempi.    

venerdì 8 maggio 2015

Forza maggiore (Force Majeure)

anno: 2014       
regia: OSTLUND, RUBEN   
genere: drammatico   
con Kristofer Hivju, Lisa Loven Kongsli, Johannes Kuhnke, Clara Wettergren, Vincent Wettergren   
location: Francia, Svezia
voto: 6   

Una valanga "controllata" sta per abbattersi su una famiglia svedese che sta passando la settimana bianca sulle Alpi francesi. Nessuna conseguenza fisica, mentre la vera slavina sono le conseguenze psicologiche. Il padre (Kuhnke) rivela tutta la sua codardia davanti all'evento (preferisce salvare la pelle piuttosto che la famiglia), ma è restio ad ammetterlo e una coppia di amici, chiamata casualmente a fare da arbitro tra marito e moglie, va in crisi anch'essa scoprendo incoerenze e vanità. Ci vorrà un altro evento che sfiora il dramma prima che la famiglia possa ritrovare un brandello di unità.
Nel film dello svedese Ruben Östlund, premio della giuria 'un Certain Regard' a Cannes, si scorgono alcuni tratti tipici di molto cinema scandinavo (il senso di straniamento, il gusto del grottesco e del paradosso), qui messi a servizio di un raggelante kammerspiel sul tema della vergogna, sottolineato da lunghe inquadrature con la macchina da presa immobile, sforamenti nel bianco, campi lunghissimi, tutte espressioni di una sintassi filmica mirata a enfatizzare lo scollamento emotivo di una famigliola, e del suo entourage, felice soltanto in apparenza.    

lunedì 7 luglio 2014

Snowpiercer

anno: 2013   
regia: BONG, JOON-HO 
genere: fantascienza 
con Chris Evans, Tilda Swinton, Jamie Bell, Ed Harris, Luke Pasqualino, John Hurt, Alison Pill, Octavia Spencer, Ewen Bremner, Tómas Lemarquis, Kang-ho Song, Kenny Doughty, Steve Park, Adnan Haskovic, Paul Lazar, Clark Middleton, Ah-sung Ko, Emma Levie, Vlad Ivanov, Jim High, Igor Juric, Kojo Asiedu, Sean Connor Renwick, Brian Colin Foley, Marcanthonee Reis, Joseph Bertót, Peter Hallin, Kendrick Ong, Tyler John Williams, Griffin Seymour, Ana Braun, Luna Sophia Bar-Cohen, Haruna Honcoop 
location: Corea del Sud
voto:7

Anno 2031. I pochi umani sopravvissuti a una glaciazione causata dagli squilibri ambientali provocati dall'uomo sono costretti a vivere in un enorme treno che è anche un ecosistema autosufficiente che gira in moto perpetuo intorno al mondo, segnando lo scorrere degli anni con il passaggio sopra un pericolosissimo ponte sospeso. In coda ci sono i reietti della società, stipati in condizioni impossibili, sottoposti continuamente a minacce e a torture, costretti a mangiare disgustose tavolette ricavate da una mistura di insetti e altre schifezze. Più ci si sposta verso la testa del treno, migliori diventano le condizioni dei viaggiatori perenni, fino allo sfarzo della locomotiva. Uno dei paria dei vagoni di coda (Evans), determinato ad arrivare fino alla locomotiva per sfidare il proprietario del treno (Harris), organizza una ribellione che richiederà ingenti perdite umane. Nel frattempo, la pianificazione demografica continua a suon di morti ammazzati.
Da una magnifica idea tratta dal fumetto francese 'Le Transperceneige', una metafora della possibile condizione umana del futuro forse un po' corriva (alla verticalità si sostituisce l'orizzontalità del treno), ma certamente intrigante nella realizzazione. La visione hobbesiana di un mondo di sopravvissuti costretti a torture, delazioni e lotte di classe trasformate in guerre ha mordente, ma perde credibilità nell'infrangersi tra virate grottesche ed eccessi di violenza tipici del cinema dell'estremo oriente. Distopia fantascientifica comunque seminale, alla quale manca un finale all'altezza.    

giovedì 29 maggio 2014

In ordine di sparizione (Kraftidioten)

anno: 2014       
regia: MOLAND, HANS PETTER
genere: gangster
con Stellan Skarsgård, Bruno Ganz, Pål Sverre Hagen, Birgitte Hjort Sørensen, Anders Baasmo Christiansen, Gard B. Eidsvold, Kristofer Hivju, Peter Andersson, Jakob Oftebro, Sergej Trifunovic, Tobias Santelmann, Jon Øigarden, Goran Navojec, Stig Henrik Hoff, David Sakurai, Atle Antonsen, Jan Gunnar Røise, Miodrag Krstovic, Arthur Berning, Kåre Conradi, Bjørn Moan, Hildegun Riise, Leo Ajkic, Nils-Fredrik Tveter, Damir Babovic, Martin Furulund
location: Norvegia
voto: 7

Nell'obitorio il poliziotto è lapidario: "oggi tanti ragazzi si drogano senza che i genitori se ne accorgano". Ma Nils Dickman (Skarsgård, il memorabile coprotagonista de Le onde del destino), da poco insignito dell'onorificenza di cittadino dell'anno, non ci sta. Non crede affatto che suo figlio sia morto per overdose. Scopre infatti che lo hanno eliminato soltanto perché aveva visto e saputo troppo rispetto a un carico di droga passato per la mani di un suo amico. Dickman decide allora di risalire la filiera che, dall'esecutore materiale del delitto, porta su su fino al vertice, rappresentato da un crudelissimo narcotrafficante vegano ossessionato dall'educazione del figlio (Valheim Hagen) e dal suo rivale serbo (Ganz). In mezzo, in ordine di sparizione, una galleria di personaggi bislacchi.
Il cinema scandinavo non è soltanto Bergman, Uomini che odiano le donne o Lars Von Trier e Susanne Bier, ma anche quella formidabile miscela di dialoghi e situazioni grottesche ("Nei paesi caldi il welfare non c'è: se hanno problemi, si chinano e raccolgono una banana"; i due killer gay; i capitoli del film divisi dai cartelli funebri, neri con croce bianca e nome del morto) e deviazioni pulp che qui viene condotta alla sua massima potenza. Morti efferate ed ellissi improvvise si avvicendano spiazzando di continuo lo spettatore. L'incontro ideale tra le atmosfere di Pal Sleutane e la violenza grottesca dei Coen e Tarantino calato all'interno di un racconto che sta tra Un borghese piccolo piccolo e Il giustiziere della notte.

sabato 15 dicembre 2012

The Grey

anno: 2012       
regia: CARNAHAN, JOE
genere: avventura
con Liam Neeson, Frank Grillo, Dermot Mulroney, Dallas Roberts, Joe Anderson, Nonso Anozie, James Badge Dale, Ben Bray, Anne Openshaw, Peter Girges, Jonathan Bitonti, James Bitonti, Ella Kosor, Jacob Blair, Lani Gelera, Larissa Stadnichuk
location: Usa
voto: 2

Partiti per andare a lavorare presso una piattaforma petrolifera in Alaska, un gruppo di operai rimane vittima di un brutto incidente aereo. Il velivolo si schianta in aperta alta montagna e i sopravvissuti, che non hanno provviste né armi, sono anche costretti a vedersela con dei lupi ringhiosi e affamati.
Non si quale sostanza psicotropa abbia assunto il produttore del film per buttare soldi in uno spettacolino così avvilente. Siamo alla fiera del già visto in materia di drammi catastrofici, con tutte i cliché del caso: il leader carismatico (Neeson, che nel film interpreta un uomo rimasto recentemente vedovo, - proprio come è accaduto nella sua vita privata - spedito lì dalla compagnia proprio per salvaguardare gli operai dagli attacchi dei lupi), l'antagonista rompiballe, il sognatore sfortunato, la decimazione dei sopravvissuti, l'accanimento della natura contro questi poveri superstiti. Il regista, che ha già dato forma e firma a un blockbuster come A-Team, pare indeciso tra un horror con effetti speciali risibili (i primissimi prototipi di Rambaldi erano meno meccanici dei lupi di The grey) e il dramma interiore posticcio (il protagonista ha qualche rimorso per una vicenda di malattia della moglie che rimane a dir poco ellittica) con forti quote di machismo. Schematico e didascalico, il film tratto dal racconto Ghost Walker di Ian Mackenzie Jeffers fa rimpiangere persino la trascurabilissima serie di Airport e non ci regala un attimo di bellezza neppure sfruttando le scenografie naturalistiche che fanno da contorno alla vicenda.    

giovedì 19 febbraio 2009

Frozen river - Il fiume di ghiaccio

anno: 2009       
regia: HUNT, COURTNEY   
genere: drammatico   
con Melissa Leo, Misty Upham, Michael O'Keefe, Mark Boone Junior, Charlie McDermott, James Reilly, Dylan Carusona, Jay Klaitz, Michael Sky, John Canoe, Nancy Wu, Adam Lukens, Betty Ouyang, Craig Shilowich    
location: Usa
voto: 6   

Ray (Leo) ha due figli da crescere da sola, è sempre in bolletta e il suo sogno è quello di comprare un prefabbricato per abbandonare la baracca dove vive da tempo. L'occasione per raggranellare qualche quattrino, del tutto fortuita, gliela fornisce una giovane mohawk (Upham) che trasporta clandestini asiatici dal Canada agli Stati Uniti attraverso il pericoloso fiume ghiacciato che divide le due nazioni. Ma non è detto che il ghiaccio regga il peso dell'auto e che tutto vada a buon fine.
Girato come un noir in sedicesimi, il film della esordiente Courtney  Hunt è un dramma declinato interamente al femminile, imperniato sull'idea di limite: quello che separa i due stati, innanzitutto, ma anche quello tra legalità e illegalità, tra maternità/collettivismo e sopravvivenza/individualismo. La Hunt accorda il suo cast su un registro sommesso, accenna a una svolta thriller senza perdere la direzione del racconto, firmando un'opera dominata dall'essenzialità dei paesaggi, assai compatta ma con una regia piuttosto anonima.    

venerdì 15 agosto 1997

La tenda rossa

anno: 1970   
regia: KALATOZOV, MICKHAIL K.   
genere: storico   
con Peter Finch, Sean Connery, Claudia Cardinale, Hardy Kruger, Juri Vizbor, Luigi Vannucchi, Juri Solomin, Edward Marzevic, Otar Koberidze, Boris Kmelnizki, Nikolai Ivanon, Massimo Girotti, Donatas Banjonis, Mario Adorf, Nikita Mikhalkov    
location: Italia, Norvegia, Unione Sovietica
voto: 8   

Tormentato dalle accuse rivoltegli per il modo in cui diresse la missione, il generale Nobile (Finch) rievoca i fantasmi della spedizione del dirigibile Italia al Polo Nord nel 1928. In quell'impresa ardita, alla quale per le cattive condizioni meteorologiche avrebbe dovuto forse rinunciare, alcuni compagni morirono trasportati dall'aerostato oltre l'atmosfera; altri tentarono la via dei ghiacci e furono sconfitti dal disgelo; il grande Amundsen (Connery) perse la vita nel tentativo di andare a salvare il resto dell'equipaggio. I rimanenti uomini della spedizione sopravvissero per quasi due mesi tra i ghiacci dell'Artide.
Scritta e sceneggiata da Ennio De Concini (alla sceneggiatura collaborarono Nicola Badalucco e il regista Kalatozov), questa megaproduzione italo-sovietica cerca di offrire un quadro a tutto tondo intorno ad una questione storica rimasta a tutt'oggi aperta, che evidenzia tanto la nobiltà d'animo di Nobile quanto il suo eccesso di ambizione. Al di là delle imprecisioni storiche e del tono romanzato (la vicenda sentimentale che coinvolge la Cardinale è fuori registro), il film rimane un'avvincente storia avventurosa.