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giovedì 16 aprile 2015

Mia madre

anno: 2015       
regia: MORETTI, NANNI
genere: drammatico
con Margherita Buy, John Turturro, Giulia Lazzarini, Nanni Moretti, Beatrice Mancini, Stefano Abbati, Enrico Ianniello, Anna Bellato, Toni Laudadio, Lorenzo Gioielli, Pietro Ragusa, Tatiana Lepore, Monica Samassa, Vanessa Scalera, Davide Iacopini, Rossana Mortara, Antonio Zavatteri, Camilla Semino Favro, Renato Scarpa, Francesco Brandi, Gianluca Gobbi
location: Italia
voto: 5

Il cinema come terapia: dalle nevrosi giovanili, passando per le confessioni schiettamente autobiografiche di Caro diario e Aprile per poi approdare alle paure per la vita del figlio (La stanza del figlio) e a quelle dell'identità politica del Paese (Il caimano) fino a trovare nell'alter ego di Michel Piccoli e Margherita Buy la sponda ideale per raccontare il proprio senso di inadeguatezza e la difficile elaborazione del lutto della madre nonché la difficoltà a vestire i panni di regista. È questo - in maniera sempre più dichiarata - il cinema di Nanni Moretti, un cinema condito dai luoghi caratteristici della sua poetica: la canzone cantata in macchina, il balletto improvvisato, la torta, le conversazioni a tavola, l'idiosincrasia nei confronti della retorica e dei luoghi comuni. Ma è un cinema ormai inteccherito e allo stesso tempo disincantato e malinconico, che ha perso la sua virulenza caustica, la sua capacità di far ridere amaramente o di disseminare dubbi inaspettati. In Mia madre tutto ruota intorno all'alter ego di Moretti, una Margherita Buy raramente vista così a disagio e costretta ad assumere anche i cliché del regista romano, la sua attitudine che da autoironica si è fatta autodissacratoria, forse nel nome di uno sui "duecento schemi" che l'autore vorrebbe abbattere in sé stesso. Nel dodicesimo lungometraggio di finzione di Moretti, Margherita (che conserva il suo nome) è una regista che sta girando un film su una fabbrica che, prossima alla chiusura, sta per essere rilevata da un americano disposto a salvarla a condizione di un ritocco ai salari e alle risorse umane. Il ruolo del nuovo proprietario spetta a un attore cialtrone, mitomane e smemorato (Turturro) col quale la donna ha un rapporto difficile, che si va a sommare a quello con il compagno dal quale si è da poco allontanata (Ianniello). Se l'anima autobiografica relativa alle responsabilità del regista si estrinsecano, in questo processo di cinema terapeutico che scava nell'inconscio con improvvisi scarti temporali e movimenti emozionali spiazzanti, in questo ennesimo film nel film (dopo Sogni d'oro, Aprile e Il caimano), quella privata trova ampio spazio nell'accudimento che la regista e il fratello Giovanni (lo stesso Moretti), che si licenzia appositamente, cercano di dare alla madre morente (Lazzarini), lutto che l'autore di Ecce bombo visse nel 2010. Entrambe le nervature del film - quella professionale e quella intima, familiare - nonostante il sincero travaso autobiografico, lasciano un'impressione di incompiutezza, di virata verso toni sempre più saturnini (sottolineati dalla colonna sonora di dolorosa bellezza composta in gran parte dai brani eterei e rarefatti di Arvo Pärt), di un cinema sempre più ombelicale che si mette davvero troppo "accanto al personaggio" (come predica continuamente la protagonista senza sapere neppure esattamente cosa significhi), di una di una stasi creativa che i cinefili si augurano possa interrompersi il prima possibile, pena il rischio che dopo le opere sull'elaborazione dei lutti del figlio e della madre possano arrivare anche quelli del prozio e della tata.    

sabato 23 giugno 2012

...E ora parliamo di Kevin (We Need to Talk About Kevin)

anno: 2010   
regia: RAMSAY, LYNNE
genere: drammatico
con Tilda Swinton, John C. Reilly, Ezra Miller, Jasper Newell, Rock Duer, Ashley Gerasimovich, Siobhan Fallon, Alex Manette, Kenneth Franklin, Leslie Lyles, Paul Diomede, Michael Campbell, J. Mallory-McCree, Mark Elliot Wilson, James Chen, Lauren Fox, Blake DeLong, Andy Gershenzon, Kelly Wade, Ursula Parker, Jason Shelton, Simon MacLean, Erin Darke, Annie O'Sullivan, Georgia X. Lifsher, Aaron Blakely, Polly Adams, Suzette Gunn, Joseph Melendez, Rebecca Dealy, Louie Rinaldi, Johnson Chong, Kimberley Drummond, Leland Alexander Wheeler, Daniel Farcher, Jennifer Kim, Caitlin Kinnunen, J.J. Kandel, Maryann Urbano, J.J. Perez, Tah von Allmen
location: Usa
voto: 8,5


È un incubo come la distesa umana pigiata in una calca da polli in batteria e sommersa dai pomodori della prima, stupefacente scena la vita di Eva (Swinton), madre non troppo convinta che ha messo al mondo Kevin (Miller). Appena neonato il piccolo emette strilli sono più insopportabili del rumore di un martello pneumatico. Un pochino più grande il bambino (Duer), dopo essersi a lungo rifiutato di parlare, si trasforma in un piccolo mostro sadico a metà strada tra catatonia autistica e genietto dispettoso. Il capolavoro arriva a sedici anni, quando è abbastanza bravo con l'arco per trapassare a uno a uno i suoi compagni di scuola dopo averli rinchiusi nella palestra.
Lynne Ramsay racconta attraverso lo sguardo materno una vicenda che è parente stretta del massacro della Columbine. Lo fa con uno stile straniato, spiazzante, la musica usata in maniera dissacrante, il montaggio a puzzle, avanti e indietro in diversi momenti della vita della donna, a voler ricostruire il disagio e gli sforzi di quest'ultima, la voglia di comprendere e di esserci ma anche, e soprattutto, il senso di sconfitta davanti all'innocenza del diavolo e alla banalità del male. Il nichilismo di una generazione diventa così materia filmica posta sotto la lente d'ingrandimento di chi quella generazione l'ha allevata e cresciuta, tra benessere, eccesso di dialogo, iperprotettività e mai una mano allungata a proposito. Chiaro che con un'educazione così prima o poi ti ritrovi la casa macchiata di vernice rossa come il sangue.    

martedì 25 marzo 2003

Respiro

anno: 2002       
regia: CRIALESE, EMANUELE 
genere: drammatico 
con Valeria Golino, Vincenzo Amato, Veronica D’Agostino, Filippo Pucillo, Avy Marciano, Francesco Casisa, Elio Germano 
location: Italia       
voto: 4,5

Zuffe tra bambini, birre ghiacciate a lavoro finito, scorribande in motorino, magari con tre-quattro passeggeri a bordo. La vita a Lampedusa, isola sperduta della Sicilia, scorre via tra cose semplici, dettatta dalle regole di una società monolitica e patriarcale. Una società nella quale quelle come Grazia (Golino), madre giovane, bella, vivace e anticonformista degna di un personaggio di Cassavetes, non hanno posto. E infatti le comari del paesino - come le avrebbe chiamate De Andrè - sono convinte che la donna non abbia tutti i venerdì in ordine e fanno pressione sul marito di lei affinché si decida a farla visitare da "un dottore" a Milano. Grazia è refrattaria all'iniziativa: con l'aiuto del figlio maggiore si nasconde per giorni in una grotta, dalla quale verrà fuori soltanto dietro la spinta della disperazione del marito. Al suo secondo lungometraggio dopo il misconosciuto Once we were strangers, Crialese gira un film che vorrebbe coniugare lo stile de La terra trema di Visconti con un apologo sull'alterità. Sotto il profilo antropologico l'operazione sembra riuscire, nonostante lo sfilacciamento in fase di montaggio. Ma sul piano dei contenuti l'operazione è talmente oleografica e programmatica (riprese al ralenty, fratture narrative, la musica penetrante di John Surman) da rimanere in apnea, come nel finale che riprende la ballata acquatica e corale dei protagonisti. Il film è tutto parlato in dialetto e non ha i sottotitoli.