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mercoledì 14 giugno 2017

Maria per Roma

anno: 2016       
regia: DI PORTO, KAREN 
genere: grottesco
con Karen Di Porto, Andrea Planamente, Cyro Rossi, Diego Buongiorno, Nicola Mancini, Lorenzo Adorni, Massimiliano Padovan Di Benedetto, Paolo Samoggia, Boris Giulivi, Paola Venturi, Bruno Pavoncello, Mia Benedetta, Marianna Costantini, Daniela Virgilio    
location: Italia
voto: 3 

Nanni Moretti è come Frank Zappa: per quanto uno possa sforzarsi di imitarlo, non riuscirà mai neppure a lambire vagamente l'originale. A questa ferrea regola non sfugge neppure l'esordiente Karen Di Porto, che perennemente in sella alla sua Vespa firma un esordio con pretese da Caro diarietto in doppio cromosoma XX, profilandosi come l'ultima epigona di una serie di registi destinati ad apparizioni più o meno effimere come Fulvio Ottaviano, Giacomo Ciarrapico, Nina Di Majo e Alessandro Aronadio. Capello fluente e occhioni bistrati, la ragazza si prende estremamente sul serio e per un ora e mezza rimane fissa sulla scena per raccontare una qualsiasi giornata, dall'alba al tramonto passato sotto i ponti cittadini, di Maria - vocazione da attrice ma key holder per necessità - che in 24 ore, sempre con la cagnetta cardiopatica Bea al seguito (decisamente la migliore interprete del film), si arrabatta per mostrare le case vacanze a clienti spesso pretenziosi e rompiscatole, trova il tempo per le prove a teatro, quello per un set cinematografico e per andare a far visita alla madre con cui è in perenne conflitto, per poi terminare la sua giornata a una festa organizzata alla Casa del cinema, dove un regista le ha fatto sperare in una parte per un film.
Tra fotografie da cartolina della città eterna e una ridda di stereotipi (il produttore cinematografico bavoso, la sarda seccatrice, l'amico gay effemminato, eccetera), il film della Di Porto si dipana senza un'idea minima di sceneggiatura, assemblando alla rinfusa una serie di scene più o meno grottesche che, pur trovando qualche momento comico, vengono raggelate dal contrasto con l'assenza totale di qualsiasi forma di ironia della protagonista.
Sul genere, tra teatro off e situazioni beckettiane, molto meglio andarsi a rivedere il gustoso Estate romana di Matteo Garrone, degno allievo di Moretti ma senza ambizioni di clonazione.    

sabato 5 luglio 2014

La mossa del pinguino

anno: 2013       
regia: AMENDOLA, CLAUDIO
genere: commedia
con Edoardo Leo, Ricky Memphis, Ennio Fantastichini, Antonello Fassari, Francesca Inaudi, Sergio Fiorentini, Elisa Di Eusanio, Vittorio Emanuele Propizio, Barbara Scoppa
location: Italia
voto: 4,5

Bruno (Leo) è sotto sfratto, lavora di notte per 800 euro al mese come uomo delle pulizie in un museo capitolino e ha una moglie (Einaudi) e un figlio di nove anni. Eppure continua a escogitare idee per "svoltare". L'ultima è quella di andare a partecipare alle olimpiadi invernali come squadra di curling, una specie di gioco delle bocce su ghiaccio. E così, oltre all'amico di sempre Salvatore (Memphis), assolda un vigile urbano in pensione con la passione delle bocce (Fantastichini) e un avanzo di galera con quella del biliardo (Fassari). L'armata Brancaleone del ghiaccio, tra ripensamenti e dissapori, si mette così in viaggio verso il Piemonte.
Raccontato tutto come un lunghissimo flashback (l'azione si compie nel 2005), il film d'esordio alla regia di Claudio Amendola è la solita commedia innocua, con equo dosaggio di ingredienti agrodolci, che parte dal pretesto dello sfondo sociologico del precariato per poi fornire una copia sbiadita del già mediocre Full Monty (ma un'idea molto simile nella quale era coinvolto lo sport la si ritrova anche in Machan). Qualche inusuale ripresa dal basso, il clima cameratesco che emerge dal piacere di dirigere attori che sono anche degli amici e le battute del figlio del protagonista sono gli unici elementi di interesse del film.    

mercoledì 25 dicembre 2013

Venti anni

anno: 2012       
regia: GAGLIARDO, GIOVANNA  
genere: documentario  
con Enrico Iannello, Lea Gramsdorff, Edie Samland, Georg Meyer, Giuseppe De Rosa, Veronica Raucci, Michelangelo Pistoletto, Guido Rossi, Marianne Birthler, Jean-Paul Fitoussi, Joaquin Navarro-Valls, Ernesto Galli della Loggia  
location: Germania, Italia, Regno Unito, Usa
voto: 4

Non esattamente prolificissima (un film a decennio, a partire da Maternale, 1978), Giovanna Gagliardo continua a dondolare tra documentario e cinema di finzione. Quando, come in questo caso, non arriva addirittura a miscelare le due cose insieme. I venti anni del titolo sono l'età che hanno Giulio e Marta quando si conoscono a Berlino, proprio nei giorni della caduta del muro, e venti quelli che trascorrono nelle loro vite, tra il 1989 e la crisi del 2008. Lui (Iannello), è un analista finanziario di matrice ultraliberista che si trasferisce prima a Londra per poi compiere il grande salto negli States alla Lehman Brothers. Lei (Gramsdorff), tedesca dell'est, ha una passione per le lingue, ama la poesia ma vorrebbe fare la scrittrice. Le loro vite procedono parallele fino a quando non sboccia finalmente l'amore, proprio nel momento in cui la crisi provocata dalle degenerazioni di quello stesso turbocapitalismo tanto osannato dall'odioso Giulio toglie loro qualsiasi ambizione da benestanti, declassandoli a lavoratori precari ormai quarantenni.
La ricerca posticcia dell'originalità a tutti i costi (fermi immagine per mostrare i personaggi col lapis, recitazione in macchina da presa, eccetera) è l'elemento più irritante di questa docufiction pasticciatissima che si conclude con un pistolotto di Pistoletto sull'arte e interventi appiccicati con il bostik di intellettuali vari (Fitoussi, Galli della Loggia, Guido Rossi). Della serie "vorrei ma non posso".

Al prossimo decennio, Giovanna!

sabato 7 settembre 2013

L'Intrepido

anno: 2013       
regia: AMELIO, GIANNI    
genere: drammatico    
con Antonio Albanese, Livia Rossi, Sandra Ceccarelli, Gabriele Rendina, Alfonso Santagata    
location: Albania, Italia
voto: 3

Antonio Pane (Albanese) ha 48 anni, vive a Milano e di mestiere fa il rimpiazzo: qualunque cosa gli capiti, anche soltanto per una manciata di ore, lui la fa: conducente di tram, operaio edile, pulitore agli stadi. Il suo sogno è vincere un concorso pubblico, quello in occasione del quale ha conosciuto una ragazza fragile (l'esordiente Livia Rossi. Ma chi  ha fatto il casting?!) e vedere realizzate le aspirazioni di suo figlio (un altro esordiente: Gabriele Rendina), giovane sassofonista di (dubbio) talento.
Se qualcuno vi ha detto o avete letto che L'intrepido (il tiolo richiama la gloriosa pubblicazione a fumetti) è la prima commedia firmata da Gianni Amelio, non fidatevi. Non bastano la faccia di Antonio Albanese né il riferimento a Chaplin per dare vis comica al film. Al contrario, è uno dei lavori più lugubri di un regista poco prolifico (13 film in 43 anni di carriera), che torna a uno dei topoi più battuti del suo cinema, quello del lavoro (da La morte al lavoro, documentario del 1978, a La stella che non c'è). Ed è anche il meno riuscito dei suoi film. Non sono sufficienti uno strepitoso Albanese, che mostra di avere una gamma espressiva ciclopica,  in Albania a cercare lavoro (a distanza di 20 da Lamerica il processo migratorio va al contrario), né la fotografia impeccabile, con alcuni magnifici quadri in movimento (la pulizia dello stadio, la ricerca delle scarpe nel sottoscala di un negozio di calzature), firmata ancora una volta dall'inarrivabile Luca Bigazzi per dare corpo a un film ischeletrito, bozzettistico, con troppi luoghi comuni (i peggiori quelli dei cronisti tv ingordi a caccia di facili testimonianze e lo sproloquio del sindacalista) e un messaggio sulla dignità del lavoro a dir poco opaco.    

lunedì 11 aprile 2011

C'è chi dice no

anno: 2011       
regia: AVELLINO, GIAMBATTISTA
genere: commedia
con Luca Argentero, Paola Cortellesi, Paolo Ruffini, Myriam Catania, Claudio Bigagli, Marco Bocci, Roberto Citran, Massimo De Lorenzo, Chiara Francini, Edoardo Gabbriellini, Harriet MacMasters-Green, Max Mazzotta, Isabelle Adriani, Giorgio Albertazzi
location: Italia       
voto: 7

In occasione di una cena tra ex compagni di scuola tre amici fiorentini, precari a causa di qualche raccomandato figlio di papà che ha soffiato loro il posto, si coalizzano per una rappresaglia: ognuno di loro - questo è il piano - avrà in "cura" il raccomandato dell'altro. Quando tutti e tre sono a un passo dall'ottenere ciò che spetterebbe loro, le cose si complicano a causa di due poliziotti zelanti. Ma i tre amici continueranno a dire no ai soprusi dei raccomandati.
Dopo aver fatto squadra con Ficarra e Picone in un cinema comico tanto aggraziato quanto annacquato, Giambattista Avellino firma il suo primo lungometraggio in solitaria con una commedia dal ritmo brillante, garbata e con diverse trovate originali, che non manca di centrare il bersaglio etico-pedagogico grazie a un messaggio equilibrato, capace di calibrare vigore morale e rigore giudiziario. Peccato per qualche venatura di buonismo in eccesso.    

lunedì 4 ottobre 2010

Fuga dal call center

anno: 2008   
regia: RIZZO, FEDERICO
genere: commedia
con Angelo Pisani, Isabella Tabarini, Natalino Balasso, Emanuele Caputo, Matteo Gianoli, Martin Giantullio, Giovanni Maestroni, Laura Magni, Luis Molteni, Diego Pagotto, Disma Pestalozza, Paolo Pierobon, Estelo Pupa, Andrea Riva, Paolo Riva, Tatti Sanguineti, Pietro Sarubbi, Raman Turhan, Debora Villa, Peppe Voltarelli
location: Italia       
voto: 7,5

"Un tempo avevamo il servizio militare, la naja; oggi un annetto di call center le farà bene, giovanotto". È con queste parole che Gianfranco Coldrin (Pisani), neolaureato milanese con lode in vulcanologia, si sente accogliere dallo psicologo (Sanguineti) che, con altri colleghi, lo ha sottoposto a test serrati, nemmeno ci fosse in ballo un posto come amministratore delegato della compagnia. Come quasi tutti i giovani privi di appoggi della sua generazione, Gianfranco vive nel precariato, si accontenta dei 2 euro e 50 all'ora, subisce le angherie di superiori e colleghi e per arrivare alla fine del mese arrotonda facendo le pulizie in una casa di  filippini che fanno le pulizie (!!!), cercando magari un colpo di fortuna alle slot machines. Per Gianfranco le ricadute del precariato sulla sua vita privata saranno inevitabili.
Sorprendente opera prima (arrivata in sala) del brindisino Federico Rizzo, regista poco più che trentenne che con piglio sociologico e guizzi visionari firma una piacevolissima commedia come una buona dose di cattiveria nella quale trovano posto degli inserti-intervista in bianco e nero (la fotografia porta la firma di Luca Bigazzi) che riportano le testimonianze piene di consapevolezza di chi lavora davvero nei call center. Pur presentando qualche eccesso (i nonni un po' troppo arzilli, Call-Man) il film si colloca diverse spanne sopra il mediocre Tutta la vita davanti, la pellicola di Virzì sullo stesso tema, nonostante la presenza di un cast assai meno prestigioso ma in grado di sfoderare prove che, come nei casi di Diego Pagotto, Paolo Pierobon, Tatti Sanguineti e Peppe Voltarelli, lasciano davvero a bocca aperta.   

martedì 28 aprile 2009

Generazione mille euro

anno: 2009       
regia: VENIER, MASSIMO  
genere: commedia  
con Alessandro Tiberi, Valentina Lodovini, Carolina Crescentini, Francesco Mandelli, Francesco Brandi, Francesca Inaudi, Paolo Villaggio, Roberto Citran, Lucia Ocone, Natalino Balasso, Steffan Boje, Toni Mazzara, Demian Sabini  
location: Italia
voto: 5,5

Matteo (Tiberi) ha trent'anni, una laurea in matematica, lavora con un contratto a tempo determinato in un'azienda di marketing e divide un appartamento fatiscente con un amico (Mandelli). L'occasione per il grande salto arriverebbe grazie all'iniziativa di una sua giovane superiore (Crescentini) ma alla fine affetti e dignità avranno la meglio.
Massimo Venier, che ha firmato il copione con Federica Pontremoli (liberamente ispirato al libro "Generazione 1000 Euro" di Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa), è il regista pluripremiato al botteghino dei film di Aldo, Giovanni e Giacomo nonché di Ale & Franz. Logico dunque che le aspettative per una lettura in chiave di commedia di un fenomeno attualissimo e di assoluta rilevanza sociologica come quello del precariato si stemperino in una storiellina sentimentale a due facce che strizza l'occhio al teen-movie con accenti qualunquisti e giovanilismo compiaciuto.    

giovedì 31 luglio 2008

Riprendimi

anno: 2008   
regia: NEGRI, ANNA  
genere: sentimentale  
con Alba Caterina Rohrwacher, Marco Foschi, Leonardo Bono, Damiano Bono, Valentina Lodovini, Alessandro Averone, Marina Rocco, Cristina Odasso, Francesca Cutolo, Massimo De Santis, Hossein Taheri, Giulia Weber, Leonardo e Damiano Buono, Sebastiano Colla, Giacomo Giorgi Alberti, Antonio Sinisi, Antonio Serrano, Marco Calvani, Giovanna Mori, Raimondo Brandi, Pamela Sabatini, Rosa Canova, Jacob Olesen, Enzo Cocomero  
location: Italia   
voto: 7

Due ragazzi decidono di girare un documentario sul precariato nel mondo dello spettacolo come fosse un reality. Giovanni (Foschi) e Lucia (Rohrwacher), trentenni, sposati e con un figlio piccolo, si prestano all'iniziativa. Ma l'intento iniziale del documentario si trasforma nella testimonianza della frattura di un legame nuziale: Giovanni se ne va da casa, Lucia si dispera e cerca invano di riconquistarlo.
Riprendimi, originale a partire dal significato doppio del titolo ("fammi tornare con te" e "fammi delle riprese"), è un film spigliato e simpatico che porta a maturazione le potenzialità intraviste nell'opera di esordio della regista, In principio erano le mutande. Molti dettagli della vicenda sono inverosimili, ma l'accento posto sulla ricaduta del precariato lavorativo sui sentimenti e l'analisi dello smarrimento esistenziale dei trentenni di inizio del XXI secolo è accattivante. Anna Negri dirige senza strafare ma mostrando uno stile assai personale. A lasciare perplessi è invece lo scarto impressionante tra i due protagonisti: Alba Rohrwacher è di una naturalezza e di una bravura da brivido mentre Marco Foschi è sempre più impostato e legnoso.    

lunedì 30 giugno 2008

Romanzo di un giovane povero

anno: 1995   
regia: SCOLA, ETTORE  
genere: drammatico  
con Rolando Ravello, Alberto Sordi, Isabella Ferrari, André Dussollier, Mario Carotenuto, Renato De Carmine, Gianfelice Imparato, Sara Franchetti, Aida Billarelli, Nathaly Caldonazzo, Gloria Sirabella, Gea Martire, Barbara D'Urso, Enzo Monteduro  
location: Italia
voto: 6

Vincenzo Persico (Ravello) ha trent'anni, una laurea con 110 e lode e nemmeno una lira nel portafogli. Vive in un quartiere popolare romano con la madre vedova, si arrabatta dando ripetizioni private ma arriva a stento alla fine del mese. Un bel giorno un anziano condomino, il signor Bartoloni (Sordi), gli propone, dopo una bevuta al bar, di uccidere la moglie tiranna e inferma. Alla morte della donna, la magistratura apre un'inchiesta su segnalazione dello stesso Bartoloni, che accusa Vincenzo della morte della signora. Vincenzo accetta la carcerazione senza opporre resistenza ma il sostituto procuratore che ha in mano il caso (Dussollier) non è affatto convinto che lui sia l'omicida.
A metà strada tra Dov'è la libertà...? e Delitto per delitto, Scola ricorre a uno stratagemma narrativo non proprio originalissimo e a tratti ellittico per raccontare lo stato di precarietà dei giovani in un contesto di ordinaria ipocrisia. Ravello e Sordi sono due mostri di bravura ma a sorprendere è sopratutto Isabella Ferrari, giustamente insignita con la Coppa Volpi come migliore interprete non protagonista (ex aequo con Ian Hart). Ultima apparizione per l'ottimo Mario Carotenuto, nel ruolo del tipografo.

mercoledì 2 aprile 2008

Tutta la vita davanti

anno: 2008       
regia: VIRZÌ, PAOLO
genere: commedia
con Isabella Ragonese, Sabrina Ferilli, Elio Germano, Valerio Mastandrea, Massimo Ghini, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti, Paola Tiziana Cruciani, Niccolò Senni, Caterina Guzzanti, Claudio Fragasso, Elena Arvigo, Laura Morante, Mary Cipolla, Raffaele "Lele" Vannoli, Tatiana Farnese
location: Italia       
vtoo: 4

A Marta (Ragonese) non è bastata una laurea in filosofia a pieni voti e con bacio accademico per trovare un lavoro. Il caso la porta in un call center di Roma, dove una specie di kapò sulla quarantina (Ferilli) incalza continuamente le telefoniste perchè si procurino il maggior numero possibile di appuntamenti. La messinscena quotidiana al grido di "oggi è una splendida giornata!", con tanto di ragazze saltellanti, si stempera dietro la nauseabonda realtà dei fatti: redditi minimi e non garantiti, precariato, open space, qualità del lavoro infima, licenziamenti e le animate discussioni su "Er Gieffe" a riempire le pause durante il quarto d'ora d'aria.
Alle Parole sante di Ascanio Celestini, Paolo Virzì fa eco con un apologo sul mondo del precariato tutto sopra le righe e che vorrebbe aggiornare la tradizione della grande commedia all'italiana di Monicelli, Comencini, Scola e Risi all'attualità del primo scorcio di terzo millennio. Il brio non manca, ma le carinerie a tutti i costi, che lasciano oscillare il film tra derive musical, ammiccamenti sentimentali e persino un improvviso scorcio thriller, rendono chiaro ben altro proposito: quello di piacere a tutti. Ma il tema è troppo serio per scherzarci sopra, la dimensione sociologica è abborracciata e truffaldina, il casting somiglia sempre di più a un'agenzia di collocamento - con i soliti ignoti a ingolfare inutilmente la sceneggiatura - e le scelte stilistiche sono discutibili. Su tutte, quella di affidare alla voce di Laura Morante il compito di raccontare fuori campo, con infinita enfasi retorica, le vicende della protagonista. Che sarebbe stato come chiedere a Sandro Ciotti di entrare nel coro delle voci bianche.    

mercoledì 13 febbraio 2008

Parole sante. Storie di autorganizzazione e precarietà dentro il più grande call center d'Italia

anno: 2008   
regia: CELESTINI, ASCANIO
genere: documentario
con Emanuela, Valerio, Peppe, Gianluca, Cecilia, Andrea, Alessandra, Maurizio, Jimmy, Mara, Christian, Jerry, Ascanio Celestini e i ragazzi del Collettivo PrecariAtesia
location: Italia   
voto: 8

A Cinecittà, a due passi dal Grande Raccordo Anulare, c'è un edificio enorme, espressione della Roma palazzinara e ingorda degli anni '50 e '60. È la sede dell'Atesia, il più grande call center italiano, uno dei più grandi d'Europa, una macchina da 300mila telefonate al giorno e 4000 impiegati che con cornetta, mouse e tastiera rispondono ai clienti Tim. Questi impiegati sono per la quasi totalità dei lavori flessibili, eufemismo che dovrebbe indicare le moderne condizioni di schiavitù: offrono le loro prestazioni per 85 centesimi a telefonata, senza ferie, permessi, retribuzione per le malattie, speranze per il futuro. Sono persone di tutte le età; qualcuno ci porta avanti la famiglia; tutti lavorano in condizioni di estremo disagio.
Intorno al 2000 alcuni di loro hanno cominciato a organizzarsi per studiare la legge 30 sul lavoro. Cominciano a scioperare, diffondono un giornalino a circolazione interna, emettono un esposto all'Ufficio Provinciale del Lavoro, che dà loro ragione. La protesta va avanti per 7 anni. Risultato: contratti non rinnovati e licenziamenti.
Ascanio Celestini, folletto geniale, ironico ed eclettico, affabulatore capace come pochi di raccontare la contemporaneità in una prospettiva vichiana, è andato a raccogliere le testimonianze di questi ragazzi, riprendendo tutto con una semplicissima videocamera. "Questo documentario è venuto un po' loffio, un po' fiacco. Non ci sono sparatorie, non ci sono inseguimenti", dice lui, autoironico, in sottofinale. Non bisogna credergli: il film - pur con i suoi difetti formali soprattutto in fase di montaggio e di assemblaggio del sonoro - fotografa la goccia che, alla lunga, farà traboccare il vaso di un sistema capitalistico completamente degenerato. È il sistema dove i copper (i clienti pezzenti) ai quali le aziende concedono il minimo indispensabile sono gli stessi sui quali - dall'altra parte del filo telefonico - prosperano i profitti delle aziende stesse. Il film di Celestini - una sorta di De Seta del terzo millennio - documenta l'inganno a danno di questi lavoratori simpatici e persino sorridenti, servendosi delle loro testimonianze. Ne emerge un quadro deprimente costituito da assistenti di sala, moderni kapò in tempi di pace, che fanno da cuscinetto tra loro e lo staff dirigenziale, da parole usate per raggirare, da cambi di retribuzione senza preavviso. C'è da arrabbiarsi moltissimo a vedere questo documentario intensissimo e commovente che non si limita a essere un'operazione nobile, civile, profonda e poetica, ma che riesce spesso a strappare la risata nella sua rivendicazione dei diritti dei lavoratori. Parole sante, verrebbe da dire.
Imperdibile, come d'altronde lo è il disco di magnifiche canzoni che porta lo stesso titolo.    

lunedì 29 ottobre 2007

Giorni e nuvole

anno: 2007   
regia: SOLDINI, SILVIO
genere: drammatico
con Margherita Buy, Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Alba Caterina Rohrwacher, Carla Signoris, Fabio Troiano, Paolo Sassanelli, Arnaldo Ninchi, Teco Celio, Antonio Francini, Carlo Scola, Alberto Giusta, Orietta Notari, Nicoletta Maragno, Arianna Comes, Tatiana Lepore, Roberto Serpi, Mauro Parrinello, Andrea Sivelli, Fabio Fiori, Marco Salotti, Elsa Bossi, Lisa Galantini, Silvia Gallerano, Daniele Gatti, Marika Ceregini, Michela Carri, Mariella Tacchella, Alessandro Dufour, Luisa Jane Rusconi, Lindamilage Pathmini Fernando, Manuela Parodi
location: Italia   
voto: 8

In una lussuosa casa genovese si festeggia il conseguimento dell'agognata laurea in arti figurative da parte di Elsa (Buy). Sono gli ultimi fuochi che Michele (Albanese), sposato con Elsa da vent'anni, si concede prima di squadernarle davanti un'inattesa quanto dolorosissima realtà: lui ha perso il lavoro, silurato dai soci con i quali divideva una piccola impresa. Comincia così un'apocalisse con tutti gli addentellati del caso: lui alla ricerca di un nuovo lavoro, lei costretta ad accantonare i sogni coltivati con l'arte per cercarsi un posto qualsiasi, l'appartamento che va venduto, la difficoltà ad arrivare alla fine del mese, il pudore e la vergogna per la nuova condizione che impedisce di parlarne agli amici, le liti inevitabili, l'apatia e la disillusione che crescono, i lavori sempre più dequalificati e precari.
Dopo l'aria, il vento e la tempesta, sull'ottavo lungometraggio di Soldini si addensano le nubi fosche della disoccupazione: nella sua discesa nell'inferno di una vita stentata e senza più il sostegno del lavoro, il Michele interpretato da Antonio Albanese richiama - per accenti neorealisti e nichilismo esistenziale - la figura tragica dell'Umberto D. di De Sica. Sul suo personaggio il copione scritto dal regista milanese con Doriana  Leondeff, Francesco Piccolo e Federica Pontremoli innesta qualche mania di grandezza (con lo spettatore a domandarsi: "ma sarà anche un po' colpa sua?"). È una delle poche smagliature di un film diretto con piglio semidocumentaristico e narrazione quasi granulare, con la macchina da presa incollata agli attori in lunghi piano-sequenza a sottolineare il realismo della messinscena. Rispetto a certi film coevi sullo stesso tema, Giorni e nuvole evita tanto il lucido cinismo del Loach di In questo mondo libero quanto la programmatica oleografia del Muccino di La ricerca della felicità. Soldini si concentra piuttosto sul tema della ricaduta nel quotidiano della disoccupazione, sul modo in cui un'esistenza fatta di sicurezze viene terremotata in una condizione prima impensabile. A dare corpo e voce alla vicenda ci sono un Antonio Albanese sideralmente lontano dall'Epifanio che gli diede la fama in tv e una Margherita Buy che sta alle attrici della sua generazione come Maradona al calcio. Ma più di tutti sorprende la giovane Alba Rohrwacher, giù vista in Mio fratello è figlio unico e Piano, solo - che nella parte della figlia tocca vertici di impressionante sincerità espressiva.