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sabato 28 luglio 2018

Tangerines - Mandarini (Mandariinid)

anno: 2013       
regia: URUSHADZE, ZAZA    
genere: guerra    
con Lembit Ulfsak, Misha Meskhi, Giorgi Nakashidze, Elmo Nüganen, Raivo Trass    
location: Cecenia, Estonia, Georgia
voto: 5    

Mentre Cecenia e Georgia sono in guerra per la rivendicazione del territorio dell'Abcasia, il mite coltivatore di mandarini Ivo (Ulfsak), di origini estoni come il suo amico e vicino di campo Margus (Nüganen), si trova a soccorrere due soldati che combattono su sponde opposte. Questi ultimi si trovano a convivere forzatamente sotto lo stesso tetto a suon di minacce reciproche. Solo la salomonica presenza del padrone di casa e la sua bontà d'animo riusciranno nell'impresa di una coabitazione che costringerà i due ospiti a fronteggiare insieme altri pericoli esterni.
Piccolissimo film antimilitarista che ricorda Il prigioniero del Caucaso e Prima della pioggia, girato come un kammerspiel a bassissimo costo e basato su dialoghi spesso artefatti e didascalici: elementi di una prosa cinematografica stentata che - insieme al pessimo doppiaggio italiano - cozza con il nobilissimo e convincente messaggio contro la guerra.    

domenica 10 settembre 2017

Lone Survivor

anno: 2013   
regia: BERG, PETER  
genere: guerra  
con Mark Wahlberg, Taylor Kitsch, Emile Hirsch, Ben Foster, Eric Bana, Ali Suliman, Alexander Ludwig, Yousuf Azami, Sammy Sheik, Zabiullah Mirzai, John Hocker, Paul Craig, Rich Ting, Josh Berry, Dan Bilzerian, Robert Loerke, Jerry Ferrara, Johnny Bautista, Kurt Carlson, Daniel Fulcoly, Michael P. Herrmann    
location: Afghanistan, Usa
voto: 7,5  

Nel 2005 una squadra composta da quattro militari americani dei Seals, le forze speciali della Marina, si apposta sulle montagne del territorio afgano per uccidere un capo dei talebani. Qualcosa va storto e i quattro si trovano da soli a dover fronteggiare orde di talebani equipaggiati di tutto punto con fucili, esplosivi e altre armi. Come suggerisce il titolo, soltanto uno - Marcus Lutrell (Wahlberg) - sopravvivrà, per poi raccontare quella tragica avventura in un libro autobiografico sul quale poggia il film stesso.
Primo dei tre film girati dalla coppia Peter Berg / Mark Wahlberg, Lone survivor mette sul banco i suoi propositi muscolari fin dalle primissime battute, con un montaggio serrato e riuscitissimo che è uno dei valori aggiunti di quest'opera che racconta la cosiddetta operazione Red Wings. Risparmiandoci la retorica sul patriottismo, la regia riesce a raccontare un pezzo della recente storia americana impegnata in Afghanistan alla ricerca dei compagni di merende di Bin Laden, zoomando sul pieno dell'azione bellica e mostrando anche la faccia più umana del popolo afgano.    

domenica 3 settembre 2017

Land Of Mine - Sotto La Sabbia (Under Sandet)

anno: 2015   
regia: ZANDVLIET, MARTIN   
genere: guerra   
con Roland Møller, Mikkel Boe Følsgaard, Louis Hofmann, Joel Basman, Emil Buschow, Oskar Buschow, Laura Bro, Oskar Bökelmann, Emil Belton, Oskar Belton, Leon Seidel, Karl-Alexander Seidel, Maximilian Beck, August Carter, Tim Bülow, Alexander Rasch, Julius Kochinke    
location: Danimarca, Germania
voto: 8   

Nel 1945, immediatamente dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il territorio danese doveva essere bonificato dall'enorme quantità di mine antiuomo che i tedeschi avevano seppellito sotto la sabbia lungo tutta la costa, prefigurando un attacco alleato da quella parte. Quattordici soldati tedeschi prigionieri, tutti giovanissimi, vennero utilizzati a questo scopo, sotto le direttive di un sergente (Møller) che, dall'iniziale piglio severissimo, passò gradualmente a un ruolo quasi paterno. Soltanto quattro di loro riuscirono a salvarsi.
Tratto da una storia vera che mette in scena un capitolo infame e poco conosciuto del secondo conflitto Mondiale, il film del danese Martin Zandvliet è una magnifica pagina di cinema antimilitarista, girata con una fotografia superba in territori mozzafiato, carica di suspense e di colpi di scena. Film ad altissimo valore pedagogico e dal messaggio inequivocabile: di fronte agli orrori della guerra qualunque differenza di nazionalità o etnia si svuota completamente di significato e si può finire persino per provare compassione per questi imberbi soldatini nazisti che davanti a un'esplosione chiamano la mamma e sognano salsicce.
Candidato all'Oscar 2017 come miglior film straniero.    

giovedì 1 ottobre 2015

Roger Waters - The Wall

anno: 2014       
regia: EVANS, SEAN * WATERS, ROGER   
genere: musicale   
con Roger Waters, Nick Mason, Liam Neeson   
location: Francia, Italia, Regno Unito, Usa
voto: 6,5   

The Wall, uno dei tanti capolavori targati Pink Floyd, fu pubblicato nel 1979, anno che segna la fine del secolo brevissimo del rock (era iniziato appena 25 anni prima, nel 1954). Da allora, l'opera che più di ogni altra (con la sola eccezione del trascurabile The final cut) fa sentire il peso della firma di Roger Waters è stata sottoposta a un innumerevole numero di lifting: edizioni rimasterizzate, il concerto a Berlino per celebrare la caduta del muro 10 anni più tardi, versioni alternative, cofanetti e live. L'ultima arrivata è questa mega produzione in cui il bassista di una delle band più famose della storia del rock - qui anche co-regista con Sean Evans - raccoglie, cucendoli nello stesso ordine con cui venivano presentati nel disco, i brani di quell'album seminale registrati dal vivo in una tournee di immane impatto visivo. Se la ricostruzione di quei concerti, nell'imponenza delle scenografie, nella perfezione d'esecuzione della musica e soprattutto nello stupefacente lavoro di video arte, è destinata a farsi ricordare come una delle espressioni maggiori del rock portato al cinema, guasta la dimensione dell'intera operazione. Waters riporta in vita i fantasmi del secondo conflitto mondiale, in occasione del quale suo padre perse la vita durante lo sbarco di Anzio, per farne materia narrativa di un pellegrinaggio sulla strada degli avi che parte dalla Francia per arrivare sulla costa tirrenica poco a sud di Roma. Per quanto girati con gusto e grande competenza visiva, questi inserti rompono la continuità della performance live, dilatando il film a due ore e un quarto di durata. Come se non bastasse, in apertura l'irlandese Liam Neeson si spertica nelle lodi dell'opera (ce n'era bisogno?) e in chiusura la chiacchierata tra due dei membri dei Pink Floyd, lo stesso Waters e il batterista Nick Mason, pur partendo da un'idea indovinata (rispondere alle domande più bizzarre arrivate via internet in occasione del lancio del film), si espande oltre i limiti del sopportabile, portando The wall a quasi tre ore di durata. Troppe.    

sabato 18 agosto 2007

Full Metal jacket

anno: 1987   
regia: KUBRICK, STANLEY
genere: guerra
con Matthew Modine, Adam Baldwin, Vincent D'Onofrio, R. Lee Ermey, Dorian Harewood, John Terry, Arliss Howard, Kevyn Major Howard, Ed O'Ross, John Terry, Kieron Jecchinis, Bruce Boa, Kirk Taylor, John Stafford, Tim Colceri, Ian Tyler, Gary Landon Mills, Sal Lopez, Papillon Soo Soo, Ngoc Le
location: Regno Unito
voto: 10

Full metal jacket è il nome della pallottola in dotazione ai marines americani in occasione della guerra in Vietnam. E nel film di pallottole se ne vedono molte: quelle della prima parte, che inizia con una scena di grandissimo impatto (i militari rapati a zero) e prosegue con l'addestramento, durissimo, che culminerà nell'uccisione dell'istruttore (Ermey) e nel suicidio del militare assassino (D'Onofrio). E quelle della seconda, quando le reclute ormai addestrate a uccidere sono sul campo di battaglia e vengono impallettate da un cecchino.
Ennesimo capolavoro di Kubrick che, a partire dal Romanzo "The Short Timers" di Gustav Hasford, lancia un chiarissimo messaggio antimilitarista dopo Orizzonti di gloria. Lo fa alla sua maniera: ricorrendo a un turpiloquio che non ha eguali e che sconfina nel grottesco, lavorando col il consueto stile impeccabile, fatto di carrellate, direzione ineccepibile degli attori, montaggio da manuale, scenografie iperrealistiche (nonostante il set sia stato intermaente ricostruito in Inghilterra). E mettendo al centro della scena un militare, il soldato Joker (Modine), che è l'emblema dell'assurdità della guerra, un tipo con la spilla pacifista sul petto e la scritta "Nato per uccidere" sull'elmetto.

venerdì 28 novembre 2003

Il gigante di ferro (The iron giant)

anno: 1999   
regia: BIRD, BRAD  
genere: animazione
Location: Usa
voto: 8

Automobili divorate, tralicci fatti a pezzi, la centrale elettrica messa a soqquadro: in una tranquilla cittadina del Maine, negli States, è arrivato un gigante di ferro la cui dieta è a base di metalli. Nessuno, a parte un bambino, lo vede ma tutti ne parlano. Uno zelante poliziotto a caccia della promozione gli dà la caccia e finisce col mobilitare l'esercito, che - nel tentativo di distruggere il gigante con un missile nucleare - rischia di annientare l'intera cittadina. Ma il gigante è un gigante buono, refrattario alla guerra, che si immola in un sacrificio da kamikaze pur di salvare la vita al piccolo amico che lo ha tenuto nascosto e protetto. Pur essendo privo dei mezzi pirotecnici che caratterizzano i cartoons della Pixar e della Disney, Il gigante di ferro è un riuscitissimo e toccante apologo sull'insensatezza della guerra e la stupidità del pregiudizio. Commovente, divertente, carico di suspense, il film ricavato dal racconto che Ted Hughes scrisse nel 1968 e prodotto dal leader del gruppo rock degli Who, Pete Townshend, rappresenta soprattutto "un forte e sentito appello alla tolleranza" (Liberti).    

martedì 16 febbraio 1999

“Z” la formica (Antz)

anno: 1998       
regia: DARNELL, ERIC * JOHNSON, TIM   
genere: animazione   
con le voci di Oreste Lionello e Ferruccio Amendola   
location: Usa
voto: 8   

La formica operaia Z sembra essere l'unica capace di ragionare con la propria testa all'interno del formicaio governato dal dispotico generale Mandibola. È grazie a lei che l'intera comunità eviterà di soccombere nella trappola che Mandibola ha teso a tutte le formiche operaie.
Apologo con temi antimilitaristi e antitotalitari che inneggia all'individualismo, Z - pur peccando di un eccessivo schematismo, troppo elementare per gli adulti, troppo complesso per i più piccoli - si avvale di ineffabili prodigi tecnici, soluzioni narrative sempre brillanti e del simpatico doppiaggio realizzato, nella versione italiana, con le voci di Oreste Lionello e Ferruccio Amendola. Nella versione americana il compito spettava a Woody Allen, Sharon Stone e Sylvester Stallone. Divertentissimo l'uso che viene fatto di Give peace a chance e altre notissime canzoni. Sceneggiato da Todd Alcott, Chris e Paul Weitz.    

venerdì 4 settembre 1998

Soldato blu (Soldier blue)

anno: 1970   
regia: NELSON, RALPH
genere: western
con Candice Bergen, Peter Strauss, Donald Pleasence, John Anderson, Jorge Riviero, Bob Carraway, Dana Elcar, Martin West, James Hampton, Jorge Russek, Mort Mills, Aurora Clavel
location: Usa
voto: 8

Scampati ad un'imboscata cheyenne, il soldato nordista, tradizionalista e cattolico Honus (Peter Strauss) e una giovane donna protofemminista che per due anni è stata rapita dagli indiani (Candice Bergen) cercano di raggiungere l'accampamento delle giubbe blu. Con un incedere narrativo che ricorda quello di Accadde una notte di Capra, i due si imbattono in un contrabbandiere d'armi che si arricchisce commerciando con gli indiani (Donald Pleasence) prima di raggiungere la meta. Qui, la donna cerca vanamente di convincere i soldati a rinunciare alla vendetta contro i cheyenne. Ma la vendetta dei bianchi si compirà ugualmente nel 1864, in occasione del massacro belluino presso il fiume Sand Creek, in Colorado.
Storia di una progressiva presa di coscienza di un bianco nei confronti dei diritti dei pellerossa, Soldato blu è anche e soprattutto la metafora della furia bellica statunitense, che all'epoca stava compiendo immani scempi in Vietnam. Con Piccolo grande uomo, Soldato blu apre - sulla scorta della protesta giovanile e delle nuove istanze paritarie del movimento nato nei campus californiani - una riflessione sul lato oscuro della storia americana. Memorabili gli ultimi quindici, terribili minuti in cui viene rievocato il massacro a danno anche di donne e bambini. Sceneggiato da John Gay dalla novella Arrow in the sun di Theodore V.Olsen.

domenica 10 maggio 1998

Stalag 17 - L'inferno dei vivi

anno: 1952   
regia: WILDER, BILLY 
genere: guerra 
con William Holden, Don Taylor, Otto Preminger, Robert Strauss, Harvey Lembeck, Richard Erdman, Peter Graves, Neville Brand, Sig Rumann, M.Moore, P.Baldwin, R.Stone, R.Shawley, W.Pierson, G.Stratton Jr., J.Lawrence, E.Kalser, E.Trzcinski
voto: 10

Nel campo di prigionia tedesco numero 17 qualcuno informa i nazisti della fuga progettata da due prigionieri. Dopo l'eliminazione fisica dei due, la colpa ricade su Selfon (William Holden, che vinse l'Oscar per la migliore interpretazione maschile). Ma il vero colpevole è un altro.
Wilder imprime il suo tocco personalissimo su un genere difficile ed esposto alla banalità come quello bellico. Così, il grande regista austro-americano vira il racconto su toni da commedia (la sceneggiatura è dello stesso Wilder e di Edwin Blum), conferendo al dramma di Donald Bewan e Edmund Trzcinski un'insolita venatura grottesca.    

domenica 14 settembre 1997

Orizzonti di gloria (Paths of glory)

anno: 1957   
regia: KUBRICK, STANLEY
genere: guerra
con Kirk Douglas, Adolphe Menjou, Ralph Meeker, George Macready, Wayne Morris, Timothy Carey, Frederic Bell, Peter Capell, Ken Dibbs, Emile Meyer, Jerry Hausner, Richard Anderson, Susanne Christian, John Stein, Harold Benedict, Bert Freed, Joe Turkel
location: Regno Unito
voto: 8,5

Nel 1916, durante la Prima Guerra Mondiale, un generale francese ambizioso e disumano (Macready) manda tre soldati (Meeker, Carey e Turkel) davanti alla corte marziale, accusandoli di codardia per avere indietreggiato dinanzi ad un'azione impossibile mirata a conquistare il "formicaio" tedesco. Un colonnello umanitario (Kirk Douglas) ne prende la difesa: non riuscirà a salvare loro la vita, ma otterrà chiarezza sull'oscura vicenda.
Interessato al tema della violenza e dell'antimilitarismo, Kubrick allestisce, dall'omonimo romanzo di Humphrey Cobb (sceneggiato dallo stesso Kubrick con Calder Willingham e Jim Thompson) un racconto di linearità esemplare, nel quale tralascia i virtuosismi con la cinepresa (ma c'è una carrellata in trincea a dir poco magistrale) per affidare la zona visiva del film ai contrasti tra bianco e nero girati a Monaco di Baviera. Retroguarista e scioccamente orgogliosa, la Francia vietò il film fino al 1975