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sabato 20 aprile 2019

Lo spietato

anno: 2019   
regia: DE MARIA, RENATO    
genere: gangster    
con Riccardo Scamarcio, Sara Serraiocco, Alessandro Tedeschi, Alessio Praticò, Casta Valentine Payen, Fulvio Milani, Marie-Ange, Matteo Leoni    
location: Francia, Italia
voto: 5,5    

Lo sapete qual è la regione d'Italia dove si sono radicate di più le 'ndrine calabresi? La Calabria Saudita? No, sbagliato. È la Lombardia. E questo almeno dagli anni '80 - '90 del Novecento. E proprio del primo pentito di mafia delle cosche calabresi trasferitesi per fare grossi affari col mattone e con sostanze che somigliano tanto al borotalco parla questo film diretto da Renato De Maria. Il regista varesotto - che deve essersi appassionato al tema, visto che il suo film precedente era un'antologia del peggio del crimine italiano in forma di docu-fiction, intitolato, per l'appunto, Italian gangsters - si limita al compito facile facile che gli viene dalla distribuzione Netflix per palati disposti a qualsiasi McMovie. Non a caso la vicenda di Santo Russo (un intonato Scamarcio, guascone in bilico tra vernacolo lombardo e pugliese) che, ancora adolescente, arriva nella periferia meneghina a bordo di una fiat 600 guidata da una padre tiranno che preferisce vederlo al servizio della mala pur di non averlo in casa, si snoda sul più prevedibile degli sviluppi narrativi: racconto di formazione giovanile in ampio flashback, con riformatorio e inevitabili cattive compagnie annesse, servizio dal capocosca più in vista, scalata ai vertici della mala. Il tutto accompagnato da un matrimonio con una devotissima (in tutti i sensi) moglie, che a lui regala due figli e a noi la solita faccia incredibilmente inespressiva di Sara Serraiocco (è un talento riuscire a non cambiare mai mutria per un intero film), e un intreccio ben più focoso con una sofisticata ragazza francese (Valentine Payen). Un po' di ritmo c'è, ma lo sguardo - che pure si rivolge ai poliziotteschi anni '70 - è banale come già lo fu in occasione de La prima linea, esordio della coppia Scamarcio-De Maria sul grande schermo.    

sabato 23 febbraio 2019

L'amore è imperfetto

anno: 2012   
regia: MUCI, FRANCESCA    
genere: drammatico    
con Anna Foglietta, Giulio Berruti, Bruno Wolkowitch, Camilla Filippi, Lorena Cacciatore    
location: Italia
voto: 6,5    

L'amore è imperfetto, il film anche (e molto), ma ha una carnalità, una vivacità e un ritmo che lo fanno sembrare una versione dei melodrammoni di Matarazzo aggiornata ai tempi dell'amore liquido. La prima opera di finzione di Francesca Muci - che avevamo apprezzato nel documentario L'Italia del nostro scontento - è tratta dal suo romanzo eponimo e racconta la vicenda della trentacinquenne Elena (interpretata con venature hot da una Anna Foglietta, finora mai tanto brava) che - tra il 2005 e il 2012 - si arrabatta tra tre amori impossibili e la convivenza con l'amica Roberta (Filippi): quello per Marco (Berruti), gay che, approfittando della sua bellezza, la vuole solo per poterla inseminare; quello per un maturo produttore discografico cinquantenne dai modi garbati (Wolkowitch) e quello, fuggitivo e subìto suo malgrado, di una ragazzina invadente, insolente e ninfomane (Cacciatore).
Ambientato in una Bari fotografata nei suoi angoli più suggestivi, nella quale neppure il barista o il fruttivendolo parlano come Lino Banfi perché nel capoluogo pugliese hanno frequentato tutti la scuola di dizione, L'amore è imperfetto trova una sua cifra stilistica originale, in un andirivieni temporale che spariglia le carte del racconto e ci appassiona al destino sentimentale della protagonista. In testa e in coda, purtroppo, tocca sorbirsi un paio di canzoncine di Tiziano Ferro.    

lunedì 21 gennaio 2019

Un nemico che ti vuole bene

anno: 2018   
regia: RABAGLIA, DENIS    
genere: commedia nera    
con Diego Abatantuono, Antonio Folletto, Mirko Trovato, Sandra Milo, Roberto Ciufoli, Annabella Calabrese, Gisella Donadoni, Massimo Ghini, Antonio Catania, Ugo Conti, Andrea Preti, Ernesto Lama, Ciro Esposito, Paolo Ruffini    
location: Italia, Svizzera
voto: 7    

In una notte di pioggia fittissima, un professore universitario di astrofisica (Abatantuono) si trova a dover soccorrere un moribondo colpito da arma da fuoco e trovato sul ciglio della strada (Folletto). Dopo poco scopre che il ragazzo è un killer a pagamento il quale, per sdebitarsi, vuole a tutti i costi eliminare qualche nemico personale del professore. Refrattario a qualsiasi idea del genere, il docente scoprirà che di nemici e traditori ne ha invece moltissimi.
Commedia nera scritta dal regista ticinese Denis Rabaglia con Heidrun Schleef e Luca De Benedittis e tratto da un racconto di Krzysztof Zanussi, Un nemico che ti vuole - girato tra Lecce, Bari, Tricase, Trani e le Alpi svizzere - parte con un autentico intreccio thriller con più di un colpo di scena, per poi perdere un po' di mordente in un finale parzialmente conciliatorio. Un vero peccato, perché il mix tra satira di costume e umorismo nero, esaltato dal registro straniato e lunare di un ottimo Abatantuono e dalla prova maiuscola del giovane Antonio Folletto, avrebbe meritato un finale più cattivo e coraggioso.    

giovedì 3 gennaio 2019

Tu mi nascondi qualcosa

anno: 2018       
regia: LOCONSOLE, GIUSEPPE    
genere: commedia    
con Giuseppe Battiston, Stella Egitto, Sarah Felberbaum, Rocío Muñoz Morales, Rocco Papaleo, Olga Rossi, Alessandro Tiberi, Ninni Bruschetta, Eva Robin's, Simon Grechi, Marilina Succo    
location: Italia, Tunisia
voto: 3,5    

Tre storie di tradimento e pregiudizio si incrociano tra loro. Un clown (Battiston) viene lasciato dalla propria compagna dopo aver ricevuto erroneamente delle fotografie che documentavano il tradimento della donna col guru di un'imprecisata setta. Un bigamo di mezza età (Papaleo) viene ritrovato in mezzo al mare vicino alle coste tunisine. L'uomo sembra avere dimenticato tutto della sua vita precedente. Un tassista di larghe vedute (Tiberi), fidanzato con una divetta del porno, teme che la ragazza si eserciti ben oltre il set.
Il film di Giuseppe Loconsole è per palati meno che rozzi, con personaggi monodimensionali messi a servizio di un plot pieno zeppo di luoghi comuni. Eppure - anche a dispetto di un cast tutt'altro che eccepibile, a cominciare dall'intera componente femminile, davvero inascoltabile e inguardabile - qualcosa può essere salvato, a partire dal buon ritmo e a finire con una riflessione non del tutto banale sul rapporto tra apparenza e realtà.    

giovedì 8 novembre 2018

Summer of Sam (S.O.S.)

anno: 1999   
regia: LEE, SPIKE    
genere: thriller    
con John Leguizamo, Adrien Brody, Mira Sorvino, Jennifer Esposito, Michael Rispoli, Saverio Guerra, Brian Tarantina, Al Palagonia, Ken Garito, Bebe Neuwirth, Patti LuPone, Mike Starr, Anthony LaPaglia, Roger Guenveur Smith, Ben Gazzara, Joe Lisi, James Reno, Arthur J. Nascarella, John Savage, Jimmy Breslin, Michael Badalucco, Spike Lee, Lucia Grillo, Nelson Vasquez, Darielle Gilad, Michael Harper, Jessica Galbreath, Evan Cohen, George Tabb, Michael Imperioli, Victor Colicchio, Peter Maloney, Christopher Wynkoop, John Turturro, Ernie Anastos, Jim Jensen, Melba Tolliver, Phil Rizzuto, Reggie Jackson, Danielle Burgio, Lisa France, Peter Epstein, Jill Stokesberry, Joseph Lyle Taylor, Kim Director, Bill Raymond, Mildred Clinton, Emelise Aleandri, Michael Sorvino, Phil Campanella, William H. Burns, Ernest Mingione, Frank Fortunato, Dan Zappin, Murielle Arden, Christina Klobe, Charlotte Colavin, Clayton J. Barber, Joie Lee, Rome Neal, Mark Breland, Susan Batson, Evander Holyfield, Toneda Laiwan, Janet Paparazzo, Jodi Michelle Pynn, Jennifer Badger, Jeff DeRocker, Nick Oddo, Damian Achilles, Joanne Lamstein, Gabriel Barre, Tara McNamee, John Michael Brown, Damian Branica, Lorne Behrman, Curtis Gove, James Baggs, Rozie Bacchi, Grace DeSena, Zoe Bournelis, Ashleigh Gloss, Frank Cadillac, Daniel J. Courtenay, Michael Prozzo, Kathryn Hud, Antonio Torres, Pamela Wehner, Dionna Colicchio, Victoria Galasso, Danielle Tutelian, John Martucci, Mario Macaluso, Andrew Lasky, Richard Paul, Ray Carlson, Alexander J. Vega, Steven Croft, Mary Jo Todaro, Jacqueline Margolis, Iris Braydon, Valerie Mazzonelli, Hal Sherman, Nicholas Brown    
location: Usa
voto: 4    

È l'estate del 1977 e a New York fa un caldo eccezionale, gli Yankees vincono il loro primo campionato ed esplode la disco music. In quel clima rovente la preoccupazione più diffusa è quella di incappare in un serial killer che spara e uccide le coppie che si appartano in macchina, senza distinzione di genere o di colore. Vinny (Leguizamo) - sottaniere e fedifrago compulsivo e impossibile da redimere - teme più di tutti di essere la prossima vittima, giacché una volta è fortunosamente scampato all'agguato del killer. Pur di dissipare i sospetti di essere stato testimone dell'agguato, Vinny preferisce mettere un suoi amico (Brody), dalle attitudini sessuali poco chiare, in pasto a un branco di sfaccendati vogliosi di menare le mani.
Fluviale, verboso e girato con uno stile tutt'altro che virtuosistico, al limite del paratelevisivo, Summer of Sam rovista tra le relazioni della lower class bianca a stelle e strisce con un registro da film giallo, pur non impiegando molto a squadernare la figura del killer allo spettatore. Pretestuose le scene in cui lo stesso Lee, nei panni di un giornalista, dà conto degli assalti ai negozi da parte della popolazione afroamericana e portoricana, a suggello di una polemica antirazziale mai sopita.    

sabato 3 novembre 2018

Doppio amore (L'amant double)

anno: 2017   
regia: OZON, FRANÇOIS    
genere: horror    
con Marine Vacth, Jérémie Renier, Jacqueline Bisset, Myriam Boyer, Dominique Reymond    
location: Francia
voto: 7    

La venticinquenne Chloé (Vacth), ex modella manico di scopa, ha continui disturbi al pancino. Le medicine non fanno effetto e così decide di affidarsi a uno psicoterapeuta (Renier). Gli si affida talmente tanto che prima ci finisce a letto e poi ci va a viere insieme, con gatto annesso (che lui detesta anche perché il quadrupede imperversa sulle lenzuola e irrompe durante il coito). L'uomo sembra che abbia un passato segreto e Chloé comincia a indagare fino a scoprire l'esistenza di un fratello gemello del quale diventa l'amante. Dire di più del sedicesimo film del prolificisisso François Ozon equivarrebbe a un clamoroso spoiler. C'è invece da commentare il solito connubio tra idee assai originali, spesso portate a termine al prezzo di clamorosi buchi di sceneggiatura, e virate tra l'onirico, il paranormale e persino l'horror (in sottofinale assistiamo a una scena degna di Cronenberg, mentre l'incipit del film è affidato all'interno di una vulva che improvvisamente si fa dentata). L'abilità del regista transalpino sta tutta sia nel rigore del gioco visivo ai limiti dell'oleografico, nel quale gli specchi sono elemento imprescindibile, sia nel modo in cui egli riesce e tenere fino all'ultimo lo spettatore in equilibrio caduco tra una lettura psicanalitica (i due gemelli sono una proiezione della protagonista?) e una chiave thriller (i due fratelli sono d'accordo tra loro, come accadeva in Inseparabili?). In ogni caso, si tratta di uno dei film (adattato da un romanzo breve di Joyce Carol Oates) più riusciti del regista di Swimming pool, CinquePerDue e Giovane e bella, con quel suo consueto mix di mistero, paranormale, erotismo patinato e ambiguità.    

martedì 21 agosto 2018

Barriere (Fences)

anno: 2016   
regia: WASHINGTON, DENZEL    
genere: drammatico    
con Denzel Washington, Viola Davis, Jovan Adepo, Stephen Henderson (Stephen Mckinley Henderson), Russell Hornsby, Mykelti Williamson, Saniyya Sidney, Toussaint Abessolo    
location: Usa
voto: 6,5    

Siamo a Pittsburgh, negli anni '50. Troy Maxson (Washington) fa il netturbino, ha un figlio avuto da un precedente matrimonio (Hornsby), con ambizioni da musicista, che ha superato la trentina e che si fa vivo solo per battere cassa, una moglie premurosa (Davis) e devota da cui ha avuto un secondo figlio (Adepo) che fatica a conquistare la stima paterna, un fratello scemo (Williamson) e un amico che è costantemente di casa (Henderson). L'esistenza di questa famiglia rigidamente patriarcale è governata dalle ferree regole dei ruoli: il matrimonio è un contratto da rispettare, i figli rappresentano un obbligo da onorare. Ma, nonostante il suo dispotismo e i suoi valori vecchio stampo, Troy vive quell'esistenza come una gabbia: avrebbe potuto essere un asso del baseball e chissà se fuori dal recinto del giardino di quella casa modesta c'è una seconda vita per lui…
Tratto dall'opera teatrale del premio Pulitzer August Wilson, il film d'esordio in veste di regista di Denzel Washington (che nel 2010 ha portato con successo il testo a Broadway) ne rispetta pedissequamente l'unità di luogo, concedendo ampissimi margini ai dialoghi. È proprio su questi che il film perde forza e intensità: nella sproporzione tra la verbosità ai limiti della tachilalia del protagonista nella prima parte e l'improvvisa successione di veri e propri colpi di scena della seconda. Ma spiccano, per converso, la pregnanza sociologica del tema sulla possibilità di abitare un ruolo senza troppe frustrazioni, la complessità psicologica del protagonista e la difficoltà nell'accettare le ristrettezze nelle quali si è confinati a causa del colore della propria pelle, al punto che "negro" è l'appellativo che il protagonista rivolge di routine a tutti i suoi interlocutori.
Interpretazioni tutte eccellenti, con Viola Davis che si è assicurata l'Oscar 2017 come miglior attrice non protagonista.    

martedì 17 luglio 2018

Made in Italy

anno: 2017   
regia: LIGABUE, LUCIANO    
genere: drammatico    
con Stefano Accorsi, Kasia Smutniak, Fausto Maria Sciarappa, Walter Leonardi, Filippo Dini, Alessia Giuliani, Gianluca Gobbi, Tobia De Angelis, Leonardo Santini, Jefferson Jeyaseelan, Francesco Colella, Silvia Corradin, Giuseppe Gaiani, Naya Manson, Filippo Pagotto, Lorenzo Pedrotti, Marco Pancrazi, Ettore Nicoletti    
location: Germania, Italia
voto: 6    

Nella terza fatica cinematografica di Luciano Ligabue, rocker emiliano ruspante e genuino, si fondono due anime: c'è quella ingenua e involontariamente didascalica di chi vorrebbe raccontare il belpaese in una chiave fiction che sembra ereditare il testimone da Niente paura, il documentario di Piergiorgio Gay che ebbe proprio in Ligabue la sua figura di riferimento. E poi c'è una storia, vibrante e vitalissima, di amicizia, di amori traditi, di lavori poco o per nulla gratificanti, di serate in compagnia e di brutte storie col gioco d'azzardo. Se la prima vorrebbe mettere all'indice le assurdità e le contraddizioni del sistema Italia come luogo nel quale i sogni (di realizzazione, di giustizia, di uguaglianza) non hanno cittadinanza, relegate nel film a un pistolotto sovramisura, è l'anima di pura narrazione a colpire il bersaglio con maggiore efficacia, nonostante l'andamento rapsodico, la quantità di difetti nello svolgimento narrativo, l'invadenza delle musiche (ovviamente dello stesso regista) che sovrastano persino i dialoghi. Due anime che trovano corpo nel racconto - che dalle targhe delle auto sembra ambientato nella provincia di Parma, notissima per i salumifici, mentre in realtà è stato girato tra Reggio Emilia e Novellara, con escursioni a Roma, in Veneto e a Vigevano) - al centro del quale si trovano Riccardo (Accorsi) e Sara (Smutniak), coppia di lungo corso ormai in crisi e con qualche scheletro nell'armadio. Lui sta tutto il giorno a insaccare mortadelle, lei fa la parrucchiera. Tra serate in compagnia, ricordi di un passato dolente (un aborto naturale) e confessioni all'amica del cuore, le loro giornate scorrono sullo sfondo di un paesaggio sociale vivace e affettuoso, l'unico ammortizzatore sociale che sembra poter fronteggiare le carenze di un paese allo sbando. Tutto raccontato con la schiettezza e la semplicità di un mediano che con la penna non è mai riuscito a volare alto, ma ha saputo comunque arrivare al cuore della gente. Come in questo caso.

domenica 8 aprile 2018

La ruota delle meraviglie (Wonder Wheel)

anno: 2017       
regia: ALLEN, WOODY 
genere: commedia 
con Kate Winslet, Jim Belushi (James Belushi), Justin Timberlake, Juno Temple, Max Casella, Jack Gore, David Krumholtz, Robert C. Kirk, Tommy Nohilly, Tony Sirico, Stephen R. Schirripa (Steven R. Schirripa), John Doumanian, Tom Guiry, Gregory Dann, Bobby Slayton, Michael Zegarski, Geneva Carr, Ed Jewett, Debi Mazar, Danielle Ferland, Maddie Corman, Jacob Berger, Jenna Stern, Michael Striano, John Mainieri    
location: Usa
voto: 4 

Quattro personaggi nella Coney Island degli anni Cinquanta. Una donna al secondo matrimonio (Winslet), con un passato da aspirante attrice e un presente insipido a lavorare come cameriera e a dividere il tetto con un giostraio sbevazzone (Belushi). Quest'ultimo dopo cinque anni rivede la figlia un tempo ripudiata (Temple), che però ha alle calcagna gli scagnozzi del gangster col quale si è sposata in piena incoscienza. La ragazza si invaghisce di un bagnino (Timberlake) che però, senza che lei lo sappia, è anche l'amante del primo dei quattro personaggi. Come andrà a finire?
Con La ruota delle meraviglie possiamo ormai definitivamente congedarci dell'artista ottuagenario che in passato ci ha regalato prodigi a profusione ma che, con la sola eccezione di Match point, nel terzo millennio non ha infilato un solo film degno di nota. In questo caso, nonostante i riferimenti colti ai grandi classici del teatro e alla filosofia, siamo a una scrittura che va per le spicce, serva di un copione che mette in gara due donne diversamente frustrate con il giovanottone di turno (il mediocre cantante Justin Timberlake, presumibilmente nel cast per ingraziarsi il pubblico giovanile). Gratta gratta il mestiere di Allen si vede nelle scenografie d'epoca, nei cromatismi esasperati di Vittorio Storaro, nella capacità di direzione degli attori, ma è davvero troppo poco per un regista del suo calibro.    

lunedì 19 febbraio 2018

A casa tutti bene

anno: 2018       
regia: MUCCINO, GABRIELE
genere: drammatico
con Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Elena Cucci, Tea Falco, Pierfrancesco Favino, Claudia Gerini, Massimo Ghini, Sabrina Impacciatore, Gianfelice Imparato, Ivano Marescotti, Giulia Michelini, Sandra Milo, Giampaolo Morelli, Stefania Sandrelli, Valeria Solarino, Gian Marco Tognazzi, Christian Marconcini, Elena Minichiello, Renato Raimondi, Elena Rapisarda, Elisa Visari    
location: Italia
voto: 6

È un Muccino a denominazione di origine controllata, un Muccino che spara muccinate all'ennesima potenza quello di A casa tutti bene, che sancisce il benefico (nei limiti del possibile) ritorno in patria dopo la deludentissima parentesi americana. Ancora una volta - come era accaduto ne L'ultimo bacio, in Ricordati di me e in Baciami ancora - Muccino mette alla prova ugola e laringe dei suoi attori, costringendoli a berci, urla e cachinni forsennati, come si conviene al suo cinema tutto sopra le righe, giocato per accumulo di scene madri, erede indegno di Matarazzo.
Per l'occasione, ci troviamo a Ischia, dove babbo Pietro (Marescotti) e mamma Alba (Sandrelli) celebrano le nozze d'oro. A festeggiare con loro ci sono figli e nipoti e tutto sembra andare secondo convenienza finché si mangia e si intonano a squarciagola i motivi degli anni che furono (da Cocciante e Battisti fino a Paolo Conte). Ma il maltempo blocca tutti sull'isola e la convivenza coatta e prolungata di qualche ora scoperchia un vaso di Pandora fatto di dissapori mai appianati, ricatti, tradimenti. E così la festa si trasforma in un'orgia melodrammatica dalla quale emergono le debolezze, le frustrazioni e gli egoismi di tutti, nessuno escluso.
Muccino dirige con consumato mestiere, padroneggiando l'uso della macchina da presa con generosi dolly e movimenti fluidi della macchina da presa, mettendo peraltro il cast nelle condizioni di esprimere una gamma emotiva vastissima (Favino per overacting e Ghini che recita per sottrazione sopra a tutti gli altri). A una forma (quasi) ineccepibile corrisponde tuttavia un copione che ritaglia figure schematiche a un passo dalla caricatura (su tutte, curiosamente proprio quella di Sabrina Impacciatore, qui anche in veste di cosceneggiatrice), riducendo la sostanza a una banale questione di corna.    

domenica 11 febbraio 2018

The party

anno: 2018       
regia: POTTER, SALLY
genere: drammatico
con Cillian Murphy, Emily Mortimer, Timothy Spall, Kristin Scott Thomas, Patricia Clarkson, Cherry Jones, Bruno Ganz    
location: Regno Unito
voto: 2

Ha un solo pregio The party, il film di Sally Potter, già regista di Orlando, Lezioni di tango e L'uomo che pianse: quello di avvalersi delle notevolissima fotografia in bianco e nero di Aleksei Rodionov. Già, perché nemmeno i 70 minuti secchi di durata sono una qualità, giacche in questa occasione sembrano durare un'eternità. The party ("la festa", ma anche "il partito") è uno di quei film di palmare impianto teatrale rispetto al quale il confronto con opere quali Il fascino discreto della borghesia, Trappola mortale, Carnage, Cena tra amici o Perfetti sconosciuti appare persino irriverente. Nel film della Potter non c'è alcuna capacità di scrittura, i personaggi sono bipedi ridotti a macchiette, i dialoghi financo imbarazzanti e la tensione posticcia. Quanto al plot, gratta gratta si tratta di una banale questione di corna: in occasione della promozione a ministro del governo ombra della padrona di casa (Scoitt-Thomas) vengono invitati nella sua abitazione londinese un'amica acida con il suo compagno tedesco dai modi da santone (Ganz), una coppia di lesbiche e un giovane promoter finanziario (Murphy). Non si arriverà neppure agli antipasti, perché dalla doppia confessione del padrone di casa (Spall) parte un crescendo di smascheramenti che conduce a un vero psicodramma. Accumulando banalità su banalità, senza la benché minima capacità di essere corrosivo, il film della Potter spinge sul pedale del grottesco con risultati imbarazzanti, sprecando un cast stellare nel quale Bruno Ganz sta comunque una spanna su tutti gli altri.    

venerdì 8 settembre 2017

Il colore nascosto delle cose

anno: 2017       
regia: SOLDINI, SILVIO  
genere: sentimentale
con Valeria Golino, Adriano Giannini, Arianna Scommegna, Laura Adriani, Anna Ferzetti, Andrea Pennacchi, Beniamino Marcone, Mattia Sbragia, Valentina Carnelutti, Roberto De Francesco, Giuseppe Cederna, Rossana Mortara, Italo Amerighi, Angela Ciaburri, Alessandro Minati, Giorgia Ciotola, Laura Nardi, Maria Cristina Mastrangeli, Lorenzo Terenzi, Irene Vannelli, Vito Mancusi, Rita de Donato, Aglaia Mora, Pierpaolo Tesoro, Habubur Rahaman, Alice Ferranti, Giuseppe Vaccaro, Marco Corazza, Alfonso Somma, Marco Nobili, Massimo De Santis, Simona Senzacqua, Marco Frezza, Tommaso Petralia, Valerio Petralia    
location: Italia
voto: 7  

Teo (Giannini) è un pubblicitario romano con inestirpabile tendenza alla bugia compulsiva. Eterno Peter Pan, è in procinto di andare a convivere con Greta (Ferzetti), ma nel frattempo ha un'amante sposata (Carnelutti) e si invaghisce di Emma (Golino) dopo esserne stato sedotto dalla voce ascoltata durante "Dialogo al buio", un'esperienza che avvicina le persone cosiddette normali al mondo percettivo dei ciechi. Già, perché Emma, un' osteopata, ha perso la vista a 17 anni ed è cieca ma piena di vita. Tra i due inizia una relazione inevitabilmente complicata.
A cinque anni di distanza da Il comandante e la cicogna e dopo ben tre documentari (di cui uno, Per altri occhi, affrontava già il tema della cecità), Soldini torna al film di finzione. Lo fa mettendo in scena - con una variazione continua di formati - una vicenda intimista e delicata, sulla scorta di Cosa voglio di più, tra due personaggi che non potrebbero essere più lontani. Con lui, a vent'anni esatti da Le acrobate, ci sono una straordinaria Valeria Golino (che qui recita con lenti opacizzate per calcare il verismo del personaggio) e un credibilissimo, per quanto calato nel ruolo di bugiardo incallito, Adriano Giannini. Al film non mancano né ritmo né tensione narrativa, ma qualche didascalismo di troppo a sottolineare l'origine psicologica del carattere di Teo controbilancia in negativo l'idea diffusa del rapporto tra apparenza e realtà, rinvenibile tanto nell'azione di un robottino per la pulizia domestica quanto negli occhi di una madre che segretamente scruta i movimenti della figlia (Adriani).    

venerdì 7 luglio 2017

Breve Storia di lunghi tradimenti

anno: 2012       
regia: MARENGO, DAVIDE
genere: drammatico
con Guido Caprino, Carolina Crescentini, Maya Sansa, Flora Martinez, Philippe Leroy, Michele Venitucci, Franco Ravera, Gaetano Bruno, Ennio Fantastichini, Francesco Pannofino, Marina Rocco, Nino Frassica, Paolo Calabresi, Manuela Morabito, Ramsés Ramos, Marcello Mazzarella, Vanessa Villafane, Alice Palazzi, Anna Ammirati    
location: Italia
voto: 4,5

Un avvocato torinese (Caprino) separatosi suo malgrado dalla moglie (Sansa) si trova invischiato in una complicatissima vicenda di crimini finanziari. Al centro di essa c'è la nuova proprietaria di una multinazionale (Crescentini) che traffica con un dittatore sudamericano, ma il vero deus ex machina dell'intera faccenda è un ottantenne fintamente interessato alle energie pulite (Leroy) ma in realtà in combutta con loschi faccendieri che trafficano con le scorie radioattive.
Dopo Notturno bus e Un fidanzato per mia moglie, il regista Davide Marengo dimostra una volta di più di avere idee assai confuse sulla strada da intraprendere. Qui l'asticella delle ambizioni viene issata che più in alto non si potrebbe (sebbene sia notevole, per tecnica di ripresa e montaggio, la scena iniziale ambientata nel 1918), il racconto è a puzzle, alcune figure di contorno sono totalmente fuori registro (quelle di Frassica e Pannofino in primis) e lo standard recitativo è appena sul livello di guardia. Un'occasione persa tanto per l'originalità del tema (che avrebbe potuto costituire la via italiana a film come Margin call o Blood diamond), quanto per la possibilità di cercare una nuova strada al film di genere, che si perde in un'opera a teorema nella quale tutti tradiscono tutti.    

martedì 23 agosto 2016

Images

anno: 1972   
regia: ALTMAN, ROBERT   
genere: drammatico   
con Susannah York, René Auberjonois, Marcel Bozzuffi, Hugh Milais, Cathryn Harrison, John Morley    
location: Usa
voto: 6,5   

Una donna giovane e benestante, Catheryn (York), crede di essere oggetto di persecuzioni telefoniche da parte di una misteriosa voce femminile che la informa a proposito di presunte infedeltà del marito (Auberjonois). Con quest'ultimo la donna si trasferisce nella loro casa di campagna, nella quale Catheryn rivede il fantasma di un amante avuto anni prima (Bozziffi) e dove fa loro visita un uomo (Milais) col quale, in passato, c'è stata una accidentata liason. La donna dà fondo a tutta la sua schizofrenia.
Thriller psicologico che parte incrociando le tematiche del tradimento, della colpa, del lutto e della gelosia, ma che finisce per avvitarsi su sé stesso in maniera labirintica quando prova a sondare più da vicino lo sdoppiamento della protagonista, l'attrice Susannah York, dai cui racconti è tratto il film. Altman conferisce al tutto un'impeccabile messa in scena con divagazioni horror, ma la parte migliore la gioca il mai abbastanza apprezzato musicista giapponese Stomu Yamashta, all'epoca uno dei nomi di punta dell'avanguardia elettronica mondiale, con rumorismi ad altissimo tasso ansiogeno.

giovedì 11 febbraio 2016

Perfetti sconosciuti

anno: 2016       
regia: GENOVESE, PAOLO
genere: commedia
con Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Marco Giallini, Edoardo Leo, Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher, Kasia Smutniak, Benedetta Porcaroli    
location: Italia
voto: 7,5

È la notte di San Valentino e a casa di Rocco (Giallini) ed Eva (Smutniak) si cena tutti insieme nell'attesa dell'eclissi di luna. Alle due coppie ospiti si aggiunge Peppe (Battiston), atteso in compagnia della sua nuova fiamma che non arriverà neppure stavolta, Bianca (Rohrwacher) e Cosimo (Leo), coppia fresca di matrimonio, e Lele (Mastandrea) e Carlotta (Foglietta), binomio coniugale perennemente sull'orlo di una crisi di nervi. Eva propone un gioco: si depositano i cellulari sul tavolo, si leggono pubblicamente i messaggi e si ascoltano in viva voce le conversazioni. Ma siccome quasi tutti hanno qualche scheletro nell'armadio, ne esce una carneficina. Con molti colpi di scena e sorpresa finale.
Paolo Genovese (già regista di film come Immaturi, Una famiglia perfetta e Tutta colpa di Freud) firma, con la complicità di Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini e Rolando Ravello, il suo film più compiuto, cavalcando l'onda del successo di opere come ne I nostri ragazzi, Il nome del figlio e Dobbiamo parlare, al quale fa da cornice non più di un'ambientazione due camere e tinello bensì un nell'appartamentone ultraborghese ai Parioli di Roma che fa da teatro a questo ennesimo gioco al massacro. Se il cast - con la sola eccezione di Alba Rohrwacher alla quale riescono soltanto ruoli piagnucolosi - è affiatatissimo, il vero valore aggiunto del film sta in uno script congegnato in maniera assai imprevedibile, quantunque incapace di risolvere il finale con maggiore coraggio (ma lo si può leggere in diverse maniere). Dialoghi e sceneggiatura portano sulla tavola i temi del tradimento (nella coppia, ma anche tra amici), dell'omofobia e delle relazioni con i figli attraverso una scrittura essenziale, ma anche piena di guizzi (come nel caso della distinzione tra gli uomini assimilati ai pc Microsoft - che valgono poco, sanno fare una sola cosa alla volta e sono inaffidabili - e le donne associate al Mac - che costano molto, danno dipendenza e creano circuiti chiusi). Si ride molto, ma nel film non c'è quasi cenno a una riflessione sulla accettazione acritica della tecnologia e sulla conseguente atrofizzazione della distinzione tra pubblico e privato.
Sui titoli di coda si può ascoltare l'ennesima, irritante canzone di Fiorella Mannoia, registrata appositamente per il film. Uscite sereni: non vi perderete nulla.    

mercoledì 10 febbraio 2016

Lo stagista inaspettato (The Intern)

anno: 2015       
regia: MEYERS, NANCY  
genere: commedia  
con Robert De Niro, Anne Hathaway, Rene Russo, Nat Wolff, Adam DeVine, Anders Holm, JoJo Kushner, Andrew Rannells, Zack Pearlman, Jason Orley, Christina Scherer, Linda Lavin, Celia Weston, Steve Vinovich, C.J. Wilson, Erin Mackey, Christina Brucato, Emma Angstadt    
location: Usa
voto: 4  

Superman ha 70 anni, è pensionato, vedovo e si chiama Ben Whittaker (De Niro). Per 40 anni è stato dietro la stessa scrivania a occuparsi di vendite e adesso, che di tempo ne ha tanto, non ce la fa a starsene con le mani in mano. Finisce così col farsi reclutare in qualità di stagista senior da un'azienda da 200 dipendenti che vende abbigliamento femminile on line e che è diretta da una trentenne nevrastenica, insonne e carrierista (Hathaway). Con savoir faire da vero gentiluomo e un understatement da grande diplomatico, Ben riuscirà non soltanto a fornire un importante contributo all'azienda, ma anche a ridare autostima alla sua capa, minacciata dal possibile ingresso di un amministratore delegato esterno, e a salvarle il matrimonio.
Specialista in commedie per famiglie imperniate sul confronto maschio-femmina (Genitori in trappola, What women want, Tutto può succedere, L'amore non va in vacanza, È complicato), Nancy Meyers firma l'ennesimo copione stucchevole affidandosi a una coppia di interpreti che sono una garanzia al botteghino. De Niro gigioneggia come mai in precedenza, licenziando a suon di smorfie una delle prove peggiori di tutta la carriera, mentre la Hathaway si limita a strabuzzare gli occhi da cerbiatta. Il resto è paccottiglia piena di melassa, esaltazione della famiglia e del carrierismo, nella peggiore tradizione dell'american way of life.    

sabato 28 novembre 2015

Dobbiamo parlare

anno: 2015       
regia: RUBINI, SERGIO
genere: commedia
con Fabrizio Bentivoglio, Maria Pia Calzone, Isabella Ragonese, Sergio Rubini
location: Italia
voto: 6

In un attico pieno di magagne al centro di Roma vivono Vanni (Rubini) e Linda (Ragonese), lui scrittore dalla penna inaridita, lei ghostwriter che aspira alla propria autonomia. Nel bel mezzo dei preparativi per un'uscita con amici, piomba a casa loro un'amica (Calzone) sconvolta dalla scoperta del tradimento del marito, un celebre cardiochirurgo (Bentivoglio). Poco più tardi arriva anche lui e la serata si trasforma in una carneficina durante la quale ciascuno disseppellisce le asce di guerra per scaraventare sugli altri rancori sopiti, patologie di coppia e frustrazioni mai digerite, in un gioco al massacro di tutti contro tutti.
Al suo dodicesimo film, Rubini gira un Carnage all'amatriciana di chiaro impianto teatrale, a tratti assai divertente (con Bentivoglio che, se possibile, si supera nella parte del medico trucido che a ogni frase tira fuori una battuta comica) ma derivativo (Ferie d'Agosto, Cena tra amici), zeppo di stereotipi (la destra, la sinistra…), elementi superflui (il pesce dell'acquario che osserva la serata con la voce di Antonio Albanese), clamorosi difetti di casting (Maria Pia Calzone, adeguata nella serie televisiva Gomorra, qui è improponibile nel confronto con gli altri del quartetto protagonista né il gli etti di botulino non aiutano la già precaria articolazione mimica) e il finale pacificatorio che è esattamente quello che ti aspetti.    

lunedì 16 novembre 2015

Leviathan

anno: 2014       
regia: ZVYAGINTSEV, ANDREY 
genere: drammatico 
con Aleksey Serebryakov, Elena Lyadova, Vladimir Vdovichenkov, Roman Madyanov, Anna Ukolova, Sergey Pokhodaev, Aleksey Rozin, Kristina Pakarina, Igor Sergeev, Dmitriy Bykovskiy-Romashov, Valeriy Grishko, Sergey Bachurskiy, Igor Savochkin, Platon Kamenev, Lesya Kudryashova, Sergey Borisov, Sergey Murzin, Natalya Garustovich, Olga Lapshina, Anna Pereleshina, Alla Emintseva, Margarita Shubina, Irina Ryndina, Irina Gavra, Andrey Kostyuk, Vyacheslav Gonchar, Irina Vilkova, Alim Bidnenko, Tatyana Afanaseva, Mariya Skornitskaya, Elena Ivitskaya, Vladimir Lupanov, Ruslan Khabibullov, Larisa Krupina, Pavel Kolmakov-Lebedev, Artyom Kobzev, Dmitriy Kuryanov, Konstantin Telegin, Aleksey Dolgushin, Aleksey Pavlov, Igor Litovkin, Grigory Baranov, Dmitriy Tolkachyov, Viktor Ryabov, Sergey Grab, Evgeniy Ryabov, Evgeniy Yakunin, Nikita Yashin, Andrey Kolyadov, Ulyana Artemenko, Aleksandr Shabalin, Aleksey Karabanov, Andrey Belozerov, Sergey Zhivotov, Valeriy Devyatykh, Dmitriy Kovalenko    
location: Russia
voto: 6 

In Italia non lo si vedeva dal 2003, quando vinse il Leone d'oro con Il ritorno, storia di una paternità difficile. Poi, ogni film almeno un premio: quello per la migliore interpretazione maschile (Izgnanie) e il gran premio della giuria (Elena), entrambi a Cannes, ambedue invisibili da noi. Poi arriva questo Leviathan, premio per la miglior sceneggiatura ancora a Cannes nonché Golden Globe 2015 come miglior film straniero. Ancora una volta Andrey Zvyagintsev mostra una totale padronanza espressiva del mezzo filmico, scaraventando sulle nostre retine immagini magnifiche fin dalla prima inquadratura e procedendo nuovamente con un racconto ellittico e sospeso ai limiti del mistero, algido e metafisico, nel quale trova ancora cittadinanza, anche se sulle quinte del copione, il tema della paternità. La vicenda raccontata è quella di Kolya (Serebryakov), meccanico assai scontroso spesso attaccato alla bottiglia, che vive col figlio adolescente e la seconda moglie in una casa collocata in una zona che fa gola al sindaco locale (Madyanov). Il potere devastante e laviatanico del politico corrotto gliela vuole demolire a suon di carte bollate e intrighi legali. Per difendersi, Kolya non ha altro che un principe del foro giunto appositamente da Mosca (Vdovichenkov), che ha con sé un dossier scottante riguardante il sindaco. L'avvocato sembra avere preso molto seriamente il suo impegno (ma perché? Chi è? Da dove viene?) ma poi le cose precipitano e Kolya si troverà solo a combattere una battaglia impossibile.
L'amicizia, il tradimento, la paternità, l'adolescenza, la mostruosità del potere sono le pietre angolari sulle quali poggia un racconto dai tempi dilatatissimi (sarà per questo che Zvyagintsev piace così tanto ai francesi?), giocato per sottrazione, popolato da personaggi meschini e ruvidi che compongono il mosaico di un'umanità sfatta e corrotta, emblema della Russia di Putin forse peggiore di quella zarista, che offre al titolo del film una duplice lettura: oltre a quella biblica, tratta dal libro di Giobbe, quella hobbesiana del Leviatano, l'espressione massima della mostruosità del potere di fronte all'impotenza dell'individuo.
Orecchio alle musiche: le ha firmate Philip Glass.    

sabato 31 ottobre 2015

Tutto può accadere a Broadway (She's Funny That Way)

anno: 2014       
regia: BOGDANOVICH, PETER 
genere: commedia 
con Owen Wilson, Imogen Poots, Kathryn Hahn, Will Forte, Rhys Ifans, Lucy Punch, Joanna Lumley, Cybill Shepherd, Illeana Douglas, Richard Lewis, Austin Pendleton, George Morfogen, Ahna O'Reilly, Jake Hoffman, Tovah Feldshuh, Jennifer Aniston, Tatum O'Neal, John Robinson, Michael Shannon, Quentin Tarantino   
location: Usa
voto: 5 

A 76 anni, dopo un letargo dal grande schermo durato quasi 3 lustri (nel frattempo ha girato qualcosa per la televisione), Peter Bogdanovich - ex asso del cinema indipendente americano degli anni '70 - torna con una commedia degli equivoci che sta tra l'umorismo jewish à la Woody Allen e Neil Simon, la commedia sofisticata à la Lubitsch e il registro scanzonato di alcuni suoi film precedenti come Ma papà ti manda sola? e …E tutti risero.
Lo spunto è davvero minimo: un regista teatrale (Wilson), puttaniere ma anche filantropo seriale, si ritrova sul palco, a sostenere un provino, una delle escort che hanno fruito dei suoi lauti compensi (Poots). L'uomo tenta di dissimulare, sua moglie (Hahn) fiuta l'inganno e l'attore protagonista e narciso (Ifans) peggiora le cose. Il copione opta per un racconto in retrospettiva, che la excort-attrice rivela alla sua psicoterapeuta (Douglas), unica scelta fuori canone di una screwball comedy peraltro scoppiettante, con grande ritmo, ma identica a mille altre e con una miriade di personaggi monodimensionali limitati alla macchietta, quello di Jennifer Aniston su tutti. Camei per Michael Shannon e Quentin Tarantino (nella parte di sè stesso).

giovedì 27 agosto 2015

In un posto bellissimo

anno: 2015       
regia: CECERE, GIORGIA
genere: drammatico
con Isabella Ragonese, Alessio Boni, Paolo Sassanelli, Michele Griffo, Faysal Abbaoui, Tatiana Lepore, Piera Degli Esposti, Teresa Acerbis, Massimo Maffei, Carlotta Galli, Costanza Carafa    
location: Italia
voto: 4

"Avercelo uno normale…", sospira la sua socia (Lepore) del negozio dove Lucia (Ragonese) vende e confeziona fiori. "Tu non sei normale!", sentenzia suo marito (Boni). È tutto troppo "normale" nella vita della donna da apparirle insensato. Sfido io: con una costante mise antistupro (gonne plissettate, cardigan con colletto che spunta dal girocollo, capelli pinzati), il bel marito non ci ha pensato due volte a trovarsi un'amante (didascalica fino all'umorismo involontario la scena in cui i due ritrovano l'amplesso dopo che lei ha acquistato un indumento sexy per la notte). Come se non bastasse, Lucia si ritrova in casa anche Adenoid Android (Griffo), il figlio adolescente che parla con le adenoidi ed è meno espressivo di Wall-e (sarebbe interessante sapere in quale reparto di neuropsichiatria infantile è stato fatto il casting). La meta della donna, in una condizione sovraeccitante di questo tipo, diventa allora quella di prendere la patente prima di essere tumulata e, ancor di più, di aiutare un giovanissimo venditore ambulante (Abbaoui) che ha casualmente conosciuto all'indomani di un furto. La visita all'anziana madre (Degli Esposti) di una sua amica morta in un incidente e gli stanchi incontri con i genitori condiscono il resto della noiosissima vita della protagonista. Vita che annoia anche lo spettatore, incastrato tra trovate narrative forzate (il rapporto con l'immigrato sembra la bruttissima copia di Vesna va veloce o Welcome), scrittura piatta e personaggi pretestuosi, circondati da un'aura impalpabile, alla pari del titolo, destinato a un precocissimo oblio. Alla sua opera seconda dopo Il primo incarico, Giorgia Cecere dimostra ancora una volta quanto un'ambientazione ben studiata (la tranquilla Asti), la cifra stilistica a colori pastello e un copione scritto per sottrazione non bastino a fare cinema d'autore.