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domenica 21 aprile 2019

Io sono un campione (This Sporting Life)

anno: 1963       
regia: ANDERSON, LINDSAY    
genere: drammatico    
con Richard Harris, Rachel Roberts, Alan Badel, William Hartnell, Colin Blakely, Vanda Godsell, Anne Cuningham, Jack Watson, Arthur Lowe, Harry Markham    
location: Regno Unito
voto: 4    

Un ex minatore dello Yorkshire (Harris) diventa un giocatore di rugby di una certa fama. Il successo e i soldi però non gli servono per gestire i rapporti con gli altri, spesso burrascosi, e soprattutto non gli permettono di ricevere le attenzioni della donna che dice di amare, la vedova presso la quale abita (l'algida Rachel Roberts), nonostante le attenzioni che riesce a riservare ai figli di questa.
Opera d'esordio di Lindsay Anderson nell'ambito del cosiddetto free cinema inglese, sotto l'egida di Karel Reisz, che di quella corrente fu l'esponente di punta. A distanza di anni il film tratto dal romanzo di David Storey non regge affatto l'usura del tempo, si perde in scene ripetitive, esorbitando le due ore di durata e limitandosi a raccontare, con uno stile iperrealista che all'epoca suscitò un certo scalpore, gli eccessi di una vita tutta sopra righe.    

venerdì 22 marzo 2019

Ride

anno: 2018       
regia: MASTANDREA, VALERIO    
genere: drammatico    
con Chiara Martegiani, Renato Carpentieri, Stefano Dionisi, Arturo Marchetti, Milena Vukotic, Mattia Stramazzi, Walter Toschi, Giancarlo Porcacchia, Silvia Gallerano, Raffaele Vannoli, Giordano De Plano, Lino Musella    
location: Italia
voto: 3    

Un operaio è morto sul lavoro. L'evento suscita la commozione della comunità di lavoratori che vivono sul litorale laziale, a Nettuno, vicino Roma. Suo figlio di dieci anni (Marchetti) cerca di esorcizzare il dolore immaginando una telecronaca dell'evento funerario in compagnia di un coetaneo. Soltanto sua moglie (Martegiani), la compagna di una vita, non riesce a piangere.
Valerio Mastandrea esordisce dietro la macchina da presa con un film coraggioso, ma letale per chi tenta infruttuosamente di rimanere in stato di veglia. Ritmo lentissimo, recitazione (in primis della protagonista, compagna nella vita dell'attore-regista romano e qui per la prima volta sul grande schermo) di livello amatoriale, una valanga di ellissi, troppa carne al fuoco (l'elaborazione del lutto, il tema del figliol prodigo, le lotte operaie, la malattia) ma anche troppa, davvero troppa musica. in mezzo a tanta materia maldestramente organizzata, diventa compito dello spettatore quello di ricostruire i rapporti tra l'anziano padre (Carpentieri), anch'egli con un passato da operaio, e il figlio maggiore (Dionisi), un cinquantenne ricomparso dal nulla, o di dare un senso alle incursioni posticce di una ex fidanzata del defunto, interpretata da una Silvia Gallerano che fatica a capire che quello non è più il palcoscenico dove ha portato La merda, il suo fortunatissimo (sic) spettacolo teatrale. La macchina da presa incollata col millechiodi sul pavimento e l'irpino Carpentieri che tenta di scimmiottare il vernacolo romanesco contribuiscono ad accentuare l'effetto straniante di tutta l'operazione, che vede così maldestramente naufragare quel mood malinconico che Mastandrea riesce quasi sempre a portare davanti alla macchina da presa ma che, dietro, diventa a tratti involontariamente grottesco.    

lunedì 14 gennaio 2019

Demolition - Amare e Vivere

anno: 2015       
regia: VALLEE, JEAN-MARC    
genere: drammatico    
con Jake Gyllenhaal, Naomi Watts, Chris Cooper, Judah Lewis, Heather Lind, C.J. Wilson, Polly Draper, Malachy Cleary, Debra Monk, Wass M. Stevens, Blaire Brooks, Ben Cole, Brendan Dooling, James Colby, Alfredo Narciso, Madison Arnold, Tom Kemp, Stephen Badalamenti    
location: Usa
voto: 5    

Un incidente d'auto e David Mitchell (Gyllenhaal) - consulente presso la finanziaria gestita dal torvo suocero (Cooper) - rimane vedovo. È proprio il suocero a suggerirgli di analizzare tutto smontando pezzo per pezzo la sua vita. E lui si attiene alle indicazioni in maniera rigorosa: dapprima smontando computer e tutto ciò che gli capita a tiro, quindi devastando la sua lussuosissima casa. La sua vita si è inceppata come lo snack nel distributore automatico dell'ospedale dove è morta sua moglie. È da una lettera per richiedere il rimborso di quei pochi spiccioli, vergata a mano e dai forti contenuti autobiografici,  che comincia uno scambio e poi l'incontro con l'addetta all'ufficio reclami (Watts) che gestisce la macchina degli snack, una donna con figlio adolescente difficile al seguito (Lewis).
Sembra il complemento maschile a Wild il quarto film di Jean-Marc Vallee: lì Reese Witherspoon abbandonava la casa per andare alla ricerca di sé stessa in un'interminabile camminata; qui Jake Gyllenhaal si cala totalmente nell'ambiente domestico e cerca a colpi di martello di cogliere tutti quei dettagli che la moglie gli ha sempre rimproverato di non vedere. L'inizio del film è promettente e originale, ma poi la carne al fuoco diventa davvero troppa: il tradimento, l'omosessualità acerba del ragazzino, i rapporti difficili tra il protagonista e suo suocero, un amore che forse non era tale. Una storia inverosimile che procede per insistite metafore sul tema dell'elaborazione del lutto e sullo sfondo di ambienti impomatati.    

domenica 2 dicembre 2018

Widows: Eredità criminale

anno: 2018       
regia: McQUEEN, STEVE    
genere: giallo
con Viola Davis, Liam Neeson, Jon Bernthal, Manuel Garcia-Rulfo, Coburn Goss, Michelle Rodriguez, Cynthia Erivo, Colin Farrell, Daniel Kaluuya, Elizabeth Debicki, Jacki Weaver, Robert Duvall    
location: Usa
voto: 7    

Siamo nel 2008 e a Chicago ci sono le elezioni municipali. Tra i contendenti il rampollo (Farrell) pluriindagato e scansafatiche di una famiglia che amministra la città da oltre sessant'anni e un nero della mala locale (Brian Tyree Henry) che, attorniato da scagnozzi della peggior specie, sogna di poter "mettere le mani in pasta" negli affari che riguardano appalti e costruzioni. Per farlo, quest'ultimo deve puntare sui soldi da investire in campagna elettorale che però gli sono stati sottratti da un rapinatore d'alto bordo (Neeson), che muore nella sua ultima "missione". L'aspirante sindaco va allora a bussare a casa della vedova (Davis), convinto di riuscire a trovare il bottino. La donna si trova costretta a mettere in atto un piano diabolico del marito, meticolosamente appuntato su un diario. Per farlo, recluterà le donne rimaste vedove nello stesso colpo dove morì suo marito.
Dopo Hunger, Shame e 12 anni schiavo, Steve McQueen gira un heist movie che soffre qualche verbosità di troppo nella parte centrale, ma che assesta una seri di colpi di scena che garantiscono suspense e divertimento fino all'ultimo minuto.    

venerdì 21 settembre 2018

The Equalizer 2 - Senza perdono

anno: 2018       
regia: FUQUA, ANTOINE    
genere: thriller    
con Denzel Washington, Pedro Pascal, Bill Pullman, Melissa Leo, Jonathan Scarfe, Ashton Sanders, Mickey Gilmore, Abigail Marlowe, Alexa Giuffre, Kayla Caulfield    
location: Belgio, Turchia, Usa
voto: 7    

Dopo 4 anni Denzel Washington torna più in forma che mai per mettere un po' d'ordine a Boston, ma all'occorrenza va anche in trasferta, per esempio in Turchia. E per fare piazza pulita di rapitori, sicari, bulletti di quartiere, figli di papà e killer professionisti non esita a ricorrere ad armi bianche come carte di credito o teiere, quando non arriva a veri e propri lavoretti da alta macelleria, con squartamenti chirurgici. Il due volte premio Oscar impersona un ex agente della CIA che lavora come tassista per una compagnia tipo Uber, un vedovo al quale viene uccisa l'unica amica (Leo) che gli è rimasta. Rimessosi in pista per vendicare l'omicidio, il nostro va alla ricerca dei responsabili, professionisti che hanno simulato una rapina per uccidere la donna, ma che invece sono dei fuoriusciti dalla stessa CIA. Nel frattempo, questo giustiziere della notte 2.0 ha un bel da fare per evitare che anche un giovane disegnatore che abita nel suo condominio (Sanders) venga assoldato dalla malavita.
Antoine Fuqua dimostra ancora una volta di essere uno dei migliori registi di film d'azione di Hollywood: ritmo tesissimo, intreccio ben congegnato e un bel po' di effetti speciali per simulare l'arrivo di un tornado nel lungo sottofinale si combinano con il tratteggio intimista e tutto in chiaroscuri di questo eroe appartato, che legge Proust e si muove col passo felpato di chi vorrebbe sempre stare nell'ombra. Washington lo interpreta anche senza muovere un solo muscolo facciale che non sia quello degli occhi, mettendo la firma su un'ennesima prova maiuscola. Sicché il secondo capitolo di The equalizer - tratto da una serie tv degli anni '80 - è uno di quei che non fanno affatto rimpiangere il precedente, salvo esplicitare forse un po' troppo quegli aspetti misteriosi del personaggio così finemente lasciati in ombra nell'opera precedente.    

mercoledì 28 marzo 2018

Oltre la notte (Aus dem Nichts)

anno: 2017       
regia: AKIN, FATIH
genere: drammatico
con Diane Kruger, Denis Moschitto, Johannes Krisch, Numan Acar, Samia Muriel Chancrin, Johannes Krisch, Ulrich Tukur, Ulrich Brandhoff, Hanna Hilsdorf    
location: Germania, Grecia
voto: 8

Nuri (Acar) è un cittadino di Amburgo di origini curde con qualche precedente per spaccio e un po' di galera alle spalle, ma ormai integrato nella società tedesca. Un giorno, mentre si trova col figlio piccolo al lavoro, una bomba li uccide entrambi. La moglie (Kruger) è convinta che si tratti di un'azione a sfondo razzista, dietro la quale si celano i neonazisti, mentre la polizia rovista nel passato non sempre cristallino del marito. Fine del primo atto. Si va a processo. La moglie non sbagliava: sul banco degli imputati c'è una coppia di giovani fanatici di Hitler. Il primo grado dà ragione a loro. Terzo atto: la vedova si trova in Grecia, sulle tracce di un sostenitore di Alba Dorata - il gruppo dell'ultradestra locale - per poter sbrogliare la matassa. Vietato lo spoiler.
Ci deve essere una qualche forma di idiosincrasia latente dei titolisti italiani nei confronti del regista turco-tedesco se ancora una volta l'epigrafe di un suo film - come era già accaduto con il notevolssimo Ai confini del paradiso - viene tradotto con tanta banalità (quello originale corrisponderebbe a "Dal nulla", che non è il massimo che si possa chiedere a un copywriter, ma è già qualcosa…). Ed è un vero peccato, perché Akin ha già dimostrato di avere talento, originalità da vendere (Soul kitchen) e grande sensibilità verso le tematiche sociali (La sposa turca) e non andrebbe zavorrato da titoli tanto improbabili. I tre atti di Oltre la notte sono la dimostrazione di una capacità narrativa indiscutibile, oltre che dell'attitudine a scrivere copioni impeccabili e senza sbavature. Se poi al tema di fondo, spinto dall'urgenza di raccontare le azioni omicide delle formazioni neonaziste tedesche (il film si ispira a fatti reali messi in pratica dal gruppo neo-nazista NSU - National Socialist Underground - a partire dal 2000), ci unisci una prova d'attrice magistrale come quella sfornata da Diane Kruger, giustissimamente premiata a Cannes per la migliore interpretazione femminile, ecco che non può sorprenderti nemmeno il Golden Globe 2018 come miglior film in lingua straniera.    

mercoledì 14 marzo 2018

Il giustiziere della notte (Death Wish)

anno: 2018       
regia: ROTH, ELI  
genere: poliziesco  
con Bruce Willis, Elisabeth Shue, Vincent D'Onofrio, Dean Norris, Jack Kesy, Len Cariou, Kirby Bliss Blanton, Mike Epps, Beau Knapp, Kimberly Elise    
location: Usa
voto: 4  

Il dottor Kersey (Willis) è uno stimato chirurgo che vive a Chicago con la moglie (Morrone) e la figlia adolescente (Shue). Alcuni malviventi fanno a pezzi l'idillio familiare irrompendo nella sua casa proprio nel giorno in cui lui viene chiamato d'urgenza in ospedale. La moglie finisce al creatore, la figlia va in coma. Lui si rivolge alla polizia che, come da protocollo, brancola nel buio e allora - con l'aiuto di qualche tutorial preso da YouTube e un po' di rabbia in corpo - l'uomo si trasforma in un tristo mietitore che gira semincappucciato per le strade della città allo scopo di ripulirla da qualche criminale e di arrivare agli uomini che lo hanno reso vedovo prima del tempo.
Operazione rischiosissima quella di proporre il remake de Il giustiziere della notte di Michael Winner, con Charles Bronson nei panni del protagonista. Un po' perché quelli erano altri tempi e il senso di film dichiaratamente di destra non si scontrava come adesso con il politically correct; ma ancora di più perché con la politica di Trump in materia di armi si rischia soltanto di mettere benzina sul fuoco di una questione già incandescente. Al di là dei contenuti discutibilissimi, dunque, sul piano squisitamente cinematografico Eli Roth, che viene dal cinema horror, non poteva che spingere sul pedale del grand guignol, consegnando ai cattivoni di turno una fine telefonatissima e quanto mai cruenta. Il tentativo di incipriare il film con qualche spruzzata di umorismo e l'aggiornamento ai tempi che corrono (il tam tam sui social, la pervasività dei mezzi elettronici, eccetera) non conferisce all'opera alcuna memorabile peculiarità e le quasi due ore di film - con un prologo stremante - se ne vanno in puro divertimento acefalo.    

domenica 14 gennaio 2018

Remember

anno: 2015   
regia: EGOYAN, ATOM   
genere: drammatico   
con Christopher Plummer, Martin Landau, Dean Norris, Bruno Ganz, Jürgen Prochnow, Heinz Lieven, Henry Czerny, Sofia Wells, Peter DaCunha, Kim Roberts, Janet Porter, Stefani Kimber, Duane Murray, Amanda Smith    
location: Canada, Germania
voto: 6   

Rimasto da poco tempo vedovo e ormai in pianta stabile in una casa di riposo per anziani, Zev (Plummer) - sotto la guida solerte dell'amico Max (Landau) - vuole mantenere a tutti i costi fede alla promessa che fece prima di perdere la memoria: uccidere il nazista che sterminò la sua famiglia. L'uomo lascia così l'istituto per mettersi alla caccia della sua vittima, di cui conosce soltanto il nome. Il suo itinerario si trasforma in un'angosciante e scrupolosa ricerca di questo fantasma del passato.
Ennesimo film sulla questione ebraica per l'armeno canadese Atom Egoyan, che qui imbastisce un racconto in forma di road movie con qualche sbavatura (vicende e personaggi non sempre plausibili), ma con indubbia tecnica nel costruire un climax efficacissimo, che tocca l'acme nello spiazzante finale, forse eccessivo.    

lunedì 16 ottobre 2017

Mr. Ove (En man som heter Ove)

anno: 2017       
regia: HOLM, HANNES 
genere: grottesco 
con Rolf Lassgård, Bahar Pars, Ida Engvoll, Filip Berg, Catharina Larsson, Klas Wiljergård, Börje Lundberg, Tobias Almborg, Simon Edenroth, Poyan Karimi, Stefan Gödicke, Johan Widerberg    
location: Svezia
voto: 5 

Mr. Ove (Lassgård) ha 59 anni portati malissimo. lavora da più di quaranta alle ferrovie ma viene mandato in pensione anzitempo. È solo l'ultima tegola di una vita composta da un susseguirsi di eventi tragici: la morte della madre quando ancora era bambino, poi quella terribile del padre, il tremendo incidente della moglie e la malattia di quest'ultima, che lo ha lasciato vedovo anzitempo. Tutti questi eventi hanno fatto di Ove una persona misogina, insofferente agli altri, ossessionata dalle regole, pignola, ma anche stanca di vivere e decisa al suicidio. Qualcosa cambierà quando nella sua vita entra una vicina di casa siriana (Pars), capace di far emergere il lato più umano della personalità di Ove.
Favola buonista per famiglie dal registro grottesco, il film dello svedese Hannes Holm, tratto dal best seller scandinavo L'uomo che metteva in ordine il mondo di Fredrik Backman, inanella una tale serie di eventi tragici da rendere parossistico il racconto biografico non del tutto inedito al cinema (A proposito di Schmidt, Il centenario che scavalcò  la finestra e scomparve). Qui tutto diventa edulcorato, carezzevole, annacquato da un mare di melassa che lascia naufragare i pochi momenti davvero divertenti del film. A dispetto di ciò, Mr. Ove ha ricevuto una candidatura all'Oscar come miglior film straniero e ha vinto l'EFA come miglior commedia europea.    

venerdì 21 ottobre 2016

Io, Daniel Blake (I, Daniel Blake)

anno: 2016       
regia: LOACH, KEN
genere: drammatico
con Dave Johns, Hayley Squires, Briana Shann, Dylan McKiernan, Natalie Ann Jamieson, Micky McGregor, Colin Coombs, Kate Rutter, Sharon Percy, Kema Sikazwe, Micky McGregor    
location: Regno Unito
voto: 9

Il carpentiere sessantenne di Newcastle Daniel Blake (Johns) ha avuto un serissimo problema al cuore che gli impedisce, almeno momentaneamente, di lavorare. Per lui inizia così una gimcana tra uffici per il sussidio da disoccupazione, test per verificare la sua reale inabilità al lavoro e altre aberrazioni burocratiche che lo fanno entrare in una spirale kafkiana nella quale finisce anche Katie (Squires), giovane madre con due figli a carico, che fatica a sbarcare il lunario.
A 80 anni Ken il rosso continua a sfornare opere di livello sopraffino, toccando, con Io, Daniel Blake, uno dei vertici artistici della sua invidiabilissima carriera di autore. L'occhio sempre attento agli ultimi lo porta stavolta a scoperchiare le mostruosità del potere leviatanico di uno Stato che ha perso qualsiasi forma di protezione e garanzia verso i cittadini ("sono un cittadino: niente di più, niente di meno", è l'epitaffio di Daniel), schiacciandoli sotto il peso di un intollerabile gigantismo burocratico. È l'affresco dolente della povertà 2.0 vista in film come La legge del mercato, Due giorni, una notte, Le nevi del Kilimangiaro, Giorni e nuvole e che ha in Umberto D il suo più illustre antesignano. Un apologo morale sull'inestinguibile dignità di un uomo condannato al martirio della pedanteria, messo in scena con assoluto verismo e la solita, impeccabile direzione degli attori (con Loach, anche i più sconosciuti sembrano fare miracoli).
Se i contenuti del film - Palma d'oro a Cannes - richiedono l'urgenza di vederli proiettati d'obbligo nelle scuole, la forma non è meno sbalorditiva: Loach colpisce per la sua capacità di risultare efficacissimo con il suo cinema essenziale, scarnificato, senza fronzoli né (quasi) colonna sonora, lineare, in perfetto equilibrio tra i toni della commedia dell'assurdo (l'imperdibile dialogo iniziale è tragicamente comico), persino rasente qualche venatura didascalica (lo spiegone sull'immondizia dato al giovane vicino di casa, l'assoluto senso di responsabilità), eppure in grado di arrivare al cuore dello spettatore con una potenza sorprendente, rendendogli quasi impossibile l'impresa di rimanere a ciglio asciutto.    

mercoledì 3 agosto 2016

A single man

anno: 2009       
regia: FORD, TOM  
genere: drammatico  
con Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult, Matthew Goode, Jon Kortajarena, Paulette Lamori, Ryan Simpkins, Ginnifer Goodwin, Teddy Sears, Paul Butler, Aaron Sanders, Keri Lynn Pratt, Jenna Gavigan, Alicia Carr, Lee Pace, Adam Shapiro, Marlene Martinez, Ridge Canipe, Elisabeth Harnois, Erin Daniels, Nicole Steinwedell, Tricia Munford    
location: Usa
voto: 4  

"Parlo mai di astrofisica, io? Parlo mai di biologia, io? Parlo mai di neuropsichiatria? Parlo mai di botanica? Parlo mai di algebra? Io non parlo di cose che non conosco! Parlo mai di epigrafia greca? Parlo mai di elettronica? Parlo mai delle dighe, dei ponti, delle autostrade? Io non parlo di cardiologia! Io non parlo di radiologia! Non parlo delle cose che non conosco!". Il celeberrimo sfogo di Nanni Moretti in Sogni d'oro andrebbe applicato alla lettera a Tom Ford, stilista assurto a fama planetaria grazie a Gucci e Saint Laurent, che produce occhiali e profumi e che, purtroppo, non si limita a parlare di cinema, ma si concede anche alla regia di film. Al suo primo lungometraggio, ispirato all'omonimo romanzo di Christopher Isherwood, Ford mette in scena un uomo sulla cinquantina (Firth, premiato a Venezia con la Coppa Volpi) che ha improvvisamente perso il suo compagno (Goode) a causa di un incidente automobilistico. La sua vita sembra avere smarrito qualsiasi senso, la compagnia della sua migliore amica (Moore) è poco più che un palliativo e le lezioni al college sono un obbligo al quale ottemperare svogliatamente. Fino a quando un ragazzino, suo studente, non accende una nuova luce in una vita ormai spenta e nella quale il pensiero del suicidio aleggia costantemente.
Estetizzante, oleografico, ambientato a Los Angeles durante la crisi di Cuba nel 1962, il film è un florilegio di situazioni scontate con aggiunta di scorci onirici e flashback pretestuosi, nel quale si respira un'insopportabile atmosfera decadente che guarda al cinema di Ivory con occhio gelido e stile calligrafico da lucidatore d'ottoni.    

domenica 29 marzo 2015

Una nuova amica (Une nouvelle amie)

anno: 2014       
regia: OZON, FRANÇOIS
genere: grottesco
con Romain Duris, Anaïs Demoustier, Raphaël Personnaz, Isild Le Besco, Aurore Clément, Jean-Claude Bolle-Reddat, Bruno Pérard, Claudine Chatel, Anita Gillier, Alex Fondja, Jonathan Louis, Zita Hanrot, Pierre Fabiani, Mayline Dubois, Anna Monedière, Brune Kalnykow, Joanie Tessier, Kimberly Boily, Kessy Boily, Elisa Sereda, Victoria Ferreira Denisot, Melody Hudon, David Sevier, Evan Marois, Sébastien Pouderoux, Anne-Laure Gruet, François Ozon, Cédrick Spinassou, Philippe Perez, Valérie de Monza, Laetitia Richard, Jules Trasléglise, Nicolas Imbert, Axel Bry, Sylvie Degryse, Magali Agado, Christophe Therrien, Diane Prost, Judith Quinet, Nicolas Mansion, Yves Girard, Jacques Longo, Lady Maxx, Angelo Bianco, Christophe Peno, Christophe Carlotti, David Courant, François Bourdonnais, Daniel Guignabert, Vincent Harry, Tony Poveda, Claude Roustit
location: Francia
voto: 2

"Almodóvar incontra Hitchcock", strilla il messaggio promozionale del film. Sì, d'accordo. E Ruby è la nipote di Mubarak e io sono il Papa. Il povero Alfred tira berci dalla tomba dopo aver sentito una simile impostura. Il quattordicesimo film del prolificissimo Ozon, tratto dal romanzo di Ruth Rendell, miscela alla rinfusa gli ingredienti cari al regista (apparenza e realtà, perversioni, famiglia, amori impossibili) in un viavai continuo di gommapiuma, rossetti, vestaglie, pinzette, creme e parrucche. Pochissimo da dire sulla trama: lui (Duris) rimane vedovo della migliore amica di lei (Demoustier) ma deve anche crescere una neonata. Lei scopre che lui ama vestirsi da donna ("a Lucie manca la mamma", spiega sbrigativamente, creandosi un alibi con i suoi doveri paterni). Lei dapprima nicchia, poi ci prende gusto e il viavai si estende alle vetrine della città, in un contesto - come in tutti i film di Ozon - sempre altolocato, opulento, schifosamente ricco. Le due sfaccendate non possiedono un'identità sessuale molto nitida e così il gioco ondeggia per quasi due ore tra un "lo faccio" e un "non lo faccio" ora etero, ora parasaffico. Applausi a Roman Duris, tutto pelle e ossa, per avere così coraggiosamente ribaltato lo sciupafemmine de Il Truffacuori nel suo esatto opposto, ma dello slogan del lancio pubblicitario in questo che - con Potiche - è il peggior film di Ozon, di vero ci sono solo i travestiti di Almodovar. Ma neppure un briciolo del suo talento. Sul tema dell'eonismo in chiave di amicizia avevano detto e fatto molto meglio Billy Wilder (A qualcuno piace caldo), Blake Edwards (Victor Victoria) e Sydney Pollack (Tootsie).    

lunedì 26 gennaio 2015

The Equalizer - Il Vendicatore

anno: 2014   
regia: FUQUA, ANTOINE  
genere: noir  
con Denzel Washington, Marton Csokas, Chloe Grace Moretz, David Harbour, Haley Bennett, Bill Pullman, Melissa Leo, David Meunier, Johnny Skourtis, Alex Veadov, Vladimir Kulich, E. Roger Mitchell, James Wilcox, Mike P. O'Dea, Anastasia Mousis, Allen Maldonado, Chris Lemieux, Mike Morrell, Matt Lasky, Shawn Fitzgibbon, Vitaliy Shtabonoy, Timothy Smith, Robert Wahlberg, Steve Sweeney, Owen Burke, Luz Sanchez, John Romualdi, Johnny Messner, Patrick Coppola, William Xifaras, Jenny Johnson, Peter Haydu, Tait Fletcher, Mark Stefanich, Dan Bilzerian, Matt Leonard, Elisala Baker, Yan Dron, Meredith Prunty, Chanty Sok  
location: Russia, Usa
voto: 7,5  

Robert McCall (Washington), agente segreto ritiratosi a una vita tranquilla da quando è rimasto vedovo, ha un'idiosincrasia verso le ingiustizie. Capita così che una giovanissima prostituta (Moretz) che frequenta la tavola calda dove lui ogni sera si reca a bere qualcosa di caldo e a leggere un buon libro viene massacrata dal pappone russo che ne dispone. McCall, capace di azioni fulminee, non ci sta e scatena un inferno. Ma a Mosca - da dove viene diretto il traffico di prostituzione, droga, denaro sporco e amenità del genere - non sono molto contenti per l'accaduto e inviano un emissario sociopatico (Marton Csokas) che ha il compito di dare una lezione a McCall.
Quasi tre lustri dopo Training day, Fuqua recluta nuovamente Denzel Washington (superlativo in questo ruolo carismatico e malinconico) per un noir muscolare e avvincente, tratto dalla serie tv di Michael Sloan e Richard Lindheim, sceneggiato da Richard Wenk e girato superbamente, con grande dispendio di effetti speciali, ettolitri di finto plasma e scenografie che esaltano l'azione. Certo che se poi si va a prendere a modello La morfologia della fiaba di Propp, tutto rientra negli schemi e le sorprese sono apparentemente poche, ma in film del tutto inverosimili come questo ciò che conta sono suspense e azione - qui declinata secondo tutti i registri possibili dell'assassinio, con scantonamenti frequenti nel grand-guignol e uccisioni all'arma bianca, dal cavatappi al trapano - alle quali si aggiunge il tema della giustizia privata che dà origine alla serie televisiva e al titolo del film.    

venerdì 23 gennaio 2015

John Wick

anno: 2014       
regia: STAHELSKI, CHAD
genere: gangster
con Keanu Reeves, Michael Nyqvist, Alfie Allen, Willem Dafoe, Dean Winters, Adrianne Palicki, Omer Barnea, Toby Leonard Moore, Daniel Bernhardt, Bridget Moynahan, John Leguizamo, Ian McShane, Bridget Regan, Lance Reddick, Keith Jardine, Tait Fletcher, Kazy Tauginas, Alexander Frekey, Thomas Sadoski, Randall Duk Kim, David Patrick Kelly, Clarke Peters, Kevin Nash, Gameela Wright, Vladislav Koulikov, Munro M. Bonnell, Patricia Squire, Vladimir Troitsky
location: Usa
voto: 7

Da cinque anni John Wick (Reeves) si è ritirato dalla professione di killer a pagamento per rifarsi una vita accanto alla donna che ama. Quella donna muore di cancro e, come regalo postumo, gli regala un cagnetto che dovrebbe fungere da pet therapy. Quando un balordo, figlio del boss malavitoso per il quale John ha lavorato per anni (Nyqvist), gli ammazza la bestiola e gli porta via l'automobile, per John scatta l'ora di dissotterrare l'arsenale che ha in casa per cercare vendetta.
Di film come John Wick, che calano il gangster movie sul tema della vendetta, ne abbiamo visti a bizzeffe, da Furia e Il giustiziere della notte fino ai più recenti - e somiglianti - Parker, Taken, Giustizia privata e Old boy. Questo fumettone girato come un forsennato videogame da due registi (di cui uno soltanto accreditato) che vengono dal mondo delle controfigure ha però una marcia in più, pur non discostandosi affatto dall'impronta da B movie con tanto di supereroe solitario: l'azione è un perfetto mix tra arti marziali, inseguimenti e sparatorie acrobatiche con tanto di caricatori che finiscono quando meno te l'aspetti e a Keanu Reeves, sideralmente lontano dal personaggio del Piccolo Buddha e ormai consegnatosi in pieno all'action, è sufficiente un mimica al minimo sindacale per interpretare il suo uomo nero imbronciato e solitario a servizio di un plot violentissimo, erede della lezione di John Woo.    

domenica 9 novembre 2014

Interstellar

anno: 2014       
regia: NOLAN, CHRISTOPHER
genere: fantascienza
con Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Elyes Gabel, Wes Bentley, Casey Affleck, Michael Caine, Topher Grace, Mackenzie Foy, Ellen Burstyn, Collette Wolfe, John Lithgow, Jeff Hephner, David Oyelowo, William Devane, Matt Damon
location: Regno Unito, Usa
voto: 6,5

In un futuro imprecisato, ma intorno al 2060 (una battuta nel film permette il calcolo approssimativo), la terra è spopolata, i viveri scarseggiano, le coltivazioni di grano che potrebbero sostentare la popolazione superstite sono devastate dalle continue tempeste di sabbia e anche il mais, unica risorsa alimentare disponibile, sembra non avere un destino felice. Così Cooper (McConaughey), ingegnare aeronautico vedovo che nel frattempo si è dato all'agricoltura, viene richiamato dalla NASA per un viaggio interstellare che mira a trovare altri pianeti che possano ospitare l'umanità superstite. Ma si tratta di un viaggio contro il tempo e l'attraversamento di wormholes, buchi neri e campi gravitazionali che curvano lo spazio è l'unica strada percorribile affinché la missione possa andare a segno prima che anche i due figli di Cooper siano morti.
Ancora una volta con Interstellar Christopher Nolan sembra volerci dimostrare di essere lo Stanley Kubrick del ventunesimo secolo, il regista che più di ogni altro riesce a coniugare progetti finanziariamente faraonici con idee extra-large e innovative. Questo è il suo 2001 odissea nello spazio (ma il confronto tra i due è improponibile: quello era un capolavoro, questo decisamente no), nel quale la relatività di Einstein incontra la gravità quantistica di Weinberg e il concetto di anomalia di Thomas Kuhn: un viaggio fantastico (con molte "licenze poetiche") nella fisica dell'iperspazio che permette al protagonista di ritrovare a distanza di anni la figlia, che aveva lasciato adolescente, ormai vecchia. Ancora una volta, se la distopia di Nolan è un potente ammonimento sul nostro destino, sviluppata attraverso un plot originale e accattivante, con intarsi di cinema sublime (l'inseguimento del drone, l'approdo in un altro mondo, il montare di un'onda gigantesca e la lunga sequenza nella quinta dimensione), il film, alla maniera di Inception, soffre di un eccesso di ambizione, intellettualismo e tortuosità, che sembrano aver spinto il regista verso un'ipertrofia narrativa da rompicapo (la "sua" cifra stilistica, come è stato per Memento e The prestige, nonché, ovviamente, per Inception) con tratti decisamente prolissi (l'attracco della navetta all'aerostazione orbitale) e altri insopportabilmente stucchevoli (il tormentone che "solo l'amore trascende lo spazio e il tempo"). Con un paio di attricette (Hathaway e Chastain), una dose di melassa e un'ora di meno rispetto alle due e cinquanta di durata saremmo forse qui a parlare di un capolavoro.    

mercoledì 4 settembre 2013

La variabile umana

anno: 2013       
regia: OLIVIERO, BRUNO
genere: noir
con Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Sandra Ceccarelli, Alice Raffaelli, Renato Sarti, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Dafne Masin, Mao Wen, Davide Tinelli, Caterina Luciani, Luca Cerri (II), Silvano Piccardi, Paolo Grossi, Gabriele Dino Albanese, Francesco Palamini, Roberta Paparella
location: Italia
voto: 3

A Milano, un commissario di Polizia vedovo (Orlando) è chiamato a indagare sull'omicidio di un uomo assai in vista, abituale frequentatore di escort, trovato morto nel suo appartamento. I sospetti inizialmente convergono sulla reticente moglie dell'uomo (Ceccarelli). Nella stessa notte la figlia del commissario (Raffaelli) viene fermata con una pistola in mano…
Indeciso tra noir, poliziesco e melò, l'esordiente Bruno Oliviero pasticcia tra i generi, realizzando un film tanto ambizioso quanto velleitario. Fin dalle prime inquadrature si scorge il tentativo di squadernare davanti agli occhi dello spettatore capacità autoriali, tra lunghi indugi della macchina da presa, sfocature d'immagine e grandangoli spinti. L'impressione è invece quella di chi non sa come maneggiare i mezzi che ha a disposizione. I limiti del film non sono solo figurativi: il copione è esilissimo, gli attori impacciati o sottoutilizzati (la mimica di Silvio Orlando viene qui impiegata al minimo delle sue potenzialità; Battiston è poco più che una comparsa e ha pochissime battute; la Ceccarelli non ha mai cambiato espressione da quando comparve per la prima volta in Segreti segreti e l'esordiente Alice Raffaelli, sguardo torvo dalla prima all'ultima inquadratura, è improponibile come attrice, tanto più che è penalizzata dalla cadenza in stampatello che la induce a parlare come un'albanese), le indagini vengono condotte in una maniera talmente approssimativa che non c'è bisogno di avere seguito intere annate di CSI per rendersene conto e il ritmo è inesistente. Con i tioli di coda arriva la mazzata finale: un'inascoltabile canzoncina di Gianna Nannini.    

sabato 17 novembre 2012

Vodka lemon

anno: 2003       
regia: SALEEM, HINER  
genere: grottesco  
con Romik Avinian, Lala Sarkissian, Ivan Franek, Rouzanne Mesropian, Zahal Karielachvili, Armen Marutyan  
location: Armenia
voto: 1

L'incontro tra due anziani vedovi in Armenia. Surreale, ostinatamente alla ricerca della cifra più lirica, sembra uscito da un mix tra Kusturica e Kaurismaki. Una noia mortale.    

venerdì 26 ottobre 2012

Il comandante e la cicogna

anno: 2012       
regia: SOLDINI, SILVIO  
genere: commedia fantastica  
con Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher, Claudia Gerini, Giuseppe Battiston, Luca Zingaretti, Maria Paiato, Michele Maganza, Serena Pinto, Shi Yang, Luca Dirodi, Giselda Volodi, Giuseppe Cederna, Fausto Russo Alesi e con le voci di Pierfrancesco Favino, Gigio Alberti e Neri Marcorè  
location: Italia, Svizzera
voto: 6

Ci guardano sconsolati dall'alto i padri della patria e gli esponenti di rango dell'Italia che fu. E ci commiserano. "Duole il petto doverlo ammettere - dice il bronzo ventriloquo di una statua equestre di Garibaldi (la voce è quella di Favino) - ma se avessi potuto prevedere tutto questo sarebbe stato meglio tenersi gli austriaci". L'Italia (siamo a Torino) che sta ai suoi piedi si presenta fin dalla prima scena con due automobiliste che vengono alle mani per ragioni di viabilità e presenta un bestiario di varia umanità fatta di tangentisti, corrotti, cripto-liberal rappresentati da un anonimo a cui è dedicata una statua la cui testa di Cazzaniga finisce anche per rotolare in terra. E poi c'è l'Italia dei lavoratori onesti che tirano avanti nonostante tutto (Mastandrea), con figli a carico e la presenza fantasmatica di una moglie (Gerini) morta troppo presto. C'è l'Italia di chi coltiva ancora il gusto dell'arte (Rohrwacher) ma è costretta a piegarsi a una committenza spocchiosa e grossolana e non ce la fa a pagare la pigione, o quella dei drop out, come il moralizzatore naïf interpretato da Giuseppe Battiston, enciclopedia vivente avvezzo alla citazione colta e in equilibrio precario nella babele linguistica del mondo intero, o, ancora, un nerd adolescente che farebbe di tutto per la cicogna con la quale ha stretto un legame speciale.
La commedia numero tre di Soldini è tutto questo: genio inventivo nei singoli frammenti, spezzoni dell'Italia in disfacimento, ma anche incapacità di raccordare il tutto se non attraverso una metaforizzazione un po' didascalica (il comandante del titolo è lo stesso Garibaldi; la cicogna è il futuro che potrebbe arrivare, entrambi ben al di sopra del formicaio umano che sono costretti a guardare). Al film manca l'impasto, lo sguardo d'insieme, il raccordo tra le tante, azzeccatissime tracce - che costituiscono un puzzle divertente, servito da attori in stato di grazia (col solito Mastandrea da standing ovation) e molto ben scritto - e il senso stesso della fustigazione, che lascia una sensazione di futilità, diluita nella dimensione fiabesca del racconto.
Titoli di coda da non perdere.    

giovedì 24 febbraio 2011

La canarina assassinata

anno: 2008   
regia: CASCELLA, DANIELE  
genere: commedia nera  
con Ignazio Oliva, Bruno Armando, Chiara Conti, Michele De Virgilio, Remo Remotti, Emilio Bonucci, Caterina Vertova, Paolo De Vita, Lorenzo Monaco, Vanni Bramati, Chiara Francini  
location: Italia   
voto: 3

La villa nel viterbese di una vedova in bolletta (Vertova) è il set nel quale si dovrebbe girare l'opera seconda di un regista giovane e idealista (Oliva). Il produttore (Armando) non ha una lira, il protagonista principale (De Virgilio) pensa soltanto al sesso e tra le maestranze c'è chi si innamora e chi si diverte. Ci scappa anche il morto. Il colpevole non sarà mica il maggiordomo?
Tra commedia nera e grottesco, l'esilissimo film di Casella si avvale di qualche buon inserto ma non è altro che un effetto giorno dal quale traspaiono livore e risentimento per il mondo del cinema, le cui quinte vengono messe alla berlina con un umorismo di grana grossa e senza un briciolo d'ironia.    

martedì 22 febbraio 2011

La camera verde

anno: 1978   
regia: TRUFFAUT, FRANCOIS
genere: drammatico
con François Truffaut, Nathalie Baye, Jean Daste', Patrick Maleon, Jeanne Lobre, Marcel Berbert, Guy D'Ablon, Jean Pierre Ducos, Marie Jaoul, Antoine Vitez, Annie Miller, Jean Pierre Moulin, Laurence Ragon, Monique Dury, Serge Rousseau, Christian Lentretien, Anna Paniez
location: Francia   
voto: 4

Sconvolto per aver visto morire molti suoi amici sul campo di battaglia durante la prima guerra mondiale e rimasto precocemente vedovo, Julien Davenne (Truffaut) manifesta una vera e propria ossessione nel rapportarsi con i defunti. Decide così di investire tutto ciò che ha messo da parte nel recupero di una cappella abbandonata e fatiscente, che diventa una perenne camera ardente nella quale ogni candela e ogni ritratto sulle pareti ricorda le persone scomparse. In questo suo lucidissimo delirio coinvolge anche una giovane antiquaria (Baye).
Film doloroso e cupo tratto da L'altare dei morti e da altri racconti di Henry James, La camera verde è il messa in scena di un'ossessione portata sullo schermo con stile assai scarno e registro fortemente ieratico, nel quale la musica gioca un ruolo centrale.