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sabato 14 luglio 2018

Chiudi gli occhi (All I See Is You)

anno: 2016       
regia: FORSTER, MARC    
genere: drammatico    
con Jason Clarke, Blake Lively, Kaitlin Orem, Wes Chatham, Yvonne Strahovski, Danny Huston, Ahna O'Reilly, Miquel Fernández    
location: Spagna, Thailandia
voto: 1,5    

A seguito di un incidente avvenuto quando era bambina, Gina (Lively) è rimasta cieca. James (Jason Clarke, già protagonista in Everest), suo marito, se ne è preso amorevolmente cura a lungo e i due stanno anche cercando di avere un bambino. Vivono a Bangkok e, nonostante tutto, sembrano felici. Poi arriva l'opportunità di un'operazione che potrebbe restituire a Gina la vista almeno da un occhio. L'operazione riesce, Gina scopre i colori e i sapori della vita, diventa esuberante e James comincia a storcere il naso e a sabotare il decorso postoperatorio.
Con il suo cinema estetizzante e oleografico, Marc Forster è uno di quei registi che sono riusciti a rendere terribilmente noioso persino un episodio della serie 007, Quantum of solace. Qui supera sé stesso con un film interminabile, che indugia su una miriade di particolari (dai pesci nell'acquario di casa alle scene urbane) per raccontare una trama piena di eccessi sul rapporto di possesso tra un maschio crocerossino e padrone e una femmina irrequieta ma disposta al sacrificio coniugale. Tra filmini hard girati di nascosto e rivisti ossessivamente, scene ai limiti del grottesco (l'aggressione in strada alla donna che da bruco si è trasformata in una bellissima farfalla che ai fiori sembra preferire il baobab) e dialoghi asfittici, il film procede a suon di didascalie verso un finale con tanto di svolta thriller di sconcertante prevedibilità.    

domenica 15 aprile 2018

Una questione privata

anno: 2017       
regia: TAVIANI, PAOLO    
genere: guerra    
con Luca Marinelli, Lorenzo Richelmy, Valentina Bellè, Francesca Agostini, Jacopo Olmo Antinori, Antonella Attili, Giulio Beranek, Mario Bois, Marco Brinzi, Fabrizio Colica, Mauro Conte, Fabrizio Costella, Lorenzo Demaria, Andrea Di Maria, Guglielmo Favilla, Anna Ferruzzo, Giuseppe Lo Piccolo, Vincenzo Nemolato, Tommaso Maria Neri (Tommaso Neri (II)), Alessandro Sperduti, Francesco Testa, Francesco Turbanti, Josafat Vagni, Francesco Paulucci, Margherita Gallian, Luca Tanganelli, Elena Sala, Alessandro Bertoncini, Jacopo Crovella, Cristian Mazzotta, Lorenzo Massa, Francesco Durando, Luca Cesa, Federico Palumeri, Edoardo Chiabolotti, Gianluca D'Ercole, Matteo Davide    
location: Italia
voto: 2,5    

Parte da un romanzo incompiuto di Beppe Fenoglio (e già lì…) il film che vede per la prima volta Paolo Taviani da solo in cabina di regia (il fratello più anziano, Vittorio - che pure ha collaborato alla sceneggiatura - è impedito da una malattia). E rivela ancora il cinema dei fratelli toscani per quello che è: un cinema d'essai, buono per i cineforum e i festival ad alto tasso di sussiego, ma terribilmente vecchio, sorpassato, incapace di inventiva. In Una questione privata manca tutto: un'idea di racconto, la direzione degli attori (a cominciare da Luca Marinelli, spaesatissimo, quasi in trance, che farfuglia spesso parole incomprensibili, forse per nascondere il birignao legato ai suoi natali romani), quel minimo di effetti speciali che ci si aspetterebbe da un'opera da Festival (con le sparatorie lasciate fuori campo o filmate in campo lunghissimo, relegate all'allusione del suono), il minimo sindacale di realismo che una storia come questa richiederebbe. Già, perché la questione privata del titolo rimanda alla brusca sterzata nella vita di Milton (Marinelli), giovane guerrigliero resistenziale che, durante i preparativi per un'azione bellica, finisce nei pressi dell'abitazione di Fausta (Bellè), la ragazza amata fino a un anno prima che però teneva in fibrillazione anche il suo amico Giorgio (Richelmy). La custode della casa (Ferruzzo), ormai lasciata vuota, racconta a Milton che tra Giorgio e Fausta c'era del tenero (o, meglio, del duro), a insaputa dello stesso Milton. Il quale, venuto a sapere che il suo vecchio amico è stato fatto prigioniero dai fascisti, cerca di catturare una camicia nera per poter scambiare l'uomo sequestrato con lo stesso Giorgio, e farsi raccontare finalmente la verità.
Ambientato con effetti risibili nella fumanti langhe piemontesi, Una questione privata irrita per l'assoluta irrilevanza conferita alla recitazione che, se può essere tollerabile per i tanti attori improvvisati visti nel film, diventa insopportabile nel caso di Valentina Bellè, che si conferma una miracolata della settima arte. Per il resto, il ritmo è talmente snervante da far percepire l'ora e venti di film per il doppio della sua durata, le inquadrature hanno una fissitudine degna di Roy Andersson e i dialoghi non sono all'altezza di un'opera letteraria dalla quale pure partono.    

lunedì 9 maggio 2016

11 minutes

anno: 2015   
regia: SKOLIMOWSKI, JERZY  
genere: drammatico  
con Richard Dormer, Wojciech Mecwaldowski, Paulina Chapko, Andrzej Chyra, Dawid Ogrodnik, Agata Buzek, Piotr Glowacki, Anna Maria Buczek, Jan Nowicki, Lukasz Sikora, Ifi Ude, Mateusz Kosciukiewicz, Grazyna Blecka-Kolska, Janusz Chabior    
location: Polonia
voto: 7,5  

Tra le 17 e le 17:11 a Varsavia succede di tutto: un'attrice si reca in un hotel di lusso per un provino con il regista marpione; suo marito, dopo un eccesso di sonniferi, la cerca disperato; una donna deve partorire ma il compagno ostacola l'operato dei paramedici dell'ambulanza; un professore con qualche scheletro nell'armadio vende hot dog; un pony express con dubbie frequentazioni trasporta droga; un lavavetri si prende una pausa con la sua ragazza guardando film porno; un ragazzetto vuole rapinare il banco dei pegni e una punkabbestia ha dato fuoco alla casa di un amico. Con un effetto farfalla, tutte le storie si intrecceranno in un finale esplosivo.
Skolimowski, classe 1938, si conferma regista modernissimo, audace, capace di costruire un racconto a incastri fittissimo di eventi, tutti costretti in un arco temporale ridottissimo. Dall'uso delle prime sequenze girate con lo smartphone ai ralenty finali, il regista polacco dimostra di avere classe da vendere, di padroneggiare a perfezione tutte le fasi della regia e di sapersi avvalere di un montaggio superlativo. Peccato che il finale, pur nel suo clamore, lasci scoperta qualche traccia narrativa e che il gioco di rimandi sibillini della macchia nel cielo avvistata da tutti i personaggi sia un po' fine a sé stesso.    

mercoledì 11 marzo 2015

Strade perdute (Lost highway)

anno: 1997       
regia: LYNCH, DAVID 
genere: noir 
con Bill Pullman, Patricia Arquette, John Roselius, Louis Eppolito, Jenna Maetlind, Michael Massee, Robert Blake, Henry Rollins, Michael Shamus Wiles, Mink Stole, Leonard Termo, Ivory Ocean, Jack Kehler, David Byrd, Gene Ross, Balthazar Getty, F. William Parker, Guy Siner, Alexander Folk, Gary Busey, Lucy Butler, Carl Sundstrom, John Solari, Jack, Al Garrett, Heather Stephens, Giovanni Ribisi, Scott Coffey, Natasha Gregson Wagner, Amanda Anka, Jennifer Syme, Richard Pryor, Robert Loggia, Matt Sigloch, Gilbert B. Combs, Greg Travis, Jack Nance, Lisa Boyle, Leslie Bega, Marilyn Manson, Jeordie White 
location: Usa
voto: 6 

Un sassofonista (Pullman) e sua moglie (Arquette) si vedono recapitare a più riprese alcune videocassette che ritraggono non solo gli esterni della casa dove abitano, ma persino gli interni e i due che dormono. Attivata la polizia per districare il caso, il sassofonista riceve un ulteriore nastro nel quale è filmato l'omicidio della sua compagna. Accusato di uxoricidio, finisce così in carcere, dove però dopo alcuni giorni i secondini al suo posto trovano un giovane meccanico messicano (Getty) che, una volta uscito, ingaggia una relazione clandestina con una bionda (ancora interpretata dalla Arquette), donna di un boss della malavita. Minacciati da quest'ultimo, i due amanti clandestini rischiano la vita prima che l'anello si chiuda.
Dopo le prove generali con I segreti di Twin Peaks, il cinema destrutturato, antinarrativo e labirintico di David Lynch arriva qui al suo compimento con un film carico di tensione, ipnotico, anodino, allucinato, capace di scarti improvvisi e carico di simbolismi arcani, nel quale salta anche il meccanismo-base della narrazione, quello della continuità dei soggetti. Affidato a interpreti mediocri, Strade perdute è un'opera sul tema della gelosia che sembra mettere in campo l'inconscio del protagonista. Sperimentale e intrigante, il film prepara la via a Mulholland drive, prima dello scantonamento parossistico di Inland Empire.  

lunedì 18 novembre 2013

The Canyons

anno: 2013       
regia: SCHRADER, PAUL
genere: drammatico
con James Deen, Lindsay Lohan, Nolan Gerard Funk, Amanda Brooks, Tenille Houston, Gus Van Sant, Jarod Einsohn, Chris Zeischegg, Victor of Aquitaine, Jim Boeven, Philip Pavel, Lily Labeau, Thomas Trussell, Alex Ashbaugh, Chris Schellenger, Lauren Schacher, Diana Gitelman, Andres De La Fuente
location: Usa
voto: 5

Dalla mente di due iconoclasti per vocazione, Paul Schrader (sue, per esempio, le sceneggiature di Taxi driver e Toro scatenato nonché le regie di Adam resurrected e American gigolò) e Bret Easton Ellis (che al cinema aveva già dato, tra gli altri, il mediocre American psycho) non poteva che scaturire un film nel quale la morbosità dei legami viene data in pasto un tanto al chilo all'occhio dello spettatore.
La vicenda mette in scena cinque personaggi losangelini e ruota attorno alla produzione di un b-movie. C'è Chris (Deen), produttore erotomane e psicopatico, ricchissimo (impressionante l'arredo dell'abitazione upper class nella quale è ambientato gran parte del film); Tara (Lohan), la sua fidanzata con un passato difficile e un presente da arrampicatrice sociale; Ryan (Funk), un ragazzetto senza arte ma che spera almeno nella parte da avere nel film e Gina (Brooks), la sua fidanzata. Ai quattro si aggiunge una vecchia fiamma del produttore (Houston), con la quale quest'ultimo continua a intessere una relazione. Il vero problema è che Tara e Ryan sono tornati ad essere amanti dopo essere stati insieme quando non avevano un quattrino. Chris fiuta la faccenda e fa di tutto per scoprire l'inghippo, manipolando a piacere chiunque gli capiti a tiro e dando fondo al suo sadismo macabro.
In The canyons ritroviamo molti dei topoi cari al regista: la società in disfacimento (Lo spacciatore), i triangoli amorosi (Cortesie per gli ospiti), il sesso mercenario (Hardcore e American gigolò), il tramonto di Hollywood. In questo strano film sui temi del tradimento, della gelosia e delle ossessioni tecnologiche (la televisione serve ormai per leggere la chat di What'sapp), però, non si capisce la scelta del casting, con i ruoli di protagonisti affidati a James Deen e Lindsay Lohan. Il primo è un attore abituato - passatemi il francesismo - a una recitazione del cazzo, visto che è una star del porno e la sua espressività non è maggiore di quella che potete osservare sui banchi di un qualsiasi mercato ittico. La seconda è una ragazzina viziata, nota più per le sue continue incursioni sulle pagine della cronaca nera che per il suo talento da attrice, sfruttato al massimo per opere seminali come Scary movie 5. L'unica spiegazione possibile è che il regista abbia voluto ulteriormente sottolineare il crollo di Hollywood (le immagini di apertura fotografano vecchi cinema losangelini che hanno definitivamente abbassato le saracinesche) con una scelta volutamente bizzarra, che enfatizza il messaggio in termini metasimbolici.    

mercoledì 16 ottobre 2013

Anni felici

anno: 2013       
regia: LUCHETTI, DANIELE
genere: commedia
con Kim Rossi Stuart, Micaela Ramazzotti, Martina Gedeck, Samuel Garofalo, Niccolò Calvagna, Pia Engleberth, Benedetta Buccellato, Angelique Cavallari, Ivan Castiglione, Sylvia De Fanti
location: Francia, Italia
voto: 3

Fidatevi: quando un autore racconta di un regista in crisi che non sa quale film intentarsi o rovista nel baule dei ricordi, non è (quasi) mai un buon segno. Non fa eccezione questo film semi-autobiografico di Daniele Luchetti, regista non proprio prolifico (una decina di film in oltre 25 anni di carriera), che proprio con Anni felici firma, insieme a La settimana della sfinge e Dillo con parole mie, uno dei suoi film meno riusciti.
La porzione di memorie che va in scena è quella del 1974, affidate alla voce off del figlio maggiore ormai cresciuto, il decenne Dario (Garofalo), nel quale si identifica il regista e al quale sarebbe arrivata una cinepresa in Super8 in dono. È l'anno in cui il padre del piccolo protagonista (Rossi Stuart), artista d'avanguardia velleitario e pochissimo ispirato, usava il suo laboratorio più come palestra erotica che come luogo creativo, tra una lezione e l'altra sulla storia dell'arte. Tradimento dopo tradimento, la moglie (Micaela Ramazzotti, che torna a recitare con Kim Rossi Stuart a 4 anni da Questione di cuore) sbotta, fino a cedere alle lusinghe di una gallerista dalle inclinazioni saffiche (Gedeck). A quel punto la coppia scoppia.
Abbandonata da tempo la strada della riflessione sul sociale (I piccoli maestri, La scuola, Arriva la bufera, Il portaborse), Luchetti insiste sul suo cinema da tinello con la quarta opera consecutiva che va a collocare la famiglia al centro della scena. E ancora una volta (con la sola eccezione de La nostra vita) registriamo l'inconsistenza del copione (scritto con Rulli & Petraglia), la pochezza dei contenuti, la superficialità dei caratteri psicologici dei diversi personaggi. La ricostruzione del passato qui si fa caricatura, l'arte d'avanguardia non è diversa né meno ridicola da quella del Sordi alla biennale veneziana nell'episodio di Dove vai in vacanza?, i clichè dell'epoca (con i figli che chiamano i genitori per nome anziché mamma e papà) sanno di precotto e molti personaggi, dalla gallerista ai due figli della coppia (peraltro pessimi interpreti) sono confinati al ruolo di tappezzeria. Ma ancora una volta a dare un minimo di spessore a un'opera del tutto inconsistente contribuisce la prova sovrumana di Kim Rossi Stuart, che si conferma uno dei migliori attori della sua generazione.    

domenica 27 gennaio 2008

Espiazione (Atonement)

anno: 2007   
regia: WRIGHT, JOE 
genere: sentimentale 
con James McAvoy, Keira Knightley, Romola Garai, Saoirse Ronan, Brenda Blethyn, Vanessa Redgrave, Juno Temple, Benedict Cumberbatch, Felix von Simson, Charlie von Simson, Harriet Walter, Michelle Duncan, Daniel Mays, Gina McKee, Julia West, Alfie Allen, Patrick Kennedy, Ben Harcourt, Jack Harcourt, Nonso Anozie, Peter Wight, Anthony Minghella 
location: Regno Unito
voto: 6

Nell'Inghilterra degli anni '30 Robbie Turner (McAvoy), figlio istruito della governante di una famiglia aristocratica, ama - riamato - Cecilia (Knightley), primogenita di casa Tallis. Briony, ragazzina dalla fervida immaginazione e sorella minore di Cecilia, per gelosia accusa Robbie di aver stuprato una sua amichetta. Il ragazzo finisce ingiustamente in galera, quindi viene mandato al fronte, dove perde la vita per setticemia. Nel frattempo Cecilia, che continua con lui una fitta corrispondenza, diventa infermiera, ma muore sotto le bombe. Per espiare la colpa, Briony diventerà anch'ella infermiera e in seguito, scrittrice di successo, racconterà la storia romanzata di Cecilia e Robbie, rivelando davanti a un intervistatore (il regista premio Oscar Anthony Minghella) i veri risvolti della vicenda.
L'impronta di Ian McEwan c'è e si vede tutta: ancora una volta il tema è quello de L'innocenza del diavolo: sotto le spoglie di una tredicenne dalle belle speranze si nasconde la crudeltà di una natura amorale. Chi ha letto il romanzo sostiene che il regista Joe Wright abbia fatto i salti mortali per trasporlo sullo schermo: c'è da credergli, a giudicare dalla confezione del film. Espiazione comincia infatti come una storia di vendetta a sfondo sentimentale, prosegue con una lunga e tediosa parentesi bellica e si chiude in una sorta di mockumentary con una strepitosa Vanessa Redgrave. La fluidità difetta, ma il racconto si fa seguire con interesse. Meritato il premio Oscar a Dario Marianelli per la migliore colonna sonora.    

giovedì 15 agosto 2002

La balia

anno: 1999       
regia: BELLOCCHIO, MARCO   
genere: drammatico   
con Fabrizio Bentivoglio, Valeria Bruni Tedeschi, Maya Sansa, Jacqueline Lustig, Pier Giorgio Bellocchio, Gisella Burinato, Elda Alvigini, Eleonora Danco, Fabio Camilli, Michele Placido   
location: Italia
voto: 7   

In una Roma di inizio '900 percorsa da agitazioni libertarie, lo psichiatra Ennio Mori (Bentivoglio) deve fare i conti con i capricci della moglie Vittoria (Bruni Tedeschi), che rifiuta di allattare il bambino appena avuto costringendo il marito a reclutare una balia (Sansa), un'analfabeta compagna di un sovversivo. Ben presto, alla ripulsa verso il bambino Vittoria aggiunge la gelosia per la balia, che la spinge ad allontanarsi dalla grandissima casa.
Liberamente ispirato all'omonima novella di Luigi Pirandello, il copione di Bellocchio e Daniela Ceselli mette in scena alcuni dei temi cari al regista: se a fare da figura ci sono quelli dell'incapacità di comunicare sentimenti ed emozioni e la dialettica tra apparenza e realtà, sullo sfondo lampeggiano quelli della psichiatria, dell'autorità, della rivolta e della turbolenza dei rapporti familiari. Vibrato interamente su toni intimistici che esaltano l'espressività degli attori e squarciato dall'impeto improvviso che la macchina da presa cattura non appena varca la porta di casa Mori, La balia riesce a raccontare magistralmente l'ineffabilità dei sentimenti, pur lasciando quel senso di incompiutezza tipico dello stile di Bellocchio. La recitazione di Bentivoglio è così esageratamente perfetta da valere da sola la visione del film. Globo d'oro 1999 (stampa estera) a Maya Sansa come rivelazione dell'anno e alla fotografia di Giuseppe Lanci.    

martedì 10 agosto 1999

Ecco fatto

anno: 1998   
regia: MUCCINO, GABRIELE
genere: commedia
con Giorgio Pasotti, Barbora Bobulova, Claudio Santamaria, G.Colonna, Enrico Silvestrin, M.Marino, S.Abbati, Piero Natoli, Gigio Alberti, Blas Roca Rey, A.Laurenzi, L.Aristodemo, G.Arcopinto, P.Bertone, Gisella Burinato, A.Ceraudo, Eleonora Danco, T.Del Giovane, A.V.Dini, V.Duse, P.Gasparini, A.Grimaldi, L.Zanchi, F.Zanchini, Sergio Rubini       
location: Italia       
voto: 6,5

In una lavanderia romana il diciottenne Matteo (Giorgio Pasotti) racconta ai clienti la sua storia con Margherita (Barbora Bobulova), una ragazza dell'est di tre anni più grande di lui, molto carina e della quale è così infondatamente geloso da rischiare di mandare all'aria la sua storia d'amore. 
Al suo esordio dietro la macchina da presa, il trentenne Muccino ritrae la generazione spaesata dei ventenni con un registro che - unitamente a film come Ovosodo, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Tutti giù per terra e La prima volta - comincia a costituire un sottogenere a se stante. Interpreti ben diretti, montaggio da veterano del 35 millimetri e una buona dose di ironia sul tema della gelosia preparano a Muccino un posto nel Pantheon dei registi emergenti italiani. Sceneggiatura di Nicola Alvau, Andrea Garello e Gabriele Muccino.    

sabato 11 luglio 1998

Babylon - La paura è la migliore amica dell'uomo

anno: 1994       
regia: CHIESA, GUIDO   
genere: giallo   
con Paolo Lorimer, Valeria Milillo, S.Bernhard, Bill Sage, Andrea Prodan           
location: Italia
voto: 3   

L'operaio torinese Francesco (Paolo Lorimer) si lascia divorare dalla propria possessività e sembra determinato ad uccidere la bella mogliettina Carla (Valeria Milillo), che se la fa con un detective americano (Bill Sage). Quando, all'arrivo in città dello straniero, la donna sparisce, tutto lascia pensare che Francesco abbia portato a termine le proprie intenzioni. E invece ha deciso di rifarsi una vita altrove.
Apologo di insopportabile albagia pseudo-intellettuale sul vero senso dell'amore, con cui Chiesa dà fondo al proprio repertorio visionario coniugando l'estetica da videoclip con elementi surreali estranei alla narrazione. Ma la babele linguistica che dà il titolo al film, sottotitolato per due terzi e parlato in italiano, francese ed inglese, rende ancora più ostica la sceneggiatura di Guido Chiesa e Antonio Leotti al punto da farla diventare intollerabilmente tracotante e magniloquente.    

martedì 26 agosto 1997

Dramma della gelosia (Tutti i particolari in cronaca)

anno: 1970       
regia: SCOLA, ETTORE   
genere: commedia   
con Marcello Mastroianni, Monica Vitti, Giancarlo Giannini, M.Zarzo, Marisa Merlini, H.Cortes, F.Sanchez Polak, G.Desideri, J.Diego, B.Scipioni    
location: Italia
voto: 7

Adelaide (Vitti) è la felice amante di Oreste (Mastroianni), muratore romano sposato con una vecchia megera. L'armonia tra i due cessa quando il pizzaiolo toscano Lello (Giannini) inizia a corteggiare Adelaide. Incapace di scegliere tra i due pretendenti, la donna si unisce ad un macellaio ricco (lo spassosissimo Zarzo), rozzo ma dal cuore d'oro. La notizia sconvolge Lello, che tenta il suicidio. Commossa dal gesto, Adelaide decide di tornare col pizzaiolo, mentre Oreste va alla deriva finendo come un clochard. Il giorno delle nozze tra Nello e Adelaide, i due incontrano Oreste. Scoppia una lite, nella quale Adelaide muore.
Commedia agrodolce scritta da Age e Scarpelli che l'hanno sceneggiata col regista, in cui lo stesso Scola occhieggia alla sottocultura popolare pur non perdendo di vista lo scenario storico-politico nel quale si intesse la vicenda, sottolineando soprattutto le modalità di adesione ideologica alla sinistra nella cultura proletaria. Attori in forma smagliante. Incantevole e crepuscolare la Roma fotografata da Carlo Di Palma.