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venerdì 29 marzo 2019

La scomparsa di Eleanor Rigby: Lui (The Disappearance of Eleanor Rigby: His)

anno: 2013       
regia: BENSON, NED    
genere: sentimentale    
con James McAvoy, Jessica Chastain, Ciarán Hinds, Bill Hader, Isabelle Huppert, Jess Weixler, Nina Arianda    
location: USA
voto: 4,5    

L'idea è di quelle che lasciano il segno. Una coppia giovane e affiatata perde il figlio che non ha neppure compiuto un anno. anziché unire, il dolore sfalda la coppia: lei (la sopravvalutatissima e spigolosa Jessica Chastain, che nel film ha un nome difficile da portare, visto che richiama esplicitamente una canzone dei Beatles) se ne va chissà dove. Lui (McAvoy) - un ristoratore che fatica ad affermarsi - la cerca, la pedina, finisce sotto un'automobile, le fa pervenire un biglietto durante una conferenza. Fa di tutto per tornare con lei - una donna che vive d'aria e ha uno sbotto d'ira ogni tre per due - la quale, invece, non ne vuole sapere. L'idea buona non è nella pochezza di questa storia amorosa affidata a due protagonisti senza alcun appeal, ma quella di farne ben tre film che si appoggiano sul punto di vista di lui, di lei e di entrambi. Non è Kurosawa e non è neppure una di quelle trovate à la Linklater, tanto meno è assimilabile un film come 500 giorni insieme, ma sulla carta il progetto funziona perché le storie sono ben differenziate una dall'altra. Poi invece ti trovi davanti a dialoghi stucchevoli, a personaggi monodimensionali (il padre di lui, sottaniere con un ristorante di successo; la madre di lei, borghese annoiata con il calice perennemente in mano), a situazioni che - quando arrivano allo zenit del pathos - al massimo propongono una botta di isteria da parte della protagonista e nulla più.    

venerdì 22 marzo 2019

Ride

anno: 2018       
regia: MASTANDREA, VALERIO    
genere: drammatico    
con Chiara Martegiani, Renato Carpentieri, Stefano Dionisi, Arturo Marchetti, Milena Vukotic, Mattia Stramazzi, Walter Toschi, Giancarlo Porcacchia, Silvia Gallerano, Raffaele Vannoli, Giordano De Plano, Lino Musella    
location: Italia
voto: 3    

Un operaio è morto sul lavoro. L'evento suscita la commozione della comunità di lavoratori che vivono sul litorale laziale, a Nettuno, vicino Roma. Suo figlio di dieci anni (Marchetti) cerca di esorcizzare il dolore immaginando una telecronaca dell'evento funerario in compagnia di un coetaneo. Soltanto sua moglie (Martegiani), la compagna di una vita, non riesce a piangere.
Valerio Mastandrea esordisce dietro la macchina da presa con un film coraggioso, ma letale per chi tenta infruttuosamente di rimanere in stato di veglia. Ritmo lentissimo, recitazione (in primis della protagonista, compagna nella vita dell'attore-regista romano e qui per la prima volta sul grande schermo) di livello amatoriale, una valanga di ellissi, troppa carne al fuoco (l'elaborazione del lutto, il tema del figliol prodigo, le lotte operaie, la malattia) ma anche troppa, davvero troppa musica. in mezzo a tanta materia maldestramente organizzata, diventa compito dello spettatore quello di ricostruire i rapporti tra l'anziano padre (Carpentieri), anch'egli con un passato da operaio, e il figlio maggiore (Dionisi), un cinquantenne ricomparso dal nulla, o di dare un senso alle incursioni posticce di una ex fidanzata del defunto, interpretata da una Silvia Gallerano che fatica a capire che quello non è più il palcoscenico dove ha portato La merda, il suo fortunatissimo (sic) spettacolo teatrale. La macchina da presa incollata col millechiodi sul pavimento e l'irpino Carpentieri che tenta di scimmiottare il vernacolo romanesco contribuiscono ad accentuare l'effetto straniante di tutta l'operazione, che vede così maldestramente naufragare quel mood malinconico che Mastandrea riesce quasi sempre a portare davanti alla macchina da presa ma che, dietro, diventa a tratti involontariamente grottesco.    

lunedì 14 gennaio 2019

Demolition - Amare e Vivere

anno: 2015       
regia: VALLEE, JEAN-MARC    
genere: drammatico    
con Jake Gyllenhaal, Naomi Watts, Chris Cooper, Judah Lewis, Heather Lind, C.J. Wilson, Polly Draper, Malachy Cleary, Debra Monk, Wass M. Stevens, Blaire Brooks, Ben Cole, Brendan Dooling, James Colby, Alfredo Narciso, Madison Arnold, Tom Kemp, Stephen Badalamenti    
location: Usa
voto: 5    

Un incidente d'auto e David Mitchell (Gyllenhaal) - consulente presso la finanziaria gestita dal torvo suocero (Cooper) - rimane vedovo. È proprio il suocero a suggerirgli di analizzare tutto smontando pezzo per pezzo la sua vita. E lui si attiene alle indicazioni in maniera rigorosa: dapprima smontando computer e tutto ciò che gli capita a tiro, quindi devastando la sua lussuosissima casa. La sua vita si è inceppata come lo snack nel distributore automatico dell'ospedale dove è morta sua moglie. È da una lettera per richiedere il rimborso di quei pochi spiccioli, vergata a mano e dai forti contenuti autobiografici,  che comincia uno scambio e poi l'incontro con l'addetta all'ufficio reclami (Watts) che gestisce la macchina degli snack, una donna con figlio adolescente difficile al seguito (Lewis).
Sembra il complemento maschile a Wild il quarto film di Jean-Marc Vallee: lì Reese Witherspoon abbandonava la casa per andare alla ricerca di sé stessa in un'interminabile camminata; qui Jake Gyllenhaal si cala totalmente nell'ambiente domestico e cerca a colpi di martello di cogliere tutti quei dettagli che la moglie gli ha sempre rimproverato di non vedere. L'inizio del film è promettente e originale, ma poi la carne al fuoco diventa davvero troppa: il tradimento, l'omosessualità acerba del ragazzino, i rapporti difficili tra il protagonista e suo suocero, un amore che forse non era tale. Una storia inverosimile che procede per insistite metafore sul tema dell'elaborazione del lutto e sullo sfondo di ambienti impomatati.    

sabato 8 dicembre 2018

Foxtrot - La Danza del Destino

anno: 2017   
regia: MAOZ, SAMUEL    
genere: drammatico    
con Lior Ashkenazi, Sarah Adler, Yonatan Shiray, Gefen Barkai, Dekel Adin, Shaul Amir, Itay Exlroad, Danny Isserles, Itamar Rotschild    
location: Israele
voto: 6,5    

Due genitori di mezza età ricevono la notizia della morte del figlio, impegnato in un check point israeliano in un luogo isolato e lunare ai confini del mondo. Ma si tratta di un errore anagrafico: il morto non è lui. Alla disperazione e alla rabbia per come sono state date le notizie e condotte le operazioni, i genitori reagiscono alla notizia chiedendo che il ragazzo sia rimandato a casa. Stacco. Siamo nel luogo dove il giovane presta servizio insieme ad altri tre commilitoni, tra passaggi di dromedari e polvere. Un incidente pesa sulla coscienza della giovane sentinella. Poi un altro incidente. Stacco. I genitori - come nel ballo foxtrot che riporta sempre tutto al punto di partenza, devono elaborare il lutto.
Già in Lebanon l'israeliano Samuel Maoz aveva dato prova di una grande capacità formale, soprattutto nella lavorazione del sonoro, qui davvero impressionante, una sorta di interprete aggiunto e invisibile. Qui l'esercizio di stile per buoni tratti si mangia l'intero film, con scantonamenti di puro non sense, riprese dall'alto anche in ambienti chiusi, lunghissime pause di silenzio rotte soltanto da rumori fuori scena. Un patchwork che enfatizza lo stile visibilissimo di Maoz, messo a servizio di un racconto quasi afasico, lentissimo, ellittico, eppure di notevole suggestione, che va a chiudersi sulle note elegiache della splendida Spiegel im Spiegel di Arvo Pärt.    

mercoledì 3 agosto 2016

A single man

anno: 2009       
regia: FORD, TOM  
genere: drammatico  
con Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult, Matthew Goode, Jon Kortajarena, Paulette Lamori, Ryan Simpkins, Ginnifer Goodwin, Teddy Sears, Paul Butler, Aaron Sanders, Keri Lynn Pratt, Jenna Gavigan, Alicia Carr, Lee Pace, Adam Shapiro, Marlene Martinez, Ridge Canipe, Elisabeth Harnois, Erin Daniels, Nicole Steinwedell, Tricia Munford    
location: Usa
voto: 4  

"Parlo mai di astrofisica, io? Parlo mai di biologia, io? Parlo mai di neuropsichiatria? Parlo mai di botanica? Parlo mai di algebra? Io non parlo di cose che non conosco! Parlo mai di epigrafia greca? Parlo mai di elettronica? Parlo mai delle dighe, dei ponti, delle autostrade? Io non parlo di cardiologia! Io non parlo di radiologia! Non parlo delle cose che non conosco!". Il celeberrimo sfogo di Nanni Moretti in Sogni d'oro andrebbe applicato alla lettera a Tom Ford, stilista assurto a fama planetaria grazie a Gucci e Saint Laurent, che produce occhiali e profumi e che, purtroppo, non si limita a parlare di cinema, ma si concede anche alla regia di film. Al suo primo lungometraggio, ispirato all'omonimo romanzo di Christopher Isherwood, Ford mette in scena un uomo sulla cinquantina (Firth, premiato a Venezia con la Coppa Volpi) che ha improvvisamente perso il suo compagno (Goode) a causa di un incidente automobilistico. La sua vita sembra avere smarrito qualsiasi senso, la compagnia della sua migliore amica (Moore) è poco più che un palliativo e le lezioni al college sono un obbligo al quale ottemperare svogliatamente. Fino a quando un ragazzino, suo studente, non accende una nuova luce in una vita ormai spenta e nella quale il pensiero del suicidio aleggia costantemente.
Estetizzante, oleografico, ambientato a Los Angeles durante la crisi di Cuba nel 1962, il film è un florilegio di situazioni scontate con aggiunta di scorci onirici e flashback pretestuosi, nel quale si respira un'insopportabile atmosfera decadente che guarda al cinema di Ivory con occhio gelido e stile calligrafico da lucidatore d'ottoni.    

domenica 20 maggio 2012

Moonlight Mile – Voglia di ricominciare

anno: 2002   
regia: SILBERLING, BRAD  
genere: drammatico  
con Jake Gyllenhaal, Dustin Hoffman, Susan Sarandon, Holly Hunter, Ellen Pompeo, Dabney Coleman, Allan Corduner, Aleksia Landeau, Sean Conant, Richard T. Jones  
location: Usa
voto: 5

New England, anni settanta. Alla vigilia del matrimonio Joe (Gyllenhall) perde la sua Diana in una sparatoria, uccisa per sbaglio. Si trasferisce così per un po' di tempo a casa di quelli che avrebbero dovuto essere i suoi futuri suoceri, diventa socio del padre (Hoffman) in un progetto per far chiudere i piccoli negozi e aprire un supermercato e trova l'amore. Ma come dirlo ai suoceri?
Tolta la splendida colonna sonora, che alle musiche di Mark Isham somma gli hit degli anni '70, da Dylan e i Rolling Stones a Van Morrison, del film rimane davvero poco: un raccontino strascicato con tutti i cliché del caso (la guerra del Vietnam), attori sottotono (la Sarandon, anche coproduttrice, è irriconoscibile), scenografie ricostruite approssimativamente, trovate di regia fiacche (il telefono che squilla in continuazione), registro incerto tra melò sentimentale, commedia e grottesco e una giovane attrice (Ellen Pompeo) con le labbra siliconate che al cinema è durata appena un anno.    

venerdì 9 marzo 2001

La stanza del figlio

anno: 2001   
regia: MORETTI, NANNI  
genere: drammatico  
con Nanni Moretti, Laura Morante, Jasmine Trinca, Giuseppe Sanfelice, Silvio Orlando, Stefano Accorsi, Claudia Della Seta, Dario Cantarelli, Roberto De Francesco, Toni Bertorelli, Renato Scarpa, Eleonora Danco, Luisa De Santis  
location: Italia   
voto: 8

La morte improvvisa del figlio adolescente (Sanfelice) di un'affiatatissima famiglia di Ancona lacera i legami tra madre (Morante), padre (Moretti) e figlia (Trinca). Lui tenta di razionalizzare il dolore, va alla ricerca di un capro espiatorio (il paziente che, il giorno dell'incidente del figlio, lo ha chiamato per un'urgenza), si sfinisce nella corsa e nelle emozioni surrogate da lunapark, fa congetture su quello che avrebbe potuto essere, decide di abbandonare - almeno momentaneamente - la professione di psicoterapeuta, sentendosi incapace di aiutare il prossimo. Sua moglie Paola scatena il suo dstrazioolore in pianti dirompenti e acuti. La loro figlia quindicenne soffoca il dolore nello spazio chiuso di una camerino. Un viaggio catartico, fatto per accompagnare una fidanzata del figlio conosciuta dopo la morte di quest'ultimo, darà forse nuova serenità alla famiglia. Con La stanza del figlio, Moretti cambia pagina: lo stile grottesco e marcatamente autobiografico dei suoi film precedenti lascia spazio ad una fiction che affronta di petto il dolore, senza sbiadirsi in un corrivo piagnisteo da prefiche. Eppure, la cattiveria con cui tratta i suoi personaggi, a cominciare a quello di Giovanni che interpreta lui stesso, è la medesima dei suoi film precedenti: il dolore - è questa la tesi del film - divide, contrariamente a quanto non suggerisca il luogo comune. La famiglia-modello va in pezzi, il marito non divide nemmeno più lo stesso letto della moglie. Atteso ad una prova di autentica maturità espressiva, Moretti va ben oltre i migliori auspici: regia calibratissima, eccellente direzione degli attori, sceneggiatura (scritta con Linda Ferri e Heidrun Schleef, lo sceneggiatore "preferito" di Calopresti) di rigore euclideo, le perle di qualche citazione sonora (su tutte, By this river, di Brian Eno). Una prova che - se ce ne fosse bisogno - collauda definitivamente le capacità di Moretti, portandolo definitivamente nell'empireo dei maggiori registi italiani di tutti i tempi. Premio David di Donatello quale miglior film e Palma d'oro al Festival di Cannes, 23 anni dopo L'albero degli zoccoli di Olmi.