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venerdì 10 maggio 2013

Mi rifaccio vivo

anno: 2013       
regia: RUBINI, SERGIO  
genere: commedia fantastica  
con Emilio Solfrizzi, Neri Marcorè, Lillo (Pasquale Petrolo), Sergio Rubini, Vanessa Incontrada, Bob Messini, Gian Marco Tognazzi, Margherita Buy, Valentina Cervi, Bob Messini, Giulia Di Quilio  
location: Italia
voto: 5

Fin da piccolo Biagio Bianchetti (Lillo, qui orfano di Greg), bonario e pacioso, si è visto scavalcare dal "rivale" Ottone Di Valerio (Marcorè). Entrambi imprenditori di grosso calibro, i due si mettono in società per un affare milionario che però finisce male e induce Biagio al suicidio. Arrivato nell'aldilà non al cospetto di San Pietro, ma di Karl Marx (Messini), a Bagio viene data la possibilità di tornare sulla terra per qualche giorno e aggiustare le cose. Assunte le sembianze di Dennis Rufino (Solfrizzi), grande amico e mentore di Ottone, Biagio/Denis finisce per rafforzarne la posizione, salvo poi ingarbugliare talmente la matassa da mettere tutto a soqquadro.
Rubini ricicla se stesso imbastendo una commedia degli equivoci con larghi debiti verso Capra (La vita è meravigliosa) e Lubitsch (Il cielo può attendere). L'idea di qualcuno reincarnato in qualcun altro era stata già proposta ne L'anima gemella; quella dell'uomo che si re innamora della vita l'avevamo vista ne L'amore ritorna; la vendetta che ha come movente l'invidia è il tema dei suoi due film precedenti (Colpo d'occhio e L'uomo nero). Sulla carta, dunque, niente di originale, sebbene la confezione risulti comunque indovinata, soprattutto grazie alla performance da mattatore di un incontenibile Solfrizzi e a dialoghi che offrono più di un'occasione per ridere. Quanto alle pretese di stare incollati alla realtà con il propagarsi dei suicidi degli imprenditori è meglio stendere un velo pietoso.
Da segnalare uno sfondone linguistico: agli sceneggiatori Carla Cavalluzzi e Umberto Marino (che non lavorava con Rubini dai tempi de Il viaggio della sposa) è sfuggito che bondage è un termine di lingua inglese, non francese.    

venerdì 19 maggio 2000

Il gladiatore (Gladiator)

anno: 1999   
regia: SCOTT, RIDLEY
genere: storico
con Russell Crowe, Joaquin Phoenix, Richard Harris, Connie Nielsen, David Hemmings, Oliver Reed, David Schofield, Tomas Arana, Spencer Treat Clark, Tommy Flanagan, Djimon Hounsou, Ralf Moeller, Omid Djalili, Giorgio Cantarini, Chris Kell, John Quinn, Nicholas McGaughey, Giannina Facio, Sven-Ole Thorsen, John Shrapnel, Derek Jacobi
location: Usa   
voto: 10


180 d.C. Conquistati anche i confini settentrionali dell'impero grazie ad una perentoria vittoria ottenuta dal generale Massimo Decimo Meridio (Russell Crowe) sui barbari germanici che ancora opponevano resistenza, l'imperatore-filosofo Marco Aurelio (Richard Harris) - ormai vecchio e stanco - vorrebbe consegnare a lui il potere perché Roma possa tornare una Repubblica. Il figlio Commodo (Joaquin Phoenix) lo uccide, inaugurando così una nuova successione dinastica, e manda a morte Massimo. Quest'ultimo, grazie ad una formidabile prontezza, sfugge alla pena ma finisce nelle provincie romane dove viene "usato" come gladiatore. Da qui le sue gesta lo riportano a Roma come fenomeno da baraccone e la lotta impari con l'imperatore vanitoso, dissoluto e folle si riapre, fino a quando Massimo non riuscirà ad ucciderlo durante un combattimento all'interno del Colosseo.
Capolavoro di enorme potenza spettacolare, il film tratto dalla storia di David Franzoni e sceneggiato dallo stesso autore con John Logan e William Nicholson riporta, dopo alcune prove incerte (L'albatross, Soldato Jane) il regista oriundo inglese sugli allori dei tempi di Alien, I duellanti e Blade runner. Allo spettacolo faraonico, con battaglie e scene di lotta di straordinaria cruenza e indicibile fascino, Scott aggiunge un apologo sulla decadenza dei tempi, sottintendendo in maniera nemmeno troppo implicita la prossimità tra la corruzione della Roma imperiale, che - all'insegna dei panem et circenses - imboniva il popolo e certe società postmoderne. Lo stile è compatto e senza concessioni a patetismi e retorica (esclusa quella propria degli uomini del tempo), incline a romanzare qua e là la vera vicenda (Marco Aurelio sembra che morì di peste; Commodo fu veramente ucciso da un gladiatore durante un combattimento) ma complessivamente fedele alla Storia. Un pagina di grandissimo cinema, un peplum destinato a rimanere nella memoria anche per la prodigiosa interpretazione dell'australiano Crowe.