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sabato 23 giugno 2018

Hotel Gagarin

anno: 2018       
regia: SPADA, SIMONE    
genere: commedia    
con Giuseppe Battiston, Barbora Bobulova, Claudio Amendola, Luca Argentero, Silvia D'Amico, Philippe Leroy, Caterina Shulha, Tommaso Ragno, Hovhannes Azoyan, Marjan Avetisyan, Simone Colombari, Alessandro Proietti, Caterina Siano, Marco Todisco, Paolo De Vita, Gianluca Bertogna    
location: Italia
voto: 6,5    

Un professore di liceo (Battiston) che spiega la storia ai suoi studenti attraverso i film, una prostituta svampita (D'Amico), un elettricista bonario (Amendola), un fotografo avvezzo ai cannabinoidi (Argentero) e una faccendiera (Bobulova), tutti in cerca di un'occasione di riscatto, vanno a girare un film in Armenia. Ma qui scoppia una guerra, il sedicente produttore che li ha spediti laggiù (Ragno) sparisce con i fondi europei che ha preso per l'operazione e i cinque si ritrovano intrappolati, insieme alla loro guida - una punk incinta (Shulha) -, in un hotel armeno in mezzo al nulla. Intorno a loro soltanto neve. Ma qui riusciranno a trasformare la disavventura in un'opportunità.
Già aiuto regista di Caligari per Non essere cattivo, di Mainetti per Lo chiamavano Jeeg Robot e di Edoardo Leo per Noi e la Giulia, il torinese Simone Spada esordisce con un film che parte come un'hoax story e si trasforma in una fiaba sulla fabbrica dei sogni eretta da un'armata Brancaleone di outsiders. Un'opera memore della lezione di Melies, con momenti di autentica poesia (da applausi le scenografie di Kathy Lebrun e i costumi di Claire Dubiene) e un finale - proprio sui titoli di coda - da standing ovation. Un'opera che - nonostante qualche artificiosità di troppo nei dialoghi, spesso alla ricerca dell'effetto - si dimostra capace di raccontare con leggerezza e intelligenza come una crisi, fin dal senso etimologico della parola, possa tramutarsi in un'occasione per inventarsi una vita diversa e cominciare, forse, a essere felici.    

martedì 14 aprile 2015

Quando dal cielo - Wenn aus dem Himmel

anno: 2015       
regia: FERRARO, FABRIZIO
genere: documentario
con Paolo Fresu, Daniele Di Bonaventura, Manfred Eicher, Stefano Amerio
location: Italia, Svizzera
voto: 5

Per chi non lo conoscesse, Manfred Eicher non è uno dei, bensì il più importante e vero innovatore tra i produttori di musica jazz, avanguardia e cameristica degli ultimi 40 anni. Il 70enne di stanza a Monaco con la sua etichetta discografica, la ECM, sta alla musica - in veste di produttore - come George Lucas sta al cinema. Per di più, i suoi contatti con la settima arte sono tutt'altro che occasionali, come dimostra la pubblicazione delle colonne sonore dei film di Theo Angelopoulos scritte da Eleni Karaindrou (Il volo, Paesaggio nella nebbia, Il passo sospeso della cicogna, Lo sguardo di Ulisse, L'eternità e un giorno, La sorgente del fiume e La polvere del tempo), i ciclopici tributi al cinema di Godard e la soundtrack del film Il ritorno. Non di meno, Paolo Fresu, che da otto anni è stato assoldato dall'etichetta bavarese, ha anch'egli un rapporto intimo e continuo con il cinema, come documentano le colonne sonore di Passaggi di tempo, Scores! e 7/8, del quale è anche interprete. Rovesciando la prospettiva, tanto il tedesco quanto il sardo sono stati oggetto di interesse cinematografico: il primo attraverso il capolavoro Sounds and silence; il secondo in un documentario che ne ricostruisce la traiettoria artistica, intitolato 365. Li ritroviamo insieme in questa occasione, a Lugano, città nella quale, all'interno dell'auditorium deserto della Radio Svizzera Italiana, il trombettista ormai assurto a fama internazionale ha registrato, con divino interplay, un disco insieme al bandoneonista marchigiano Daniele di Bonaventura. Il film di Fabrizio Ferraro - qui al suo quarto lungometraggio dopo Piano sul pianeta, Penultimo paesaggio e Quattro notti di uno straniero - si offre come testimonianza di quei due giorni di registrazione, tra posizionamento dei microfoni, cambiamenti di note, aggiustamenti in consolle di registrazione (sulla quale siede l'abilissimo Stefano Amerio), invenzione estemporanea dei titoli dei brani e inglese maccheronico. Il tutto intervallato da immagini in movimento - autostrade, traghetti -, da quelle del mare, delle colline marchigiane o dai neri improvvisi che sembrano voler accompagnare le continua ricerca dei silenzi che è il marchio di fabbrica di molte produzioni ECM. Per chi ama visceralmente la musica al punto da essere interessato anche ai suoi processi produttivi, al dietro le quinte di un lavoro soltanto in apparenza semplice, il making of di In maggiore (questo il titolo del disco carico di lirismo di Fresu & Di Bonaventura) costituirà un'occasione per sbirciare sui moltissimi dettagli di un lavoro che sembra richiedere pazienza, concentrazione, creatività e, ovviamente, moltissimo ascolto. Ma qualche perplessità sorge proprio sull'aspetto cinematografico del prodotto: costretti all'assoluta discrezione, Ferrero e la sua troupe si sono limitati a piazzare macchine da presa fisse e, per quanto possano essere serviti postproduzione e montaggio, la staticità dell'intero lavoro si avverte in maniera incontrovertibile, finendo col fare di questo comunque encomiabile progetto un parente povero del già citato Sounds and silence.    

lunedì 18 novembre 2013

The Canyons

anno: 2013       
regia: SCHRADER, PAUL
genere: drammatico
con James Deen, Lindsay Lohan, Nolan Gerard Funk, Amanda Brooks, Tenille Houston, Gus Van Sant, Jarod Einsohn, Chris Zeischegg, Victor of Aquitaine, Jim Boeven, Philip Pavel, Lily Labeau, Thomas Trussell, Alex Ashbaugh, Chris Schellenger, Lauren Schacher, Diana Gitelman, Andres De La Fuente
location: Usa
voto: 5

Dalla mente di due iconoclasti per vocazione, Paul Schrader (sue, per esempio, le sceneggiature di Taxi driver e Toro scatenato nonché le regie di Adam resurrected e American gigolò) e Bret Easton Ellis (che al cinema aveva già dato, tra gli altri, il mediocre American psycho) non poteva che scaturire un film nel quale la morbosità dei legami viene data in pasto un tanto al chilo all'occhio dello spettatore.
La vicenda mette in scena cinque personaggi losangelini e ruota attorno alla produzione di un b-movie. C'è Chris (Deen), produttore erotomane e psicopatico, ricchissimo (impressionante l'arredo dell'abitazione upper class nella quale è ambientato gran parte del film); Tara (Lohan), la sua fidanzata con un passato difficile e un presente da arrampicatrice sociale; Ryan (Funk), un ragazzetto senza arte ma che spera almeno nella parte da avere nel film e Gina (Brooks), la sua fidanzata. Ai quattro si aggiunge una vecchia fiamma del produttore (Houston), con la quale quest'ultimo continua a intessere una relazione. Il vero problema è che Tara e Ryan sono tornati ad essere amanti dopo essere stati insieme quando non avevano un quattrino. Chris fiuta la faccenda e fa di tutto per scoprire l'inghippo, manipolando a piacere chiunque gli capiti a tiro e dando fondo al suo sadismo macabro.
In The canyons ritroviamo molti dei topoi cari al regista: la società in disfacimento (Lo spacciatore), i triangoli amorosi (Cortesie per gli ospiti), il sesso mercenario (Hardcore e American gigolò), il tramonto di Hollywood. In questo strano film sui temi del tradimento, della gelosia e delle ossessioni tecnologiche (la televisione serve ormai per leggere la chat di What'sapp), però, non si capisce la scelta del casting, con i ruoli di protagonisti affidati a James Deen e Lindsay Lohan. Il primo è un attore abituato - passatemi il francesismo - a una recitazione del cazzo, visto che è una star del porno e la sua espressività non è maggiore di quella che potete osservare sui banchi di un qualsiasi mercato ittico. La seconda è una ragazzina viziata, nota più per le sue continue incursioni sulle pagine della cronaca nera che per il suo talento da attrice, sfruttato al massimo per opere seminali come Scary movie 5. L'unica spiegazione possibile è che il regista abbia voluto ulteriormente sottolineare il crollo di Hollywood (le immagini di apertura fotografano vecchi cinema losangelini che hanno definitivamente abbassato le saracinesche) con una scelta volutamente bizzarra, che enfatizza il messaggio in termini metasimbolici.    

mercoledì 27 gennaio 2010

Sounds and silence. Travels with Manfred Eicher

anno: 2009   
regia: GUYER, PETER * WIEDMER, NORBERT   
genere: documentario   
con Manfred Eicher, Dino Saluzzi, Eleni Karaindrou, Anouar Brahem, Jan Garbarek, Nik Bartsch, Anja Lechner, Gianluigi Trovesi, Gianni Coscia, Arvo Part, Tonu Kaljuste, Jean Louis Matinier, Francois Couturier, Manu Katché   
location: Svizzera
voto: 10   

In occasione dei suoi primi 40 anni di vita il lavoro svolto dall'etichetta discografica tedesca ECM, una piccola label che - annoverando registrazioni di musicisti di primissimo livello come Keith Jarrett, Jan Garbarek, Pat Metheny ed Enrico Rava - ha inciso profondamente sull'universo sonoro di jazz, avanguardia e musica classica, viene trasposto in immagini e suoni da due registi svizzeri, Peter Guyer e Norbert  Wiedmer. Il film è tutt'altro che un'agiografia del suo patron, Manfred Eicher, autentico genio della produzione musicale e vero deus ex machina dell'etichetta di stanza a Monaco. Piuttosto, le immagini - curatissime quanto lo sono le proverbiali confezioni della ECM - fanno entrare lo spettatore nel vivo del processo creativo: dall'intuizione di un motivo musicale alla conversione dell'operetta in chiave jazzistica, il film è un florilegio di aneddoti per immagini nel quale diventa tangibile il processo di produzione musicale, quello di registrazione, fino all'ingegneristica del suono. Non un inno all'ECM, dunque, ma un imperdibile ed emozionante inno alla musica che ha nello sguardo raggiante dell'immenso compositore estone Arvo Part - felice perché il coro canta finalmente come lui ha chiesto - il suo culmine.

venerdì 24 marzo 2006

Il caimano

anno: 2006   
regia: MORETTI, NANNI
genere: grottesco
con Silvio Orlando, Margherita Buy, Daniele Rampello, Giacomo Passarelli, Jasmine Trinca, Cecilia Dazzi, Martina Iero, Michele Placido, Luisa De santis, Giuliano Montaldo, Jerzy Stuhr, Tatti Sanguineti, Antonio Catania, Elio De capitani, Valerio Mastandrea, Toni Bertorelli, Nanni Moretti, Anna Bonaiuto, Stefano Rulli, Antonio Petrocelli, Paolo De vita, Paolo Virzi', Paolo Sorrentino, Dario Cantarelli, Carlo Mazzacurati, Antonello Grimaldi, Lorenzo Alessandri, Giancarlo Basili, Giovanna Nicolai, Matteo Garrone, Mimmo Mancini, Bruno Memoli, Luca D'ascanio, Fabrizio Morandi, Andrea Tidona, Sofia Vigliar, Renato De maria
location: Italia   
voto: 6,5

Fermo da dieci anni, il produttore cinematografico Bruno Bonomo (Orlando) - che in passato ha avuto successo con film di serie Z come Maciste contro Freud, Mocassini assassini, Cataratte, La poliziotta coi tacchi a spillo e Violenza a Cosenza - si accinge a girare un film su Cristoforo Colombo. Il progetto va a monte ma si presenta l'occasione di girarne un altro scritto da una giovanissima regista (Trinca) che all'attivo ha soltanto un paio di cortometraggi. Si tratta di un film intitolato Il caimano e che ha per oggetto l'ascesa e la caduta di Berlusconi in Italia. Orlando ha come co-produttore un polacco (Stuhr) che gli si rivolge usando costantemente l'espressione "la vostra Italietta" e che pone una condizione: per il film vuole un attore di grande richiamo (Placido). L'attore dapprima accetta, quindi abbandona il set, intuendo che l'affare potrebbe costargli qualche grana. Viene così meno il finanziamento polacco, si provvede a reclutare un attore assai meno noto (Moretti), si dimezzano i costi produttivi ma il film si fa lo stesso. E per Bonomo, che dorme tra il teatro di posa pignorato e un albergo dopo la difficile separazione dalla moglie (Buy), forse arriverà il riscatto.
Moretti gira il suo film più politico, maturo e difficile. Con un titolo che parte da una definizione che Franco Cordero diede di Berlusconi, Il caimano racconta con uno stile tutto suo l'Italia dell'uomo di Arcore. "Cosa vuoi dire che gli italiani non sappiano già?", domanda Moretti mentre, come di consueto, canta stando al volante. Sceglie così di raccontare con due suoi tipici mezzi espressivi (il film nel film come già in Sogni d'oro, Caro diario e Aprile e il racconto autobiografico, caricato sulle spalle di uno strepitoso Silvio Orlando) ansie e timori dei tempi che corrono, giocando col grottesco, col cattivo gusto culturale e cinematografico, facendo anche ridere, ricorrendo a immagini potenti, insolite nel suo cinema, scivolando talvolta nel melò e mettendo sulla scena il dramma di una separazione coniugale. Accolto da recensioni preventive (alcuni critici e detrattori di destra ne hanno parlato male prima ancora di vederlo), il film è uno dei casi cinematografici più importanti del 2006 e forse il più importante della carriera del regista romano. Con un finale davvero mozzafiato.    

giovedì 27 marzo 1997

Amanti, primedonne (Mistress)

anno: 1991       
regia: PRIMUS, BARRY
genere: commedia
con Danny Aiello, Robert De Niro, Martin Landau, Eli Wallach, R.Wuhl, Jane Alexander, Christopher Walken, Ernest Borgnine
location: Usa
voto: 3

Un produttore fallito (Martin Landau), un regista squinternato (Wuhl) e un mediocre sceneggiatore figlio d'arte (Alexander) cercano di farsi finanziare un film da tre magnati (Eli Wallach, Danny Aiello e De Niro), interessati solamente a lanciare le proprie donne-amanti nel mondo del cinema. I loro propositi artistici falliranno miseramente, ma i tre continueranno ad inseguire i propri stupidi sogni.
Modestissima satira sull'universo hollywoodiano prodotta da Bob De Niro, con illustri precedenti (Viale del tramonto, A che prezzo Hollywood, Gli ultimi fuochi) ed in anticipo su lavori di gran lunga migliori (I protagonisti) ma assai più vicino a farsacce come Dinosauri a colazione. Ernest Borgnine appare nella parte di sé stesso.

giovedì 13 febbraio 1997

Dinosauri a colazione

anno: 1985       
regia: ASHER, WILLIAM   
genere: commedia   
con Walter Matthau, C.Grodin, Vincent Gardenia, T.Daly, B.Macy, G.Radner, S.Martin           
location: Usa
voto: 1   

Pochi film sono coperti da un mistero altrettanto fitto ed insondabile come quello che avvolge questo film: dove avrà trovato Charles Grodin, mediocre attore di filmetti di serie B e autore del soggetto, un produttore tanto irresponsabile da mettere su 75 minuti di pellicola la sua idea bislacca? La pretesa sarebbe quella di raccontare in chiave ironica la Hollywood degli anni '80. Un produttore (un Matthau passato, con questo film, a fare marchette) promette ad un amico morituro (Vincent Gardenia) di realizzare un film tratto dal best seller Love in sex. A dispetto delle perplessità complessive e delle difficoltà individuali, l'operazione andrà in porto. Che sia la cronaca di un fatto vero?