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mercoledì 7 dicembre 2016

7 minuti

anno: 2016       
regia: PLACIDO, MICHELE 
genere: drammatico 
con Ambra Angiolini, Cristiana Capotondi, Fiorella Mannoia, Maria Nazionale, Violante Placido, Clémence Poésy, Sabine Timoteo, Ottavia Piccolo, Anne Consigny, Michele Placido, Luisa Cattaneo, Erika D'Ambrosio, Balkissa Maiga, Bruno Cariello, Lee Colbert, Mimma Lovoi, Donato Placido, Gerardo Placido (Gerardo Amato)    
location: Italia
voto: 7   

Una fabbrica romana sta per cedere la quota di maggioranza azionaria a un investitore francese (Consigny) che, per entrare nell'affare, chiede che il consiglio di fabbrica - tutte donne - si pronunci sulla possibilità che la pausa pranzo venga ridotta di 7 minuti. Tra la portavoce (Piccolo) e le altre donne del consiglio si scatena un dibattito che, inizialmente, sembra indicare che una maggioranza schiacciante sia propensa ad accettare quelle condizioni ricattatorie. Nel frattempo, fuori dalla fabbrica, le famiglie e le altre operaie attendono ansiosamente il verdetto.
Partendo da una storia vera accaduta in Francia, diventata in seguito un testo teatrale di Stefano Massini, il film di Placido ricalca pienamente la struttura de La parola ai giurati, il capolavoro di Lumet. Efficace nello sviscerare i nodi apparentemente meno vistosi di una scelta che sembra una resa della dignità e un abbandono dei propri diritti in nome del più bieco crumiraggio, questo thiller di ispirazione sindacale - che torna al tema del lavoro che segnò l'esordio del regista pugliese dietro la macchina da presa (Pummarò) - è decisamente più debole nella definizione dei caratteri, tutti viziati da un eccesso di stereotipia e affidati a un nugolo di attrici tra le quali, a stento, emerge la figlia del regista, una delle poche a capaci di tenere a bada  l'overacting.   

sabato 20 agosto 2016

Un posto sicuro

anno: 2015       
regia: GHIACCIO, FRANCESCO   
genere: drammatico   
con Marco D’Amore, Giorgio Colangeli, Matilde Gioli   
location: Italia
voto: 6   

Casale Monferrato, 2011. Luca (interpretato da Marco D'Amore che, reduce dal successo della serie televisiva Gomorra, dà qui prova di grande versatilità) e suo padre (Colangeli) non si rivolgono parola da anni. Il rapporto cambia quando il primo viene a sapere che il secondo si trova nello stadio terminale di un mesotelioma contratto lavorando per anni l'amianto in fabbrica. Con l'occasione, Luca concentra tutte le sue energie per far conoscere la vicenda della fabbrica Eternit che ha ucciso migliaia di persone senza che i padroni rivelassero nulla di ciò che sapevano sulla pericolosità dell'amianto. Ma per lui è anche l'occasione per affrancarsi dal lavoro di giullare per feste da ricchi e tornare a calcare il palcoscenico teatrale.
Cinema di impegno civile con guizzi visionari di grande impatto (su tutti, la scena metaforica in cui il protagonista svuota sul palco interi sacchi di palline da ping pong), il film dell'esordiente Francesco Ghiaccio perde parte del suo potenziale in un fragile schematismo, con rivoli narrativi prescindibili, a cominciare dalla sottotrama rosa. Un'occasione parzialmente sprecata per raccontare un disastro sanitario e ambientale al quale la giustizia italiana ha aggiunto un'intollerabile quota di oscenità e iniquità.    

venerdì 3 agosto 2012

Take Shelter

anno: 2011       
regia: NICHOLS, JEFF 
genere: drammatico 
con Michael Shannon, Jessica Chastain, Tova Stewart, Shea Whigham, Katy Mixon, Natasha Randall, Ron Kennard, Scott Knisley, Robert Longstreet, Heather Caldwell, Sheila Hullihen, John Kloock, Marianna Alacchi, Jacque Jovic, Bob Maines, Charles Moore, Pete Ferry, Molly McGinnis, Angie Marino-Smith, Isabelle Smith, Tina Stump, Ken Strunk, Maryanne Nagel, Hailee Dickens, Kathy Baker, Guy Van Swearingen, LisaGay Hamilton, William Alexander, Joanna Tyler, Stuart Greer, Ray McKinnon, Jake Lockwood, Kim Hendrickson, Bart Flynn, Nick Koesters, Jeffrey Grover, Qenny O.T. Vitosha 
location: Usa
voto: 5

L'Apocalisse prossima ventura si nasconde nelle fobie di Curtis LaForche (Shannon, al quale risultano particolarmente congeniali i ruoli da psicopatico, come già in Revolutionary Road e My Son, My Son, What Have Ye Done), buon padre di famiglia e operaio specializzato che improvvisamente si convince che un tornado si abbatterà nella zona dell'Ohio dove abita portando via tutto. Per questo decide di investire ogni sua risorsa per risistemare il rifugio anti-tornado antistante la casa, perdendo l'opportunità dell'assicurazione sanitaria per ottenere un apparecchio acustico per la figlia sorda, poi il lavoro e infine anche gli amici, dopo essersi autodiagnosticato la schizofrenia. Ma ha davvero torto?
Il secondo film di Jeff Nichols contiene forti significati allegorici: la paura della minaccia dal cielo, ormai incardinata nell'inconscio collettivo degli americani dopo l'11 settembre; il timore della crisi economica e dei suoi effetti distruttivi; lo sfaldamento dei valori tradizionali. Per quanto Michael Shannon ci metta una forte presenza scenica e gli effetti speciali, dosati con parsimonia, rendano tangibile la follia del protagonista, il film rimane irrisolto, con un tocco à la Shamalyan incerto tra apologo sociale e thriller psicologico, servito da un ritmo assolutamente monocorde e da atmosfere rarefatte che sembrano cercare il tocco autoriale a tutti i costi.
Grand Prix 'Semaine de la Critique' a Cannes 2011. Ha inoltre ottenuto il premio Fipresci come miglior film nelle sezioni collaterali.    

sabato 30 giugno 2012

Qualche nuvola

anno: 2011       
regia: DI BIAGIO, SAVERIO
genere: commedia
con Michele Alhaique, Greta Scarano, Aylin Prandi, Giorgio Colangeli, Michele Riondino, Paola Tiziana Cruciani, Paolo De Vita, Elio Germano, Nick Nicolosi, Primo Reggiani, Pietro Sermonti
location: Italia
voto: 5

Diego (Alhaique) vive al Quadraro, nella periferia romana, sta per sposarsi con Cinzia (Scarano) dopo 10 anni di fidanzamento e fa il manovale nella ditta dove esercita anche il bonario, futuro suocero (Colangeli). Un lavoretto extra per arrotondare in vista delle nozze lo fa però scivolare sotto le lenzuola di Viola (Prandi), altolocata nipote del datore di lavoro del ragazzo (Sermonti). Il giorno del matrimonio sembra allora trasformarsi in un problema.
Filmetto innocuo diretto a quarant'anni dall'esordiente Saverio Di Biagio, Qualche nuvola scherza con tono leggero sul tema preferito della commedia rosa, attestandosi sullo stessa registro di intenti di film come Casomai e La donna della mia vita. Pur praticando una visione del rapporto tra i sessi rigidamente conservatrice ("gli uomini costruiscono la casa, le donne fanno i figli"), il film ha dalla sua però un garbo inusitato, una collezione di caratteristi che giocano al meglio le loro carte e un contesto popolare raccontato con verismo all'amatriciana tutt'altro che posticcio. Imapagabile il cammeo di Elio Germano nella parte di un venditore di mobili.    

venerdì 11 maggio 2012

Il richiamo

anno: 2012       
regia: PASETTO, STEFANO
genere: drammatico
con Sandra Ceccarelli, Francesca Inaudi, César Bordón, Guillermo Pfenning, Arturo Goetz, Hilda Bernard, Viviana Sacco, Julieta Cardinali, Juan Cresta, Lola Berthet
location: Argentina, Svizzera
voto: 3

Due donne che non potrebbero essere più diverse: entrambe di origine italiana, Lucia (Ceccarelli) che vive chiusa con quella sua mutria sempre triste (dal suo esordio sul grande schermo la Ceccarelli non ha mai cambiato espressione) in una gabbia dorata con un marito medico (Bordon) che la tradisce e che a stento riesce ad accettare il suo impiego come hostess di volo. Lea (Inaudi), all'opposto, è un'operaia che prende la vita con leggerezza, è solare pronta al cambiamento. con la complicità di alcune lezioni di piano,  le due intraprendono insieme il viaggio che Lea aspettava di fare da tempo, in Patagonia, a contatto diretto con cetacei e pachidermi. Per Lucia sarà anche l'occasione per una vera rinascita, dopo la minaccia di un cancro che sembrava irreversibile.
Come nel suo film d'esordio, Tartarughe sul dorso, anche in questa opera seconda il regista Stefano Pasetto sparge simbolismi, cerca il lirismo a tutti i costi, dissemina indizi gratuiti (la mano martoriata di Lea, il rapporto costante e ai limiti del morboso di questa con un padre che non si vede mai, la necessità continua del marito di Lucia di ricorrere al collirio, una nave da restaurare per chissà quale viaggio), tanto più irritanti quanto finalizzati unicamente a vellicare la curiosità dello spettatore per poi lasciarla insoddisfatta. Un'opera fortemente irrisolta, che perde il controllo degli elementi filmici essenziali (la direzione degli attori in primis) per concentrarsi unicamente su un lirismo posticcio e forzoso che sembra voler riecheggiare le atmosfere care ad Antonioni.    

domenica 29 gennaio 2012

Sabato sera, domenica mattina (Saturday night and sunday morning)

anno: 1960   
regia: REISZ, KAREL  
genere: drammatico  
con Albert Finney, Shirley Anne Field, Rachel Roberts, Hylda Baker, Norman Rossington, Bryan Pringle, Robert Cawdron, Edna Morris, Elsie Wagstaff, Frank Pettitt, Avis Bunnage, Colin Blakely, Irene Richmond, Louise Dunn, Anne Blake, Peter Madden, Cameron Hall, Alister Williamson  
location: Regno Unito
voto: 7

Arthur Seaton (Finney) fa l'operaio a Nottingham. Il suo lavoro è talmente ripetitivo e usurante che la vita prende gusto soltanto il sabato sera, tra bevute al pub con gli amici, la tresca con una donna sposata (Roberts) e quella come una figlia di mamma che vorrebbe sistemarsi (Field). Ma la sua irrequietezza è inarginabile.
Prodotto classico del cinema indipendente britannico, tratto dal romanzo di Alan  Sillitoe, l'esordio alla regia dell'oriundo cecoslovacco Karel Reisz è uno spaccato sociologicamente efficacissimo delle frustrazioni e della massificazione di un'intera classe sociale.    

martedì 17 gennaio 2012

L'industriale

anno: 2011       
regia: MONTALDO, GIULIANO 
genere: drammatico 
con Pierfrancesco Favino, Carolina Crescentini, Eduard Gabia, Elena Di Cioccio, Elisabetta Piccolomini, Andrea Tidona, Mauro Pirovano, Gianni Bissaca, Roberto Alpi, Francesco Scianna 
location: Italia
voto: 6,5

La grande crisi economica degli anni Duemila vista dalla parte dei padroni. Il quarantenne torinese Nicola (Favino) ha ereditato dal padre un'azienda che produce pannelli solari di nuova generazione. Con l'acqua alla gola e il rischio di chiudere bottega, l'uomo si rivolge a una banca, quindi sguinzaglia un suo avvocato ambiguo (Scianna) in Germania nel tentativo di concludere una trattativa avventurosa con i tedeschi vendendo parte della quota azionaria. Ma il racconto si tinge prima di rosa, quando la bella e ricchissima moglie di Nicola (Crescentini) sembra aver ingaggiato una storia con un garagista romeno (Gabia), e poi di giallo (e qui non diremo il perché).
Da sempre acutissimo osservatore della storia italiana, anche stavolta Montaldo non si lascia scappare l'occasione per mettere in scena un dramma di straziante attualità, nel quale il confine tra finanza e strozzinaggio legalizzato è davvero labile. Lo fa con un registro elegante e un ritmo narrativo incessante, peraltro scegliendo una soluzione cromatica originale grazie alla fotografia grigiastra e decolorata di Arnaldo Catinari. Peccato che il film inciampi in qualche schematismo di troppo (siamo in piena green economy con tanto di imprenditore dalle buone intenzioni e c'è pure l'immigrato orgoglioso) e che il finale ci regali un colpo di scena esageratamente spettacolare, che toglie credibilità a un racconto che per tanti altri versi fotografa benissimo il presente.    

mercoledì 26 maggio 2010

La nostra vita

anno: 2010       
regia: LUCHETTI, DANIELE  
genere: drammatico  
con Elio Germano, Raoul Bova, Isabella Ragonese, Luca Zingaretti, Stefania Montorsi, Giorgio Colangeli, Alina Madalina Berzunteanu, Marius Ignat, Awa Ly, Emiliano Campagnola  
location: Italia
voto:7

Rimasto vedovo, Claudio (Germano), operaio edile trentenne della periferia romana, si ritrova sulle spalle la responsabilità della crescita dei tre figli piccoli. Imbocca così la strada sbagliata cercando di mettersi in proprio nel campo dell'edilizia dopo vere ricattato il datore di lavoro (Colangeli). Soltanto l'amico più caro (Zingaretti) e i fratelli riusciranno a toglierlo dai guai.
Dopo avere collezionato una serie di false partenze, Elio Germano mette finalmente il suo enorme talento - che a Cannes gli ha fruttato la Palma d'oro per la miglior interpretazione maschile ex-aequo con Javier Bardem - a servizio di un film maiuscolo. Il copione che Luchetti ha scritto con la premiata ditta Rulli & Petraglia scandaglia l'universo dell'edilizia e gli affanni di quest'uomo rimasto precocemente vedovo, al quale Elio Germano dà corpo e anima senza risparmiarsi, attraversando l'intera gamma emotiva che un attore può mettere in scena. Il film è soprattutto suo, anche se a Luchetti e agli altri sceneggiatori (Rulli e Petraglia) va riconosciuto il merito di qualche scelta inconsueta: Raoul Bova nel ruolo dello sfigato, Zingaretti in quello di uno spacciatore in sedia a rotelle, il razzismo di ritorno degli extracomunitari, estenuati dal malcostume italiano. Ma nel film c'è anche molto déjà vù, a cominciare dal registro situazionista del film che sembra una via di mezzo tra Il posto dell'anima e Provincia meccanica, e un finale frettoloso ed eccessivamente consolatorio.    

venerdì 5 febbraio 2010

La fabbrica dei tedeschi

anno: 2008   
regia: CALOPRESTI, MIMMO   
genere: documentario   
con Silvio Orlando, Valeria Golino, Monica Guerritore, Luca Lionello, Rosalia Porcaro, Mimmo Calopresti e gli amici e parenti delle sette vittime della ThyssenKrupp di Torino    
location: Italia
voto: 3   

Nel 2007, nell'acciaieria tedesca della ThyssenKrupp, a Torino, 7 operai morirono in un gigantesco rogo. Attraverso una docu-fiction che poggia in larga parte sulle testimonianze di amici, colleghi e parenti delle vittime, il regista Mimmo Calopresti ricostruisce l'ennesimo caso di morti bianche e le gravi responsabilità dei vertici della stessa ThysseKrupp, ossessionati dalla produzione a scapito dei controlli, ma anche dei sindacati.
La Babele di voci meridionali che si ascolta nel film rivela ancora una sinistra equivalenza tra ricchezza e povertà da una parte, Nord e Sud della penisola dall'altra. Al di là del valore civile del film, La fabbrica dei tedeschi si muove in maniera pressappochistica in una traiettoria incerta tra giornalismo d'assalto e tv del dolore, senza riuscire a spiegare e con un incipit - delegato ad attori professionisti che hanno devoluto il loro cachet ai parenti delle vittime - davvero imbarazzante.    

domenica 30 dicembre 2007

La vita segreta delle parole (La vida secreta de las palabras)

anno: 2005   
regia: COIXET, ISABEL  
genere: drammatico  
con Sarah Polley, Tim Robbins, Javier Cámara, Eddie Marsan, Steven Mackintosh, Julie Christie, Danny Cunningham, Daniel Mays, Emmanuel Idowu, Sverre Anker Ousdal, Dean Lennox Kelly, Reg Wilson, Leonor Watling    
location: Spagna
voto: 6  

Hanna (Polley) è un'operaia modello: da anni non prende un giorno di ferie, non si ammala, fa benissimo il suo lavoro in fabbrica. La direzione la invita a prendersi una pausa, non fosse altro che per ragioni di equilibrio sindacale. Refrattaria a qualsiasi tipo di divertimento e relax, Hanna non trova di meglio che recuperare le sue competenze da infermiera per assistere un ustionato grave (Robbins) bloccato in una piattaforma petrolifera in mezzo all'Atlantico. Con lei ci sono soltanto uomini che vogliono dimenticare il passato, come d'altronde lei stessa.
La formula scelta dalla regista iberica è ancora quella del precedente, struggente e magnifico La mia vita senza me: un racconto sul dolore come esperienza "necessaria", sostenuto dalla prova intensissima di Sarah Polley. Se in quel film la corsa verso esperienze mai fatte era l'ultimo anelito di vita della protagonista, qui il tema viene rovesciato nel suo contrario, quello dell'oblio. Oblio di una guerra, quella dei Balcani, che è difficile raccontare per le sue atrocità, far transitare le parole dal cervello alla gola. È da quella guerra troppo in fretta è stata dimenticata che proviene Hanna. Diretto senza virtuosismi ma con accenti d'autore molto personali (l'ambientazione è del tutto inedita) e qualche tocco naïf (l'oca che starnazza sulla piattaforma, il karaoke di due tecnici diventati amanti), il film è vagamente oleografico nella prima parte ed è eccessivamente esplicativo in quella finale. Magnifica la colonna sonora, impreziosita dalle canzoni di Tom Waits, Antony and the Johnsons, David Byrne e Paolo Conte.    

giovedì 22 febbraio 2007

L'uomo senza sonno (The machinist)

anno: 2003   
regia: ANDERSON, BRAD
genere: thriller
con Christian Bale, Jennifer Jason Leigh, Aitana Sánchez-Gijón, John Sharian, Michael Ironside, Larry Gilliard Jr., Reg E. Cathey, Anna Massey, James Depaul, Craig Stevenson, Matthew Romero Moore, Reg Wilson
location: Spagna
voto: 9

Trevor Reznik (Bale) ha un volto spettrale, scarnificato, livido. Non dorme da un anno. Nella fabbrica dove lavora una sua distrazione costa un braccio a un collega. È convinto che congiurino contro di lui e le sue uniche compagnie, nella sua esistenza diafana e solitaria, sono una ragazza squillo e la cameriera del bar di un aeroporto. A casa trova biglietti sinistri sul frigorifero (strepitosa la trovata enigmistica) e un fantomatico personaggio lo perseguita. Così si presenta questa inquietante, bellissima produzione spagnola che ha per protagonista un attore che è stato capace di una metamorfosi agghiacciante che lo rende scheletrico. Magicamente, i simbolismi e la dimensione onirica che percorrono l'intero film si risolvono in un finale concreto, che rende tangibile la trasformazione fisica di Trevor alla luce del senso di colpa (è un pirata della strada) che lo ha divorato al punto di portarlo sull'orlo della follia. Siamo nel thriller psicologico, in un cinema dei corpi collocato al crocevia tra Cronenberg, Lynch e Polanski: con la sostanziale differenza che qui il regista Brad Anderson imbastisce una trama impeccabile che non ha bisogno di sforare su una dimensione esoterico-metafisica. Molto più Spider, insomma, che Mulholland drive o La nona porta.

lunedì 7 agosto 2006

Tartarughe sul dorso

anno: 2005   
regia: PASETTO, STEFANO 
genere: drammatico 
con Barbora Bobulova, Fabrizio Rongione, Gordana Miletic, Luigi Diberti, Vittorio Amandola, Antonio Manzini, Caterina Casini, Lucia Mascino, Chiara Sani, Giulietta Revel 
location: Italia
voto: 5

La storia d'amore tra uno scaricatore di porto (Rongione) e una lei (Bobulova) che fa il medico in un ospedale triestino è l'epilogo di un racconto destrutturato che comincia sette anni prima, quando lui finisce in carcere per la prima volta per una sciocchezza, poi trova lavoro come pasticcere, quindi si inguaia di nuovo quando spacca la testa a un collega che ha molestato quella che ormai era la sua ex-compagna.
Il film dell'esordiente Stefano Pasetto rientra in un filone riconoscibile del cinema italiano che raccoglie ormai numerosi titoli (Cinque giorni di tempesta, Le acrobate, L'albero delle pere, Una vita non violenta, L'imbalsamatore, La felicità non costa niente, Alla fine della notte, Nemmeno il destino) accomunati dallo stile narrativo a puzzle e da una desolazione esistenziale che si muove tra afasia e nichilismo. Qui il racconto poggia su una cifra stilistica ben visibile (montaggio incrociato, campi e controcampi, immagini usate spesso in senso metaforico) ma il progetto è troppo ambizioso per non cadere nella trappola di un manierismo fine a se stesso.    

venerdì 11 febbraio 2005

Provincia meccanica

anno: 2005       
regia: MORDINI, STEFANO  
genere: drammatico  
con Stefano Accorsi, Valentina Cervi, Ivan Franek, Miro Landoni, Luisa Pasello, Barbara Folchitto, Giacomo Piperno, Adele Ferruzzi, Lorenzo Zanetti  
location: Italia
voto: 3

Dovrebbe intitolarsi Diario di una schizofrenica questo film girato a Marradi, nel ravennate, al cui centro si trova una famiglia operaia poco convenzionale, che alleva i due figli in un tugurio tra muffe, piatti ammucchiati, play-station e un'iguana. La figlia Sonia fa troppe assenze a scuola. I servizi sociali, sollecitati dalla nonna materna, intervengono per toglierla ai due genitori, che vanno in crisi. Lei (Cervi) prima si rinchiude in camera per giorni, poi ha una scappatella, rimane incinta di un altro (Franke). Lui (Accorsi) sembra impazzire, si aggrappa ai maghi dell'166, rischia denunce continue, la casa va a rotoli. In tutto questo schiamazzo isterico c'è molto di sgradevole, sopra le righe, di una violenza psicologica, acustica e fisica fine a se stessa. La provincia, quella operaia, quella meccanica del titolo, che richiamerebbe una riflessione in chiave sociologica, non ha nulla a che fare con i berci da suburra che infestano la pellicola.    

lunedì 9 giugno 2003

Il posto dell’anima

anno: 2003   
regia: MILANI, RICCARDO    
genere: drammatico    
con Silvio Orlando, Michele Placido, Claudio Santamaria, Paola Cortellesi, Imma Piro, Flavio Pistilli, Sandro Ruotolo    
location: Italia
voto: 7    

Una multinazionale americana ha pronte le lettere di licenziamento per 500 dipendenti di una fabbrica di pneumatici abruzzese. Tra scioperi, incatenamenti, palliativi economici basati sulla vendita della pasta fatta in casa, appelli con tanto di spostamento alla sede del Parlamento Europeo di Bruxelles, un viaggio negli States per trovare un accordo con la controparte e un'iconografia battagliera ispirata al mito di Toro Seduto, la classe operaia va in paradiso con uno dei suoi martiri (Orlando), che tanto aveva fatto per la causa comune.
Incerto tra il registro da commedia e il pamphlet di taglio sociologico à la Ken Loach, Il posto dell'anima è un film virato sul registro emotivo, nel quale il tessuto narrativo si sfilaccia in una miriade di episodi di diseguale riuscita. Opera di impegno civile affidata ad un cast motivatissimo e ben assortito, il film di Milani scruta con occhio antropologico un tema che il cinema italiano frequenta pochissimo da anni.    

sabato 8 dicembre 2001

La promesse

anno: 1997       
regia: DARDENNE, LUC e JEAN-PIERRE
genere: drammatico
con Jèrèmie Renier, Oliver Gourmet, Assita Ouèdraogo
location: Belgio
voto: 6

Un operaio edile del Burkina Faso muore cadendo dal ponteggio di un cantiere della provincia belga nel quale sono impiegati al nero diversi extracomunitari. Per evitare guai con la magistratura, il tirannico Roge (Gourmet) decide di seppellirlo sotto una colata di cemento, sotto gli occhi estrrefatti di Igor (Renier), il figlio quindicenne che aveva tentato di salvare l'uomo. La scomparsa dell'operaio insospettisce l'inconsapevole vedova, convinta di una momentanea sparizione dovuta a debiti di gioco. Igor dovrà allora decidere se accecondare i diktat paterni o mettere la donna al corrente del'accaduto.
La promesse sembra una versione belga dei film di Ken Loach, contaminata dall'algido distacco di un Bresson e condita da un contorno antropologico piuttosto spesso. Nel film trovano posto il tema dei diritti sindacali, quello del confronto tra culture e tra generazioni e quello della guerra tra poveri. La sceneggiatura dei fratelli Dardenne - realizzata con Leon Michaux e Alphonso Badolo - mostra personaggi a tutto tondo con i loro cliché e i loro visibilissimi limiti, senza cedere alla tentazione di fare un'agiografia della classe operaia.    

sabato 11 luglio 1998

Babylon - La paura è la migliore amica dell'uomo

anno: 1994       
regia: CHIESA, GUIDO   
genere: giallo   
con Paolo Lorimer, Valeria Milillo, S.Bernhard, Bill Sage, Andrea Prodan           
location: Italia
voto: 3   

L'operaio torinese Francesco (Paolo Lorimer) si lascia divorare dalla propria possessività e sembra determinato ad uccidere la bella mogliettina Carla (Valeria Milillo), che se la fa con un detective americano (Bill Sage). Quando, all'arrivo in città dello straniero, la donna sparisce, tutto lascia pensare che Francesco abbia portato a termine le proprie intenzioni. E invece ha deciso di rifarsi una vita altrove.
Apologo di insopportabile albagia pseudo-intellettuale sul vero senso dell'amore, con cui Chiesa dà fondo al proprio repertorio visionario coniugando l'estetica da videoclip con elementi surreali estranei alla narrazione. Ma la babele linguistica che dà il titolo al film, sottotitolato per due terzi e parlato in italiano, francese ed inglese, rende ancora più ostica la sceneggiatura di Guido Chiesa e Antonio Leotti al punto da farla diventare intollerabilmente tracotante e magniloquente.    

giovedì 9 luglio 1998

La classe operaia va in paradiso

anno: 1971   
regia: PETRI, ELIO  
genere: drammatico  
con Gian Maria Volonté, Mariangela Melato, Luigi Diberti, Salvo Randone, Renata Zamengo, Mietta Albertini, Donato Castellaneta, Adriano Amidei Migliano, Ezio Marano, Giuseppe Fortis, Gino Pernice, Federico Scrobogna, Corrado Solari, Sergio Tramonti, Eugenio Fatti, Antonio Mangano, Lorenzo Magnolia, Luigi Uzzo, Guerrino Crivello, Flavio Bucci, Carla Mancini  
location: Italia
voto: 10

Dopo avere perso un dito per un incidente in fabbrica, l'operaio stacanovista di un'industria del settentrione Lulù (Gian Maria Volontè) - tipico uomo-massa ridotto anche all'impotenza dall'alienazione sul lavoro - si converte alle lotte sindacali. Finirà prima col perdere il lavoro e poi, recuperato questo, il senno.
Il copione di Elio Petri e Ugo Pirro è l'opera che meglio riesce a fotografare un momento cruciale della storia della lotta operaia in Italia. La tecnica di ripresa quasi documentaristica, l'attenzione per la babele dei linguaggi e la prova di recitazione da antologia di Volontè incorniciano un film che va collocato di diritto tra le maggiori opere italiane degli anni '70.    

domenica 25 maggio 1997

Riff Raff - Meglio perderli che trovarli

anno: 1991   
regia: LOACH, KEN
genere: drammatico    
con Robert Carlyle, Emer McCourt, Arichard Belgrave, Jimmy Coleman, David Finch, Garrie J. Lammin, Derek Young, Ricky Tomlinson, Ade Sapara, George Moss, Bill Moores, Kuke Kelly    
location: Regno Unito   
voto: 8


La vendetta è un piatto che va consumato caldo, possibilmente alla temperatura di un incendio, per Stevie (Robert Carlyle), operaio della periferia londinese con poca fortuna nel lavoro. Dopo un'odissea a lui tangenziale che lo costringe ad assistere al licenziamento di un compagno che aveva chiesto maggiore sicurezza sul posto di lavoro, all'incarcerazione di un secondo per un gesto di rabbia e alla morte di un terzo per l'insufficienza delle misure di protezione, Stevie decide di dare fuoco all'edificio che sta ristrutturando per conto di una ditta di malfattori
Col consueto stile asciutto e crudo, permeato da un anti-thatcherismo dichiarato, Loach narra la realtà di ordinario degrado delle metropoli britanniche, costellata di ladruncoli e imbroglioni, tossicodipendenti (Susan, la ragazza di Stevie) e perdigiorno. E' proprio la capacità del maestro inglese di misurare il tasso di ideologia dei suoi film, di calibrare il tocco registico senza lasciarsi prendere la mano dalla compassione per i suoi personaggi, a rendere grande questo come altri suoi film di impegno politico. Sceneggiato da Bill Jess, Riff Raff ha vinto il Premio come miglior film al Festival di Cannes del 1991.    

venerdì 20 dicembre 1996

Il rovescio della medaglia (White man's burden)

anno: 1995       
regia: NAKANO, DESMOND   
genere: drammatico   
con John Travolta, Harry Belafonte           
location: Usa
voto: 3   

In una Los Angeles immaginaria nella quale il rapporto di potere reale tra bianchi e neri è rovesciato a favore di questi ultimi, l'operaio Travolta si vede licenziare in tronco per una bagattella. Comincia così una piccola apocalisse che lo vede progressivamente perdere moglie, casa e dignità. Il tapino tenta di porvi rimedio rapendo il responsabile del suo licenziamento (Harry Belafonte). Ma l'operazione è goffa e sconclusionata ed il rapito capisce di avere a che fare con un buono. Che proprio per questo finisce per rimetterci la pelle.
Il nippo-americano Nakano parte da uno spunto interessante con afflati dichiaratamente anti-razzisti, ma finisce col girare una specie di thriller senza mordente e troppo schematico.