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venerdì 6 gennaio 2017

Il ministro

anno: 2016   
regia: AMATO, GIORGIO   
genere: commedia   
con Gian Marco Tognazzi, Alessia Barela, Fortunato Cerlino, Edoardo Pesce, Jun Ichikawa (II), Ira Fronten    
location: Italia
voto: 6,5   

Un imprenditore in difficoltà (Tognazzi) sta cercando di giocarsi in una sola serata la sua ultima carta: corrompere, tra vini costosissimi, escort e mazzette, l'uomo di potere di turno invitato a cena (interpretato da Fortunato Cerlino, il Pietro Savastano della serie-TV Gomorra), il ministro del titolo. La speranza di giocarsi in questo modo l'appalto si gioca all'interno di una lussuosissima casa nel quartiere residenziale dell'Eur, a Roma, dove sono presenti la moglie (Barela) e il cognato dell'imprenditore (Pesce), una linguacciuta ballerina cinese che studia filosofia (Jun Ichikawa, che in realtà è giapponese), ingaggiata come possibile escort all'ultimo momento e la domestica di colore (Fronten). Le cose andranno ben diversamente dal previsto.
Al suo esordio dietro la macchina da presa, Giorgio Amato attinge a piene mani dal malaffare della politica romana, con echi che richiamano il caso Tarantini-Berlusconi e un registro a cavaliere tra thriller e commedia con brusche virate sul grottesco, soprattutto nella scena iniziale e in quella finale del film. Il quale riesce a tenere sempre alta la tensione, nonostante qualche cedimento a un eccesso di una scrittura alla continua ricerca dell'apoftegma fulminante.    

domenica 25 dicembre 2016

Scusate Se Esisto!

anno: 2014       
regia: MILANI, RICCARDO 
genere: commedia 
con Paola Cortellesi, Raoul Bova, Corrado Fortuna, Lunetta Savino, Cesare Bocci, Marco Bocci, Ennio Fantastichini, Stefania Rocca    
location: Italia
voto: 2 

Non ci fosse stato lo sfondo di quel microcosmo (macro?) incredibile che è la periferia romana di Corviale, il palazzo di un chilometro che è anche il più lungo d'Europa, ci sarebbe da rimpiangere i cinepanettoni con Boldi & De Sica nel vedere questo imbarazzante Scusate se esisto! Per quel palazzo l'architetto Serena Bruno (Cortellesi) ha un progetto mirato a rilanciare la convivialità e i servizi delle migliaia di codomini (il progetto esiste davvero: si chiama "chilometro verde" ed è stato rrealizzato dall'équipe guidata da Guendalina Salimei). Ma siccome il mondo del  lavoro non tutela abbastanza le donne, ecco che la ragazza - che ha un curriculum di tutto rispetto e varie esperienze all'estero - per un disguido casuale si fa passare per un uomo, Bruno Serena. Al dunque, non trova di meglio che far impersonare il suo alter-ego, guidato a distanza, dal gestore di un locale presso il quale ha prestato servizio (Bova). L'uomo a sua volta ha bisogno di una messinscena: nei giorni in cui gli verrà affidato il figlio, non vuole che quest'ultimo scopra la sua nuova identità di omosessuale e chiede a Serena di farsi passare per la sua nuova compagna.
Commedia degli equivoci telefonatissima e scritta col piede sinistro, il film di Milani - marito della Cortellesi ed ex assistente alla regia di Nanni Moretti, con un paio di film di tutto rispetto nel suo portfolio (Auguri professore e Piano, solo) - firma la sua opera peggiore. Dopo cinque minuti iniziali scoppiettanti, il film si perde nella più corriva parodia dell'identità gay, a cui aggiunge un pistolotto sulla discriminazione di genere. Se la Cortellesi sfoggia la consueta mimica a suon di smorfie, rimane un mistero a quale titolo Raoul Bova venga annoverato dalle agenzie di casting nell'elenco degli attori.    

venerdì 7 febbraio 2014

Dallas Buyers Club

anno: 2013       
regia: VALLEE, JEAN MARC
genere: drammatico
con Matthew McConaughey, Jennifer Garner, Jared Leto, Denis O'Hare, Steve Zahn, Michael O'Neill, Dallas Roberts, Griffin Dunne, Kevin Rankin, Donna Duplantier, Deneen Tyler, J.D. Evermore, Ian Casselberry, Noelle Wilcox, Bradford Cox, Rick Espaillat, Lawrence Turner, Lucius Falick, James DuMont, Jane McNeill, Don Brady, Matthew Thompson, Tony Bentley, Sean Boyd, Rachel Wulff, Neeona Neal, Scott Takeda, John Tabler, Joji Yoshida, Carl Palmer, Martin Covert, Douglas M. Griffin, David Lichtenstein, Craig Borten, Henry Frost, Arthur Smith
location: Giappone, Messico, Usa
voto: 5,5


Texas, seconda metà degli anni '80. a Ron Woodroof (McConaughey) i medici danno appena 30 giorni di vita: gli esami clinici hanno rivelato la presenza del virus dell'HIV. Lui, cowboy da rodeo, puttaniere, alcolista, maschilista, omofobo e drogato, non si dà per vinto. In ospedale provano a somministrargli l'AZT, un farmaco che fa sfregare le mani alle compagnie farmaceutiche nella prospettiva di guadagni miliardari, incuranti dei devastanti effetti collaterali che l'AZT può procurare. Ron lo rifiuta, scopre cure alternative, inizia a girare il mondo per poterle condividere con i malati come lui, a cominciare dal transessuale (Leto) col quale ha messo su un ufficio acquisti (il Buyers Club del titolo) grazie al quale dà qualche speranza ai malati di AIDS.
Ispirato a fatti realmente accaduti, questo racconto di formazione tardiva (la trasformazione morale del protagonista è lo spunto più interessante del film) è tuttavia assai meno convincente del precedente C.R.A.Z.Y. Se la trasformazione fisica di Matthew McConaughey, cresciuto moltissimo dai tempi di Il momento di uccidere, è impressionante (25 chili di pelle e di ossa), il film si dilunga stancamente sulla ripetizione dei pochi spunti narrativi a disposizione, non aggiungendo pressoché nulla agli antesignani che hanno saputo raccontare il dramma dell'AIDS con ben altro spessore, da Che mi dici di Willy a Philadelphia.
Premio per la migliore interpretazione maschile a Matthew McConaughey, premio BNL del pubblico per il miglior film, premio Farfalla d'oro-Agiscuola e premio AIC miglior fotografia alla VIII edizione del festival internazionale del film di Roma (2013).    

lunedì 19 agosto 2013

Lovelace

anno: 2013       
regia: EPSTEIN, ROB & FRIEDMAN, JEFFREY
genere: biografico
con Amanda Seyfried, Peter Sarsgaard, Sharon Stone, Robert Patrick, Juno Temple, Chris Noth, Bobby Cannavale, Hank Azaria, Adam Brody, Chloë Sevigny, James Franco, Debi Mazar, Wes Bentley, Eric Roberts, Ron Pritchard, Frank Clem, Carrick Moore Gerety, Austin Williams, Trevor Faris, Gaston Willig, Brian Gattas, Cory Hardrict, Peter Holden, Sofia Karstens, LisaGay Hamilton, Don McManus, Adam Tomei, Greg Vrotsos, Lou Richards, Sandy Martin, Lauren Fray, Nicole Andrews, Khristian Lupo, Eric Hunter, Shira Vilensky, Soumaya Akaaboune, Simona Williams
location: Usa
voto: 6

Biopic di una donna fragile e sfortunata, Linda Boreman, assurta a popolarità mondiale con il nome di Linda Lovelace nei primi anni '70, per via dello strepitoso successo ottenuto grazie alla sua specialità, esplicitata nel titolo di maggior fama, Gola profonda.
A dispetto del tema, il film non ammicca minimamente alla dimensione squisitamente pruriginosa alla quale potrebbe facilmente alludere, ma si mantiene su un registro sobrio, più accorto a sviscerare la dimensione psicologica del personaggio che non quella sociologica del contesto culturale, ancora profondamente maschilista, di quegli anni. Si tratta del classico schema per cui da una madre intransigente, bigotta e repressiva (interpretata da un'irriconoscibile, ma veramente irriconoscibile Sharon Stone) non poteva che uscir fuori una figlia insicura e facilmente condizionabile. Non le fosse bastata la madre, Linda si fece devastare ulteriormente la vita da suo marito Chuck Traynor (Sarsgaard), un buono a nulla che non solo la sfruttò continuamente (lei lavorava, lui incassava: un vero magnaccia), ma la riempì di botte e umiliazioni di ogni genere. Poi Linda decise di voltare le spalle al mondo dell'hard, si rifece una vita, scrisse un libro (Calvario, titolo più che esplicito che ha ispirato il film stesso) e contribuì a lanciare la sfida del femminismo, prima di andarsene a soli 53 anni, a causa delle ferite riportate in un incidente stradale.
Amanda Seyfried, col suo faccino ingenuo e un pizzico di esoftalmo, dà più anima che corpo al personaggio della protagonista (in precedenza oggetto di altri due film: Inside deep throat e Inferno: A Linda Lovelace Story), ricalcando parzialmente il ruolo che ebbe in Chloe di Egoyan. Il suo personaggio contribuisce a disegnare l'ulteriore ritratto di un mondo che, nel cinema (Hardcore, Boogie nights, Moana), viene raccontato per l'ennesima volta nei suoi aspetti mefistofelici, come la discesa agli inferi di un individuo (uomo o donna che sia) costretto a pagare ad altissimo prezzo il costo della popolarità.    

domenica 7 aprile 2013

Oltre le colline (Dupa dealuri)

anno: 2012   
regia: MUNGIU, CRISTIAN
genere: drammatico
con Cosmina Stratan, Cristina Flutur, Valeriu Andriuta, Dana Tapalaga, Catalina Harabagiu, Gina Tandura, Vica Agache, Nora Covali, Dionisie Vitcu, Ionut Ghinea, Liliana Mocanu, Doru Ana, Costache Babii, Luminita Gheorghiu, Alina Berzunteanu, Teodor Corban, Calin Chirila, Cristina Cristian, Tania Popa, Petronela Grigorescu, Radu Zetu, Ion Sapdaru, Diana Chirila Ignat, Liana Petrescu, Alexandra Agavriloaiei, Alexandra Apetrei, Noemi Gunea, Katia Pascariu, Mara Carutasu, Cristina Mihailescu, Cerasela Iosifescu, Ada Barleanu, Mariana Liurca, Gheorghe Ifrim, Mircea Florin Jr., Marian Adochitei, Ecaterina Tugulea, Nicoleta Lefter, Andreea Bosneag 
location: Romania
voto: 6

Dopo la magnifica prova di 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, Christian Mungiu torna a parlarci dell'oppressione che un mondo totalitario, maschilista e patriarcale continua e esercitare sulle donne. Anche stavolta il regista rumeno mette al centro della scena una coppia di donne (Cristina Flutur e Cosmina Stratan, premiate entrambe a Cannes per la miglior interpretazione femminile) e ancora una volta le due mostrano visioni del mondo radicalmente diverse e ben differente pragmatismo.
La venticinquenne Alina ha fatto rientro nella nativa Romania dalla Germania, dove ha lavorato per un po' di tempo lasciando prima l'orfanotrofio dove è cresciuta e nel quale ha conosciuto e amato Voichita, poi la famiglia che l'ha adottata. Il suo ritorno è motivato proprio dalla speranza dei potersi "riprendere" Voichita, che nel frattempo si è lasciata completamente irretire dalle rigidissime regole del monastero ai confini della Moldavia dove è andata a vivere, presieduto da un prete cristiano ortodosso (Andriuta) attorniato da un gineceo di femmine obbedienti. Lì Alina, tutt'altro che disposta "ad accogliere Dio dentro di sé" porta lo scompiglio, rompe le regole, viene allontanata e istituzionalizzata ancora una volta, sedata a forza e infine legata e messa letteralmente in croce, in un turbine di violenza e martirio perpetrata sempre e solo in nome di Dio, con tanto di esorcismo finale.
Le tre diverse forme di quelle che Erving Goffman chiama istituzioni totali (l'orfanotrofio, rimasto sulle quinte del racconto, il monastero e l'ospedale psichiatrico) costituiscono il nucleo di questa tragedia con molti complici incolpevoli, che oscilla tra scene cariche di pathos e zone narrative morte, nelle quali si ha l'impressione che la regia si lasci prendere la mano da un eccesso di ambizioni figurative, dilatando l'intero racconto a due ore e mezza di durata.
Premiato anche per la miglior sceneggiatura al 65. festival di Cannes (2012).    

mercoledì 20 febbraio 2013

Girlfriend in a coma

anno: 2012   
regia: PIRAS, ANNALISA
genere: documentario
con Bill Emmott, Nanni Moretti, Roberto Saviano, Toni Servillo, Sergio Marchionne, Mario Monti, Emma Bonino, Elsa Fornero, Matteo Renzi, Umberto Eco, Lorella Zanardo, Vittorio Colao, John Elkann, Carlo Petrini (II)
location: Italia, Regno Unito
voto: 6


Pensato dall'ex direttore di The economist, Bill Emmott, per il pubblico britannico (ed è per questo che quasi tutti gli intervistati italiani, con accenti più o meno credibili, parlano in inglese e sono sottotitolati), il film diretto da Annalisa Piras arriva in edizione digitale grazie all'iniziativa de L'Espresso, che lo ha messo in vendita in download a 3,99 euro dopo che Giovanna Melandri, non contenta di tutti i danni fatti quando era ministro dei Beni culturali (sic), ne ha vietato la programmazione prevista al Maxxi di Roma, del quale è stata inopinatamente nominata direttrice.
Il perché di tante remore da parte dell'ex ministro rimane un mistero anche a visione conclusa: lo scempio del Paese, raccontato con lo sguardo di chi dell'Italia (la girlfriend del titolo) si dichiara innamorato (lo stesso Emmott, appunto), è visibile a chiunque abbia un minimo di consuetudine con l'informazione e le vicende della cosa pubblica.
Nessuno scoop, dunque, nessuno scandalo: soltanto lo sguardo posato dal di fuori (alla maniera dell'oriundo Erik Gandini in Videocracy) per raccontarci la mala Italia e la buona Italia. La prima, lo sappiamo tutti, è quella del nostro parlamento che prima vota compatto (o quasi) sul caso Ruby e poi appoggia Monti e la riforma Fornero, è quella delle mafie che proliferano anche oltre confine, quella del 164esimo posto nelle classifiche internazionali quanto a rapporto tra debito pubblico e PIL (siamo sotto le Barbados e appena sopra l'Iraq…), della tv spazzatura, dell'uso totalmente maschilista dell'immagine della donna, del lavoro "concesso" in cambio della morte (agghiaccianti i depositi di polvere metallica nelle case ubicate nei dintorni dell'Ilva, a Taranto), del berlusconismo che ha affossato il Paese.
Più impervia e posticcia è l'operazione che va alla ricerca della buona Italia: la si ritrova nell'iniziativa di Don Giacomo a Lamezia Terme, un prete che ha dato una casa a tanti disabili rifiutati dalle famiglie, nella Ferrero, esempio di capitalismo virtuoso, e - udite! udite! - in Eataly e Slow Food, le creature del sedicente egalitarista Carlo Petrini, due lobbies spacciate per democratiche ed ecologiste, in realtà un ricettacolo per sottolineare la stratificazione sociale sulla base dell'accessibilità al cibo di qualità.
Niente di nuovo, dunque. Soltanto un buon rinfresco per la memoria, con qualche testimonianza di prezzemolo Saviano, prezzemolo Travaglio, Nanni Moretti, Umberto Eco, Toni Servillo che interpreta Toni Servillo e la voce di Dante affidata a Roberto Herlitzka ("Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di province, / ma bordello!"). Film comunque da raccomandare alle giovani generazioni di disimpegnati per farsi un'idea, anche minima, di ciò che esiste intorno a loro, oltre al partner e alla combriccola del sabato sera.    

giovedì 2 giugno 2011

North Country - Storia di Josey

anno: 2005   
regia: CARO, NIKI
genere: drammatico
con Charlize Theron, Thomas Curtis, Elle Peterson, Frances McDormand, Sean Bean, Woody Harrelson, Jeremy Renner, Richard Jenkins, Sissy Spacek, James Cada, Rusty Schwimmer, Linda Emond, Michelle Monaghan, Brad William Henke, Jillian Armenante, Amber Heard, John Aylward, Xander Berkeley, Corey Stoll, Cole Williams, Bryan Fagerstrom, Chris Mulkey, Arron Shiver, Clif Stokes, J.D. Garfield, Boots Southerland, John Hardman, Forrest Norgaard, Sage Coy, Marcus Chait, Dennis E. Garber, Alex Layton, Jacqueline Wright, Catherine Campion, Tom Bower, David Lislegard, Kurt Peterson, Pete Pellinen, Bruce Bohne, Todd Anderson, Kit Gwin, Patrick McDowell, Raye Birk, Sally Wingert, Katherine Ferrand, Curtis Plagge, Marc Miles, J.C. Cutler, Gus Lynch, Mark Sivertsen, Rand Kennedy
location: Usa
voto: 3


Costretta a crescere due figli da sola, per sbarcare il lunario la bella Josie (Theron) non trova di meglio che un impiego in una miniera del Minnesota. Qui il maschilismo dilagante e la diffidenza per un suo passato poco chiaro mettono la coriacea ragazza in una situazione difficilissima, che la porterà in un'aula di tribunale per riottenere il posto dopo un ingiusto licenziamento.
Ispirato alla vera storia di Josey Aimes, che fu la prima donna americana a intentare una causa contro i suoi padroni per molestie sessuali, il film di Niki Caro è un melodramma che occhieggia tanto a Ken Loach e Frank Capra quanto al Martin Ritt di Norma Rae, trasformando tutto in un insipido polpettone nel quale vengono inventariate sciagure di ogni tipo. La Theron cerca di rendersi interessante proponendosi nuovamente in veste Monster mentre le canzoni di Bob Dylan, per quanto magnifiche, sono sparpagliate a caso.    

venerdì 14 gennaio 2011

Ossidiana

anno:  2007   
regia: MAJA, SILVANA
genere: biografico
con Teresa Saponangelo, Renato Carpentieri, Andrea Renzi, Vincenza Modica, Tina Femiano, Marco Manchisi, Stefania De Francesco, Cecilia Muti, Francesca Cutolo, Daniele Noviello, Antonio De Matteo, Donatella Furino, Daniela Gargiulo, Stefano Moffa, Diletta D'Arienzo, Lorenzo Perpignani, Davide Giacobbe, Velentina Curatoli, Azzurra De Santis, Alberto Franco, Assia Petricelli, Alessandro Riceci, Sergio Panariello, Alessandro Cione, Pio Di Stefano, Gianni Abbate, Laura Borrelli
location: Italia   
voto: 3


La parabola umana e artistica di Maria Palleggiano (Saponangelo), pittrice, comunista, iconoclasta, anticonformista, che negli anni'60 cercò la propria cifra stilistica nei movimenti d'avanguardia. Sposata con Emilio Notte, diretore del'Accademia di Belle Arti di Napoli, suo mentore e uomo assai più anziano di lei, la donna conobbe ripetutamente l'istituzionalizzazione psichiatrica, prima di morire suicida nel 1969.
Che le stramberie dei pittori affascinino il cinema non è una novità e più sono bizzarri, più piacciono: basterebbe pensare alle biopic su Klimt, Picasso (Surviving Picasso), Pollock e Basquiat per averne una prova. Alla stressa stregua, il cinema ha spesso dato corpo alle vicende di donne forti e indipendenti, soverchiate dal maschilismo dominante: basterebbe ricordare Una donna tutta sola di Mazursky, Frances di Clifford Graeme, Ritratto di signora di Jane Champion o Changeling di Clint Eastwood. A Silvana Maja, che proprio con questo film fa il suo esordio alla regia, il mix tra le due cose non riesce affatto: i personaggi sembrano caricature, il linguaggio dell'avanguardia partenopea degli anni '60 è ridotto a mero slogan e, checché ne dica la critica, la performance della Saponangelo è del tutto trascurabile.    

venerdì 22 gennaio 2010

Il corpo delle donne

anno: 2009   
regia: CANTU', CESARE * MALFI CHINDEMI, MARCO * ZANARDO, LORELLA 
genere: documentario 
location: Italia
voto: 8

Lorella Zanardo, consulente aziendale, è l'artefice di questo efficacissimo documentario che racconta, in meno di mezz'ora, come e in quale misura la televisione abbia azzerato in brevissimo tempo decenni di lotte per la parità dei sessi e di conquiste del femminismo. Aggirando tentazioni moraleggianti e retoriche, il documentario mostra, lasciando la potenza esplicativa alle immagini, come l'immaginario legato al corpo femminile sia stato completamente sottomesso a una visione machista che le donne stesse sono contente di compiacere. Le donne lasciano le eventuali competenze sulle quinte, ci si ritrova davanti alle telecamere solo per ragioni di avvenenza, spariscono le rughe e le imperfezioni di faccia e corpo, trasformando molte donne della televisione in ectoplasmi inespressivi, messi lì a diffondere il Verbo dell'apparire che ha un potenziale suggestivo enorme sulle più giovani. Da vedere assolutamente, come hanno fatto i milioni di utenti che lo hanno scoperto in rete.    

giovedì 3 settembre 2009

Videocracy. Basta apparire

anno: 2009   
regia: GANDINI, ERIK 
genere: documentario 
con Silvio Berlusconi, Lele Mora, Fabrizio Corona 
location: Italia
voto: 8


Nel 1978 un'emittente televisiva locale fece un esperimento: far spogliare una casalinga un pezzo alla volta per ogni risposta esatta data degli spettatori. Era la piccola emittente di un imprenditore lombardo, Silvio Berlusconi, che da lì avrebbe cominciato la sua impresa di trasformazione antropomorfica dell'Italia. Una trasformazione passata attraverso tette e culi, paillettes, collusione tra malaffare, poteri forti e strapotere mediatico, contribuendo in maniera decisiva a diffondere una visione marcatamente maschilista della donna come oggetto e portando poi lo stesso Berlusconi ai vertici del potere nazionale dopo avere reso l'Italia così tristemente simile a lui e alle sue televisioni.
A raccontarlo è Erik Gandini, figlio di italiani, che di quel trentennio ha vissuto soltanto una parte, andando via dal nostro Paese nel 1986 per stabilirsi in Svezia. È da lì, da uno dei luoghi privilegiati d'osservazione quanto a grado di civiltà e libertà d'informazione, che Gandini - voce off che conserva l'accento dell'oriundo - ci accompagna in questo terribile viaggio negli abissi della ragione degli italiani. Un viaggio che si snoda attraverso le figure chiave di Lele Mora, agente televisivo con "delega" da parte dello stesso premier, di Fabrizio Corona, campione di sciacallaggio con esercito di paparazzi al seguito e della figura più malinconica di tutti, l'emblema dell'Italia nella quale - come recita il sottotitolo del film - basta apparire: quella di un operaio mammone disposto a qualsiasi cosa pur di affermarsi in televisione. Chi ha seguito le cronache italiane dell'ultimo trentennio non troverà nulla di eclatante nel film, nessuno scoop. Riceverà invece un pugno violentissimo allo stomaco, sferrato con un concentrato di mostruosità che viene sottolineato da un eccellente lavoro sulla colonna sonora, scurissima e spettrale, e dalle immagini sconcertanti di un Lele Mora che mostra gongolante il cellulare inzeppato di svastiche e inni fascisti o di quel postribolo legalizzato del Billionaire. Videocracy, imperdibile opera seconda del regista di origini bergamasche, ci "regala" uno sconcertante saggio di antropologia sociale su una Repubblica delle banane che sembra uscita da un racconto di fantascienza.    

domenica 18 marzo 2007

Conoscenza carnale (Carnal knowledge)

anno: 1971   
regia: NICHOLS, MIKE 
genere: erotico 
con Jack Nicholson, Candice Bergen, Arthur Garfunkel, Ann-Margret, Rita Moreno, Cynthia O’Nel, Carol Kane 
location: Usa
voto: 8 

Giunto al suo quarto film e reduce dal successo de Il laureato, il berlinese Mike Nichols porta sullo schermo il soggetto di Jules Feiffer che racconta le vicende parallele di due amici, Sandy (Garfunkel) e Jonathan (Nicholson). Il primo è timido, goffo, conformista; il secondo è un farabutto impenitente, cinico, maschilista, ossessionato dal sesso e pronto anche a tradire l'amico. Tra gli anni dell'università, nei quali ha inizio il racconto (siamo nei '50), e quelli della maturità e della sicurezza economica, la vita di Jonathan sarà tormentata dalla sua ossessione, della quale farà le spese la dolce moglie Bobbie (l'incantenvole e sensualissima svedese Ann-Margret): non gli rimarrà che andare con le prostitute ma anche Sandy sarà destinato a un'insoddisfazione perenne.
Girato in apparente chiave di commedia, Conoscenza carnale è un film amarissimo sulle possibili traiettorie dell'amore, affidato a un linguaggio arditamente boccaccesco per i canoni dell'epoca e ai chiaroscuri di una vicenda sentimentale raccontata a tutto tondo. Ne esce un ritratto crudo e realista di maschi inguaribilmente legati alla loro missione di espugnatori di alcove, impermeabili ai richiami del femminismo che in quegli anni stava facendo la voce grossa.    

giovedì 24 agosto 2006

Le tre sepolture (The three burials of Melquiades)

anno: 2006   
regia: JONES, TOMMY LEE
genere: western
con Tommy Lee Jones, Barry Pepper, Julio Cesar Cedillo, January Jones, Dwight Yoakam, Melissa Leo, Levon Helm, Mel Rodriguez, Cecilia Suarez, Ignacio Guadalupe, Vanessa Bauche, Irineo Alvarez, Guillermo Arriaga, Rene' Campero, Rodger Boyce, Jesse De Luna, Hugo Perez, Gustavo Sanchez Parra, Juan Gabriel Pareja, Lonnie Nelson, Victoria Jones, Jorge Adrian Espindola, Montserrat De Leon, Uriel Chavez, Tiki Davis, Gabriel Olds, Maya Zapata, Guillermo Von Son, Angelina Torres, Spike Spencer, Brent Smiga, Charles Sanders, Terry Parks, Richard Jones, Karen Jones, Sean Hennigan, Jourdan Henderson, Richard Dillard, Barry Tubb, Sonny Carl Davis, Josh Berry
location: Messico, Usa
voto: 8


Il mandriano Pete Perkins (Jones), per onorare la promessa fatta all'amico Melquiades Estrada (Cedilo) di seppellirlo nella terra natale, si mette alla ricerca del suo assassino (Pepper). Lo trova, lo costringe a disseppellire Melquiades dalla fossa comune e a intraprendere con lui un viaggio a cavallo assai difficoltoso alla volta del Messico.
Attore difficile e capacissimo, Tommy Lee Jones passa per la prima volta dietro la macchina da presa con risultati impressionanti: il suo è un road-movie che fa da metafora a una nuova iniziazione alla vita nei confronti dell'assassino di Melquiades, una guardia di frontiera dal grilletto facile, razzista, maschilista e arrogante, che dovrà subire dal "vecchio" Pete una lezione di vita. Uno stile originalissimo coniugato con una dose di umorismo macabro sono gli elementi di spicco di un film dichiaratamente refrattario alle tentazioni del botteghino, che guarda con simpatia ai messicani e che ha giustamente vinto due premi a Cannes: quello a Tommy Lee Jones per la migliore interpretazine maschile e quello a Guillermo Arriaga (già autore dei copioni di 21 grammi e Amores perros) per la migliore sceneggiatura.