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mercoledì 5 marzo 2014

Rush

anno: 2013   
regia: HOWARD, RON  
genere: biografico  
con Chris Hemsworth, Daniel Brühl, Olivia Wilde, Alexandra Maria Lara, Pierfrancesco Favino, David Calder, Natalie Dormer, Stephen Mangan, Christian McKay, Alistair Petrie, Julian Rhind-Tutt, Colin Stinton, Jamie de Courcey, Augusto Dallara, Ilario Calvo, Patrick Baladi, Vincent Riotta, Martin Savage, Jamie Sives, Simon Taylor, Robert Christopher Austin, Tom Wlaschiha, Cristian Solimeno, James Norton, Joséphine de La Baume, Geoffrey Streatfield, Julien Vialon, Douglas Reith, Polly Furnival, Brooke Johnston, Hannah Britland, Lisa McAllister, Hans-Eckart Eckhardt, Vanessa Zachos, Xavier Laurent, Val Jobara, Zack Eisaku Niizato, Akira Koieyama, Klaus D. Mund, Folker Banik, Andreas Engelmann, Jochen Kolenda, Roger Nevares, Vanda Dadras, Raffaello Degruttola, Luca Zizzari, Alastair Caldwell, Alan Bayer, Joe Ferrara, Bob Constanduros, Christian Feist, Marco Canadea, Eiji Mihara, Demetri Goritsas, Jay Simpson, Philippe Spall, Erich Redman, Marcello Walton, Masashi Fujimoto, Rob Cavazos, Paolo Barone, Francesco Fronte, Morris Minelli, Luca Naddeo, Marco Napoli, Christian Stelluti, Scott Hopkins, Matthew Watkinson, Anthony Wolfe, Jeremy Wolfe, Mark Postgate  
location: Austria, Belgio, Brasile, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Spagna, Sud Africa, Usa
voto: 8,5

Avversari fin dai tempi in cui entrambi correvano in Formula 3, l'inglese James Hunt (Hemsworth) e l'austriaco Niki Lauda (Brühl) rappresentarono l'anima dionisiaca e quella apollinea della formula 1. Tanto assentato di vita, comunicativo e imprudente l'uno, quanto razionale, misantropo e scostante l'altro, i due si diedero battaglia per buona parte degli anni '70, Hunt con la McLaren, Lauda con la Ferrari. Il clou, in un campionato mondiale che vedeva primeggiare Lauda di parecchi punti, fu il tragico incidente di Nürburgring, in Germania, che sfigurò per sempre la faccia del pilota austriaco. Lauda non si diede per vinto e dopo appena una quarantina di giorni tornò in pista, fino alla rocambolesca sfida per l'ultimo Gran Premio che lui e Hunt corsero da rivali, in Giappone, in condizioni atmosferiche impossibili.
Ron Howard filma magnificamente un'epopea passata alla storia, la vicenda incredibile di due uomini agli antipodi, realizzando un blockbuster ad altissima tensione nel quale un merito non secondario lo hanno i truccatori che sono riusciti a rendere così simile al vero il volto di Lauda. Già allora si capiva come andavano le cose: quando girano così tanti soldi, puoi aspettare di sapere chi ha vinto un titolo mondiale anche quando ormai i piloti hanno tagliato il traguardo da un pezzo.    

lunedì 10 giugno 2013

La rimpatriata

anno: 1963       
regia: DAMIANI, DAMIANO
genere: commedia
con Walter Chiari, Letícia Román, Francisco Rabal, Riccardo Garrone, Dominique Boschero, Mino Guerrini, Paul Guers, Gastone Moschin, Jacqueline Pierreux, Mimma Di Terlizzi, Cesare Barilli, Livia Contardi, Vincenzo De Toma, Tiziana Frada, Gaetano Fusari, Olivo Mondin, Franco Moraldi, Misa Pesaro, Marilena Possenti
location: Italia
voto: 3,5

Dovrei chiedere un congruo indennizzo alla redazione di Film Tv per avermi fatto perdere quasi due ore appresso a un film tanto inconsistente. Mi sarebbe bastato leggere il Morandini o il Mereghetti per farmi dissuadere da questa iniziativa esiziale.
Siamo nella Milano nel pieno del boom economico e un gruppo di cinque amici prossimi agli "anta" si ritrova - più per caso che per desiderio - a passare una notte brava di scorribande, zingarate e lepidezze condite soprattutto da conquiste femminili estemporanee. Il loro vero leader è Cesarino (Chiari), tombeur de femmes in piena crisi patrimoniale verso i quali gli altri hanno un rapporto di amore/odio per via della sua disinvoltura come playboy. Col passare delle ore la loro rimpatriata si trasformerà in un dramma collettivo.
Damiani aveva fatto e avrebbe fatto molto meglio con film come Quien sabe e Io ho paura. In questo dramedy, a parte le pretese inverosimili di una sfrontatezza femminile che nella realtà era assai più ingessata nei diktat di una cultura parruccona, sono l'enfasi stordente della messa in scena, i dialoghi allo stesso tempo inconsistenti ed esagitati, il carattere posticcio di tutta la vicenda a rendere il film insincero e pretenziosamente analitico.    

mercoledì 26 settembre 2012

Tutti i numeri del sesso (Sex and Death 101)

anno: 2007       
regia: WATERS, DANIEL
genere: commedia fantastica
con Simon Baker, Winona Ryder, Leslie Bibb, Mindy Cohn, Robert Wisdom, Patton Oswalt, Tanc Sade, Julie Bowen, Neil Flynn, Dash Mihok, Sophie Monk, Frances Fisher, Marshall Bell, Natassia Malthe, Pollyanna McIntosh, Nicole Bilderback, Siobhan Flynn, Christopher Stapleton, Laura Brokaw, David Bortolucci, Candice Coke, Jessica Kiper, Robert Patrick Benedict, Corinne Reilly, Cindy Pickett
location: Usa
vtoo: 5

Alla vigilia delle nozze Roderick (Baker) riceve una strana lista nella quale sono  riportati i nomi di tutte le donne con cui ha fatto l'amore nel corso della  sua vita. Il problema è che la lista prosegue con una considerevole cifra di  nomi. A quel punto Roderick manda a monte il matrimonio per mettersi a caccia  delle femmine riportate nell'elenco, sapendo di andare a colpo sicuro. Ma si  renderà conto che assecondare il destino non è sempre conveniente. 
Brillante nella prima parte, quando alla commedia rosa si sovrappone un plot che sta tra il giallo e il fantasy, alla lunga il film numero due di Daniel Waters - già sceneggiatore del pessimo Schegge di follia, nel quale fu mentore di Winona Ryder - si avvita sulla  ripetizione della stessa trovata (la conquista della prossima "vittima"),  per poi naufragare in un pistolotto finale moralista e sideralmente distante dal registro oltraggioso al quale ammicca il titolo: come sempre a vincere sono i valori della famiglia e della stabilità coniugale. Un peccato, perché l'idea sulla  quale punta il film, nel quale eros e thanatos si danno appuntamento a metà strada tra L'inafferrabile signor Jordan e Sliding doors, avrebbe funzionato con uno svolgimento più controllato e con qualche buco di sceneggiatura in meno.    

lunedì 9 gennaio 2012

Hud, il selvaggio

anno: 1963   
regia: RITT, MARTIN  
genere: drammatico  
con Paul Newman, Melvyn Douglas, Patricia Neal, Brandon De Wilde, Whit Bissell, Crahan Denton, John Ashley, Val Avery, George Petrie, Curt Conway, Sheldon Allman, Pitt Herbert, Carl Low, Robert Hinkle, Don Kennedy, Sharon Hillyer, Yvette Vickers, Peter Brooks, Monty Montana, Carl Saxe, Frank Killmond, David Kent  
location: Usa
voto: 5

Bisogna scomodare qualche ermeneuta all'altezza di Gadamer per capire le ragioni per cui Hud il selvaggio viene considerato uno dei migliori film di Martin Ritt. Va bene il racconto del tramonto della civiltà contadina, epitomizzato nella scena in cui una mandria di vacche viene ammassata in una fossa e sterminata a fucilate; vanno bene anche i dissidi familiari e va bene pure la parabola umana di un playboy trentenne (Newman) che alla fine non riesce a distillare una sola goccia d'affetto né dall'anziano padre (Douglas), né dal nipote (De Wilde), che pure lo ammirava, né dalla governante (Neal). Ma menarla per quasi due ore su una storia imperniata sull'afta epizootica delle vacche non è il massimo della trovata narrativa e tanto la bravura di Newman, quanto i dialoghi scoppiettanti e lo splendido bianco e nero non riescono a dare sufficiente smalto al film.    

sabato 3 dicembre 2011

Le grandi manovre (Les Grandes Manoeuvres)

anno: 1956   
regia: CLAIR, RENÉ 
genere: sentimentale 
con Gerard Philipe, Michèle Morgan, Magali Noël, Brigitte Bardot, Jean Desailly, Pierre Dux, Bruno Balp, Dany Carrel, Catherine Anouilh, Simone Valere, Arlette Thomas, Jacqueline Marbaux, Olivier Hussenot, Jacques François, Gabrielle Fontan, Jacques Fabbri, Helene Duc, Raymond Cordy, Georges Bever, Madeleine Barbulée, Maxwell Anderson 
location: Francia
voto: 4


Il primo uomo di cinema divenuto accademico di Francia, lo sperimentatore degli anni '20, firma uno dei suoi film più noti raccontando una storiellina sentimentale adatta a un fotoromanzo. Ne è protagonista un ufficiale dell'esercito francese (il simpatico Philipe) in procinto di partire per la guerra (siamo nel 1914), infaticabile playboy, che per scommessa abborda a sorte la prima che capita (Morgan). Gli succede però di innamorarsi sul serio ma quando la sua bella viene a conoscenza dell'origine della loro relazione perde ogni fiducia nel rapporto.
Da uno spunto così esile, dilatato per quasi due ore, esce un film il cui unico motivo di interesse sta nel modo con cui Clair tratteggia l'ambiente sociale dell'epoca: le pressioni della collettività sull'individuo, il conformismo taroccato e l'imperterrito cicaleccio sia femminile che maschile.    

mercoledì 8 dicembre 2010

La donna della mia vita

anno: 2010       
regia: LUCINI, LUCA 
genere: commedia 
con Alessandro Gassman, Luca Argentero, Stefania Sandrelli, Valentina Lodovini, Giorgio Colangeli, Sonia Bergamasco, Lella Costa, Gaia Bermani Amaral, Franco Branciaroli 
location: Italia       
voto: 5

Giorgio (Gassman) e Leonardo (Argentero) sono i due figli di una madre (Sandrelli) un po' invadente. Giorgio vive a Roma, fa il medico occupandosi di problemi di fecondazione ed è un dongiovanni incallito, motivo per cui è infelicemente sposato con Carolina (Bergamasco). Leonardo vive a Milano con i genitori, è impacciato con le donne ma sembra poter cambiare vita quando incontra Sara (Lodovini). Non sa però che Sara è stata a lungo l'amante del fratello maggiore e quando scopre la verità si trasforma anche lui in tombeur de femmes.
Luca Lucini si conferma l'equivalente di ciò che Federico Moccia (di cui, non a caso, portò sul grande schermo 3 metri sopra il cielo) rappresenta per la letteratura: paccottiglia buona per i palati più semplici che va a rimestare nelle più risapute storielline a sfondo sentimentale. Nella carriera del regista milanese questo lounge movie di pretese infinitesimali sui temi del mammismo all'italiana (sembra di rivedere La prima cosa bella di Virzì) e del tradimento, scritto da Cristina Comencini, non fa eccezione, arrivando nella seconda parte a squadernare la propria versione dell'amore liquido con tutti che tradiscono tutti. La Sandrelli, Gassman e Colangeli tengono in piedi la baracca di un racconto che fa acqua da tutte le parti sfilando tutt'al più qualche sorriso.    

sabato 30 ottobre 2010

Maschi contro femmine

anno: 2010       
regia: BRIZZI, FAUSTO
genere: commedia
con Paola Cortellesi, Fabio De Luigi, Sarah Felberbaum, Chiara Francini, Lucia Ocone, Francesco Pannofino, Alessandro Preziosi, Paolo Ruffini, Carla Signoris, Nicolas Vaporidis, Giorgia Würth, Claudio Bisio, Nancy Brilli, Giuseppe Cederna, Luciana Littizzetto, Emilio Solfrizzi
location: Italia       
voto: 5,5

Dopo il clamoroso successo al botteghino di Ex, Fausto Brizzi bissa (e triplica, visto che il film ha un seguito, Femmine contro maschi) la formula del racconto corale con maschi e femmine impegnati a darsi battaglia. Le trame da seguire sono quattro. Diego (Preziosi), impenitente tombeur de femmes, si scopre impotente dopo che la vicina di casa (Cortellesi) lo ha mandato in bianco. Walter (De Luigi), allenatore di una rappresentativa femminile di volley, paga con una prolungata astinenza sessuale la nascita del primo figlio, finendo sotto le lenzuola con una giocatrice della sua squadra (Wurth). Nicoletta (Signoris) è una donna sulla cinquantina ripetutamente tradita dal marito  (Pannofino), la quale non si accorge delle attenzioni di un collega vedovo (Cederna). Andrea (Vaporidis) e Marta (Francini) si innamorano infine della stessa ragazza.
Maschi contro femmine è l'ennesimo tentativo di Brizzi di aggiornare la commedia all'italiana ai tempi dell'amore liquido. La differenza più consistente con la grande stagione che fu dei Monicelli, Comencini, Risi e Scola sta però nel passo dichiaratamente televisivo del cinema del regista romano: la quasi totalità del cast proviene infatti dal piccolo schermo, e si vede. Sicché i momenti di vero cinema sono pochi, come quello in cui Preziosi tenta di farsi perdonare dalla Cortellesi con uno scambio molto espressivo sott'acqua parlato a fumetti. Per il resto il film è diseguale, i momenti comici non mancano e si ride molto ma nel tritacarne del cinema nazionalpopolare di Brizzi entrano tutti i possibili luoghi comuni sulla coppia, senza un briciolo di cattiveria e inevitabile happy ending per tutti.     

giovedì 30 settembre 2010

La guerra di Charlie Wilson (Charlie Wilson's War)

anno: 2008  
regia: NICHOLS, MIKE  
genere: drammatico  
con Tom Hanks, Amy Adams, Julia Roberts, Philip Seymour Hoffman, Terry Bozeman, Brian Markinson, Jud Tylor, Hilary Angelo, Cyia Batten, Kirby Mitchell, Ed Regine, Daniel Eric Gold, Emily Blunt, Peter Gerety, Wynn Everett, Mary Bonner Baker, Rachel Nichols, Shiri Appleby, P.J. Byrne, John Slattery, Thomas Crawford, Joe Roland, Patrika Darbo, Carly Reeves, Salaheddine Ben Chegra, Om Puri, Faran Tahir, Rizwan Manji, Maurice Sherbanee, Salam Sangi, Navid Negahban, Mozhan Marnò, Habib Saba, Nadia Miller, Michelle Arthur, Shila Vossugh Ommi, Edward Hunt, Michael Haley, Denis O'Hare, Michael Spellman, Russell Edge, Christopher Denham, Joseph Sikora, Gabriel Tigerman, Patrick Bentley, Marc Pelina, Ken Stott, Tracy Phillips, Aharon Ipalé, Ned Beatty, Mary Bailey, Trish Gallaher Glenn, Ron Fassler, Enayat Delawary, Nancy Linehan Charles, Daston Kalili, Pavel Lychnikoff, Ilia Volok, Alexander Lvovsky, Sammy Sheik, Moneer Yaqubi, Gabriel Justice, Siyal Mohammad, Quill Roberts, Jim Jansen, Harry S. Murphy, Spencer Garrett, Kevin Cooney  
location: Usa  
voto: 6



La vera storia Charlie Wilson (Hanks), deputato texano sottaniere ed epicureo che negli anni ’80 riuscì a far stanziare fondi sontuosi – un miliardo di dollari da una richiesta iniziale di 5 milioni – per aiutare i mujahiddin
afgani nella guerra contro gli invasori sovietici. La disfatta di questi ultimi contribuì alla fine della Guerra Fredda e al crollo del dominio sovietico nell’Europa del’Est.
Tratto dalla storia scritta da Gorge Crile, il film segna il ritorno del quasi ottantenne Mike Nichols (il regista di capolavori come Il laureato, Conoscenza carnale e Silkwood) al cinema impegnato e di buona fattura dopo una serie di prove opache. La pellicola del regista statunitense- che recupera un evento bellico del quale al cinema non si sentiva parlare dai tempi dell’ottimo Belva di guerra di Kevin Reynolds – oltre a raccontare la parabola di un cinico diventato idealista suo malgrado, si offre come metafora sulla condizione attuale, con l’America sempre pronta a dare dove più le conviene e a lasciare le cose come stanno quando gli interessi – all’epoca, quello della Guerra Fredda – vengono meno. Tom Hanks e Philip Seymour Hoffman duettano che è una bellezza (il secondo si conferma uno dei migliori attori americani di sempre) mentre la Roberts assume sempre più i connotati di un transessuale ma la verve dei protagonisti contribuisce allo smarrimento di un punto d’equilibrio tra i toni da commedia e l’importanza del tema.


lunedì 5 dicembre 2005

Broken flowers

anno: 2005       
regia: JARMUSCH, JIM   
genere. commedia   
con Bill Murray, Jeffrey Wright, Sharon Stone, Frances Conroy, Jessica Lange, Tilda Swinton, Julie Delpy, Chloe Sevigny, Christopher Mcdonald, Alexis Dziena, Pell James, Heather alicia Simms, Brea Frazier, Chris Bauer, Larry Fessenden, Suzanne Hevner, Meredith Patterson, Nicole Abisinio, Ryan Donowho, Jarry Fall, Korka Fall, Zakira Holland, Matthew Mcauley, Brian f. Mcpeck, Jennifer Rapp, Mark Webber, Niles lee Wilson, Dared Wright                
location: Usa
voto: 6   

Playboy di mezza età ormai in declino, Don Johnston (Murray) - che ha fatto fortuna con i computer - si vede recapitare a casa una lettera anonima che gli annuncia l'esistenza di un figlio ormai diciannovenne. Inerte, apatico, inamidato, imperturbabile e distaccato, Don viene mobilitato dall'amico Winston (Wright), che gli organizza un tour per la provincia statunitense alla ricerca della possibile madre. Così Don ritrova le amanti del passato, prende atto delle loro deriva, cerca svogliatamente indizi ma non arriva a una soluzione. Il suo viaggio non è servito a granché, ma almeno ha innescato in lui qualche domanda che potrebbe essere il punto di partenza per smuoverlo dalla sua totale apatia esistenziale.
Tra una seduta e l'altra di Coffee and cigarettes, Jarmusch cuce su Bill Murray - ormai assurto a icona del cinema indipendente americano - un film che ne esalta la recitazione minimalista, sottotono, con i movimenti e le battute ridotte al minimo e divagazioni umoristico-grottesche che si stagliano su una tessitura narrativa intrigante, nella quale il senso della vita va cercato a partire dal dubbio.    

domenica 27 marzo 2005

Sideways - In viaggio con Jack

anno: 2005       
regia: PAYNE, ALEXANDER  
genere: commedia  
con Paul Giamatti, Thomas Haden Church, Virginia Madsen, Sandra Oh, Marylouise Burke, Jessica Hecht, Missy Doty, M.c. Gainey, Alysia Reiner, Shake' Toukhmanian, Duke Moosekian, Patrick Gallagher, Robert Covarrubias, Khoren Babouchian, Lee Brooks, Chris Burroughs, Jaren Coler, Peter Dennis, Stephanie Faracy, Alison Herson, Toni Howard, Alex Kalognomos, Simon Kassis, Sevag Kendirjian, Joe Marinelli, Lacey Rae, Cesar Ramos, Phil Reeves, Daniel Rogers, Rob Trow  
location: Usa
voto: 5,5

Per dare, secondo tradizione, l'addio al celibato, Jack (Haden Church) decide di partire con Miles (Giamatti), suo amico dai tempi del college, per un giro per la California a bere vini e giocare a golf. Ma Jack è un sottaniere incallito e i programmi andranno diversamente dal previsto. Per i due amici, che sono uno l'opposto dell'altro, è l'occasione per fare un bilancio sulle rispettive esistenze e per confrontarsi con l'altro. Enologia, letteratura, road e buddy movie si mescolano in questo film malinconico che innesca una riflessione in bilico tra accenti colti e gag comiche sul senso dell'amicizia, anche quando "l'altro" ci è diventato pressoché insopportabile. Primo ruolo da protagonista per il bravo caratterista Paul Giamatti. Cammeo per l'autore del soggetto, Rex Pickett, che sul set colpisce una palla da golf.    

giovedì 17 marzo 2005

Hitch - Lui sì che capisce le donne

anno: 2005       
regia: TENNANT, ANDY 
genere: commedia 
con Will Smith, Eva Mendes, Kevin James, Amber Valletta, Michael Rapaport, Adam Arkin, Julie ann Emery, Kevin Sussman, Amy Hohn, Robinne Lee, Rebecca Mader, Maulik Pancholy, Navia Nguyen, Paula Patton, Mercedes Renard, Marlyne Afflack, Doug Aguirre, Casper Andreas, Andre Blair, Philip Bosco, Michelle Dibenedetti, Ato Essandoh, Darrell Foster, Janet Huege, Lou Irizarry, Erickka Jones, Bill Kotsatos, Alexa Lane, Kevin kean Murphy, Trevor Richardson, Amro Salama, Matt Servitto, Alexander Skarsgard, Olivia Weston, David Wike 
location: Usa
voto: 5

Alex Hitchens, detto Hitch (Smith), fa il consulente sentimentale per conto di uomini che incapaci di conquistare la donna dei loro sogni. Ma i consigli che dispensa ai suoi clienti sembrano non valere per se stesso: quando infatti Hitch si innamora di una giornalista che si occupa di cronaca rosa (Mendes), interessata al caso di una ricchissima ereditiera (Valletta) che ha ingaggiato una relazione proprio con un modesto cliente di Hitch (James), le cose si complicheranno con inevitabile commedia degli equivoci.
Programmaticamente cerchiobottista nel suo tentativo di rimanere in bilico tra il politically correct e una certa dose di comicità sessista, il film tratto dal soggetto di Kevin Bisch alterna momenti esilaranti a un sentimentalismo patinato tipico delle commedie rosa sfornate a Hollywood.    

mercoledì 30 ottobre 2002

About a boy – Un ragazzo

anno: 2002   
regia: WEITZ, PAUL e CHRIS  
genere: commedia  
con Hugh Grant, Toni Collette, Nicholas Hoult, Rachel Weisz, Victoria Smurfit, Isabel Brook, Nat Gastiain Tena, Tessa Vale, Russel Barr, Ben Ridgeway, John Kamal, Jonathan Franklin, Joseph Speechley, Jordan Cook, Ryan Speechley, Nicholas Hutchinson, Peter Roy, Simon Cosgrove, Augustus Prew, Rosalind Knight, Denise Stephenson, Mark Drewry, Jason Spalkey, Rebecca Craven, Amy Craven, Janine Duvitski, Jenny Galloway, Joyce Henderson, Madison Cook, Sharon Small  
location: Usa
voto: 7,5

Ogni uomo è un'isola. In ossequio al motto coniato da Jon Bon Jovi, Will (Grant) - un facoltoso trentacinquenne londinese - ha trovato la sua dimensione ideale: con i diritti d'autore di papà, segmenta la sua giornata in unità da mezz'ora. Relax, televisione e, soprattutto, donne. Tutto fila liscio finché nella sua vita non si imbatte un'altra isola umana, quella di Marcus (Hoult), preadolescente con madre suicidomane, emarginato a scuola e turlupinato dai compagni. Tra i due si instaura un legame che porterà entrambi verso una vita migliore. Nick Hornby continua ad essere una fucina per il cinema. Il film di Chris e Paul Weisz traduce in immagini e parole lo stile del romanziere britannico, conservandone intatta l'ossessione classificatoria e la passione musicale. Commedia e toni drammatici si fondono in un plot narrativo originale, divertente, ritmato, penalizzato soltanto da una certa leziosità. Semplicemente strepitosa la colonna sonora di Badly Drawn Boy, il "ragazzo disegnato male".    

domenica 28 ottobre 2001

Il diario di Bridget Jones (Bridget Jones’ diary)

anno: 2001       
regia: MAGUIRE, SHARON   
genere: commedia   
con Renée Zellweger, Hugh Grant, Colin Firth, Jim Broadbent, Gemma Jones   
location: Regno Unito
voto: 7   

Bridget Jones (Zellweger) ha raggiunto la trentina, è inglese ma fuma come una turca, beve e ha diversi chili di troppo. Logico che in queste condizioni fatichi a trovare un fidanzato. L'occasione più propizia sembra essere il capufficio sciupafemmine che spergiura promesse che non manterrà (Grant), mentre mammà suggerisce di tentare una relazione con un impacciato amico d'infanzia (Firth). Ed è proprio con quest'ultimo - e a seguito di una delusione con il primo - che Bridget ritroverà forma e sorriso.
Sharon Maguire firma una commedia astuta, che rovescia gli stereotipi del genere incarnati dalla silfide Julia Roberts, mostrando una diva in carne, refrattaria alle suggestioni delle scorciatoie per diventare irresistibili e lasciando la scena ad una donna con tutti i suoi problemi e le sue nevrosi. La commedia - pur annoverando qualche luogo comune - è gustosa, le battute divertenti senza cadute nel linguaggio da suburra, i dialoghi originali anche grazie all'apporto delle didascalie. Tutta l'intelligenza della commedia made in England.    

lunedì 23 agosto 1999

Il seduttore

anno: 1954        
regia: ROSSI, FRANCO    
genere: commedia    
con Alberto Sordi, Lea Padovani, L.Amanda, Jaqueline Pierreux, Denise Gray, C.Barbi, M.Doro, M.Giorda, N.Vingelli, E.Vaniceck, P.Bottin, M.Berni, D.Raffaelli, G.Piaz, R.Bertea, Riccardo Cucciolla, A.Costa
location: Italia        
voto: 6    

Un mediocre agente assicurativo romano (Alberto Sordi), che vive facendo il parassita con la moglie gestrice di un ristorante (Lea Padovani), tenta un paio d'avventure con una francese e un'americana. Quando le tre donne scoprono l'intrigo, l'uomo è costretto a rientrare nei ranghi.
Una delle tante macchiette di Sordi, come altre legate al tema del matrimonio (Il vedovo, Il marito, Lo scapolo, La bella di Roma, eccetera), virata eccessivamente sui toni autocommiserativi tipici del repertorio dell'attore romano, meno divertente ma più equilibrata nella sceneggiatura (il copione è di R.Sonego, U.Guerra, L.Benvenuti, G.Prosperi, G.Leoni, R.Radice e F.Rossi da un'idea di Diego Fabbri) di altre. Ottavio Alessi (Che fine ha fatto Totò baby) è aiuto regista; Marco Leto (La villeggiatura; Al piacere di rivederla) assistente alla regia. Chissà quale film ha visto il critico Mereghetti quando lo ha recensito per il suo celebre Dizionario.    

sabato 19 giugno 1999

Fino a prova contraria (True crime)

anno: 1998   
regia: EASTWOOD, CLINT 
genere: thriller 
con Clint Eastwood, Isaiah Washington, Denis Leary, Lisa Gay Hamilton, Diane Venora, Bernard Hill, James Woods 
location: Usa
voto: 6 

Steve Everett (un Eastwood che a settant'anni suonati non sfigura a petto nudo), giornalista con il debole per la bottiglia e le sottane, ha l'incarico di fare un servizio sulle ultime ore di vita di un condannato a morte di colore (Isaiah Washington), ristretto nella casa circondariale di San Quintin. Everett non impiega molto a fiutare la verità: il ragazzo, un bravo padre di famiglia, è innocente e soltanto una testimonianza decisiva potrà salvarlo dalla pena capitale. Per Everett diventa una corsa contro il tempo per salvare l'uomo.
Povero Clint! Bollato per anni come reazionario, va a dirigere prima un film sulle molte facce della giustizia (Un mondo perfetto), quindi sul mondo dell'omosessualità (Mezzanotte nel giardino del bene e del male) e infine questo apologo antirazzista. Tornato, dopo il flop del film precedente, a un pregevole prodotto di genere che mescola dramma giudiziario, trama gialla e una gradevolissima dose di umorismo, Eastwood conferma il suo talento nella regia attraverso soluzioni indovinate soprattutto in fase di montaggio.    

sabato 21 febbraio 1998

Colazione da Tiffany (Breakfast at Tiffany's)

anno: 1961       
regia: EDWARDS, BLAKE   
genere: commedia   
con Audrey Hepburn, George Peppard, P.Neal, B.Ebsen, Martin Balsam, Vilallonga, John McGiver, A.Reed, D.Whitney, Miss Beverly Hills, S.Adams, C.Stroud, E.Allman, M.Rooney   
location: Usa
voto: 6,5   

Un gigolò newyorchese con ambizioni di scrittore (George Peppard) si innamora della sua scapestrata vicina di casa (Audrey Hepburn): deciderà allora di abbandonare la "professione" e i lauti guadagni per un amore più solido e consentirà alla ragazza di accantonare le proprie irrequietezze per trovare finalmente sé stessa.
Uno dei grandi successi della commedia americana degli anni '60 parte dal racconto di Truman Capote (sceneggiato da George Axelrod) per divagare in mille maniere diverse sulle debordaggini della protagonista, impersonata con fatuità ed ironia da una brava Hepburn. Edwards trascura la coerenza della struttura narrativa per lasciare spazio ad ambienti e situazioni (la casa disordinata, il rapporto della protagonista con il suo gatto, l'ingenuità di lei che si lascia coinvolgere in un traffico di stupefacenti, l'andirivieni di uomini facoltosi che la donna riesce a portare a letto ma non sull'altare) che conferiscono al film un tocco di surreale leggerezza. Originariamente, il posto di Audrey Hepburn sarebbe dovuto essere di Marilyn Monroe.    

mercoledì 19 novembre 1997

Tutte le ragazze lo sanno (Ask any girl)

anno: 1959       
regia: WALTERS, CHARLES  
genere: commedia  
con David Niven, Shirley MacLaine, G.Young, Robert Taylor, J.Backus, C.Kelly, E.Fraser, D.Heath, R.Morgan, C.Phillips          
location: Usa
voto: 5  

Una ragazza di provincia ossessionata dall'idea della castità (Shirley MacLaine) cerca lavoro e consorte a New York. Si ritroverà a fare i conti con i molti che tenteranno di avvicinarla, perdendo così più di un'occupazione. Quando, con determinazione, deciderà di sedurre un dongiovanni (Gig Young) che col fratello (David Niven) dirige una società di marketing, aiutata proprio da quest'ultimo nell'applicazione delle strategie persuasorie predicate dalla società, scoprirà di essere innamorata del suo Pigmalione.
Commedia leggera tratta dal romanzo di Winifred Wolfe e sceneggiata da George Wells, Tutte le ragazze lo sanno (ma il titolo è allusivo e "sanno" andrebbe cambiato con "fanno") ricalca la vicenda di Sabrina, insistendo tuttavia eccessivamente sul ripetersi delle situazioni. La MacLaine venne premiata a Berlino.    

domenica 29 settembre 1996

Casanova '70

anno: 1965       
regia: MONICELLI, MARIO   
genere: commedia   
con Marcello Mastroianni, Virna Lisi, M.Mell, Moira Orfei, Liana Orfei, Enrico Maria Salerno, Gigio Alberti, Beba Loncar, Ivo Garrani, M.Ferreri, Memmo Carotenuto, M.Mercier           
location: Italia
voto: 1   

Un ufficiale della Nato (Mastroianni), scopertosi impotente, caracolla per mezza Italia alla ricerca di conferme della sua virilità. Si troverà invischiato in una trama gialla a lieto fine.
Coadiuvato alla sceneggiatura da Age e Scarpelli, Suso Cecchi D'Amico, Tonino Guerra e Giorgio Salvioni, Monicelli firma un filmetto inutile sull'ennesima variante dell'erotismo all'italiana, ironizzando sullo stereotipo di latin-lover attribuito al protagonista Mastroianni e facendone uscire un film del tutto frammentario inzeppato di luoghi comuni sul malcostume delle diverse regioni italiche, insaporito con qualche panoramica di carne femminile.