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lunedì 18 novembre 2013

The Canyons

anno: 2013       
regia: SCHRADER, PAUL
genere: drammatico
con James Deen, Lindsay Lohan, Nolan Gerard Funk, Amanda Brooks, Tenille Houston, Gus Van Sant, Jarod Einsohn, Chris Zeischegg, Victor of Aquitaine, Jim Boeven, Philip Pavel, Lily Labeau, Thomas Trussell, Alex Ashbaugh, Chris Schellenger, Lauren Schacher, Diana Gitelman, Andres De La Fuente
location: Usa
voto: 5

Dalla mente di due iconoclasti per vocazione, Paul Schrader (sue, per esempio, le sceneggiature di Taxi driver e Toro scatenato nonché le regie di Adam resurrected e American gigolò) e Bret Easton Ellis (che al cinema aveva già dato, tra gli altri, il mediocre American psycho) non poteva che scaturire un film nel quale la morbosità dei legami viene data in pasto un tanto al chilo all'occhio dello spettatore.
La vicenda mette in scena cinque personaggi losangelini e ruota attorno alla produzione di un b-movie. C'è Chris (Deen), produttore erotomane e psicopatico, ricchissimo (impressionante l'arredo dell'abitazione upper class nella quale è ambientato gran parte del film); Tara (Lohan), la sua fidanzata con un passato difficile e un presente da arrampicatrice sociale; Ryan (Funk), un ragazzetto senza arte ma che spera almeno nella parte da avere nel film e Gina (Brooks), la sua fidanzata. Ai quattro si aggiunge una vecchia fiamma del produttore (Houston), con la quale quest'ultimo continua a intessere una relazione. Il vero problema è che Tara e Ryan sono tornati ad essere amanti dopo essere stati insieme quando non avevano un quattrino. Chris fiuta la faccenda e fa di tutto per scoprire l'inghippo, manipolando a piacere chiunque gli capiti a tiro e dando fondo al suo sadismo macabro.
In The canyons ritroviamo molti dei topoi cari al regista: la società in disfacimento (Lo spacciatore), i triangoli amorosi (Cortesie per gli ospiti), il sesso mercenario (Hardcore e American gigolò), il tramonto di Hollywood. In questo strano film sui temi del tradimento, della gelosia e delle ossessioni tecnologiche (la televisione serve ormai per leggere la chat di What'sapp), però, non si capisce la scelta del casting, con i ruoli di protagonisti affidati a James Deen e Lindsay Lohan. Il primo è un attore abituato - passatemi il francesismo - a una recitazione del cazzo, visto che è una star del porno e la sua espressività non è maggiore di quella che potete osservare sui banchi di un qualsiasi mercato ittico. La seconda è una ragazzina viziata, nota più per le sue continue incursioni sulle pagine della cronaca nera che per il suo talento da attrice, sfruttato al massimo per opere seminali come Scary movie 5. L'unica spiegazione possibile è che il regista abbia voluto ulteriormente sottolineare il crollo di Hollywood (le immagini di apertura fotografano vecchi cinema losangelini che hanno definitivamente abbassato le saracinesche) con una scelta volutamente bizzarra, che enfatizza il messaggio in termini metasimbolici.    

venerdì 24 febbraio 2012

Cortesie per gli ospiti (The comfort of strangers)

anno: 1990   
regia: SCHRADER, PAUL
genere: drammatico
con Christopher Walken, Rupert Everett, Natasha Richardson, Helen Mirren, Mario Cotone, Rossana Cagliari, Manfredi Aliquò, Fabrizio Castellani, David Ford, Daniel Franco, Giancarlo Previati, Antonio Serrano
location: Italia
voto: 5

A Ian McEwan piacciono le storie forti, estreme. È questo il segreto del suo successo ed è per questa ragione che i suoi romanzi hanno tanto appeal sul pubblico femminile. Cortesie per gli ospiti è la prima tra le sue opere a essere portata sul grande schermo (seguiranno Il giardino di cemento, L'innocenza del diavolo, L'amore fatale ed Espiazione). La storia, implausibile dall'inizio alla fine, è quella di una coppia in viaggio a Venezia alla ricerca del perduto ardore. Tra i vicoli della laguna i due si imbattono in un personaggio eccentrico e misterioso (Walken), che li introduce nella sua lussuosissima casa sul Canal Grande, tutta damascata, una sorta di museo, nella quale comincia ad avere strani comportamenti, fino agli eccessi finali che, rappresentando il culmine del racconto, non possono ovviamente venir raccontati.
Schrader, sceneggiatore feticcio di Scorsese, conserva la tensione del romanzo, affidando alla fisicità di Rupert Everett (abbondantemente esposto in costume adamitico) e allo sguardo mefistofelico di Christopher Walken i ruoli centrali. La fotografia gotica di Dante Spinotti enfatizza la tanto la Venezia moresca quanto l'alone di mistero che avvolge la storia, che tuttavia si muove goffamente tra riferimenti a Lewis Carroll e morbosità erotiche fini a se stesse. Da ricordare l'interpretazione di Natasha Richardson: raramente al cinema si è vista una prova peggiore di questa. Sceneggiatura (sprecata) di Harold Pinter.