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lunedì 24 dicembre 2018

Lilli e il vagabondo (Lady And The Tramp)

anno: 1955   
regia: GERONIMI, CLYDE * JACKSON, WILFRED * LUSKE, HAMILTON    
genere: animazione
voto: 6,5   

Lilly è una cagnetta di razza che vive con "tesoro" e "Johnny caro" (esilarante l'idea di chiamare i due umani stando ai reciproci vezzeggiativi, mostrandoli soltanto dalle ginocchia in giù). La sua vita va a meraviglia finché i suoi padroni non mettono al mondo un pargoletto, privandola di ogni attenzione. È così che Lilly si ritrova a vivere un'avventura accanto a un cane di strada, un rubacuori coraggioso e spavaldo che la socializzerà all'ebrezza della libertà.
Uno dei grandi classici d'animazione della Disney, il terzo con degli animali come protagonisti dopo Dumbo e Bambi e in largo anticipo su La carica dei 101 e Gli aristogatti. Ambientato nell'Inghilterra edoardiana e tratto da un racconto di Ward Greene, il film è un apologo interclassista che lambisce il tema del pregiudizio e mostra i canili come fossero lager.    

mercoledì 11 luglio 2018

L'albero del vicino (Undir Trénu)

anno: 2017       
regia: SIGUROSSON, HAFSTEINN GUNNAR    
genere: drammatico    
con Steinþór Hróar Steinþórsson, Edda Björgvinsdóttir, Sigurður Sigurjónsson, Þorsteinn Bachmann, Selma Björnsdóttir, Lára Jóhanna Jónsdóttir, Dóra Jóhannsdóttir, Sigrídur Sigurpálsdóttir Scheving    
location: Islanda
voto: 7    

Pizzicato dalla moglie Agnes (Jónsdóttir) mentre si trastulla guardando un video girato con una sua ex, il quarantenne Atli (Steinþór Hróar Steinþórsson) viene mandato via da casa e si trova costretto a rientrare in quella dei genitori. I quali sono ai ferri cortissimi con i propri vicini a causa di un albero che produce un'ombra eccessiva nel giardino di questi ultimi. Il taglio delle gomme dell'auto e la sparizione del gatto dell'anziana coppia - fatti solo presumibilmente imputabili ai più giovani vicini - dà luogo a un'escalation di reciproche rappresaglie che arriverà al parossismo.
Il cinema islandese fa occasionalmente incursione dalle nostre parti e stavolta lo fa con l'opera terza di un regista che non disdegna il registro grottesco né si sottrae a un finale splatter. Il suo è un film con due trame parallele sul tema dell'incomunicabilità e del pregiudizio (spariscono prove, animali e persone, vedi la vicenda del figlio dell'anziana coppia morto suicida chissà per quale motivo) che sbocca in esiti contrapposti, popolato da personaggi perennemente accigliati, contornati da suoni e rumori stranianti, a sottolineare il contrasto tra l'apparente sobrietà e pulizia delle casette a schiera della civilissima Islanda e gli umori malmostosi che serpeggiano tra gli abitanti che le abitano, pronti a darsi guerra per un'inezia. Sull'insieme, aleggia l'ombra di Kaurismäki, con quella tipica miscela di bizzarro ed effetto straniante.    

domenica 24 giugno 2018

Desierto

anno: 2015   
regia: CUARON, JONAS    
genere: thriller
con Gael García Bernal, Jeffrey Dean Morgan, Alondra Hidalgo, Diego Cataño, Marco Pérez, Oscar Flores Guerrero, David Peraltra Arreola, David Lorenzo    
location: Usa
voto: 7,5    

Mentre Donald, il tizio col parrucchino arancione, durante la sua campagna elettorale pare determinato a costruire muri ai confini tra la nazione che si accinge a governare e il Messico (il film è del 2015), tanti disperati continuano a varcare la frontiera tra i due paesi nella speranza di una vita migliore. È quanto ci racconta questo notevole film del 35enne messicano Jonas Cuaròn, figlio del più noto Alfonso, che esordisce nel lungometraggio con una storia che ha la struttura narrativa di film come Duel, The hitcher e Caccia selvaggia e contenuti che lo avvicinano a La gabbia dorata e Babel. Un torpedone di messicani rimane appiedato in mezzo al torrido deserto situato al confine tra il loro paese natale e gli Stati Uniti poiché il mezzo sul quale viaggiano è in avaria. Proseguono a piedi, ma entrano nel mirino del fucile di un cacciatore sadico (Morgan) con feroce cane al seguito (al confronto, il Cujo di Stephen King era una mammoletta). L'uomo ne impallina una mezza dozzina a colpo sicuro, per poi mettersi sulle tracce dei superstiti, con lo scopo di eliminarli tutti.
Film ad altissima tensione e budget ridotto all'osso, che mette in scena l'odio viscerale del tipico provinciale americano con pickup, cappello da cowboy e bottiglia di whiskey al seguito nei confronti di un nugolo di disperati. La sfida a distanza tra il più sveglio dei messicani (Gabriel Garcia Bernal, ancora in una ruolo impegnato) e il cacciatore si risolve in parte in una carneficina che è un autentico atto politico di denuncia contro la libera iniziativa di chi può girare indisturbato, armi in pugno, trasformandosi all'occorrenza in cecchino.    

domenica 20 maggio 2018

Dogman

anno: 2018       
regia: GARRONE, MATTEO    
genere: drammatico    
con Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Nunzia Schiano, Adamo Dionisi, Francesco Acquaroli, Alida Calabria, Gianluca Gobbi    
location: Italia
voto: 8,5    

Parte da un macabro fatto di cronaca accaduto a Roma alla fine degli anni Ottanta questo Dogman di Matteo Garrone, ennesima prova di un talento registico straordinario. La vicenda alla quale si ispira il film è quella che coinvolse Pietro De Negri, il cosiddetto "canaro della Magliana", l'uomo che - vessato per anni dall'amico Giancarlo Ricci, pugile dilettante - lo fece a pezzi nel suo negozio di toelettatura per cani. Nella finzione, lo scenario si sposta dalla capitale al Villaggio Coppola, zona Castel Volturno, esempio icastico di abusivismo edilizio e degrado ambientale. Qui Marcello (Fonte), padre separato ma amorevole di una bambina che adora, vive un'esistenza relativamente tranquilla, ama moltissimo i cani, ha amicizie consolidate - tra pranzi di gruppo e partite a calcetto - e arrotonda con qualche traffico illecito di cocaina, con la quale, all'occorrenza, si incipria il naso. La vera iattura della sua vita è Simoncino (Pesce), essere rude e violentissimo, inviso all'intera comunità locale, ma che tuttavia tiene Marcello sotto una pressione continua, epitomizzata da un contrasto corporeo e muscolare evidentissimo. A causa di Simone, Marcello finirà anche in galera, per poi meditare un'atroce vendetta.
Garrone ci regala l'ennesimo gioiello con questo film meditato a lungo (una dozzina d'anni, racconta il regista), un'opera nerissima, cupa, che ci riporta a quel cinema dei corpi (Primo amore, L'imbalsamatore, Gomorra, ma anche Il racconto dei racconti) che è la cifra stilistica primaria del cineasta romano: un corpo - quello di Marcello Fonte, un passato remoto da baraccato e un passato prossimo da custode di uno stabile, faccia pasoliniana e corporatura minuta - capace di esprimere quel desiderio di stare al mondo con mitezza, sbarcando il lunario come può, ma sui binari di una costante bontà d'animo, che tocca il suo apice espressivo nella scena in cui si adopera per salvare un chihuahua finito in freezer. Se Fonte - insignito a Cannes della Palma d'oro come miglior interprete - "è" il film tout court, il suo comprimario Edoardo Pesce (già straordinario in Tommaso, Il ministro e Fortunata) si ritaglia uno spazio potente, devastante, che non risparmia allo spettatore momenti crudissimi anche quando la violenza rimane fuori campo. Entrambi attori straordinari a servizio di un'opera che si inscrive in quel realismo delle periferie che fin dagli esordi (Terra di mezzo, Ospiti, L'imbalsamatore, ambientato anch'esso a Castel Volturno) è un topos frequentissimo del cinema di Garrone, tra i pochi registi italiani capaci di respiro internazionale, con le sue storie che - pur guardando a una realtà locale - sanno essere universali.    

mercoledì 3 gennaio 2018

Zanna Bianca

anno: 1973   
regia: FULCI, LUCIO  
genere: avventura  
con Franco Nero, Virna Lisi, Fernando Rey, John Steiner, Raimund Hamstorf, Daniel Martin, Rick Battaglia, Daniele Dublino, Maurice Poli, John Bartha, Antonio Luigi Guerra, Carla Mancini, Missaele, Carole André    
location: Canada
voto: 6,5  

Lo scrittore nonché commissario governativo Scott (Nero) si reca a Dawson City, nell'estremo nord del Canada, insieme al fratello Kurt, per raccogliere appunti sui cercatori d'oro. Charlie, la guida indiana che lo accompagna, si trova costretto a portare suo figlio nell'ospedale della cittadina, dopo che questo è caduto sotto una lastra di ghiaccio, provvidenzialmente salvato da Zanna Bianca, un cane lupo. Su quest'ultimo ha però messo gli occhi il boss locale Beauty Smith, che vuole sfruttare il quadrupede per le scommesse. Un prete doppiogiochista (Rey), una entreneuse figlia di quest'ultimo (André) e una suora che fa l'infermiera (Lisi), completano il quadro dei personaggi che sono al centro di una vicenda che vede contrapposto il cattivo Smith a Scott.
Tratto dal celeberrimo romanzo di Jack London e diretto dal maestro dei B-movies Lucio Fulci, Zanna bianca è un film d'avventura in chiave western che resiste all'usura del tempo grazie a una trama avvincente, piena di colpi di scena.    

domenica 13 agosto 2017

Wiener-Dog

anno: 2016   
regia: SOLONDZ, TODD
genere: grottesco
con Greta Gerwig, Julie Delpy, Kieran Culkin, Zosia Mamet, Danny DeVito, Ellen Burstyn, Tracy Letts, Samrat Chakrabarti, Keaton Nigel Cooke, Trey Gerrald, Connor Long, Bridget M. Brown, Clara Mamet, Michael James Shaw, Devin Druid, Jen Ponton, Andrew Pang, Rigoberto Garcia, Charlie Tahan, Kett Turton    
location: Usa
voto: 3

Un cane bassotto di sesso femminile fa da trait-d'union tra quattro episodi di un cinema ormai esangue, lontanissimo da Fuga dalla scuola media o Happiness, le opere migliori di Todd Solondz, regista eccentrico che ha da tempo ridotto la sua vena corrosiva a puro manierismo.
Nel primo episodio la bassottina diventa il premio per un bambino che ha appena vinto una malattia. La cagnetta vive segregata in una gabbia ma alla prima occasione il ragazzino la libera, compromettendone gravemente la salute. La stessa cagnetta, allontanata dalla famiglia, viene salvata da una veterinaria che aveva avuto l'incarico di sopprimerla. Nel terzo episodio, la bassotta è l'animale da compagnia di un professore di cinema (DeVito) inviso a colleghi e studenti: la userà come tremenda vendetta; nell'ultimo episodio, la quadrupede appartiene a un'anziana donna malata di cancro (Burstyn), che riceve una visita interessata dalla nipote.
Il cane bassotto del titolo originale è un pretesto per mostrare nefandezze ed egoismi dell'animo umano. Lo spirito è quello solito di Solondz, cinico e corrosivo. Ma il film non c'è nella sceneggiatura, nella lasca pretestuosità dello spunto di partenza, nella recitazione e nella pochezza dei dialoghi.    

martedì 20 giugno 2017

Falchi

anno: 2017       
regia: D'ANGELO, TONI  
genere: poliziesco  
con Fortunato Cerlino, Michele Riondino, Xiaoya Ma, Aniello Arena, Pippo Delbono, Stefania Sandrelli, Gaetano Amato, Alessandra Cao, Carlo Caracciolo, Noemi Maria Conigni, Oscar di Maio, Hong Guo Long, Carmine Monaco, Carmine Paternoster, Massimiliano Rossi, Salvatore Striano, Ruichi Xu    
location: Italia
voto: 5  

Peppe (Cerlino) e Francesco (Riondino) fanno coppia come agenti della Squadra Mobile di Napoli. Girano senza casco in motocicletta, hanno il grilletto facile e molti scheletri nell'armadio. Il primo, più anziano, alleva cani per i combattimenti clandestini; il secondo vive enormi sensi di colpa per un'operazione di polizia finita male, non disdegna stupefacenti pesanti e sta quasi sempre una spanna sopra i confini della legge. Un molosso e una massaggiatrice cinese li costringeranno a una resa dei conti.
Figlio d'arte - suo padre, qui impegnato nella colonna sonora, è Nino "Caschetto d'oro" D'Angelo - Tony D'Angelo ribadisce con questo poliziesco nerissimo - autentica reincarnazione del polziottesco anni '70 esplicitamente citato in una scena di Milano calibro 9 - la sua inclinazione per le ambientazioni notturne, ripristinando un cinema di genere con intenti autoriali imperniato sul senso di colpa di uno dei due protagonisti. Se sul versante del ritmo, che alterna passaggi quasi bergmaniani con brusche accelerazioni condite con violenza, sparatorie e inseguimenti, il film trova una misura piuttosto equilibrata, su quello narrativo lo sviluppo si ingarbuglia su uno spunto tutt'altro che originale, sacrificando l'azione a una ricercatezza poco redditizia.    

mercoledì 14 giugno 2017

Maria per Roma

anno: 2016       
regia: DI PORTO, KAREN 
genere: grottesco
con Karen Di Porto, Andrea Planamente, Cyro Rossi, Diego Buongiorno, Nicola Mancini, Lorenzo Adorni, Massimiliano Padovan Di Benedetto, Paolo Samoggia, Boris Giulivi, Paola Venturi, Bruno Pavoncello, Mia Benedetta, Marianna Costantini, Daniela Virgilio    
location: Italia
voto: 3 

Nanni Moretti è come Frank Zappa: per quanto uno possa sforzarsi di imitarlo, non riuscirà mai neppure a lambire vagamente l'originale. A questa ferrea regola non sfugge neppure l'esordiente Karen Di Porto, che perennemente in sella alla sua Vespa firma un esordio con pretese da Caro diarietto in doppio cromosoma XX, profilandosi come l'ultima epigona di una serie di registi destinati ad apparizioni più o meno effimere come Fulvio Ottaviano, Giacomo Ciarrapico, Nina Di Majo e Alessandro Aronadio. Capello fluente e occhioni bistrati, la ragazza si prende estremamente sul serio e per un ora e mezza rimane fissa sulla scena per raccontare una qualsiasi giornata, dall'alba al tramonto passato sotto i ponti cittadini, di Maria - vocazione da attrice ma key holder per necessità - che in 24 ore, sempre con la cagnetta cardiopatica Bea al seguito (decisamente la migliore interprete del film), si arrabatta per mostrare le case vacanze a clienti spesso pretenziosi e rompiscatole, trova il tempo per le prove a teatro, quello per un set cinematografico e per andare a far visita alla madre con cui è in perenne conflitto, per poi terminare la sua giornata a una festa organizzata alla Casa del cinema, dove un regista le ha fatto sperare in una parte per un film.
Tra fotografie da cartolina della città eterna e una ridda di stereotipi (il produttore cinematografico bavoso, la sarda seccatrice, l'amico gay effemminato, eccetera), il film della Di Porto si dipana senza un'idea minima di sceneggiatura, assemblando alla rinfusa una serie di scene più o meno grottesche che, pur trovando qualche momento comico, vengono raggelate dal contrasto con l'assenza totale di qualsiasi forma di ironia della protagonista.
Sul genere, tra teatro off e situazioni beckettiane, molto meglio andarsi a rivedere il gustoso Estate romana di Matteo Garrone, degno allievo di Moretti ma senza ambizioni di clonazione.    

martedì 18 aprile 2017

Truman - Un vero amico è per sempre

anno: 2015       
regia: GAY, CESC   
genere: commedia   
con Ricardo Darín, Javier Cámara, Dolores Fonzi, Eduard Fernández, Àlex Brendemühl, Pedro Casablanc, José Luis Gómez, Javier Gutiérrez, Elvira Mínguez, Oriol Pla, Nathalie Poza, Àgata Roca, Susi Sánchez, Francesc Orella, Ana Gracia, Silvia Abascal, Kira Miró    
location: Olanda, Spagna, Argentina
voto: 3   

Una mia ex amica, che per mesi ha usufruito di vitto e alloggio a casa mia, ha l'attitudine a fare delle vere e proprie crociate contro qualsiasi forma d'impegno, disprezza il lettore come categoria antropologica e infierisce sui film impegnati. La signora ha anche un'attitudine particolare a considerare le proprie opinioni come puro nirvana per la materia grigia altrui. Una volta le ho sentito dire: "io e Franco Ferrarotti abbiamo gli stessi pensieri, la stessa visione. Solo che lui la confeziona meglio". Alla faccia della modestia. Quando ancora parassitava a casa mia, la persona in questione mi disse che Truman era "il miglior film visto da anni". Può darsi che - visti i 5 Goya (gli oscar spagnoli) intascati - avesse prue ragione. Fatto sta che davanti a tanta ferrarottiana albagia, non potevo resistere all'invito di guardare il caldeggiatissimo film. Che è questo. Un tizio spagnolo di mezza età (il sempre bravo Ricardo Darin, icona del cinema argentino) sa di essere in fin di vita. Si fa raggiungere dal suo migliore amico (Cámara), che vive in Canada, per sistemare le ultime cose della sua esistenza, la prima delle quali è consegnargli il cane Truman, un pacioso molossoide destinato altrimenti a rimanere senza padrone. I due amici cominciano così un viaggio per salutare le persone care.
A conferma della pochezza di certe opinioni, Truman volge in commedia la vicenda drammatica del protagonista, inanellando in questo buddy movie monocorde tutti i luoghi comuni del caso, facendo leva sull'empatia dello spettatore e su una scrittura compiacente alla portata dei palati più semplici, con dialoghi asfittici e battute corrive.    

sabato 3 dicembre 2016

Heart Of A Dog

anno: 2015   
regia: ANDERSON, LAURIE   
genere: documentario   
con Laurie Anderson   
location: Usa
voto: 6,5   

La morte della cagnetta Lolabelle, una terrier piuttosto indipendente, e del compagno Lou Reed, a cui si deve la splendida ballata (Turning time around) sui titoli di coda e un cammeo nella parte di un dottore, sono alla base di questo film che sarebbe improprio definire come "documentario", ma che è, piuttosto, una riflessione sulla morte e sull'esistenza. Come fossimo davanti a un continuo flusso di coscienza, il lavoro sperimentale di quest'artista coraggiosissima - tornata dietro la macchina da presa a trent'anni da Home of the brave - la musicista, che all'inizio degli anni Ottanta godette anche di una popolarità straordinaria, ci squaderna davanti riflessioni sull'11 settembre, racconti onirici (come quello d'apertura, dove la Anderson sogna di avere partorito la sua cagnetta), meditazioni filosofiche sul linguaggio che riprendono il pensiero di Wittgenstein, tra notazioni profondamente autobiografiche (incredibile la vicenda raccontata del salvataggio dei due fratelli gemelli) e richiami al Libro tibetano dei Morti, ad Heidegger e a David Foster Wallace. Il tutto condito con un'ininterrotta voglia di sperimentare il linguaggio video (dai super 8 di famiglia ai filmati a circuito chiuso delle aree metropolitane) in maniera mai banale, spesso ricchissima di intuizioni e accompagnata dalla voce della stessa Anderson anche nel doppiaggio in lingua italiana. Un'opera a suo modo unica, che necessita di un approccio privo di pregiudizi e la determinazione a stare al gioco di nessi narrativi e filosofici che possono indiscutibilmente apparire traballanti. Ma che hanno un cuore enorme.    

venerdì 7 ottobre 2016

Pets - Vita da animali (The Secret Life of Pets)

anno: 2016       
regia: CHENEY, YARROW * RENAUD, CHRIS
genere: animazione
con le voci di Alessandro Cattelan, Lillo Petrolo, Francesco Mandelli, Laura Chiatti
location: Usa
voto: 2

Max e la sua padroncina Katie sono inseparabili. Ma quando quest'ultima porta in casa Duke, un secondo quadrupede di grossa taglia, Max si ingelosisce e finisce in una tortuosa avventura tra le strade di Manhattan, il sistema fognario popolato da una ridda di animali guidati da un coniglio e le rincorse degli accalappiacani.
Al di là della sopraffina tecnica di animazione, siamo ormai al grado zero della scrittura, con un plot scritto per mocciosi diversamente abili. Molto diversamente. Il film diretto da Chris Renaud, già in cabina di regia per Cattivissimo me, vorrebbe riprendere l'idea di fondo di Toy Story, coniugandola con una sorta di lotta di classe tra benestanti animali da appartamento e freaks di strada, tutti comunque ugualmente dotati di favella. Non riesce però ad andare oltre al pastrocchio di un rozzo film d'avventura che occhieggia con sguardo strabico a Giù per il tubo e, a dispetto del 3D, riesce a rendere tutti i personaggi brutalmente monodimensionali. Come se non bastasse, ad ammazzare il film contribuisce la musica tonitruante di Alexandre Desplat e l'imbarazzante doppiaggio italiano, che assembla professionisti con attori che andrebbero radiati dal grande schermo per decreto-legge, ma che tanto piacciono al pubblico beota, abituato a dosi bulimiche di radio e televisione spazzatura: le star radiofoniche Alessandro Cattelan e Lillo Petrolo, a cui si aggiungono Francesco Mandelli (I soliti idioti) e Laura Chiatti. Da salvare resta soltanto la scena iniziale, speculare a quella di chiusura: indovinate un po' cosa fanno i vostri animali da compagnia appena chiudete la porta di casa?    

martedì 5 luglio 2016

Il club (El Club)

anno: 2015   
regia: LARRAIN, PABLO 
genere: drammatico 
con Alfredo Castro, Roberto Farías, Antonia Zegers, Jaime Vadell, Alejandro Goic, Alejandro Sieveking, Marcelo Alonso, José Soza, Francisco Reyes    
location: Cile
voto: 9,5 

L'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo ha la fisionomia di un uomo senza dimora che si fa chiamare Sandokan (Farías), abusato per anni da preti pedofili, che va a ripetere la stessa nenia arricchita da dettagli agghiaccianti sotto la casa di penitenza cilena dove risiedono quattro preti con passato di pedofilia e una cinica perpetua (Zegers), tutti con la passione per le corse clandestine dei cani. Quando nella casa arriva un altro ospite (Soza), calamita inconsapevole dell'uomo che urla il suo terribile passato sotto le finestre della dimora dove comodamente stazionano quei quattro laidi, si sparigliano le carte. L'uomo si suicida e dal Vaticano viene inviato un altro prete con il compito di capire cosa sia successo.
Dopo il notevole I giorni dell'arcobaleno, il cileno Pablo Larrain firma un film superlativo, un capolavoro sconvolgente, un atto d'accusa contro la Chiesa che non ammette sconti e che restituisce la devastante potenza di quelle mostruosità soltanto attraverso i corruccianti dettagli delle parole di Sandokan. In un'atmosfera plumbea e inquietante, che enfatizza con riprese flou la torbida ambiguità dei quattro preti a riposo coatto, prende corpo una forma di macelleria spirituale messa in atto da questi uomini che, nel nome di Dio, si sono macchiati di crimini indicibili. Li accomuna l'omertà più pervicace, anche davanti alle incalzantI domande del prete arrivato da Roma, sottolineate dalle inquadrature in primo piano che rendono palpabile l'imperturbabilità tetragona di tre dei quattro (uno è sulla strada della demenza). Ma è tutto il cast a essere ottimamente assortito, servito peraltro da dialoghi superbi e dalle musiche celestiali di Arvo Pärt, con le tante variazioni - guarda caso - di un brano intitolato Fratres.    

venerdì 20 novembre 2015

Cane e padrone (One Nation Under Dog)

anno: 2012   
regia: CARCHMAN, JENNY * GOOSENBERG KENT, ELLEN * MICHELI, AMANDA   
genere: documentario   
location: Usa
voto: 5   

Paura, perdita, tradimento. Tre capitoli diretti da altrettante registe per raccontare, nella prospettiva del tutto peculiare delle stramberie della società americana, il rapporto tra i cani e i loro padroni. Dalle controversie legali innescate da cani troppo aggressivi, che per questo devono essere abbattuti, alla clonazione di un cane per cifre astronomiche allo scopo di prolungare ad libitum l'affetto verso l'animale, il documentario, pur nella sua discontinuità tra le tre parti e nell'irrisorietà dell'aspetto squisitamente filmico, è un campionario di assurdità e ridicolaggine umana. Cani sepolti con cerimonie faraoniche, cani che ereditano fortune e altre trovate fantasiose del mondo dei bipedi costituiscono il capitolo centrale. La bordata in pieno ventre arriva verso il quarantesimo minuto, con il capitolo intitolato "tradimento": cani rinchiusi in lager in condizioni inammissibili, gassati brutalmente e scaricati come fossero cumuli di immondizia e altre amenità ci mettono davanti alla faccia più cruda delle conseguenze dell'abbandono. Chiusura rigenerante con una breve rassegna dei tanti volontari che negli Stati Uniti hanno aperto ricoveri per cani abbandonati. Quasi a misura di umani.    

martedì 7 aprile 2015

White God - Sinfonia per Hagen (Fehér isten)

anno: 2014       
regia: MUNDRUCZO, KORNEL
genere: horror
con Zsófia Psotta, Sándor Zsótér, Lili Horváth, Szabolcs Thuróczy, Lili Monori, Gergely Bánki, Tamás Polgár, Károly Ascher, Erika Bodnár, Body, Bence Csepeli, János Derzsi, Csaba Faix, Edit Frajt, Alexandra Gallusz, Péter Gothár, László Gálffi, András Hídvégi, Ferenc Lakatos, Luke, Virág Marjai, László Melis, Kornél Mundruczó, Ervin Nagy, Ilona Nagy, András Réthelyi, Natasa Stork, Ferenc Takács, Gábor Téni, Orsolya Tóth, Hans van Vliet, Vanda Verle, Krisztián Vranik, Miklós Hajdu
location: Ungheria
voto: 5

Scordatevi Lassie, Rin-tin-tin e anche Braccobaldo. Questa è la carica dei 101 moltiplicata per 2 con Cujo al posto dei dalmata. Comincia con un'interminabile scia di cani che scorrazzano in branco, a centinaia, per Budapest, in una città spettrale dove è scattato il coprifuoco, il film che si è aggiudicato il premio "un certain Regard" al festival di Cannes. Tutto comincia nei giorni in cui il cane meticcio Hagen e la sua padroncina (un'adolescente che suona nell'orchestra cittadina) vengono affidati per alcuni mesi al padre (Zsótér), giacché la madre della ragazza, da cui l'uomo è separato, deve andare all'estero. Il genitore non vuole saperne di pagare la tassa che il governo locale ha previsto per i cani sprovvisti di pedigree, sicché, in un afflato di grande umanità, abbandona Hagen per strada. Da qui ha inizio la via crucis del quadrupede: al randagismo dei primi giorni seguono i continui inseguimenti da parte degli accalappiacani, quindi la trasformazione da parte di un sordido scommettitore in un cane per scommesse clandestine negli scontri tra bestie feroci, infine la reclusione nel canile municipale. Da dove, "forte" delle dosi massicce di testosterone assunte in vista dei combattimenti, Hagen si trasforma in un efferato Masaniello alla guida di un branco sterminato. E il film - che fino a quel momento avrebbe potuto raccogliere l'applauso dei cinefili quanto quello dei cinofili - si trasforma in un revenge movie dalle tinte horror con tanto di gran-guignol.
Equamente ripartito tra presenze canine e umane, il film del magiaro Mundruczo è una metafora alquanto grezza sulla ribellione degli oppressi e sulle ingiustizie provocate dalle disuguaglianze sociali. La fiaba metropolitana tanto apprezzata nel festival transalpino ha indubbiamente il merito di aver filmato in maniera inusitata la torma canina, ma mira sfacciatamente a colpire duro lo stomaco dello spettatore, riuscendoci peraltro benissimo soprattutto nelle sequenze dell'addestramento di Hagen al combattimento e dandoci un macabro assaggio del mood filmico fin dalle primissime scene attraverso lo squartamento delle vacche nel mattatoio. Ci si appassiona alla sorte del meticcio protagonista fino a quando questa rimane nei binari della plausibilità. Ma non appena la scena viene lasciata agli umani, peraltro indistintamente tratteggiati con tocchi di assoluto manicheismo, il film collassa e tra cani-attori e attori-cani, i primi ci fanno una figura indiscutibilmente migliore. Il finale che sterza sul registro splatter recuperando la poetica de Il pifferaio di Hamelin fa rimpiangere la solidità del primo episodio di Amores perros, con tanto di citazione esplicita a La notte dei morti viventi.    

mercoledì 21 gennaio 2015

Chi è senza colpa (The drop)

anno: 2014       
regia: ROSKAM, MICHAEL R.  
genere: thriller  
con Tom Hardy, Noomi Rapace, James Gandolfini, Matthias Schoenaerts, John Ortiz, Elizabeth Rodriguez, Michael Aronov, Morgan Spector, Michael Esper, Ross Bickell, James Frecheville, Tobias Segal, Patricia Squire, Ann Dowd, Chris Sullivan, Lucas Caleb Rooney, Jeremy Bobb, James Colby, Mike Houston, Michael O'Hara, Scott Johnsen, David Brown, Jessica Tate, John Di Benedetto, Robert Turano, Erin Darke, Khan Baykal, Jack Dimich, Danny McCarthy, Cathy Trien  
location: Usa
voto: 3  

Un tranquillo e solitario barista di Brooklyn (Hardy) si trova al centro di un traffico di denaro sporco che passa a rotazione per vari bar del luogo. Dopo avere subito una rapina al cospetto di suo cugino (Pandolfini), gestore del locale, l'uomo si trova a dover fronteggiare una situazione ancora più spinosa.
Distribuito in Italia direttamente su dvd - il che mostra una certa avvedutezza da parte degli esercenti nostrani - il film ripropone la figura di Tom Hardy nella veste di loner (come nel precedente Locke) al servizio di un copione fiacchissimo capace soltanto di partorire la scialba sorpresina del finale.    

martedì 20 gennaio 2015

La buca

anno: 2014       
regia: CIPRI', DANIELE
genere: grottesco
con Sergio Castellitto, Rocco Papaleo, Valeria Bruni Tedeschi, Jacopo Cullin, Ivan Franek, Teco Celio, Sonia Gessner, Lucia Ocone, Giovanni Esposito, Fabio Camilli, Carlo De Ruggieri, Fabrizio Falco, Barbara Chiesa, Silvana Bosi, Emmanuel Dabone, Lucia Lisboa, Valentina Bellè, Michele Nani, Elisa Di Eusanio, Gennaro Diana, Gordana Miletic, Luigi Carista, Antonietta Bello, Simone Sabani, Nino Scardina, Giovanni Antonio Ramunni, Simona Manganaro, Silvana Fallisi, Amedeo Pagani, Mauro Spitalieri, Moisè Curia, Gabriele Gattini, Jacopo Troiani, Alan Marin
location: Italia
voto: 2

A Ciprì piacciono i dettagli: nel suo esordio solista (È stato il figlio) l'origine di tutto era un graffio sull'automobile; qui una buca (utilizzata anche in senso metaforico) che è l'ennesimo pretesto per Oscar (interpretato da un Castellitto survoltato), avvocato parassita e scorbutico, per cercare di arraffare soldi con un suo assistito. Ma l'occasione ghiotta sembra arrivare con il morso di un cane, pretestuoso e del tutto inventato, per il quale chiede un risarcimento al suo presunto padrone (Papaleo). Peccato che il malcapitato sia un povero diavolo appena uscito dalla galera dopo una detenzione ingiusta di 27 anni. Compreso che dall'uomo non rimedierà un quattrino, l'avvocato mira ancora più in alto, a un maxirisarcimento per l'ingiusta pena subita.
Mentre Franco Maresco continua a sfornare lavori da incorniciare (Io sono Tony Scott, Belluscone), il suo sodale di un tempo passa dal grottesco del film precedente al cinema barzelletta: in un'ambientazione fuori dallo spazio e dal tempo, la trama si affastella su una serie di situazioni rabberciate che fanno rimpiangere il cinema di Boldi e De Sica (d'altronde basta guardare i suoi complici in fase di sceneggiatura per spiegare il livello: Alessandra Acciai, Massimo Gaudioso e Miriam Rizzo). Non bastasse, gli attori sembrando recitare senza guida, Castellitto non è mai stato tanto sopra le righe, Papaleo ha la solita espressione beota e le uniche cose decenti - in un plot narrativo insulso e sconclusionato, mai avvincente, che restituisce la sensazione di un film che non riesce a decollare - sono le animazioni sui titoli di testa, in stile anni '60, e la direzione della fotografia dello stesso Ciprì: l'unico ruolo che farebbe bene a conservare al cinema (vedi Tano da morire, Vincere, Alì ha gli occhi azzurri e La trattativa).    

sabato 8 marzo 2014

Cujo

anno: 1983   
regia: TEAGUE, LEWIS  
genere: horror  
con Dee Wallace, Danny Pintauro, Daniel Hugh Kelly, Christopher Stone, Ed Lauter, Kaiulani Lee, Billy Jayne, Mills Watson, Sandy Ward, Jerry Hardin, Merritt Olsen, Arthur Rosenberg, Terry Donovan-Smith, Robert Elross, Robert Behling, Clare Nono, Daniel H. Blatt  
location: Usa
voto: 7

Quando hai in mano un racconto di Stephen King, anche se i mezzi produttivi scarseggiano, è difficile non fare centro. Prendi un cane san Bernardo che contrae la rabbia dai pipistrelli. Affiancagli una donna fedifraga (Wallace) costretta per giorni e notti, insieme al suo bambino (Pintauro), a subirne l'assedio rinchiusa in un'auto presso l'officina deserta dove è andata per farla riparare e il gioco è fatto. L'espiazione del tradimento pagata, complici gli intrecci del caso, a carissimo prezzo, mentre un marito buono, paziente e premuroso (Kelly) si è allontanato dalla città nell'attesa di una decisione.
Mezzi scarni, grandissimo senso della suspense e alcune scene che non evitano lo splatter prodotto dalla furia del quadrupede, prodigiosamente ammaestrato: bastano questi ingredienti a fare di Cujo uno psicothriller ad altissima tensione dalla prima all'ultima scena, con tanto di inserto su uno stalker. E poco importa se gli attori recitano al minimo sindacale.    

mercoledì 12 dicembre 2012

Bolt - Un eroe a quattro zampe

anno: 2008   
regia: HOWARD, BYRON * WILLIAMS, CHRIS 
genere: animazione 
location: Usa
voto: 3

Fin da piccolo il cane Bolt recita un copione senza saperlo, come già si era visto in The Truman show, convinto di avere dei superpoteri (è, a sua insaputa, il protagonista di una serie tv che furoreggia tra il pubblico a stelle e sctrisce). Quando viene allontanato per errore dal set comincia - purtroppo e per fortuna - ad assaggiare la vita vera in compagnia di una gatta piuttosto navigata e di un criceto.
Non va oltre una fiacchissima trasposizione del blockbuster di Weir in formato cartoon questo film melenso, scontatissimo, nel quale latitano persino le invenzioni animate che sono il pepe dei film di questo genere. Nella versione italiana la voce di Bolt è affidata a Raoul Bova. Se proprio non avevano di meglio, è sempre meglio di DJ Francesco.    

domenica 15 aprile 2012

Adam Resurrected

anno: 2008   
regia: SCHRADER, PAUL
genere: drammatico
con Jeff Goldblum, Willem Dafoe, Derek Jacobi, Ayelet Zurer, Hana Laszlo, Joachim Król, Jenya Dodina, Tudor Rapiteanu, Veronica Ferres, Idan Alterman, Juliane Köhler, Dror Keren, Shmuel Edelman, Yoram Toledano, Mickey Leon, Moritz Bleibtreu, Benjamin Jagendorf, Theodor Danetti, Gabriel Spahiu, Luana Stoica, Coca Bloos, Ioana Abur, Ozana Oancea, Maria Chiran, Ana Benea, Cristian Motiu, George Remes, Constantin Florescu, Ion Arcudeanu, Mohamad, Moti Rozentsvaig, Ilan Aviv, Berivan Laura Haj Abdo, Ana Geoanna, Amina Abu Shanab, Hanelore Bauer, Mihaela Denisa Mallat, Cristina Anghel, Ehud Bleiberg, Alexandra Savu, Mirela Dranga, Alexa Paraschiva, Georgeta Radu, Maria Dumitru, Vatafu Alina, Teodora Bencea, Alexandra Vasilescu, Mircea Illoara, Biet Gica, Dan Chiriac, Marilena Botis, Mihaela Jaglau, Giorgiana Voicu, Luiza Anatal, Gina Burlascu, Marian Marinov, Rodica Marinof, Diana Poran, Constantin Rotaru, Vanda Rotaru, Lucian Gavriluta, Eugenia Leau, Gladiola Lamatic, Mircea Luculescu, Laurentiu Grigorescu, Liviu Popa, Constantin Urziceanu, Liana Margineanu, Vasile Albinet, Andrei Preorocu, Leonte Sergiu, Ionut Mereuta, Dinu Mereuta, Cacinski. Vlad, Robert Cazan, Rolf Bitier, Yakov Broomberg, Michel Vazana, Rammy Zrog, Sam
location: Germania, Israele
voto: 7


"La sanità mentale è piacevole e calma ma non c'è grandiosità, né vera gioia, né il dolore terribile che dilania il cuore". È l'epitaffio di questo film straordinariamente coraggioso, che pur nella sua incompiutezza riesce a raccontare in tutte le sue sfaccettature la parabola della follia di Adam Stein (Goldblum), vedette dell'avanspettacolo nella Berlino degli anni '20, costretto in seguito alla presa di potere del nazismo a separarsi dalla sua famiglia e a vivere per anni letteralmente come il cane di un gerarca nazista, mangiando dalla ciotola, abbaiando e camminando carponi. In un gioco di continui flashback e flashforward, lo ritroviamo anni dopo in una clinica psichiatrica nel bel mezzo del deserto israeliano, dalle parti di Tel Aviv, dove l'uomo - che era e rimane un genio - dà fondo a tutta la sua vorticosa follia e al suo esuberante istrionismo. L'incontro con un ragazzino ospite presso la stessa istituzione e cresciuto come un cane lo porterà a una lenta rinascita, sempre ammesso che la sanità mentale possa davvero considerarsi tale.
Servito da un Jeff Goldblum da pelle d'oca e di esagerato talento, Adam resurrected è il film che non ti aspetti: spiazzante, eterodosso, completamente fuori dagli schemi eppure carico di suggestioni, a dispetto dell'incapacità di riuscire davvero a decollare per toccare il capolavoro.    

venerdì 16 ottobre 2009

Up

anno: 2009   
regia: DOCTER, PETE * PETERSON, BOB 
genere: animazione 
location: Usa
voto: 7,5

Rimasto vedovo e diventato insofferente alla pressante colata di cemento che gli gravita intorno, il signor Fredricksen aggancia la sua casa a migliaia di palloncini e vola verso le Cascate Paradiso, dove la sua amatissima moglie avrebbe voluto andare senza mai riuscirci. "A bordo" con lui c'è un giovane boyscout obeso con gli occhi a mandorla, finito in volo per il caparbio tentativo di assicurarsi la medaglietta mancante per l'aiuto fornito a un anziano. Arrivati quasi a destinazione, i due si imbattono in un esploratore nazistoide che era stato l'eroe d'infanzia del signor Fredricksen e che ora vive isolato dal mondo all'interno di un dirigibile e al comando di un esercito di cani, determinatissimo ad acciuffare un chimerico uccello alto 5 metri.
Otto anni dopo Monsters & Co., la Pixar riporta Pete Docter in cabina di regia, affiancandogli Bob Peterson. Sarà che due cervelli in certi casi sono troppi, ma - nonostante la consueta, impeccabile animazione delle produzione Pixar - il film ha una prima parte molto suggestiva e poetica e una seconda convulsa e a tratti pretestuosa. Come già ne Gli incredibili, Cars, Ratatouille e Wall-e, sembra che l'attitudine della Pixar stia diventando quella di strafare sul piano delle immagini lasciando progressivamente sulle quinte la coerenza e la fluidità del plot narrativo. Davanti a tanta meraviglia di invenzioni visive, al gusto delle molte citazioni cinematografiche (da Gran Torino alla fisionomica di Spencer Tracy), e ai richiami alla poetica di Jules Verne in fondo si tratta solo di un piccolo neo. Ottimo il doppiaggio italiano, affidato alle voci di Giancarlo Giannini, Arnoldo Foà e Neri Marcorè.
Premio Oscar 2010 come miglior film d'animazione.