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giovedì 3 gennaio 2019

Tu mi nascondi qualcosa

anno: 2018       
regia: LOCONSOLE, GIUSEPPE    
genere: commedia    
con Giuseppe Battiston, Stella Egitto, Sarah Felberbaum, Rocío Muñoz Morales, Rocco Papaleo, Olga Rossi, Alessandro Tiberi, Ninni Bruschetta, Eva Robin's, Simon Grechi, Marilina Succo    
location: Italia, Tunisia
voto: 3,5    

Tre storie di tradimento e pregiudizio si incrociano tra loro. Un clown (Battiston) viene lasciato dalla propria compagna dopo aver ricevuto erroneamente delle fotografie che documentavano il tradimento della donna col guru di un'imprecisata setta. Un bigamo di mezza età (Papaleo) viene ritrovato in mezzo al mare vicino alle coste tunisine. L'uomo sembra avere dimenticato tutto della sua vita precedente. Un tassista di larghe vedute (Tiberi), fidanzato con una divetta del porno, teme che la ragazza si eserciti ben oltre il set.
Il film di Giuseppe Loconsole è per palati meno che rozzi, con personaggi monodimensionali messi a servizio di un plot pieno zeppo di luoghi comuni. Eppure - anche a dispetto di un cast tutt'altro che eccepibile, a cominciare dall'intera componente femminile, davvero inascoltabile e inguardabile - qualcosa può essere salvato, a partire dal buon ritmo e a finire con una riflessione non del tutto banale sul rapporto tra apparenza e realtà.    

domenica 17 giugno 2018

Porno & Libertà

anno: 2016   
regia: AMOROSO, CARMINE    
genere: documentario    
con Riccardo Schicchi, Judith Malina, Lasse Braun, Giuliana Gamba, Giampiero Mughini, Helena Velena, Ilona Staller, Porpora Marcasciano, Lidia Ravera, Marco Giusti, Marco Pannella, Achille Bonito Oliva, Francesco Coniglio, Vincenzo Sparagna    
location: Italia, Usa
voto: 6,5    

Se lasci del tutto sulle quinte il fatto che quella del porno è ed è stata innanzitutto un'industria, può anche darsi che la storiella secondo cui esso nacque, in Italia, come reazione a un'etica doppiamente puritana - quella cattolica in primis, ma anche quella di matrice comunista - possa risultare convincente. Prova a proporci questa versione Carmine Amoroso, che dopo l'esordio marcatamente queer di Come mi vuoi ci aveva lasciato otto anni fa con quel gioiellino di Cover boy. Qui siamo in piena zona documentario, con immancabili testimonianze di personaggi più o meno probabili (oltre a prezzemolo Mughini, ci sono Lasse Braun, che si attribuisce il ruolo di pioniere mondiale dell'hardcore, un'ammucchiata di transgender nient'affatto banali per la gioia della comunità LGBT, Marco Pannella - che negli anni '80 portò Ilona Staller, alias Cicciolina, in parlamento -, l'autrice di Porci con le ali Lidia Ravera, la fondatrice dei Living Theatre Judith Malina e poi il grande Achille Bonito Oliva e, ça va sans dire, Riccardo Schicchi) che raccontano un'epoca di radicale trasformazione del nostro paese, passato in breve tempo dalla censura alle kermesse pubbliche e, a loro modo rivoluzionarie, come i riti collettivi di Parco Lambro o il festival della poesia di Castel Porziano, vero antesignano del vaffa day grillino. A questa rivolta di costume collettiva parteciparono anche registi come Marco Ferreri e Bernardo Bertolucci, autori che - con film come L'ultima donna e Ultimo tango a Parigi (con quell'aggettivo - ultimo - che li rendeva estremi già dai titoli) - ingaggiarono asperrime lotte con la giustizia. Il documentario, con buon ritmo, leggerezza e ampiezza di considerazioni sociologiche, ricostruisce quella stagione di fermento gettando una luce tutt'altro che fosca su un fenomeno del quale è tuttavia impossibile tacere l'aspetto mercantile.    

martedì 2 gennaio 2018

After Porn Ends 2

anno: 2017       
regia: WAGONER, BRYCE   
genere: documentario   
con Ashley Adams, Brittany Andrews, Lisa Ann, Danny D, Aubrey Gold, Dennis Hof, Darren James, Jewel Jonlyn Jeter, Johnnie Keyes, Chasey Lain, Bud Lee, Janine Lindemulder, Venus Lux, Ginger Lynn, Ariana Marie, Gary Dean Orona, Nicole Prause, Shyla Ryder, Herschel Savage, Donny Sins, Georgina Spelvin, Howard Stern, Tabitha Stevens, Jenevieve Zaya    
location: Usa
voto: 3,5   

Aggiornamento del film di cinque anni prima, con star più o meno attempate del cinema hard degli anni '70, '80 e '90 e frammenti di interviste ai divi emergenti. Più rispondente al titolo rispetto al capitolo precedente, After porn ends 2 racconta le vicende della cougar Lisa Ann (l'attrice che rivela i retroscena più interessanti, a cominciare dal razzismo che serpeggia negli ambienti del porno e che si è data all'editoria e ha pubblicato un'autobiografia), di Brittany Andrews (entrata e uscita dal mondo del porno), di Darren James (colpito dal virus Hiv sul set e adesso impegnato in campagne a favore del controllo delle malattie sessualmente trasmissibili), di Chasey Lain, che racconta al regista quanto i set a luci rosse la abbiano segnata. E poi ci sono Ginger Lynn, oggi "famosa" pittrice (così dice...), Tabitha Stevens, la donna tutta denti che si è trasformata in una fotografa di successo, Janine Lindemulder, che ha depauperato l'enorme fortuna economica arrivata troppo presto, perdendo casa e figlio, rendendosi anche protagonista di una battaglia legale contro Sandra Bullock. A queste storie si aggiunge quella persino tenera dell'ormai ultrasettantenne Johnnie Keyes, reinventatosi come cantante jazz e crooner. A quelle dei protagonisti si affiancano brevi dichiarazioni dei divi emersi nell'epoca di internet: le loro testimonianze servono a rendere più nitido il contrasto tra l'età dell'oro del porno - quella compresa tra gli anni '70 e gli anni '90 - e la radicale trasformazione dell'industria, avvenuta in seguito alla facilità d'accesso ai prodotti da parte del pubblico. una metamorfosi che ha contribuito a spostare moltissimo verso l'alto gli standard performativi di attori e soprattutto attrici, costrette a qualsiasi aberrazione pur di sfondare (in tutti i sensi). Cinema di impianto strettamente televisivo, nutrito da brevi inserti censurati e ammantato da tutta la tristezza che quel mondo comunica.    

martedì 26 dicembre 2017

Rocco

anno: 2016       
regia: DEMAIZIERE, THIERRY * TEURLAI, ALBAN  
genere: documentario  
con Rocco Siffredi, Rozsa Tano, Gabriele Galetta, Kelly Stafford, Mark Spiegler, Abella Danger, John Stagliano, James Deen    
location: Italia, Ungheria, Usa
voto: 1    

C'è Rocco Siffredi, icona indiscussa e inarrivabile del cinema porno tricolore. E poi c'è un film su di lui, girato da due cineasti francesi interessati a indagare l'unico fenomeno maschile del mondo dell'hard che sia stato capace di diventare fenomeno di costume, come era successo soltanto a John Holmes per via delle sue misure leggendarie. Non si sa se sia peggio il documentario o la retorica, l'emotività posticcia, le balle a propulsione termonucleare (il pornodivo dichiara di essere in procinto di lasciare le scene, salvo essersi smentito a pochi mesi dall'editing del documentario), la versione artefatta della famiglia da Mulino Bianco, i ricordi della madre "carabiniere" eppure amatissima, che avrebbe voluto vederlo prete. Nel film non c'è un solo riferimento alla carriera né al percorso che ha portato Rocco Tano (questo il suo nome all'anagrafe), figlio di una numerosa famiglia abruzzese di origini umili, sui set del cinema porno. Il film è una successione indistinta e letargica di scene riprese sul set, in automobile o in qualsiasi altra anonima location, prive di una sintassi minimamente leggibile, intervallate dalle dichiarazioni sempre lapidarie del protagonista, uno che si prende terribilmente sul serio, incapace di un minimo di ironia. Tra ragazzine cerebrolese e spesso fisicamente ipodotate sotto ogni aspetto, che calcano il set sperando di diventare delle star dell'hardcore, e un cugino parassita che ha lasciato il lavoro in banca per diventare l'assistente incapace e oggetto di continue rampognate di Siffredi, per un'ora e quaranta ci sorbiamo storielline inverosimili (il sesso a 8 anni, quello con una donna ottantenne fatto immediatamente dopo aver saputo della morte della madre) e racconti ruspanti di chi ha fatto sesso in modo piuttosto energico, a voler usare un eufemismo e nulla più. Prodotto di una noia mortale nel quale l'erotismo, grande assente, lascia completamente il campo a una mefitica aria da catena di montaggio del sesso.     

sabato 11 giugno 2016

The Nice Guys

anno: 2016       
regia: BLACK, SHANE
genere: commedia gialla
con Russell Crowe, Ryan Gosling, Angourie Rice, Matt Bomer, Margaret Qualley, Kim Basinger, Yaya DaCosta, Keith David, Beau Knapp, Ty Simpkins, Yvonne Zima, Rachele Brooke Smith, Lexi Johnson, Jack Kilmer, Maddie Compton, Adriana Karras, Murielle Telio, Gary Weeks, Matthew William Jones, Joanne Spracklen, Christian Noble, Gary Wolf, Milo Wesley    
location: Usa
voto: 7

C'è una cosa da sapere su Shane Black, regista di The nice guys, qui alla sua terza prova dietro la macchina da presa dopo Kiss kiss bang bang e Iron man 3: quando fu sommerso da un mare di soldi per avere scritto le sceneggiature di Arma letale, Black si ritirò dal cinema per quasi due decenni. Un po' per l'invidia dei colleghi, un po' per un insolito caso di coscienza morale, di difficilissimo reperimento dalle parti di Hollywood.
In questa occasione ritroviamo il suo cinema dai filamenti tarantiniani con struttura da buddy movie come nei quattro episodi da lui firmati che ebbero Mel Gibson e Danny Glover come protagonisti. Qui la strana coppia, una via di mezzo tra una versione postmoderna di Stanlio e Ollio e Starsky & Hutch, si trova a Los Angeles, nel 1977. L'investigatore privato Holland March (Gosling) e il detective Jackson Hely (Crowe) stanno cercando una ragazza che si chiama Amelia. La sua scomparsa sembra legata alla tragica morte di una diva del porno. Insieme alla figlia ficcanaso di Holland, i due scopriranno che l'intricatissimo caso è connesso con il doppio tentativo di fermare l'avanzata del porno e di promuovere la vendita di automobili in barba a qualsiasi criterio di attenzione per l'ambiente.
Raccontata così, la trama sembra quasi comprensibile, mentre invece è l'aspetto più fragile e pretestuoso di un film scritto benissimo, con dialoghi spumeggianti, battute a raffica e tentazioni splatter. Una detective story a metà strada tra Boogie nights e Vizio di forma in chiave slapstick, con un registro grottesco che non dispiacerebbe ai fratelli Coen.    

venerdì 25 dicembre 2015

XXX – I più grandi film per adulti di tutti i tempi (X-Rated: The Greatest Adult Movies of All Time)

anno: 2015       
regia: PRYOR, BRYN  
genere: documentario  
con Chanel Preston, Nina Hartley, Skin Diamond, Herschel Savage, David Bertolino, Steven St. Croix, Marilyn Chambers, Johnnie Keyes, Georgina Spelvin, Casey Calvert, Constance Money, Jacky St. James, Gloria Leonard, Sharon Mitchell, Kay Parker, Eric Edwards, Riley Reid, Bonnie Rotten, Kelly Nichols, Veronica Hart, Cass Paley, Christy Canyon, Stoya, Ron Jeremy, Ash Hollywood, Richard Pacheco, Mitch Spinelli, Julia Ann, Janine Lindemulder, Andrew Blake, Paul Thomas, Raven Touchstone, Mike Horner, Sunset Thomas, Brad Armstrong, Jenna Jameson, Nic Cramer, Shanna McCullough, Tom Elliot, Alexandra Silk, Nic Andrews, Evan Stone, John Stagliano, Manuel Ferrara, Savanna Samson, Nick Manning, Kimberly Kane, Ana Foxx, Jesse Jane, Kylie Ireland, James Deen, Eva Angelina, Jessica Drake, Kayden Kross, Axel Braun, Allie Haze, Capri Cavanni, Lily Labeau, Sarah Shevon, Penny Pax    
location: Usa
voto: 4  

Come si è trasformata l'industria del porno? Prova a raccontarcelo questo documentario che assembla 32 film a luci rosse prodotti tra il 1972 e il 2012 (prevedibilmente bombardati da dosi massicce di pixel giganti), trattando l'hard come se fosse un qualsiasi genere cinematografico. A ben vedere, molti dei film porno di successo dei 40 anni sui quali fa perno il documentario (ma il porno ebbe inizio non appena si capirono le potenzialità della pellicola, senza tuttavia avere un mercato) erano dei "veri" film con del sesso esplicito all'interno, come sentenzia Ron Jeremy, uno dei divi del cinema per adulti. Se fino agli anni '80 il pubblico si accontentava di vedere gente che praticava del sesso convenzionale, la privatizzazione del consumo dell'hard attraverso le videocassette avrebbe successivamente spinto il genere verso lidi più osé, contribuendo alla segmentazione del mercato in una ridda di sottogeneri. Ne sarebbero scaturiti remake, parodie, persino film ad altissimo budget e con pretese artistiche, per quanto serviti da attori che lontani dal materasso risultavano del tutto inespressivi.
Il documentario raduna brani dei film ritenuti più significativi (tutti prodotti americani), alternandoli con interviste quasi sempre soltanto rievocative dei protagonisti (tristemente irriconoscibili le donne) e con qualche commento della pornostar Chanel Preston, alla quale manca completamente uno sguardo sociologico che in casi come questo si fa irrinunciabile.    

lunedì 9 marzo 2015

After porn ends - Vite da pornostar

anno: 2012       
regia: WAGONER, BRYCE   
genere: documentario   
con Asia Carrera, Tiffany Million, Richard Pacheco, Mary Carey, Crissy Moran, John Leslie, Amber Lynn, Shelley Lubben, Raylene, Seka, Houston, Randy West, Neil Malamuth, Nina Hartley, Luke Ford, William Margold, Jenna Jameson, Kylie Ireland, Tera Patrick, Juliana Gordon, Sabree Scott   
location: Usa
voto: 4   

Si intitola "After porn ends", quando il porno finisce, ma per quattro quinti si parla di quando e come il porno arriva nella vita dei divi a luci rosse. Chi per sbarcare il lunario, chi per caso, chi perché preso dal gusto della trasgressione, chi come surrogato della prostituzione. Sono storie (quasi) tutte prevedibili quelle raccontate in questo documentario compilato quasi per intero a suon di interviste con uomini e donne che hanno ottenuto il successo nel mondo dell'hardcore per poi allontanarsene: a guardarli - maschi e femmine, indistintamente - si direbbe per eccesso di rughe, di colpi di bisturi o di adipe. L'età, insomma. Ad ascoltarli scopri che qualcuno ha avuto l'illuminazione religiosa modello Claudia Koll, qualcun altro ha messo su famiglia, altri ancora hanno tentato di fuggire da quella marginalità alla quale i pornodivi sono inoppugnabilmente condannati nella vita privata, con i figli oggetto di sberleffi continui e loro costantemente sotto il dito indice di qualcuno, non fosse altro che per gli etti di plastica contenuti nelle loro facce. Ma le dita che si agitano di più sono quelle che mimano le virgolette in aria, intollerabile gesto di questa epoca, come a voler prendere le distanze da tutto. A cominciare dai rimorsi.    

sabato 30 novembre 2013

Don Jon

anno: 2013       
regia: GORDON-LEVITT, JOSEPH
genere: commedia
con Joseph Gordon-Levitt, Scarlett Johansson, Julianne Moore, Tony Danza, Glenne Headly, Brie Larson, Rob Brown, Jeremy Luke, Paul Ben-Victor, Italia Ricci, Lindsey Broad, Amanda Perez, Sarah Dumont, Sloane Avery, Loanne Bishop, Arin Babaian, Arielle Reitsma, Rizwan Manji, Eva Mah, Nina Agdal, Jason Burnham, Johnny Ferrara, Tiffany Pulvino, Olia Voronkova, Sonnie Brown, Antoinette Kalaj, Arayna Eison, Becky O'Donohue, Elena Kim, Tanya Mityushina, Craig Marks, Anne Hathaway, Channing Tatum, Meagan Good, Cuba Gooding Jr.
location: Usa
voto: 3,5

Lui si chiama Jon, ma è tale l'attitudine a conquistare le donne che gli amici, davanti al nome, gli hanno affibbiato un Don, proprio come Don Giovanni, per dire. Eppure non è quella con il gentil sesso la sua attività preferita, per dire: la masturbazione davanti a un bel porno non ha pari. Tanto poi la domenica, in chiesa, passano tutti i sensi di colpa con una bella ripulita nel confessionale, per dire. Le cose sembrano cambiare quando Jon incontra uno schianto di ragazza (per lui: questione di gusti personali, per dire) che però si rivela presto una bacchettona moralista che nemmeno glielo prende in bocca (così stanno pari: a lui non piace il cunnilingus. Contenti loro, per dire). Tornano le vecchie abitudini, tra amici, serate in discoteca, palestra e un corso dove conosce una cougar che forse sarà davvero la svolta della sua vita, per dire.
Nei primi dieci minuti scoppiettanti sembra che Joseph Gordon-Leavitt (già protagonista, da attore, di film come Mysterious skin, 500 Giorni insieme, Senza freni e Looper) possieda davvero la scintilla vincente anche dietro la macchina da presa. Il film invece si sdilinquisce in una seconda parte con tanto di pistolotto sul "perdersi nell'altro" che sembra voler bilanciare l'assenza di moralismi della prima parte del film, a conferma che - da Soffocare e Shame fino al coevo The canyons - il cinema fatica a trovare una chiave adeguata per parlare di sex addiction. Per dire.    

lunedì 19 agosto 2013

Lovelace

anno: 2013       
regia: EPSTEIN, ROB & FRIEDMAN, JEFFREY
genere: biografico
con Amanda Seyfried, Peter Sarsgaard, Sharon Stone, Robert Patrick, Juno Temple, Chris Noth, Bobby Cannavale, Hank Azaria, Adam Brody, Chloë Sevigny, James Franco, Debi Mazar, Wes Bentley, Eric Roberts, Ron Pritchard, Frank Clem, Carrick Moore Gerety, Austin Williams, Trevor Faris, Gaston Willig, Brian Gattas, Cory Hardrict, Peter Holden, Sofia Karstens, LisaGay Hamilton, Don McManus, Adam Tomei, Greg Vrotsos, Lou Richards, Sandy Martin, Lauren Fray, Nicole Andrews, Khristian Lupo, Eric Hunter, Shira Vilensky, Soumaya Akaaboune, Simona Williams
location: Usa
voto: 6

Biopic di una donna fragile e sfortunata, Linda Boreman, assurta a popolarità mondiale con il nome di Linda Lovelace nei primi anni '70, per via dello strepitoso successo ottenuto grazie alla sua specialità, esplicitata nel titolo di maggior fama, Gola profonda.
A dispetto del tema, il film non ammicca minimamente alla dimensione squisitamente pruriginosa alla quale potrebbe facilmente alludere, ma si mantiene su un registro sobrio, più accorto a sviscerare la dimensione psicologica del personaggio che non quella sociologica del contesto culturale, ancora profondamente maschilista, di quegli anni. Si tratta del classico schema per cui da una madre intransigente, bigotta e repressiva (interpretata da un'irriconoscibile, ma veramente irriconoscibile Sharon Stone) non poteva che uscir fuori una figlia insicura e facilmente condizionabile. Non le fosse bastata la madre, Linda si fece devastare ulteriormente la vita da suo marito Chuck Traynor (Sarsgaard), un buono a nulla che non solo la sfruttò continuamente (lei lavorava, lui incassava: un vero magnaccia), ma la riempì di botte e umiliazioni di ogni genere. Poi Linda decise di voltare le spalle al mondo dell'hard, si rifece una vita, scrisse un libro (Calvario, titolo più che esplicito che ha ispirato il film stesso) e contribuì a lanciare la sfida del femminismo, prima di andarsene a soli 53 anni, a causa delle ferite riportate in un incidente stradale.
Amanda Seyfried, col suo faccino ingenuo e un pizzico di esoftalmo, dà più anima che corpo al personaggio della protagonista (in precedenza oggetto di altri due film: Inside deep throat e Inferno: A Linda Lovelace Story), ricalcando parzialmente il ruolo che ebbe in Chloe di Egoyan. Il suo personaggio contribuisce a disegnare l'ulteriore ritratto di un mondo che, nel cinema (Hardcore, Boogie nights, Moana), viene raccontato per l'ennesima volta nei suoi aspetti mefistofelici, come la discesa agli inferi di un individuo (uomo o donna che sia) costretto a pagare ad altissimo prezzo il costo della popolarità.    

domenica 20 novembre 2011

Scialla!

anno: 2011       
regia: BRUNI, FRANCESCO
genere: commedia
con Fabrizio Bentivoglio, Barbora Bobulova, Filippo Scicchitano, Vinicio Marchioni, Giuseppe Guarino, Prince Manujibeya, Arianna Scommegna, Giacomo Ceccarelli, Raffaella Lebboroni
location: Italia
voto: 8


Scialla, lascia perdere, non te la prendere. È questa la diffusissima espressione romanesca del neo-linguaggio giovanile che meglio condensa l'atteggiamento di questa generazione Y, che come unica risposta a una condizione esistenziale intollerabile ha l'anestetico del nichilismo. La rappresenta benissimo il quindicenne Luca (Scicchitano), cresciuto da una madre in procinto di partire per l'Africa (Scommegna), la quale lo affida a Bruno (Bentivoglio), ghostwriter per gente di spettacolo e pornodive, che ha abbandonato l'insegnamento e che fa ripetizioni private per arrivare alla fine del mese. In occasione del passaggio di testimone, Bruno apprende di essere il padre di Luca, nato dall'avventura di una sera. A Luca, ragazzo sveglio ma difficile e con pochissima voglia di studiare, Bruno impartirà una lezione di vita che lo rimetterà in carreggiata.
Passato per la prima volta dietro la macchina da presa, il livornese Bruni, fidatissimo sceneggiatore di Paolo Virzì, firma un film di notevole acutezza sociologica, nel quale il messaggio sul valore della cultura come unica via d'uscita dalla dimensione ovattata di un perenne presente arriva forte e chiaro tra registri da commedia, script eccellente, una breve quanto implausibile divagazione thriller e qualche concessione favolistica. Bravo l'esordiente Sciacchitano. Bentivoglio, invece, merita la standing ovation: recita con viso, voce e corpo in una performance assolutamente memorabile.

domenica 17 aprile 2011

Moana

anno: 2009       
regia: PEYRETTI, ALFREDO
genere: biografico
con Violante Placido, Fausto Paravidino, Gaetano Amato, Michele Venitucci, Giorgia Wurth, Elena Bouryka, Cosimo Fusco, Giuseppe Soleri, Augusto Zucchi
location: Italia       
voto: 2

Se non fosse morta di cancro a soli 33 anni, nel 1994, la pornostar Moana Pozzi probabilmente sarebbe finita nel tritacarne del sistema massmediatico e consegnata al vuoto pneumatico della memoria, in accordo con il suo personaggio. Invece in un gallinaio di indicibile livello che ha portato persino Ilona Staller in parlamento, la showgirl genovese passava per una donna tutta d'un pezzo, intelligente e capace (qualcuno disse persino colta). Miti d'oggi, costruiti sull'indecifrabilità del nulla: la Pozzi fu una donna ambiziosissima, incapace di guardarsi allo specchio al di là dei centimetri di carne. E' per questo che il misero tentativo di mettere nelle mani di un regista da strapazzo un filmetto autobiografico (Amami) che sperava le potesse permettere di uscire a testa alta dal mondo a luci rosse o la candidatura per il partito dell'amore o, ancora, la redazione di un libro di memorie in cui metteva in fila le performance sessuali dei suoi numerosissimi amanti (qui vengono citati Craxi e Tardelli) sono, più che un indizio, la prova inconfutabile della sua tracotanza. Il film tv diretto da Alfredo Peyretti ne ricostruisce la traiettoria biografica, dai contrasti giovanili in famiglia per via della sua precoce spudoratezza al primo contatto casuale col mondo dell'hard core, fino all'entrata a pieno titolo nel firmamento del mondo a luci rosse, la rivalità con Cicciolina, il rapporto col manager Schicchi (Paravidino), il matrimonio segreto, le frequentazioni a dir poco losche. Violante Placido interpreta la parte principale mantenendosi sempre sui registri di un soft patinato, contornata da attori che non potrebbero neppure fare i figuranti in una telenovela. 180 minuti di racconto monocorde per una storia di vita di scarsissimo interesse.    

mercoledì 29 agosto 2007

Amnèsia

anno: 2002   
regia: SALVATORES, GABRIELE  
genere: commedia  
con Diego Abatantuono, Sergio Rubini, Martina Stella, Maria Jurado, Antonia San Juan, Ugo Conti, Orazio Donati, Alessandra Martines, Bebo Storti, Daniel Gonzales, Ramon Salazar, Ivan Hermes, Daniel Fernandez, Rubén Ochandiano, Ian McNeice, Juanjo Puigcorbé  
location: Italia, Spagna
voto: 6  

Tra vicende convergono nella discoteca Amnèsia di Ibiza, in Spagna. Sandro (Abatantuono) receve la visita della figlia diciassettenne (Stella), alla quale ha sempre nascosto la sua attività di regista di film porno. Angelino (Rubini) ha trovato una valigia piena di cocaina: vorrebbe piazzarla sul mercato per rifarsi una vita. Xavier (l'ottimo Juanjo Puigcorbé) è il capo della polizia locale, vedovo, bisex e con un difficilissimo rapporto con il figlio teppista (Ochandiano): sta indagando proprio sull'arrivo di una grossa partita di coca nell'isola. Angelino chiede aiuto a Sandro per nasconderla.
Raccontato come una tre giorni con un meccanismo narrativo à là Pulp fiction, Amnésia si muove con disinvoltura tra registri da commedia e trama gialla. Le scene con le canne - come sempre nel cinema di Salvatores - non possono mancare, la trovata dell'eclissi di sole è inutilmente poetica e non offre neppure alcun supporto all'intreccio, l'estetica da videoclip e gli split screen straripano e gli attori iberici recitano un cinema molto più realistico e meno istrionico di Abatantuno e Rubini, Martina Stella è inguardabile, ma la storia è ben raccontata e non mancano scene indimenticabili, come quella in cui il teppista distrugge in rosario paterno.    

venerdì 20 marzo 1998

Boogie nights - L'altra Hollywood

anno: 1998       
regia: ANDERSON, PAUL THOMAS  
genere: grottesco  
con Mark Wahlberg, J.Moore, Burt Reynolds, D.Chendle, John C.Reilly, William H.Macy, H.Graham, N.Parker Phillip, S.Hoffman, Summer Cummings          
location: Usa
voto: 6

Nella San Francisco Valley della metà degli anni '70 il regista di film porno Jack Horner (Burt Reynolds) cerca un attore a cui "gli funzioni l'idraulica per il missile da sparare nella ricreazione". Trova così Dick Diggler (Mark Wahlberg), 17enne con 33 centimetri di calibro a riposo, che nel giro di qualche anno diventa una star nel campo dell'industria pornografica. Con il passare degli anni l'ascesa del video ridimensiona le ambizioni di Jack, trascinando contemporaneamente Dick sulla via di un consumo sempre più dissennato di cocaina. Con lui, molti altri suoi compagni d'avventure saranno destinati ad una fine poco gloriosa. Appena ventisettenne, Anderson guarda agli anni '70 e '80 con l'occhio smaliziato del veterano che dileggia le epoche limitandosi ad una rappresentazione cronachistica del mondo del cinema porno con i suoi eccessi e le sue contraddizioni ed infierendo piuttosto sulle caratterizzazioni mitiche dell'arte degli anni '70. Con più di un debito verso Scorsese, Tarantino e Altman, il regista confeziona un film diseguale nello stile, innestando elementi thriller e melodrammatici su un plot narrativo da commedia. A dispetto della molta carne al fuoco (a cui va aggiunta quella davvero gradevole della pornostar Summer Cummings), il risultato finale non è affatto disprezzabile.    

mercoledì 26 febbraio 1997

Hardcore

anno: 1978       
regia: SCHRADER, PAUL  
genere: giallo  
con G.C.Scott, P.Boyle, S.Hubley, D.Sargent          
location: Usa
voto: 6

Un industriale della provincia americana (un efficacissimo Scott), calvinista che parla citando versi della Bibbia a memoria, va a New York a cercare la figlia scomparsa, dopo che le ricerche affidate ad un detective erano state interrotte. Scoprirà che la ragazza è entrata nel mondo a luci rosse.
Come accadrà in tutta l'opera successiva del cinema di Schrader, il regista e sceneggiatore sonda gli abissi dell'animo umano con grande capacità di sintesi e senza compiacimento. Col suo ritmo da tachicardia, Hardcore si colloca al crocevia tra film giallo, dramma psicologico, analisi sociale e documentario e mostra con nitore gli inferi del mondo della pornografia riuscendo abilmente ad evitare la trappola dell'iperrealismo (le scene di sesso sono praticamente inesistenti). Peccato che il film si chiuda "con una schematica difesa dell'America di provincia contro la città, della tradizione contro la civiltà urbana" (Mereghetti) e che appaia eccessivamente affrettato nelle ultime battute. Nella colonna sonora figura Helpless di Crosby, Stills, Nash & Young.