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martedì 15 maggio 2012

Sister (L'enfant d'en haut)

anno: 2012       
regia: MEIER, URSULA
genere: drammatico
con Kacey Mottet Klein, Léa Seydoux, Martin Compston, Gillian Anderson, Jean-François Stévenin, Yann Trégouët, Gabin Lefebvre, Magne-Håvard Brekke, Simon Guélat, Mike Winter, Yannick Ruiz, Vincent Fontannaz, Alain Börek, Frédéric Mudry, Ange Ruzé, Enrique Estevez, Frédéric Macé, Mathieu Lager, Luc Tissot, Calvin Oberson, Eugenia Ferreira, Antonio Troilo, Lisa Harder, Lucien Saint-Denis, Luca May, Andit Maliki, Thomas Nicolet, Iannis Jaccoud, Martin Besson, Donovan Oberson, Chloé Pernet, David Pernet, Ryad Aït-Slimane, Sofiane Aït-Slimane, Semra Bekiri, Nadine Chauffoureaux, Neven Demont, Florijan Durguti, Dorian Gueissaz, Maxhum Hoxha, Ahmedin Avdic, Samuel Maksutaj, Merlin Thomi, Luca Ferro, Elie Duverney, Noé-Marie Duverney
location: Svizzera
voto: 5

Dalla casa popolare dove vive con la sorella maggiore (Seydoux), tutte le mattine il dodicenne Simon (Mottet Klein) parte, prende la funivia e va a rubare attrezzatura da sci ai facoltosi villeggianti delle Alpi svizzere, per poi rivendersela e comprare "carta igienica, pane e pasta", come confessa al cuoco della baita che lo coglie in flagrante durante uno dei tanti furti. Sua sorella è una sbandata che non fa che passare dalle braccia di un uomo a quelle di un altro e a dover provvedere alla minima sussistenza deve pensarci proprio Simon, anima inquieta e dickensiana in cerca di affetto.
Opera seconda di Ursula Meier, che dopo Home ribadisce il suo interesse verso storie estreme, contrassegnate dalla marginalità del territorio come metafora di quella sociale. Ma ancora una volta ci troviamo di fronte a un film irrisolto: a parte il colpo di scena che arriva a un'ora dall'inizio, il film è monocorde, i personaggi risultano quasi sempre appena abbozzati, i dettagli vengono brutalmente trascurati (perché Simon si porta un ragazzino di 10 anni a fare i furti con lui? Perché la sciatrice inglese si vede sempre con due figli cresciuti e nell'ultima scena compare insieme a un neonato? Perché i servizi sociali latitano in maniera tanto eclatante?) e l'affannosa ricerca di una carezza da parte del protagonista non trova che soluzioni didascaliche. Nel suo minimalismo, Sister avrebbe potuto essere un'opera alla Dardenne e invece è un film algido come i luoghi dove è ambientato, e che non riesce mai a innescare nello spettatore una vera empatia con lo sfortunato e peraltro bravissimo protagonista.
Premio speciale (orso d'argento) al festival di Berlino.    

domenica 30 gennaio 2011

Gioventù, amore e rabbia (The Loneliness of the Long Distance Runner)

anno: 1962   
regia: RICHARDSON, TONY
genere: drammatico
con Michael Redgrave, Tom Courtenay, Avis Bunnage, Alec McCowen, James Bolam, Joe Robinson, Dervis Ward, Topsy Jane, Julia Foster, Ray Austin, John Brooking, John Bull, James Cairncross, Peter Duguid, Raymond Dyer, Frank Finlay, James Fox, William Ash Hammond, Peter Kriss, Peter Madden, Philip Martin, Arthur Mullard, Christopher Parker, Robert Percival, Anthony Sagar, John Thaw, Chris Williams 
location: Regno Unito   
voto: 3,5


Dopo aver commesso un furto, il ventenne Colin Smith (Redgrave) - cresciuto in una famiglia problematica - finisce in riformatorio. Qui il direttore, che ha una vera fissazione con lo sport, vede in lui un maratoneta dalle grandi potenzialità. Sicché, nel giorno in cui l'istituto penitenziario organizza una gara di fondo tra i ragazzi del riformatorio e quelli di un college esclusivo, Colin, a un passo dal traguardo e con un enorme vantaggio, si ferma.
Tratto da un racconto di Alam Sillitoe, The Loneliness of the Long Distance Runner (inefficace e storpiata la traduzione italiana) gioca tutto sulla grezza metafora finale, un manifesto rifiuto dei privilegi che possono venire tanto da un certo paternalismo bonario che dalle proprie gambe per cavarsela meglio degli altri. Metafora chiarissima che sottoscrive una weltanschauung rivoluzionaria che tuttavia fatica a trovare il giusto equilibrio narrativo. L'intero film, in bilico tra dramma e commedia, sembra infatti progettato per tenere in piedi la scena finale e i continui flashback non aiutano certo la fluidità del racconto.