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lunedì 7 aprile 2025

Le assaggiatrici

anno: 2025
regia: SILVIO SOLDINI
genere: storico
con Elisa Schlott, Max Riemelt, Alma Hasun, Emma Falck, Esther Gemsch, Jürgen Wink, Olga von Luckwald, Berit Vander, Kriemhild Hamann, Thea Rasche, Boris Aljinovic, Nicolo Pasetti, Marco Boriero
nazionalità: Italia, Belgio, Svizzera
voto: 6,5

È l'autunno del 1943. La Germania è in ginocchio, cibo non se ne trova. Il Führer si è trasferito in una zona in mezzo ai boschi, sul confine orientale. È lì che Rosa (Schlott), giunta da Berlino, aspetta il ritorno dal fronte del marito, rifugiandosi nella casa dei suoceri. La prossimità con il luogo dove è di stanza Hitler fa sì che - in un cortocircuito paradossale in cui il desiderio del cibo si trasforma in paura - la ragazza venga forzatamente reclutata, insieme ad altre sei, come assaggiatrice del cibo destinato al tiranno, in modo da scongiurare ogni possibile tentativo di avvelenamento nei confronti di quest'ultimo.
Da una storia vera, raccontata poco prima della morte dall'unica sopravvissuta a quella vicenda, Rosella Postorino ha tratto spunto per il romanzo omonimo dal quale Soldini ha ricavato il film. La convivenza coatta tra donne (quasi) mai solidali tra loro, molto diverse per temperamento e temperatura del sentimento patriottico era, sulla carta, un'ottima occasione per raccontare da una prospettiva inedita le atrocità del nazismo. Con mano forse eccessivamente felpata e qualche lungaggine di troppo, il regista milanese ne ricava un melò innervato da sottotrame bozzettistiche (l'intreccio erotico della protagonista con il più feroce dei militari a presidio del Führer; l'amicizia con una donna dalla falsa identità) che dilatano il racconto senza approfondirne i contorni, affidando così ad alcuni personaggi chiave ruoli che sembrano puramente ornamentali. Le psicologie di molti dei personaggi sono infatti talmente flebili da togliere forza alle dinamiche relazionali che sono la vera chiave del film. Sembra allora di fare da spettatori a qualcosa di molto simile all'osservazione delle cavie compiute dal biologo Henri Laborit, che diventarono l'oggetto di un film culto come Mon oncle d'Amérique (Alain Resnais, 1980).

venerdì 13 luglio 2018

Perfect Sense

anno: 2011       
regia: MacKENZIE, DAVID    
genere : fantascienza    
con Ewan McGregor, Eva Green, Ewen Bremner, Stephen Dillane, Denis Lawson, Connie Nielsen    
location: Danimarca, Germania, Regno Unito, Svezia
voto: 3    

L'idea di partenza non è male: in Scozia, un virus contagia le persone che cominciano a perdere dapprima un senso (l'olfatto), poi gli altri quattro, con reazioni sempre accompagnate da eccessi: di bulimia, di violenza, di pianto, di angoscia. Una epidemiologa - la cui interpretazione è affidata a Eva Green che, non potendo fare di meglio, recita soltanto con le tette - dopo una lunga carestia sessuale trova finalmente un partner, uno chef sottaniere (McGregor) deciso a mettere la testa a posto. Il pendolo dell'amore li porterà a lambire stati d'animo diversi, mentre i due, al pari degli altri, cercano di fare fronte all'epidemia.
Fastidioso dalla prima sequenza con voce over sentenziosa e declamatoria, il film è la classica furbata da dare in pasto al pubblico pronto a saltare sulla poltrona e a entusiasmarsi per una qualsiasi derivazione anche solo vagamente saramaghiana. Qui il racconto è a dir poco affannoso, la morale del film ostentata e tronfia, la riflessione sull'amore come collante inestirpabile infantile e corriva.    

sabato 2 giugno 2018

Rotten 5: I soldi per il latte

anno: 2017       
regia: KENNEDY, LUCY    
genere: documentario    
location: Usa
voto: 3    

Rotten (alla lettera: "marcio") è una serie di documentari televisivi che Netflix ha prodotto sul tema dell'industria alimentare e delle nefandezze che si celano dietro di essa. La puntata dedicata al latte racconta di come, negli Stati Uniti, i produttori di latte di qualità - quasi sempre aziende a conduzione familiare, con bovini al pascolo su prati verdissimi - siano stati messi in ginocchio dapprima dal progressivo calo di consumo di latte in America e poi dalla diffusione sempre più capillare del cosiddetto latte crudo, ossia non trattato, vettore - con tutti i suoi batteri - di malattie che possono essere anche mortali. La diffusione di latte crudo è andata di pari passo con l'affermarsi di credenze sempre più resistenti sul fatto che esso potenzi il sistema immunitario dei bambini, a dispetto del parere degli esperti.
In meno di un'ora di durata, il documentario di Lucy Kennedy si sofferma moltissimo sulle condizioni di vita di chi fatica ad arrivare alla fine del mese, perdendo completamente di vista l'analisi delle cause e assemblando il materiale con ritmo monocorde e testimonianze sbilanciate e spesso del tutto trascurabili.    

mercoledì 25 gennaio 2017

The Founder

anno. 2016       
regia: HANCOCK, JOHN LEE 
genere: biografico 
con Michael Keaton, Nick Offerman, John Carroll Lynch, Laura Dern, Linda Cardellini, Patrick Wilson, B.J. Novak, Justin Randell Brooke, Katie Kneeland, Griff Furst, Wilbur Fitzgerald, David de Vries, Andrew Benator, Cara Mantella, Jeremy Madden, Mike Pniewski, Catherine Dyer, Susan Williams, Franco Castan, Steve Coulter, Ric Reitz, Afemo Omilami    
location: Usa
voto: 8 

Ray Kroc (Keaton) è un venditore fallito: non riesce a piazzare tavoli pieghevoli né multimixer (ma non ha provato con il Bimbi…). Sarà per effetto dell'ascolto di un corso audio sull'autodeterminazione, fatto sta che quando mette piede in un chiosco di San Bernardino (California) che vende hamburger arriva l'illuminazione: esportare in tutto il paese, attraverso un sistema di franchising, l'idea di cibo espresso dei fratelli Dick (Offerman) e Mac McDonald (Carroll Lynch). Ai due Kroc ruba prima l'idea, quindi i valori (cibo di infimo livello laddove i due intendevano mantenersi su uno standard che coniugasse qualità e prezzi contenuti), infine persino il nome.
Dopo aver portato al cinema Saving Mr.Banks - la vicenda del braccio di ferro tra Walt Disney e Pamela Travers, l'autrice di Mary Poppins - John Lee Hancock firma un altro biopic che ci riconduce a una delle svolte epocali del capitalismo: quella della esasperazione del concetto di razionalità weberiana applicato alla ristorazione, l'impegno artigianale sopraffatto dal cinismo arrembante di chi mira soltanto all'accumulo di denaro (da rivedere subito Focaccia blues per avere un saggio del contrappasso subito dal fast food). Pur con un impianto assai classico e senza guizzi in cabina di regia, il film è impaginato con eleganza, non ha un solo minuto pletorico, non una minima sbavatura, avendo per di più il merito di evitare la trappola del pistolotto moralista: bastano le facce attonite dei due fratelli raggirati e lo sguardo vampiresco di un Michael Keaton (che conferma una straordinaria rinascita artistica) nei panni di un tycoon martellante per rendere l'idea di cosa potesse essere l'economia di mercato negli anni '50, prima della svolta neoliberista, e a dare lustro a un film capace di mostrare in maniera impeccabile la spregiudicatezza del capitalismo.    

mercoledì 4 gennaio 2017

Domani

anno: 2015   
regia: DION, CYRIL * LAURENT, MELANIE 
genere: documentario 
con Cyril Dion, Mélanie Laurent, Anthony Barnosky, Elizabeth Hadly, Vandana Shiva, Charles Hervé-Gruyer, Perrine Hervé-Gruyer, Olivier de Schutter, Thierry Salomon, Robert Reed (II), Jan Gehl, Rob Hopkins, Emmanuel Dron, Bernard Lietaer, David Van Reybrouck, Elango Rangaswamy, Barack Obama, Angela Merkel    
location: Danimarca, Finlandia, Francia, India, Islanda, Regno Unito, Usa
voto: 6 

Quando ha rivolto il suo sguardo sul futuro, il cinema ci ha abituati, attraverso la fantascienza, a terribili distopie. Cyril Dion e Melanie Laurent (l'attrice-regista già protagonista di film come Bastardi senza gloria e Treno di notte per Lisbona), registi del film, provano a invertire il percorso, andando in giro per il mondo per cercare di capire chi stia facendo cosa nel tentativo di rendere migliore la vita su questo pianeta. Dall'alimentazione all'energia, passando per economia e democrazia, fino all'educazione, Domani è un viaggio alla scoperta di realtà che sono concrete già oggi. Gli orti urbani di Detroit, città che ha perso il suo blasone di metropoli industriale, le pale eoliche dell'Islanda, le biciclette della Danimarca (dove appena un quarto della popolazione usa l'automobile), la reinvenzione del denaro in diversi paesi del mondo, la lotta al sistema di caste in India e la meraviglia dell'istruzione in Finlandia (capitolo che da solo vale l'intero film, tanto è sorprendente ciò che accade nelle scuole a quelle latitudini, con mensa e libri gratuiti per l'intera durata della scuola dell'obbligo) sono solo alcuni dei casi inventariati dagli autori in quasi due ore di un documentario alquanto convenzionale nell'impaginazione, servito da immancabili interventi di specialisti dei vari settori (su tutti, domina la perspicacia del solito Rifkin) ma appesantito da qualche inserto di troppo sul vagabondaggio della troupe intorno al mondo.
Comunque da vedere; in Francia, ha portato al cinema un milione di spettatori: un risultato eccezionale per un documentario.    

venerdì 1 luglio 2016

Zucchero! That Sugar Film

anno: 2014    regia: GAMEAU, DAMON
genere: documentario
con Damon Gameau, Hugh Jackman, Stephen Fry, Michael Moss, Richard Davies, Skylar Delphinus, Isabel Lucas, Brenton Thwaites, Jessica Marais, Zoe Tuckwell-Smith    
location: Australia, Usa
voto: 7

Da alimento mitologico a emblema di opulenza dei regnanti, lo zucchero ha sempre rappresentato il simbolo della desiderabilità a tavola. Il suo uso riuscì a evitare lo scetticismo della comunità scientifica fino a quando Eisenhower non ebbe un infarto che portò quei cristalli bianchi sul tavolo degli imputati. Dal quale, però, venne assolto nel momento in cui tutta la colpa della cattiva alimentazione venne gettata sui grassi e sulla insufficienza di movimento. Dal documentario del simpatico australiano Damon Gameau apprendiamo invece che lo zucchero si annida nell'80% dei prodotti che vediamo sugli scaffali dei nostri supermercati, ben nascosto sotto le più svariate e rassicuranti etichette e con l'inganno del basso apporto calorico. In occidente, il suo consumo medio equivale a circa 40 cucchiaini da tè al giorno (un maschio adulto ne dovrebbe assumere al massimo 9). Cifre sbalorditive, che non riguardano soltanto gli obesi. Le conseguenze? Esiziali. Non solo per l'accumulo di grassi che esso produce, inibendo l'azione insulinica, ma per la malattie cardiache e circolatorie che comporta, per i danni ai denti e - Udite! Udite! - per gli effetti nefasti sull'umore.
That sugar film completa idealmente, insieme a Super size me e Fed up, un trittico di film dedicati ai problemi dell'alimentazione. Se rispetto al primo, che si concentrava sul  cosiddetto junk food, qui l'enfasi viene posta sul cibo apparentemente buono, rispetto al secondo le differenze sono più sfocate, visibili soprattutto sul piano della costruzione filmica, in questo caso ricca di trovate e vivacissima nel montaggio e che in Zucchero! raduna, sotto forma di supereroi immaginari, una piccola èquipe di specialisti che seguono l'esperimento del protagonista per un paio di mesi, registrando un imbarazzante aumento dei parametri relativi alle condizioni di salute. Tra una sosta negli Stati Uniti per cercare di evitare i cibi troppo zuccherati (impresa praticamente impossibile) e una capatina tra gli aborigeni australiani contaminati dalle porcherie alimentari introdottte dai bianchi (le condizioni dei loro denti, divorati dalle bibite gassate, sono raccapriccianti), il documentario non si perita di lanciare un atto d'accusa contro le lobby alimentari, comprese quelle che definiscono i programmi per le mense scolastiche, con una chiusura molto pop con tanto di balletto che sancisce l'avvertimento a caratteri cubitali di un un film che ci fa desiderare più che mai il reparto ortaggi dei supermercati e ci fa invocare una diffusione capillare di film come questo.    

venerdì 16 gennaio 2015

Hungry hearts

anno: 2014       
regia: COSTANZO, SAVERIO
genere: drammatico
con Alba Rohrwacher, Adam Driver, Roberta Maxwell, Al Roffe, Geisha Otero, Jason Selvig, Victoria Cartagena, Jake Weber, David Aaron Baker, Nathalie Gold, Victor Williams
location: Usa
voto: 6

La domanda che sorge spontanea vendendo il quarto film di Saverio Costanzo, il secondo consecutivo sul tema dell'anoressia è: ma vuoi vedere che questa fissazione sui corpi scarnificati dipende dalla paura che suo figlio debba indossare una camicia coi baffi e che il fidanzamento con scocchiazeppi Rohrwacher abbia alimentato certe fobie? Già, perché dopo il mediocre La solitudine dei numeri primi, uno dei tre film sui quattro realizzati finora a essere tratto da un'opera letteraria, anche stavolta troviamo una desolante storia di amore malato segnato dall'inedia volontaria. Che non è solo quella della madre (Rohrwacher), ma anche quella del "bambino indaco" (titolo del romanzo di Marco Franzoso da cui ha origine il film) che questa ha messo al mondo: un bambino che viene cresciuto nella quasi totale assenza di cibo, nella convinzione che abbia poteri speciali e che vada cresciuto lontano dai medici, dalle proteine e dalla luce del sole. Sicché quell'amore nato nella trappola del bagno di un ristorante cinese si trasforma in un'altra trappola: quella nella quale precipita Jude (interpretato da Adam Driver, già visto in A proposito di Davis), allegorizzata dai grandangolari eccezionalmente spinti e sporchi che esaltano la dimensione claustrofobica della messa in scena (sembrano evidenti i riferimenti a Rosemary's baby e L'inquilino del terzo piano). Un escamotage servirà al padre, pur blandito e innamorato della sua compagna, a portare il piccolo al riparo dalla nonna (Maxwell), fino a quando non interviene la magistratura prima del finale in chiave poliziesca.
Gli spazi chiusi continuano a rimanere l'ossessione di un regista dalle grandi potenzialità: prima la casa di Private, poi il convento di In memoria di me, in seguito quello intimo dei corpi flagellati de La solitudine dei numeri primi, la serie televisiva In treatment e ancora una casa-prigione nel suo primo film americano. Ma stavolta il tema di fondo trova una collocazione incerta (colpa del romanzo?), le ossessioni della madre purificatrice rimangono abbozzate e senza fondamento e il film, che pure pare avere notevoli ambizioni da cinema d'essai, si trasforma nella seconda parte in un thriller banalotto e sbrigativo.
Comunque strameritate le due coppe Volpi alla Mostra di Venezia assegnate ad Adam Driver e ad una Alba Rohrwacher che non sbaglia un colpo. Premio Pasinetti speciale per la regia alla 71. mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (2014).    

domenica 30 novembre 2014

Fed up - Ne abbiamo abbastanza

anno: 2014   
regia: SOECHTIG, STEPHANIE  
genere: documentario  
location: Usa
voto: 7,5  

L'epidemia di obesità che a partire dagli anni '80 ha colpito gli Stati Uniti e che come uno sciame sta contagiando gli altri paesi industrializzati si sta trasformando in un'emergenza sanitaria su scala planetaria, con tutto quello che potrà comportare in termini di spesa pubblica, aspettativa di vita e diffusione di malattie come il diabete nei prossimi anni. L'ottimo documentario di Stephanie Soechtig va alla ricerca delle cause di questa epidemia, individuando con assoluta esattezza cause e date: l'anno di svolta sarebbe stato il 1977, quando le lobbie dell'industria alimentare reagirono con una cordata ai risultati del rapporto governativo sull'alimentazione. Quanto alle cause, sul banco degli imputati c'è lo zucchero, in tutte le sue possibili varietà. Le generazioni nate intorno al 1980 sono state bersagliate da una pioggia di pubblicità ed esposizione delle merci nei supermercati che le ha indotte a consumare alimenti qualitativamente sempre peggiori, con una quantità di dolcificanti che rendevano impossibile l'assorbimento metabolico senza trasformarsi in grasso. Il mantra che aveva funzionato fino a quel momento - "mangia meno e fai esercizio fisico" - sembrava improvvisamente non funzionare più. Al tempo stesso, l'industria alimentare cominciava ad arricchirsi con prodotti fittiziamente dietetici (Weight Watchers ne è l'emblema) e quella del fitness puntò sulle nuove forme di esercizio aerobico, epitomizzate nella figura di Jane Fonda. Ma era il circuito fegato-pancreas-insulina e essere ormai andato in tilt, portando a un raddoppio dei casi di obesità negli Stati Uniti nel giro di un solo ventennio. L'operazione di marketing spregiudicato messa in atto dalle lobbie dell'industria alimentare portò alla fidelizzazione di giovanissimi clienti, i bambini, riuscendo a fare irruzione nelle scuole (imperdibili le immagini che documentano ciò che circola nelle mense scolastiche).
Complemento ideale in chiave di divulgazione scientifica di Super size me, Fed up si avvale congiuntamente delle testimonianze di esperti e specialisti da un lato e di teenager con enormi problemi di obesità dall'altro, mostrando - senza trascurare la dimensione squisitamente cinematografico, che si avvale di un montaggio efficacissimo - come l'unica via d'uscita dal rischio di trovarsi con un terzo della popolazione colpita da diabete sia quello di affrontare il problema con la stessa radicalità con cui è stato combattuto quello del fumo, prima che le soluzioni estreme - come la diffusione anche tra adolescenti di by-pass gastrici - rischino di non essere più sufficienti.    

lunedì 19 agosto 2013

One life

anno: 2011   
regia: GUNTON, MICHAEL * HOLMES, MARTHA 
genere: documentario 
con Mario Biondi (narratore) 
location: Argentina, Belize, Brasile, Canada, Cile, Congo, Costa Rica, Etiopia, Giappone, Indonesia, Israele, Kenya, Madagascar, Regno Unito, Usa, Venezuela
voto: 7

La cura della prole, la ricerca del cibo, la sopravvivenza e l'amore: è lungo questi quattro temi che si snoda l'incantevole racconto per immagini di One life, inno alla vita che ha richiesto inimmaginabile perizia tecnica e dosi spropositate di pazienza per cogliere il mondo della natura in molte delle sue sfaccettature, dal micro (insetti, rane, piante carnivore) al macro (stambecchi, foche, delfini, giraffe, elefanti, balene). All'ammaliante magnificenza delle immagini, alla varietà delle location e all'assoluta pertinenza del commento sonoro (ne è autore George Fenton) fanno purtroppo da contraltare il livello assolutamente dilettantesco dell'intonazione del cantante soul Mario Biondi, che non indovina mai un accento, invertendo vicendevolmente quelli aperti con quelli chiusi e finendo col sembrare la copia reale della Vulvia di Rieducational channel, e la retorica che gronda dai testi, come quando, a fine documentario, ci viene riferito che "ogni essere vivente sul nostro pianeta condivide lo stesso desiderio: non solo vivere ma generare una nuova vita". Con almeno un'eccezione.    

mercoledì 22 maggio 2013

Così mangiavamo

anno: 2008   
regia: BARZINI, STEFANIA PAHEL * ACCIAI, ALESSANDRA    
genere: documentario    
location: Italia
voto: 7

Com'è cambiata l'alimentazione dal secondo dopoguerra a oggi? Quali novità sono arrivate sulle nostre tavole e come si sono trasformati i modelli di socializzazione a tavola e gli ambienti del mangiare? A partire da una nota autobiografica appena accennata, Stefania Barzini (coadiuvata in cabina di regia da Alessandra Acciai) prova a rispondere a queste domande con piglio sociologico di assoluta efficacia. Mantenendo il contento storico-sociale, le trasformazioni antropologiche e le oscillazioni dell'economia come costante sfondo di riferimento, il documentario ci permette di assistere alla traiettoria gastronomica di un Paese uscito del dopoguerra poverissimo e con le ossa rotte. All'inizio degli anni '50 appena il 6% della popolazione disponeva di un frigorifero, lo zucchero era ancora una rarità sulle nostre tavole e della carne non si vedeva neppure l'ombra, se non nei deschi della borghesia più altolocata. Anche l'acquisto al mercato, delegato - nemmeno a dirlo - alle sole donne, era assai diverso da come lo conosciamo oggi: regole assai meno rigide, prodotti sfusi e senza contenitori, massima libertà di scelta. Quella stessa scelta di cui - con l'arrivo della pubblicità, e di Carosello in particolare - saremmo stati espropriati. Con il boom economico, a cavallo tra fine anni '50 e primi anni '60, anche i consumi avrebbero cambiato marcia e il ricordo dell'olio di fegato di merluzzo, raccapricciante quanto inevitabile integratore ante-litteram a servizio della crescita dei ragazzi, si sarebbe fatto via via più appannato. Eravamo nel pieno degli anni '60 quando la marcia inarrestabile verso il moltiplicarsi dei consumi conobbe un'ulteriore accelerazione: la costruzione dell'Autostrada del Sole rese sempre più diffusi gli scambi alimentari su tutto lo Stivale, mentre il gelato diventava una moda, le carni si declinavano in -ino e -ina (dallo spezzatino alla scaloppina) e i coloranti cominciavano a essere usati in maniera spregiudicata. Ci avrebbero pensato il '68 e la crisi petrolifera del '73 a ridare un po' di sobrietà alle nostre abitudini alimentari, sebbene l'industria e l'inquinamento - si veda il caso del colera - ormai avevano già fatto i loro danni. Gli anni '80 furono forieri di ulteriori trasformazioni: mentre le mamme, i cui tempi da dedicare alla cucina erano sempre più ridotti all'osso, preparavano i sofficini ai figli, questi ultimi aderivano appieno alla moda dei fast food, presa a prestito dagli States. Quella americana non fu però l'unica moda importata in un Paese, il nostro, dalla grandissima e riconosciuta tradizione gastronomica (pizza e spaghetti su tutti): ad essa di associò quella francese della nouvelle cuisine, con i piatti che si allargavano e le porzioni che rimpicciolivano. Arrivavano anche le prime fobie: per esempio quella per le verdure in foglia, dopo Chernobyl, e qualche fissazione di troppo, come quella per la frutta esotica. Ma le novità non si fermarono qui: esplose il consumo di merendine e biscotti e quello dei surgelati, mentre i nuovi ritmi di lavoro contribuirono alla diffusione di mense e refettori.
Negli anni '90 la guerra del Golfo sembrò una minaccia sufficientemente concreta da farci trasformare le abitazioni in bunker equipaggiati di ogni genere alimentare, al punto che, nel periodo durante il quale Bush senior era impegnato a bombardare l'Iraq,  gli scaffali dei supermercati rimasero vuoti. La globalizzazione e l'esplosione dei viaggi intercontinentali rese meno peregrina l'idea di accostarsi al cibo etnico, che cominciò ad arrivare anche sui banchi del supermercato. Con gli anni Duemila si compì il giro di boa: l'aviaria e la mucca pazza ci traghettarono dalla paura della fame a quella del cibo. Tutto questo e moltissimo altro ancora viene raccontato dalla voce pimpante di Giuliana De Sio e dal registro ironico del testo, corredato da molte immagini d'epoca, spezzoni di altri documentari, animazioni originali, cifre e dati, qualche testimonianza celebre e la presenza, ormai inarginabile, di "prezzemolo" Carlo Petrini.    

mercoledì 10 ottobre 2012

Soul kitchen

anno: 2009   
regia: AKIN, FATIH 
genere: commedia 
con Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Ünel, Anna Bederke, Pheline Roggan, Lucas Gregorowicz, Dorka Gryllus, Wotan Wilke Möhring, Demir Gökgöl, Monica Bleibtreu, Marc Hosemann, Cem Akin, Catrin Striebeck, Hendrik von Bültzingslöwen, Jan Fedder, Julia Wachsmann, Simon Goerts, Maverick Quek, Markus Imboden, Gudrun Egner, Arne Benzing, Piotr Gregorowicz, Hans Ludwiczak, Jan Weichsel, Peter Lohmeyer, Gustav-Peter Wöhler, Zarah Jane McKenzie, Peter Jordan, Wolfgang Schumacher, Ugur Yücel, Philipp Baltus, Lars Rudolph, Fritz Renzo Heinze, Francesco Fiannaca, Bülent Celebi, Bernd Gajkowski, Herma Koehn, Joana Adu-Gyamfi, Maria Ketikidou, Till Hooster, Torsten Lemke, Klaus Maeck, Ernest Hausmann, Salman Kurtulan, Emek Kavukcuoglu, Senol Ugurlu, Udo Kier 
location: Germania
voto: 6,5

Un localaccio di quart'ordine nella periferia di Amburgo, due fratelli e tanta solidarietà: sono questi gli ingredienti su cui è imperniato Soul Kitchen, food-movie scanzonato e di grande libertà narrativa, al centro del quale c'è il gestore nonché cuoco dello scalcagnato ristorante di cui sopra (Bousdoukos). Al poveretto ne capitano di tutti i colori: la sua ragazza (Roggan) vorrebbe essere raggiunta in Asia costringendolo a lasciare l'attività, un cuoco reclutato di fresco  a seguito di un colpo di frusta alla schiena (Ünel) rischia di mandargli a rotoli gli affari per eccesso di creatività, il fratello in libertà vigilata (Bleibtreu) contrae debiti di gioco e frequenta tipi loschi e una vecchia conoscenza (Möhring) cerca di portargli via il locale con una truffa. Ma questa sorta di Candide contemporaneo con generosità e determinazione riuscirà a migliorare comunque la sua vita.
Diretta con brio dal regista di origini turche Fatih Akin, che già si era fatto notare con La sposa turca, Soul kitchen è una commedia leggera che parte a razzo ma si affloscia dopo mezz'ora, nonostante qualche tocco piccante (un'orgia per ingestione eccessiva di cibo afrodisiaco), l'ottima colonna sonora che miscela funky, metal, rhythm'm'blues e rebetiko greco e l'ottimismo a gogò, servito da un cast affiatato e divertito.
Premio speciale alla 66ma mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (2009).    

domenica 22 aprile 2012

One day on Earth

anno: 2012       
regia: registi vari / RUDDICK, KYLE
genere: documentario
voto: 10

10.10.10. Dieci ottobre duemiladieci. È la data in occasione della quale cineamatori e semiprofessionisti da tutto il mondo, grazie al tam tam partito in rete, hanno realizzato un film globale sulla Terra, su quello che è successo nell'intero orbe terracqueo in un solo giorno. A scandire i diversi capitoli - le nascite, i bambini, l'arte, i matrimoni, lo sport, il cibo, l'acqua, le specie viventi, il consumo come forma di religione e la religione stessa, la prigionia, la malattia, lo scorrere del tempo, la morte - ci sono i dati, regolarmente puntellati da immagini spesso mozzafiato, o da capitoli intimisti, montati con acrobatico virtuosismo dal deus ex machina che si nasconde dietro a questo film-incanto: Michael Martinez. Il montatore, grazie anche allo splendido lavoro sul sonoro compiuto da Joseph Minadeo, è riuscito a fare di One day on earth un'esperienza da orgasmo oculare, un film capace di dire moltissimo su differenze e disuguaglianze di questo pianeta avendo come unico, pallidissimo neo quello di lasciar fissare per tempi troppo brevi le immagini sulla retina. Un autentico capolavoro a metà strada tra Koyaanisqatsi e il virtuosismo visivo di Terrence Malick.    

domenica 5 febbraio 2012

Cous cous (La Graine et le mulet)

anno: 2008   
regia: KECHICHE, ABDELLATIF 
genere: drammatico 
con Habib Boufares, Hafsia Herzi, Faridah Benkhetache, Abdelhamid Aktouche, Bouraouïa Marzouk, Alice Houri, Cyril Favre, Leila D'Issernio, Abdelkader Djeloulli, Bruno Lochet, Olivier Loustau, Sami Zitouni, Sabrina Ouazani, Mohamed Benabdeslem, Hatika Karaoui, Nadia Taouil, Henri Rodriguez 
location: Francia
voto: 6,5

Che dignità che ha Slimane (Boufares). A sessantuno anni perde il lavoro come manovale portuale in un paese dalle parti di Marsiglia. Non si perde d'animo, nonostante un'esistenza già precaria vissuta in una stanzetta, e comincia a vagare per banche e uffici comunali al fianco della sua figliastra (la sensualissima Hafsia Herzi) per mettere in piedi un'altra attività: un barcone-ristorante specializzato in cous cous di pesce. La sera del debutto, però, tutto va storto.
Tra commedia e melodramma, La graine et le mulet (questo il titolo originale) ha una cifra stilistica riconoscibile nella messa in scena della cultura magrebina di prima e seconda generazione trasferita in Francia e nei dialoghi tachilalici. L'impronta neorealista mostrata nei precedenti Tutta colpa di Voltaire e La schivata si ritrova in tutta evidenza in quest'opera corale e vociante, affidata ad attori non professionisti di strabiliante naturalezza. Il film tuttavia soffre di un eccesso di misura, sicché un'opera che avrebbe potuto essere un capolavoro non trova mai un baricentro, tra ellissi narrative e bruschi rallentamenti, come la lunghissima scena in montaggio alternato della danza del ventre. Finale tutt'altro che consolatorio.
Alla 64esima mostra di venezia il film ha vinto il premio speciale della giuria (ex-aequo con Io non sono qui di Todd Haynes), il premio Marcello Mastrianni ad Hafsia Herzi come miglior attrice emergente, il premio la Navicella-Venezia cinema, il premio Fipresci, la menzione speciale della giuria Signis, il premio Arcagiovani e il premio Nazareno Taddei.    

sabato 30 luglio 2011

Lezioni di cioccolato

anno: 2007   
regia: CUPELLINI, CLAUDIO
genere: commedia
con Luca Argentero, Violante Placido, Hassani Shapi, Neri Marcorè, Carlo Gabardini, Monica Scattini, Francesco Pannofino, Ivano Marescotti, Marco Marzocca, Regina Orioli, Walter Corelli, Francesco Lagi
location: Italia
voto: 5

In Italia certi temi serissimi come la sicurezza sul lavoro o li tratti in chiave da commedia o è meglio che li lasci perdere perché tanto nessuno li va a vedere. Non fa eccezione il regista Claudio Cupellini, che non ha il fegato dei Dardenne de La promesse e racconta la parabola di un geometra perugino cialtrone, maneggione e arrivista (Argentero) che, pur di non incassare la denuncia di in un suo operaio egiziano caduto dal tetto a causa della mancanza di ponteggi (Shapi), è disposto a sostituirsi a questo in un corso di alta pasticceria, che nell'egiziano alimenta da tempo il sogno di tornare a fare il lavoro che svolgeva prima di reinventarsi come manovale. Inevitabili sia il risvolto sentimentale che la scoperta della sostituzione di persona.
Pur rinascendo a strappare qualche sorriso, Lezioni di cioccolato si muove sul filo esilissimo della carineria, con personaggi caricaturali interpretati da attori che - con l'eccezione di Marescotti - sono appena passabili. Per il resto è uno spot colossale alla Perugina, che non si fa neppure scrupolo di occultare il product placement.    

domenica 5 settembre 2010

Focaccia blues

anno: 2009   
regia: CIRASOLA, NICO   
genere: documentario   
con Dante Marmone, Luca Cirasola, Tiziana Schiavarelli, Renzo Arbore, Lino Banfi, Michele Placido, Nicola Vendola, Onofrio Pepe, Eric Jozsef, AnnaRita del Piano    
location: Italia
voto: 7   

Ad Altamura, in Puglia, dove esiste una tradizione consolidatissima relativa alla qualità del pane, la McDonald aprì un fast food proprio accanto a una focacceria. Dopo breve tempo fu costretta a chiudere, schiacciata dalla qualità della concorrenza.
Nico Cirasola, pugliese d.o.c., ricostruisce con questa docufiction la vittoria della focaccia sull'hamburger, cioè a dire di Davide contro Golia. Focaccia blues è l'occasione per raccontare, con piglio antropologico e qualche incursione nella fitcion e nella pantomima, un mondo che va scomparendo, fatto di sapori genuini (e infatti a sostenere il film c'è Slow food di Carlo Petrini), di mestieri in estinzione, di riflessioni sui pericolosi effetti collaterali della globalizzazione. Il tutto narrato con umorismo e ironia, servito dalla partecipazione amichevole e affettuosa di 4 pugliesi come Michele Placido, Renzo Arbore, Nichi Vendola e Lino Banfi.    

domenica 4 novembre 2007

Fast food nation

anno: 2007   
regia: LINKLATER, RICHARD   
genere: drammatico   
con Greg Kinnear, Patricia Arquette, Bobby Cannavale, Paul Dano, Luis Guzmán, Ethan Hawke, Ashley Johnson, Kris Kristofferson, Avril Lavigne, Esai Morales, Catalina Sandino Moreno, Lou Taylor Pucci, Ana Claudia Talancón, Wilmer Valderrama, Bruce Willis, Cherami Leigh, Mitch Baker, Jason McDonald, Erinn Allison, Raquel Gavia, Glen Powell Jr., Dana Wheeler-Nicholson, Armando Hernández, Juan Carlos Serrán, Yareli Arizmendi, Roger Cudney, Francisco Rosales    
location: Usa
voto: 6   

Un top manager di una catena di fast food, Don Anderson (Kinnear), si mette in testa di andare dietro le quinte della produzione per vedere se tutto funziona secondo i crismi che qualsiasi consumatore auspicherebbe. Ne scopre delle belle: la carne servita nei fast food contiene consistenti tracce di feci; gli incidenti agli operai sono all'ordine del giorno; le vacche vengono tenute in condizioni brutali e nutrite con parti di altri animali; i lavoratori - giunti per lo più clandestinamente dal vicino Messico - sfruttati a sangue e le falde acquifere vengono infestate dai depositi di smaltimento industriale. Sconvolto, Don cerca di comunicare quanto ha visto e sentito, ma poi tutto torna come prima.
Basterebbe leggere Ecocidio, di Jeremy Rifkin, o il libro dal titolo omonimo che ha partorito il film, firmato da Eric Schosser, per sapere molte più cose di quante non ne racconti, con un eccesso di schematismo, il film diretto da Richard Linklater. Nondimeno, quella del regista americano è un'opera meritoria: arriva forte e chiara al pubblico e diffonde un messaggio preciso. Che poi il film sia anonimo sul piano della regia, che indulga al sensazionalismo, che la scelta da mockumentary traballi, che sia confezionato come un pamphlet, vistosamente imperfetto e allargato con inserti ingiustificati (su tutti il lungo cammeo di Ethan Hawke), è tutta un'altra faccenda...    

lunedì 6 marzo 2006

Wallace & Gromit: la maledizione del coniglio mannaro (Wallace & Gromit: the curse of the were-rabbit)

anno: 2006   
regia: PARK, NICK    
genere: animazione    
con le voci di Danilo De Girolamo, Roberta Pedicini, Giò Rapattoni    
location: Regno Unito
voto: 8    

In una tranquilla cittadina inglese che si sta preparando per la fiera dell'ortaggio gigante impazza un coniglio di dimensioni ciclopiche che ingerisce tutto ciò che di commestibile e rigorosamente vegetariano trova in giro. In realtà il coniglio mannaro al quale tutti danno la caccia altri non è che Wallace, l'acchiappaconigli che - con il fido e intelligentissimo cagnetto Gromit - ha sperimentato una tecnologia che ha prodotto evidenti effetti collaterali, trasformando lui stesso in una creatura mostruosa.
La Aardman collection britannica sfida per la terza volta le difficoltà del lungometraggio in plastilina (ma il primo vero film fu Galline in fuga, visto che Wallace & Gromit assemblava tre corti): la trama è avvincente, le trovate creative davvero irresistibili e la morale pacifista ben disegnata.    

martedì 26 aprile 2005

Super size me

anno: 2005   
regia: SPURLOCK, MORGAN  
genere: documentario  
con Morgan Spurlock, Ronald Mcdonald, Daryl Isaacs, Lisa Ganjhu, Stephen Siegel, Bridget Bennett, Eric Rowley, Alexandra Jamieson, David Satcher, John Banzhaf iii, Kelly Brownell, Don Gorske, Bruce Howlett, William Klish, Marion Nestle, John Robbins, Tommy Thompson, Lisa Young  
location: Usa
voto: 8

Morgan Spurlock è perfettamente in salute. Ci sono tre medici che lo rivoltano come un calzino, sottoponendolo ad analisi che non farebbe nemmeno un ipocondriaco cronico. Il colesterolo è perfetto, la pressione eccellente, il cuore pompa magnificamente. Sicché quel pazzo di Morgan Spurlock lancia una sfida: vuole vedere cosa succede nutrendosi per un mese di fila nel posto che gli americani hanno esportato in tutto il globo: McDonald. Alla fine del mese Morgan mette su 9 chili, ha il colesterolo altissimo, ha difficoltà di erezione e continui mal di testa, la pressione è sballata. È lui la prova vivente della razionalizzazione su scala mondiale dell'industria del cibo. Il suo docu-fiction è una bordata potente contro la catena di fast-food più famosa del mondo, che gli americani - il popolo più obeso del pianeta - continuano a frequentare con liturgica devozione. Salse, by-pass per lo stomaco, carne che trasuda grasso, lardo umano a dismisura si mescolano tra i fotogrammi di una pellicola esilarante, un esempio di come si possa fare del cinema militante riuscendo a far ridere.    

domenica 4 marzo 2001

Chocolat

anno: 2001   
regia: HALLSTRÖM, LASSE
genere: drammatico
con Juliette Binoche, Judi Dench, Alfred Molina, Lena Olin, Johnny Depp, C.A.Moss, J.Wood, Leslie Caron 
location: Francia
voto: 7

Nel 1959 arrivano presso in una tranquilla cittadina francese Vianne (Juliette Binoche) e la sua giovanissima figlia, decise ad aprire una cioccolateria. Ben presto una buona parte della popolazione locale, guidata da un sindaco puritano, avverte la presenza della donna come una minaccia all'integrità morale della piccola comunità: la donna non è sposata, non è religiosamente praticante e non mostra alcun pregiudizio nei confronti degli zingari di passaggio per la cittadina. L'ostilità nei confronti della donna si trasforma così in boicottaggio organizzato. Ma la cioccolateria di Vianne diventa al contempo un ricettacolo di reietti. Soltanto quando il sindaco crapulone viene trovato ancora sudicio di cioccolato dopo essersi lasciato andare alle tentazioni durante una notte brava, per la comunità si riuscirà finalmente a respirare un'aria meno inamidata. Raccontato con i toni della favola, il film tratto dal romanzo di Joanne Harris esplicita completamente il proprio manicheismo di fondo: buoni e cattivi sono effigiati a colpi di accetta sulla sceneggiatura. Ma la divina eleganza della macchina da presa mossa dal regista scandinavo, la bravura del coro di attori ed il cibo come veicolo di piacere e non di impurità danno nerbo ad un film confezionato benissimo e fotografato magnificamente da Roger Pratt.

martedì 30 settembre 1997

Consigli per gli acquisti

anno: 1997       
regia: BALDONI, SANDRO   
genere: grottesco   
con Ennio Fantastichini, Ivano Marescotti, Carlo Croccolo, Silvia Cohen, Mariella Valentini           
location: Italia
voto: 3   

Un ingente quantitativo di carne argentina andato a male deve essere reimmesso sul mercato come cibo per cani. Un'agenzia pubblicitaria diretta da Ennio Fantastichini ha il compito di occuparsi del caso. Ce la farà, a dispetto di una manifestazione di disoccupati che mette a soqquadro l'ufficio.
Baldoni, ex pubblicitario, percorre la via del grottesco per satireggiare su un mondo a lui ben noto. Riusciamo ad apprezzarlo per le caricature che tratteggia di personaggi ormai invisi ai più, gente come il sociologo Alberto Abruzzese, il critico cinematografico Enrico Ghezzi, il "creativo" Gavino Sanna, il regista Pappi Corsicato, gente che farebbe bene a mettere a riposo le proprie corde vocali. Ma tutto il resto del film, oltre a volere suscitare in via troppo diretta un senso di repulsione per quel mondo lì, con cerume dalle orecchie, vomito di cane, mutandine di pizzo con bocche lampeggianti, converge su un bozzettismo che non educa, che trascura l'ellisse a favore di una dichiarazione d'odio eccessivamente dichiarata. Da un'idea buona Baldoni non ha saputo ricavare altro che un soggetto inconsistente che trasuda schifo e dove l'unico a non suscitare un senso di ribrezzo è il cane protagonista della vicenda, che pensa con la voce e le canzoni di Paolo Conte.