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mercoledì 11 gennaio 2017

Paterson

anno: 2016       
regia: JARMUSCH, JIM
genere: grottesco
con Adam Driver, Golshifteh Farahani, Kara Hayward, Sterling Jerins, Jared Gilman, Luis Da Silva Jr, Frank Harts, Rizwan Manji, Jorge Vega    
location: Usa
voto: 5

A Paterson, nel New Jersey, Paterson (Driver) fa l'autista di autobus, scrive poesie, vive con la sua compagna piena di velleità (Farahani) e il bull-dog dispettosissimo di costei. I giorni della settimana sembrano passare quasi tutti uguali, tra una chiacchiera al bar, una passeggiata col quadrupede, l'ispirazione per una nuova poesia, l'incontro con coppie di gemelli.
Sempre meno prolifico (appena 12 film in 35 anni di carriera da regista), Jarmusch firma la sua opera più stralunata e bizzarra, una favola intimista e naïf che sottolinea una volta di più lo spirito indie del suo autore. Non perdendo il gusto del grottesco e del non-sense mostrato ampiamente in film come Daunbailò, Ghost dog e Broken flowers, il regista dell'Ohio arricchisce la sua cineteca con un grosso carico di elementi simbolici, a cominciare dal tema del doppio: doppi sono il nome della cittadina e del protagonista, doppi sono i gemelli, l'anziano gestore del bar che gioca contro sé stesso, i quaderni dove Paterson annota le sue liriche. Il tutto è contornato da riferimenti alla cittadina di Paterson, che ha dato i natali a Lou Costello (il Pinotto della coppia comica Gianni e Pinotto), ospitalità a Gaetano Bresci, l'anarchico che attentò alla vita di re Umberto I di Savoia, e che è stata teatro dell'accusa subita da Rubin Carter - l'Hurricane della canzone che Bob Dylan dedicò al celebre pugile afroamericano - di essere stato responsabile di un triplice omicidio non commesso nonché per essere stata riferimento intellettuale per poeti come William Carlos Williams e Allan Ginsberg. Il registro è straniato, il ritmo lentissimo, la recitazione ridotta al minimo, ma sull'intero film aleggia un clima lieve, che sembra essere l'elegia del non-senso (o del senso?) del quotidiano.    

venerdì 17 febbraio 2012

La lunga strada verso casa (The long walk home)

anno: 1990   
regia: PEARCE, RICHARD  
genere: drammatico  
con Sissy Spacek, Whoopi Goldberg, Dwight Schultz, Ving Rhames, Dylan Baker, Erika Alexander, Lexi Randall, Richard Habersham, Jason Weaver, Crystal Robbins, Cherene Snow, Chelcie Ross, Dan Butler, Philip Sterling, Schuyler Fisk, Nancy Moore Atchison, Haynes Brooke, Jim Aycock, Rebecca Wackler, Charles Hubbard, Harriet Sumner, Gleaves Azar, Jim Haffey, Stacy Fleming, Jeff Taffet, Jay Reed, Afemo Omilami, Debbie Hackett, Lynne Pickering, Fairley McDonald, Graham Timbes, Norman Matlock, Dorrell Dorsey, Bobby Howard, Cynthia B. Wilson, Dan Jenkins, Katherine Conely, Sherwood 'Ric' Pearson, Kevin Thigpen, Everett McCorvey, T. Clifford Bibb, A. Bernard Sneed, David E. McCorvey, Carl Stephens, Perry Carter, Henry Marcus Jr., Troy La Don Pate, Michael Sansom, Dorothy Love Coates, Christine Windham, Gladys Bozwell, Betty Jean Washington, Minnie Stringer, Callie Graham, Lillian Luddington, Fidella Earls, Cynthia King  
location: Usa
voto: 7

La lunga strada percorsa da Obama verso la Casa Bianca parte da Montgomery, in Alabama, nel 1955. È qui che la nera Rose Parks si rifiutò di cedere il proprio posto a un bianco su un autobus. La gente di colore ne fece seguire un boicottaggio ad oltranza delle linee pubbliche che si concluse l'anno successivo con la fine dell'apartheid sui mezzi di trasporto. Da quelle lotte sarebbero seguiti l'emersione della figura di Martin Luther King, l'estensione del diritto di voto ai neri e, appunto, il primo nero alla Casa Bianca.
Pur non essendo immune da difetti - a cominciare dalla direzione degli attori e a proseguire con la confezione da sceneggiato televisivo - il film dell'ex documentarista Richard Pearce - tratto da un soggetto autobiografico dell'attrice  Mary Steenburgen - ha l'indiscutibile merito di proporsi come un apologo morale su quelle intollerabili distinzioni di razza. Al centro della vicenda, che fa ampi quanto didascalici riferimenti al contesto storico, c'è la domestica nera di un'agiatissima famiglia (Goldberg). La donna partecipa al boicottaggio e viene appoggiata dalla sua datrice di lavoro, la signora Thompson (Spaceck), persona progressista e impermeabile al gretto provincialismo dei suoi concittadini, marito compreso (Schultz). Mentre i bianchi si mobilitano per contrastare con maniere spicce un fenomeno di cui loro stessi sono i soli responsabili, la signora Thompson prosegue dritta per la sua strada.    

mercoledì 16 maggio 2007

Notturno bus

anno: 2007       
regia: MARENGO, DAVIDE
genere: commedia
con Giovanna Mezzogiorno, Valerio Mastandrea, Ennio Fantastichini, Roberto Citran, Francesco Pannofino, Anna Romantowska, Ivan Franek, Antonio Catania, Iaia Forte, Marcello Mazzarella, Mario Rivera, Paolo Calabresi, Manuela Morabito, Massimo De Santis, Marek Barbasiewicz, Alice Palazzi, Renato Nicolini    
location: Italia
voto: 6

A Roma, una coppia di malviventi particolarmente inclini alla tortura (Citran e Pannofino) e un ex poliziotto (Fantastichini) al soldo di un potente misterioso si contendono un preziosissimo microchip contente chissà quali informazioni. Nella contesa si inserisce inconsapevolmente Leila (Mezzogiorno), una bella ladra armata di potenti capacità seduttive. Braccata dai tre uomini, Leila coinvolge Franz (Mastandrea), un conducente di autobus con il debole per il tavolo da gioco e con un cospicuo debito da saldare. Sedotto anche lui, Franz finisce in un ginepraio dal quale uscirà miracolosamente dopo una girandola di inseguimenti e fughe rocambolesche.
Al suo primo lungometraggio dopo alcuni corti (notevole il suo Shit! incluso in Corti stellari), Davide Marengo mostra una buona attitudine nel giocare con i generi: noir, poliziesco, commedia rosa e grottesco si mescolano con riferimenti neppure troppo impliciti a quel capolavoro misconosciuto di Piano 17 dei Manetti Bros., al cinema dei fratelli Coen (Fargo, Ladykillers) e a Fuori orario di Scorsese. Sulla trama assai esile  - ricavata dal romanzo omonimo di Giampiero Rigosi - di questo noir alla vaccinara, Marengo innesta con una certa efficacia un nugolo di personaggi ben caratterizzati, a partire da uno straordinario Valerio Mastandrea dalla romanità venata da un riuscitissimo aplomb inglese. Se Citran, per la prima volta nei panni del cattivo, e Fantastichini gli tengono più che degnamente testa, è la Mezzogiorno a non convincere con l'unica espressione del suo repertorio: quella della gatta morta.
Da non perdere i titoli di coda sulle note de La paranza di Daniele Silvestri.