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martedì 30 aprile 2019

Opera senza autore (Werk ohne Autor)

anno: 2018   
regia: HENCKEL VON DONNERSMARCK, FLORIAN    
genere: thriller    
con Tom Schilling, Paula Beer, Sebastian Koch, Saskia Rosendahl, Oliver Masucci    
location: Germania
voto: 6,5    

A 11 anni dal pluripremiato capolavoro Le vite degli altri e a 8 dal fiasco clamoroso di The Tourist, Florian Henckel Von Donnersmarck torna dietro la macchina da presa con un melodrammone degno di Matarazzo, nel quale convergono ancora una volta gli spettri del passato nazista della Germania, la difficile epoca della DDR e una riflessione piuttosto magniloquente sull'arte visiva. Al centro del fluviale racconto (3 ore e 10 di durata) c'è il giovane pittore idealista Kurt (Schilling), che dopo essersi visto portar via   l'amatissima zia (rinchiusa in un ospedale psichiatrico) quando era ancora un bambino, ritrova nel suo percorso biografico lo stesso medico delle SS (Koch) - un ginecologo opportunista, classista e sostenitore dell'eugenetica - che aveva deciso l'internamento della congiunta. Caso vuole che il ragazzo si innamori proprio della figlia del medico (Beer), straordinariamente somigliante alla zia. Ma l'ex nazista fa di tutto per ostacolare il rapporto tra i due giovani amanti. I quali, poco prima della costruzione del muro di Berlino (1961) riusciranno a varcare la frontiera e a trasferirsi a Düsseldorf, mentre in Germania si continuano a cercare gli ex criminali nazisti…
Alla sua opera terza, il regista tedesco ancora una volta si preoccupa assai più del plot narrativo che non dell'estetica filmica, al punto da rischiare di tenere involontariamente fede al titolo del film. Tanto è vero che - nonostante la sottotrama spionistica e qualche interessante riflessione sul senso dell'arte contemporanea - la regia sembra dimenticare un'idea minima di forma: Opera senza autore offre un cinema di livello quasi amatoriale, servito da attori che paiono recitare in uno sceneggiato televisivo, compreso il divo Sebastian Koch.    

giovedì 22 novembre 2018

Tutti lo sanno (Todos lo saben)

anno: 2018       
regia: FARHADI, ASGHAR    
genere: giallo    
con Penélope Cruz, Javier Bardem, Bárbara Lennie, Ricardo Darín, Jaime Lorente, Inma Cuesta, Eduard Fernández, Carla Campra, Elvira Mínguez    
location: Spagna, Francia
voto: 8    

Durante la festa di matrimonio in Spagna di Bea (Lennie), la sedicenne Irene (Campra) - figlia di Laura (Cruz), la maggiore delle sue sorelle, arrivata lì dall'Argentina senza marito (Darin) al seguito - sparisce. Poco dopo arriva un messaggio che avverte la donna che si tratta di un rapimento e nella zona non è il primo. Inizialmente si pensa a dei professionisti, ma non ci vuole molto a capire che l'artefice del rapimento è qualcuno che conosce abitudini e comportamenti della famiglia. Paco (Bardem), ex di Laura, si adopera febbrilmente per ritrovare la ragazza, al punto di decidere di mettere in pericolo il suo stesso lavoro di viticoltore.
Reduce dalla prova strepitosa de Il cliente, l'iraniano Asghar Farhadi compie la sua prima trasferta europea con un film che ricalca le tematiche di fondo della sua cinematografia: le relazioni difficili all'interno della famiglia (Una separazione, Il passato), i dilemmi morali, l'incatenamento ai ruoli. Se la stampa togata ha additato la prima esperienza del regista fuori patria - finalmente aperta anche a scene in esterno - a una sorta di feuilleton portato troppo per le lunghe, prendetela con la dovuta cautela: Tutti lo sanno è un film di squisita fattura, con un'impeccabile trama gialla che mette lo spettatore nelle condizioni di penetrare i dissapori tra familiari e amici di questi portandolo a sospettare di tutti. A questo aggiunge una sopraffina direzione degli attori, che vede Javier Bardem giganteggiare come nelle sue migliori interpretazioni (Non è un paese per vecchi, Carne tremula).    

lunedì 17 settembre 2018

I fantasmi d'Ismael (Les fantômes d'Ismaël)

anno: 2017       
regia: DESPLECHIN, ARNAUD    
genere: drammatico    
con Mathieu Amalric, Marion Cotillard, Charlotte Gainsbourg, Louis Garrel, Alba Rohrwacher, Laszló Szábó, Hippolyte Girardot, Samir Guesmi, Jacques Nolot    
location: Francia, Tagikistan
voto: 1,5    

Mathieu Amalric ha un talento straordinario nel fiutare copioni astrusi e pretenziosi, quando non è lui stesso a decidere di passare dietro la macchina da presa e a scrivere il soggetto, come nell'inguardabile Tournée. È successo con Gli amori folli, Venere in pelliccia - e stiamo parlando di Resnais e Polanski - o persino con uno dei peggiori 007 che la storia ricordi, Quantum of Solace. Si aggiunge alla lista, qui ridotta ai casi più clamorosi, anche questo I fantasmi d'Ismael, film pasticciatissimo costruito tra flashback e storie parallele con ambizioni così tracotanti che solo i francesi…
La vicenda raccontata è quella dello scrittore e regista Ismael, sottaniere accasatosi con un'affascinante astrofisica (Gainsbourg), che dopo 21 anni si ritrova sull'uscio di casa la ex moglie (Cotillard), sparita improvvisamente e data per morta dopo aver fatto di lui un vedovo inconsolabile e del padre (Garrel) un uomo in depressione perenne. La bella donna se l'è spassata in India, dove si è anche sposata, per poi decidere di riandarsi a prendere il marito come fosse una sua proprietà. Siccome così il lungometraggio sarebbe stato troppo poco assurdo e non abbastanza estenuante, meglio mescolare a caso immagini del film che il protagonista-regista sta girando con quelle del nuovo copione che sta scrivendo: vedi mai che la confusione non è sufficiente…
Arnaud Desplechin aveva giù diretto Amalric ne I re e la regina, Racconto di Natale, Jimmy P. e I miei giorni più belli. Qui - con quest'opera velleitaria e tracotante - riesce a sprecare il talento di attrici come Marion Cotillard, Charlotte Gainsbourg e Hippolyte Girardot, mentre la nostra Alba Rohrwacher continua a collezionare prove di una mediocrità imbarazzante, sembrando sempre la solita bambina catapultata suo malgrado sul set.    

lunedì 30 luglio 2018

L'intrusa

anno: 1955   
regia: MATARAZZO, RAFFAELLO    
genere: drammatico    
con Amedeo Nazzari, Lea Padovani, Andrea Checchi, Cesco Baseggio, Pina Bottin, Nico Pepe, Nando Bruno, Piero Palermini, Rina Morelli, Oscar Andriani, Ada Colangeli, Franca Dominici, Lia Lena, Amalia Pellegrini, Paola Quattrini    
location: Italia
voto: 7    

Un valente e rispettabilissimo medico di provincia (Nazzari), che non ha ancora superato il trauma per la tragica morte dell'amatissima fidanzata, salva dal suicidio Luisa (Padovani), una donna di cui riesce a prendersi cura, facendo in modo che abbia un posto nella scuola locale e infine sposandola. Ma un giorno il destino bussa alla loro porta proprio sotto le fattezze del mascalzone che aveva rovinato la vita di Luisa (Checchi), la quale deve ripercorrere ancora la pena per la perdita del figlio che portava in grembo.
È un melodrammone targato Matarazzo al cento per cento quello che il regista romano ha tratto da La moglie del dottore, di Silvio Zambaldi. I topoi del suo cinema ci sono tutti: la maternità, il ritorno del passato, la battaglia contro il pregiudizio. A questi, Matarazzo aggiunge stavolta un venatura comica affidata soprattutto ai personaggi della governante e del prete: un tocco che stempera il finale in crescendo, costruito su una successione di colpi di scena.    

domenica 15 aprile 2018

Una questione privata

anno: 2017       
regia: TAVIANI, PAOLO    
genere: guerra    
con Luca Marinelli, Lorenzo Richelmy, Valentina Bellè, Francesca Agostini, Jacopo Olmo Antinori, Antonella Attili, Giulio Beranek, Mario Bois, Marco Brinzi, Fabrizio Colica, Mauro Conte, Fabrizio Costella, Lorenzo Demaria, Andrea Di Maria, Guglielmo Favilla, Anna Ferruzzo, Giuseppe Lo Piccolo, Vincenzo Nemolato, Tommaso Maria Neri (Tommaso Neri (II)), Alessandro Sperduti, Francesco Testa, Francesco Turbanti, Josafat Vagni, Francesco Paulucci, Margherita Gallian, Luca Tanganelli, Elena Sala, Alessandro Bertoncini, Jacopo Crovella, Cristian Mazzotta, Lorenzo Massa, Francesco Durando, Luca Cesa, Federico Palumeri, Edoardo Chiabolotti, Gianluca D'Ercole, Matteo Davide    
location: Italia
voto: 2,5    

Parte da un romanzo incompiuto di Beppe Fenoglio (e già lì…) il film che vede per la prima volta Paolo Taviani da solo in cabina di regia (il fratello più anziano, Vittorio - che pure ha collaborato alla sceneggiatura - è impedito da una malattia). E rivela ancora il cinema dei fratelli toscani per quello che è: un cinema d'essai, buono per i cineforum e i festival ad alto tasso di sussiego, ma terribilmente vecchio, sorpassato, incapace di inventiva. In Una questione privata manca tutto: un'idea di racconto, la direzione degli attori (a cominciare da Luca Marinelli, spaesatissimo, quasi in trance, che farfuglia spesso parole incomprensibili, forse per nascondere il birignao legato ai suoi natali romani), quel minimo di effetti speciali che ci si aspetterebbe da un'opera da Festival (con le sparatorie lasciate fuori campo o filmate in campo lunghissimo, relegate all'allusione del suono), il minimo sindacale di realismo che una storia come questa richiederebbe. Già, perché la questione privata del titolo rimanda alla brusca sterzata nella vita di Milton (Marinelli), giovane guerrigliero resistenziale che, durante i preparativi per un'azione bellica, finisce nei pressi dell'abitazione di Fausta (Bellè), la ragazza amata fino a un anno prima che però teneva in fibrillazione anche il suo amico Giorgio (Richelmy). La custode della casa (Ferruzzo), ormai lasciata vuota, racconta a Milton che tra Giorgio e Fausta c'era del tenero (o, meglio, del duro), a insaputa dello stesso Milton. Il quale, venuto a sapere che il suo vecchio amico è stato fatto prigioniero dai fascisti, cerca di catturare una camicia nera per poter scambiare l'uomo sequestrato con lo stesso Giorgio, e farsi raccontare finalmente la verità.
Ambientato con effetti risibili nella fumanti langhe piemontesi, Una questione privata irrita per l'assoluta irrilevanza conferita alla recitazione che, se può essere tollerabile per i tanti attori improvvisati visti nel film, diventa insopportabile nel caso di Valentina Bellè, che si conferma una miracolata della settima arte. Per il resto, il ritmo è talmente snervante da far percepire l'ora e venti di film per il doppio della sua durata, le inquadrature hanno una fissitudine degna di Roy Andersson e i dialoghi non sono all'altezza di un'opera letteraria dalla quale pure partono.    

domenica 8 aprile 2018

La ruota delle meraviglie (Wonder Wheel)

anno: 2017       
regia: ALLEN, WOODY 
genere: commedia 
con Kate Winslet, Jim Belushi (James Belushi), Justin Timberlake, Juno Temple, Max Casella, Jack Gore, David Krumholtz, Robert C. Kirk, Tommy Nohilly, Tony Sirico, Stephen R. Schirripa (Steven R. Schirripa), John Doumanian, Tom Guiry, Gregory Dann, Bobby Slayton, Michael Zegarski, Geneva Carr, Ed Jewett, Debi Mazar, Danielle Ferland, Maddie Corman, Jacob Berger, Jenna Stern, Michael Striano, John Mainieri    
location: Usa
voto: 4 

Quattro personaggi nella Coney Island degli anni Cinquanta. Una donna al secondo matrimonio (Winslet), con un passato da aspirante attrice e un presente insipido a lavorare come cameriera e a dividere il tetto con un giostraio sbevazzone (Belushi). Quest'ultimo dopo cinque anni rivede la figlia un tempo ripudiata (Temple), che però ha alle calcagna gli scagnozzi del gangster col quale si è sposata in piena incoscienza. La ragazza si invaghisce di un bagnino (Timberlake) che però, senza che lei lo sappia, è anche l'amante del primo dei quattro personaggi. Come andrà a finire?
Con La ruota delle meraviglie possiamo ormai definitivamente congedarci dell'artista ottuagenario che in passato ci ha regalato prodigi a profusione ma che, con la sola eccezione di Match point, nel terzo millennio non ha infilato un solo film degno di nota. In questo caso, nonostante i riferimenti colti ai grandi classici del teatro e alla filosofia, siamo a una scrittura che va per le spicce, serva di un copione che mette in gara due donne diversamente frustrate con il giovanottone di turno (il mediocre cantante Justin Timberlake, presumibilmente nel cast per ingraziarsi il pubblico giovanile). Gratta gratta il mestiere di Allen si vede nelle scenografie d'epoca, nei cromatismi esasperati di Vittorio Storaro, nella capacità di direzione degli attori, ma è davvero troppo poco per un regista del suo calibro.    

giovedì 22 marzo 2018

L'altra metà della storia (The Sense of an Ending)

anno: 2017       
regia: BATRA, RITESH   
genere: drammatico   
con Jim Broadbent, Charlotte Rampling, Harriet Walter, Michelle Dockery, Emily Mortimer, Billy Howle, Joe Alwyn, Freya Mavor, Matthew Goode, James Wilby, Edward Holcroft, Manjinder Virk    
location: Regno Unito
voto: 5   

Tony (Broadbent) è un pensionato separato dalla moglie (Walter), un uomo bisbetico e misantropo che gestisce un piccolo negozio di macchine fotografiche d'epoca. La sua vita procede senza grandi sussulti - il massimo dello sprint arriva nelle occasioni in cui deve accompagnare la figlia (Dockery) ai corsi di preparazione pre-parto - fino a quando non riceve una lettera di una sua fidanzata di gioventù, che annuncia una piccola eredità e un diario come lascito. Tony si mette in contatto con la sua ex (Rampling) e scopre gli effetti di un passato a tinte fosche che ha determinato la fine del rapporto con un amico (Alwyn), poi morto suicida.
Per oltre un'ora la regia cuoce a bagnomaria la pazienza dello spettatore, alludendo a qualcosa di segreto che scopriremo soltanto in sottofinale. Gioco astuto ma nient'affatto premiante, se si considera la lentezza spossante delle prima parte e l'opacità di personaggi e relazioni che sono cruciali ai fini del racconto. Troppo scritto e forse impossibile da riversare su grande schermo partendo dal romanzo Il senso di una fine di Julian Barnes, il film risente così di un disegno approssimativo ed effettistico dei personaggi (perché la figlia del protagonista vuole avere un figlio da sola? Che relazione esisteva tra l'amico suicida e la madre della ex ragazza di Tony?), abbandonati alla sola abilità degli interpreti, sicchè questo thriller dell'anima stempera proprio quello che vorrebbe essere il suo nucleo centrale: l'inaffidabilità dei ricordi e la ricerca di un senso del proprio passato.    

sabato 27 gennaio 2018

Il cittadino illustre (El ciudadano ilustre)

anno: 2016   
regia: COHN, MARIANO * DUPRAT, GASTON   
genere: drammatico   
con Oscar Martínez, Dady Brieva, Andrea Frigerio (II), Nora Navas, Manuel Vicente, Belén Chavanne, Gustavo Garzón, Julián Larquier (Julián Larquier Tellarini), Emma Rivera, Marcelo D'Andrea, Pablo Gatti    
location: Argentina, Spagna, Svezia
voto. 7,5   

Dopo aver vinto il premio Nobel, lo scrittore argentino Daniel Mantovani (interpretato da Oscar Martinez, Coppa Volpi a Venezia), un uomo che è un mix di disincanto e intelligenza, decide di tornare dopo 40 anni nel natio paese di Salas - quello che ha dato origine e ispirazione a molti dei personaggi dei suoi libri - per una serie di conferenze. Qui viene accolto con apparente riverenza, ma tra viaggi organizzati malissimo e alberghi di quart'ordine. E  siccome nemo propheta in patria, per Mantovani il ritorno a casa si trasforma in un purgatorio durante il quale vengono fuori antiche acrimonie da parte dei suoi concittadini e il disprezzo per quella gente da parte dell'autore.
Cinema di parola che riduce al minimo la sintassi visiva attraverso inquadrature spesso fisse e convenzionali, il film di Gastón Duprat e Mariano Cohn torna a interrogarsi sull'arte (L'artista) con una scrittura elegantissima, curata nel minimo dettaglio, con cui in almeno un paio di occasioni (il discorso del romanziere a Stoccolma e quello in una delle conferenze) si arriva a livelli astrali. Ma è la densità della riflessione - mai intellettualistica - sul senso dell'arte, unita alla complessità del protagonista raccontato, in una chiave che talvolta cede il passo al grottesco, in tutte le sue contraddizioni a fare de Il cittadino illustre un film di assoluta finezza narrativa.    

sabato 20 gennaio 2018

Ammore e malavita

anno: 2017   
regia: MANETTI BROS. (Antonio & Marco Manetti)  
genere: musicale  
con Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Claudia Gerini, Carlo Buccirosso, Raiz, Franco Ricciardi, Antonio Buonuomo, Ivan Granatino, Graziella Marina, Antonio Fiorillo, Lucianna De Falco, Rosalia Porcaro, Pino Mauro, Antonino Iuorio, Andrea D'Alessio    
location: Italia, Usa
voto: 7  

Sobillato dalla moglie (Gerini), il boss camorrista Don Vincenzo, detto 'O re del pesce (Buccirosso), decide di simulare la propria morte mandando al Creatore un suo sosia. Un'infermiera (Rossi) dell'ospedale dove è ricoverato per una pallottola scopre l'inghippo, sicché don Vincenzo sguinzaglia i suoi scherani affinché la donna venga uccisa e non parli. Ma uno di essi è una vecchia fiamma della giovane donna, tutt'altro che disposto ad assassinarla. Ecco allora che si scatena una caccia ai due amanti in fuga.
Il cinema senza confini - di genere, di budget, di location - dei fratelli Manetti approda a un musical in chiave di gangster movie, nel quale vecchi successi canori del passato (tra tutti, quello preso in prestito da Flashdance) vengono miscelati con brani autografi (di Pivio & Aldo De Scalzi), assorbiti a meraviglia in una trama fitta di colpi di scena, che non lesina momenti comici e una parodia sorniona del Gomorra televisivo. Gli unici nei di questo film, che alza ulteriormente l'asticella dell'azzardo cinematografico del cinema di Roberta Torre (Tano da morire, Sud Side Stori), sono la presenza di Claudia Gerini, romana prestata a una napoletanità posticcia, e qualche minuto di troppo (il film dura due ore e un quarto), con parentesi newyorchese fuori misura.    

domenica 31 luglio 2016

Hanna

anno: 2011       
regia: WRIGHT, JOE 
genere: thriller 
con Saoirse Ronan, Eric Bana, Cate Blanchett, Tom Hollander, Jessica Barden, Olivia Williams, Jason Flemyng, Aldo Maland, John MacMillan, Jamie Beamish, Adam Markiewicz, Gudrun Ritter, Vicky Krieps, Tim Beckmann, Álvaro Cervantes, Michelle Dockery, Cyron Bjørn Melville, Martin Wuttke, Mohamed Majd, Sebastian Hülk, Joel Basman    
location: Canada, Germania, Regno Unito
voto: 6 

Hanna (Ronan) è stata cresciuta dal padre (Bana) in mezzo ai ghiacci della tundra canadese. Rimasta orfana di madre, uccisa da un'agente dell'intelligence (Blanchett), la ragazzina si trova invischiata in un intrigo che la costringe a rocambolesche quanto ripetute fughe, durante le quali cerca di dipanare la matassa e capire come possa essere finita in quel pasticcio e chi sia realmente suo padre.
Fantathriller con diversi buchi di sceneggiatura, che concede molto all'azione mettendo al centro della trama una ragazzina programmata biologicamente per non provare paura e capace di usare mirabilmente armi e tecniche di combattimento. Alla lunga, il film di Joe Wright (suoi Espiazione e Anna Karenina) sa di risaputo e l'originalità dello spunto iniziale, con tanto di deviazione nel buddy-movie, si stempera in una prevedibile spy-story con inseguimenti, scazzottate e tanta voglia di vendetta.    

domenica 22 maggio 2016

45 Anni (45 Years)

anno: 2015       
regia: HAIGH, ANDREW   
genere: drammatico   
con Charlotte Rampling, Tom Courtenay, Geraldine James, Dolly Wells, David Sibley, Sam Alexander, Richard Cunningham, Rufus Wright, Hannah Chalmers, Camille Ucan   
location: Regno Unito
voto: 5   

Manca una settimana al festeggiamento dei 45 anni di matrimonio di Geoff (Courtenay) e Kate (Rampling) quando, inaspettata, arriva una lettera. In essa c'è scritto che Katia, la fidanzata di Geoff scomparsa cinquant'anni prima dopo essere precipitata in un ghiacciaio, in Svizzera, è stata ritrovata. L'uomo vacilla al ricordo; Kate viene assalita dal dubbio di avere vissuto un'intera esistenza come una donna di seconda scelta.
Kammerspiel dalla struttura drammaturgica piuttosto elementare (sembra una versione in sedicesimi di Rebecca, la prima moglie) e con qualche concessione di troppo al manierismo, imperniato sulle intermittenze del cuore della protagonista e sull'improvviso rimestamento di una vita intera che pareva complessivamente priva di ombre, 45 anni soffre un eccesso di schematismo: dal ruolo vicario del cane, surrogato dell'assenza dei figli (scopriremo anche perché), al finale telefonato con qualche personaggio di contorno ridotto a macchietta. Ma lo scavo psicologico sulla protagonista ha momenti di grande intensità ed è ricco di sfumature, funzionali a proporre l'interrogativo di fondo del film: possono esistere segreti anche con le persone con cui abbiamo condiviso una vita intera? A rispondere sono due attori premiati entrambi con il massimo alloro al festival di Berlino. Ma la Rampling dà una spanna a Courtenay.    

venerdì 1 aprile 2016

La corte (L'hermine)

anno: 2015       
regia: VINCENT, CHRISTIAN 
genere: drammatico 
con Fabrice Luchini, Sidse Babett Knudsen, Eva Lallier, Corinne Masiero, Sophie-Marie Larrouy, Fouzia Guezoum, Simon Ferrante, Moundy (Abdallah Moundy), Serge Flamenbaum, Emmanuel Rausenberger, Gabriel Lebret, Salma Lahmer, Victor Pontecorvo, Candy Ming, Michael Abitbout, Jennifer Decker, Hélène Van Geenberghe, Claire Assali, Chloé Berthier    
location: Francia
voto: 6 

Michel Racine (Luchini) è il presidente di una Corte d'assise penale, noto come "il giudice a due cifre": inflessibile, algido, misantropo, le sue sentenze non vanno mai sotto i dieci anni. In aula si dibatte il caso di una bambina di 7 mesi morta presumibilmente per dei calci alla testa; sul banco degli imputati il suo giovane padre, uno con la fedina penale non proprio immacolata; tra i membri della giuria popolare, casualmente, la donna (Knudsen) che il giudice amò segretamente anni prima, quando venne ricoverato in seguito a un incidente. Fra i due Cupido potrebbe tornare a scoccare le sue frecce.
Film sul tema dell'incompiuto: incompiuto il processo, incompiuto l'amore, incompiuta la separazione dalla moglie, incompiuti i pregiudizi dei colleghi del giudice sulle sue presunte notti brave. Il regista Christian Vincent, reduce dal successo del precedente melò La cuoca del presidente, procede per sottrazione, costruendo un dramma giudiziario - con inevitabili rimandi a La parola ai giurati - a sfondo sentimentale, nel quale i dettagli (l'influenza, gli anfibi), le ripetizioni ("signor presidente, non signor giudice!" oppure "io non ho ucciso") e l'inespresso (i rancori e le gelosie, gli amori inconfessati) sono l'humus sul quale germoglia una messa in scena scarnificata ma alla lunga anche ripetitiva. Per Fabrice Luchini un ruolo che ricorda quello che interpretò in Confidenze troppo intime e che, in questa occasione, gli ha fruttato la Coppa Volpi a Venezia.    

sabato 12 marzo 2016

Regali da uno sconosciuto - The Gift

anno: 2015       
regia: EDGERTON, JOEL
genere: giallo
con Jason Bateman, Rebecca Hall, Joel Edgerton, Allison Tolman, Busy Philipps, Beau Knapp, Wendell Pierce, David Denman, Katie Aselton, Tim Griffin, Adam Lazarre-White, Mirrah Foulkes, Nash Edgerton, David Joseph Craig, Susan May Pratt, P.J. Byrne, Felicity Price    
location: Usa
voto: 5,5

Lasciata Chicago per cambiare aria dopo avere perso l'attesissimo figlio prima della nascita, Robyn (Hall) e Simon (Bateman) tornano nella città natale di quest'ultimo. Il quale ritrova Gordon (Edgerton), un compagno di studi dei tempi del liceo. Sulle prime il vecchio compagno di studi si dimostra accogliente e premuroso (anche troppo), poi i suoi modi stravaganti diventano equivoci fino a generare nella coppia il sospetto di essere vittime di un'ossessione. Ma Simon ha i suoi scheletri nell'armadio e la verità è ben altra, nascosta nelle pieghe degli anni.
Esordio alla regia per l'attore Joel Edgerton (già interprete di film come Zero Dark Thirty, Il Grande Gatsby e Black mass), che confeziona una miscela filmica ad alto tasso di suspense che sta tra Le verità nascoste, La terrazza sul lago, Niente da nascondere e The box. Fiacchissimo e ripetitivo nella prima parte, il film si accende nella seconda, quando va a rovistare nell'inconscio dei protagonisti con il (parziale) ribaltamento del rapporto tra buoni e cattivi in una chiave che trova nel bullismo il suo tema portante. Tutto assolutamente implausibile, con sceneggiatura scritta a colpi d'accetta e finale semiaperto.    

domenica 14 giugno 2015

The Gunman

anno: 2015       
regia: MOREL, PIERRE
genere: thriller
con Sean Penn, Idris Elba, Ray Winstone, Mark Rylance, Jasmine Trinca, Peter Franzen, Javier Bardem, Daniel Westwood, Melina Matthews, Deborah Rosan, Jorge Leon Martinez
location: Gibilterra, Repubblica Democratica del Congo, Regno Unito, Spagna
voto: 6

Jim Terrier (Penn) ha sulla coscienza l'assassinio del ministro delle miniere congolese, compiuto per conto di una multinazionale collusa col governo americano e intenzionata a mettere le mani sui preziosi giacimenti dei paesi in via di sviluppo. Deciso a redimersi scavando pozzi d'acqua per gli indigeni proprio in Congo, a otto anni di distanza Jim riceve la sgradita visita del proprio passato oscuro, sotto forma di sicari decisi a fare sparire lui e tutte le prove che l'uomo ha raccolto e custodito. Da quel momento, tra Inghilterra, Spagna e Gibilterra, inizia un'implacabile caccia all'uomo.
Diretto col consueto stile muscolare da Pierre Morel (Taken), a dispetto di alcuni meriti The gunman indispettisce per tre motivi: il primo è la sovraesposizione dei bicipiti del protagonista, che sfoggia una presenza fisica invidiabile fotografata con eccesso di pose scultoree a beneficio del gentil sesso. Il secondo motivo è la presenza di Jasmine Trinca in un cast internazionale di tutto rispetto. Se non avessimo visto recitare Valeria Marini a fianco di un Alberto Sordi ormai stanco e rincoglionito in Incontri proibiti, non crederemmo ai nostri occhi e, ancor di più, alle nostre orecchie: l'attrice romana dimentica che il set di La meglio gioventù e Miele sono ormai archiviati e conserva sempre un'unica espressione accigliata, che coniuga con l'inarginabile inflessione romanesca. Infine, il messaggio contro le multinazionali doppiogiochiste e i governi corrotti sembra appiccicato a forza dalla mano che il liberal e progressista Penn ha messo sul copione, ma che non calza affatto con il resto del film, tutto tarato sull'action movie più spericolato.
Quanto al resto, il copione ripropone il modello del castigamatti attempato con qualche accento à la Jason Bourne, in linea con gli stilemi della scuola Luc Besson, condito con scene truculente e qualche impennata, come nel montaggio della sparatoria durante la corrida.    

sabato 14 marzo 2015

London Boulevard

anno: 2011   
regia: MONAHAN, WILLIAM
genere: gangster
con Colin Farrell, Keira Knightley, David Thewlis, Anna Friel, Ben Chaplin, Ray Winstone, Eddie Marsan, Sanjeev Bhaskar, Stephen Graham, Ophelia Lovibond, Jamie Campbell Bower
location: Regno Unito
voto: 6,5

Appena uscito dalla galera, Mitch (Farrell) si mette in cerca di un lavoro pulito. Gli viene così offerta l'occasione di fare la guardia del corpo di un'attrice (quel monumento all'anoressia che è la terribile Keira Knightley), rinchiusa nel suo villone assediato dai paparazzi, in preda a un esaurimento nervoso e controllata a vista da un tossico borderline e nichilista (Thewlis). Ma un boss ultrasadico (Winstone) pretende i favori di Mitch, per il quale sarà difficile mantenersi fuori dal quel giro.
Al suo esordio dietro la macchina da presa dopo avere scritto sceneggiature come  Le crociate, The Departed e Nessuna verità, William Monahan dirige un gangster movie anomalo, straniante, nel quale la violenza, pur efferata, rimane sempre fuori campo. La traiettoria del gangster buono segue un percorso che irrompe in una zona che sta tra il grottesco e il metafisico, con spargimento di relazioni e personaggi anodini (il paparazzo con gli occhiali da sole, il mendicante finto cieco, il killer serbo) in un quadro drammaturgico ellittico ma avvincente.    

venerdì 23 gennaio 2015

John Wick

anno: 2014       
regia: STAHELSKI, CHAD
genere: gangster
con Keanu Reeves, Michael Nyqvist, Alfie Allen, Willem Dafoe, Dean Winters, Adrianne Palicki, Omer Barnea, Toby Leonard Moore, Daniel Bernhardt, Bridget Moynahan, John Leguizamo, Ian McShane, Bridget Regan, Lance Reddick, Keith Jardine, Tait Fletcher, Kazy Tauginas, Alexander Frekey, Thomas Sadoski, Randall Duk Kim, David Patrick Kelly, Clarke Peters, Kevin Nash, Gameela Wright, Vladislav Koulikov, Munro M. Bonnell, Patricia Squire, Vladimir Troitsky
location: Usa
voto: 7

Da cinque anni John Wick (Reeves) si è ritirato dalla professione di killer a pagamento per rifarsi una vita accanto alla donna che ama. Quella donna muore di cancro e, come regalo postumo, gli regala un cagnetto che dovrebbe fungere da pet therapy. Quando un balordo, figlio del boss malavitoso per il quale John ha lavorato per anni (Nyqvist), gli ammazza la bestiola e gli porta via l'automobile, per John scatta l'ora di dissotterrare l'arsenale che ha in casa per cercare vendetta.
Di film come John Wick, che calano il gangster movie sul tema della vendetta, ne abbiamo visti a bizzeffe, da Furia e Il giustiziere della notte fino ai più recenti - e somiglianti - Parker, Taken, Giustizia privata e Old boy. Questo fumettone girato come un forsennato videogame da due registi (di cui uno soltanto accreditato) che vengono dal mondo delle controfigure ha però una marcia in più, pur non discostandosi affatto dall'impronta da B movie con tanto di supereroe solitario: l'azione è un perfetto mix tra arti marziali, inseguimenti e sparatorie acrobatiche con tanto di caricatori che finiscono quando meno te l'aspetti e a Keanu Reeves, sideralmente lontano dal personaggio del Piccolo Buddha e ormai consegnatosi in pieno all'action, è sufficiente un mimica al minimo sindacale per interpretare il suo uomo nero imbronciato e solitario a servizio di un plot violentissimo, erede della lezione di John Woo.    

domenica 17 agosto 2014

Nottetempo

anno: 2013       
regia: PRISCO, FRANCESCO   
genere: noir   
con Giorgio Pasotti, Nina Torresi, Gianfelice Imparato, Esther Elisha, Antonio Milo, Ivano Castiglione, Riccardo Zinna, Riccardo Capobianco, Chiara Baffi, Valeria Milillo, Samuel Colungi   
location: Italia
voto: 3,5   

Matteo (Pasotti)  salva Assia (Torresi) dopo che quest'ultima è sopravvissuta, unica superstite, a un incidente d'autobus. La ragazza si ostina a pensare che non possa essere il caso: Matteo è proprio l'uomo del quale è segretamente innamorata da anni. Uscita dall'ospedale, nel cercarlo ottiene un passaggio da un comico triste (Imparato) che ha qualche conto da saldare con il passato e con Matteo, il quale vuole riprendersi il figlio che nove anni prima non aveva riconosciuto e la compagna di allora.
Già dal titolo si capisce che le meningi dell'esordiente Francesco Prisco non hanno prodotto un gran fumo: Nottetempo è il classico film "indipendente" con pretese di cinema d'essai. La storia è risaputa, i personaggi sono stereotipati, gli interpreti (con la sola eccezione di Imparato) recitano a livello dilettantistico e Pasotti dimostra ancora una volta che, tartaruga a parte, nel cinema italiano possono recitare cani e porci.    

domenica 29 dicembre 2013

Come un tuono (The Place Beyond the Pines)

anno: 2012       
regia: CIANFRANCE, DEREK
genere: poliziesco
con Ryan Gosling, Craig Van Hook, Eva Mendes, Olga Merediz, Anthony Pizza, Mahershala Ali, John Facci, Ben Mendelsohn, Tula, Penny, Cynthia Pelletier-Sullivan, Mackenzie Trainor, Nicole Califano, Shannon Plumb, Tracey Agustin, Ean Egas, Bob Dieterich, Thomas Mattice, Adam Nowichi, Mark J. Caruso, G. Douglas Griset, Vanessa Thorpe, Gail Martino, Brian Smyj, Bradley Cooper, Dorothy Rutherford, Paul Steele, Gabe Fazio, Rose Byrne, Travis Jackson Campbell, Trevor Jackson Campbell, Harris Yulin, Jan Libertucci, Robert Clohessy, Bruce Greenwood, Subrina Dhammi, Heather Chestnut, Greta Seacat, Ray Liotta, Luca Pierucci, Jessica Layton, James J. Gleason, Patrick Husted, Emory Cohen, Joe B. McCarthy, Jefrey Pollock, Lynette Howell, Sarah Curcio, Dane DeHaan, Ephraim Benton, Mark McCracken, Adriel Linyear, Kevin Green, Jennifer Sober, Melissa Mills, Alex Pulling, Dante Shafer, Kayla Smalls, Frank J. Falvo, Leah Bliven, Whitney Hudson, Breanna Dolen, Hugh T. Farley, Michael Cullen
location: Usa
voto: 7,5

Quando viene a sapere di essere diventato padre della donna (Mnedes) che nel frattempo si è messa con un altro, Luke (Gosling) decide che è tempo di cambiare vita, arrotondando con qualche rapina l'attività di motociclista circense assai poco remunerativa. Così, forse, potrà riguadagnarsi la riconoscenza della sua ex e l'affetto del neonato. Ma l'ultima rapina finisce male: a ucciderlo, durante un inseguimento a piedi, è un poliziotto (Cooper) che nel giro di poche ore passa dalla gloria al rischio della sanzione disciplinare. Quello stesso poliziotto anni più tardi diventa procuratore distrettuale e mira ai piani alti della politica, mentre suo figlio (DeHaan) si fa di stupefacenti di ogni sorta e frequenta la stessa scuola del figlio di Luke.
Dopo il riuscito Blue Valentine, Derek Cianfrance si conferma cineasta di livello con un film che distribuisce salomonicamente il peso della pellicola tra i due protagonisti, affidando il terzo movimento dell'opera alla nemesi che investe i due figli, in una storia dal linguaggio visivo inusuale (molti piani sequenza e riprese in soggettiva, montaggio lontano dall'estetica da videoclip che ormai domina a Hollywood), dallo sviluppo piuttosto classico e dal solido impianto di sceneggiatura.    

lunedì 21 novembre 2011

L'immortale (L'immortel)

anno: 2010   
regia: BERRY, RICHARD
genere: gangster
con Jean Reno, Kad Merad, Jean-Pierre Darroussin, Marina Foïs, Luc Palun, Richard Berry, Joey Starr, Dominique Thomas, Martial Bezot, Daniel Lundh, Joséphine Berry, Max Baissette de Malglaive, Gabriella Wright, Fani Kolarova, Claude Gensac, Venantino Venantini, Moussa Maaskri, Catherine Samie, Jessica Forde, Philippe Magnan
location: Francia
voto: 6

Marsiglia come Napoli e Palermo. Mafia, droga, sporchi giri d'affari, corruzione. Charly Matteï (Reno) non ne vuole sapere più di questo ciarpame e vorrebbe starsene in pace con la sua famiglia. Ma il passato ritorna e nel chiuso di un grande parcheggio gli sgherri di Tony Zacchia (Merad) lo crivellano di colpi. Non bastano una ventina di proiettili a finirlo: l'uomo si ristabilisce e pianifica la sua vendetta contro quello che era l'amico di un tempo.
Richard Berry frulla il modello Hollywoodiano stile Ronin con il bessoniano Leon (che infatti è qui in veste di produttore), entrambi con Jean Reno nel ruolo da protagonista. Il killer dal cuore tenero (la piantina da salvare a tutti i costi in Leon, qui l'opera lirica) si fa in quattro per la famiglia, non tollera il tradimento nell'amicizia e procede come un carro armato per concretizzare il suo obiettivo. Violentissimo, girato e montato con un occhio al videoclip e l'altro al piazzamento virtuosistico della macchina da presa, il film tratto dall'omonimo romanzo di Franz-Olivier Giesbert è un buon prodotto di genere che non aggiunge nulla a film come L'uomo dal braccio d'oro, L'uomo dalla due ombre o A history of violence.    

sabato 27 agosto 2011

L'uomo dal braccio d'oro (The man with the golden arm)

anno: 1955   
regia: PREMINGER, OTTO  
genere: drammatico  
con Frank Sinatra, Eleanor Parker, Kim Novak, Arnold Stang, Darren McGavin, Robert Strauss, John Conte, Doro Merande, George E. Stone, George Mathews, Leonid Kinskey, Emile Meyer, Martha Wentworth, Will Wright, Shorty Rogers, Ernest Raboff, Frank Marlowe, Shelly Manne, Ralph Neff, Harold 'Tommy' Hart, Paul E. Burns  
location: Usa
voto: 4

Il braccio d'oro è quello nel quale entra l'ago di una siringa, quello che con abilità sopraffina sa pescare le carte giuste in un mazzo, quello che serve a percuotere le pelli di una batteria nella speranza di poter finalmente avere una vita normale. È il braccio di Frank (Sinatra), che vorrebbe rifarsi una vita ma che viene risucchiato nel vortice delle cattive compagnie dalle quali non riesce a disfarsi e che per giunta ha una moglie (Parker) che si finge paraplegica e che non ne vuole sapere che lui si cerchi un lavoro onesto. Ma l'amore per una vecchia fiamma (Novak) potrà più di quanto non possano le brutte abitudini e a Frank alla fine quel braccio servirà per fare il gesto dell'ombrello alla moglie.
Il film di Preminger è stato uno dei primi ad affrontare il problema della droga in maniera tanto esplicita. Lo fa tirando insopportabilmente per le lunghe il racconto, innestando registri comici e innervature poliziesche ma mettendo a dura prova la credibilità della storia.