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lunedì 18 marzo 2019

Una giusta causa (On the Basis of Sex)

anno: 2019       
regia: LEDER, MIMI    
genere: biografico    
con Felicity Jones, Armie Hammer, Kathy Bates, Justin Theroux, Sam Waterston, Cailee Spaeny, Jack Reynor, Stephen Root, Chris Mulkey    
location: Usa
voto: 6    

Negli anni '50 Ruth Bader Ginsburg (Jones) fu una delle prime donne ad essere accettate nel corso di laurea in giurisprudenza ad Harvard, diventandone anche una delle migliori laureate della sua epoca. Moglie e madre disposta a qualsiasi sacrificio e dalle inesauribili energie, Ruth si diede da fare moltissimo per ridurre le disuguaglianza di genere in ambito privato e lavorativo, combattendo una fierissima crociata contro un sistema costituzionale e giudiziario vieto e parruccone. Il film di Mimi Leder - che sui nostri schermi non si vedeva dal lontano 2001 (Un sogno per domani) - racconta la vera storia di questa eroina femminista che fu anche la prima donna a sedere tra i giodici della Corte Suprema durante l'amministrazione Clinton, attraverso un biopic convenzionale, dall'impianto classificassimo, piuttosto debordante nei tempi e affidato soprattutto alla parola: non solo quella esercitata nei tribunali, ma anche quella domestica, delle schermaglie tra madre e figlia, quella dei confronti a testa alta contro gli accademici di Harvard e via dicendo. Un film dai contenuti encomiabili, affidato a un'attrice dallo scarso carisma come Felicity Jones, che tutti ricordano nella moglie paziente e devota di Stephen Hawking ne La teoria del tutto.    

martedì 25 agosto 2015

Mad Max: Fury Road

anno: 2011   
regia: MILLER, GEORGE   
genere: fantascienza   
con Tom Hardy, Charlize Theron, Nicholas Hoult, Hugh Keays-Byrne, Josh Helman, Nathan Jones, Zoë Kravitz, Rosie Huntington-Whiteley, Riley Keough, Abbey Lee, Courtney Eaton, John Howard, Richard Carter, Iota, Angus Sampson, Jennifer Hagan, Megan Gale, Melissa Jaffer, Melita Jurisic, Gillian Jones, Joy Smithers, Antoinette Kellermann, Christina Koch, Jon Iles, Quentin Kenihan, Coco Jack Gillies, Chris Patton, Stephen Dunlevy, Richard Norton, Vincent Roxburgh, John Walton, Ben Smith-Petersen, Russ McCarroll, Judd Wild, Elizabeth Cunico, Rob Jones, Greg van Borssum, Sebastian Dickins, Darren Mitchell, Crusoe Kurddal, Shyan Tonga, Cass Cumerford, Albert Lee, Riley Paton, Ripley Voeten, Macyn Van Borssum, Hunter Stratton Boland, Nathan Jenkins, Fletcher Gill, Whiley Toll    
location: Australia
voto: 6   

In uno scenario apocalittico, con la terra ridotta a un gigantesco deserto, Max (Hardy), uomo solitario perseguitato dai rimorsi, si unisce a un gruppo di donne guidato da Imperatrice Furiosa (Theron) le quali, a bordo di una gigantesca autocisterna, stanno fuggendo da Immortan Joe (Keays-Byrne), il tiranno che vuole le ragazze per poterle ingravidare.
A trent'anni di distanza, George Miller torna sulla sua creatura preferita con un film che sembra un interminabile videogame, un incubo allucinato nel quale il registro grottesco e l'iperbole continua fanno da sfondo a un unico, infinito inseguimento, un western postmoderno con macchine futuristiche e camion fantascientici al posto dei cavalli e della diligenza, pieno zeppo di trovate visionarie realizzate magnificamente e con enorme dispendio di mezzi (più pirotecniche che di computer grafica) e una fotografia ipersatura dalla netta dominante ocra. Blockbuster annunciato, Fury road snocciola una serie di simbolismi talora criptici (dagli incubi del protagonista al postfemminismo), proponendosi come un'opera rock dal ritmo indiavolato, una distopia sulla scarsità dell'acqua (rovescio della medaglia di un'altra grande opera di fantascienza, Waterworld) e sull'umanità divisa in gang, tutti brutti, sporchi e cattivi, freaks dai volti devastati e dagli organi meccanici.    

giovedì 4 giugno 2015

Femen - L'Ucraina non è in vendita (Ukraine Is Not a Brothel)

anno: 2014       
regia: GREEN, KITTY  
genere: documentario  
con Inna Shevchenko, Sasha Shevchenko, Anna Hutsol, Oksana Shachko  
location: Ucraina
voto: 2  

Dal 2008 le Femen, un gruppo di ragazze ucraine, manifesta contro il turismo sessuale e lo sfruttamento dell'immagine delle donne attraverso coreografie in topless. Queste amazzoni quasi tutte altissime e assai magre cercano di riposizionare l'iconografia femminile in un quadro antimachista e contro il regime dispotico di un Paese che, dopo il crollo dell'Unione Sovietica, a partire dagli anni '90 ha fatto registrare una situazione economica drammatica che ha indotto molte donne alla prostituzione.
La maggior parte dei sit in delle Femen si svolgono a Kiev, ma non sono mancate manifestazioni in Turchia, contro Erdogan e il regime islamico, né contro quel puttaniere di Berlusconi. La scena è quasi sempre la stessa: loro si presentano in piazza a seno nudo e con dei cartelloni che riportano alcuni slogan elementari e i poliziotti - generalmente in rapporto di 6/7 uomini contro una donna - le ammanettano e le caricano sul blindato. Colpiscono due aspetti di queste manifestazioni: il fatto che tutto sembri terribilmente posticcio, un copione sempre identico a sé stesso che per ottenere la giusta risonanza mediatica fa ricorso al nudo, incoraggiando così il pregiudizio di quella parte di popolazione che già le addita come prostitute. Ma il fenomeno più contraddittorio è un altro: dietro tutto questo c'è un uomo, un tale Victor, l'ideologo che le manette ai polsi non sa neppure cosa siano. Lui orchestra; loro - a quasi totale digiuno da qualsiasi idea di femminismo - eseguono. Dire che il documentario è rozzo è un eufemismo. Si concentra sulle interviste a 4 delle maggiori esponenti delle Femen, raccoglie pochissime immagini di repertorio - nelle quali colpisce il fatto che le loro irruzioni in pubblico siano annunciate con tale anticipo che puntualmente è presente uno stuolo di fotografi, nemmeno fossimo alla Croisette -, non documenta, non ricostruisce, non spiega. E alle Femen, dotate di tante buone intenzioni, rende un pessimo servizio, restituendo l'idea di un gruppetto di fanatiche teatranti.    

domenica 21 luglio 2013

Ribelle - The Brave

anno: 2012       
regia: ANDREWS, MARK * CHAPMAN, BRENDA
genere: animazione
con le voci di Anna Mazzamauro, Enzo Iacchetti, Giobbe Covatta, Shel Shapiro, Rossa Caputo
location: Regno Unito
voto: 5

Stufa delle regole impartita dalla madre, regina scozzese, che arriva a imporle anche un fidanzato sulla base di alcune prove di abilità e forza fisica, Merida si rivolge a una strega per far sì che la mamma cambi atteggiamento. Ma le cose imboccano la strada sbagliata e la madre viene trasformata in un orso e scambiata per lo stessa belva gigantesca che anni prima amputò la gamba a suo padre. Quest'ultimo, nemmeno a dirlo, sta aspettando il momento della vendetta.
Dopo aver inanellato una serie di film d'animazione piuttosto riusciti (Wall-e, Up, Cattivissimo me), la Pixar inciampa alla stregua della Dreamworks su un orso (Kung Fu panda era debolissimo), puntando tutto sulla veste grafica e dimenticando la storia. Se è vero che i capelli rossi della giovane protagonista protofemminsta possiedono un realismo che ha del miracoloso, è altrettanto vero che la trama non riesce andare oltre ai soliti racconti di vecchie streghe cattive, boschi che fanno paura e banali conflitti generazionali. Con una morale d'accatto che suggerisce di seguire il proprio cuore.    

mercoledì 15 agosto 2012

Vogliamo anche le rose

anno: 2008   
regia: MARAZZI, ALINA  
genere: documentario  
con le voci di Anita Caprioli, Teresa Saponangelo, Valentina Carnelutti  
location: Italia
voto: 5

Al suo secondo documentario per il grande schermo il trucco di Alina Marazzi è sempre lo stesso: recuperare un bel po' di materiale d'archivio e farci il film. Solo che stavolta, a differenza del precedente Un'ora sola ti vorrei, l'omaggio non è riservato a una sola donna, ma a tutte le donne. Si tratta di un'operazione che assembla i diari d'epoca di tre ragazze degli anni sessanta e settanta - chi con problemi di sessuofobia, chi con quelli di relazione e di aborto, chi con il tentativo di trovare una dimensione ottimale nel Movimento - mescidati con immagini di repertorio e qualche geniale animazione di stampo dadaista (merito di Cristina Seresini). Se ne ricava un amalgama insipido declinato secondo le antinomie tra pubblico/privato, nord/sud, orgasmo vaginale/orgasmo clitorideo, coppia/divorzio, in un bigino nel quale si fatica a rintracciare le parti originali e che peraltro vira talmente sul privato e l'intimista dei tre racconti da rendere impossibile, a chi non sappia nulla di quella stagione di antagonismi e tensioni sociali che fu il femminismo militante (quello di via del Governo vecchio, per intenderci), capire cosa quest'ultimo abbia realmente rappresentato. Merito ai documentaristi dell'epoca per avere raccolto la testimonianza di quanto opportunisti e sciovinisti fossero molti militanti di sinistra, i quali - forti degli slogan sulla liberazione dei corpi - non perdevano occasione per procacciarsi ciò che più li interessava, altrimenti giù ingiurie contro le donne "piccolo borghesi, represse e anche frigide".    

mercoledì 13 giugno 2012

La costola di Adamo (Adam's rib)

anno: 1949       
regia: CUKOR, GEORGE  
genere: commedia  
con Spencer Tracy, Katharine Hepburn, Judy Holliday, Tom Ewell, David Wayne, Jean Hagen, Hope Emerson, Eve March, Clarence Kolb, Emerson Treacy, Polly Moran, Will Wright, Elizabeth Flournoy  
location: Usa
voto: 5,5

Partenza da thriller: una donna (Holliday) pedina il marito (Ewell) fino a quando non lo coglie con le mani… su un'altra donna. E fa fuoco con la pistola. Il caso, che appare semplicissimo, finisce in tribunale dopo che l'uomo è scampato miracolosamente alla morte. A difenderlo c'è un navigato avvocato (Tracy). Il problema è che a prendere le parti della mancata assassina c'è la moglie dell'avvocato (Hepburn): in aula i due - che pure nella vita si amano moltissimo - faranno scintille.
Cukor parte con l'acceleratore a tutto gas, affida il volante a due piloti di razza come Tracy e la Hepburn e poi lascia che la commedia proceda in folle. I duetti della coppia protagonista sono impagabili, la trovata di un confronto sulla parità di diritti gioca bene la carta del femminismo ma lo spunto narrativo sembra un po' troppo forzato e la soluzione trovata sul finale una pezza malmessa.    

lunedì 11 luglio 2011

Potiche - La bella statuina

anno: 2010       
regia: OZON, FRANÇOIS  
genere: commedia  
con Catherine Deneuve, Gérard Depardieu, Fabrice Luchini, Karin Viard, Judith Godrèche, Jérémie Renier, Sergi López, Évelyne Dandry, Bruno Lochet, Elodie Frégé, Gautier About, Jean-Baptiste Shelmerdine, Noam Charlier, Martin De Myttenaere, Yannick Schmitz, Christine Desodt, Jean-Louis Leclercq, Alexandre Chaidron, Anne Carpriau, Nathalie Laroche, John Flanders, Pierre Barillet, Sandrine Laroche, Muriel Hobé, Jacqueline Delmarche, Denyse Schwab, Catherine Déry, Yvan Coene, Hervé Dubois  
location: Francia
voto: 2

L'emancipazione femminile, soprattutto quella all'interno delle mura domestiche, ha una lunga storia dall'andamento sinusoidale. Ne sa qualcosa Suzanne Pujol (Devenuve), bella statuina che ha lasciato al marito fedifrago, dispotico e maneggione (Luchini) le redini dell'azienda paterna dove si producono ombrelli. Quando gli operai mettono quest'ultimo dinanzi a una grossa grana, l'uomo si dimostrerà incapace di gestire la situazione tanto da ammalarsene e da dover lasciare provvisoriamente il testimone alla moglie, che invece si mostra perfettamente all'altezza delle aspettative contro ogni previsione.
Ambienti ultraborghesi fanno da sfondo a questa insulsa commedia tratta da una pièce di Barillet e Grédy e ambientata negli anni '70, un misto tra l'estetica da fotoromanzo e la collana di cliché sulla subalternità femminile. Rimane il fatto che i francesi stanno all'umorismo come Giuliano Ferrara sta all'anoressia.    

mercoledì 29 giugno 2011

We Want Sex

anno: 2010       
regia: COLE, NIGEL 
genere: storico 
con Sally Hawkins, Bob Hoskins, Miranda Richardson, Geraldine James, Rosamund Pike, Andrea Riseborough, Daniel Mays, Jaime Winstone, Kenneth Cranham, Rupert Graves, John Sessions, Roger Lloyd-Pack, Richard Schiff 
location: Regno Unito
voto: 5

Peccato. Peccato che una controversia di importanza epocale sui diritti del lavoro e sulla parità tra uomini e donne venga trasformata in una commedia agrodolce che tanto somiglia a un polpettone. Eppure Nigel Cole, avvezzo a trattare temi ponderosi con sguardo leggero - come aveva già fatto ne L'erba di Grace - avrebbe avuto tutta la materia prima a disposizione per fare, di quei giorni di lotta operaia del 1968, un film memorabile. Ken Loach ci sarebbe riuscito; Cole invece parte dalla vicenda di una di quelle operaie impiegate presso uno stabilimento inglese della Ford, alloggiata con le altre in una fabbrica-pollaio dove si cuciono i rivestimenti per i sedili delle auto, per raccontarci l'irresistibile ascesa di un gruppo di lavoratrici semplici ma determinatissime e compatte, che a suon di scioperi arrivarono a dettare al ministro del lavoro britannico (una donna) le condizioni di quella che nel giro di due anni sarebbe diventata una legge che avrebbe fatto da volano per il resto del continente. D'altronde siamo o non siamo nella patria della suffragette? Ammiccante fin dal titolo, specchietto per le allodole che nel film trova una spiegazione in uno striscione beffardo (a We want sex manca "equality"), il film è tutto una carineria, una lacrimuccia, un disseminare indizi stereotipati, ancorché sacrosanti, sull'arretratezza di una società ancora profondamente sessista.    

domenica 13 agosto 2000

Il mondo secondo Garp (The world according to Garp)

anno: 1982   
regia: HILL, GEORGE ROY 
genere: commedia 
con Robin Williams, Mary Beth Hurt, Glenn Close, John Lithgow, Swoosie Kurtz, Peter Michael Goetz, Amanda Plummer, Hume Cronyn, Jessica Tandy, James McCall, Kate McGregor-Stewart, Ian MacGregor  
location: Usa   
voto: 7,5


Quali sono state le aberrazioni del femminismo? Prova a raccontarcerlo John Irving, autore del romanzo omonimo sul quale si basa il film di George Roy Hill sceneggiato da Steve Tesich (già autore dell'ottimo All american boys), che travestendo da commedia la storia di T.S.Garp (Robin Williams) rovescia la prospettiva da clima "politicamente corretto" provando a vedere quali danni provocano femminismo e sessuofobia sul maschio. Garp (Robin Williams) nasce dall'unica copula che sua madre Jenny Fields (Glenn Close) ha con un moribondo in ospedale, presso il quale presta servizio da infermiera. La donna lo cresce con apprensione, ne traccia le scelte una volta adulto, paga per lui una prostituta e lo guarda storto se lo pesca con l'occhio concupiscente rivolto a qualche ragazza. La sessuofobia materna si trasforma ben presto in pagliacciata ideologica, con tanto di reclutamento delle frange più estreme del femminismo in una specie di comunità autarchica. Il figlio cresce ribaltando i ruoli in famiglia e trasformandosi nel mammo di casa. Ma per entrambi il destino è segnato: mamma Jenny si spinge troppo oltre e finisce sotto il fuoco di qualche vetero-maschilista in occasione di un comizio. Garp sotto quello di colei che fin dall'infanzia gli aizzava contro il cane, la donna che simboleggia la zitella che maschera l'impossibilità di accesso all'uomo da paludamento ideologico. Un film coraggioso e controcorrente, capace di guardare in modo impopolare e in tempi non sospetti a una delle correnti ideologiche che hanno soffiato più forte e non senza danno nel ventesimo secolo.    

sabato 16 maggio 1998

Facciamo paradiso

anno: 1995   
regia: MONICELLI, MARIO  
genere: commedia  
con Margherita Buy, Lello Arena, Aurore Clement, Philippe Noiret, Moni Ovadia, Dario Cassini, Gianfelice Imparato, Mattia Sbragia, Renato Fornasari, Enrico Beruschi, Barbara Maricano, Sabrina Paravicini, Ubaldo Carosi, Micha Michel Sennfors  
location: Italia
voto:7,5

La vita di Claudia Bertelli (Margherita Buy) è la cartina di tornasole di sessant'anni di storia italiana, dal 1949 al 2011. Nata in una agiatissima famiglia meneghina, dopo gli studi in Inghilterra a 18 anni Claudia imbocca la strada dell'università, partecipa al movimento del '68, diventa una sostenitrice del femminismo, mette al mondo un primo figlio, nero, al quale non sa neppure attribuire la paternità, cerca in un guru (Moni Ovadia) di cui diventerà la moglie un appiglio al proprio bisogno di spiritualità e certezze, fino a quando - e siamo oltre la soglia del 2000 - non erige un villaggio missionario in Mauritania e, infine, entra in una setta spiritualista.
Tacciato, in gran parte a ragione, di ambizioni eccessive, Monicelli mette moltissima carne al fuoco, con una brillante idea di fondo oscurata dall'esubero di materiale. Il grande regista toscano, qui coadiuvato alla sceneggiatura (liberamente tratta dall'opera Vite di uomini non illustri di Giuseppe Pontiggia) da Leo Benvenuti, Piero De Bernardi (insieme fin dagli anni '50 e nei diversi episodi di Fantozzi) e Suso Cecchi D'Amico, volge uno sguardo ironico ed amaro di uomo disincantato di una sinistra che non c'è più a molte delle icone della seconda metà di fine secolo. Frettoloso e trasandato (nelle scene, nei costumi, negli slogan), Facciamo paradiso è tuttavia un film innovatore nello sguardo che getta indietro e davanti, per come spoglia le nostre fantasie di utopisti corrotti dalla società del benessere, abbacinati dai simulacri di uno spirito che non troviamo più.