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mercoledì 5 settembre 2018

Resta con me (Adrift)

anno: 2018       
regia: KORMAKUR, BALTASAR    
genere: dramma catastrofico    
con Shailene Woodley, Sam Claflin, Grace Palmer, Jeffrey Thomas, Tami Ashcraft, Elizabeth Hawthorne, Kael Damlamian, Zac Beresford, Luna Campbell, Siale Tunoka    
location: Tahiti, Usa
voto: 6    

Nell'estate del 1983, a Tahiti, Tami (Woodley), una ragazza solitaria e giramondo che da anni ha lasciato la casa avita di San Diego, incontra Richard (Claflin), navigatore altrettanto solitario che ha percorso le rotte di mezzo mondo. I due si conoscono, si piacciono e quando a lui capita "l'occasione della vita" (condurre un'imbarcazione di grandi dimensioni proprio a San Diego per conto di due facoltosi turisti), decide di raccoglierla, portando Tami con sé. Ma una tempesta nel bel mezzo del Pacifico devasta l'imbarcazione e determina il naufragio della coppia. Dire di più sarebbe uno spoiler servito malignamente al lettore.
Baltasar Kormakur si conferma specialista di film adrenalinici che vanno dai thriller di Contraband e Cani sciolti ai drammi catastrofici come Everest e questo Resta con me. Al genere, il regista di origini islandesi non aggiunge molto: guarda al seminale hitchcockiano di Prigionieri dell'oceano e si affida a tutta la gamma di possibilità offribili alla coppia protagonista, dalle allucinazioni all'uso dei kit di sopravvivenza. Ma il prodotto finale, che comunque ha un buon ritmo ed è tratto da una storia vera, non si discosta da opere dello stesso genere come All is lost, 47 metri, Open Water e Alla deriva.    

giovedì 15 giugno 2017

La memoria dell'acqua (El botón de nácar)

anno: 2015       
regia: GUZMAN, PATRICIO   
genere: documentario   
location: Francia, Cile, Spagna
voto: 4   

I mammasantissima del cinema, quelli sempre bene informati, dicono che il settantaquattrenne cileno Patricio Guzman, una vita passata in esilio dal "suo" Cile dopo il colpo di stato di Pinochet, è uno dei migliori documentaristi al mondo. Sarà… La memoria dell'acqua è appena il suo quinto film e prende spunto dal ritrovamento di un bottone (quello del titolo originale) in fondo all'oceano per raccontare la storia di Jemmy Button, l'indigeno che - nell'Ottocento - fu portato dalla Patagonia all'Inghilterra con l'intento di civilizzarlo, salvo poi rispedirlo indietro. Al rientro, l'uomo perse la sua identità dopo avere accettato le avance degli inglesi in cambio di quel famoso bottone di madreperla che gli diede anche il nome. Oggetto che fa da epitome anche alla dittatura di Pinochet, artefice dell'inasprimento della difficile convivenza tra etnie diverse, fustigate dalla dittatura e già in precedenza vittime di forme feroci di colonialismo.
Tutto molto poetico e ispirato, ma terribilmente demodé, con l'appiglio pretestuoso a una metafora corriva come quella della memoria dell'acqua che diventa la matefora di un popolo che non ha dimenticato il suo passato, le difficoltà e i torti subiti. Ritmo lentissimo, voce off soporifera da documentario televisivo anni '50, macchina fissa sugli intervistati alternata a immagini dello spazio da National Geographic rendono questo film appetibile solo a palati raffinatissimi. Il mio non lo è.    

domenica 9 febbraio 2014

All Is Lost - Tutto è perduto

anno: 2013       
regia: CHANDOR, J.C.
genere: avventura
con Robert Redford
location: India, Usa
voto: 5,5

Non importa come si chiama, da dove viene, perché sia finito lì né dove sta andando. Importa che nel mezzo dell'Oceano Indiano è solo contro la natura, più matrigna che madre. La sua imbarcazione, che lui conosce a menadito, si è scontrata accidentalmente contro l'enorme container di una nave cargo finito in mare. Il panfilo comincia a imbarcare acqua; l'uomo, oltre settanta primavere sulle spalle, rabbercia il foro come meglio può; i viveri scarseggiano, le tempeste si alternano a giornate di sole che cuociono la pelle. L'imbarcazione si rovescia, l'acqua potabile è sempre meno: non rimane che proseguire su un canotto, portando il portabile. Tutto sembra perduto.
Dopo il magnifico Margin call, Chandor firma un'opera che è l'opposto della precedente: tanto parlata quella, tanto comprensibilmente limitata a un breve incipit e qualche urlo di disperazione questa; tanto fitta la trama lì, tanto all'osso qui; tanti attori nel precedente film mentre qui ce né uno solo. Sono le grandi scommesse del cinema quando la settima arte si fa impresa estrema: vincerle è questione di dosaggio degli ingredienti. Redford è un attore di medio livello che con gli anni ha perso espressività (troppi lifting?) e gli eventi si susseguono senza grandi colpi di scena: abbastanza per riuscire molto meglio di Wrecked e Buried, ma poco rispetto ad altri film di naufraghi, da Cast away a Vita di Pi.    

giovedì 26 dicembre 2013

Checosamanca

anno: 2007       
regia: BELLOSI, CHIARA * BERRINI, MARCO * CERASUOLO, ENRICO * CRESSATI, FRANCESCO * D'AMBROSIO, ANDREA * FERGNACHINO, SERGIO * PARENTI, MARTINA * ROHRWACHER, ALICE * ROMAGNA, EMILIA * SEGRE, ANDREA * ZUCCHI, NICOLA 
genere: documentario 
location: Italia
voto: 4,5

Che cosa manca al Paese Italia provano a raccontarcelo alcuni giovanissimi registi che girano lo stivale da Nord a Sud a caccia dei problemi che coinvolgono direttamente la popolazione del belpaese. Dalla Calabria, dove un ragazzo si costruisce una specie di giardino privato rovistando nella discarica locale, fino alla delibera che approva la costruzione di una zincheria in Veneto, passando per i problemi della sanità, della ricerca, della tutela legale dei meno abbienti, della privatizzazione dell'acqua e altro ancora, gli episodi si susseguono senza soluzione di continuità (forse è per questo che il titolo del film è scritto tutto attaccato), con momenti più interessanti ed altri decisamente ripetitivi, a servizio di un'impronta documentaristica che esprime un appezzabile impegno sociale ma che è ancora fortemente vincolata al bigino di genere e piuttosto acerba.    

domenica 25 agosto 2013

The Impossible

anno: 2012   
regia: BAYONA, JUAN ANTONIO 
genere: dramma catastrofico 
con Naomi Watts, Ewan McGregor, Tom Holland, Samuel Joslin, Oaklee Pendergast, Marta Etura, Sönke Möhring, Geraldine Chaplin, Ploy Jindachote, Jomjaoi Sae-Limh, Johan Sundberg, Jan Roland Sundberg, La-Orng Thongruang, Tor Klathaley, Douglas Johansson, Emilio Riccardi, Vorarat Jutakeo, Karun Konsaman, Nicola Harrison, John Albasiny, Gitte Witt, Bruce Blain, Celicia Arnold, Peter Tuinstra, Esther Davis, Dominic Power, Sarinrat Thomas, Oak Keerati, Wipawee Charoenpura, Laura Power, Kowit Wattanakul, Zoe Popham, Danai Thiengdham, Ronnie Eide, Bonnie Jo Hutchinson, Jean-Loup Pilblad, Frank Gun, Giovani Agresti, Georgina L. Baert, David Bruce, Natalie Lorence, Sverre Golten, Clare Louise Plunkett, Raphaël Dewaerseghers, Pisamai Pakdeevijit, Aratchporn Satead, Jakapong Srichaem, Simon Blyberg, Christopher Alan Byrd, Namfon Pakdee, Georgina Winters, Dina Kiseleva, Tan Demir, Krittanai Youngtrakull, Takashi Hasegawa, Kristen Mandel, Sam Holland, Harry Holland, Mara García García 
location: Thailandia
voto: 5,5

Chissà cosa ci deve essere di nascosto nella biografia personale di Juan Antonio Bayona da indurlo a preoccuparsi tanto della condizione degli orfani. Perché se nel precedente, scadentissimo The Orphanage l'orfanotrofio era lo scenario agghiacciante di una catena di misteri, qui i tre ragazzini americani in vacanza con i propri genitori presso un resort thailandese sfiorano spessissimo la stessa condizione. È il dicembre del 2004 e dal mare arriva lo tsunami che spazzò via interi villaggi. Mamma Maria (Watts) riesce a mettersi in salvo col figlio più grande (Holland), papà Henry (McGregor) si prende fortunosamente cura degli altri due. Comincia allora il calvario per ritrovarsi, senza nemmeno sapere se il resto della famiglia sia rimasto vivo oppure no.
Se la prima mezz'ora appassiona per tensione ed effetti speciali perfettamente riusciti nel ricostruire il disastro, il resto del film è pura pornografia del dolore che gira tutta intorno alla lacrimevole impresa della ricerca, tra barelle di fortuna, stanze di ospedale apparecchiate alla bell'e meglio, corpi maciullati, insopportabile retorica sui valori della famiglia. E tutto si stempera nel più prevedibile dei finali che, ci avvertono le didascalie, è tratto da una storia vera.    

giovedì 18 luglio 2013

The End Of The Line - Al capolinea

anno: 2009   
regia: MURRAY, RUPERT
genere: documentario
location: Canada, Cina, Giappone, Hong Kong, Italia, Lussemburgo, Malta, Perù, Regno Unito, Senegal, Usa
voto: 8,5

Cosa pensereste se nel vostro ristorante di fiducia vi dovesse capitare di trovare nel menù carne di leopardo o di elefante bianco? È la domanda che dovrebbero porsi i tanti consumatori di tonno rosso o di altre specie ittiche in via di estinzione, il cui comportamento d'acquisto è regolato dalla diversa visibilità dei dati (è possibile stimare il numero di pesci che nuotano negli oceani? Qualcuno ci ha provato…). Partendo da un'inchiesta appassionata di Charles Clover, poi diventata un libro, il film di Rupert Murray ci racconta le cause che ormai ci stanno rapidamente portando ad esaurire le potenziali risorse per sfamarci, quelle fornite dal pesce, appunto, che si potrebbero esaurire nel 2048. La prima a salire sul banco degli imputati è la pesca a strascico, che - grazie a tecnologie avanzatissime e a megapescherecci incredibilmente evoluti - riesce a catturare quantità incredibili di pesce a danno dei fondali. Le conseguenze sono molte: dagli squilibri creati dall'azione umana sulla fauna marina (prede che si moltiplicano a dismisura perché mancano i predatori), passando per il disastro avvenuto in Canada nel 1992, quando da un giorno all'altro 40.000 persone si trovarono senza lavoro dopo che il merluzzo fu decimato, proseguendo per la proliferazione di meduse e vermi d'acqua, fino all'effetto serra dovuto al fatto che è dimostrato che le deiezioni dei pesci aiutano a trattenere l'anidride carbonica nel mare. I governi se ne fregano e noi italiani, naturalmente, ci distinguiamo per "astuzia" e spregio delle regole, mandando persino gli aerei a pedinare gli spostamenti dei tonni sopra i cieli di Lampedusa per poi segnalarli ai pescherecci. Se solo si riuscisse a capire che finché la Mitsubishi (avete letto bene: l'azienda che produce automobili e tecnologie) rimarrà la più grande industria nella pesca di tonno rosso al mondo e fino a quando i governi continueranno a non dire nulla sulla concorrenza tra megapescherecci e le piroghe dei pescatori dei paesi del Terzo Mondo, niente potrà cambiare e le riserve ittiche che avrebbero potuto soddisfare il fabbisogno alimentare di una popolazione umana in crescita arriveranno al capolinea.
Merito al regista e ai tanti esperti intervistati per averci segnalato un problema parzialmente nascosto e per averlo fatto con immagini forti e scene di caccia in mare che fanno chiudere lo stomaco.
Da rivedere, sul tema degli scempi compiuti dall'uomo in mare, altri due ottimi documentari: L'incubo di Darwin e The cove.    

mercoledì 29 maggio 2013

Sussurrate con me fontane romane

anno: 2005   
regia: LOMBARDI, GUIDO  
genere: documentario  
con Anna Lajolo (voce)  
location: Italia
voto: 4,5

Il tripudio di splendori artistici della città eterna è tale che le sue moltissime fontane rischiano quasi di passare in secondo piano al confronto dei molti altri capolavori. Plauso, dunque, alla bella idea di Guido Lombardi (alla regia) e Anna Lajolo (alla voce, sulla quale occorre stendere un velo pietoso: sembra una lettrice alle primissime armi) per avere dato il giusto rilievo ai mille modi con cui architetti e ingegneri si sono sbizzarriti nel far scorrere l'acqua a Roma. La capitale è stata infatti per lungo tempo all'avanguardia e i suoi acquedotti portavano acqua per chilometri e chilometri, almeno fino a quando non sono arrivati i barbari, intorno al 500, e hanno messo in ginocchio le riserve idriche della città. Ci sarebbe voluto quasi un millennio prima che Roma potesse tornare agli antichi splendori e prima che potesse annoverare tra le sue bellezze fontane come quella dei fiumi, delle tartarughe, la barcaccia di piazza di Spagna o la fontana di Trevi. Peccato però che il risultato cinematografico di questo documentario di circa mezz'ora non vada assolutamente oltre il prodotto amatoriale, con musica assemblata senza alcun criterio, riprese sghembe e zoomate fuori posto.    

martedì 14 agosto 2012

Rango

anno: 2011   
regia: VERBINSKI, GORE
genere: animazione
location: Usa
voto: 7

Gore Verbinski è un giocherellone. Fin dal brillante esordio con Un topolino sotto sfratto ha dato prova di saperci fare con trucchi ed effetti speciali, come dimostra peraltro anche la trilogia di Pirati dei Caraibi. Rango, il suo primo film interamente d' animazione, è l'ulteriore prova di una capacità non comune di riuscire a ottimizzare la sua carica visionaria. L'occasione gliela fornisce la sceneggiatura del premio Oscar John Logan, nella quale un camaleonte (chissà perché definito "lucertola" nel film) con ambizioni attoriali finisce in un paese del deserto del Nevada (siamo nel www, il wild wild west…) che sta vivendo un'imponente emergenza idrica. Il suo istrionismo e una buona dose di fortuna lo portano ad essere visto come l'uomo - pardon, il camaleonte - della salvezza. Ovvio che quando la messa in scena viene a galla, Rango (questo il nome del rettile) si industrierà per trovare una vera soluzione a danno degli speculatori.
Apologo ambientalista nel quale si spreca il citazionismo (da Paura e delirio a Las Vegas ad Apocalypse Now, passando per Chinatown, E.T. e perfino I basilischi, senza contare i riferimenti al western declinati in tutti i modi, da Ford a Peckinpah, Leone e Eastwood) e che conferma ancora una volta che i cartoni animati stanno diventando sempre di più un diversivo per gli adulti, possibilmente cinefili.    

sabato 12 febbraio 2011

Swimming pool

anno: 2002   
regia: OZON, FRANÇOIS
genere: noir
con Charlotte Rampling, Ludivine Sagnier, Charles Dance, Jean-Marie Lamour, Marc Fayolle, Mireille Mossé, Michel Fau, Jean-Claude Lecas, Emilie Gavois-Kahn, Erarde Forestali, Lauren Farrow, Sebastian Harcombe, Frances Cuka, Keith Yeates, Tricia Aileen, Glen Davies
location: Francia, Regno Unito   
voto: 7

I film di François Ozon, uno dei registi europei che con maggiore incidenza hanno fatto sentire il loro stile a partire dalla fine del Novecento, hanno due caratteristiche: si innervano inguaribilmente di richiami tra l'onirico e il fantastico e non sempre riescono a concludere nel migliore dei modi quanto promesso. È ciò che accade anche in Swimming pool (il rimando a un noto titolo di Jacques Deray, La piscina, va ben oltre il titolo), noir ambientato nel sud della Francia, nella magnifica residenza estiva che un editore inglese (Dance) ha prestato alla sua pupilla (Rampling), una scrittrice di romanzi gialli di successo, alla ricerca della vena creativa perduta. La comparsa improvvisa e inaspettata della figlia dell'editore (Sagnier), una ninfetta ninfomane, dirotta l'obiettivo della scrittrice su un altro romanzo, ispirato proprio dalla carnalità irrequieta della ragazzina. La scomparsa di un uomo (Lamour) che frequentava la giovane contribuirà a rimpinguare ulteriormente la trama. Ozon riesce magistralmente a creare un'atmosfera morbosa e tesa, carica di suspense, ma finisce col perdersi nel gioco di rimandi tra la finzione letteraria e quella filmica, scantonando in un'ambiguità tutta cerebrale che avrebbe potuto controllare diversamente e che fa approdare il film a un finale scontato e deludente.    

domenica 10 ottobre 2010

The cove

anno: 2009
regia: PSIHOYOS, LOUIE 
genere:_ documentario 
con Richard O'Barry, Brook Aitken, Joe Chisholm, Mandy-Rae Cruikshank, Dan Goodman, Charles Hambleton, Simon Hutchins, Kirk Krack, Isabel Lucas, Hideki Moronuki, Hayden Panettiere, Roger Payne, John Potter, Louie Psihoyos, Dave Rastovich, Paul Watson 
location: Giappone  
voto:9
Storia di un pentito. Negli anni '60 Ric O'Barry era il famosissimo addestratore di delfini grazie al quale fu possibile girare il serial televisivo Flipper, che consentì a Ric una tale agiatezza da poter acquistare una Porsche nuova ogni anno. Quando il delfino, costretto alla cattività, gli morì tra le braccia, per Ric ebbe inizio  una nuova vita, al centro della quale si trovava un'unica missione: quella di liberare i delfini in cattività, costretti dall'industria multimiliardaria dei delfinari. Così, dopo aver radunato una squadra di all-stars degna di Ocean's eleven, Ric è andato in missione a Taiji, in Giappone, località presso la quale si svolge un'implacabile caccia a delfini e balene e da cui partono i delfini destinati ai circhi d'acqua di tutto il mondo. Riuscendo a piazzare con un'arditissima e temeraria manovra notturna alcune telecamere opportunamente camuffate nei punti strategici e vitatissimi dai quali è possibile osservare cosa accade in quella baia che ogni settembre si tinge di rosso, Ric e i suoi hanno potuto mostrare a tutto il mondo le nefandezze granguignolesche di quella orrenda mattanza. A Louie Psihoyos, regista del film, il merito di avere saputo raccontare questo magnifico documentario, premiato con l'Oscar nell'apposita sezione, come un thriller, riuscendo al tempo stesso a raccontare le mille scelleratezze che ruotano intorno alla caccia ai cetacei: dalla vendita di carne con dosi elevatissime di mercurio - che peraltro finisce nelle mense scolastiche nipponiche - ai livelli di stress altissimi che i delfini raggiungono negli spettacoli pubblici a causa della loro ipersensibilità ai suoni. Con un finale agghiacciante, a causa del quale il film è uscito in Italia con il divieto ai minori di 14 anni. Da noi ha circolato pochissimo: provate a cercarlo su eMule o BitTorrent e fatelo girare tra i vostri amici. In questo modo contribuirete alla causa di questa intelligentissima e generosa specie animale.

domenica 28 dicembre 2008

La sorgente del fiume (The weeping meadow)


anno: 2004   
regia: ANGELOPOULOS, THEODOROS   
genere: drammatico   
con Alexandra Aidini, Nikos Poursadinis, Giorgos Armenis, Vassilis Kolovos, Eva Kotamanidou, Toula Stathopoulou, Michael Yannatos   
location: Grecia
voto: 3   

Una comunità greca è costretta a rientrare in patria dall'arrivo dell'Armata Rossa nel 1921 a Odessa. Tra loro Heleni e Alexis, che si amano e che per sottrarsi al padre di lui, che - rimasto vedovo - vorrebbe la ragazza in sposa, sono costretti a fuggire a Salonicco. Alexis sbarca il lunario suonando la fisarmonica, poi emigra in America ma il soggiorno e la conseguente separazione da Heleni e dai loro figli si fa ben più lunga del previsto.
Angelopoulos dirige un film dal respiro epico, con ambienti rurali che sembrano presepi viventi, immagini magnifiche degne dei quadri di Bruegel, riprese in campo lunghissimo che rimangono scolpite sulle retine e nella memoria. Ma il racconto è eccessivamente ambizioso e fluviale, procede lentissimo attraverso tre decenni di storia europea, girato quasi in tempo reale, finendo col richiedere allo spettatore un durissimo esercizio di concentrazione .
Bellissime come sempre le musiche di Eleni Karaindrou.

lunedì 10 novembre 2008

Agente 007 - Quantum of Solace

anno: 2008       
regia: FORSTER, MARC
genere: spionaggio
con Daniel  Craig, Olga  Kurylenko, Mathieu  Amalric, Judi  Dench, Giancarlo  Giannini, Gemma  Arterton, Jeffrey  Wright, David  Harbour, Jesper  Christensen, Anatole  Taubman, Rory  Kinnear, Joaquín  Cosio, Jesús  Ochoa, Glenn  Foster, Paul  Ritter, Simon  Kassianides, Stana  Katic, Lucrezia  Lante della Rovere, Neil  Jackson, Tim  Pigott-Smith    
location: Haiti, Regno Unito
voto: 4

Un losco faccendiere (Amalric) che ha il suo quartier generale ad Haiti sta trafficando con un dittatore sudamericano destituito e con alcuni imprenditori poco raccomandabili per assicurarsi le risorse d'acqua che cominciano a scarseggiare. James Bond (che per la seconda volta ha la faccia proletaria di Daniel Craig), l'agente segreto 007 al servizio di sua maestà la regina d'Inghilterra, coglie l'occasione della missione assegnatagli da M (Dench) per vendicarsi dell'uccisione della sua fidanzata.
La struttura dei film con James Bond/agente 007, il personaggio partorito dalla fantasia di Ian Fleming, è sempre la stessa: tanta tecnologia, un pizzico di eros, suggestività delle location e adrenalina al massimo. Le differenze tra un film e l'altro vanno colte da altro: il tasso di ironia, la tenuta del plot narrativo, l'efficacia delle scene acrobatiche e delle invenzioni spettacolari. Quantum of solace, affidato alla regia di Marc Forster (Vero come la finzione, Neverland) è uno dei peggiori 007 di sempre: di ironia non c'è traccia, il tasso di erotismo è azzerato, persino la tecnologia - che negli episodi precedenti ci ha abituati ad automobili super accessoriate - è confinata alla scena d'apertura, con un inseguimento mozzafiato sulle alpi italiane. Ma ciò che più colpisce in negativo del 22esimo episodio di 007 è la totale inconsistenza del racconto, che va a parare su una banale giustapposizione di episodi dislocati tra Siena, Haiti, Bregenz (in Austria), la Bolivia, la Russia e ovviamente l'Inghilterra. E ciò a dispetto del fatto che sul copione abbia messo la firma Paul Haggis, uno che non soltanto aveva firmato il precedente Casino Royale, ma che aveva anche sceneggiato con Eastwood Lettere da Iwo Jima e Million Dollar Baby nonché diretto film di buona fattura come Crash  e Nella valle di Elah. Un blasone che non è sufficiente a capire - se non a grandi linee - quale sia la trama di questo film noioso, che oltre che per la sequenza iniziale si farà ricordare soltanto per quella dell'inseguimento durante il palio di Siena e per quella in occasione della rappresentazione della Tosca nel teatro di Bregenz.    

sabato 5 gennaio 2008

Alla deriva (Open water 2: Adrift)

anno: 2007   
regia: HORN, HANS    
genere: dramma catastrofico    
con Susan May Pratt, Richard Speight Jr., Niklaus Lange, Ali Hillis, Cameron Richardson, Eric Dane, Wolfgang Raach, Alexandra Raach, Mattea Gabarretta, Luca Gabaretta    
location: Usa
voto: 3    

Tre coppie e una neonata partono a bordo di uno yacht per una gita in mare. Uno di loro dimentica di buttare la scaletta prima di tuffarsi e i 6 rimangono per ore in mare aperto. Per loro ha inizio una lenta agonia e una lotta contro il tempo che avrà un esito catastrofico.
Basato su fatti realmente accaduti, come avverte la didascalia dei titoli di testa, Alla deriva è lo strano sequel di un film che aveva altra storia e altri protagonisti. A differenza del suo predecessore, il film di Hans Horn si svolge nell'arco di una sola giornata, ma è altrettanto condito da dialoghi-spazzatura ai quali hanno messo mano ben quattro persone. Sicché il film ondeggia su psedo-riflessioni sul senso dell'amicizia, psicodrammi collettivi, schematismi psicanalitici e scene di isteria quasi collettiva. Ma finisce anche per essere un involontario apologo sull'imbecillità degli yuppies americani, talmente decerebrati e isterici da non riuscire a trovare una plausibile chiave di volta per uscire dal dramma.

sabato 1 settembre 2007

Open water

anno: 2004   
regia: KENTIS, CHRIS    
genere: dramma catastrofico    
con Blanchard Ryan, Daniel Travis, Saul Stein, Estelle Lau, Michael E. Williamson, Christina Zenarro, Jon Charles    
location: Usa
voto: 5    

Una coppia di immersionisti in vacanza viene dimenticata in pieno oceano, al largo dalle Bahamas durante un'escursione. Passano le ore e ai due fanno compagnia i pescecani.
Girato a costi irrisori in digitale, nonostante l'ora e un quarto di durata il film si perde in un prologo inutile e verboso e in pletorici inserti da cartolina. Lo spunto interessante del film - tratto da una storia vera - va a scandagliare le nostre paure più o meno inconsce (l'ignoto, il mare aperto, l'impossibilità di vedere la fonte del pericolo che è anche una possibile metafora sul terrorismo) ma finisce col naufragare nella miseria di dialoghi che sfiorano involontariamente il ridicolo.
Nel 2007 ne è stato girato una sorta di sequel (Open water 2: alla deriva), nel quale cambiano i protagonisti.    

domenica 23 settembre 2001

Cape fear – Il promontorio della paura

anno: 1991   
regia: SCORSESE, MARTIN  
genere: thriller  
con Robert De Niro, Nick Nolte, Jessica Lange, Joe Don Baker, Robert Mitchum, Juliette Lewis, Gregory Peck, Martin Balsam, Fred Dalton Thompson, Illeana Douglas    
location: Usa
voto: 8  

Max Cady (De Niro) è stato in carcere per 14 anni, entrandovi come analfabeta ed uscendovi dopo avere letto una montagna di libri, dopo essersi difeso da solo e dopo avere imparato a citare a memoria i versi della Bibbia o quelli di opere filosofiche. Quando esce ha un solo obiettivo: vendicarsi dell'avvocato Bowden (Nolte) che - trafugando un  importante documento - lo ha fatto tenere ingiustamente rinchiuso per tanto tempo. Astuto, fisicamente potentissimo (per adottare il personaggio De Niro ingaggiò un personal trainer di body building), Max si trasforma per Bowden e per la sua famiglia in un'ossessione vivente che arriverà all'epilogo in una sorta di apocalisse acquatica.
Ispirato dal lavoro teatrale di James R.Webb nonché dal romanzo di John D.MacDonald e sceneggiato da Wesley Strick, Cape fear riscatta lo scialbo originale trasformando il remake del film di Jack Lee Thompson in un thriller adrenalinico con i caratteri di un assedio da incubo nel quale trovano posto i temi della deontologia professionale e della legittimità della vendetta.    

domenica 21 febbraio 1999

Acque profonde (Head above water)

anno: 1996       
regia: WILSON, JIM 
genere: giallo 
con Harvey Keitel, Cameron Diaz, C.Sheffer, B.Zane, S.Duffin 
location: Usa
voto: 6,5 

Il draconiano giudice George (Harvey Keitel) sta passando le vacanze in un'isoletta del Maine con la propria mogliettina Nathalie (Cameron Diaz) che ha la metà dei suoi anni ed un passato segnato dal consumo di stupefacenti. Quando parte per una due giorni di pesca, alla donna va a fare visita un suo ex (Billy Zane), il quale - dopo averla corteggiata per una notte - si ritrova morto stecchito sul giaciglio coniugale. Nathalie dapprima nasconde il cadavere, quindi decide di rivelare tutto al marito. Le cose si complicano al punto da rendere insostenibile la verità e da innescare una spirale di reciproci sospetti triangolati tra George, Nathalie e Lance (Craig Sheffer), un marinaio dell'isola. Dopo continui colpi di scena, si approda ad un finale in chiave da commedia nera che richiama illustri precedenti (Gazebo, Arsenico e vecchi merletti o La congiura degli innocenti). Divertente, ricchissimo di trovate originali tanto a livello scenografico che narrativo, girato con mestiere, il film tratto dal soggetto di Geir Eriksen e Eirik Ildahl e sceneggiato da Theresa Marie soffre soltanto per la recitazione non sempre all'altezza di un Keitel fuori parte e dei suoi comprimari. A suo modo, è un piccolo grande film.    

giovedì 14 maggio 1998

Ore 10: calma piatta (Dead calm)

anno: 1988       
regia: NOYCE, PHILLIP 
genere: thriller 
con Nicole Kidman, Sam Neill, B.Zane 
location: Usa
voto: 8 

A seguito della prematura scomparsa del figlio, due coniugi decidono di fare una vacanza in barca sul Pacifico per riprendersi dal trauma. La presunta tranquillità si spezza allorquando i due raccolgono un naufrago sull'imbarcazione (Billy Zane). Dopo incredibili traversie che terranno moglie (Nicole Kidman) e marito (Sam Neill) lontani uno dall'altra, le cose si risolveranno per il meglio.
Partendo dal romanzo di Charles Williams (sceneggiato da Terry Hayes), l'australiano Noyce gira uno dei suoi film migliori, un thriller claustrofobico che strizza l'occhio ai Prigionieri dell'oceano di Hitchcock ma che inventa trovate a ripetizione che tengono sempre altissimo il tasso di suspense. Peccato che Zane e la Kidman rientrino così a stento in quella categoria comunemente definita come "attori".