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giovedì 23 settembre 2021

Tre piani

anno: 2021
regia: NANNI MORETTI
genere: drammatico
con Margherita Buy, Nanni Moretti, Alessandro Sperduti, Riccardo Scamarcio, Elena Lietti, Alba Rohrwacher, Adriano Giannini, Denise Tantucci, Anna Bonaiuto, Paolo Graziosi, Stefano Dionisi, Tommaso Ragno, Teco Celio, Francesco Acquaroli, Daria Deflorian, Francesco Brandi, Lorenzo Fantastichini, Chiara Abalsamo, Giulia Coppari, Gea Dall'Orto, Alice Adamu, Letizia Arnò, Roberto De Francesco
location: Italia
voto: 5 

I tre piani del titolo sono quelli di un condominio della Roma bene (zona Piazza Mazzini, superfluo dirlo). Al primo piano abitano Lucio (Scamarcio) e Sara (Lietti), così indaffarati da spingersi a chiedere spesso di tenere la loro bambina per qualche ora a Giovanna (Bonaiuto) e Renato (Graziosi), loro anziani dirimpettai. Ma quando la piccola si perde in un bosco con Renato, Lucio si lascia ossessionare dall'idea che possa esserle accaduto qualcosa di orribile e medita vendetta. Al secondo piano vive Monica (Rohrwacher), puerpera con qualche psicosi latente e un marito (Giannini) impegnato costantemente all'estero. Al terzo piano abita una coppia di giudici, il cui figlio (Sperduti), dopo una notte brava, investe e uccide una donna, cercando vanamente la comprensione e la complicità dei genitori.
Il primo film che Moretti dirige senza partire da un proprio soggetto (che qui è lo sciatto e ambizioso romanzo omonimo, ambientato a Tel Aviv, di Eshkol Nevo, Neri Pozza Editore) è l'ennesimo e forse definitivo tassello di un cambio di rotta cominciato 20 anni fa con La stanza del figlio e andato sempre più verso un vicolo cieco di evidente senilità che fa registrare la tappa di Tre piani come il punto più basso della sua carriera. Degli anni gloriosi del cinema del regista romano rimane soltanto l'attitudine a sentenziare, qui propriamente cucita su misura indossando i panni di un giudice inflessibile. Già, perché la figura di Moretti è soltanto una delle tre figure paterne in difficoltà col proprio ruolo: se la sua rappresenta quella del super-io inflessibile, quella di Adriano Giannini è l'io che mette costantemente in primo piano le proprie urgenze lavorative e quella di Scamarcio è l'es ingovernabile di chi è accecato dalle proprie ossessioni, al punto di passare dal ruolo di potenziale co-vittima a quello del persecutore che dovrà rispondere in tribunale delle proprie azioni. Tre istanze intrapsichiche inchiodate a ruoli monodimensionali del tutto in contrasto con quelli giocati dai personaggi femminili, nobilitati dalla capacità di risolvere conflitti apparentemente inestricabili. E se sulla pagina questa lettura retriva e manichea dei ruoli di genere lascia spazio a una possibile chiusura del lettore, Moretti la risolve tutta a favore delle donne, anche quando queste sembrano disposte a dubbie macchinazioni per difendere un figlio omicida o ad abbandonare due bambini piccoli al proprio destino. Questa benevolenza pelosa si accompagna a uno script a teorema sui temi della colpa e della responsabilità e a una messa in scena piuttosto piatta, priva di quegli scarti improvvisi che ancora erano presenti in Habemus papam e persino in Mia madre. Del Moretti passato troviamo soltanto una bella scena di tango clandestino ambientato nel quartiere Della Vittoria: l'unico sussulto di un film che, nonostante i dieci anni che trascorrono nel racconto filmico, in un susseguirsi di nascite e morti, dimentica di reclutare qualche truccatore e spinge gli attori a una recitazione antinaturalistica che, come nel caso del pianto di Scamarcio, diventa persino goffa e imbarazzante.

domenica 31 marzo 2019

Il professore e il pazzo (The Professor and the Madman)

anno: 2019       
regia: SAFINIA, FARHAD    
genere: biografico    
con Mel Gibson, Sean Penn, Natalie Dormer, Jennifer Ehle, Jeremy Irvine, Ioan Gruffudd, Eddie Marsan, Aidan McArdle, Steve Coogan    
location: Regno Unito, USA
voto: 7,5    

La vera storia della creazione del primo grande dizionario della lingua inglese (l'Oxford English Dictionary), che nel 1879 partì su iniziativa di un erudito autodidatta scozzese, James Murray (Gibson), e che grazie al provvidenziale aiuto di un veterano di guerra schizofrenico (Penn), rinchiuso in un manicomio criminale ma con un'impressionante attitudine allo studio, portò al concepimento del primo di una serie di volumi della titanica opera, per la quale occorsero circa 70 anni per la sua completa realizzazione, alla quale peraltro nessuno dei due protagonisti dell'impresa potè assistere.
Nel confronto tra barbe sontuose, Sean Penn straccia Mel Gibson, confermandosi uno dei più grandi attori del pianeta. Ma il merito del film, tratto da L'assassino più colto del mondo di Simon Winchester (1998), non sta soltanto nella strabiliante prova attoriale, ma anche nella capacità di aggiungere, a una trama di per sé avvincente soprattutto nei dettagli che richiamano la traiettoria d'uso delle parole nel corso dei secoli, una sottotrama davvero toccante che sposta una parte del film sui temi della colpa e del perdono. È la sezione legata al rapporto tra la vedova (Dormer) dell'uomo ucciso del tutto gratuitamente dal pazzo durante una crisi maniacale e il pazzo stesso, che mostra un'impressionante umanità. Se le figure di primo piano sono disegnate con attenzione ai dettagli psicologici, non da meno sono quelle che stanno sullo sfondo, dalla comprensiva moglie di Murray all'umanissimo secondino interpretato da Eddie Marsan.    

mercoledì 23 maggio 2018

Il dubbio - Un caso di coscienza (Bedoone Tarikh, Bedoone Emza)

anno: 2017       
regia: JALILVAND, VAHID    
genere: drammatico    
con Amir Aghaee, Zakieh Behbahani, Saeed Dakh, Navid Mohammadzadeh, Alireza Ostadi    
location: Iran
voto: 7    

Un medico (Aghaee) urta accidentalmente una moto sulla quale viaggia una coppia con i suoi due figli. L'uomo si ferma per soccorrerli, si accerta scrupolosamente che il maggiore dei due bambini, che lamenta male alla testa, sia in buone condizioni e insiste affinché la famiglia si rechi nel più vicino ospedale. Sordi alle esortazioni del medico, i due genitori si trovano il giorno seguente con un figlio in meno. Il medico crede di avere una responsabilità nella morte del piccolo, ma l'accertamento autoptico rivela che la causa è un'altra: il bambino è morto per botulismo dopo avere mangiato carne avariata ed avere avuto dolori per quasi una settimana. Il padre (Behbahani) non riesce a capacitarsene, cerca e trova vendetta con chi gli ha venduto quella carne. Ma il medico ancora non è convinto che la vera causa della morte sia quella e chiede una riesumazione del cadavere.
Il dubbio si inscrive di diritto sul solco di film come Melbourne e Il cliente, opere che pongono questioni etiche incastonate in un ambiente narrativo impeccabile, con sceneggiature robustissime. È la cifra del nuovo cinema iraniano, costretto ad aguzzare l'ingegno per oltrepassare i limiti di un regime che non gradisce il realismo da strada, confinando i racconti quasi interamente all'interno di spazi chiusi (qui case, ospedali e l'interno di una fabbrica, mentre l'unica scena in esterni è girata di notte), nei quali si sprigionano tutti i dilemmi dell'animo umano.
Premio 'Orizzonti' per la migliore regia, premio 'Orizzonti' per la miglior interpretazione maschile a Navid Mohammadzadeh alla 74esima mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (2017).    

mercoledì 17 gennaio 2018

Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)

anno: 2017       
regia: McDONAGH, MARTIN  
genere: drammatico  
con Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Abbie Cornish, Lucas Hedges, Zeljko Ivanek, Caleb Landry Jones, Clarke Peters, Samara Weaving, Peter Dinklage, John Hawkes, Amanda Warren, Kerry Condon, Michael Aaron Milligan, Lawrence Turner, Jerry Winsett, Malaya Rivera Drew, Darrell Britt-Gibson, Nick Searcy, Sandy Martin, Kathryn Newton    
location: Usa
voto: 7,5  

Una ragazzina è morta dopo essere stata stuprata ma a Ebbing, nel Missouri, sembra che l'attività preferita della polizia locale sia quella di prendere a bastonate le persone di colore, anziché cercare l'assassino. Così Mildred (McDormand), la madre della ragazza, prende a noleggio tre enormi spazi pubblicitari collocati sulla strada che porta alla cittadina, e su di essi fa mettere le scritte: "stuprata mentre stava morendo", "ancora nessun arresto?", "come mai, capitano Willouhby?". Il capo della polizia chiamato in causa (Harrelson) è assai ben visto in città e per di più ha un tumore che lo sta portando anzitempo a miglior vita. Bastano queste due ragioni perché Mildred diventi invisa a gran parte dei suoi concittadini e perché arrivino ritorsioni contro i suoi pochi amici. Improvvisi colpi di scena cambiano le carte in tavola.
Martin McDonagh si conferma regista eccentrico e spiazzante, con un film ancora una volta imperniato sul senso di colpa, nel quale non mancano brusche sterzate sul grottesco (vedi In Bruges) e riflessioni tutt'altro che banali su delitto e castigo. A una trama ben congegnata e supportata da sapidi dialoghi si aggiunge l'ennesima prova da standing ovation di Frances McDormand e un disegno dei personaggi a tutto tondo, dei quali ci vengono mostrate contraddizioni, debolezze ma anche qualche virtù.    

martedì 12 settembre 2017

Neve nera (Neve negra)

anno: 2017   
regia: HODARA, MARTIN
genere: giallo
con Ricardo Darín, Laia Costa, Leonardo Sbaraglia, Dolores Fonzi, Liah O'Prey, Federico Luppi, Andrés Herrera, Mikel Iglesias    
location: Argentina
voto: 3

Doppio delitto senza castigo in Patagonia. Qui vive Salvador (Darin),  cacciatore misantropo e dai modi bruschi, che dopo anni - alla morte del padre - viene raggiunto dal fratello minore (Sbaraglia) e dalla giovane moglie di quest'ultimo (Costa) perché qualcuno è disposto a sborsare un mucchio di quattrini per poter acquistare la casa avita dove risiede l'uomo. Mentre il fratello minore tenta di convicerlo circa le opportunità della vendita, tra i due fratelli emergono antichi dissapori e un terribile segreto custodito per anni.
Giallo sbiaditissimo, forzato e senza alcun ritmo, imperniato su un espediente narrativo straabusato (Segreti di famiglia, Le tre scimmie, Falchi, giusto per citare a caso) che va letargicamente a parare su una brutta vicenda di incesto, rispetto alla quale la diabolica coppia ne esce con un ritratto degno di Olindo Romano e Rosa Bazzi. L'ambientazione notturna in un paesaggio invernale, un paio di improvvisi colpi di scena e soprattutto la presenza di quello straordinario attore che è Ricardo Darin non servono a risollevare un film che pochissimi esercenti hanno avuto la sfrontatezza di far circolare nelle sale italiane.    

martedì 20 giugno 2017

Falchi

anno: 2017       
regia: D'ANGELO, TONI  
genere: poliziesco  
con Fortunato Cerlino, Michele Riondino, Xiaoya Ma, Aniello Arena, Pippo Delbono, Stefania Sandrelli, Gaetano Amato, Alessandra Cao, Carlo Caracciolo, Noemi Maria Conigni, Oscar di Maio, Hong Guo Long, Carmine Monaco, Carmine Paternoster, Massimiliano Rossi, Salvatore Striano, Ruichi Xu    
location: Italia
voto: 5  

Peppe (Cerlino) e Francesco (Riondino) fanno coppia come agenti della Squadra Mobile di Napoli. Girano senza casco in motocicletta, hanno il grilletto facile e molti scheletri nell'armadio. Il primo, più anziano, alleva cani per i combattimenti clandestini; il secondo vive enormi sensi di colpa per un'operazione di polizia finita male, non disdegna stupefacenti pesanti e sta quasi sempre una spanna sopra i confini della legge. Un molosso e una massaggiatrice cinese li costringeranno a una resa dei conti.
Figlio d'arte - suo padre, qui impegnato nella colonna sonora, è Nino "Caschetto d'oro" D'Angelo - Tony D'Angelo ribadisce con questo poliziesco nerissimo - autentica reincarnazione del polziottesco anni '70 esplicitamente citato in una scena di Milano calibro 9 - la sua inclinazione per le ambientazioni notturne, ripristinando un cinema di genere con intenti autoriali imperniato sul senso di colpa di uno dei due protagonisti. Se sul versante del ritmo, che alterna passaggi quasi bergmaniani con brusche accelerazioni condite con violenza, sparatorie e inseguimenti, il film trova una misura piuttosto equilibrata, su quello narrativo lo sviluppo si ingarbuglia su uno spunto tutt'altro che originale, sacrificando l'azione a una ricercatezza poco redditizia.    

venerdì 17 febbraio 2017

La ragazza senza nome (La fille inconnue)

anno: 2016       
regia: DARDENNE, JEAN-PIERRE * DARDENNE, LUC 
genere: drammatico 
con Adèle Haenel, Olivier Bonnaud, Jérémie Renier, Louka Minnella, Christelle Cornil, Nadège Ouedraogo, Olivier Gourmet, Pierre Sumkay, Yves Larec, Ben Hamidou, Laurent Caron, Fabrizio Rongione, Jean-Michel Balthazar, Thomas Doret, Marc Zinga    
location: Belgio
voto: 6 

Tutto il cinema dei Dardenne si impernia su un dilemma morale. Non fa eccezione questo La ragazza senza nome. Le differenze le fanno le situazioni e, soprattutto, il modo attraverso cui il protagonista di turno arriva a dover prendere una decisione cruciale. Stavolta ci troviamo, come di consueto, nella provincia belga, a Liegi. Jenny (Haenel) è una giovane dottoressa impiegata in un ambulatorio pubblico ma in procinto di venire assunta da una clinica dove potrebbe avere responsabilità assai più consistenti e un più lauto stipendio. Il condizionale è d'obbligo, giacché la sua vita cambia improvvisamente dopo aver saputo che una giovane prostituta è morta un attimo dopo avere citofonato all'ambulatorio dove Jenny Lavora, un'ora dopo l'orario di chiusura. A quella citofonata Jenny non rispose. La determinazione a trovare un nome a quella ragazza, morta chissà come e rinvenuta senza documenti, diventa lo scopo ultimo dell'esistenza della giovane dottoressa, conseguito con un'invincibile fede, ricavata dall'urgenza di pacificarsi per quell'enorme responsabilità.
Regolarmente osannati (e premiati dalla critica) i fratelli più famosi del Belgio sono stati accolti freddamente a Cannes, al punto di decidere di rimettere mano al montaggio del film prima della sua distribuzione in sala. L'operazione di sartoria è tuttavia solo un rammendo su un film decisamente meno riuscito di opere come L'enfant o Il matrimonio di Lorna. Fedeli ad uno stile scarnificato, minimalista, senza musica, con pochi movimenti di macchina e lo sguardo spesso incollato sulla protagonista, Jean-Pierre e Luc Dardenne stavolta sembrano trascurare il dispositivo narrativo, trasformando la sete di verità della giovane protagonista in un'ossessione dalle venature cristologiche e tingendo di giallo un racconto drammatico che sembra concepito sul modello di Dieci piccoli indiani.    

martedì 24 maggio 2016

Julieta

anno: 2016       
regia: ALMODOVAR, PEDRO
genere: drammatico
con Emma Suárez, Adriana Ugarte, Daniel Grao, Inma Cuesta, Darío Grandinetti, Michelle Jenner, Rossy de Palma, Sara Jiménez, Priscilla Delgado, Blanca Parés, Sara Jiménez, Ramón Agirre, María Mera, Agustín Almodóvar, Jimena Solano, Pilar Castro, Joaquín Notario, Nathalie Poza, Susi Sánchez, Mariam Bachir    
location: Spagna
voto: 4

Una madre (Suárez) scrive una lunga lettera alla figlia, ormai adulta, che non vede da dodici anni. Le vuole raccontare come ha conosciuto il padre (Grao), un pescatore morto in una sciagura in mare durante una tempesta, e come lei ha vissuto la depressione che ne è seguita, a ruoli ribaltati, con la figlia che la accudiva.
C'era una volta l'ex enfant prodige del cinema iberico, il trasgressivo e iconoclasta Pedro Almodòvar. Del genio formale che fece scuola (da noi basterebbe ricordare Pappi Corsicato) è rimasto soltanto il colore rosso piazzato in qualsiasi inquadratura, fosse anche solo per mostrare i peperoni su una tela o un maglione del tutto inadeguato a una donna profondamente depressa. Il resto è l'ologramma triste di un regista ormai evanescente, del quale è rimasto vivo, chissà perché, solo il mito sconsiderato. Julieta, inopportunamente associato a Tutto su mia madre - l'ultimo lavoro riuscito del regista spagnolo - va ad allungare la serie di film inguardabili: da Parla con lei a Gli amanti passeggeri. Tratto da una trilogia di racconti di Alice Munro, premio Nobel per la letteratura, Julieta è l'ennesimo ritratto femminile di Almodòvar: un melò piatto come il peggior sceneggiato televisivo, dalle ambientazioni ultraborghesi dove risaltano quadri di Lucien Freud e orologi a forte impatto scenografico, accompagnato da musiche talmente eccessive che stonerebbero persino in Psycho e servito, nel ruolo della protagonista in due diverse età, da due attrici tanto belle quanto inespressive.    

domenica 22 luglio 2012

Ratcatcher (Acchiappatopi)

anno: 1999   
regia: RAMSAY, LYNNE  
genere: drammatico  
con William Eadie, Tommy Flanagan, Mandy Matthews, Michelle Stewart, Lynne Ramsay Jr., Leanne Mullen, John Miller, Jackie Quinn, James Ramsay, Anne McLean, Craig Bonar, Andrew McKenna, Mick Maharg, James Montgomery, Thomas McTaggart, Stuart Gordon, Stephen Sloan, Molly Innes, Stephen King, John Comerford, Ann Marie Lafferty, Bessie McDonald, Leanne Jenkins, Dougie Jones, Joe McCrone, James Watson, Stephen Purdon, Marion Connell, Robert Farrell, Donnie McMillan, Lisa Taylor  
location: Regno Unito
voto: 6

L'esistenza di un preadolescente irrequieto (Eadie) della periferia più degradata di Glasgow negli anni '70 è segnata dal senso di colpa per l'uccisione di un amico, mai confessata, durante un gioco innocente. Il quotidiano del ragazzino si consuma così in un vivere ai margini, tra ambienti squallidi, la compagnia solidale di una ragazzina di poco più grande sfruttata come fosse una prostituta dalla baby-gang del quartiere, la presenza ingombrante di un padre alcolista, quella dei servizi sociali sempre fuori dall'uscio di casa e un ambiente mefitico infestato dai ratti.
Opera prima della regista scozzese Lynne Ramsay, Ratcatcher è una sorta di 400 colpi in salsa british che si muove tra realismo sociologico e racconto di formazione. Opera interessante per le sue valenze di analisi sociale, ma ellittica e in parte irrisolta, con squarci di lirismo (come nella scena in cui un topolino viene agganciato a un palloncino e spedito in orbita nel cielo) che stonano col registro tutt'altro che consolatorio dell'intero film.
Nella colonna sonora compare, tra le altre, la magnifica Cello song di Nick Drake.    

venerdì 20 aprile 2012

Le tre scimmie (Three monkeys)

anno: 2008   
regia: CEYLAN, NURI BLIGE
genere: drammatico
con Yavuz Bingol, Hatice Aslan, Rifat Sungar, Ercan Kesal, Cafer Köse, Gürkan Aydin
location: Turchia
voto: 5,5

Se il pirata della strada è un uomo politico in calo di consensi elettorali, può capitare che sia il suo autista a doversene prendere la colpa per evitare lo scandalo e farsi, dietro lauto compenso, la galera al posto del padrone. Ma se poi le cose si complicano, se di mezzo c'è una storia di tradimenti, un figlio risentito e un altro morto in tenera età, allora può darsi che la storia prenda una brutta piega e che - come le famose tre scimmiette - qualcun altro in futuro non debba vedere, né parlare, né sentire…
Il turco Ceylan, una sorta di epigono di Antonioni, firma un film ad alta densità morale con uno stile estetizzante, fotografia seppiata e capace di fare di ogni inquadratura un'impeccabile opera d'arte. Ma l'indugio e la staticità della cinepresa, la dilatazione oltre misura di ogni singola scena ne fanno un'opera a tratti davvero letargica.
Premio per la miglior regia al 61. festival di Cannes (2008).    

sabato 11 febbraio 2012

Davanti agli occhi (The Life Before Her Eyes)

anno: 2009       
regia: PERELMAN, VADIM 
genere: drammatico 
con Uma Thurman, Evan Rachel Wood, Eva Amurri Martino, Gabrielle Brennan, Brett Cullen, Oscar Isaac, Jack Gilpin, Maggie Lacey, John Magaro, Lynn Cohen, Nathalie Paulding, Molly Price, Oliver Solomon, Anna Moore, Isabel Keating, Adam Chanler-Berat, Tanner Cohen, Aldous Davidson, Ann McDonough, Sharon Washington, Kia Jam, J.T. Arbogast, Jewel Donohue, Shayna Levine, Anslem Richardson, Evan Neumann, Reathel Bean, Tuck Milligan, Jessica Carlson, Molly Shreger, T.J. Linnard 
location: Usa
voto: 1

Con La casa di sabbia e nebbia ci aveva storditi per la raffinatezza ed il garbo con cui era riuscito a ricamare lo splendido ritratto di due esistenze ferite, a dispetto della melensaggine del titolo. Cosa sia successo con questo Davanti agli occhi, anonimo e pessimo a partire dal titolo, non si capisce. Siamo in una scuola superiore della provincia americana, dove uno studente massacra compagni di scuola e professori proprio come alla Columbine. la diciassettenne Diane (Wood) si salva e la ritroviamo anni dopo (stavolta a interpretarla è Uma Thurman) con gli occhi distanziati, le labbra carnose e 3 taglie di più di reggipetto (nel casting vanno forte con le sottigliezze), in preda ai sensi di colpa: in occasione dell'eccidio, sembra farci credere la regia in un continuo viavai temporale, la sua migliore amica (Amurri) ebbe la peggio davanti all'ambarabaccicciccoccò del serial killer (Isaac). Ma forse le cose non stanno come sembrano…
Quanta mescalina abbia assunto Vadim ci è ignoto. È fuor di dubbio, tuttavia, che senza uno straccio di copione (lo spunto di partenza è La vita davanti ai suoi occhi di Laura Kasischke) il regista di origini ucraine è riuscito a tirarla per le lunghe per un'ora e mezza, sciorinandoci paccottiglia psicologica, ridicoli colpi di scena, attori inguardabili e pessimi dialoghi. La versione italiana completa l'opera con un doppiaggio nauseabondo.    

sabato 21 maggio 2011

Segreti di famiglia (Tetro)

anno: 2009   
regia: COPPOLA, FRANCIS FORD
genere: drammatico
con Vincent Gallo, Alden Ehrenreich, Maribel Verdú, Silvia Pérez, Rodrigo De la Serna, Erica Rivas, Mike Amigorena, Adriana Mastrángelo, Klaus Maria Brandauer, Leticia Brédice, Sofía Castiglione, Carmen Maura, Francesca De Sapio
location: Argentina
voto: 4

Tra i Segreti di famiglia della famiglia Coppola ci deve essere il nome del deus ex-machina che permette a papà Francis di continuare a girare film e a sua figlia Sofia addirittura di rastrellare premi, come è accaduto con Somewhere. Dopo l'inconcludente Un'altra giovinezza, il regista di pietre miliari come Il padrino, La conversazione e Apocalypse now ci riprova con una sorta di fotoromanzo col quale racconta il difficile rapporto tra un diciottenne (Ehrenreich) e su fratello (Gallo), di una ventina d'anni più anziano, uno strano tipo con velleità letterarie che ha lasciato New York per stabilirsi a Buenos Aires. Tra figure di padri dispotici e famosi (Brandauer), tradimenti, sensi di colpa, morbosità assortite, il film si trascina per un paio d'ore con gran spolvero di mezzi espressivi: attori bravissimi, luci impeccabili, fotografia in bianco e nero da manuale (con i flashback a colori). Tutte cose inutili a fronte di un film algido e noiosissimo.    

domenica 8 maggio 2011

Non torno a casa stasera (The rain people)

anno: 1969       
regia: COPPOLA, FRANCIS FORD
genere: drammatico
con James Caan, Shirley Knight, Robert Duvall, Marya Zimmet, Tom Aldredge, Laurie Crews, Margaret Fairchild, Sally Gracie, Alan Manson, Robert Modica, Andrew Duncan
location: Usa
voto: 3,5

Il senso di colpa per una maternità arrivata all'improvviso e non voluta può giocare brutti scherzi. È quanto accade a Natalie (Knight), che una mattina si sveglia con la consapevolezza di non volerne sapere più del suo matrimonio. Monta in macchina e comincia a solcare gli States in lungo e in largo. Nel suo viaggio alla ricerca di se stessa tira su un autostoppista (Caan). L'uomo è un ex giocatore di football americano regredito all'età mentale di un bambino dopo un brutto incidente. È con lui che inizia il tirocinio forzato di Natalie con le responsabilità verso gli altri.
Tema e stile nel solco del cinema indipendente americano (qui Coppola non era ancora quella de Il padrino), cura del dettaglio e piacere della messa a fuoco costituiscono la cifra estetica di un film che non regge lo scorrere del tempo, servito per di più da una protagonista inguardabile in tutti i sensi e da un racconto che procede uguale a se stesso con minime variazioni.
Premiato al Festival di San Sebastian.    

martedì 8 marzo 2011

Il vento, di sera

anno: 2004   
regia: ADRIATICO, ANDREA
genere: drammatico
con Corso Salani, Francesca Mazza, Luca Levi, Paolo Porto, Giovanni Lindo Ferretti, Ivano Marescotti, Sergio Romano, Alessandro Fullin, Marina Pitta, Fabio Valletta, Francesca Ballico, Paolo Billi, Giancarlo Cauteruccio, Daniela Cotti, Franco Laffi, Claudio Marchione, Carlotta Miti, Gino Paccagnella, Antonio Quarta, Ilie Rizan, Davide Sorlini, Elena Souchilina, Matteo Tosi
location: Italia       
voto: 2

Mentre sta rientrando nella sua casa di Bologna in bicicletta, un politico (Marescotti) viene ucciso a colpi di pistola (il riferimento al caso di Marco Biagi è fin troppo esplicito). Un passante che assiste alla scena viene anch'egli freddato. Il suo compagno (Salani) non riesce a farsene una ragione e passa la notte a girare per la città tra bar, discoteche, un'amica (Mazza) e pensieri affollatissimi.
L'esordiente Andrea Adriatico dovrebbe denunciare il suo pusher per avergli passato sostanze psicotrope tanto perniciose. Il film è una ridda di dialoghi deliranti, scene senza senso, inserti allucinati (il top  viene raggiunto con Giovanni Lindo Ferretti - il frontman dei CSI - che in piena notte gioca da solo a freccette contro il portone di casa mentre canticchia Del mondo). Adriatico, docente al DAMS, sfiora ripetutamente il ridicolo, gli è impossibile dirigere attori ipodotati e gioca a fare un po' Antonioni e un po' Malle, senza dimenticare di copiare per intero una scena di Kieslowski ripresa da Film blu, quella in cui il protagonista si scortica la mano contro un muro.   

sabato 26 dicembre 2009

Brothers

anno: 2009       
regia: SHERIDAN, JIM 
genere: drammatico 
con Tobey Maguire, Natalie Portman, Jake Gyllenhaal, Bailee Madison, Taylor Geare, Patrick Flueger, Sam Shepard, Mare Winningham, Clifton Collins Jr., Josh Berry, Carey Mulligan, Jenny Wade, Jason R. Lone Hill, Luce Rains, Omid Abtahi, Arron Shiver, Navid Negahban, James D. Dever, Dylan Kenin, Ray Prewitt, Bob Jesser, Rebecca Grant 
location: Usa
voto:6

Lasciati gli Stati Uniti per una missione di guerra in Afghanistan, il maggiore Sam Cahill (Maguire) viene catturato dai talebani, imprigionato e costretto a uccidere un suo connazionale a sprangate. Dato per morto in patria (l'elicottero sul quale viaggiava è precipitato), al suo ritorno a casa Sam non è più lo stesso: il senso di colpa lo divora, è accecato dalla gelosia per la moglie (Portman),  e cova rabbia verso lo scapestrato fratello (Gyllenhall), che se ne è preso cura e al quale le bambine di Sam si sono molto affezionate.
Remake di un film della danese Susanne Bier, Brode, uscito in Italia con l'infelice titolo Non desiderare la donna d'altri, Brothers si attiene pedissequamente all'originale, a conferma del fatto che Jim Sheridan da anni è a corto di idee. Nonostante ciò, va dato merito al regista di avere diretto in maniera impeccabile gli attori (le due bambine sono impressionanti per bravura ma anche per quanto sono brutte) e di non aver ceduto alla melensaggine, come da canoniche attese del pubblico americano. Alla stregua dell'originale, il film è centrato su un complesso confronto tra un uomo ritenuto esemplare che si trasforma ripetutamente in una belva e un semi-alcolizzato capace di un'umanità e di una correttezza esemplari, con un monito lampante sull'assurdità della guerra.    

martedì 20 maggio 2008

In Bruges - La coscienza dell'assassino

anno: 2007   
regia: McDONAGH, MARTIN 
genere: commedia nera 
con Colin Farrell, Brendan Gleeson, Ralph Fiennes, Clémence Poésy, Jordan Prentice, Jérémie Renier, Eric Godon, Thekla Reuten, Anna Madeley, Elizabeth Berrington, Sachi Kimura, Inez Stinton, Ciarán Hinds    
location: Belgio
voto: 7

Ray (Farrell) e Ken (Gleeson), due killer professionisti, vengono spediti dal loro capo (Fiennes) da Londra a Bruges, in Belgio. Non hanno idea di cosa debbano fare lì, ammazzano il tempo, caracollano per la città battibeccando sulla bellezza del posto. Ray, che detesta Bruges, in occasione di una delle sue "missioni" ha ucciso accidentalmente un bambino e non sa che il loro capo ha dato al suo socio il compito di ucciderlo. Ma Ken ha anch'egli una coscienza e la vicenda imboccherà strade davvero imprevedibili.
Al suo esordio dietro la macchina da presa, l'irlandese Martin McDonagh firma una commedia nera dal registro insolito e straniato, con bruschi cambiamenti di ritmo, accelerazioni grottesche, scorci onirici, virate granguignolesche. Siamo dalle parti dei Ladykillers dei fratelli Coen (e quindi de La signora omicidi), con l'aggiunta di un'ambientazione magnifica.  La bellissima città medievale immersa nell'acqua che fa da sfondo al film è ritratta con registro da National geographic: inizialmente sembra doversi mangiare la trama ma, con il procedere del racconto, diventa lo scenario ideale del climax narrativo. L'originalità dell'ambientazione si aggiunge così a quella dello stravolgimento dei clichè del gangster movie: stavolta, come recita il sottotitolo, gli assassini hanno una coscienza.    

venerdì 8 febbraio 2008

Caos calmo

anno: 2008   
regia: GRIMALDI, ANTONELLO 
genere: drammatico 
con Nanni Moretti, Valeria Golino, Alessandro Gassman, Isabella Ferrari, Silvio Orlando, Blu Yoshimi Di Martino, Hippolyte Girardot, Roberto Nobile, Alba Caterina Rohrwacher, Manuela Morabito, Kasia Smutniak, Beatrice Bruschi, Sara D'Amico, Babak Karimi, Tatiana Lepore, Anna Gigante, Denis Podalydes, Charles Berling, Antonella Attili, Cloris Brosca, Valentina Carnelutti, Stefano Guglielmi, Nestor Saied, Dina Braschi, Ester Cavallari, Roman Polanski 
location: Italia
voto: 7

Dopo avere salvato una sconosciuta in mare, Pietro Paladini (Moretti) - cinquantenne romano, dirigente di una grossa azienda televisiva prossima a un'importante fusione - torna a casa e trova la moglie morta. Da quel momento su di lui grava l'intera responsabilità di contenere il dolore della figlia di dieci anni (Di Martino). Le vacanze sono finite: Pietro accompagna sua figlia alla riapertura della scuola, promettendole di aspettarla lì sotto fino all'ora dell'uscita. Mantiene la promessa, e continuerà a farlo per i mesi a venire, al punto di trasformare la panchina dei giardinetti antistanti la scuola nel suo quartier generale, dove si avvicenderanno colleghi di lavoro, la cognata scombinata (Golino), il fratello (un eccellente Alessandro Gassman) e persino il boss della multinazionale con la quale sta per avvenire la fusione (Polanski): tutta gente che in teoria va lì per consolarlo, ma che finisce per rovesciargli addosso i propri affanni. Lui si rifugia nelle sue classifiche mentali e nell'osservare la varia umanità che transita da quelle parti tutti i giorni: una ragazza che porta a spasso il suo cane (Smutniak), un bambino Down convinto che l'auto di Pietro lo saluti tutti i giorni e altri ancora.
Tratto dal best seller di Sandro Veronesi, il film di Antonello Grimaldi supera di una spanna le pagine del romanzo: azzera le marchette pubblicitarie, riduce la pletora di personaggi e affida a un Nanni Moretti davvero pertinente (ma francamente goffo in una scena erotica con Isabella Ferrari) il compito di esplorare quei luoghi dell'anima in cui - a dispetto del trauma subito e del senso di colpa che avrebbe potuto derivarne - il dolore si acquieta in una dimensione esistenziale altra, in uno zen della mente che trova in una panchina il suo rifugio. Nel film come nel romanzo, però, tutto rimane in superficie, a cominciare dal tema della rinascita, sospeso su una dimensione ellittica, e dall'intreccio, con i personaggi-chiave che finiscono forzatamente per conoscersi tutti tra loro per vie traverse. A dare lustro al film ci sono però il registro situazionista dell'opera, concentrato sulle atmosfere, e le dinamiche psicologiche tra personaggi, magnificamente orchestrate da un Nanni Moretti che, più che interpretare Pietro Paladini, sembra interpretare sé stesso. Con enorme bravura.    

domenica 27 gennaio 2008

Espiazione (Atonement)

anno: 2007   
regia: WRIGHT, JOE 
genere: sentimentale 
con James McAvoy, Keira Knightley, Romola Garai, Saoirse Ronan, Brenda Blethyn, Vanessa Redgrave, Juno Temple, Benedict Cumberbatch, Felix von Simson, Charlie von Simson, Harriet Walter, Michelle Duncan, Daniel Mays, Gina McKee, Julia West, Alfie Allen, Patrick Kennedy, Ben Harcourt, Jack Harcourt, Nonso Anozie, Peter Wight, Anthony Minghella 
location: Regno Unito
voto: 6

Nell'Inghilterra degli anni '30 Robbie Turner (McAvoy), figlio istruito della governante di una famiglia aristocratica, ama - riamato - Cecilia (Knightley), primogenita di casa Tallis. Briony, ragazzina dalla fervida immaginazione e sorella minore di Cecilia, per gelosia accusa Robbie di aver stuprato una sua amichetta. Il ragazzo finisce ingiustamente in galera, quindi viene mandato al fronte, dove perde la vita per setticemia. Nel frattempo Cecilia, che continua con lui una fitta corrispondenza, diventa infermiera, ma muore sotto le bombe. Per espiare la colpa, Briony diventerà anch'ella infermiera e in seguito, scrittrice di successo, racconterà la storia romanzata di Cecilia e Robbie, rivelando davanti a un intervistatore (il regista premio Oscar Anthony Minghella) i veri risvolti della vicenda.
L'impronta di Ian McEwan c'è e si vede tutta: ancora una volta il tema è quello de L'innocenza del diavolo: sotto le spoglie di una tredicenne dalle belle speranze si nasconde la crudeltà di una natura amorale. Chi ha letto il romanzo sostiene che il regista Joe Wright abbia fatto i salti mortali per trasporlo sullo schermo: c'è da credergli, a giudicare dalla confezione del film. Espiazione comincia infatti come una storia di vendetta a sfondo sentimentale, prosegue con una lunga e tediosa parentesi bellica e si chiude in una sorta di mockumentary con una strepitosa Vanessa Redgrave. La fluidità difetta, ma il racconto si fa seguire con interesse. Meritato il premio Oscar a Dario Marianelli per la migliore colonna sonora.    

giovedì 22 febbraio 2007

L'uomo senza sonno (The machinist)

anno: 2003   
regia: ANDERSON, BRAD
genere: thriller
con Christian Bale, Jennifer Jason Leigh, Aitana Sánchez-Gijón, John Sharian, Michael Ironside, Larry Gilliard Jr., Reg E. Cathey, Anna Massey, James Depaul, Craig Stevenson, Matthew Romero Moore, Reg Wilson
location: Spagna
voto: 9

Trevor Reznik (Bale) ha un volto spettrale, scarnificato, livido. Non dorme da un anno. Nella fabbrica dove lavora una sua distrazione costa un braccio a un collega. È convinto che congiurino contro di lui e le sue uniche compagnie, nella sua esistenza diafana e solitaria, sono una ragazza squillo e la cameriera del bar di un aeroporto. A casa trova biglietti sinistri sul frigorifero (strepitosa la trovata enigmistica) e un fantomatico personaggio lo perseguita. Così si presenta questa inquietante, bellissima produzione spagnola che ha per protagonista un attore che è stato capace di una metamorfosi agghiacciante che lo rende scheletrico. Magicamente, i simbolismi e la dimensione onirica che percorrono l'intero film si risolvono in un finale concreto, che rende tangibile la trasformazione fisica di Trevor alla luce del senso di colpa (è un pirata della strada) che lo ha divorato al punto di portarlo sull'orlo della follia. Siamo nel thriller psicologico, in un cinema dei corpi collocato al crocevia tra Cronenberg, Lynch e Polanski: con la sostanziale differenza che qui il regista Brad Anderson imbastisce una trama impeccabile che non ha bisogno di sforare su una dimensione esoterico-metafisica. Molto più Spider, insomma, che Mulholland drive o La nona porta.

martedì 31 ottobre 2006

Babel

anno: 2006   
regia: GONZALEZ INARRITU, ALEJANDRO
genere: drammatico
con Brad Pitt, Cate Blanchett, Gael García Bernal, Koji Yakusho, Rinko Kikuchi, Adriana Barraza, Boubker Ait El Caid, Said Tarchani, Nathan Gamble, Fernandez Mattos Dulce, Paul Terrell Clayton, Mahima Chaudhry, Charlie Matsuo, Barbarella Pardo, Aaron D. Spears, Ivor Shier, James Melody, Elle Fanning, Jamie McBride, Shilpa Shetty, Lynsey Beauchamp
location: Usa   
voto: 10

In Marocco un ragazzino spara per gioco su un autobus di turisti, colpendo una donna americana in crisi coniugale. I figli della coppia sono stati affidati a una tata che, dato il contrattempo, non sa come gestire la necessità di recarsi al matrimonio del figlio, in Messico. Nel frattempo, in Giappone la polizia sta cercando un ricco vedovo professionista che vive con la figlia sordomuta. È a lui che è intestata l'arma con la quale è stata ferita la turista americana.
Quattro storie in quattro posti diversi del mondo, in una babele di linguaggi, situazioni e simboli che la coppia Inarritu-Arriaga, superandosi rispetto ai precedenti, pur magnifici Amores perros e 21 grammi, gestisce con limpidezza esemplare. Sui temi della colpa e del rapporto tra genitori e figli, le due stelle nascenti del cinema mondiale imbastiscono un apologo durissimo di ispirazione biblica (il titolo non è casuale...) col quale ci dicono che è il caso a governare le nostre esistenze. La direzione degli attori è perfetta, lo sfruttamento delle location (il deserto messicano, le montagne marocchine, la metropoli giapponese) davvero esemplare. Ma a colpire sono soprattutto l'uso del sonoro, enfatizzato dai contrasti in soggettiva e oggettiva sulla sordomuta, e la fluidità del montaggio, che a Babel è valso il premio della giuria di Cannes, a fare il paio con quello alla regia conferito a Inarritu. Copione di Guillermo Arriaga. Oscar a Gustavo Santaolalla per la migliore colonna sonora.