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venerdì 27 ottobre 2017

La ragazza nella nebbia

anno: 2017       
regia: CARRISI, DONATO   
genere: giallo   
con Toni Servillo, Alessio Boni, Lorenzo Richelmy, Galatea Ranzi, Michela Cescon, Lucrezia Guidone, Daniela Piazza, Ekaterina Buscemi, Thierry Toscan, Jacopo Olmo Antinori, Marina Occhionero, Sabrina Martina, Antonio Gerardi, Greta Scacchi, Jean Reno    
location: Italia
voto: 6,5   

Nel paesino di Avechot, in mezzo alle Alpi, l'ispettore Vogel (Servillo) si presenta nel mezzo della notte al cospetto di uno psichiatra (Reno). C'era nebbia, ha avuto un incidente ma dice di non ricordare nulla. Dietro c'è una complessa storia - raccontata anche con lunghi flashback - che parte dalla sparizione di una quindicenne dalla comunità montana, passa per la congregazione religiosa che rende omertoso l'intero paese e arriva a un professore (Boni) stabilitosi lì da poco con la famiglia, l'unico a finire sul banco degli imputati.
Tratto - come recitano con magniloquenza i titoli di coda - dal best seller "internazionale" di Donato Carrisi, La ragazza nella nebbia viene portato sul grande schermo dallo stesso autore, il quale dimostra ampie capacità narrative e di sapere dare una cospicua dose di suspense al racconto. Il tema è quello della vanità, mescidato in chiave di apologo con quello della dialettica tra apparenza e realtà con riflessioni non banali. I problemi sono due: la sceneggiatura, arzigogolata in maniera compiaciuta e capace di arrivare a un finale davvero deludente e, ancor di più, la direzione degli attori: Toni Servillo continua a fare Toni Servillo in qualsiasi film, gli altri sono diretti con mano da mestierante e solo Alessio Boni ci mette un po' di impegno, insieme a Jean Reno che recita nel nostro idioma in presa diretta.    

martedì 3 febbraio 2015

Men, women & children

anno: 2014   
regia: REITMAN, JASON
genere: drammatico
con Adam Sandler, Jennifer Garner, Rosemarie DeWitt, Judy Greer, Dean Norris, Emma Thompson, Timothée Chalamet, Olivia Crocicchia, Kaitlyn Dever, Ansel Elgort, Katherine C. Hughes, Elena Kampouris, Will Peltz, Travis Tope, David Denman, Dennis Haysbert, J.K. Simmons, Colby Arps, Shane Lynch, Jason Douglas, Phil LaMarr, Kaleb King, Richard Dillard, Tina Parker, David Jahn, Jake McDermott, Kathrine Herzer, Helen Estabrook, Kelly O'Malley, Jeff Witzke, Cody Boling, Jillian Nicole Jackson, Dan Gozhansky, Tori Black, Irene White, Luci Christian, Jaren Lewison, Christina Burdette, Craig Nigh, Karen Smith, Candace Lantz, Jon Michael Davis
location. Usa
voto: 7,5

Non è mai uscito in sala il miglior film di Jason Reitman (Thank you for smoking, Tra le nuvole, Juno) che con piglio sociologico e qualche indulgenza al moralismo esplora il rapporto tra tecnologie digitali, sesso e relazioni familiari. Nel coro di voci di impronta altmaniana troviamo la mamma manager (Greer) disposta anche a curare un sito osé pur di vedere la figlia  (Crocicchia) affermarsi nel mondo dello spettacolo, un padre (Norris) e un figlio (Elgort) costretti a fare i conti con l'abbandono del tetto domestico della moglie/madre, una ragazzina anoressica (Kampouris), un'altra adolescente (Dever) controllata draconianamente da madre sessuofoba e ossessiva (Garner), una coppia spenta che cerca nelle avventure on line un nuovo slancio erotico con un figlio consumatore compulsivo di pornografia e a digiuno delle più elementari regole della sessualità. Il campione di varia umanità raccontato nel film rasenta la patologia, manifesta una fragilità diffusa, arrocca la propria esistenza nello spazio di uno schermo, tradendo una impressionante propensione alle incomprensioni. Servito da un cast all'altezza e da un intreccio avvincente, Men, women & children riecheggia - estremizzandole - le tematiche di Disconnect, e nonostante si lasci apprezzare anche per la capacità di coniugare fotografia ed effetti speciali (impressionanti quelli in cui una intera folla cammina con gli occhi incollati sul proprio smartphone), inciampa tuttavia in una fastidiosa voce off e in qualche immagine digitale di troppo.    

sabato 13 dicembre 2014

Gone girl - L'amore bugiardo

anno: 2014   
regia: FINCHER, DAVID
genere: giallo
con Ben Affleck, Rosamund Pike, Neil Patrick Harris, Tyler Perry, Carrie Coon, Kim Dickens, Patrick Fugit, David Clennon, Lisa Banes, Missi Pyle, Emily Ratajkowski, Casey Wilson, Lola Kirke, Boyd Holbrook, Sela Ward, Lee Norris, Jamie McShane, Leonard Kelly-Young, Kathleen Rose Perkins, Pete Housman, Lynn Adrianna, Mark Atteberry, Darin Cooper, Kate Campbell, Brett Leigh, Antonio St. James, Lauren Glazier, Julia Prud'homme, Cooper Thornton, Casey Ruggieri, Cyd Strittmatter, Ashley Didion, Lexis Nutt, L.A. Williams, Blake Sheldon, Sean Guse, Ricky Wood, Fred Cross, Scott Takeda, Donna Rusch, Kathy Sweeney Meadows, Mark T Anderson, Scoot McNairy
location: Usa
voto: 7

È facile fare la coppietta felice quando vivi in un lussuosissimo appartamento di Manhattan e hai un conto in banca da capogiro. Ma se poi arriva la crisi e sei costretto a trasferirti in Missouri, il giorno del tuo quinto anniversario di matrimonio potrebbe anche riservarti una brutta sorpresa. Per esempio, potresti tornare a casa e non trovare più tua moglie (Pike), venire sospettato di omicidio e avere i media addosso che cercano il mostro da sbattere in prima pagina e in prima serata. È ciò che succede a Nick (Affleck), fedifrago da un anno e mezzo, che porta stancamente avanti un rapporto asfittico dopo essersi sentito parte della coppia più bella del mondo, alla maniera dei Wheeler di Revolutionary Road. Tutt'altro che convinto della presunta sparizione della moglie, Nick decide di ingaggiare un principe del foro, convinto che la moglie si sia nascosta da qualche parte.
Uno dei migliori film di Fincher (Se7en, The social network) prende le mosse dal difficile romanzo di Gillian Flynn, rispetto al quale al contrappunto tra la prospettiva di lui e quella di lei sostituisce la visione soggettiva della moglie (le pagine del suo diario che sembrano essere un'implacabile accusa al crescendo del marito come potenziale minaccia) e quella oggettiva del marito. Partito come un mistery, scoccata la prima ora il film vira su un registro giallo per poi chiudere in una chiave granguignolesca da apologo satirico sulla vita matrimoniale. Grande tensione, molti colpi di scena ben assestati e il ritratto di una donna così diabolica da far sembrare delle educande la Glen Close di Attrazione fatale e Crudelia Demon. Peccato per i due protagonisti, Ben Affleck e Rosamund Pike (la ricorderete in Jack Reacher e We Want Sex), che hanno l'espressività delle sardine in scatola. Premio 
Farfalla d'oro Agiscuola alla IX edizione del festival internazionale del film di Roma (2014).    

sabato 6 ottobre 2012

Reality (Big House)

anno: 2012       
regia: GARRONE, MATTEO
genere: commedia
con Aniello Arena, Loredana Simioli, Nando Paone, Nello Iorio, Nunzia Schiano, Rosaria D'Urso, Giuseppina Cervizzi, Claudia Gerini, Raffaele Ferrante, Paola Minaccioni, Ciro Petrone, Salvatore Misticone, Vincenzo Riccio, Martina Graziuso, Alessandra Scognamillo, Angelica Borghese, Carlo Del Sorbo, Arturo Gambardella
location: Italia
voto: 4


Arriva fuori tempo massimo il film di Matteo Garrone sulla sindrome da apparizione televisiva legata al fenomeno dei reality, cioè proprio quando questi utlimi cominciano a subire una brusca flessione di pubblico in un Paese come l'Italia, quella sprovveduta e credulona già raccontata nel Pinocchio di Collodi, sintetizzata dalle schiere di seguaci di Padre Pio e vista al cinema fin dai tempi di Bellissima. Il copione che Garrone, con Maurizio Braucci, Ugo Chiti e Massimo Gaudioso, ci propone, è un abbecedario della deriva a cui può portare la smania di avere il proprio quarto d'ora di celebrità, un trattatello che passando per la commedia grottesca vuole arrivare al dramma con un film a tesi. Al centro della vicenda c'è un pescivendolo dei bassi di Napoli (Arena), padre di famiglia, pagliaccio triste in un Paese e una cultura in piena decadenza, che dopo l'incontro casuale con un ex residente della casa-acquario del Grande Fratello (Ferrante) va a fare un provino e si convince che prima o poi sarà selezionato. L'idea geniale del film sta nel trasferire il fenomeno da passivo (gli "internati" osservati nella casa) ad attivo (il nostro protagonista che mette in atto un'escalation di azioni deliranti perché si convince che per essere reclutato deve prima convincere gli emissari del GF che lo stanno "studiando" nel suo habitat naturale). Ma è tutto talmente algido, programmatico, cerebrale, privo di ritmo e, soprattutto, scontato, da opacizzare quanto di buono il regista fa con ambienti, luci (dominanti rosse e ocra, saturazione cromatica), corpi, riprese da altissima scuola del cinema, a cominciare dall'iniziale piano sequenza aereo e a finire con quello finale, che risale in cielo lasciando illuminato soltanto il protagonista. Come è stato per il Sorrentino di This must be the place, Garrone sembra aver sofferto del peso che Gomorra, la precedente opera assolutamente memorabile, ha lasciato sulle sue spalle, imboccando anch'egli la strada della commedia, ormai elevato a genere passe-partout. Come nel caso del collega campano, anche Garrone sembra talmente preso dal bisogno di mostrare il suo talento da preoccuparsi molto della forma e pochissimo dei contenuti. Sicché è vero  che rispetto a questi ultimi Garrone sospende il giudizio, ma il messaggio che lancia mira in basso, alle responsabilità di chi non ha i mezzi per vedere la realtà. E allora sarebbe stato assai meglio capovolgere la prospettiva, fare un altro film, non fosse altro che per il fatto che chi doveva capire ha già capito e chi non vuole capire, proprio perché non ha i mezzi, non riuscirà neppure a decodificare il senso di questo apologo.
Non si comprende poi perché il ruolo da protagonista, con tanti attori che stanno a spasso, debba essere affidato a un ergastolano per reati di camorra. Va bene che il carcere deve essere rieducativo, ma qual è il segnale che si manda, se non quello che il quarto d'ora di celebrità è concesso anche a chi sta dietro alle sbarre alla faccia dei crimini commessi? E allora un conto è fare del cinema di forte spessore pedagogico come i Taviani (Cesare deve morire) o Ferrario (Tutta colpa di Giuda), un altro concedere permessi tanto generosi.
Grand Prix al 65. festival di Cannes (2012).    

sabato 28 aprile 2012

To Rome with Love (Bop Decameron)

anno: 2012       
regia: ALLEN, WOODY  
genere: commedia  
con Penélope Cruz, Ellen Page, Woody Allen, Jesse Eisenberg, Alec Baldwin, Alison Pill, Judy Davis, Greta Gerwig, Roberto Benigni, Ornella Muti, Carol Alt, Riccardo Scamarcio, Isabella Ferrari, Alessandra Mastronardi, Giuliano Gemma, Maricel Álvarez, Flavio Parenti, Alessandro Tiberi, Vinicio Marchioni, Luca Calvani, Simona Caparrini, Giada Benedetti, Lina Sastri, Dominic Comperatore, Edoardo Purgatori, Monica Nappo, Roberto Della Casa, Marta Zoffoli, Marina Rocco, Antonio Albanese, Lynn Swanson, Fabio Armiliato, Araba Dell'Utri, Cristiana Palazzoni, Corrado Fortuna, Gianmarco Tognazzi, Edoardo Leo, Antonino Bruschetta, Fabio Bonini, Pierluigi Marchionne, Donatella Finocchiaro  
location: Italia
voto: 2

La coppietta che da Pordenone si trasferisce nella città eterna con la benedizione di tutta la famiglia, un qualsiasi impiegato che improvvisamente assurge a indicibile notorietà (Benigni), la turista americana che incontra l'uomo dei sogni e due studenti di architettura che vivono a Roma già da qualche anno: è intorno a questi personaggi che si snoda il Decamerone di Woody Allen, aggiornato al XXI secolo. Un pastrocchio che centrifuga luoghi comuni di ogni genere, accompagnati da comparsate fugacissime, product placement sfacciato, Modugno e le arie stranote della tradizione canora italiana nonché una Roma che più da cartolina non si potrebbe. Ma dove vive Woody Allen? L'unica mossa minimamente coraggiosa di questo film - la tv spazzatura che crea il personaggio (come se il pubblico USA fosse abituato a chissà quali raffinatezze …) - la ambienta negli studi del TG3, che non è certo l'incarnazione del trash. E poi gli italiani sono vestiti tutti come se fossero ancora fermi agli anni '50, la recitazione dei nostri (l'imbarazzante Alessandro Tiberi su tutti) è avvilente e non c'è in tutto il film una sola battuta degna di questo nome. Dopo Londra, Barcellona e Parigi, nel tributo alle città europee Roma si piazza decisamente al grado zero dell'ispirazione alleniana.    

martedì 6 ottobre 1998

The Truman show

anno: 1997   
regia: WEIR, PETER
genere: fantastico
con Jim Carrey, Ed Harris, Natascha McElhone, Laura Linney, Noah Emmerich, Holland Taylor, Brian Delate, Paul Giamatti, Harry Shearer, Peter Krause, Heidi Schanz
location: Usa
voto: 10

Dal giorno della sua nascita Truman Burbank (Jim Carrey) è l'inconsapevole protagonista di una soap opera trentennale ideata dal produttore di un network televisivo (Ed Harris). L'ingenuo Truman ci mette non poco ad accorgersi che intorno a lui, dalla moglie (Laura Linney) al suo migliore amico, tutti stanno interpretando una parte di quella mega-produzione che è il Truman show. E' così che decide di ribellarsi, rischia di venire ammazzato e trova finalmente la libertà.
Destinato a diventare un caposaldo di quella cinematografia che della satira sui media ha fatto il proprio fiore all'occhiello (L'asso nella manica, Oltre il giardino), il film scritto da Andrew Niccol (il regista del fantascientifico Gattaca) è un'opera insieme geniale, inventiva, ricca di sorprese, sostenuta da una regia impeccabile e servita da un Jim Carrey che mette la propria carica di istrione a servizio di un copione perfetto. Nella colonna sonora appare il musicista minimalista Philip Glass.    

martedì 25 agosto 1998

La seconda guerra civile americana (The second civil war)

anno: 1997       
regia: DANTE, JOE   
genere: fantapolitico   
con B.Bridges, J.Cassidy, James Coburn, P.Hartman, Dan Hedaya, J.E.Jones, K.Dunn           
location: Usa
voto: 3   

In un futuro prossimo ed imprecisato il governatore dell'Idaho (Beau Bridges), stanco dell'eccessiva immigrazione di gente straniera, decide di chiudere le frontiere. Sul fatto si avventa come una iena un network nazionale, disposto a mandare al massacro diversi bambini pakistani pur di ottenere lo scoop. L'iniziativa del governatore dell'Idaho viene seguita da altri stati e nel caos istituzionale più totale scoppierà la seconda guerra civile americana dopo quella del 1861.
Dante, con l'aiuto della sceneggiatura di Martyn Burke, ce la mette tutta per scagliare l'ennesima freccia avvelenata contro il sistema dei media e la demenzialità dei presidenti americani. Ma il plot narrativo si perde in una miriade di divagazioni inutili, la satira sa di già visto e la comicità strizza spesso l'occhio al pecoreccio.    

venerdì 12 giugno 1998

Mad city - Assalto alla notizia

anno: 1998       
regia: COSTA-GAVRAS, CONSTANTIN 
genere: drammatico 
con Dustin Hoffman, John Travolta, Alan Alda, M.Kirshner, T.Levine, R.Prosky, B.Danner         
location: Usa
voto: 1 

Dopo il licenziamento, la guardia giurata (un John Travolta in un ruolo troppo simile a quello de Il rovescio della medaglia) di un museo di scienze naturali di Madeline, una cittadina della California, torna sul posto di lavoro deciso a minacciare la direttrice pur di riottenere il lavoro. Si ritroverà a prendere in ostaggio una scolaresca e diventerà lo strumento per una contesa all'ultimo ascolto tra due cronisti televisivi d'assalto (Dustin Hoffman e Alan Alda).
Discendente di una schiatta numerosissima che proviene da L'asso nella manica di Billy Wilder, il film tratto da un soggetto di Tom Matthews e Eric Williams (la sceneggiatura è del solo Matthews) si colloca al grado zero della creatività. I personaggi sono assolutamente caricaturali, la vicenda è fiacca e tutto è assolutamente risaputo e implausibile. Peccato che un regista impegnato come Costa-Gavras sia caduto in una simile trappola.    

martedì 22 ottobre 1996

Assassini nati (Natural born killers)

anno: 1994       
regia: STONE, OLIVER 
genere: poliziesco 
con Woody Harrelson, Juliette Lewis, Tommy Lee Jones, Robert Downey Jr., Ashley Judd         
location: Usa
voto: 1

Storia di amori maledetti e naturali vocazioni alla strage, il film racconta le peripezie di una coppia di assassini psicopatici, Mickey & Mallory (Woody Harrelson e Juliette Lewis), uniti fino in fondo nella corsa verso l'autodistruzione. Il tutto sorvegliato e ingigantito da due fattori decisivi. Il primo è la morbosa curiosità dei mass-media, colpevoli di collaborazionismo. Il secondo è la presenza delle forze dell'ordine, nella fattispecie del poliziotto ingordo di TV (Tommy Lee Jones).
La discussa opera di Stone è marcatamente contraddittoria nel rapporto tra contenuto e forma: tanto efficace nel mostrare il talento visivo di cui è capace - con un montaggio da videoclip, scene al ralenty, inquadrature sghembe, passaggio repentino dal bianco e nero al colore - il regista pecca sul piano del contenuto. L'apologo che vorrebbe costruire sulla società orwelliana fagocitata dai media si stempera in un crescendo parossistico e gratuito di violenza ed il messaggio, che vorrebbe contenere un invito alla non violenza, finisce con l'ottenere l'effetto contrario. Premio speciale della giuria alla LI mostra di Venezia.