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mercoledì 25 luglio 2018

L'Intrusa

anno: 2017   
regia: DI COSTANZO, LEONARDO    
genere: drammatico    
con Raffaella Giordano, Valentina Vannino, Martina Abbate, Anna Patierno, Marcello Fonte, Gianni Vastarella, Flavio Rizzo, Maddalena Stornaiuolo, Riccardo Veno, Emma Ferulano, Giovanni Manna, Vittorio Gargiulo, Alessandra Esposito, Flora Faliti, Francesca Zazzera, Maria Noioso, Christian Giroso, Carmine Paternoster    
location: Italia, Svizzera, Francia
voto: 6,5    

L'intrusa del titolo è una giovane madre (Vannino) che, con l'inganno, ha ottenuto ospitalità nella casupola collocata all'interno di una masseria di Napoli che si occupa di infanzia a rischio. La presenza della donna - moglie di un camorrista che ha ucciso un innocente - suscita il malcontento dei genitori degli altri ragazzi che frequentano la masseria. Giovanna (Giordano), la coordinatrice del centro, si trova a dover mediare tra la ricerca di una soluzione che offra ai figli della sua ospite un avvenire diverso e la salvaguardia dei diritti degli altri bambini.
Dopo alcuni documentari e il film di finzione L'intervallo, Leonardo Di Costanzo prosegue il suo discorso contro le mafie con un film che propone innanzitutto un dilemma morale che la protagonista- unica attrice professionista con un passato da coreografa e da ballerina - interpreta con piglio da eroina capace di battersi fino all'ultimo contro ogni forma di pregiudizio. Il finale, difficilmente risolvibile, forse è un po' pilatesco, i tempi sono quelli dilatatissimi di un cinema dalla forte impronta autoriale, tutto girato nel piccolo fazzoletto di terra della masseria, ma l'opera è forte e convincente e fa respirare impegno civile a pieni polmoni.    

martedì 4 luglio 2017

Di che segno sei?

anno: 1975       
regia: CORBUCCI, SERGIO   
genere: commedia a episodi   
con Paolo Villaggio, Mariangela Melato, Adriano Celentano, Renato Pozzetto, Giovanna Ralli, Alberto Sordi, Luciano Salce, Ileana Lilli Carati, Massimo Boldi, Marilda Donà, Luigi Gino Pernice, Giuliana Calandra, Jack La Cayenne, Maria Antonietta Beluzzi, Ugo Bologna, Mafalda Berri, Gil Cagne, Shirley Corrigan, Marcello Di Falco, Sofia Dionisio, Angelo Pellegrino, Lucia Alberti    
location: Italia
voto: 4,5   

Negli anni in cui i film a episodi, radunando attori ben noti al grande pubblico, assicuravano consistenti guadagni al botteghino, qualsiasi scusa era buona per licenziare nuovi assemblaggi. Compresi i segni dello zodiaco. I quattro episodi del film diretto con minimo impegno sindacale da Sergio Corbucci si riferiscono ai segni di aria, terra, acqua e fuoco, pur essendo del tutto pretestuosi. Nel primo episodio, a seguito di una diagnosi malposta, un comandante della marina (Villaggio) è ossessionato dall'eventualità di diventare una donna. Nel secondo un artista circense (Celentano), pur di poter partecipare a una gara di ballo in Romagna, uccide la moglie. Nel terzo un muratore (Pozzetto) spera di poter aprire una tabaccheria e finisce con l'amoreggiare con l'amante (Ralli) di un ricco signore (Salce). Nel quarto una guardia del corpo (Sordi), reclutata per poter sventare possibili rapimenti, sconquassa la vita del suo assistito, un "cumenda" brianzolo (Bologna).
Molta acqua di rose e quasi nessuna sostanza se non i cliché con cui i protagonisti replicano figure già viste altrove. Villaggio richiama Fracchia e Fantozzi; Celentano il tamarro fascinoso; Pozzetto la sua comicità stralunata e surreale; ma il più grande è Sordi, che da solo riscatta l'intero polittico riproponendo il Nando Moriconi di Un americano a Roma. Incontenibile mattatore, l'Albertone nazionale si mangia il film (e tutte le altre star) in un solo boccone, con una performance da urlo che fa quasi passare in secondo piano gli intenti meramente commerciali del lungometraggio e la pochezza della scrittura.

giovedì 8 ottobre 2015

The program

anno: 2015       
regia: FREARS, STEPHEN   
genere: biografico   
con Ben Foster, Chris O'Dowd, Guillaume Canet, Jesse Plemons, Edward Hogg, Lee Pace, Denis Ménochet, Dustin Hoffman, Laura Donnelly, Alex Dobrenko, Julien Vialon, Nathan Wiley, James Harkness, Nicolas Robin, Sid Phoenix, Lucien Guignard, Holly Cofield, Chloe Hayward    
location: Francia, Italia, Regno Unito, Svizzera, Usa
voto: 7,5   

Tra il 1999 e il 2005 l'americano Lance Armstrong (Foster) vinse per sette volte consecutive il Tour de France, la gara ciclistica più famosa al mondo. Unico ad avere indossato così tanto la maglia iridata, Armstrong fu il campione di un colossale programma di dribblaggio dell'antidoping, colui che a suon di epo, testosterone, ormoni della crescita e altri steroidi spinse il proprio fisico e quelli della sua squadra ben oltre i limiti fisiologici, con la complicità del medico italiano Michele Ferrari (Canet). L'avvincente film di Stephen Frears ricostruisce quella torbida storia a partire dal resoconto che ne fece un giornalista del Sunday times, David Walsh (O'Dowd), convinto - fin dalle primissime vittorie dell'americano - che quel posto sul podio fosse stato conquistato con il doping. L'abilità di Armstrong fu, purtroppo, esemplare: seppe rivendersi benissimo la vicenda del cancro ai testicoli che lo colpì dopo che era diventato il più giovane vincitore di vincitore di tappa di tutti i tempi e diede vita a una fondazione benefica per la lotta contro i tumori che non potè che ingraziargli le simpatie del popolo bue, incapace di capire che in questo come in molti altri sport da quando sono entrati gli sponsor e le televisioni il giro di denaro è esorbitante e le competizioni sono taroccate (Pantani docet). Il regista inglese - che all'imbonitore americano ha dedicato la prima opera di fiction dopo i documentari di Alex Gibney (The Armstrong lie) e di Alex Holmes (Senza Scrupoli) - ricostruisce la vicenda con rigore filologico e stile assai classico, mostrando in filigrana il contrasto tra il modello culturale della vecchia Europa e il rude pragmatismo americano e restituendo un ritratto del protagonista come di un essere bieco, opportunista, capace di vendere sottobanco le biciclette da corsa dei suoi compagni di squadra per pagarsi l'epo e incline a ogni genere di minaccia agli avversari decisi a spifferare le porcherie del doping alla stampa. A far scricchiolare la colossale impalcatura mendace del ciclista americano contribuirono tanto la voglia di vendetta di Floyd Landis (Plemons), il sodale beota impregnato di farlocchi principi religiosi, quanto un assicuratore (Hoffman) la cui società avrebbe dovuto versare ad Armstrong quattrini a palate a ogni vincita del tour. Ma ciò che più di ogni altra cosa contribuì a scoperchiare il vaso di Pandora fu l'implacabile voglia di successo di Armstrong, sicché il suo ritorno alle corse, nel 2008, portò tutto alla ribalta. Sappiamo come andò a finire: l'ulteriore finanziamento di una supermacchina per i controlli antidoping fu uno stratagemma insufficiente e Armstrong subì il contrappasso di vedersi ritirati tutti i titoli vinti, nessuno escluso, proprio dall'United States Anti-Doping Agency (USADA).    

mercoledì 16 gennaio 2013

Senza freni (Premium rush)

anno: 2012   
regia: KOEPP, DAVID
genere: thriller
con Joseph Gordon-Levitt, Michael Shannon, Dania Ramirez, Sean Kennedy, Kym Perfetto, Anthony Chisholm, Ashley Austin Morris, Wolé Parks, Kevin Bolger, Aasif Mandvi, Lauren Ashley Carter, Charles Borland, Aaron Tveit, Jamie Chung, Christopher Place, Amy Hohn, Douglas C. Williams, Sebastian La Cause, Nick Damici, Kelvin Whui, Henry Kwan, Keenan Leung, Wally Ng, Nancy Eng, Zhao Mao Chen, Brian Koppelman, Hoon Lee, Boyce Wong, Jimmy P. Wong, Kenny Wong, Jade Wu, Lyman Chen, Huang Gian Jin, Tony Cheng, Li Jing Xian, Lam Yung, Hui Yuk Lung, Darlene Violette, Henry O, Kin Shing Wong, Jason Iannacone, Ted Sod, Alexis Krauss, Derek Miller, Carsey Walker Jr., Matthew Rauch, Michael-Leon Wooley, Victor Chan, P.J. Sosko, Jerry Walsh, Ruth Zhang, Bojun Wang, Richard Hsu, Mario D'Leon, Kate Manning, Fernando Rivera, Djani Johnson, Wai Ching Ho
location: Usa
voto: 7,5

Dopo una serie di vicissitudini distributive, Senza freni arriva finalmente al pubblico italiano che si stava leccando i baffi dai tempi della circolazione del trailer, in attesa di un action movie originale e gasatissimo. La visione del film non delude affatto le aspettative. In una New York imbottigliata nel traffico, a un pony express dalla pedalata adrenalinica e refrattario all'uso dei freni (Gordon-Levitt) viene affidato il compito di portare una busta che scotta da una parte all'altra della città. Ma quella busta fa gola a un poliziotto psicopatico (Shannon) che grazie ad essa vorrebbe risolvere i suoi problemi con il gioco d'azzardo. Tra inseguimenti al cardiopalmo, piroette acrobatiche e costole rotte, il pony express ce la metterà tutta per assolvere il proprio compito, soprattutto dopo aver capito che si tratta di una causa davvero importante.
Con Senza freni, David Koepp riscatta la scialba prova data anni prima con Secret window, thriller senza capo né coda interpretato da Johnny Depp. Merito soprattutto dell'ottimo lavoro di montaggio (attenzione agli orari: la storia è costruita a mosaico), alle riprese impossibili, molte delle quali effettuate a bordo bici, e a una bella serie di trovate ironiche, servite da un uso scoppiettante ma non invasivo del computer. Sopra le righe e implausibile, il film si fa apprezzare anche per un ritmo che non conosce sosta per l'intera ora e mezza di durata.    

giovedì 19 maggio 2011

Il ragazzo con la bicicletta (Le gamin au vélo)

anno: 2011       
regia: DARDENNE, LUC e JEAN-PIERRE
genere: drammatico
con Cécile de France, Thomas Doret, Jérémie Renier, Fabrizio Rongione, Egon Di Mateo, Olivier Gourmet
location: Belgio
voto: 6,5

I cineasti più neorealisti che ci siano in circolazione (a contendere loro lo scettro c'è solo Ken Loach) non potevano non richiamare quel film seminale che fu Ladri di biciclette per raccontare la vicenda di Cyril (Doret), un 12enne istituzionalizzato alla disperata ricerca di un padre che non lo vuole con sé (Renier). A prendersi cura di lui c'è Samantha (De France), la fatina buona che fa la parrucchiera e che per solidarietà con il ragazzino manda persino a monte il rapporto con il suo fidanzato. Nel suo incessante caracollare per la periferia belga a cavalcioni della sua bicicletta, Cyril impatta con Wes (Di Mateo), una sorta di Lucignolo ante-litteram, capetto di una baby gang. I due progettano insieme una rapina che rischia di finire in tragedia, ma che forse servirà a Cyril come viatico per una condotta più responsabile.
Con la loro inconfondibile cifra stilistica - fatta di macchina a spalla, iperrealismo degli ambienti, totale assenza di orpelli e musica ridotta a pochissime note, quelle di Beethoven - i fratelli Dardenne raccontano la parabola di un Pinocchio contemporaneo costretto a vivere in un mondo hobbesiano col quale difficilmente troverà mai un rapporto di cittadinanza. Asciutto, impermeabile a qualsiasi tentazione consolatoria, il film ha però meno mordente rispetto ad altre ragguardevoli opere dei due fratelli belgi.    

lunedì 2 febbraio 2004

Appuntamento a Belleville

anno: 2003       
regia: CHOMET, SYLVAIN   
genere: animazione   
location: Francia
voto: 5   

Immaginate di tradurre Jacques Tati in punta di matita: ne otterrete l'effetto surreale di questo film di animazione francese  che racconta di un orfanello cresciuto dalla nonna, la quale fa del ragazzo una promessa del ciclismo. La storia, che si srotola nell'arco del trentennio che va dai '30 ai '60 (si vede anche una versione animata di De Gaulle) è interamente imperniata sul tentativo della nonna di ritrovare il ragazzo, rapito dalla mafia statunitense per venire impiegato come pedalatore nelle scommesse clandestine. L'operazione riesce anche grazie all'aiuto di tre arzille vecchiette e di un cane. Film agli antipodi dall'ottimismo sentimentaloide di stampo disneyano, Appuntamento a Belleville è un cartoon crepuscolare, in diversi momenti addirittura tetro, afasico (le sole parti parlate sono - come appunto nei film di Tati - del tutto irrilevanti), venato da una sguardo impietoso sui corpi e sulla loro profanazione (i corpi delle rane che fanno da pietanza quotidiana alle tre vecchiette, ma anche quelli obesi che dilagano della metropoli d'oltreatlantico, quello della nonna poliomielitica o quello del protagonista) che lascia trapelare una visione sardonica dell'umanità. Portando la sua cifra stilistica al paradosso, Chomet lascia la narrazione sullo sfondo, collocando in primo piano l'antiestetismo bolso di questa umanità aliena.