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sabato 20 aprile 2019

Lo spietato

anno: 2019   
regia: DE MARIA, RENATO    
genere: gangster    
con Riccardo Scamarcio, Sara Serraiocco, Alessandro Tedeschi, Alessio Praticò, Casta Valentine Payen, Fulvio Milani, Marie-Ange, Matteo Leoni    
location: Francia, Italia
voto: 5,5    

Lo sapete qual è la regione d'Italia dove si sono radicate di più le 'ndrine calabresi? La Calabria Saudita? No, sbagliato. È la Lombardia. E questo almeno dagli anni '80 - '90 del Novecento. E proprio del primo pentito di mafia delle cosche calabresi trasferitesi per fare grossi affari col mattone e con sostanze che somigliano tanto al borotalco parla questo film diretto da Renato De Maria. Il regista varesotto - che deve essersi appassionato al tema, visto che il suo film precedente era un'antologia del peggio del crimine italiano in forma di docu-fiction, intitolato, per l'appunto, Italian gangsters - si limita al compito facile facile che gli viene dalla distribuzione Netflix per palati disposti a qualsiasi McMovie. Non a caso la vicenda di Santo Russo (un intonato Scamarcio, guascone in bilico tra vernacolo lombardo e pugliese) che, ancora adolescente, arriva nella periferia meneghina a bordo di una fiat 600 guidata da una padre tiranno che preferisce vederlo al servizio della mala pur di non averlo in casa, si snoda sul più prevedibile degli sviluppi narrativi: racconto di formazione giovanile in ampio flashback, con riformatorio e inevitabili cattive compagnie annesse, servizio dal capocosca più in vista, scalata ai vertici della mala. Il tutto accompagnato da un matrimonio con una devotissima (in tutti i sensi) moglie, che a lui regala due figli e a noi la solita faccia incredibilmente inespressiva di Sara Serraiocco (è un talento riuscire a non cambiare mai mutria per un intero film), e un intreccio ben più focoso con una sofisticata ragazza francese (Valentine Payen). Un po' di ritmo c'è, ma lo sguardo - che pure si rivolge ai poliziotteschi anni '70 - è banale come già lo fu in occasione de La prima linea, esordio della coppia Scamarcio-De Maria sul grande schermo.    

venerdì 28 dicembre 2018

Il padrino - Parte III (The godfather – Part III)

anno: 1990   
regia: COPPOLA, FRANCIS FORD    
genere: gangster    
con Al Pacino, Diane Keaton, Talia  Shire, Andy Garcia, Eli Wallach, Joe Mantegna, George Hamilton, Bridget Fonda, Sofia Coppola, Raf Vallone, Franc D'Ambrosio, Donal Donnelly, Richard Bright, Al Martino, Helmut Berger, Don Novello, John Savage, Franco Citti, Mario Donatone, Vittorio Duse, Enzo Robutti, Michele Russo, Robert Cicchini, Rogerio Miranda, Carlos Miranda, Vito Antuofermo    
location: Italia, Usa
voto: 7    

A 16 anni di distanza dal secondo episodio (1974) e a 18 dal primo (1972), Francis Ford Coppola propone l'ultimo atto della saga della famiglia Corleone, saldamente nelle mani di un Michael (Pacino) ormai sul viale del tramonto, tra problemi di diabete e cardiologici. Siamo alla fine degli anni '70 e l'uomo vorrebbe abbandonare le attività criminali e rifarsi una reputazione mettendosi in affari con un'immobiliare legata alla Santa Sede. L'intreccio non aveva mai osservato tanto da vicino la realtà storica come in questo episodio, nel quale le vicende della famiglia Corleone si intrecciano con quelle della Banca Vaticana e della congiura - esplicitata senza alcun fronzolo - contro Giovanni Paolo I (Vallone), con inequivocabili riferimenti a Calvi e a Marcinkus. Ma il centro della scena lo occupa il rapporto ambiguo tra zio e nipote (Garcia): Michael Corleone, consapevole di avere ucciso il proprio fratello, prende sotto la sua ala protettiva il figlio di quest'ultimo, nonostante si tratti di un intemperante che per di più si è invaghito di sua figlia (Sofia Coppola), una cugina di primo grado. Tra congiure e tradimenti di gran parte dei vertici della cupola mafiosa e spostamenti tra gli Stati Uniti, il Vaticano e Bagheria, in Sicilia, il film approda a un finale durante la rappresentazione della Cavalleria Rusticana di Mascagni all'opera di Palermo che è un autentico capolavoro di montaggio alternato (con molte linee narrativa aperte), una di quelle pagine di cinema destinate a entrare a pieno diritto nei manuali. Ma non sono da meno le alternanze tra i toni chiaroscurali con cui vengono raccontati gli incontri diplomatici tra i vari mammasantissima e le esplosioni di violenza in scene di massa raccontate con grande maestria.
Ritenuto unanimemente inferiore ai due episodi precedenti, il film tratto dal romanzo di Mario Puzo non rinuncia ad accenti marcatamente shakespeariani, alternando pagine di grande cinema ad altre francamente più inpacciate e soprattutto affidando un ruolo centrale a un'inguardabile Sofia Coppola, atto nepotista che toglie molto al film. Nel cast numerosi attori italiani, tra cui Raf Vallone, Franco Citti, Vittorio Duse, Enzo Robutti e persino il pugile Vito Antuofermo.    

domenica 4 giugno 2017

John Wick - Capitolo 2 (John Wick: Chapter 2)

anno: 2017       
regia: STAHELSKI, CHAD  
genere: gangster  
con Keanu Reeves, Riccardo Scamarcio, Laurence Fishburne, Common, Ruby Rose, Ian McShane, John Leguizamo, Claudia Gerini, Lance Reddick, Peter Stormare, Bridget Moynahan, Peter Serafinowicz, Thomas Sadoski, David Patrick Kelly, Tobias Segal, Nico Toffoli, Perry Yung, Vadim Kroll, Franco Nero, Luca Mosca    
location: Italia, Usa
voto: 1  

John Wick (Reeves, qui più imbalsamato del solito) vorrebbe starsene tranquillo con il suo cane e godersi la sua bella casa. Ma un suo ex socio (un inguardabile e soprattutto inascoltabile Riccardo Scamarcio) lo costringe a tornare sulla scena per eliminare, a Roma, la sorella (Claudia Gerini, che qui offre una presenza più ornamentale delle precedenti). Sarà una carneficina.
Avete presenti quei videogames del genere sparatutto? Ecco, qui siamo alla loro degenerazione più letale: in nome del cinema più bolso e fracassone, qui dialoghi e plot vengono azzerati, qualsiasi raccordo narrativo viene lasciato al caso, la recitazione è ben sotto il livello di guardia, Roma fa rimpiangere le fotografie dei negozi di souvenir e l'unica cosa che ci si aspetta da action movies come questo è, appunto, l'azione. Che qui invece viene spesso sacrificata a vantaggio di interminabili intermezzi parlati dai quali allo spettatore - a differenza del protagonista che schiva, invulnerabile, qualsiasi raffica di pallottole - viene stroncato l'ultimo neurone residuo.   
Improponile il confronto con il primo capitolo.

sabato 22 ottobre 2016

Italian Gangsters

anno: 2015   
regia: DE MARIA, RENATO
genere: documentario
con Francesco Sferrazza Papa, Sergio Romano, Aldo Ottobrino, Paolo Mazzarelli, Andrea Di Casa, Luca Micheletti    
location: Italia
voto: 6

I gangster più famosi che hanno insanguinato le strade dì Italia - specialmente quelle del centro-nord - tra gli anni quaranta e gli anni sessanta del Novecento fanno da cartina di tornasole di un'epoca di trasformazioni sociali attraverso un docufiction che monta materiali d'archivio, film di genere (da Di Leo, Bava e Deodato fino ad autori come Petri e Bellocchio) e ricostruzione affidata ad attori poco noti ma tutti di eccezionale bravura. L'operazione che racconta le vicende testosteroniche e al cardiopalmo di Ezio Barbieri, Paolo Casaroli (l'antieroe della mala bolognese già visto al cinema ne La banda Casaroli, di  Vancini), Pietro Cavallero (sul suo caso Lizzani girò Banditi a Milano), Luciano De Maria, Horst Fantazzini (il rapinatore galante che venne interpretato da Stefano Accorsi in Ormai è fatta!, di Enzo Monteleone) e Luciano Lutring, il solista del mitra, ha un indubbio marchio di originalità ma riesce solo a metà: il montaggio trasforma le diverse vicende in un unico blob nel quale i singoli caratteri diventano quasi indistinguibili, i riferimenti cinefili approssimativi e la soluzione di continuità tra fiction e cinegiornali dell'istituto Luce alquanto caduca. Un'occasione in parte sprecata per Renato De Maria, regista costantemente sul filo dell'azzardo - e per questo encomiabile - ma dai risultati alterni, come dimostrano film quali Hotel paura, Paz!, Amatemi e La prima linea.    

martedì 30 agosto 2016

Legend

anno: 2015   
regia: HELGELAND, BRIAN
genere: gangster
con Tom Hardy, Emily Browning, David Thewlis, Christopher Eccleston, Chazz Palminteri, Taron Egerton, Duffy, Sam Spruell, Tara Fitzgerald, Colin Morgan, Paul Anderson, Joshua Hill, Nicholas Farrell, Adam Fogerty, Mel Raido, Millie Brady, Chris Mason, Stephen Thompson, Alex Ferns, Martin McCreadie, Shane Attwooll, Richard Riddell, Sam Hoare, Frankie Fitzgerald, Christopher Adamson, Alex Giannini, Samantha Pearl, Mark Theodore, Lara Cazalet, Charley Palmer Rothwell, John Sessions, Kevin McNally, Tim Woodward, Nick Hendrix, Robert Ashby, Jane Wood, Jon McKenna, John Sears, Stephen Lord    
location: Regno Unito
voto: 6,5

Da Piccolo Cesare (1930) in avanti, i gangster movie tendono spesso a somigliarsi: ascesa e declino di un boss, rapporti con la famiglia e gli amici, tradimenti e poi le tre P: potere, politica e polizia. Se le differenze ci sono - fatte le dovute eccezioni per capolavori come C'era una volta in America, Il padrino, Gli intoccabili, Quei bravi ragazzi, Leon, Pulp Fiction, Casinò e Ghost dog - queste vanno ricercate nei dettagli. Nel caso di Legend - film diretto da Brian Helgeland, americano di origini norvegesi - gli elementi di spicco sono tre: l'ambientazione (la swinging London degli anni Sessanta), i protagonisti (due fratelli gemelli) e lo spunto narrativo (una storia vera). Il perno indiscutibile è la presenza di Tom Hardy, semplicemente sublime, che si sdoppia a meraviglia per impersonare Ron e Reggie Kray. Il primo è uno psicopatico violentissimo e omosessuale; il secondo è un dandy che manda avanti gli affari, ha (abbastanza) rispetto per gli amici e ama la sua donna (Browning), dal cui punto di vista viene raccontata l'intera vicenda, con scarso mordente drammaturgico. Nel film non c'è molto altro: sparatorie, scazzottate, torture, ritorsioni, minacce, vendette: tutto secondo gli standard del genere. Ma vedere Tom Hardy in versione imbolsita, con gli occhiali e impacciata nei movimenti e il suo gemello aitante, azzimato e scattante è puro cinema nonché la conferma di un attore in irresistibile ascesa.    

martedì 17 maggio 2016

Pericle il Nero

anno: 2015       
regia: MORDINI, STEFANO 
genere: drammatico 
con Riccardo Scamarcio, Marina Foïs, Valentina Acca, Gigio Morra, Maria Luisa Santella, Eduardo Scarpetta, Lucia Ragni    
location: Belgio, Francia
voto: 6 

"Mi chiamo Pericle e faccio il culo alla gente". Letteralmente. Inizia così il terzo film di Stefano Mordini (Provincia meccanica, Acciaio), liberamente ispirato al romanzo di Giuseppe Ferrandino, best seller in Francia e caso editoriale a scoppio ritardato nel nostro Paese. Pericle (Scamarcio) è un trentacinquenne napoletano al soldo di don Luigi (Morra), un camorrista che ha spostato la sua attività criminale in Belgio. Per conto dell'anziano uomo, Pericle stordisce e poi sodomizza le vittime, non importa se uomini o donne, che non si piegano ai voleri di don Luigi. Tanto, a lui, gli si drizza a comando. Succede però che colpisca la donna sbagliata (Santella), sorella di un boss rivale con quale è in corso una tregua precaria. Così Pericle decide fuggire in Francia, a Calais, dove conosce Nastasia (Foïs), madre di due figli, impiegata al banco di un forno. Con lei, Pericle intravede la possibilità di una nuova vita. Ma intanto c'è chi lo sta venendo a cercare.
Il film di Mordini è un noir cupissimo, incentrato su un antieroe solitario che richiama alla memoria tanto il Mimmo (Favino) di Senza nessuna pietà, quanto certi personaggi interpretati da Bogart. Fortissimamente voluto dallo stesso Scamarcio, in veste di produttore nientemeno che con i fratelli Dardenne, Pericle il nero arriva sugli schermi italiani dopo una gestione travagliata: dieci anni prima Francesco Patierno avrebbe dovuto dirigerlo e Pietro Taricone interpretarlo. Nella prova attoriale di Scamarcio - tutta per sottrazione, con tratti animaleschi, sottolineature esistenzialiste e voce off dai credibili filamenti napoletani - c'è tutto l'isolamento di un uomo rimasto precocemente orfano e che non ha mai conosciuto il padre, capace di rapporti unicamente meccanici, come quando si presta saltuariamente per girare dei film porno. Se l'interpretazione dell'attore pugliese è pienamente convincente, la redenzione ad alto prezzo del suo personaggio è davvero troppo romanzata e toglie al film quelle venature di verismo altrimenti ben riconoscibili in un'ambientazione plumbea e astratta.    

sabato 28 novembre 2015

The Transporter Legacy

anno: 2015       
regia: DELAMARE, CAMILLE   
genere: gangster   
con Ed Skrein, Ray Stevenson, Loan Chabanol, Gabriella Wright, Tatiana Pajkovic, Wenxia Yu, Rasha Bukvic, Lenn Kudrjawizki, Anatole Taubman, Noemie Lenoir    
location: Cina, Francia, Montecarlo
voto: 2,5   

A Montecarlo, quattro donne costrette alla prostituzione assoldano un gangster che si fa chiamare "il trasportatore" (interpretato dal pessimo Ed Skrein) per compiere la loro vendetta. Le regole che l'uomo ha dettato vengono però violate e nella partita a scacchi tra papponi e creature immacolate con malcelate intenzioni plutofile entra in gioco anche il padre dell'uomo, ambiguo e sottaniere (Stevenson).
Da un'idea di Luc Besson, un gangster movie becero, realizzato malissimo, fracassone, con effetti speciali risibili e inseguimenti stravisti, plot scombinato e attori del tutto indegni di questo nome.    

sabato 17 ottobre 2015

Suburra

anno: 2015       
regia: SOLLIMA, STEFANO
genere: gangster
con Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Claudio Amendola, Alessandro Borghi, Greta Scarano, Giulia Elettra Gorietti, Antonello Fassari, Jean-Hugues Anglade, Adamo Dionisi, Giacomo Ferrara, Lidia Vitale
location: Italia
voto: 8

Novembre 2011. Ratzinger sta per dimettersi, il governo Berlusconi sta per cadere. In aula si vota per una legge per le periferie che vorrebbe trasformare Ostia in una specie di Las Vegas. L'onorevole Malgradi (Favino), che ha un debole per le nottatine allegre con escort minorenni, si caccia in un grosso guaio e, ricattato, per uscirne è costretto a chiedere aiuto a un compagno di partito che ha amicizie poco raccomandabili con alcuni zingari malavitosi. Nella vicenda sono coinvolti anche un losco affarista di Ostia (Borghi) che taglieggia e vende licenze balneari, un ambiguo trafficante di escort (Germano) e un pezzo da novanta della mala romana (Amendola) che sembra essere la vera eminenza grigia che orchestra tutto il malaffare capitolino, in un intreccio mostruoso tra poteri forti, crimine organizzato e Vaticano. Nel complesso, una ciurma di buontemponi dal cuore d'oro se messi a confronto con i vari Fiorito, Gasparri, Carminati, Alemanno, Buzzi, Monsignor Paglia o a istituzioni come buona parte del nostro parlamento o alla Domus Caritatis del Vicariato romano o, ancora, Comunione & Fatturazione.
Tratto dal romanzo scritto a quattro mani da Giancarlo de Cataldo e Carlo Bonini, Suburra racconta i fattacci di Mafia Capitale anticipati dal romanzo, facendone un racconto epico da consegnare a futura memoria come l'epitome di un'era da bassissimo impero, un film che eredita il testimone di opere come In nome del popolo italiano, Segreti segreti, Il portaborse e Il caimano (volendone citare uno per decennio), che negli ultimi quarant'anni hanno saputo raccontare la cronaca di un Paese sempre più alla deriva. Alla densità di un racconto solidamente sceneggiato dai due autori del romanzo con Rulli e Petraglia, Sollima aggiunge una qualità artistica e uno stile che dopo un film per il cinema (ACAB) e la serie tv Gomorra è già perfettamente riconoscibile, con scene d'azione ad altissimo tasso adrenalinico, perfetta direzione degli attori (gareggiano in bravura Amendola, Germano e Borghi), montaggio serrato, ambientazioni notturne e fosche, stavolta caratterizzate da una pioggia incessante. Piove, governo ladro.    

Black Mass - L'ultimo gangster

anno: 2015       
regia: COOPER, SCOTT  
genere: gangster  
con Johnny Depp, Joel Edgerton, Dakota Johnson, Benedict Cumberbatch, Rory Cochrane, Jesse Plemons, Kevin Bacon, Sienna Miller, Juno Temple, Peter Sarsgaard, David Harbour, Julianne Nicholson, Corey Stoll, Adam Scott, W. Earl Brown, Jeremy Strong, Alisha Heng, James Russo, Brad Carter, Jamie Donnelly, Erica McDermott, Bill Camp, Owen Burke, Anthony Molinari, Tom Kemp, Patrick M. Walsh, Terry Conforti, Berglind Jonsdottir, Damien Di Paola, Bates Wilder, Scott Anderson, David Conley, David De Beck, Maeve Power, Colleen Kelly, Alexander Cook, Lewis D. Wheeler, Jon Pierce, Jason Mayoh, Ava Cooper, Cayley Bell, Albert Talbot, Magnus Bjornsson, Billy Meleady, Chace Frazier    
location: Usa
voto: 6,5  

Tra la seconda metà degli anni '70 e la prima degli anni '80 il boss criminale e psicopatico James "Whitey" Bulger (Depp) fece il bello e il cattivo tempo a Boston soprattutto grazie alla collusione con l'agente dell'Fbi John Connolly (Edgerton), suo vecchio amico di infanzia, che finse di ingaggiarlo come informatore per sgominare insieme la potente mafia italiana.
Diretto da Scott Cooper (Crazy heart, Il fuoco della vendetta), Black mass è la vera storia di uno dei criminali più efferati d'America, premuroso e gentile in famiglia quanto spietato sulla strada e disposto a eliminare chiunque sospettasse di non essergli totalmente fedele, è una delle moltissime variazioni già viste in chiave di gangster movie. L'antieroe dal marcato profilo psicologico staliniano è interpretato da un Johnny Depp che sacrifica la sua già scarsa mimica al mascherone di trucco che ne sovverte i connotati. Scelta inspiegabile che contribuisce a compromettere un film il cui modello sta tra lo Scorsese di Quei bravi ragazzi e The iceman. Fotografie e scenografie sono impeccabili, ma il plot è di quelli destinati rapidamente all'oblio.    

domenica 22 febbraio 2015

Gangster Squad

anno: 2013   
regia: LEISCHER, RUBEN   
genere: gangster   
con Josh Brolin, Ryan Gosling, Sean Penn, Emma Stone, Mireille Enos, Michael Peña, Giovanni Ribisi, Holt McCallany, Wade Williams, James Landry Hébert, Ambyr Childers, Mick Betancourt, Mac Brandt, Brandon Molale, Michael Papajohn, Jeff Wolfe, Anthony Molinari, Austin Highsmith, Neil Koppel, Jack McGee, Evan Jones, James Carpinello, Troy Garity, Austin Abrams, Lucy Davenport, Sullivan Stapleton, John Aylward, Dennis Cockrum, Jack Conley, Riel Paley, Michael C. Mahon, David Fleischer, Nick Nolte, Josh Pence, Anthony Mackie, De'aundre Bonds, Robert Patrick, Maxwell Perry Cotton, Haley Strode, Scott Beehner, Matt Knudsen, Lucas Fleischer, Jon Polito, Lance Barber, Michael Bacall, Dale Gibson, Rick Marcus, Mickey Giacomazzi, Cazimir Milostan, Don Harvey, Darrell Davis, Anthony De Longis, Michael Owen, Tom Hallick, Esther Scott, Jonny Coyne, Christopher Doyle, Max Daniels, Danny Wynands, Derek Mears, Yvette Tucker, Derek Graf, Anne Leighton, Eboni 'Chrystal' Adams, Nadyia Blakemore, Mandy Coulton, Michelle Current, Eva La Dare, Monifa Ellis, Hilary Fleming, Scott Fowler, Melanie Gage, Asiel Hardison, Michael W. Higgins, Scott Hislop, Jermaine Johnson, Stephanie Landwehr, Tina Mayer, Marcy McCusker, Jacoby Mosby, Chris Moss, Jared Murillo, Alycia M. Perrin, Henry 'Chopper' Platt, Chandrae Roettig, Dougie Styles, Stephen Sayer, Kelleia Sheerin, Brett Stiugiss, Kevin James Sporman, April Marie Thomas, Forrest Walsh, Liz Watts, Sir Charles Wiggins III, Jason Williams   
location: Usa
voto: 7,5   

Los Angeles, 1949. L'efferato ebreo Mickey Cohen (Penn) si sta prendendo la città. Le autorità sanno che ingaggiare una guerra contro di lui significa perderla, ma un irriducibile capo della polizia (Nolte) dà mandato a un tenente tutto d'un pezzo (Brolin) di mettere su una squadra di specialisti incorruttibili disposti a giocare la partita. I 6 daranno guerra a Cohen a fronte alta, in una corsa contro il tempo mirata a evitare che il boss riesca ad espandere il suo potere fino a Chicago.
Tratto da una storia vera, il film di Ruben Fleischer accentua i caratteri fino al parossismo, confezionando una via di mezzo tra l'hard-boiled più testosteronico e un fumettone ad altissimo tasso di violenza ma con un ritmo, un intreccio e una messa in scena di squisita fattura. Se si va alla ricerca della sottigliezza psicologica non è questo il film da vedere, condito com'è di stereotipi che vanno dalla femme fatale al poliziotto incorruttibile, ma il plot è così sostenuto e i colpi di scena si susseguono a un ritmo tale da assicurare un paio d'ore di divertimento anche grazie a un cast di primissimo ordine.    

lunedì 10 novembre 2014

Anime nere

anno: 2014       
regia: MUNZI, FRANCESCO 
genere: gangster 
con Marco Leonardi, Peppino Mazzotta, Fabrizio Ferracane, Anna Ferruzzo, Giuseppe Fumo, Barbora Bobulova, Pasquale Romeo, Vito Facciolla, Aurora Quattrocchi, Manuela Ventura 
location: Italia, Olanda
voto: 7,5 

La bravata di un ragazzo dalla testa calda (Fumo) costringe tre fratelli, un trafficante di droga (Leonardi), un uomo d'affari in doppiopetto (Mazzotta) ma con molti soldi sporchi nel conto in banca e il genitore del ragazzo (Ferracane), un allevatore di pecore, a riunirsi nel paese dell'Aspromonte dove abita quest'ultimo per sanare la faccenda con una 'ndrina locale. Ma le cose si mettono male, gli accordi con un'altra 'ndrina falliscono e per la famiglia si apparecchia un'autentica tragedia.
Al suo terzo lungometraggio dopo Saimir e Il resto della notte, Francesco Munzi insiste sul tema dell'immigrazione. Non più quella che arriva in Italia dall'Est europeo, bensì quella interna, che ha portato qualcuno a fare fortuna in maniera illegale trasferendosi dal Sud del paese alla ricca Lombardia. Ma i legami con la terra natia rimangono inestirpabili, le relazioni claniche un vortice dal quale è impossibile distaccarsi e una vita normale all'insegna della legalità una semplice chimera. Non a caso questo film cupo e a tratti un po' freddo, tratto dall'omonimo libro di Ciriaco Giacchino, trova il suo perno nella figura dell'unico dei tre fratelli che è rimasto in Calabria, impermeabile al solletico dell'illegalità, mentre suo figlio morde il freno per seguire la strada dello zio. Attraverso questi personaggi, Munzi - che firma il suo film decisamente più bello - ancora una volta ci propone un saggio di antropologia nel quale emerge lo stridore tra le auto lussuosissime, le case orrendamente arredate in stile Luigi XIV e la squallore indicibile dell'habitat urbano e rurale che le accoglie, epitome della dialettica impossibile tra una cultura profondamente arcaica e le tentazioni della modernizzazione. È questo, congiuntamente alla totale subalternità della lingua italiana all'irrinunciabile vernacolo (il film è largamente sottotitolato), il segno tangibile dell'arretratezza e dell'incultura di un mondo che sembra destinato a restare intrinsecamente involuto e legato a interminabili faide.
Premio Francesco Pasinetti, premio Fondazione Mimmo Rotella (Luigi Musini) e premio Schermi di qualità - Carlo Mazzacurati alla 71. mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (2014).    

domenica 12 maggio 2013

Il cecchino (Le Guetteur)

anno: 2013   
regia: PLACIDO, MICHELE
genere: poliziesco
con Daniel Auteuil, Mathieu Kassovitz, Olivier Gourmet, Francis Renaud, Nicolas Briançon, Jérôme Pouly, Violante Placido, Luca Argentero, Arly Jover, Christian Hecq, Michele Placido, Hocine Choutri, Pascal Bongard, Géraldine Martineau, Flavien Tassart, Cédric Melon, Pierre Douglas, Sébastien Lagniez, Yves Girard, Affif Ben Badra, Tewfik Essafi, Amandine Noworyta, Joël Saint Just, Vinye, Stéphane Cohen, Vincent Aguesse, Armel Cessa, Shirley Baltimore
location: Francia
voto: 7,5

A Parigi il commissario Mattei (Auteuil) sta per mettere in scacco la banda che ha collezionato, impunita, una serie di rapine. Tutto sembra essere stato studiato alla perfezione, ma un cecchino (Kassovitz, vero mattatore del film) manda a monte il piano. Una volta catturato il malvivente, il commissario punta sul gioco di tradimenti e ritorsioni interni alla banda che sembra un nido di vipere, cercando di fare collaborare il criminale. Ma nel frattempo il bottino della rapina è sparito, il capo dell'organizzazione (un Luca Argentero mai così svogliato e fuori parte) è ferito gravemente e quei soldi fanno gola alle persone sbagliate.
Per la sua decima regia il oltre vent'anni, Placido conferma, fosse anche per il suo passato professionale pre-cinematografico, che il genere poliziesco è quello che gli riesce di gran lunga meglio. Si dirà che fare un polar in Francia è come cucinare una pizza a Napoli, ma all'attore/regista pugliese non si può disconoscere il talento per la messa in scena, la capacità di alternare scene d'azione e dialoghi tesissimi, pur inciampando in più d'un buco di sceneggiatura e nei depistaggi allo spettatore.    

lunedì 7 maggio 2012

Brother

anno: 2000   
regia: KITANO, TAKESHI 
genere: gangster 
con Takeshi Kitano, Claude Maki, Omar Epps, Masaya Kato, Ren Ôsugi, Ryo Ishibashi, Tetsuya Watari, Joy Nakagawa, James Shigeta, Tony Colitti, Susumu Terajima 
location: Giappone, Usa
voto: 6

Stanco della guerra continua tra bande rivali della yakuza giapponese, Yamamoto (Kitano) decide di trasferirsi in America, a Los Angeles, dove da tempo vive il fratello minore (Maki). Ma qui la musica non è diversa e l'alleanza dei nippoafricani con gli ispanici finisce con cozzare contro gli interessi di controllo sul territorio della mafia italiana: sarà un'ecatombe.
Lo stile dissonante di Takeshi Kitano arriva qui alla sua massima espressione, in una dialettica continua tra poetica della solitudine e iperrealismo materico della violenza. Alle inquadrature sghembe, alle esplosioni di violenza, all'umorismo nero, alle atmosfere rarefatte, al gusto del nonsense, agli inserti grotteschi, al montaggio eterodosso, ai tic nervosi visti - per esempio - in Hana-Bi, qui si aggiunge una violenza parossistica fatta di automutilazioni, suicidi, harakiri, dita amputate, esplosioni e teste mozzate. Roba per stomaci forti diluita in una salsa di umorismo nerissimo e in una veste stilistica crepuscolare.    

giovedì 3 febbraio 2011

La banda Casaroli

anno: 1962       
regia: VANCINI, FLORESTANO
genere: drammatico
con Renato Salvatori, Jean-Claude Brialy, Tomas Milian, Gabriele Tinti, Adriano Micantoni, Isa Querio, Marcello Tusco, Michele Sakara, Mariella Zanetti, Calisto Calisti, Marcella Rovena, Beatrice Altariba, Anna Mazzanti, Maria Grazia Marescalchi, Yvette Masson, Leonardo Severini, Loredana Cappelletti 
location: Italia       
voto: 5,5


Nel 1950 una banda di tre balordi, orfani del fascismo, guidata da Paolo Casaroli seminò il terrore a Bologna (con un'incursione anche a Roma) commettendo omicidi e rapine. La breve serie di efferati colpi si arrestò in un epilogo che ebbe del grottesco: due di loro rimasero intrappolati all'interno di un'auto sottratta a un passante che però non partì: Casaroli venne ferito, il suo complice si suicidò freddamente.
Fedelissimo alla cronaca dei fatti, il film di Vancini guarda a quella stagione, collocata ad appena cinque anni dalla fine della guerra, come all'incapacità di riporre le armi ma anche a uno dei primi sussulti di una smania di avere tutto e subito, che avrebbe contagiato febbrilmente gli italiani a partire dagli anni '80. Lo fa attraverso lo sguardo smarrito del complice scampato alla sparatoria (Milian), il ragazzo dall'apparenza bonaria e tranquilla che si ritrovò in un gioco più grande di lui e che finì suicida dentro un cinema. Diseguale nelle sue parti, il film ha un lungo prologo incentrato sulla vita dei tre vitelloni di provincia smaniosi di fare soldi e nostalgici dei tempi della Decina Mas, mentre concede il minimo necessario alla ricostruzione delle azioni criminose dei tre, evitando così ogni tentazione voyeuristica. Un stile in cabina di regia più vibrante e teso e un'analisi più approfondita sul retroterra culturale di questo stravagante bandito e dei suoi complici avrebbero forse giovato al film.    

sabato 22 gennaio 2011

Vallanzasca - Gli angeli del male

anno: 2011       
regia: PLACIDO, MICHELE
genere: biografico
con Kim Rossi Stuart, Filippo Timi, Moritz Bleibtreu, Valeria Solarino, Paz Vega, Francesco Scianna, Gaetano Bruno, Nicola Acunzo, Stefano Chiodaroli, Lino Guanciale, Paolo Mazzarelli, Federica Vincenti, Monica Barladeanu, Lorenzo Gleijeses, Gerardo Amato, Adriana De Guinn, Riccardo Cicogna, Stefano Fregni, Lia Gotti, Matilde Maggio, Toni Pandolfo, Massimo Sagramola, Daniele Miglio
location: Italia       
voto: 9

Biopic di Renato Vallanzasca (Rossi Stuart), uno dei criminali italiani più noti e discussi. La sua attività di ladro e rapinatore, nonostante fosse figlio della piccola borghesia, fu precocissima, tra entrate e uscite dai riformatori. Negli anni '70 "il bel Renè", come veniva soprannominato, fu protagonista - insieme alla sua banda - di rapimenti, rapine e rocambolesche fughe dal carcere, la più nota delle quali rimane quella dal penitenziario di Novara. Rivale e in seguito compare di Francis Turatello (Scianna), l'altra personalità di spicco della mala milanese, il boss della Comasina riuscì a sposarsi in carcere e a evadere un'ultima volta nel 1987, mentre i carabinieri lo stanno scortando sul traghetto che avrebbe dovuto portarlo al supercarcere dell'Asinara. Fuggito, si permise persino il lusso di concedere un'intervista all'emittente meneghina Radio Popolare, per poi "consegnare le armi" dopo un ultimo tentativo di fuga finito male nel 1995.
Il Romanzo criminale di Michele Placido, che con Vallanzasca firma la sua opera migliore, è soprattutto il film di Kim Rossi Stuart, che oltre a coprodurre il film e a cofirmare il copione, ha dato volto e corpo a questo criminale tanto efferato quanto lucido e scaltro, con una prova d'attore di livello mondiale che nulla ha da invidiare ai grandi divi statunitensi, da Tom Hanks a Leonardo DiCaprio. La guasconeria, il fascino esercitato sulle sue moltissime ammiratrici, la sfrontatezza con cui compiva le rapine, la battuta sempre pronta, la ferocia belluina, la disponibilità alla flagellazione corporale pur di uscire dalla galera sono i tratti che più nitidamente caratterizzano il ritratto del bandito lombardo del quale questo gangster movie sottolinea soprattutto la dimensione avventurosa, lasciando sulle quinte quella storica. Merito appunto di un Rossi Stuart incontenibile ma anche di una regia piuttosto muscolare accorta a non smarrire mai il ritmo adrenalinico, alle musiche tonitruanti ma perfettamente consone dei Negramaro, ai comprimari tutti perfettamente in parte, a cominciare da quel Moritz Bleibtreu che, impersonando uno dei membri della banda Vallanzasca, funge da ideale trait d'union con Andreas Baader, protagonista di una delle stagioni più oscure della storia tedesca e leader de La banda Baader-Meinhof.    

sabato 8 agosto 2009

Nemico pubblico n°1 - L' istinto di morte (L'instinct de mort)

anno: 2009   
regia: RICHET, JEAN-FRANCOIS    
genere: gangster    
con Vincent Cassel, Cécile De France, Gérard Depardieu, Gilles Lellouche, Roy Dupuis, Elena Anaya, Michel Duchaussoy, Myriam Boyer, Florence Thomassin, Abdelhafid Metalsi    
location: Francia
voto: 5    

Prima parte della biopic (adeguatamente romanzata) di Jacques Mesrine (Cassel), l'uomo che prima di diventare uno dei più temuti criminali di Francia (ma impazzò - insieme alla sua compagna - anche in Quebec) fu soldato ribelle dell'esercito francese in Algeria.
Polar algido con accenti hollywoodiani, L'istinto di morte è un film discontinuo, tutto focalizzato sulla figura megalomanica del protagonista. Cassel giganteggia mettendo in ombra il resto del cast, la regia alterna accelerazioni thriller con scorci descrittivi con Richet che trova nella autobiografia del protagonista - da cui è tratto il film - lo spunto per collaudare il mix tra gangster movie e cinema di ambientazione carceraria, come aveva già fatto nel precedente Assault on Precinct 13, remake di un film di John Carpenter.    

domenica 15 giugno 2008

Il padrino - Parte II (The Godfather: Part II)

anno: 1974   
regia: COPPOLA, FRANCIS FORD    
genere: gangster    
con Al Pacino, Robert Duvall, Diane Keaton, Robert De Niro, John Cazale, Talia Shire, Lee Strasberg, Michael Vincent Gazzo, G.D. Spradlin, Richard Bright, Gastone Moschin, Tom Rosqui, Bruno Kirby, Frank Sivero, Francesca De Sapio, Morgana King, Marianna Hill, Leopoldo Trieste, Dominic Chianese, Amerigo Tot, Troy Donahue, John Aprea, Joe Spinell, James Caan, Abe Vigoda, Tere Livrano, Gianni Russo, Giuseppe Sillato, Danny Aiello, James Gounaris, Livio Giorgi, Oreste Baldini, Maria Carta, Mario Cotone, Sofia Coppola, Roger Corman    
location: Usa
voto: 7    

All'inizio del '900 Vito Andolini (De Niro), ragazzino di appena nove anni, unico superstite della sua famiglia a una strage mafiosa, trova riparo in America. Qui diventa un boss della malavita newyorchese. Alla sua morte suo figlio, Michael Corleone (il cognome è dovuto a un errore che l'ufficiale anagrafico commise con suo padre), prende le redini di un impero basato su gioco d'azzardo, droga e prostituzione. Ma ci sono anche dei problemi: un fratello (Cazale) lo tradisce, una sorella è una scapestrata e il suo delfino (Duvall) ha ambizioni di autonomia e i processi sono alle porte.
Dopo il successo planetario del primo capitolo di questa saga familiare fluviale (la parte seconda sfora le 3 ore e 20), Coppola non si limita a un banale sequel per motivi commerciali. Al contrario, adotta la strada impervia del racconto parallelo tra la vicenda di Vito, che si svolge per lo più negli anni '20, e quella di Michael (Pacino), ambientata nei '50. Il percorso non è sempre agile, l'ambizione barocca fa spesso capolino, ma è impossibile non apprezzare la regia, la recitazione, le superbe scenografie d'epoca, la solennità delle musiche di Morricone, la capacità di scavare in profondità nell'animo di questi gangster feroci e cinici attaccatissimi alla famiglia, in ossequio tanto al romanzo di Puzo quanto alle annotazioni di Banfield sul familismo amorale.    

domenica 16 aprile 2006

Gangs of New York

anno: 2002   
regia: SCORSESE, MARTIN  
genere: gangster  
con Leonardo DiCaprio, Daniel Day-Lewis, Cameron Diaz, Jim Broadbent, John C.Reilly, Henry Thomas, Brendan Gleeson, Liam Neeson, Gary McCormack, Gary Lewis, Stephen Graham, Eddie Marsan, Alec McCowen, David Hemmings, Larry Gilliard Jr., Cara Seymour, Roger Ashton-Griffiths, Peter Hugo Daly  
location: Usa
voto: 7,5

Nella New York della metà del XIX secolo le bande si fronteggiano per appropriarsi del controllo sui traffici illeciti nel territorio. Quella dei "nativi americani", guidata dall'efferato Bill Poole (Day-Lewis), detto "il macellaio", ha la meglio su quella dei "conigli morti", rappresentata da un prete (Neeson) che crede fermamente nei diritti della popolazione emigrata. Alla morte di quest'ultimo, suo figlio (Di Caprio), che all'epoca dello scontro tra le due bande era un ragazzino, torna nella zona dove era cresciuto con l'intento di vendicarsi dell'assassino di suo padre e di proseguire nell'opera di proselitismo del congiunto.
Le straordinarie scenografie, la regia impeccabile che spesso rasenta il virtuosismo a suon di carrellate, dolly e soggettive, il cast stellare sono elementi a corredo di un film che inizia e finisce con una carneficina (quella iniziale tra le due gang nemiche e quella finale per sopprimere la ribellione popolare contro la coscrizione obbligatoria). Violentissimo, Gangs of New York la dice lunga sulla genesi del concetto di democrazia negli Stati Uniti, sui diritti delle minoranze, su una civilizzazione lontanissima da divenire, sulla religiosità che permea ogni aspetto della vita americana e in nome della quale non si esita ad ammazzare. Lungo, spettacolare, il film ha l'unico neo che si trova in quasi tutto il cinema di Scorsese: quello di far parlare troppo la macchina da presa, sconfinando in una maestria a volte chiaramente autocompiaciuta.    

martedì 4 ottobre 2005

Romanzo criminale

anno: 2005   
regia: PLACIDO, MICHELE
genere: gangster   
con Stefano Accorsi, Kim Rossi stuart, Anna Mouglalis, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Toni Bertorelli, Massimo Popolizio, Elio Germano, Stefano Fresi, Francesco Venditti, Andrea Ricciardi, Roberto Brunetti, Antonello Fassari, Gianmarco Tognazzi, Gigi Angelillo, Franco Interlenghi, Giorgio Careccia, Roberto Infascelli, Daniele Miglio, Donato Placido, Benedetto Sicca, Michele Placido, Giancarlo De Cataldo
location: Italia   
voto: 8,5

Tra la seconda metà degli anni settanta e gli anni ottanta un manipolo di ragazzi della periferia romana decise di importare nella capitale i metodi della camorra e della mafia. Nel giro di pochi anni e sotto la guida di uno di loro, soprannominato Libano (Favino), raccolsero un impero tra traffico di droga, prostituzione, beni immobili, riciclaggio di denaro sporco, rapimenti. La morte di Libano segna però la fine del gruppo: animati da sospetti reciproci, determinati ad assumere la leadership della banda, questi ragazzi di borgata cominciarono a massacrarsi tra di loro dopo avere compiuto una vera e propria mattanza nella città eterna.
Michele Placido porta sullo schermo la storia romanzata (da Giancarlo De Cataldo) della banda della Magliana, che insanguinò Roma per oltre tre lustri e  che era collusa con poteri occulti, alte cariche dello stato, clero, la destra politica più eversiva, la mafia e la nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Le oltre seicento pagine del romanzo di una storia in partenza già assai complicata non avrebbero mai potuto essere condensate nelle due ore e mezza di film se Placido non avesse optato per qualche ellissi narrativa, soprattutto nella seconda parte. Anche a queste condizioni, la scommessa di trasformare in fiction una delle stagioni più nere di Roma, di raccontare la capitale come fosse la Chicago degli anni '30 e i ragazzi della banda come i protagonisti di C'era una volta in America, dando la giusta enfasi a quello che fu un tripudio impressionante di violenza, è vinta: in parte grazie a una sapiente scelta narrativa che si concentra sui tre personaggi di spicco della banda (Libano, Freddo e Dandi), un po' per l'interpretazione magistrale che molti dei protagonisti riescono a offrire. Con un Kim Rossi Stuart una spanna sopra gli altri.

mercoledì 26 gennaio 2000

Ormai è fatta!

anno: 1999       
regia: MONTELEONE, ENZO
genere: biografico
con Stefano Accorsi, G.Esposito, Emilio Solfrizzi, Antonio Catania, F.Ferri, Paolo Graziosi, A.Lolli, A.Lombardo, A.Mazzara, Antonio Petrocelli, M.Santilli, N.Siri, Fabrizia Sacchi, Francesco Guccini, Alessandro Haber    
location: Italia
voto: 5

Liberamente ispirato alla incredibile storia di Horst Fantazzini (Stefano Accorsi), il "rapinatore galante" - figlio di un celebre anarchico (Francesco Guccini) - che negli anni settanta mise a segno un cospicuo numero di rapine nel nord d'Italia, fuggì un'infinità di volte dalle carceri dove veniva recluso e conobbe il suo clou il giorno in cui prese in ostaggio due secondini durante l'ennesimo tentativo di fuga. Il film di Monteleone, che nelle vesti di regista sembra prediligere le ricostruzioni biografiche (il film precedente era La vera vita di Antonio H., ispirato alla vera storia di Alessandro Haber), si sofferma soprattutto su quest'ultima saga delle "gesta" di Fantazzini. La tecnica cinematografica c'è, gli attori servono degnamente il copione ma la struttura complessiva del film non soddisfa i palati di chi si aspetterebbe la tensione di Quel pomeriggio di un giorno da cani. Al copione ha collaborato di Angelo Orlando. Guccini, ancora una volta (dopo Radiofreccia e Musica per vecchi animali) sembra perdere quel naturale istrionismo che mostra durante i concerti: il cinema non è per lui.