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martedì 2 aprile 2019

Ricordi?

anno: 2018       
regia: MIELI, VALERIO    
genere: sentimentale    
con Luca Marinelli, Linda Caridi, Giovanni Anzaldo, Camilla Diana    
location: Italia
voto: 7,5    

Lui (Marinelli) è un giovane professore universitario, tormentato, spesso triste, attaccatissimo al passato, lunare, acchiappasottane. Lei (Caridi) è solare, piena di voglia di vivere, sempre sorridente e insegna a scuola. Non sapremo mai i loro nomi (se li sussurrano in un orecchio), ma seguiremo i frammenti del loro discorso amoroso secondo un modello narrativo che occhieggia a Un amore di Tavarelli, ma che destruttura completamente il racconto, mettendo in risalto l'ingannevolezza dei ricordi: ma nevicava quella sera? Eri vestita di bianco o di rosso? Forse per te è stato importante, ma per me no. E così via. Acrobata dei racconti sentimentali, Valerio Mieli torna dietro la macchina da paresa a nove anni da Dieci inverni per raccontare le traiettorie sghembe di un percorso amoroso, trovando una cifra stilistica originalissima in un racconto a puzzle senza alcun ordine temporale, alla fine del quale però tutto torna. E, con esso, la meraviglia dello spettatore davanti a tanto palpitare, prendere e lasciare, vivere due volte a distanza di anni nella stessa casa, mettere l'amatissimo cane nel congelatore, invitare l'ex al proprio matrimonio. Nell'attesa che l'orizzonte poetico di Mieli possa allargarsi ad altri temi, ci godiamo questo tourbillon sentimentale con due attori perfettamente in parte e con una lei davvero mirabolante, al servizio di un film che trova nel virtuosistico montaggio di Desideria Rayner un ulteriore punto di forza.    

domenica 7 gennaio 2018

Gatta Cenerentola

anno: 2017   
regia: CAPPIELLO, IVAN * GUARNERI, MARINO * RAK, ALESSANDRO * SANSONE, DARIO    
genere: animazione  
con le voci di Massimiliano Gallo, Maria Pia Calzone, Alessandro Gassman, Mariano Rigillo, Renato Carpentieri    
location: Italia
voto: 6  

A bordo di una nave dove sta per celebrarsi il matrimonio tra Angelica e l'artefice di un progetto avveniristico sulla memoria, che ha tutte le carte in regole per rilanciare l'intera città di Napoli. Ma quest'ultimo viene ucciso dal boss Salvatore Logiusto, detto 'o re, il quale mira ad appropriarsi delle sostanze del morto sposandone la vedova. Di mezzo ci sono però Cenerentola, che negli anni successivi alla perdita violenta del padre si è chiusa in un mutismo totale, e un infiltrato della polizia che sta cercando di incastrare Logiusto.
Da Basile a Roberto De Simone e da questo alla vena visionaria di Alessandro Rak (suo il celebratissimo L'arte della felicità), qui coadiuvato in cabina di regia da Ivan Cappiello, Marino Guarneri e Dario Sansone, Gatta Cenerentola diventa un'opera d'animazione rivolta a un pubblico adulto, con riferimenti alla droga, alla transessualità, alla prostituzione e alla malavita. Film eterodosso e coraggiosissimo, che cala in una trama noir elementi fantascientifici (la memoria del passato che appare sotto forma di ologrammi ai personaggi) e musical (con le canzoni di Guappecartò, Francesco Di Bella, Virtuosi di San Martino, Daniele Sepe, Enzo Gragnianiello, Foja, Ilaria Graziano e Francesco Forni), guardando ai manga nipponici e con citazioni da Blade runner (la continua pioggia di cenere), senza farsi scrupolo di raccontare scabrosità e femminielli. Ma è proprio sull'eccesso di stili e rimandi che il film finisce con l'inciampare in una trama a tratti farraginosa, quasi gli autori fossero preoccupati di esibire uno stile grandeur a tutti i costi.    

giovedì 4 gennaio 2018

The Accountant

anno: 2016   
regia: O’CONNOR, GAVIN  
genere: noir  
con Ben Affleck, Anna Kendrick, J.K. Simmons, Jon Bernthal, Jeffrey Tambor, John Lithgow, Jean Smart, Cynthia Addai-Robinson, Alison Wright, Gary Basaraba, Kelly Lintz (Kelly Collins Lintz), Fernando F. Chien, Alex Collins, Andy Umberger, Greg Sproles, Kevin Glen Kavanaugh, Jason MacDonald, David Anthony Buglione, Susan Williams, Boualem Hassaine, Ron Prather, Seth Lee, Mary Kraft, Jake Presley, Izzy Fenech, Robert C. Treveiler    
location: Svizzera, Usa
voto: 7  

Christian Wolf (Affleck) è un quarantenne autistico col pallino dei numeri, che fa il contabile freelance per conto di organizzazioni criminali. Su di lui comincia a indagare un agente del Dipartimento del Tesoro (Simmons) proprio nel momento in cui Wolf si mette a servizio del presidente di una società di robotica (Lithgow) nella quale cominciano a verificarsi strane morti.
Ben Affleck, campione di inespressività, è perfetto nel ruolo dell'autistico incapace di emozioni ma abile nel trasformarsi all'occorrenza in un killer implacabile e dalle molte risorse. Peccato che la storia di cui è protagonista assoluto - una sorta di Will Hunting / Rain man in salsa noir - sia intricatissima: in essa si mescolano flashback, varie sottotrame, revenge movie, una vicenda embrionale a tinte rosa e rimandi edipici che fanno facilmente perdere il bandolo della matassa. Ma la confezione è accurata e l'azione non manca.    

venerdì 22 dicembre 2017

Identità sospette (Unknown)

anno: 2006       
regia: BRAND, SIMON  
genere: giallo  
con Jim Caviezel (James Caviezel), Greg Kinnear, Bridget Moynahan, Joe Pantoliano, Barry Pepper, Jeremy Sisto, Peter Stormare, Chris Mulkey, Clayne Crawford, Kevin Chapman, Mark Boone (Mark Boone Junior), Wilmer Calderon, David Selby, Jeffrey Daniel Phillips, Thomas Rosales Jr.    
location: Usa
voto: 4  

Cinque uomini si risvegliano intorpiditi all'interno di una sorta di enorme deposito sperduto nel deserto. Non si capisce cosa sia accaduto loro, né perché siano lì. Si sa soltanto che di mezzo c'è un rapimento, i buoni sono indistinguibili dai cattivi e tutti hanno momentaneamente perso la memoria a causa di una fuga di gas e non ricordano i loro ruoli se non a brandelli, mentre le verità riemerge a poco a poco.
Diretto dall'esordiente Simon Brand (un passato da regista di videoclip musicali), Identità sospette gioca sporco sulla sceneggiatura, facendo della trovata iniziale della perdita della memoria l'occasione per una trama con agnizione a rilascio lento, tra flashback e tanta uggia. In mezzo, storie di poliziotti infiltrati, bambini malati e banditi inetti.    

mercoledì 16 agosto 2017

Mr. Holmes - il mistero del caso irrisolto

anno: 2015       
regia: CONDON, BILL  
genere: giallo  
con Ian McKellen, Laura Linney, Hiroyuki Sanada, Hattie Morahan, Patrick Kennedy, Roger Allam, Frances de la Tour, Philip Davis, Milo Parker, Nicholas Rowe, Spike White, Siobhan McSweeney, John Sessions, Charles Maddox, Colin Starkey, Sarah Crowden, Takako Akashi, Zak Shukor    
location: Regno Unito
voto: 3,5  

Uno Sherlock Holmes ormai vecchio (McKellen), malandato e con qualche problema di memoria vive nella campagna inglese con una governante (Linney) e il piccolo figlio di quest'ultima, allevando api e cercando di portare a termine un romanzo. Scrittura e memoria si confondono in un fluido indistinguibile dal quale emerge la vicenda di una donna che non ha potuto coronare il suo sogno di maternità e le tante licenze poetiche che il dottor Watson si prese nell'allestire i cliché della figura di Holmes.
Dal regista premio oscar di Kinsey e The twilight saga, un film oleografico ed estetizzante  con pretese filosofiche (soprattutto sul rapporto tra verità e finzione) che si dipana in una miriade di rivoli narrativi sfilacciati ed ellittici, senza alcun senso del ritmo, stanco come il vecchio Ian McKellen che interpreta il protagonista.    

sabato 12 agosto 2017

Mr. Nobody

anno: 2009   
regia: VAN DORMAEL, JACO
genere: fantastico
con Jared Leto, Sarah Polley, Diane Kruger, Linh-Dan Pham, Rhys Ifans, Natasha Little, Toby Regbo, Juno Temple, Clare Stone, Thomas Byrne, Audrey Giacomini, Laura Brumagne, Allan Corduner, Daniel Mays, Michael Riley, Harold Manning, Emily Tilson, Roline Skehan, Anders Morris, Pascal Duquenne, Noa De Costanzo, Chiara Caselli, Daniel Brochu, Ben Mansfield    
location: Belgio, Brasile, Canada, Francia
voto: 5

Jaco Van Dormael, uno dei registi europei più geniali e meno prolifici (addirittura un anno intero per montare questo film), appartiene a quella categoria di talenti superdotati che non sempre riescono a canalizzare proficuamente i loro spunti creativi. Alla stregua di Michel Gondry, Jean Pierre Jeunet e, in maniera inferiore e parzialmente diversa, Terrence Malick, il regista belga ha delle esplosioni immaginative incontenibili che rischiano di rasentare il guazzabuglio. È quanto accade con Mr.Nobody, dal punto fi vista visivo il più potente film di Van Dormael, ma anche il più ambizioso e meno riuscito. Sul tema della scelta, quella di Nemo (interpretato dallo scialbo Jared Leto), il regista di Toto le heros e L'ottavo giorno imbastisce una trama fittissima a sfondo fantascientifico. Agonizzante su un letto d'ospedale, nel 2092 Nemo - l'ultimo dei mortali - racconta a un giornalista la propria vita, tutta intessuta di scelte cruciali: quella se restare col padre in Inghilterra o seguire la madre negli States e quella tra tre possibli donne. Una sorta di Sliding doors esagerato e sfiancante, dilatato a 2 ore e 20 di durata, nel quale ciascuna storia ha un suo sviluppo e un suo epilogo possibile. Facile a raccontarsi a colpi di battute sulla tastiera, il film è quanto di più ingarbugliato possa esserci, al punto da destare il sospetto che le moltissime trovate di regia che fanno urlare al miracolo siano la vera base del film, che così pare un assemblaggio di virtuosismi registici. Un piacere per gli occhi, compensato malissimo da contenuti velleitari.    

venerdì 7 aprile 2017

Piccoli crimini coniugali

anno: 2017       
regia: INFASCELLI, ALEX
genere: drammatico
con Sergio Castellitto, Margherita Buy
location: Italia
voto: 6

L'enigma della coppia. Perché ci si prende, ci si lascia, ci si abbandona, si soffre, si cerca il dolore, la pena, il riscatto? E poi la paura della solitudine, l'ipocrisia, la dipendenza, l'egoismo, il narcisismo, il senso di soffocamento, il desiderio, l'attrazione, la repulsione, la carne, il crudo e il cotto. Alex Infascelli, che con Piccoli crimini coniugali firma il suo film più ambizioso - tratto da Eric-Emmanuel Schmitt - accantonando momentaneamente le sue tendenze verso il thriller e l'horror (Almost blue, Il siero delle vanità), mette al centro della scena due soli attori (Sergio Castellitto e Margherita Buy, finora un'unica volta insieme sul grande schermo, nel 2003, in Caterina va in città, e qui idealmente alle prove generali per la terza stagione di In treatment), che duettano con ampi margini di libertà sul copione. Ne esce un film che sembra voler fare più il verso a Carnage che a La guerra dei Roses e che, nella sua tetra ambientazione romana  ultraborghese in un casa tutta spigoli con orribili corridoi grigi, volteggia sui tanti temi che possono riguardare la crisi di coppia (i due stanno insieme da vent'anni) senza mai diventare pregnante. Piuttosto, i dialoghi sembrano rimanere in superficie, i nodi non vengono mai veramente al pettine e l'insieme narrativo - che parte da uno spunto thriller in cui lui ha perso la memoria a seguito di una presunta caduta - fatica a reggere l'ora e mezzo di filmato, tutto sulle spalle di una Buy mai tanto sensuale e di un Castellitto piuttosto ingessato.    

venerdì 30 dicembre 2016

L'effetto acquatico - Un colpo di fulmine a prima svista (L'effet aquatique)

anno: 2016       
regia: ANSPACH, SOLVEIG   
genere: sentimentale   
con Florence Loiret Caille (Florence Loiret), Samir Guesmi, Didda Jónsdóttir, Philippe Rebbot, Estéban, Olivia Côte, Frosti Jón Runólfsson, Johanna Nizard, Ingvar E. Sigurðsson, Kristbjörg Kjeld, Óttarr Proppé, Samer Bisharat, Sólveig Anspach, Solène Rigot, Nina Meurisse, Bouli Lanners, Jóhannes Haukur Jóhannesson, Stéphane Soo Mongo, Mickael Clair, Jean-Luc Gaget    
location: Francia, Islanda
voto: 4   

L'israeliano Samir (Guesmi) ha un colpo di fulmine: la risolutezza con cui Aghate (Loiret), insegnante di nuoto in una piscina della cittadina francese di Montreuil, liquida il ganimede di turno lo fa sussultare. Decide così di abbordare la ragazza con una strategia lenta e delicata, fingendo di voler imparare a nuotare. Smascherato nella messinscena, Samir segue Aghate persino in Islanda, dove la ragazza, nel frattempo, si è trasferita. Una seconda messinscena allontana ulteriormente la donna, che si decide a considerare la corte di Samir fuori tempo massimo, quando questo, a seguito di un incidente, ha ormai perso la memoria.
Chissà se questo film della islandese Solveig Anspach, stroncata da un cancro a soli 55 anni, avrebbe mai avuto cittadinanza nelle sale cinematografiche se non fosse per la tragica fine che l'ha colpita, impedendole persino di assistere al montaggio conclusivo del film, completato da Jean-Luc Gaget. Fatto sta che L'effetto acquatico è un'operina lillipuziana e impalpabile, una love story, con scantonamenti pretestuosi sul conflitto israeliano-palestinese, imperniata su un paio di inverosimili colpi di scena.
A Cannes però ha vinto il premio de La Quinzaine des Realisateurs.    

venerdì 5 agosto 2016

Criminal

anno: 2016   
regia: VROMEN, ARIEL
genere: poliziesco
con Kevin Costner, Gary Oldman, Tommy Lee Jones, Ryan Reynolds, Alice Eve, Michael Pitt, Jordi Mollà, Scott Adkins, Amaury Nolasco, Antje Traue, Colin Salmon, Gal Gadot, Robert Davi, Richard Reid, Tommy Hatto, Natalie Burn, Steven Brand    
location: Usa
voto. 6,5

Un agente infiltrato della Cia (Reynolds) sta per concludere una trattativa con un hacker chiamato "l'olandese", il quale vorrebbe vendere la sua creatura - un programma per comandare a distanza qualsiasi arma nucleare - al solito pazzo che vuole distruggere il pianeta (Mollà). L'agente muore ma uno scienziato che lavora all'impresa da anni (Jones) trova il modo per impiantare la sua memoria residua nell'unica cavia disponibile, un feroce assassino con un lobo cerebrale fuori uso (Costner). Attraverso i ricordi di quest'ultimo, i servizi segreti tenteranno di ricostruire il piano del'agente defunto.
L'idea del trasferimento di identità non è nuovissima: da La fuga fino Face/off e Self/less, se ne possono trovare tracce più o meno riuscite. Ad accendere la miccia ci pensa però Kevin Costner, che indovina un personaggio borderline, tra esplosioni violentissime e iniezioni di umana pietas che arrivano dalla parte modificata del suo cervello. Se il suo antieroe, indossato con carisma, possiede contorni ben definiti, alcuni comprimari - a dispetto del cast altisonante - rasentano la macchietta, anche a causa di qualche buco di sceneggiatura di troppo, con un plot concentrato soprattutto sulle scene d'azione e su una sottotrama rosa.    

sabato 14 febbraio 2015

Shaun, vita da pecora - Il film (Shaun the Sheep Movie)

anno: 2014       
regia: BURTON, MARK * STARZACK, RICHARD
genere: animazione
location: Regno Unito
voto: 8

Le pecore di un abitudinario allevatore della campagna inglese non ne possono più della routine e vorrebbero prendersi almeno una giornata di svago. Sicché organizzano un piano per mandare il padrone tra le braccia di Morfeo per qualche ora. Ma il disegno del gruppo, guidato dalla pecora Shaun, prende una piega imprevista. Con il cane Blitzer, il gregge si vedrà costretto a un estemporaneo trasferimento in città nel tentativo di ritrovare il padrone che nel frattempo ha perso la memoria, diventando però un barbiere di grande successo.
Nato come spin-off del seminale Wallace & Gromit e diventato una breve serie televisiva, il film della Aardman è l'ennesimo gioiello di una collezione che annovera Galline in fuga e Giù per il tubo tra i suoi pezzi migliori. Girato come il suio antesignano in stop-motion con pupazzi di plastilina, Shaun gioca sui luoghi comuni che hanno come oggetto gli ovini (a cominciare dalla conta delle pecore per addormentarsi) mostrando quanto sia meglio un giorno da pecora che 100 da leoni. Umani e quadrupedi sono tutti ugualmente sprovvisti di parola, con una scelta che omaggia tanto Keaton quanto Tati, ma con un umorismo tipicamente inglese che si discosta di molto da tanto altro cinema d'animazione: bambini e adoulti possono ridere in maniera intelligente, senza che il plot preveda un qualche profilo lugubre (come è sempre stato, per esempio, nel cinema di Disney) e senza la pretesa di fare il solito pistolotto pedagogico. Tra gag a ripetizione, citazioni cinematografiche a gogò (da Chaplin e Scorsese fino a Il silenzio degli innocenti e i Monty Python), Vite da pecora assicura un'ora e mezza di svago intelligente. Vietato alzarsi dalla poltrona prima che lo scherno sia completamente diventato nero: le sorprese non finiscono mai.    

sabato 31 gennaio 2015

Ti ricordi di me?

anno: 2014       
regia: RAVELLO, ROLANDO  
genere: commedia  
con Ambra Angiolini, Edoardo Leo, Paolo Calabresi, Susy Laude, Pia Engleberth, Lorenzo Gioielli, Ennio Fantastichini  
location: Italia, Svizzera
voto: 5  

Dopo la strepitosa commedia Tutti contro tutti, la coppia Massimiliano Bruno (sceneggiatore e soggettista) e Rolando Ravello (attore dotatissimo, ma anche regista a cottimo) ci riprova con una favola sentimentale di origine teatrale su due trentacinquenni che si conoscono perché entrambi si recano dalla stessa psicoterapeuta (Engleberth). Roberto (Leo) è un cleptomane con aspirazioni da scrittore di improbabili fiabe per bambini; Bea (Angiolini) è una maestra elementare che soffre di narcolessia, con totali perdite di memoria. La pervicacia di lui unisce mondi apparentemente inconciliabili, l'amore trionfa, i due si sposano, hanno un figlio. Ma il destino gioca alla coppia un brutto scherzo… Ancora una volta sarà la determinazione dell'uomo a riannodare i fili.
Parte in sordina, peraltro servito da un'attricetta di quart'ordine e con l'esoftalmo come Ambra Angiolini, questa favoletta metropolitana (apprezzabile la fotografia di Vittorio Omodei Zorini che evita l'effetto di una Roma da cartolina) che ha comunque dei momenti di grazia (la striscia pedonale verniciata in perpendicolare per facilitare l'attraversamento), trovate visive originali (l'album fotografico che si anima), fulminanti battute nascoste (come quella sul cantautore Pino Marino, amico della troupe: quanti l'avranno capita?) e il contrappunto della coppia che, pur stando insieme da dieci anni, non decolla mai.    

martedì 11 marzo 2014

La segretaria quasi privata (The desk set)

anno: 1957       
regia: LANG, WALTER 
genere: commedia 
con Spencer Tracy, Katharine Hepburn, Gig Young, Joan Blondell, Dina Merrill, Sue Randall, Neva Patterson, Harry Ellerbe, Nicholas Joy, Diane Jergens, Merry Anders, Ida Moore, Rachel Stephens 
location: Usa
voto: 4

In un ufficio informazioni sta per arrivare un cervellone elettronico. Le impiegate che vi lavorano vedono il posto di lavoro a rischio. Tra queste, ce n'è una dalla memoria prodigiosa (Hepburn), che a colpi di intelletto riuscirà a mandare in crisi l'uomo che più credeva nella macchina (Tracy).
Come già in Divertiamoci stanotte, Walter Lang si segnala come autore di commedie ultraleggere a sfondo sentimentale. Vedere duettare Spencer Tracy e Katherine Hepburn è sempre un piacere, ma il contesto è quanto mai povero, le situazioni ripetitive e il ritmo monocorde.    

domenica 20 gennaio 2013

And now… ladies & gentlemen

anno: 2003   
regia: LELOUCH, CLAUDE
genere: drammatico
con Jeremy Irons, Patricia Kaas, Laura Mayne-Kerbrat, Xavier Lecoeur, Romula Walker, Mehdi Elouazani, Alessandra Martines, Claudia Cardinale, Amidou, Sylvie Loeillet, Stephane Ferrara, Thierry Lhermitte, Yvan Attal, Julien Zuccolin, Jean-Marie Bigard, Ticky Holgado
location: Francia, Marocco, Regno Unito
voto: 6

Ancora una volta sono un uomo e una donna i protagonisti di un film di Lelouch. Lui (un Jeremy Irons tanto fascinoso quanto imbalsamato) è un ladro gentiluomo inglese, lei (Kaas) una cantante di jazz. Hanno in comune una forma di gravi vuoti di memoria. Le loro esistenza corrono parallele per un'ora di film, per poi incrociarsi in Marocco, dove lei arriva per imboccare la via del miracolo, e lui perché finisce fuori rotta con la sua traversata solitaria in veliero. Non diremo di più su come evolve la storia e se la memoria tornerà a svolgere le sue funzioni, se non che in mezzo c'è una deviazione gialla della trama, legata a un furto di gioielli di inestimabile valore.
Lelouch ci mette le sue solite ambientazioni raffinate e ultraborghesi (qui è tutta un'insegna: Bulgari, Ferragamo, Armani), si prende piena libertà espressiva nel concedere spazio alla musica e confeziona la consueta atmosfera elegante che, con tutti i suoi barocchismi narrativi, sconfina spesso nel paludato. Però stavolta il racconto si ritaglia dei siparietti in chiave di commedia gialla e il flusso narrativo, che in altre occasioni aveva finito per eccedere nel cervellotico (L'avventura è l'avventura), qui si fa più piano e leggero.

giovedì 2 agosto 2012

Le cose che restano

anno: 2010     
regia: TAVARELLI, GIANLUCA MARIA
genere: drammatico
con Paola Cortellesi, Claudio Santamaria, Lorenzo Balducci, Ennio Fantastichini, Antonia Liskova, Leila Bekhti, Farida Rahouadj, Daniela Giordano, Valentina D'Agostino, Corrado Fortuna, Maurilio Leto, Enrico Roccaforte, Alessandro Sperduti, Federica De Cola, Sabrina Paravicini, Karen Ciaurro, Elisabetta Pellini, Antonella Attili, Vincenzo Amato, Thierry Neuvic, Francesco Scianna
location: Italia
voto: 3,5

Le cose che restano alla fine d questo film sono: due morti, due separazioni, due irachene (madre e figlia) che si ritrovano e due ragazzi che si fanno una nuotata insieme. Ma non resta nulla di quell'epopea raccontata con La meglio gioventù, film del quale quest'opera in quattro puntate per la televisione - scritta anch'essa da Rulli e Petraglia - vorrebbe implicitamente richiamarsi.
Al centro della scena c'è la grande casa di una famiglia dell borghesia romana salottiera, che con l'andare del tempo si trasforma in un porto di mare. L'unione iniziale del nucleo si infrange quando il più giovane, Lorenzo (Sperduti), muore in un incidente d'auto. La madre (Giordano) va in depressione e si trasferisce in una sorta di esilio coatto in una clinica toscana. Il padre (Fantastichini), che da tempo ha una relazione adulterina con una donna più giovane, si sposta per qualche tempo in Iraq per concludere i suoi affari. Affari che piacciono pochissimo al terzogenito Nino (Balducci), neolaureato in architettura ma poco disposto a subire il retaggio della famiglia, al punto da andare a fare il manovale ingaggiando al tempo stesso una relazione con la moglie (Liskova) del suo relatore di tesi (Amato). Ed è proprio lui che, in occasione di una visita in Sicilia al fratello maggiore Andrea (Santamaria), si imbatte in Shaba (Rahouadj), una profuga irachena in cerca della figlia (Bekhti). Dal canto suo Andrea, un giramondo ministeriale che lavora nell'ambito della cooperazione internazionale, è un omosessuale che ha una relazione con un francese (Neuvic) che lui non sa essere in fin di vita e che ha una figlia piccolissima. Rimane Nora (Cortellesi), la secondogenita, psicologa alle prese con un matrimonio sbagliato, un figlio appena nato e un caso difficile da risolvere tra i suoi pazienti, dovuto a perdita della memoria. Insomma, c'è materiale sovrabbondante e debordante in queste oltre 6 ore di film durante le quali si parla di prostituzione, droga, omosessualità, guerra, morte, aborto, immigrazione clandestina, tradimento, affidamento dei figli, omosessualità, malattia e nel quale assistiamo persino a  un'incursione nel poliziesco. Troppo, davvero troppo, per non suscitare il dubbio di voler accontentare qualsiasi palato, a cominciare da quello dei consumatori di polpettoni, in un registro che sembra voler continuamente vellicare il groppo in gola e cercare la lacrima a tutti i costi. Il Tavarelli di Un amore è lontanissimo.    

venerdì 25 novembre 2011

Sguardo nel vuoto (The lookout)

anno: 2007       
regia: FRANK, SCOTT
genere: thriller
con Joseph  Gordon-Levitt, Jeff  Daniels, Matthew  Goode, Isla  Fisher, Carla  Gugino, Bruce  McGill, Alberta  Watson, Alex  Borstein, Sergio  Di Zio, David  Huband, Laura  Vandervoort, Greg  Dunham, Morgan  Kelly, Aaron  Berg, Tinsel  Korey, Leslie  Bais, Brian  Roach, Suzanne  Kelly, Marc  Devigne, Janaya  Stephens, Ofield  Williams
location: Usa
voto: 3

Una ragazzata con l'auto a fari spenti nella notte - nemmeno fosse Battisti - e Chris (Gordon-Levitt) si schianta facendo secchi due suoi amici e rimanendo permanentemente senza memoria. Tramontata ogni velleità in ambito sportivo, il ragazzo trova un'occupazione come uomo delle pulizie in una banca e un piccolo malavitoso locale (Goode) ne vuole approfittare per fare un colpo e sistemarsi. Sarà una carneficina ma forse Chris troverà finalmente la via d'uscita ai sensi di colpa per quel terribile incidente.
Questa sorta di Memento in versione teen-movie, servito da un cast di quart'ordine (con la sola eccezione di Jeff Daniels), sembra avere la pretesa di mirare in alto con la favoletta della redenzione e l'excursus in chiave socio-psicologica sulla famiglia castrante e sopraffattrice. Ma è soltanto la scialba fotocopia di mille altri film.    

sabato 26 febbraio 2011

Unknown - Senza identità

anno: 2011       
regia: COLLET-SERRA, JAUME
genere: thriller
con Liam Neeson, Diane Kruger, January Jones, Aidan Quinn, Bruno Ganz, Frank Langella, Sebastian Koch, Olivier Schneider, Stipe Erceg, Rainer Bock, Mido Hamada, Clint Dyer, Karl Markovics, Eva Löbau, Helen Wiebensohn, Merle Wiebensohn, Adnan Maral, Torsten Michaelis, Rainer Sellien, Petra Hartung, Michael Baral, Sanny Van Heteren, Ricardo Dürner, Marlon Putzke, Herbert Olschok, Karla Trippel, Petra Schmidt-Schaller, Annabelle Mandeng, Janina Flieger, Fritz Roth, Heike Hanold-Lynch, Matthias Weidenhöfer, Kida Khodr Ramadan, Peter Becker, Vladimir Pavic, Oliver Stolz, Oliver Lange, Sebastian Stielke
location: Germania
voto: 7

Giunto a Berlino per un importante convegno internazionale sulle biotecnologie, un accademico americano (Neeson) ha un incidente in taxi. Rimane in coma per quattro giorni e quando si rimette sembra che nessuno voglia credere alla sua reale identità. Scopre l'esistenza di un complotto contro un principe arabo (Hamada) che finanzia programmi di ricerca a sostegno della fame nel mondo ma la realtà è molto più complessa di come la immagina.
Tratto dall'omonimo romanzo di Didier Van Cauwelaert, Unknown si colloca tra Frantic, Intrigo a Stoccolma, Il fuggitivo e le avventure di Jason Bourne. Nulla di originale e memorabile, ma del film vanno apprezzati la trama fitta e nitidissima, l'incessante ritmo adrenalinico e la spettacolarità delle moltissime scene d'azione, tutte girate con grande professionismo e senza badare a spese. Il sottofinale che ti spiazza dà un tocco in più a un film di genere davvero poco credibile ma tutto da vedere.    

venerdì 4 febbraio 2011

Femmine contro maschi

anno: 2011       
regia: BRIZZI, FAUSTO
genere: commedia
con Claudio Bisio, Nancy Brilli, Salvo Ficarra, Valentino Picone, Francesca Inaudi, Luciana Littizzetto, Emilio Solfrizzi, Serena Autieri, Wilma De Angelis, Edoardo Cesari, Giuseppe Cederna, Paola Cortellesi, Fabio De Luigi, Chiara Francini, Lucia Ocone, Alessandro Preziosi, Paolo Ruffini, Carla Signoris, Nicolas Vaporidis, Giorgia Würth, Armando De Razza, Rosabell Laurenti Sellers, Hassani Shapi, Gigio Alberti, Edoardo Cesari, Massimo Franceschi, Massimo Morini, Fabrizio Rizzolo, Enzo Salvi, Matteo Urzia, Marta Zoffoli, Roberto Angelelli, Luca Biagini (III)
location: Italia       
voto: 1


Non so perché l'ho fatto. Forse perché speravo che Chiara Francini avesse una parte più consistente in questo film complemento al precedente Maschi contro femmine. Fatto sta che ho acquistato il biglietto per sorbirmi un filmaccio di proporzioni macroscopiche. Come nella precedente opera gemella, anche qui i tre episodi che compongono il film sono incollati con lo sputo dal pretesto dell'amicizia tra i vari protagonisti. Uno di questi è Piero (Solfrizzi, di gran lunga il migliore in campo), benzinaio pugliese trapiantato a Torino, con il debole per le sottane. Un'accidentale botta sulla testa gli fa perdere la memoria, mettendo la moglie (Littizzetto) nelle condizioni di "riformattarlo" secondo i suoi bisogni. Poi ci sono due amici (Ficarra e Picone), eterni Peter Pan che fanno parte di una cover band dei Beatles, che per via della loro passione rischiano di mettere a repentaglio le rispettive unioni con le loro compagne. E infine c'è Marcello (Bisio), chirurgo plastico che per anni ha fatto credere alla madre (De Angelis) che in casa tutto fila liscio. Quando a questa sembrano restare poche settimane di vita, per regalarle l'ultimo scampolo di felicità Marcello simula il ritorno a casa con tanto di armonia familiare. Per tutti è pronto un finale che avrebbe fatto la gioia di Banfield, nel segno del più corrivo familismo amorale.
Contrassegnato dal marchio del nazionalpopolare, nell'accezione più deteriore del termine, il cinema di Brizzi si nutre di sketch stantii, scopiazza sfiorando l'oltraggio (come possono Ficarra e Picone tentare di rifare la scena della dettatura della lettera in Totò, Peppino e la malafemmina, se non nella assoluta consapevolezza di avere a che fare con un pubblico analfabeta che non conosce nemmeno l'abbecedario del cinema?), è infarcito di un product placement sfacciato, si serve di canzoncine che fanno la gioia del pubblico di i-tunes (il motivetto di Noemi è uno stupro della trombra di Eustachio) e ammicca - a suon di tette (rigorosamente rifatte) e culi - alla volgarità del cinema che fu di Michele Massimo Tarantini, Nando Cicero e Mariano Laurenti senza averne il coraggio e volendo mantenere un'apparenza da cinema per famiglie. La provenienza televisiva dell'intero cast dice il resto su quanto questo genere di immondizia abbia ormai inondato anche le sale cinematografiche.

sabato 9 ottobre 2010

Una sconfinata giovinezza

anno: 2010
regia: AVATI, PUPI 
genere: drammatico 
con Fabrizio Bentivoglio, Francesca Neri, Serena Grandi, Gianni Cavina, Lino Capolicchio, Manuela Morabito, Erika Blanc, Osvaldo Ruggieri, Vincenzo Crocitti, Brian Fenzi, Marcello Caroli, Riccardo Lucchese, Lucia Gruppioni, Cesare Cremonini, Gianluca Cammisa, Damiano Russo, Adriano Saleri 
location: Italia  
voto: 4
Lino (Bentivoglio) e Francesca (Neri) stanno insieme da un vita. Non hanno figli. Quando lui comincia a perdere colpi con la memoria lei, con una scusa, lo porta da un neurologo per degli accertamenti: è Alzheimer. Il morbo degenera, lui scarica aggressivamente su di lei la frustrazione per un cervello che non è più capace delle prestazioni brillanti di una volta (era un notissimo giornalista sportivo). Lei se ne va. Lui si mette alla ricerca folle e dolorosa dei suoi amici d'infanzia.
Ennesimo capitolo di una parabola cinematografica in picchiata da diverso tempo, Una sconfinata giovinezza è soprattutto l'occasione mancata da Avati per raccontare il morbo di Alzheimer servendosi di un interprete stratosferico. Ma è proprio questo uno dei punti nevralgici del film: al cospetto della prova ciclopica di Bentivlgio gli altri attori, a cominciare da una monocorde Francesca Neri, sembrano tutti dei lillipuziani. A dispetto delle  belle intenzioni e delle suggestioni proustiane, il regista bolognese si ostina ad attingere dalla sua factory (Cavina, Capolicchio, Grandi), a farci vedere la bruma dell'Appennino e a dirigere film corali nei quali i personaggi di contorno sono dei bozzetti appiccicati a un flusso narrativo discontinuo. Nettamente inferiore a film sullo stesso tema come Lontano da lei, Le pagine della nostra vita e La finestra di fronte, Una sconfinata giovinezza si arena anche sui meccanismi cinematografici che per un veterano come Avati non dovrebbero rappresentare un problema: dal montaggio abborracciato al livello delle scene d'azione (quella dell'incidente in auto è talmente scadente da ricordare i polioziotteschi anni '70 con Maurizio Merli) fino alle musiche tonitruanti, melense e decadenti di Riz Ortolani.

martedì 6 novembre 2007

The Bourne ultimatum. Il ritorno dello sciacallo

anno: 2007       
regia: GREENGRASS, PAUL
genere: spionaggio
con Matt Damon, Paddy Considine, Edgar Ramirez, Julia Stiles, Chris Cooper, Brian Cox, Joan Allen, David Strathairn, Daniel Brühl, Joey Ansah, Tom Gallop, Dan Fredenburgh, Scott Glenn, Albert Finney
location: Usa
voto: 6

Avrebbe potuto intitolarsi Bourne begins questo terzo episodio che ha come protagonista la superspia creata dalla fantasia di Robert Ludlum. Già, perché Jason Bourne - interpretato da un Matt Damon che è la star più redditizia di Hollywood - dopo che nei precedenti episodi della saga gli hanno fatto fuori la fidanzata (The Bourne identity) e dato la caccia in capo al mondo (The Bourne supremacy), decide di scovare i capi della CIA che lo hanno sottoposto a un "programma" di lavaggio del cervello che gli ha fatto perdere la memoria e l'identità. Muovendosi tra Torino, Londra, Parigi, Madrid, Tangeri e New York, Bourne scopre l'esistenza di una Intelligence deviata (impersonata con ghigno cinico del vicedirettore a cui David Strathairn dona la giusta dose di cattiveria) che non va tanto per il sottile e che - in tema di giustizia - al pachidermismo della burocrazia preferisce il linguaggio diretto delle armi, una trovata narrativa che ricorda molto quella di Condannato a morte per mancanza di indizi, diretto da Peter Hyams.
Paul Greengrass, che bissa la regia dell'episodio precedente, gira un film di genere con mano da autore: ritmo adrenalinico, montaggio frenetico, macchina da presa quasi sempre in spalla, dialoghi al minimo sindacale. Lontanissimo dallo stile di un maestro come Don Siegel, Greengrass gioca al meglio l'asso del protagonista. Bourne-Damon ha trovate più geniali di un premio Nobel, guida la motocicletta meglio di Valentino Rossi, pratica le arti marziali come Bruce Lee, porta la macchina in un modo che suciterrebbe l'invidia di Schumacher e fa sembrare James Bond un mezzo dilettante. Quanto basta per assicurare divertimento, morti ammazzati a volontà, inseguimenti con ogni mezzo, il tutto enfatizzato dalla musica percussiva di John Powell. 3 premi Oscar, anche se di poco conto: miglior montaggio, missaggio e editing sonoro.    

lunedì 9 luglio 2007

Memento

anno: 2000   
regia: NOLAN, CHRISTOPHER 
genere: giallo 
con Guy Pearce, Carrie-Anne Moss, Joe Pantoliano, Mark Boone Junior, Harriet Sansom Harris, Jorja Fox, Kimberly Campbell, Larry Holden, Callum Keith Rennie, Marianne Muellerleile, Russ Fega, Stephen Tobolowsky, Thomas Lennon 
location: Usa
voto: 6

Leonard (Pearce), un uomo sulla trentina, ha un disturbo della memoria a breve termine che non gli permette di acquisire nuovi ricordi. Da tempo è alla ricerca dell'assassino di sua moglie e l'unica strada per arrivare a scoprirlo, dato il suo disturbo, è quella di un metodo applicato in maniera maniacale. I suoi strumenti sono una Polaroid, una penna e il suo corpo sul quale progressivamente tatua gli indizi più importanti. Intorno a lui ci sono un poliziotto ambiguo (Pantoliano) e una barista doppiogiochista (Moss).
Ambizioso, cerebrale, originalissimo, a tratte ironico e grottesco, il film di Nolan procede a passo di gambero puntando tutto su un montaggio complicatissimo. Il meccanismo richiede allo spettatore un'estrema attenzione, un paradossale, continuo esercizio della memoria rispetto alla trama del film. Il quale, con la sua struttura ricorsiva, ha qualcosa di geniale ma alla lunga risulta freddo in quell'anteporre nettamente lo stile a una trama che anticipa uno dei temi ricorrenti nel cinema di Nolan, quello del doppio.
Premio della critica e premio speciale della giuria al festival di Deauville 2000 (Francia). La sceneggiatura è stata premiata al Sundance Film Festival 2000.