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giovedì 11 febbraio 2016

Perfetti sconosciuti

anno: 2016       
regia: GENOVESE, PAOLO
genere: commedia
con Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Marco Giallini, Edoardo Leo, Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher, Kasia Smutniak, Benedetta Porcaroli    
location: Italia
voto: 7,5

È la notte di San Valentino e a casa di Rocco (Giallini) ed Eva (Smutniak) si cena tutti insieme nell'attesa dell'eclissi di luna. Alle due coppie ospiti si aggiunge Peppe (Battiston), atteso in compagnia della sua nuova fiamma che non arriverà neppure stavolta, Bianca (Rohrwacher) e Cosimo (Leo), coppia fresca di matrimonio, e Lele (Mastandrea) e Carlotta (Foglietta), binomio coniugale perennemente sull'orlo di una crisi di nervi. Eva propone un gioco: si depositano i cellulari sul tavolo, si leggono pubblicamente i messaggi e si ascoltano in viva voce le conversazioni. Ma siccome quasi tutti hanno qualche scheletro nell'armadio, ne esce una carneficina. Con molti colpi di scena e sorpresa finale.
Paolo Genovese (già regista di film come Immaturi, Una famiglia perfetta e Tutta colpa di Freud) firma, con la complicità di Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini e Rolando Ravello, il suo film più compiuto, cavalcando l'onda del successo di opere come ne I nostri ragazzi, Il nome del figlio e Dobbiamo parlare, al quale fa da cornice non più di un'ambientazione due camere e tinello bensì un nell'appartamentone ultraborghese ai Parioli di Roma che fa da teatro a questo ennesimo gioco al massacro. Se il cast - con la sola eccezione di Alba Rohrwacher alla quale riescono soltanto ruoli piagnucolosi - è affiatatissimo, il vero valore aggiunto del film sta in uno script congegnato in maniera assai imprevedibile, quantunque incapace di risolvere il finale con maggiore coraggio (ma lo si può leggere in diverse maniere). Dialoghi e sceneggiatura portano sulla tavola i temi del tradimento (nella coppia, ma anche tra amici), dell'omofobia e delle relazioni con i figli attraverso una scrittura essenziale, ma anche piena di guizzi (come nel caso della distinzione tra gli uomini assimilati ai pc Microsoft - che valgono poco, sanno fare una sola cosa alla volta e sono inaffidabili - e le donne associate al Mac - che costano molto, danno dipendenza e creano circuiti chiusi). Si ride molto, ma nel film non c'è quasi cenno a una riflessione sulla accettazione acritica della tecnologia e sulla conseguente atrofizzazione della distinzione tra pubblico e privato.
Sui titoli di coda si può ascoltare l'ennesima, irritante canzone di Fiorella Mannoia, registrata appositamente per il film. Uscite sereni: non vi perderete nulla.    

domenica 26 agosto 2012

Cattivissimo me (Despicable me)

anno: 2010   
regia: COFFIN, PIERRE * RENAUD, CHRIS 
genere: animazione 
con la voce di Max Giusti 
location: Usa
voto: 7

Invidioso perché il suo giovane rivale ha rubato una piramide in Egitto, sostituendola con un modello gonfiabile (l'inizio è esilarante), Gru ha un progetto ancora più ambizioso: rubare la luna e diventare il cattivo più cattivo del mondo. Per raggiungere il suo scopo ha però bisogno di usare tre orfanelle come una sorta di cavallo di Troia, in modo da poter portar via al suo antagonista il macchinario che rimpicciolisce qualsiasi cosa, così da potersi mettere la luna in tasca. Inevitabili le complicazioni.
Prodotto targato Illumination Entertainment (Universal), che cerca di rompere il duopolio Pixar/Dreamworks, Cattivissimo me si attesta qualche gradino più in basso rispetto alla qualità delle animazioni, ma è pirotecnico quanto a inventiva, sebbene si avverta con chiarezza che alcune soluzioni particolarmente ingegnose siano frutto di una netta deviazione dalla trama e che il personaggio di Gru non è granchè originale, stando a metà strada tra Lemony Snicket e lo Scroodge di Dickens. Più vicino alla sensibilità dei bambini che a quella degli adulti (stavolta niente citazionismo cinematografico, doppi sensi, vocaboli inappropriati), il film di Pierre Coffin e Chris Renaud funziona anche sotto il profilo del messaggio, ovviamente buonista, che rovista sull'origine del male come perdita affettiva. Inascoltabile il doppiaggio italiano di Max Giusti.