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mercoledì 6 maggio 2015

The good life

anno: 2014   
regia: AMMANITI, NICCOLO'
genere: documentario
con Baba Shiva Das, Eris Binda, Francesca Fogli, Daya Binda, Giorgio Saccheggiani
location: India
voto: 7

Ai più, il flirt tra lo scrittore Niccolò Ammaniti e il cinema finora era noto grazie al consistente saccheggio dei suoi romanzi tradotti per il grande schermo: L'ultimo Capodanno, Branchie, Io non ho paura, Il siero delle vanità, Come Dio comanda, Io e te. Con questo documentario, il romanziere romano fornisce un segno esplicito del suo legame tutt'altro che furtivo con la settima arte. E lo fa passando dietro la macchina da presa e portando alla ribalta tre storie esemplari di altrettanti italiani (due veneti e un piemontese), tutti sulla sessantina, diventati idiosincratici all'Italia e stabilitisi in India. Allo sguardo dell'occidentale, forgiato dalla razionalità del mondo greco che gli ha dato l'imprinting, il confine tra realtà e stereotipo non potrà che apparire labile: due delle tre storie raccontate dagli stessi protagonisti riguardano quelli che qui chiameremmo santoni, persone più interessate alla spiritualità che alla religione, come sottolineano entrambi. Tutto secondo cliché, dunque. Ma si rimane incantati dalla capacità affabulatoria dei tre, dalle storie che stanno alle loro spalle, dal bisogno comune di affrancarsi da un Paese come l'Italia capace di trasformare gli uomini in polli di allevamento, di irreggimentare la vita di chi ambisce a posizioni defilate, ai margini della società. E se dalle parole dei due baba si indovina un percorso che parte dal movimento hippy e arriva in India per vie traverse, al crinale tra ricerca spirituale e sballo, in quelle di Eris, il costruttore di Treviso che ha la III media, si legge un'avversione radicale all'intero modello occidentale, congiugato con una visione spenceriana della società, del tutto avversa a qualsiasi forma di democrazia. Sentendolo parlare, uno come lui farebbe sembrare gente come Salvini e Borghezio dei morotei ingessati. Nonostante ciò, questo "nomade visitatore del pianeta" - come si autodefinisce - è riuscito a costruire case in legno e pietra ai confini con l'Himalaya, diventando l'artefice di un intero villaggio del quale si autoproclama capo e in cui ha avviato persino un progetto di recupero di ragazzi di strada. A lui e agli altri due protagonisti va attribuita gran parte del merito della riuscita di un documentario montato senza virtuosismi, ma efficacissimo nel riuscire a rendere leggibile la dialettica caduca tra Oriente e Occidente che alberga all'interno della stessa persona.    

domenica 17 giugno 2012

Il sole anche di notte

anno: 1990   
regia: TAVIANI, PAOLO & VITTORIO  
genere: drammatico  
con Julian Sands, Charlotte Gainsbourg, Nastassja Kinski, Massimo Bonetti, Mario Sandro De Luca, Geppy Gleijeses, Biagio Barone, Vittorio Capotorto, Teresa Brescianini, Sonia Gessner, Massimiliano Scarpa, Tony Sperandeo, Morena Turchi, Pamela Villoresi, Antonella Visini, Matilde Piana, Marco Di Stefano, Lucia Bastianini, Riccardo Parisio Perrotti, Margarita Lozano, Patricia Millardet, Alexandre Mincer, Nando Murolo, Pino Patti, Lorenzo Perpignani, Ubaldo Lo Presti, Salvatore Rossi, Giuseppe Bosone, Maria Antonia Capotorto, Giovanni Cassinelli, Giovanni Fois, Francesco Ferrante, Rudiger Vogler, Carlo Luca De Ruggeri, Antimo Negri  
location: Italia
voto: 8

Alla vigilia delle nozze un ambizioso ufficiale dell'esercito borbonico (Sands) viene a sapere che la sua futura moglie (Kinski) è stata l'amante di re Carlo III (Vogler). Distrutto dal dolore, prima prende i voti, quindi decide di ritirarsi in un eremo fino a venire assediato dai tanti che lo credono un santo. Cambierà ancora vita.
Tratto dal racconto di Tolstoj Padre Sergio e ambientato nel meridione italiano del '700 tra miseria contadina e brigantaggio, il film dei fratelli Taviani è un capolavoro figurativo che rasenta a tratti il manierismo. Il protagonista Julian Sands dà corpo al tormento interiore del suo personaggio, soffocato dall'ingerenza di una Chiesa mercificatrice e ossessionato dalle tentazioni carnali, riuscendo ad accendere in più di un'occasione la luce della commozione. Memorabili le musiche di Nicola Piovani.