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mercoledì 20 agosto 2014

Peak. Un mondo al limite

anno: 2011   
regia: LANG, HANNES  
genere: documentario  
location: Austria, Francia, Italia
voto: 4  

Mentre i ghiacciai si sciolgono e il bosco sale verso le vette delle montagne, mangiando il prato dove i pastori hanno fatto pascolare il bestiame per anni, qual è la preoccupazione di tecnici e ingegneri? Quello di inventare sistemi sempre più sofisticati per garantire ogni anno agli sciatori di Italia, Austria e Francia (e non solo, ovviamente, ma il documentario si ferma a questi tre paesi) di continuare a praticare la loro attività grazie alla neve artificiale. Sicché è tutto un dispiego di strutture enormi per creare bacini artificiali, teli ciclopici per ricoprire le vette e inondarle di neve fasulla. Il documentario di Hannes Lang mette sostanzialmente in scena il contrasto tra la montagna come necessità di sopravvivenza e la montagna come puro loisir. Gli sciatori, ai quali andrebbe sempre ricordato l'apoftegma di Gaber su Gli inutili ("Ci dev'essere uno strano godimento a sentirsi inutili, perché sono tutti più allegri, più ottimisti e tutti via a sciare e vela, windsurf, equitazione, golf… bello! Secondo me per essere bravi in quegli sport lì non è che bisogno essere proprio imbecilli, però aiuta!"), sono i beneficiari di un mondo che è l'apoteosi della finzione: alberghi all'ultimo grido desolati d'estate e brulicanti di persone d'inverno, piste innevate in mezzo alla terra nuda, turbine che gettano neve a tonnellate: il tutto per far divertire questo esercito di beoti che producono un'impronta antropica colossale ma che poi si purificano la coscienza iscrivendosi a Greenpeace o facendo le guide scout.    

sabato 11 gennaio 2014

2 giorni a New York (2 Days in New York)

anno: 2012       
regia: DELPY, JULIE 
genere: commedia 
con Chris Rock, Julie Delpy, Albert Delpy, Alexia Landeau, Alexandre Nahon, Kate Burton, Dylan Baker, Daniel Brühl, Talen Ruth Riley, Owen Shipman, Malinda Williams, Carmen Lopez, Emily Wagner, Arthur French, Petronia Paley, Alex Manette, Marcus Ho, Gregory Korostishevsky, Mai Loan Tran, Pun Bandhu, Johnny Tran, Darlene Violette, Seth Barrish, Bhavesh Patel, Brady Smith, Simon Jutras, Tatina de Marinis, Kendra Mylnechuk, Angela Rago, Luigi Scorcia, Christie Nacinovich, Panicker Upendran, David Coburn, Abby Nelson, Erin Darke, Vincent Gallo 
location: Usa
voto:1

Sei anni dopo i due giorni trascorsi a Parigi, la fotografa Marion (Delpy) ci porta nella sua casa newyorchese. Nel frattempo ha cambiato partner (un giornalista radiofonico nero, Chris Rock, che parla con il ritratto in scala 1 a 1 di Obama) e, in occasione di una sua mostra, deve ospitare la sorella ninfomane, il cognato che ci va pesante con i cannabinoidi e il padre (che è anche il vero padre della regista/attrice) totalmente indiscreto ed epicureo. Con prospettive di visione che non vanno molto al di là delle dimensioni del teatro di marionette fatto in casa che apre e chiude il racconto, la Delpy ci porta in una ridda di avventure senza senso, in un delirio narrativo totale nel quale quella propensione alla battuta di stampo alleniano che si era ascoltata nell'opera precedente scompare del tutto, per lasciare posto a una recitazione ciancicata, a siparietti grotteschi e artefatti nei quali, in un afflato di arte concettuale, la protagonista-artista si vende letteralmente l'anima e altri vezzi da cinema di serie Z declinati con piglio da autentica isterica. Cameo per Vincent Gallo nella parte di sè stesso.    

venerdì 24 febbraio 2012

Cortesie per gli ospiti (The comfort of strangers)

anno: 1990   
regia: SCHRADER, PAUL
genere: drammatico
con Christopher Walken, Rupert Everett, Natasha Richardson, Helen Mirren, Mario Cotone, Rossana Cagliari, Manfredi Aliquò, Fabrizio Castellani, David Ford, Daniel Franco, Giancarlo Previati, Antonio Serrano
location: Italia
voto: 5

A Ian McEwan piacciono le storie forti, estreme. È questo il segreto del suo successo ed è per questa ragione che i suoi romanzi hanno tanto appeal sul pubblico femminile. Cortesie per gli ospiti è la prima tra le sue opere a essere portata sul grande schermo (seguiranno Il giardino di cemento, L'innocenza del diavolo, L'amore fatale ed Espiazione). La storia, implausibile dall'inizio alla fine, è quella di una coppia in viaggio a Venezia alla ricerca del perduto ardore. Tra i vicoli della laguna i due si imbattono in un personaggio eccentrico e misterioso (Walken), che li introduce nella sua lussuosissima casa sul Canal Grande, tutta damascata, una sorta di museo, nella quale comincia ad avere strani comportamenti, fino agli eccessi finali che, rappresentando il culmine del racconto, non possono ovviamente venir raccontati.
Schrader, sceneggiatore feticcio di Scorsese, conserva la tensione del romanzo, affidando alla fisicità di Rupert Everett (abbondantemente esposto in costume adamitico) e allo sguardo mefistofelico di Christopher Walken i ruoli centrali. La fotografia gotica di Dante Spinotti enfatizza la tanto la Venezia moresca quanto l'alone di mistero che avvolge la storia, che tuttavia si muove goffamente tra riferimenti a Lewis Carroll e morbosità erotiche fini a se stesse. Da ricordare l'interpretazione di Natasha Richardson: raramente al cinema si è vista una prova peggiore di questa. Sceneggiatura (sprecata) di Harold Pinter.    

lunedì 3 luglio 2006

Verso il Sud (Vers le Sud)

anno: 2006       
regia: CANTET, LAURENT  
genere: drammatico  
con Charlotte Rampling, Louise Portal, Karen Young, Ménothy Cesar, Lys Ambroise, Jackenson Pierre Olmo Diaz  
location: Haiti
voto: 6

A Port-au-Prince, nella poverissima Haiti di fine anni '70, tre donne mature sono alla ricerca di sole, mare e, soprattutto, maschi da compagnia. Ellen (Rampling) e Sue (Portal) si contendono le attenzioni del diciottenne Legba con maniere apparentemente liberali, trovando però un tragico finale.
Dopo due film dedicati al tema del lavoro (Risorse umane e A tempo pieno), Laurent Cantet si affida a tre racconti dell'haitiano Dany Laferrière, per un film-denuncia sul turismo sessuale con echi esistenzialisti. Caratterizzato da uno stile semi-documentaristico, il film di Cantet è a tratti verboso ma complessivamente restituisce un quadro ben definito dei rapporti di potere economico che passano tra l'opulenza statunitense e la povertà haitiana, condensati nella frase di uno dei personaggi del film: "Una volta venivate qui con le armi; adesso arrivate con i vostri dollari, e fate danni che sono mille volte più devastanti".