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venerdì 12 aprile 2019

Cafarnao - Caos e miracoli (Capharnaüm)

anno: 2019       
regia: LABAKI, NADINE    
genere: drammatico    
con Zain Alrafeea, Yordanos Shifera, Boluwatife Treasure Bankole, Kawthar Al Haddad, Fadi Youssef, Treasure Bankole, Nadine Labaki, Yordanos Shiferaw    
location: Libano
voto: 2,5    

In una Beirut completamente degradata, ridotta a una kasbah piena di macerie, il tredicenne Zain (Alrafeea) fa causa ai suoi genitori per averlo messo al mondo, dopo che questi hanno venduto la figlia undicenne a un uomo che, dopo averla ingravidata, le ha procurato la morte. Assistiamo così a una impacciata ricostruzione in flashback in cui seguiamo il ragazzino per le strade cittadine, mentre si arrabatta tra vendita di cianfrusaglie, lavoretti per sbarcare il lunario e il babysitteraggio di un bambino etiope che cammina appena: un compito che gli viene offerto dalla madre di questo in cambio di un rifugio.
Il film di Nadine Labaki - già regista del mediocre Caramel - è un polpettone che cerca, senza mai trovarla, la lacrima dello spettatore, rovistando nel parossismo di una vita impossibile, per descrivere la quale è insufficiente persino la parola povertà. Eppure, la regista non riesce mai a creare empatia neppure col protagonista, tanto è manifestamente programmatico e ricattatorio l'intento di commuovere. Insignito del premio del pubblico al festival di Cannes, Cafarnao è il classico film per palati senza alcuna pretesa, contenti di ingozzarsi per due ore di badilate di retorica sottolineate da una musica per archi onnipresente e inopportuna. Scomodare per il confronto film come The Millionaire o Lion è da T.S.O. urgente.    

martedì 7 agosto 2018

La guerra è dichiarata (La guerre est déclarée)

anno: 2012       
regia: DONZELLI, VALERIE    
genere: drammatico    
con Valérie Donzelli, Jérémie Elkaïm, César Desseix, Gabriel Elkaïm, Brigitte Sy, Elina Löwensohn, Michèle Moretti, Philippe Laudenbach, Bastien Bouillon, Béatrice De Staël, Anne Le Ny, Frédéric Pierrot, Elisabeth Dion, Pauline Gaillard, Philippe Barassat, Valentine Catzéflis, Julie Peugeot, Serge Bozon, Henri Hooreman, Marie Donzelli, Claire Serieys, Riad Sattouf, Marie-Sohna Conde, Laure Marsac, Lucia Sanchez, Marion Lecrivain, Mademoiselle Mori, Sophie Kichine, Dorothée Sebbagh, Ahmed Zaoui, Diego Urgoiti, Bey Salah, Emmanuel Salinger, Irène Estevens, Nozha Khouadra, Blanche Gardin, Anne Berest, Alain Kruger, Christelle Huot-Marchand, Frédérique Dorat, Laurent Lacotte, Aude Lemercier, Benoît Barré, Katia Lewkowicz, Lucien Pages, Jennifer Decker, Esteban Carvajal-Alegria, Clémence Cabanes, Anne Gastaut, Adrien Antoine, France Lesbros, Laëtitia Trapet, Marie Weinberger    
location: Francia
voto: 5    

Capolavoro o boiata pazzesca? Difficile dirlo, a partire dallo spunto iniziale: la regista (e interprete) Valerie Donzelli ha chiamato sul set il suo ex marito (Elkaïm), col quale ha vissuto gli anni di un'odissea tragica fatta di ospedali, paure, difficoltà di ogni genere. Tutto legato alla malattia - un tumore al cervello manifestatosi in maniera precocissima - del figlio Adam. Il film non è che una riproposizione (romanzata?) del calvario vissuto dalla coppia, con tanto di voce fuori campo che racconta la travagliatissima esperienza dei due genitori e del loro entourage. Se l'idea, così marcatamente autobiografica, prima che originale è soprattutto spiazzante per il valore catartico che vuole assegnare nel portare sul grande schermo quella orribile vicenda, tutt'altro può dirsi della sua realizzazione: certo, liberissima, capace di evocare con grande forza l'idea di resilienza in un quadro complessivamente di grande ottimismo e di stemperare il dramma nella commedia,  di indulgere a molti siparietti sentimentali, ma anche di pescare alla rinfusa tra cifre stilistiche che sembrano accostate senza alcun criterio. Sicché a momenti di cinema alto se ne alternano altri decisamente più prosaici e perfino stucchevoli, accompagnati da scelte musicali capaci di passare dai quartetti di Vivaldi all'elettorpunk dei Frustration, passando per la meravigliosa O Superman di Laurie Anderson. Grande ambizione, risultato decisamente incoerente.    

mercoledì 25 luglio 2018

L'Intrusa

anno: 2017   
regia: DI COSTANZO, LEONARDO    
genere: drammatico    
con Raffaella Giordano, Valentina Vannino, Martina Abbate, Anna Patierno, Marcello Fonte, Gianni Vastarella, Flavio Rizzo, Maddalena Stornaiuolo, Riccardo Veno, Emma Ferulano, Giovanni Manna, Vittorio Gargiulo, Alessandra Esposito, Flora Faliti, Francesca Zazzera, Maria Noioso, Christian Giroso, Carmine Paternoster    
location: Italia, Svizzera, Francia
voto: 6,5    

L'intrusa del titolo è una giovane madre (Vannino) che, con l'inganno, ha ottenuto ospitalità nella casupola collocata all'interno di una masseria di Napoli che si occupa di infanzia a rischio. La presenza della donna - moglie di un camorrista che ha ucciso un innocente - suscita il malcontento dei genitori degli altri ragazzi che frequentano la masseria. Giovanna (Giordano), la coordinatrice del centro, si trova a dover mediare tra la ricerca di una soluzione che offra ai figli della sua ospite un avvenire diverso e la salvaguardia dei diritti degli altri bambini.
Dopo alcuni documentari e il film di finzione L'intervallo, Leonardo Di Costanzo prosegue il suo discorso contro le mafie con un film che propone innanzitutto un dilemma morale che la protagonista- unica attrice professionista con un passato da coreografa e da ballerina - interpreta con piglio da eroina capace di battersi fino all'ultimo contro ogni forma di pregiudizio. Il finale, difficilmente risolvibile, forse è un po' pilatesco, i tempi sono quelli dilatatissimi di un cinema dalla forte impronta autoriale, tutto girato nel piccolo fazzoletto di terra della masseria, ma l'opera è forte e convincente e fa respirare impegno civile a pieni polmoni.    

domenica 30 aprile 2017

Partisan

anno: 2015       
regia: KLEIMAN, ARIEL   
genere: fantastico   
con Vincent Cassel, Jeremy Chabriel, Zsofia Stavropoulos, Wietse Cocu, Katalin Hegedus, Daniel Vernikovski, Samuel Eydlish, Csenge Birloni, Sosina Wogayehu, Kidus Melaku, Anastasia Prystay, Florence Mezzara, Timothy Styles, Sapidah Kian, Oscar Dahlberg, Alexander Kuzmenko, Alexander Dahlberg, Natalia Gorbacheva    
location: Australia
voto: 4   

In un luogo imprecisato e un tempo altrettanto imprecisato, Gregori (Cassel), un uomo sulla cinquantina, raduna ragazze madri con i loro figli. L'11enne Alexander, il primo a essere adottato in questa comunità rigorosamente patriarcale nella quale Gregori educa i giovani al sapere ma anche alla polvere da sparo, subisce con sempre maggiore diffidenza le imposizioni del suo mentore. Quando uno dei nuovi arrivati viene umiliato pubblicamente per avere manifestato il suo dissenso, per Alexander il dado sarà ormai tratto.
Strano film, questo dell'australiano Ariel Kleiman, a cavaliere tra il fantasy distopico e il dramma claustrofobico, una sorta di prova generale per un'opera per certi versi simile come il coevo Captain Fantastic. Qui però tutto sembra programmatico e posticcio, il finale ampiamente telefonato e la figura del padre-padrone carismatico - interpretata con la consueta vena di follia da Vincent Cassel - troppo schematica e non adeguatamente contrapposta a un nugolo di succubi verso il quale il registro algido del film non induce ad alcuna empatia.    

giovedì 16 febbraio 2017

Lion - La strada verso casa

anno: 2016       
regia: DAVIS, GARTH   
genere: drammatico   
con Dev Patel, Nicole Kidman, Rooney Mara, David Wenham, Sunny Pawar, Abhishek Bharate, Priyanka Bose, Tannishtha Chatterjee, Nawazuddin Siddiqui, Deepti Naval, Divian Ladwa, Sachin Joab, Pallavi Sharda, Arka Das, Emilie Cocquerel, Eamon Farren, Menik Gooneratne    
location: Australia, India
voto: 8   

1986. Il piccolo, tenerissimo Saroo (Pawar) vive con il fratello maggiore, la sorellina e la mamma in una regione poverissima dell'India. Lui ha appena quattro anni ma una volontà di ferro e così decide di possedere già abbastanza muscoli per aiutare il fratello maggiore a trasportare pietre, l'unico lavoro con cui una famiglia a economia sotto il livello minimo di sussitenza riesce a sfamarsi. Non ce la fa, è stanco, trova ricovero in un treno e finisce a 1600 chilometri dalla stazione dove è salito, senza sapere il nome corretto del paesino dal quale proviene e senza parlare il bengali, la lingua diffusa a Calcutta, dove il treno si è fermato. È qui che ha inizio l'interminabile odissea di questo bambino volitivo, intelligente, svelto, determinato, costretto a sopravvivere tra retate ai danni degli orfani di strada, minacce pedofile, istituzionalizzazione coatta. La svolta, della sua vita come del film, arriva quando una coppia australiana decide di adottarlo. Grazie ai suoi nuovi genitori Saroo, ormai trentenne (Patel), conoscerà benessere e cultura, troverà l'amore ma continuerà a cercare la sua famiglia d'origine senza farne parola con i genitori adottivi.
Lion (dal nome indiano storpiato del piccolo, straordinario protagonista) è il film che non ti aspetti: due ore di tempesta emotiva incardinata su un racconto dalla struttura assai classica, ma capace di non essere mai ricattatoria con lo spettatore, nonostante la ridda di buoni sentimenti che esprime. Con le sue riflessioni sull'ottimismo dei poveri, le potenzialità della tecnologia e la condizione dei bambini di strada, il film tratto dall'autobiografia che racconta la vera storia di Saroo Brierley è un apologo riuscitissimo sul potenziale esplosivo di una decisione che può catapultarci in un'altra vita, raccontato sotto forma di romanzo di formazione in chiave avventurosa. Salvo poi ritrovare l'abbraccio delle persone che ami, come nella struggente scena finale, riprodotta anche con i veri personaggi di questa incredibile vicenda risolta con l'aiuto di Google Earth e di una frittella.    

venerdì 5 febbraio 2016

Cop car

anno: 2015       
regia: WATTS, JON   
genere: poliziesco   
con Kevin Bacon, Shea Whigham, Camryn Manheim, James Freedson-Jackson, Hays Wellford   
location. Usa
voto: 1   

Due ragazzini di 10 anni scappano da casa, fanno 80 chilometri a piedi e a un certo punto trovano un'auto apparentemente abbandonata della Polizia. Pur non sapendo neppure dove sia il pedale della frizione, i due avviano la macchina e se ne vanno a zonzo per le strade assolate degli States. Lo sceriffo (Bacon) che la aveva inopportunamente lasciata nel posto sbagliato per ultimare un lavoro sporco, si mette sulle loro tracce con lo scopo di recuperare la vettura che gli è stata sottratta.
I due ragazzini che, a piedi e con i vestiti sdruciti, se ne vanno in giro per campi snocciolando soddisfatti un notevole turpiloquio (ma "fanculo no, non si può dire: è troppo grave") rappresentano anche il vertice di scrittura dei dialoghi di questo film immondo, montato malissimo e che vorrebbe essere un racconto di formazione in salsa splatter ma riesce soltanto a proporsi come un ridicolo thriller pasticciatissimo, privo di invenzioni e recitato da cani.    

domenica 30 agosto 2015

Pa-ra-da

anno: 2008       
regia: PONTECORVO,  MARCO   
genere: drammatico   
con Jalil Lespert, Evita Ciri, Daniele Formica, Gabriel Adrian Rauta, Patrice Juiff, Bruno Abraham Kremer, Robert George Valeanu, Cristina Nita, Liviu Bituc, Florin Precup, Andreea Perminov, Iulian Bucur, Georgiana Anghel, Gabriel Huian    
location: Francia, Romania
voto: 3,5   

A tre anni dalla fine della dittatura di Ceausescu, il clown Miloud (Lespert) lascia la Francia per recarsi in Romania, dove è intenzionato a recuperare i "boskettari", gli orfanelli che vivono per strada, sniffano colla per allentare i morsi della fame e dormono nella rete dei canali dove passano i tubi del riscaldamento (allucinante, ma tutto drammaticamente vero). Dopo avere superato la diffidenza di molti di loro e gli ostacoli che mafia e burocrazia mettono davanti al suo progetto, Miloud riuscirà a realizzare il suo proposito di circo da strada, riuscendo anche a riportare alcuni dei suoi piccoli discepoli a scuola.
Degno di tanto padre (Gillo), Marco Pontecorvo esordisce con una nobilissimo opera di grande impegno civile ed alto tasso pedagogico che tuttavia naufraga in un mare di buone intenzioni. Didascalico, prevedibile, il film che si è aggiudicato il premio 2008 "Bimbi belli" conferitogli dalla ristretta cerchia di Nanni Moretti per il miglior esordio italiano dell'anno è tremendamente retorico, recitato malissimo e montato peggio.    

mercoledì 29 aprile 2015

I bambini sanno

anno: 2015       
regia: VELTRONI, WALTER
genere: documentario
con Martina Allori, Davide Arseni, Rania Badane, Simone Bertolini, Tecla Briola, Gaia Buggiani, Luna Buggiani, Sofia Castelli, Vittorio Cerroni, Marius Cirpaci, Sabrina Civiltà, Patrizio Cuozzo, Annalisa Demaria, Piergiorgio Del Volgo, Caterina Dipace, Lorenzo Farina, Johan Ferruccio, Benedetta Fiore, Gabriele Gervasi, Giacomo Guarino, Daniel Hassan, Nathan Hassan, Winner Ibeh, Lisa La Delfa Hoedts, Michael Martini, Ilyas Mohamed, Chiara Murano, Alice Muzzi, Gabriele Panicucci, Barbara Pavia, Kevin Quinomez, Francesco Romanelli, Michele Salerno, Valerio Stancanelli, Diego Tiusaba, Davide Tonolotto, Matteo Tosto, Milo Venturoli, Giovanni Viberti
location: Italia
voto: 6,5

L'amore che Walter Veltroni nutre per il cinema è direttamente proporzionale ai danni causati come politico. Basterebbe ricordare l'introduzione, da direttore de L'Unità, dei fascicoletti monografici dell'editore Castoro, dedicati ai maggiori registi mondiali di tutti i tempi, o il coordinamento delle matinée al cinema Mignon di Roma, con dibattito annesso alla proiezione dei film o, ancora, alla firma apposta da anni sulle pagine di Ciak, all'avvio della Festa del Cinema di Roma, alla pubblicazione di un libro come Certi piccoli amori - Dizionario sentimentale dei film, alla voce prestata per il doppiaggio di Chicken Little, al romanzo che ha ispirato il film di Riccardo Milani Piano, solo e al suo primo lungometraggio, quell'atto (impuro) d'amore dedicato a Berlinguer. Una lista assai lunga, quasi quanto lo è stato il casting sofisticatissimo che è alle spalle di questa opera seconda, un documentario nel quale la voce fuori campo dell'ex sindaco di Roma interroga 39 bambini di età compresa tra i 9 e i 13 anni su questioni come l'amore, la famiglia, l'omosessualità, Dio, la crisi, il futuro (la suddivisione in capitoli è segnata da alcune vignette di Altan). Se da un lato la forza del film sta proprio nell'avere costruito una sorta di campione per quote che mira a rappresentare il ventaglio di generi, classi sociali, etnie, residenze ed età dei bambini che vivono in Italia, dall'altro alcune domande appaiono eccessivamente banali e i meriti del film, su questo piano, vanno tutti ai singoli bambini che, con la loro fantasia e i loro scarti laterali, più di una volta suscitano risate e stupori. Il bambino rom, quello colombiano adottato da una famiglia ricchissima, le due gemelle di cui una down, il genietto matematico autistico, il malato di laucemia, la figlia di una coppia lesbica sono solo alcuni volti della caleidoscopica galleria di ritratti raccolta da Veltroni: ritratti che con le loro risposte ingenue e disarmanti intenerirebbero anche i più irriducibili epigoni di Erode. E se il film riesce, il merito - oltre che ai ragazzi - va attribuito a qualche indovinata trovata di regia (su tutte, le riprese che ciascuno degli intervistati ha fatto all'interno della propria cameretta) e non certo alla musica invadente e stucchevolissima di Danilo Rea o al florilegio di  famose scene cinematografiche di bambini che corrono che si vede nell'incipit.    

venerdì 16 gennaio 2015

Hungry hearts

anno: 2014       
regia: COSTANZO, SAVERIO
genere: drammatico
con Alba Rohrwacher, Adam Driver, Roberta Maxwell, Al Roffe, Geisha Otero, Jason Selvig, Victoria Cartagena, Jake Weber, David Aaron Baker, Nathalie Gold, Victor Williams
location: Usa
voto: 6

La domanda che sorge spontanea vendendo il quarto film di Saverio Costanzo, il secondo consecutivo sul tema dell'anoressia è: ma vuoi vedere che questa fissazione sui corpi scarnificati dipende dalla paura che suo figlio debba indossare una camicia coi baffi e che il fidanzamento con scocchiazeppi Rohrwacher abbia alimentato certe fobie? Già, perché dopo il mediocre La solitudine dei numeri primi, uno dei tre film sui quattro realizzati finora a essere tratto da un'opera letteraria, anche stavolta troviamo una desolante storia di amore malato segnato dall'inedia volontaria. Che non è solo quella della madre (Rohrwacher), ma anche quella del "bambino indaco" (titolo del romanzo di Marco Franzoso da cui ha origine il film) che questa ha messo al mondo: un bambino che viene cresciuto nella quasi totale assenza di cibo, nella convinzione che abbia poteri speciali e che vada cresciuto lontano dai medici, dalle proteine e dalla luce del sole. Sicché quell'amore nato nella trappola del bagno di un ristorante cinese si trasforma in un'altra trappola: quella nella quale precipita Jude (interpretato da Adam Driver, già visto in A proposito di Davis), allegorizzata dai grandangolari eccezionalmente spinti e sporchi che esaltano la dimensione claustrofobica della messa in scena (sembrano evidenti i riferimenti a Rosemary's baby e L'inquilino del terzo piano). Un escamotage servirà al padre, pur blandito e innamorato della sua compagna, a portare il piccolo al riparo dalla nonna (Maxwell), fino a quando non interviene la magistratura prima del finale in chiave poliziesca.
Gli spazi chiusi continuano a rimanere l'ossessione di un regista dalle grandi potenzialità: prima la casa di Private, poi il convento di In memoria di me, in seguito quello intimo dei corpi flagellati de La solitudine dei numeri primi, la serie televisiva In treatment e ancora una casa-prigione nel suo primo film americano. Ma stavolta il tema di fondo trova una collocazione incerta (colpa del romanzo?), le ossessioni della madre purificatrice rimangono abbozzate e senza fondamento e il film, che pure pare avere notevoli ambizioni da cinema d'essai, si trasforma nella seconda parte in un thriller banalotto e sbrigativo.
Comunque strameritate le due coppe Volpi alla Mostra di Venezia assegnate ad Adam Driver e ad una Alba Rohrwacher che non sbaglia un colpo. Premio Pasinetti speciale per la regia alla 71. mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (2014).    

lunedì 22 settembre 2014

All the invisible children

anno: 2005   
regia: CHAREF, MEHDI * KUSTURICA, EMIR * LEE, SPIKE * LUND, KATIA * SCOTT, JORDAN & SCOTT, RIDLEY * VENERUSO, STEFANO * WOO, JOHN   
genere: drammatico   
con Adama Bila, Elysée Rouamba, Rodrigue Ouattara, Uros Milovanovic, Dragan Zurovac, Vladan Milojevic, Goran R. Vracar, Mihona Vasic, Dusan Krivec, Hannah Hodson, Andre Royo, Rosie Perez, Hazelle Goodman, Coati Mundi, Damaris Edwards, Lanette Ware, Vera Fernandez, Francisco Anawake, David Thewlis, Kelly Macdonald, Jordan Clarke, Jack Thompson, Joshua Light, Jake Ritzema, Daniele Vicorito, Emanuele Vicorito, Maria Grazia Cucinotta, Ernesto Mahieux, Peppe Lanzetta, Giovanni Mauriello, Giovanni Esposito, Zhao Zhicun, Qi Ruyi, Wang Bin, Wenli Jiang   
location: Brasile, Burkina Faso, Cina, Italia, Serbia, Regno Unito, Usa
voto: 4   

Come si fa a parlare delle condizioni di miseria dei bambini nel mondo quando lo sponsor è Unicredit, cioè una delle banche che, a parte qualche occasionale lavatina di coscienza, contribuisce più attivamente ad aumentare la stratificazione sociale e ad allargare la forbice tra ricchi e poveri? Non basta reclutare qualche regista di grido (Spike Lee, Kusturica, Ridley Scott, John Woo) per non far sentire il fetore di marcio di tutta l'operazione. E infatti il risultato è fallimentare: filmini stucchevoli per compiangere i bambini armati da guerriglieri in Burkina Faso (Tanza, di Mehdi Charef; voto: 3), i ladruncoli costretti a rubacchiare per conto degli adulti in Serbia (Blue gipsy di Emir Kusturica; voto: 6,5) e in Italia (Ciro, di Stefano Veneruso; voto: 5) o a fare accattonaggio in Cina (Song Song and Little Cat di John Woo; voto: 1,5), i ragazzini costretti a vivere di espedienti nelle favelas del Brasile, collocate appena a qualche spanna dai sontuosi grattacieli (Bilu e João di Katia Lund; voto: 7). La scarsa motivazione dei registi coinvolti si percepisce già a partire dai titoli, tutt'altro che fantasiosi e per lo più recanti i nomi dei piccoli protagonisti. Dovendo dare le pagelle, dalla melassa stucchevole si distinguono parzialmente Kusturica, che però non rinuncia al suo stile rococò, e Katia Lund, che immortala con assoluto verismo la condizione di precarietà dei bambini brasiliani, costretti a lavorare per giornate intere per poter acquistare i mattoni necessari a migliorare le loro abitazioni. Appena sufficiente l'episodio firmato da Spike Lee su una ragazzina di Brooklyn coi genitori malati di AIDS (Jesus Children of America; voto: 6). Inguardabile quello firmato da John Woo. Delirante nella sua follia onirica quello di Jordan e Ridley Scott (Jonathan; voto: 1).    

lunedì 2 dicembre 2013

Il bambino cattivo

anno: 2013       
regia: AVATI, PUPI  
genere: drammatico  
con Luigi Lo Cascio, Donatella Finocchiaro, Leonardo Della Bianca, Erica Blanc, Isabella Aldovini, Eleonora Sergio, Augusto Zucchi, Mia Benedetta, Patrizia Pellegrino, Chiara Sani, Rita Carlini, Marina Ninchi, Diletta Dalla Casa, Fabrizio Amicucci, B, Bob Messini, Corrado Solari, Mariella Valentini, Pino Quartullo  
location: Italia
voto: 3,5

Ildebrando, detto Brando (Della Bianca), è un undicenne romano figlio di una madre alcolista (Finocchiaro) e di un padre assente ed egoista (Lo Cascio). Quando la coppia genitoriale si separa, devono intervenire i servizi sociali, che sistemano il ragazzino in una casa famiglia, dove Brando, bambino difficile per forza di cose, continua a combinarne di tutti i colori. Uno spiraglio di luce sembra arrivare quando una coppia si interessa a una sua possibile adozione.
Questi Pupi Avati continuano ad annidarsi non solo - come nella celebre parodia di Sordi fatta da Max Tortora - nei "parafangheni" delle macchine, ma anche sui set cinematografici. Perché la RAI, in occasione della Giornata internazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, abbia affidato a lui la regia di un film così sciatto è il quarto segreto di Fatima: la serie infinita di infortuni del regista emiliano si conferma con questo film tv dalla sceneggiatura risibile, il cast male assortito e peggio diretto e con una scelta a dir poco azzardata del piccolo protagonista, emaciato e inespressivo.     

domenica 27 ottobre 2013

Buffalo girls

anno: 2012       
regia: KELLSTEIN, TODD 
genere: documentario 
con Stam Sor Con Lek, Pet Chor Chanachai, Jid, Lek, Walee Niyom, Nong, Torn 
location: Thailandia
voto: 3

In Thailandia, famiglie poverissime mandano le loro piccole figlie - ragazzine tra gli otto e i dieci anni - a combattere la violentissima boxe thailandese, dietro la quale gravita un consistente giro di scommesse. Impermeabili ai danni che questo sport può provocare a corpi così piccoli e fragili (le due protagoniste pesano intorno alla ventina di chili), le famiglie sperano di poter uscire dalla povertà grazie ai successi che le bambine possono raggiungere.
Il documentario di Todd Kellstein, pur nel suo encomiabile intento di denuncia, manifesta un livello talmente dilettantistico da lasciar naufragare qualsiasi buona intenzione. Lo schema narrativo è retorico e ripetitivo, la vicenda si avvita intorno a un'alternanza di spezzoni di interviste, combattimenti sul ring e scene di ordinario degrado quotidiano in un loop talmente ossessivo che l'intera operazione non può far altro che annoiare.    

lunedì 17 settembre 2012

L’ultimo treno

anno: 2001       
regia: BOGAYEVICZ, YUREK
genere: drammatico
con Haley Joel Osment, Willem Dafoe, Liam Hess, Richard Banel, Olaf Lubaszenko, Malgorzata Foremniak, Andrzej Grabowski, Chiril Vahonin, Olga Frycz, Dorota Piasecka, Wojciech Smolarz, Marek Weglarski, Edyta Jurecka, Ryszard Ronczewski, Krystyna Feldman, Eugene Osment, Krzysztof Pieczynski, Stefania Wasko, Marian Czekalski, Aldona Grochal, Maria Andruszkiewicz, Ewa Braniecka, Jerzy Swiatlon, Etl Szyc, Jerzy Gudejko, Maja Barelkowska, Piotr Szyc, Grzegorz Lukawski, Pawel Okraska, Karolina Wedrychowicz, Grzegorz Jozwiak, Andrzej Róg, Romek Szymczyk, Piotr Walczak, Hanna Walczak, Grzegorz Matysik, Emilian Kaminski, Dawid Zawadzki, Borys Szyc, Waldemar Barwinski, Justyna Sienczyllo, Michal Chorosinski, Karolina Lutczyn, Karina Seweryn, Teodozja Jozwiak
location: Polonia
voto: 3

I film che raccontano l'Olocausto partono automaticamente con un punto in più, non fosse altro che per il fatto di star lì a ricordarci di quali oscene aberrazioni è stata ed è capace l'umanità. Tuttavia, la distanza che passa tra un'opera come Il pianista e questo film firmato da Yurek Bogayevicz è la stessa che potremmo ritrovare tra Rembrandt e il pittore della domenica.
Ambientato nella campagna nei dintorni di Cracovia, nel 1942, L'ultimo treno è un racconto di formazione al centro del quale troviamo un ragazzino ebreo (Osment) che un cattolico dal cuore d'oro, con la sua famiglia, prende sotto la sua ala protettiva allorquando i genitori del fanciullo si rendono conto che per gli ebrei non c'è scampo e che quello sarebbe stato l'unico modo per mettere in salvo il figlio. Il giovane sarà spettatore inerme di ogni nefandezza, compiuta non soltanto dei nazisti occupanti, ma anche da quelle stesse persone che la domenica vanno in chiesa ad ascoltare le omelie di un prete ambiguo (Dafoe).
Lezioso e melenso, il film di Bogayevicz ha un'estetica da telefilm, arranca nel racconto passando da un episodio all'altro con tagli al montaggio fatti con l'accetta, cerca la lacrima a tutti i costi non riuscendo mai a commuovere veramente. E questo nonostante la faccia perennemente crucciata di Haley Joel Osment (lo si ricorda ne Il sesto senso e A.I. - Intelligenza artificiale), un ragazzino precocissimo che sembrava destinato a una traiettoria nel  mondo del cinema simile a quella di Jodie Foster, e che invece ha conosciuto un successo meteoritico: la versione italiana del film lo affossa definitivamente con la voce di un doppiatore che sembra avere le adenoidi.    

domenica 22 aprile 2012

One day on Earth

anno: 2012       
regia: registi vari / RUDDICK, KYLE
genere: documentario
voto: 10

10.10.10. Dieci ottobre duemiladieci. È la data in occasione della quale cineamatori e semiprofessionisti da tutto il mondo, grazie al tam tam partito in rete, hanno realizzato un film globale sulla Terra, su quello che è successo nell'intero orbe terracqueo in un solo giorno. A scandire i diversi capitoli - le nascite, i bambini, l'arte, i matrimoni, lo sport, il cibo, l'acqua, le specie viventi, il consumo come forma di religione e la religione stessa, la prigionia, la malattia, lo scorrere del tempo, la morte - ci sono i dati, regolarmente puntellati da immagini spesso mozzafiato, o da capitoli intimisti, montati con acrobatico virtuosismo dal deus ex machina che si nasconde dietro a questo film-incanto: Michael Martinez. Il montatore, grazie anche allo splendido lavoro sul sonoro compiuto da Joseph Minadeo, è riuscito a fare di One day on earth un'esperienza da orgasmo oculare, un film capace di dire moltissimo su differenze e disuguaglianze di questo pianeta avendo come unico, pallidissimo neo quello di lasciar fissare per tempi troppo brevi le immagini sulla retina. Un autentico capolavoro a metà strada tra Koyaanisqatsi e il virtuosismo visivo di Terrence Malick.    

martedì 6 aprile 2010

Il bambino con il pigiama a righe (The Boy in the Striped Pyjamas)

anno: 2008   
regia: HERMAN, MARK    
genere: drammatico    
con Asa Butterfield, Jack Scanlon, Amber Beattie, David Thewlis, Vera Farmiga, Richard Johnson, Sheila Hancock, Rupert Friend, David Hayman, Jim Norton, Cara Horgan    
location: Germania
voto: 6    

Lasciata Berlino perché il babbo militare (Thewlis) deve essere di stanza presso un lager, Bruno (Butterfield), un bambino di 8 anni, fa amicizia con Shmuel (Scanlon), un coetaneo ebreo dal quale è diviso dalla rete di recinzione del campo di concentramento. Bruno non capisce se suo padre fa della cose buone o cattive e per scoprirlo entrerà lui stesso nel lager. Finale tragico.
Mark Harman, già regista dell'ottimo Grazie, Signora Thatcher, porta sullo schermo il romanzo omonimo di John Boyne, facendone un film delicato, un romanzo di formazione in una prospettiva che richiama il Benigni de La vita è bella e certi film di Truffaut. La regia è accorta senza strafare, il plot narrativo cede a qualche tentazione didascalica e alcuni dei personaggi appaiono eccessivamente schematici.    

venerdì 24 luglio 2009

Il tamburo di latta

anno: 1979   
regia: SCHLOENDORFF, VOLKER   
genere: grottesco   
con Mario Adorf, Angela Winkler, David Bennent, Katharina Thalbach, Daniel Olbrychski, Heinz Bennent, Berta Drews, Tina Engel, Andrea Ferreol, Fritz Haki, Kate Jaenicke, Wigand Witting, Mariella Olivieri, Ilse Page', Werner Rehm, Otto Sander, Roland Teubner, Marek Walczewski, Ernst Jacobi    
location: Polonia
voto: 4   

A Danzica, il piccolo Oskar (Bennent) all'età di 3 anni decide di non crescere più. Con il tuo tamburo di latta e la sua voce capace di spaccare i vetri si trasformerà in un sabotatore della società adulta, testimone di oltre 20 anni di storia polacca (e tedesca), dal 1924 al 1945. Seppellirà una madre (Winkler) troppo disponibile e i due padri (uno tedesco, Adorf, e l'altro polacco, Olbrychski) con i quali è cresciuto.
Tratto dall'omonimo romanzo di Gunther Grass, premio Nobel per la letteratura nel 1988, il film di Volker Schloendorff addomestica le intemperanze della pagina scritta, ne sacrifica l'ultimo terzo e propone un apologo fluviale contro le assurdità di un mondo dominato da adulti irresponsabili. Le avventure del piccolo monello, che vive "le imboscate della storia come una saga parodistica" (Kezich), sono raccontate con grande potenza figurativa (le scene di massa e quella del ritrovamento in mare di una testa di cavallo dalla quale escono anguille sono le più impressionanti) ma l'ambizione metaforica, che vira costantemente su un registro grottesco, stempera la potenziale tensione del racconto, trasformando l'opera in un pamphlet.    

giovedì 29 dicembre 2005

Il ladro di bambini

anno: 1992   
regia: AMELIO, GIANNI   
genere: drammatico   
con Enrico Lo Verso, Valentina Scalici, Giuseppe Ieracitano, Renato Carpentieri, Florence Darel, Marina Golovine, Vincenzo Peluso, Vitalba Andrea, Maria pia Di giovanni, Agostino Zumbo, Fabio Alessandrini, Celeste Brancato, Massimo De lorenzo, Santo Santonocito, Lello Serao, Antonino Vittorioso   
location: Italia
voto: 6   

Rosetta (Scalici) ha appena 11 anni. La madre la prostituisce per arrivare alla fine del mese. Intervengono i servizi sociali e le forze dell'ordine, che la consegnano, insieme al fratellino più piccolo (Iercitano), a un carabiniere (Lo Verso) che dovrà destinarle a un orfanotrofio. Ma il viaggio per l'Italia intera, da Milano a Palermo, è più lungo del previsto e i tre viandanti troveranno l'armonia con il passare delle ore.
Il road movie di Gianni Amelio - scritto con Sandro Petraglia e Stefano Rulli - è un percorso metaforico nei labirinti dell'anima, un viaggio in un'Italia devastata da crudeltà e scempi edilizi, che mette a confronto tre personaggi semplicissimi e umani, troppo umani. Il film - che lanciò il volto di Enrico Lo Verso - punta su un minimalismo intimista sottolineato da un uso statico della macchina da presa.    

lunedì 4 agosto 2003

Io non ho paura

anno: 2003       
regia: SALVATORES, GABRIELE   
genere: drammatico   
con Aitana Sanchez Gijon, Dino Abbrescia, Giorgio Careccia, Antonella Stefanucci, Riccardo Zinna, Diego Abatantuono, Giuseppe Cristiano, Mattia Di Pierro, Adriana Conserva, Fabio Tetta, Stefano Biase, Fabio Antonacci, Giulia Matturro   
location: Italia
voto: 7   

Lucania, 1978. Michele (Cristiano) ha 10 anni e, come tutti i ragazzi della sua età, gli piace giocare e scoprire il mondo. Fino a quando il gioco non lo porta ad una cavità nei pressi di una casa diroccata, isolata e in aperta campagna, nella quale è tenuto prigioniero un suo coetaneo, nell'attesa che i familiari paghino il riscatto del rapimento. Il gioco diventa allora tormento, apprensione, progressiva scoperta dell'identità del padre (Abbrescia), coinvolto nella questione, cura del suo coetaneo, rimorso, confidenze indirizzate alla persona sbagliata. Quando finalmente Michele capisce che si tratta di un gioco davvero brutto e tenta di mettere in salvo il coetaneo, sulla sua strada si apparecchia un finale (forse) tragico.
Uno dei migliori film di Salvatores, basato sulla sceneggiatura di Francesca Marciano e Niccolò Ammanniti dall'omonimo romanzo di quest'ultimo, in cui epica fanciullesca e poesia si fondono sfiorando appena qualche tinta oleografica. Il Tavoliere delle Puglie ripreso con la sensibilità di Franco Fontana da Italo Petriccione, il violino struggente delle musiche di Ezio Bosso, l'intensità dell'arrovellamento interiore del protagonista danno al film uno spessore inusitato per un regista come Salvatores.    

mercoledì 19 febbraio 2003

Essere e avere (Etre et avoir)

anno: 2002   
regia: PHILIBERT, NICHOLAS
genere: documentario
con Georges Lopez, Alizè, Guillaume, Jessie
location: Francia   
voto: 7,5


La vita quotidiana di un nugolo di bambini tra i quattro e gli undici anni e del loro maestro, in un paesino della Francia. Il film-documentario di Nicholas Philibert, già autore del particolarissimo Nel paese dei sordi, è tutto qui. Il miracolo sta nel raccontare con un'autenticità incredibile, senza nessun virtuosismo della macchina da presa e con una discrezione assoluta le emozioni, le paure, le crisi, le relazioni, l'apprendimento e le gioie di questi bambini, con un lirismo che non ha nulla di posticcio ma che restituisce allo spettatore una magia quasi fiabesca grazie all'incantevole grazia con cui il maestro, uomo di fascino indiscutibile e prossimo alla pensione, si rapporta ai suoi piccoli studenti. Cinema d'altri tempi, pacato e sussurrato, con venature socioantropologiche e pedagogiche pregevolissime, l'antivirus contro l'esasperazione della fiction realizzata a colpi di bit.    

giovedì 18 novembre 1999

Da grande

anno: 1987 
regia: AMURRI, FRANCO
genere: comico
con Renato Pozzetto, Giulia Boschi, Alessandro Haber, Joska .Versari, Gaia Piras, Alessandro Partexano, Ottavia Piccolo
location: Italia   
voto: 8,5

Marco Marinelli è un bambino di 8 anni, sensibile, che fa ancora la pipì a letto e soffre per la mancanza dell'affetto paterno. Dopo l'ennesima rampognata dei genitori il giorno del suo compleanno, Marco vede trasformarsi la fantasia in realtà: diventa improvvisamente grande, va a vivere a casa della sua maestra (Giulia Boschi) che se ne innamora, trova lavoro come baby-sitter e arriva addirittura a simulare un rapimento (di se stesso) per estorcere denaro al ricco zio. Ma è qui che cominciano i guai, che termineranno soltanto quando Marco torna alle giuste dimensioni… 
Uno spunto esilarante e poetico allo stesso tempo, messo nelle mani di un Pozzetto di una comicità surreale e incontenibile, perfetto nel calarsi nei panni dell'adulto con comportamenti da bambino, servito anche dall'ottimo copione che il regista Amurri ha scritto con Stefano Surriè e che gli è addirittura valsa un'imitazione oltreoceano da parte niente di meno che di Tom Hanks, interprete di un remake istantaneo con Big.