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domenica 27 maggio 2018

A Beautiful Day (You Were Never Really Here)

regia: RAMSAY, LYNNE    
genere: drammatico    
con Joaquin Phoenix, Ekaterina Samsonov, Alessandro Nivola, Alex Manette, John Doman, Judith Roberts, Kate Easton, Jonathan Wilde, Dante Pereira-Olson, Vinicius Damasceno, Silvia Pena, Frank Pando, Jason Babinsky    
location: Usa
voto: 3,5    

Veterano di guerra, Joe (Phoenix) fa il sicario al soldo di chiunque voglia togliersi qualche seccatura di torno. Quando è il turno di un senatore (Nivola) che vuole ritrovare la figlia preadolescente finita in un giro di pedofili, Joe finisce avvolto in una spirale di violenze e morte che fanno riemergere il doloroso passato, vissuto accanto a una figura paterna esecrabile.
Habitué di un cinema tortuoso e destrutturato che sembra appropriarsi della pagina di Joyce e Borges, la regista britannica Lynne Ramsay costruisce un racconto a puzzle nel quale molto viene affidato alla fantasia (e alla pazienza) dello spettatore. Un'ora e mezza di flashback e flashforward in scenari esclusivamente notturni di una New York ripresa a velocità di automobile. Un eccesso di autocompiacimento per l'autrice di Ratcatcher e dell'ottimo ...E ora parliamo di Kevin, che nonostante ciò è valso a lei il premio per la miglior sceneggiatura (ex aequo con The Killing Of A Sacred Deer di Yorgos Lanthimos) e a Joaquin Phoenix quello per la migliore interpretazione maschile al 70esimo festival di Cannes (2017).    

sabato 2 dicembre 2017

Il libro di Henry (The Book of Henry)

anno: 2017       
regia: TREVORROW, COLIN   
genere: thriller
con Naomi Watts, Jaeden Lieberher, Jacob Tremblay, Sarah Silverman, Dean Norris, Lee Pace, Maddie Ziegler, Tonya Pinkins, Bobby Moynihan, Geraldine Hughes    
location: Usa
voto: 3,5   

Prendiamo tre argomenti forti - un cancro che colpisce un bambino di 11 anni, il genio e il pedofilo - e vediamo che cosa succede. Sembra rispondere a questo diktat il film di Colin Trevorrow tratto dal romanzo di Gregg Hurwitz, che racconta la storia di una madre scapestratissima (Watts) con figli a carico. Il più grande, l'undicenne Henry (Lieberher), è appunto un genio e governa le finanze di casa (anche da morto), ha una simpatia per una compagna di classe che però viene molestata dal patrigno (Norris). Quando denuncia i suoi sospetti alla preside si vede rispedire le accuse al mittente: l'uomo, a parte il fatto di essere un poliziotto, è un personaggio molto in vista nella comunità. Il ragazzo passa a miglior vita, lasciando dettagliatissime istruzioni alla madre, scrupolosamente annotate sul libro del titolo, affinché quest'ultima faccia giustizia da sé.
Film insulso a cavaliere tra noir, fiaba dark con risvolti da realismo magico e melodrammone, con personaggi monodimensionali messi a servizio di un plot che è un autentico scult.    

mercoledì 27 settembre 2017

L'equilibrio

anno: 2017       
regia: MARRA, VINCENZO 
genere: drammatico 
con Mimmo Borrelli, Roberto Del Gaudio, Giuseppe D'Ambrosio, Autilia Ranieri, Lucio Giannetti, Francesca Zazzera, Astrid Meloni, Paolo Sassanelli    
location: Italia
voto: 7 

A seguito di una crisi di vocazione e con sulle spalle un'intensa esperienza in Africa, don Giuseppe (Borrelli) chiede di essere trasferito in una diocesi dalle parti del suo paese d'origine, nel napoletano. Qui il parroco va a sostituire don Antonio (Del Gaudio), un sacerdote rudemente pragmatista, che si danna l'anima per il numero enorme di morti imputabili alle scorie presenti nella terra dei fuochi, ma che da tempo è venuto a patti con quel mondo, fatto di piccoli e grandi criminali e di una diffusissima omertà. Don Giuseppe tenterà di cambiare le cose, prendendo a cuore soprattutto il caso di una ragazzina abusata sessualmente, ma andrà incontro alla rivolta della cittadinanza.
Vincenzo Marra (Vento di terra, L'ora di punta) prosegue il suo intensissimo percorso nel cinema di impegno civile a marcata caratura verista, firmando in questa occasione la sua opera migliore. Nato da un tentativo fallito di raccontare in chiave documentaristica quegli stessi eventi, L'equilibrio ha avuto una gestazione peculiare, finendo col diventare un film di finzione che mette in campo il dilemma etico di un uomo di chiesa con una forte vocazione per il sociale, refrattario a ogni tentativo di mediazione tra i suoi ideali e la cruda realtà che gli sta intorno. Riuscitissimo sul piano narrativo e nel ritratto degli ambienti, il film pecca nella scelta di un protagonista dalla fisionomia imponente, ma assai legnoso e non sufficientemente carismatico per il ruolo che è chiamato a ricoprire e rispetto al quale l'overacting trova momenti quasi imbarazzanti, soprattutto in alcune scene madri.    

venerdì 10 marzo 2017

The Captive - Scomparsa (Captives)

anno: 2014   
regia: EGOYAN, ATOM
genere: thriller
con Ryan Reynolds, Rosario Dawson, Mireille Enos, Scott Speedman, Kevin Durand, Alexia Fast, Peyton Kennedy, Bruce Greenwood, Brendan Gall, Aaron Poole, Jason Blicker, Aidan Shipley, Ian Matthews, Christine Horne, William MacDonald, Ella Ballentine, Samantha Michelle, Wayne Johnson    
location: Canada
voto: 6,5

Tra le nevi del Canada, una bambina di 10 anni sparisce, rapita nei pochi minuti durante i quali il suo papà (Reynolds) è sceso dall'auto per comprarle un dolce. L'uomo non si dà per vinto, la sezione investigativa affidata a Nicole Dunlop (Dawson) e al suo socio Jeffrey Cornwall (Speedman) sembra non credergli e anzi peggiora le cose e anche la moglie (Enos) gli rema contro. Lui, con eccezionale pertinacia, continua a credere di poter ritrovare la figlia, presumibilmente finita in una rete di pedofili.
Uno dei lavori più riusciti nella mediocre filmografia dell'egiziano Atom Egoyan  (Il dolce domani, Il viaggio di Felicia, False verità, Chloe, Devil's Knot) si dipana su un andirivieni di flashback e flashforward che, pur scompaginando inutilmente il tessuto narrativo, riesce comunque a tenere alta la tensione. Peccato che il ruolo di protagonista non sia stato affidato a qualcuno con lo sguardo che buca, bensì a quello stoccafisso di Ryan Reynolds, attore specializzato in film di serie Z e già pessimo in Buried.    

domenica 17 luglio 2016

Mea Maxima Culpa - Silenzio nella casa di Dio (Mea Maxima Culpa: Silence in the House of God)

anno: 2012   
regia: GIBNEY, ALEX
genere: documentario
con Brady Bryson, Matthew Ryan Hughes, Larry Hunt
location: Usa
voto: 7

Come chiamereste un persona che pervicacemente protegge un criminale e nasconde i suoi misfatti? Qualcuno che per decenni si ostini a salvaguardare un pedofilo o, peggio, un manipolo di pedofili che hanno approfittato per anni di ragazzini? Questo qualcuno è Karol Wojtyla, uno dei più efferati e spregiudicati criminali dell'ultimo secolo, sostenitore di altri che, come lui, eccellono nell'arte dell'insabbiamento (vedi il suo amichetto Pinochet). Il film di Alex Gibney - considerato uno dei più grandi documentaristi viventi, uno che non le manda a dire alla CIA (Taxi to the dark side) o che scoperchia con somma disinvoltura il caso Enron (L'economia della truffa) - non è un atto d'accusa durissimo soltanto verso Giovanni Paolo II, ma nei confronti di tutta la Chiesa che per decenni ha messo a tacere la vicenda dei preti pedofili anche a costo di venire a patti economici con le famiglie delle vittime, con un esborso enorme.
Mea Maxima Culpa parte dal 1972, anno in cui un sordomuto, cresciuto in un istituto del Milwaukee per non udenti, scrisse al cardinale Angelo Sodano (altra figura loschissima, una sorta di Provenzano del Vaticano) una lettera di denuncia nella quale raccontava le nefandezze perpetrate per anni da Padre Murphy, direttore di quell'istituto, talmente diabolico da scegliere le sue prede soltanto tra coloro che in famiglia non avevano nessuno che conoscesse la lingua dei segni e che quindi non potessero raccontare le violenze sessuali subite. Sembrava un episodio isolato, ma non lo era: mezzo mondo cattolico si era macchiato di crimini simili, trovando sempre una Chiesa omertosa fino al parossismo. Ci volle l'inchiesta del Boston Globe - poi divenuta un film con Il caso Spotlight - per far esplodere il caso a livello mondiale e far conoscere i misfatti eclatanti di tanti preti pedofili, alcuni superprotetti dalle più alte sfere vaticane come il tossicodipendente e stupratore seriale Marcial Maciel, a capo dei potentissimi e ricchissimi Legionari di Cristo, o l'irlandese padre Walsh. Attraverso le testimonianze di quei ragazzi sordomuti che negli anni '60 subirono lo stupro di padre Murphy per poi denunciarlo molti anni dopo, nonché attraverso quelle di avvocati e testimoni, tramite ritagli di giornale e immagini di repertorio, il documentario ricostruisce i nodi più spinosi di questa torbidissima vicenda al centro della quale c'è anche Ratzinger,  monarca indiscusso della Congregazione per la Dottrina della Fede (l'equivalente della vecchia Inquisizione), nonché per anni a capo dell'ufficio che si occupa di reati sessuali commessi da preti. La sua preoccupazione non andò mai alle vittime, bensì alle perdite finanziarie che la Chiesa subì per ottenere il silenzio delle famiglie dei bambini abusati e all'immediata beatificazione di Giovanni Paolo II, in modo da poter cancellare il più in fretta possibile le ombre foschissime che si erano addensate su di quest'ultimo. Quanto all'estetica del film, i contenuti sono coraggiosi e interessantissimi, il montaggio "morbido" con qualche testimonianza ripetitiva e il ritmo blando.    

martedì 5 luglio 2016

Il club (El Club)

anno: 2015   
regia: LARRAIN, PABLO 
genere: drammatico 
con Alfredo Castro, Roberto Farías, Antonia Zegers, Jaime Vadell, Alejandro Goic, Alejandro Sieveking, Marcelo Alonso, José Soza, Francisco Reyes    
location: Cile
voto: 9,5 

L'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo ha la fisionomia di un uomo senza dimora che si fa chiamare Sandokan (Farías), abusato per anni da preti pedofili, che va a ripetere la stessa nenia arricchita da dettagli agghiaccianti sotto la casa di penitenza cilena dove risiedono quattro preti con passato di pedofilia e una cinica perpetua (Zegers), tutti con la passione per le corse clandestine dei cani. Quando nella casa arriva un altro ospite (Soza), calamita inconsapevole dell'uomo che urla il suo terribile passato sotto le finestre della dimora dove comodamente stazionano quei quattro laidi, si sparigliano le carte. L'uomo si suicida e dal Vaticano viene inviato un altro prete con il compito di capire cosa sia successo.
Dopo il notevole I giorni dell'arcobaleno, il cileno Pablo Larrain firma un film superlativo, un capolavoro sconvolgente, un atto d'accusa contro la Chiesa che non ammette sconti e che restituisce la devastante potenza di quelle mostruosità soltanto attraverso i corruccianti dettagli delle parole di Sandokan. In un'atmosfera plumbea e inquietante, che enfatizza con riprese flou la torbida ambiguità dei quattro preti a riposo coatto, prende corpo una forma di macelleria spirituale messa in atto da questi uomini che, nel nome di Dio, si sono macchiati di crimini indicibili. Li accomuna l'omertà più pervicace, anche davanti alle incalzantI domande del prete arrivato da Roma, sottolineate dalle inquadrature in primo piano che rendono palpabile l'imperturbabilità tetragona di tre dei quattro (uno è sulla strada della demenza). Ma è tutto il cast a essere ottimamente assortito, servito peraltro da dialoghi superbi e dalle musiche celestiali di Arvo Pärt, con le tante variazioni - guarda caso - di un brano intitolato Fratres.    

lunedì 21 marzo 2016

Miss Violence

anno: 2013       
regia: AVRANAS, ALEXANDROS 
genere: drammatico 
con Themis Panou, Reni Pittaki, Eleni Roussinou, Sissy Toumasi, Kalliopi Zontanou, Konstantinos Athanasiades, Chloe Bolota, Maria Skoula, Giorgos Gerontidakis, Maria Kallimani, Anna Koutsaftiki, Rafika Chawishe, Stefanos Kosmidis, Christos Loulis, Martha Bouziouri, Nikos Hatzopoulos, Yota Festa, Minas Hatzisavvas, Kostas Antalopoulos, Giorgos Symeonidis, Vasilis Kuhkalani, Vaso Iatropoulou    
location: Grecia
voto: 6 

Nel giorno in cui sta festeggiando il suo undicesimo compleanno sulle note composte da Leonard Cohen, Angeliki si suicida buttandosi dal balcone. Il padre si sforza di dare un contegno di normalità a moglie e nipoti che vivono con lui, fino all'indifferenza. Ma le crepe si vedono, le porte della casa non possono essere chiuse a chiave, le uscite delle figlie sono disciplinate dall'inflessibile rigore del padre/nonno/orco, un ragioniere semidisoccupato. A mano a mano che il film va avanti capiamo che in quella casa sta accadendo qualcosa di raggelante, che i soldi non bastano mai, che le parentele non sono quelle che sembrano, mentre la sindrome di Stoccolma è in agguato.
Leone d'argento per la migliore regia, meritatissima Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile (Themis Panou), premio Arca cinema giovani come miglior film e premio Fedeora per il miglior film europeo dell'area mediterranea alla mostra di Venezia, il film del greco Alexandros Avranas è un'opera di sconvolgente violenza psicologica, algida e crudele. I soprusi sono raccontati quasi sempre per sottrazione, con silenzi e macchina da presa fissa, nascosti dietro le pareti o nel chiuso dell'abitacolo di un'automobile. Allo stesso tempo, le relazioni tra il pater familias e il gineceo domestico sono raccontate attraverso il contrasto feroce tra l'autocontrollo del protagonista e la mostruosità delle sue azioni, in una rappresentazione iperbolica dell'istituzione familiare come luogo di potere arbitrario, sopraffattorio e di isolamento dal mondo. Un durissimo colpo allo stomaco dello spettatore, con uno stile algido che sta tra i Funny games di Haneke, la Canicola di Seidl e Salò di Pasolini.    

sabato 20 febbraio 2016

Il caso Spotlight (Spotlight)

anno: 2015       
regia: McCARTHY, THOMAS
genere: drammatico
con Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber, John Slattery, Brian d'Arcy James, Stanley Tucci, Jamey Sheridan, Billy Crudup, Len Cariou, Paul Guilfoyle, Lana Antonova, Neal Huff, Michael Cyril Creighton, Patty Ross, Stefanie Drummond, Elena Wohl, Jami Tennille, Laurie Heineman, Doug Murray, Laurie Murdoch, Darrin Baker, Duane Murray, Robert Clarke, Robert Clarke (II), Jimmy LeBlanc, Maureen Keiller, David Fraser, Brian Chamberlain, Gene Amoroso, Richard O'Rourke, Gary Galone    
location: Usa
voto: 7

C'è una scena ne Il caso Spotlight, saranno nemmeno 60' di girato, nella quale la sezione di redazione del Boston Globe che va sotto il nome di Spotlight chiarisce il tema della copertura dalla parte della Chiesa del problema della pedofilia: è la risposta alla crisi di vocazioni. La Chiesa da decenni assolda soggetti sessualmente deviati pur di rimpinguare le file. E, se qualcosa non va, li trasferisce in un'altra parrocchia. Uno di questi preti, quello dal quale parte tutta l'indagine del quotidiano statunitense, oggi è stato collocato a S.Maria Maggiore, a Roma. È un sistema, quello della Chiesa: se arriva qualche denuncia, avvocati profumatamente pagati prendono accordi sottobanco con le famiglie dei ragazzini molestati sessualmente, o stuprati, quasi sempre appartenenti a classi sociali povere e con situazioni famigliari difficili. E tutto viene messo a tacere, grazie anche all'omertà di cittadini.
Già raccontato tre anni prima con encomiabile piglio documentaristico da Alex Gibney in Mea Maxima Culpa, il tema della pedofilia nella chiesa viene riportato in scena dal film di Thomas McCarthy - regista che già aveva mostrato sensibilità ai temi sociali nel suo precedente L'ospite inatteso - che ripercorre la vicenda che nel 2001 portò il problema dei preti pedofili sotto i riflettori dell'intera opinione pubblica internazionale, innescando uno scandalo senza precedenti, e che valse alla redazione del Boston Globe il premio Pulitzer per la migliore inchiesta giornalistica. Il film, al quale può essere rimproverata l'assenza di grinta sul piano del racconto, procede con una struttura piuttosto convenzionale, preoccupandosi soprattutto di mostrare l'alacre lavoro di quei reporter coraggiosi e volitivi, espressione del lato più nobile del giornalismo investigativo (siamo dalle parti di Tutti gli uomini del presidente). Ma è proprio la potenza dei contenuti a far sì che il film venga divorato da ciò che racconta, pur affidandosi a un cast ben affiatato nel quale Mark Ruffalo cerca di primeggiare a suon di smorfie.    

venerdì 16 ottobre 2015

Calvario (Calvary)

anno: 2014       
regia: McDONAGH, JOHN MICHAEL   
genere: drammatico   
con Brendan Gleeson, Chris O'Dowd, Kelly Reilly, Aidan Gillen, Dylan Moran, Isaach De Bankolé, M. Emmet Walsh, Marie-Josée Croze, Domhnall Gleeson, David Wilmot, Pat Shortt, Gary Lydon, Killian Scott, Orla O'Rourke, Owen Sharpe, David McSavage, Micheal Og Lane, Mark O'Halloran. Declan Conlon, Anabel Sweeney    
location: Irlanda
voto: 3   

In confessionale Padre James (Gleeson) viene minacciato di morte da un membro della piccola comunità alla quale appartiene, uno che durante l'infanzia ha subito le untuosità di un altro prete. Per questo, il confessato minaccia di vendicarsi sull'intera categoria. Per il bonario prete comincia una via crucis nel tentativo di redimere i membri di una cittadina incattivita.
Secondo lungometraggio del regista irlandese di Un poliziotto da happy hour, con ritmo lentissimo, personaggi monodimensionali che parlano a colpi di apoftegmi, inquadrature così suggestive che finiscono col sovrastare tratti di racconto, ellissi narrative: un varo calvario per lo spettatore. Fortuna che dopo un centinaio di minuti questo film gelido, incapace di fornire una sola emozione, finisce.    

sabato 11 aprile 2015

Pulce non c’è

anno: 2012   
regia: BONITO, GIUSEPPE   
genere: drammatico   
con Pippo Delbono, Marina Massironi, Francesca Di Benedetto, Ludovica Falda, Piera Degli Esposti, Anna Ferruzzo, Rosanna Gentili, Alberto Gimignani, Giorgio Colangeli, Lucia Vasini, Tiziana Catalano, Giusi Merli, Francesco Rossini, Bobo Marchese, Fabio Farronato, Tatiana Lepore, Elisa Catale   
location: Italia
voto: 7   

Lei si chiama Margherita (Falda), ma in famiglia tutti la chiamano Pulce. Ha nove anni ed è autistica. Pur nelle inevitabili difficoltà della convivenza, la vita in casa procede serenamente e con l'affetto di tutti. Fino a quando non arriva il giorno in cui, dietro ordinanza del giudice, Pulce non viene prelevata dalla scuola e condotta in una casa famiglia. Il motivo? La pesantissima accusa rivolta al padre (Delbono) di avere abusato di lei e della sorella maggiore, Giovanna (Di Benedetto). Necessario eludere il racconto dell'evoluzine della vicenda, perché è cruciale il gioco di ineluttabili sospetti persino in famiglia, le perizie, la rabbia, la depressione, lo sbirciare di sottecchi degli altri. E il film, che parte come il bozzetto delle ordinarie difficoltà di una famiglia costretta a fare fronte al disagio psichico, si trasforma nella deflagrazione delle tensioni nascoste, delle frustrazioni mai raccontate, delle reciproche rimostranze, lasciando aggallare gli effetti collaterali non solo del potenziale stigma della malattia, ma anche quelli del mostro da sbattere in prima pagina. È a quel punto che il primo lungometraggio di Bonito si trasforma in un atto di denuncia verso le istituzioni burocratizzate e assenti e contro una scuola che ha recepito il diktat del rispetto dell'integrità dei minori con acefalo zelo.    

lunedì 1 dicembre 2014

Il figlio perduto (The lost son)

anno: 1999       
regia: MENGES, CHRIS   
genere: giallo
con Daniel Auteuil, Nastassja Kinski, Katrin Cartlidge, Marianne Denicourt, Ciarán Hinds, Billie Whitelaw, Cyril Shaps, Bruce Greenwood, Jamie Harris, Hemal Pandya, Billy Smyth, Cal Macaninch, Mark Benton, Michael Liebmann, Joe White, Natalie Rogers, Charlotte Carew-Gibbs, Gregory McFarnon, Marsha Fitzalan, Will Welch, Ray MacAllan, David Hayman, Christine Perez, Júlio Garcia   
location: Francia, Messico, Regno Unito
voto: 5   

Una ricchissima famiglia londinese ha perso le tracce del suo unico figlio maschio, un fotografo scapestrato con qualche passato problema di droga. Assolda così Xavier Lombard (Auteuil), un cinico investigatore privato francese di stanza a Londra, con alle spalle la perdita traumatica della sua famiglia, per risolvere il caso e trovare l'uomo. Lombard scopre una pista che lo porta nell'inferno della pedofilia.
Caricato tutto sulla spalle di Auteuil, il film di Menges è un giallo impegnato su un tema delicato, che però viene trattato con troppa enfasi e alcuni cliché in eccesso: i bambini abusati sono diventati tutti muti, la psicologia del protagonista col passato traumatico è piuttosto spicciola, la sua conversione dall'impudenza alla crociata a favore dei bambini nient'affatto credibile e i colpi di scena alquanto telefonati.    

lunedì 4 novembre 2013

Prisoners

anno: 2013       
regia: VILLENEUVE, DENIS
genere: giallo
con Hugh Jackman, Jake Gyllenhaal, Viola Davis, Maria Bello, Terrence Howard, Melissa Leo, Paul Dano, Dylan Minnette, Zoe Borde, Erin Gerasimovich, Kyla Drew Simmons, Wayne Duvall, Len Cariou, David Dastmalchian, Brad James, Anthony Reynolds, Robert C. Treveiler, Sandra Ellis Lafferty, Victoria Staley, Todd Truley, Brian Daye, Alisa Harris, Robert Mello, Jeff Pope, Rodrick Goins, Mark Drum, Lana Yoo, Pam Smith, Gloria Webber, Michelle Keller, John Atwood, Stacy Melich, J. Omar Castro, Jane McNeill
location: Usa
voto: 7,5

Un borghese piccolo piccolo, ma proprio piccolo piccolo (Jackman), è l'uomo che, nella sequenza iniziale del film, fa ciondolare una croce dallo specchietto retrovisore della sua auto e rivolge una preghiera a Dio prima che suo figlio abbatta un cervo con un fucile da caccia. Ed è lo stesso uomo che, dopo la sparizione di sua figlia insieme a un'amichetta nel giorno del Ringraziamento, in Pennsylviania, prende in ostaggio un giovane ritardato (Dano) - creduto colpevole, ma rilasciato dalla polizia per assenza di prove - e lo sottopone a ogni genere di torture, nella convinzione che sappia qualcosa sulla sparizione delle due bambine. Sul caso indaga un poliziotto dal fiuto infallibile e dalla pervicacia invidiabile (Gyllenhaal), uno al quale piace far tornare i conti a costo di alzare la voce con i suoi superiori. Sulla trama, peraltro fittissima e densa di colpi di scena, non diremo di più, se non che la vicenda colorata di giallo mette in campo più di un possibile sospetto dal passato torbido e dal presente tutt'altro che cristallino.
Come già nel precedente, riuscitissimo La donna che canta, Villeneuve (al quale è stata affidata la regia in terza battuta, dopo le rinunce di Bryan Singer e Antoine Fuqua), si conferma regista attento alle tensioni familiari. La morsa del tempo si stringe su tutti i personaggi del film costringendoli spesso, colpevoli o innocenti che siano, a imboccare strade estreme tanto in termini di autolesionismo quanto di eterolesionismo. Ecco allora aggallare le paure di una società di provincia sempre più smarrita, costretta a un continuo appello all'ignoto (dalla religione agli psicofarmaci) pur di mantenere integro il poco che rimane.
Confezione impeccabile, sceneggiatura ferrea. Di questo notevole thriller che sta tra Cane di Paglia, Mystic river e il già citato film di Monicelli, gli unici nei sono Hugh Jackman, davvero troppo imbalsamato, e il prologo che, con qualche taglio opportuno, avrebbe permesso di contenere le due ore e mezza di durata.    

mercoledì 5 dicembre 2012

Il sospetto (Jagten)

anno: 2012       
regia: VINTERBERG, THOMAS
genere: drammatico
con Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Annika Wedderkopp, Lasse Fogelstrøm, Susse Wold, Anne Louise Hassing, Lars Ranthe, Alexandra Rapaport, Ole Dupont, Rikke Bergmann, Katrine Brygmann, Allan Wibor Christensen, Nina Christrup, Daniel Engstrup, Josefine Gråbøl, Steen Ordell Guldbrandsen, Øyvind Hagen-Traberg, Nicolai Dahl Hamilton, Bjarne Henriksen, Karina Fogh Holmkjær, Jacob Højlev Jørgensen, Jytte Kvinesdal, Birgit Petersen, Rasmus Lind Rubin, Frank Rubæk, Søren Rønholt, Sebastian Bull Sarning, Hana Shuan, Troels Thorsen
location: Danimarca
voto: 3

Una bambina dell'asilo (Wedderkopp) racconta una cazzata e un adulto (Mikkelsen), il suo maestro, finisce in prigione. Non è un film di fantascienza, anche se ci si avvicina moltissimo, bensì una variante sul tema della pedofilia, che con Festen già aveva fruttato gli allori al regista in squadra col Dogma 95, Thomas Vinterberg. Pur avendo le sembianze del melodramma realista, Il sospetto è un'accozzaglia di trovate inverosimili che assemblano alla rinfusa Cane di paglia, Il dubbio e Caccia selvaggia. La storia è quella di un maestro d'asilo, separato, che diventa vittima di un'accusa del tutto gratuita da parte di una mocciosa che è anche la figlia del suo migliore amico. Convocato dalla dirigente scolastica, che non si è fatta scrupolo di sottoporre la bambina a una sommaria perizia da parte di uno psicologo che usa alla piccola gli stessi metodi di estorsione che la Gestapo rivolgeva agli ebrei, il maestro si limita a dire: "la situazione è grave". Un altro al suo posto avrebbe rovesciato la scrivania e sarebbe tornato dopo un quarto d'ora col fucile a canne mozze. Lui no: resiste stoicamente, aspetta che le indagini facciano il loro corso, per qualche tempo vede persino il sole a scacchi. L'epidemia della maldicenza è esiziale, si innesca un effetto contagio per cui dopo qualche giorno il mite maestro viene trasformato nel mostro di Marcinelle. Gli amici lo abbandonano, i commercianti gli usano una delicatezza che fa rimpiangere i metodi dei Casalesi e qualcuno gli fa anche trovare il cadavere del cane davanti all'uscio di casa. Dalla sua parte rimangono soltanto il figlio adolescente e un amico. Il sottofinale è talmente assurdo che mi piacerebbe raccontarlo per sfregio al film, ma vi lascio la sorpresa se avete 7 euro da buttare.
C'è da rimanere costernati dopo aver visto un film del genere. Ci si domanda: perché tanta voglia di colpire il pubblico con una favola che è al più una sorta di sbiadita parabola cristologica? Perché eliminare dal plot narrativo qualsiasi elemento di plausibilità (un minimo di strategia difensiva da parte dell'accusato; una minor prontezza al linciaggio prima morale e poi fisico da parte dei cittadini; il sottofinale che, ancora una volta, non sto a dire)? Nella sua voglia di colpire lo spettatore al basso ventre, con un racconto al quale va comunque riconosciuta una notevole potenza narrativa e una capacità indubbia di tenere la tensione sempre su quote altissime, Vinterberg finisce per offrire un'analisi delle dinamiche comunitarie quanto mai rozza, approssimativa, persino didascalica (ci viene spiegato passo per passo come e perché la bambina arriva all'accusa infamante), in consistente ritardo persino sulle teorie già a loro tempo semplicistiche di Tarde e Le Bon.
L'unico merito del film, oltre alla bella prova di Mads Mikkelsen - che a Cannes si è conquistato il massimo alloro - è quello di ricordarci - come fece L'innocenza del diavolo - quanto di diabolico possa esserci nei bambini.    

sabato 11 agosto 2012

Polisse

anno: 2012       
regia: LE BESCO, MAIWEEN  
genere: poliziesco  
con Karin Viard, Joey Starr, Marina Foïs, Nicolas Duvauchelle, Maïwenn, Karole Rocher, Emmanuelle Bercot, Frédéric Pierrot, Arnaud Henriet, Naidra Ayadi, Jérémie Elkaïm, Riccardo Scamarcio, Sandrine Kiberlain, Wladimir Yordanoff, Louis-Do de Lencquesaing, Carole Franck, Marcial Di Fonzo Bo, Riton Liebman, Laurent Bateau, Anne Suarez, Anthony Delon, Alain Attal, Maëva Pasquali, Bine Sarambounou, Audrey Lamy, Sophie Cattani, Laurence Arrouy, Aurélie Braconnier, Nathalie Boutefeu, Chrystel Charpentier, Alexandre Carrière, Caroline Attal, François Kraus, Lilou Fogli, Orazio Massaro, Virgil Vernier, Hervé Temime, Albert Igual, Sébastien Farran, Winston Ong, Emmanuel Gayet, Valérie de Monza, Michel Chesneau, Olivier Breton, Jamel Barbouche, Patrick Le Besco, Abdelkader Belkhodja, Amina Annabi, Lou Doillon, Julien Landais, Eric Dupuis, Rabah Loucif, Jérôme Perrot, Arabelle Savu, Jean Fornerod, Arben Bajraktaraj, Alice de Lencquesaing, Malonn Lévana, Gaye Sarambounou, Joseph Créhange, Violante Stillacci, Fiamma Stillacci, Luna Turcat, Carla Guffroy, Manon Tournier, Marguerite Machuel, Simone Machuel, Lisa Guibet, Elise Amblard, Denisa Nita, Maïlys Amrous, Nina Rodriguez, Nathan Mamberti, Wendy Nieto, Louis Dussol, Eden Mandereau, Chloé Vaello  
location: Francia
voto: 6

La smania di impressionare a colpi di originalità la si percepisce già dalla firma in calce al film: quel "Maïwenn" (senza il cognome Le Besco) che tanto si addiceva alle rockstar degli anni sessanta. Questa artista poliedrica (è attrice e sceneggiatrice prima ancora che regista), dopo un paio di lungometraggi distribuiti in maniera quasi carbonara soltanto in Francia, entra a gamba tesa nel mondo del cinema con un film che rovista nel quotidiano di una sezione di polizia parigina specificamente dedicata ai minori: si parla di pedofilia, stupri, prostituzione, ma si diventa spettatori anche del retroscena di questi poliziotti, tra mancanza cronica di fondi, amori difficili e famiglie in equilibrio precario. Il tutto viene condotto con uno stile volutamente frammentario, quasi a voler cogliere nel suo insieme una serie di istantanee proprio alla maniera della fotoreporter (la stessa Maïwenn) che sta lì per documentare il lavoro di questi poliziotti. Ne esce un film che sembra il singolo episodio di una serie tv, sghembo, in cui la parte di mockumentary prevale su quella di finzione, con direzione approssimativa degli attori, finale forzatamente ad effetto, ma anche col grande merito di riuscire a toccare a tutto tondo un tema difficile come quello della pedofilia, mostrandone non solo gli aspetti più aberranti, ma anche quelli più incredibilmente ingenui, come nei resoconti lasciati dalla madre che masturba tutte le sere il figlio per farlo addormentare o del bambino molestato dal suo insegnante di ginnastica, che però gli dà la sensazione di volergli un gran bene.
Premio della giuria al 64. festival di Cannes (2011).    

venerdì 2 settembre 2011

Ruggine

anno: 2011       
regia: GAGLIANONE, DANIELE
genere: drammatico
con Filippo Timi, Stefano Accorsi, Valerio Mastandrea, Valeria Solarino, Giampaolo Stella, Giuseppe Furlò, Giulia Coccellato, Giacomo Del Fiacco, Leonardo Del Fiacco, Annamaria Esposito, Alessia Di Domenica, Giulia Geraci, Michele De Virgilio, Anita Kravos, Giuseppe Vitale, Cristina Mantis
location: Italia
voto: 2

Il Mystic river dei poveri - tratto dal romanzo di Stefano Massaron - si svolge a Torino, periferia-periferia-periferia (casomai qualcuno non lo avesse capito dopo una cinquantina di inquadrature da ogni angolazione possibile), anno di grazia 1977 (casomai qualcuno non lo avesse capito sentendo snocciolare la formazione del Toro campione d'Italia, quello di Pulici e Graziani). Qui un gruppo di ragazzini, per lo più figli di immigrati, è testimone dello stupro e dell'assassinio di una di loro. Nessuno ne fa parola con gli adulti, nella convinzione di non essere creduto, giacché l'omicida-pedofilo-stupratore è lo stimato dottor Boldrini (un Filippo Timi come sempre sopra le righe). Anni dopo, i ragazzi che furono testimoni di quella esperienza vivranno ancora nei tumulti emotivi di quel ricordo terribile.
C'è sempre la periferia del capoluogo piemontese, ci sono sempre storie estreme di disagio metropolitano, c'è sempre la figura del diverso, c'è sempre la musica acidissima a supporto delle immagini nei film di Daniele Gaglianone (Nemmeno il destino, Pietro), regista che pretende di prendere la patente come Grande Autore declinando in tutte le salse il suo cinema della disperazione. Non basta impartire allo spettatore un'intera seduta di scrutini, una girandola interminabile di giochi di Stefano Accorsi con il figlioletto né basta la ricerca dell'effetto visivo a tutti i costi - dalla ripresa dell'ombra sul muro, che didascalicamente segnala la presenza dell'uomo nero, ai continui fuori fuoco - per entrare nell'Olimpo del cinema, perché con film del genere si rischia piuttosto la pedata dall'ingresso di servizio.
Mastandrea, sprecatissimo, vola molte spanne sopra tutti gli altri. Bambini inguardabili: ma Gaglianone non ha mai visto Polanski e De Sica?    

giovedì 2 settembre 2010

Il dubbio (Doubt)

anno: 2008   
regia: SHANLEY, JOHN PATRICK 
genere: drammatico 
con Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Viola Davis, Alice Drummond, Audrie Neenan, Susan Blommaert, Carrie Preston, John Costelloe, Lloyd Clay Brown, Joseph Foster, Mike Roukis, Haklar Dezso, Frank Shanley, Robert Ridgell, Sarah Giovanniello, Katie Shelnitz, Aaron O'Neill, Thomas J. Meehan, Abigail L. Dyer, Samantha Chadbourne, Christina Angelina Celone, Melissa Viezel, Emily Swimmer, Katelyn Snell, Shayne Fischman, Coby D. Moran, Alannah Iacovano, Frank Dolce, Paulie Litt, Matthew Marvin, Bridget Megan Clark, Philip Post, Thomas J. Kennedy, Thomas A. Varrone, Sabrina Costa, Samantha Buczek, Gabriella Renne DiMaria, Ariana Silvestro, Michele Ciago, Anna Lonczak, Brandy Panfili, Molly Chiffer, Lydia Jordan, Suzanne Hevner, Helen Stenborg, Tom Toner, Michael Puzzo, Margery Beddow, Jack O'Connell, Marylouise Burke, Valda Setterfield 
location: Usa   
voto: 8,5

In un collegio americano degli anni '60 la preside, sorella Aloysius (Streep), accusa padre Flynn (Hoffman) di avere attenzioni troppo particolari verso Donald (Foster), unico ragazzino nero della scuola e fido chierichetto dello stesso padre Flynn. La donna non ha alcuna prova ma solo supposizioni, eppure costringe l'uomo a dimettersi dalla parrocchia e dall'istituto.
Scritto, sceneggiato e diretto da John Patrick Shanley, Il dubbio è prima di tutto l'occasione per una sfida a colpi di altissima classe attoriale tra Meryl Streep e Philip Seymour Hoffman. Ma al di là della prova sbalorditiva dei due attori, entrambi candidati all'Oscar, il film, diretto con stile classico, mano sorvegliata e piglio anticlericale, ha il merito di tenersi in perfetto equilibrio tra le due posizioni, a dispetto del personaggio della suora disegnato a tinte decisamente fosche. Eppure il dubbio (l'avrà fatto? Non l'avrà fatto) rimane radicato anche nello spettatore, innescando un efficacissimo meccanismo proiettivo.    

domenica 11 febbraio 2007

Una storia americana (Capturing the Friedmans)

anno: 2003   
regia: JAREKI, ANDREW 
genere: documentario 
con Arnold Friedman, Elaine Friedman, David Friedman, Seth Friedman, Jesse Friedman, Howard Friedman, John McDermott (II), Frances Galasso, Joseph Onorato, Judd Maltin, Abbey Boklan, Ron Georgalis, Scott Banks, Debbie Nathan, Jerry Bernstein, Peter Panaro, Lloyd Doppman, Jack Fallin, Anthony Sgueglia 
location: Usa
voto: 7

Il titolo italiano non rende giustizia all'indovinato doppio senso del titolo originale di questo film: Capturing the Friedmans. I Friedman sono una tranquilla famiglia borghese di Long Island, padre, madre e 3 figli maschi. Nel 1988 il padre, Arnold Friedman, un insegnante di informatica con il debole per il pianoforte, il super 8 e, forse, qualche altra cosa (...), viene accusato di pedofilia. Si innesca così un dramma familiare e sociale che trascina nella vicenda il figlio 18enne Jesse, accusato anch'egli di sodomia nei confronti dei bambini che frequentavano il corso di informatica. Assemblando immagini di repertorio, con i Friedman esposti all'occhio della loro stessa telecamera anche nei momenti più drammatici, con le testimonianze rese dal fratello di Arnold, dai poliziotti che parteciparono alle indagini, dall'avvocato della famiglia, dai bambini vittime di allora e ormai adulti, l'esordiente Jarecki racconta con un incredibile senso della suspence una vicenda in perfetto equilibrio tra verità e menzogna. Davvero i Friedman hanno fatto questo?, si domanda lo spettatore fino all'ultimo fotogramma. O è soltanto un linciaggio morale, il frutto dell'isteria collettiva? Dichiarazioni di innocenza si seguirono, nei processi, ad ammissioni di colpevolezza; le presunte vittime diedero versioni diametralmente opposte e la vicenda lasciò emergere i tanti altri aspetti segreti della vita dei Friedman, come gli abusi di Alfred su suo fratello, quando questi aveva 8 anni e lui 15, e su suo figlio Jesse. Una storia americana, con tutte le contraddizioni di quel Paese, in cui la telecamera perennemente accesa, addirittura durante la notte prima degli arresti, documenta quel passaggio antropologico definitivo a una dimensione in cui realtà e finzione si fondono in un tutto unico, e con esse il bene e il male. Vincitore del premio al Sundance Festival.    

sabato 27 gennaio 2007

Mysterious skin

anno: 2005   
regia: ARAKI, GREGG   
genere: drammatico   
con Joseph Gordon-Levitt, Brady Corbet, Elisabeth Shue, Michelle Trachtenberg, Jeffrey Licon, Bill Sage, Mary Lynn Rajskub, Lisa Long, Rachael Nastassja Kraft, Zane Huett, Kelly Kruger, Chase Ellison, David Alan Graf, Forrest Fountain, George Webster   
location: Usa
voto: *

Che Gregg Araki, il regista di Mysterious skin, avesse un debole per gli eccessi lo si era capito fin dal primo film, quel Doom generation debordante ed iperbolico nel quale raccontava la deriva di una generazione di giovani. Qui la trama procede su un doppio binario: Neil e Brian quando avevano otto anni ebbero esperienze cruciali. Il primo consumò a quell'età il primo rapporto sessuale con il coach della squadra di baseball, il secondo è convinto di avere avuto un contatto con gli extraterrestri. Dieci anni dopo, nel 1991, Neil si trasferisce a New York dove vive facendo marchette mentre Brian è ancora ossessionato dall'idea di un sequestro da parte degli extraterrestri. Per lui l'abreazione arriverà quando tornerà a contatto con Neil, che gli racconterà di averlo coinvolto nei giochi erotici a tre con il coach di allora.
Pruriginoso, lento, gratuitamente voyeuristico e provocatorio, Mysterious skin è un film di infima fattura (luci e recitazione non superano il livello della soap opera) tratto dal romanzo semi-autobiografico prodotto dalla mente malata di Scott Heim. Mignotte, gay, pedofili, marchettari, sangue, sperma, urine, piattole sono il piatto forte con cui il regista si illude di lasciare il segno scandalizzando.
Però orecchio alla colonna sonora di Harold Budd e Robin Guthrie.    

sabato 10 settembre 2005

La bestia nel cuore

anno: 2005       
regia: COMENCINI, CRISTINA   
genere: drammatico   
con Giovanna Mezzogiorno, Alessio Boni, Stefania Rocca, Angela Finocchiaro, Giuseppe Battiston, Luigi Lo cascio, Valerio Binasco, Francesca Inaudi, Lucy Akhurst, Lewis Lemperuer palmer, Jeke-omer Boyayanlar, Simona Lisi   
location: Italia, Usa
voto: 5   

Sabina (Mezzogiorno) è una bella trentenne romana che fa la doppiatrice. Convive con un marcantonio alle prime esperienze televisive come attore (Boni) e nasconde un terribile segreto: da bambina venne ripetutamente violentata dal padre pedofilo (Rinasco). Presa coscienza degli episodi rimossi, Sabina parte alla volta dell'America alla ricerca del fratello (Lo Cascio), anch'egli vittima dei medesimi abusi, per potersi liberare dal peso di questo orribile ricordo e ricominciare una vita affettivamente più limpida.
Tratto dal romanzo della stessa Cristina Comencini, La bestia nel cuore è un polpettone di impronta televisiva contagiato da una vena morbosa assolutamente gratuita. Nel film c'è di tutto: l'amore lesbico in cui è coinvolta la migliore amica della protagonista (Rocca), la messa alla berlina della banalità televisiva, il tema del tradimento e quello della maternità. Oscillando tra melodramma e commedia, flashback e flashforward, il film trova nella presenza dei comprimari i suoi momenti più felici: Giuseppe Battiston nei panni di un velleitario regista televisivo, Angela Finocchiaro in quelli di segretaria di produzione/amica, che con la sua recitazione mette in ombra tutti gli altri. Inspiegabile la coppa Volpi assegnata a Venezia a Giovanna Mezzogiorno.    

sabato 6 novembre 2004

Happiness

anno: 1998   
regia: SOLONDZ, TODD
genere: drammatico
con Lara Flynn Boyle, Jane Adams, Ben Gazzara, Elizabeth Ashley, Dylan Baker, Jared Harris, Philip Seymour Hoffman, Louise Lasser, Jon Lovitz, Camryn Manheim, Rufus Read, Cynthia Stevenson, Anne Bobby, Marla Maples, Don Moran, Evan Silverberg
location: Usa
voto: 8

Happiness, "felicità", è la parola usata in chiave ironica per descrivere un'umanità degradata, schizofrenica, che fatica a mettere a registro i precetti di una normalità borghese con le pulsioni più torbide. Il film gira intorno a tre sorelle figlie di una coppia sulla strada della separazione. Una di loro è una Liala postmoderna consapevole del suo scarso valore; un'altra crede di essere una donna realizzata e ignora la pedofilia del marito mentre la terza è una fallita in tutti i campi. Attorno a loro gravita un'umanità che non è da meno.
Dopo il convincente Fuga dalla scuola media, Solondz firma un film aspro, venato da un sarcasmo al vetriolo che mette alle corde la middle-class americana, una commedia nera che tocca il suo apice nella scena in cui un genitore confessa senza pentimento a suo figlio la propria pedofilia. Siamo nei paraggi tematici di American beauty, ma il risultato non è neppure confrontabile. Attori di impressionante bravura.