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giovedì 23 settembre 2021

Tre piani

anno: 2021
regia: NANNI MORETTI
genere: drammatico
con Margherita Buy, Nanni Moretti, Alessandro Sperduti, Riccardo Scamarcio, Elena Lietti, Alba Rohrwacher, Adriano Giannini, Denise Tantucci, Anna Bonaiuto, Paolo Graziosi, Stefano Dionisi, Tommaso Ragno, Teco Celio, Francesco Acquaroli, Daria Deflorian, Francesco Brandi, Lorenzo Fantastichini, Chiara Abalsamo, Giulia Coppari, Gea Dall'Orto, Alice Adamu, Letizia Arnò, Roberto De Francesco
location: Italia
voto: 5 

I tre piani del titolo sono quelli di un condominio della Roma bene (zona Piazza Mazzini, superfluo dirlo). Al primo piano abitano Lucio (Scamarcio) e Sara (Lietti), così indaffarati da spingersi a chiedere spesso di tenere la loro bambina per qualche ora a Giovanna (Bonaiuto) e Renato (Graziosi), loro anziani dirimpettai. Ma quando la piccola si perde in un bosco con Renato, Lucio si lascia ossessionare dall'idea che possa esserle accaduto qualcosa di orribile e medita vendetta. Al secondo piano vive Monica (Rohrwacher), puerpera con qualche psicosi latente e un marito (Giannini) impegnato costantemente all'estero. Al terzo piano abita una coppia di giudici, il cui figlio (Sperduti), dopo una notte brava, investe e uccide una donna, cercando vanamente la comprensione e la complicità dei genitori.
Il primo film che Moretti dirige senza partire da un proprio soggetto (che qui è lo sciatto e ambizioso romanzo omonimo, ambientato a Tel Aviv, di Eshkol Nevo, Neri Pozza Editore) è l'ennesimo e forse definitivo tassello di un cambio di rotta cominciato 20 anni fa con La stanza del figlio e andato sempre più verso un vicolo cieco di evidente senilità che fa registrare la tappa di Tre piani come il punto più basso della sua carriera. Degli anni gloriosi del cinema del regista romano rimane soltanto l'attitudine a sentenziare, qui propriamente cucita su misura indossando i panni di un giudice inflessibile. Già, perché la figura di Moretti è soltanto una delle tre figure paterne in difficoltà col proprio ruolo: se la sua rappresenta quella del super-io inflessibile, quella di Adriano Giannini è l'io che mette costantemente in primo piano le proprie urgenze lavorative e quella di Scamarcio è l'es ingovernabile di chi è accecato dalle proprie ossessioni, al punto di passare dal ruolo di potenziale co-vittima a quello del persecutore che dovrà rispondere in tribunale delle proprie azioni. Tre istanze intrapsichiche inchiodate a ruoli monodimensionali del tutto in contrasto con quelli giocati dai personaggi femminili, nobilitati dalla capacità di risolvere conflitti apparentemente inestricabili. E se sulla pagina questa lettura retriva e manichea dei ruoli di genere lascia spazio a una possibile chiusura del lettore, Moretti la risolve tutta a favore delle donne, anche quando queste sembrano disposte a dubbie macchinazioni per difendere un figlio omicida o ad abbandonare due bambini piccoli al proprio destino. Questa benevolenza pelosa si accompagna a uno script a teorema sui temi della colpa e della responsabilità e a una messa in scena piuttosto piatta, priva di quegli scarti improvvisi che ancora erano presenti in Habemus papam e persino in Mia madre. Del Moretti passato troviamo soltanto una bella scena di tango clandestino ambientato nel quartiere Della Vittoria: l'unico sussulto di un film che, nonostante i dieci anni che trascorrono nel racconto filmico, in un susseguirsi di nascite e morti, dimentica di reclutare qualche truccatore e spinge gli attori a una recitazione antinaturalistica che, come nel caso del pianto di Scamarcio, diventa persino goffa e imbarazzante.

sabato 20 febbraio 2021

Vincitori e vinti (Judgement at Nuremberg)

anno: 1961
regia: KRAMER, STANLEY
genere: drammatico
con Spencer Tracy, Burt Lancaster, Richard Widmark, Marlene Dietrich, Maximilian Schell, Judy Garland, Montgomery Clift, Edward Binns, Werner Klemperer, Torben Meyer, Martin Brandt, William Shatner, Kenneth MacKenna, Alan Baxter, Ray Teal, Virginia Christine, Ben Wright, Joseph Bernard, John Wengraf, Karl Swenson, Howard Caine, Otto Waldis, Olga Fabian, Paul Busch, Bernard Kates
voto: 10
location: USA
voto: 10 

Nel 1948, a Norimberga (Germania occidentale), si tenne il processo ai gerarchi nazisti che si resero responsabili di irraccontabili crimini contro l'umanità. A partire da un soggetto di Abby Mann, il film è la ricostruzione romanzata di quella vicenda, nella quale quattro magistrati tedeschi devono essere giudicati da un tribunale presieduto da un modesto, umile, quanto irreprensibile giudice della provincia americana (Tracy), che la vedova (Dietrich) di un gerarca nazista sta cercando di abbindolare. Nonostante la difesa tetragona e il tentativo dei vertici militari americani di accomodare la sentenza secondo le ragioni di stato, dettate soprattutto dalle incombenti necessità del ponte aereo con Berlino, il giudice non si lascerà intimidire. Stanley Kramer firma un capolavoro assoluto sulla banalità del male, mostrando quattro giudici alla sbarra asserviti all'applicazione di leggi del tutto inique quanto brutali, che portarono all'istituzione dei campi di concentramento (scioccanti le immagini di repertorio). Si tratta di un cinema di parola condito con dialoghi di qualità sopraffina, che restituisce tutta la complessità della vicenda giudiziaria in tre ore che scorrono d'un fiato. Un cinema che deve molto anche al magnifico bianco e nero di una campione della fotografia come Ernest Laszlo, giocato su un efficacissimo lavoro sui primi piani e impreziosito dalle impeccabili ricostruzioni degli esterni, nei quali sono ambientate le scene che interrompono l'avvicendarsi dei fatti nell'aula di tribunale. Una menzione a parte la merita un cast stellare nel quale Spencer Tracy, Burt Lancaster e un Montgomery Clift diventato quasi irriconoscibile dopo il terribile incidente d'auto di qualche anno prima gareggiano in bravura. Ma il premio Oscar lo vinse Maximilian Schell, che gigioneggia per tutto il tempo nella parte di un avvocato tanto arrogante quanto odioso. Il film ebbe anche una seconda, meritatissima statuetta: quella per la migliore sceneggiatura.


sabato 27 ottobre 2018

The Children Act - Il verdetto

anno: 2017       
regia: EYRE, RICHARD    
genere: drammatico    
con Emma Thompson, Stanley Tucci, Ben Chaplin, Fionn Whitehead, Honey Holmes, Jason Watkins, Rosie Boore, Nikki Amuka-Bird, Rupert Vansittart, Anthony Calf    
location: Regno Unito
voto: 2    

Fiona Maye (Tjompson) è una giudice dell'alta corte britannica che passa tutto il suo tempo a scartabellare sui casi da discutere in tribunale. Ovvio che non trovi mai il tempo per trastullarsi un po' sotto le lenzuola con quel sant'uomo di suo marito (Tucci), che le annuncia una scappatella per procurato priapismo. Va da sé che i due, data la scarsa consuetudine al congiungimento carnale, non abbiano figli. Ergo, che fa questa specie di Thatcher togata? Trova l'occasione per una discendenza surrogata in un diciassettenne leucemico (il pessimo Fionn Whitehead) i cui genitori - testimoni di Geova - rifiutano le cure (impagabile l'unica battuta buona nei dialoghi, quella in cui un avvocato, rivolgendosi a loro, dice "Ma se nell'età del ferro non c'erano le trasfusioni e il Vangelo è stato scritto poco dopo, come hanno fatto a vietarle?"). Il giovanotto - che sembra trasportato di peso dal set di un film di Dario Argento - è costretto a subire la decisione della giudice, guarisce e, per passare il tempo, si trasforma in uno stalker capace di avere accesso anche nei luoghi più esclusivi della borghesia inglese più parruccona.
Tratto da un romanzo di Ian McEwan, uno dei più sopravvalutati scrittori contemporanei, e interpretato (male e sempre con la stessa mutria) da una delle più sopravvalutate attrici di terra d'Albione, Il verdetto è un film che va goffamente a parare su una questione etica attraverso schematismi eccessivi, dialoghi bolsi e virate narrative imbarazzanti. Per il regista del discreto Diario di uno scandalo una prova tutta da dimenticare.    

venerdì 14 settembre 2018

La convocazione

anno: 2017   
regia: MAISTO, ENRICO    
genere: documentario    
con Anna Conforti, Fabio Tucci, Daniela Migliacci, Pasquale Magnifico, Chiara Mangoni, Valentina Milanaccio,  Emanuele Marfoni, Susi Bassi, Luisella Iacono, Francesca Pesce, Danilo Rimoldi, Egidio Martinelli    
location: Italia
voto: 7    

Milano, corte d'assise d'appello. È qui, nel palazzo di giustizia costruito durante il fascismo, che 60 cittadini scelti casualmente da un sistema informatico devono obbligatoriamente presentarsi per prendere parte alla selezione che individuerà in sei di loro i membri della giuria popolare che dovrà affiancare i magistrati nei processi per reati gravi: omicidi o stragi. L'originalissimo documentario diretto con grande professionalità da Enrico Maisto si sofferma per quasi un'ora sullo smarrimento dei convocati, registra le loro parole sussurrate, capta l'attrazione morbosa per la cronaca nera per casi come quello di Alberto Stasi, di Amanda Knox o di Annamaria Franzoni e registra persino momenti involontariamente esilaranti, come quello in cui due di loro bisbigliano, a proposito della strage di Piazza della Loggia a Brascia (1974) che "deve essere una cosa recente, tipo Olindo e Rosa Bazzi". Per fortuna non sono i due disinformatissimi convocati ad avere passato la selezione, perché è proprio di quella strage che si dibatterà ancora in aula, rovesciando la sentenza precedente. La regia osserva tutto con pudore e discrezione, annota le reazioni dei presenti ma lascia fuori campo i colloqui per la selezione davanti ai magistrati, mantenendo un registro costante che non approda, come ci si aspetterebbe, a un climax che espliciti i criteri di selezione. Montaggio e fotografia impeccabili riescono ad appassionare lo spettatore nonostante una certa monotonia della costruzione filmica.    

venerdì 1 aprile 2016

La corte (L'hermine)

anno: 2015       
regia: VINCENT, CHRISTIAN 
genere: drammatico 
con Fabrice Luchini, Sidse Babett Knudsen, Eva Lallier, Corinne Masiero, Sophie-Marie Larrouy, Fouzia Guezoum, Simon Ferrante, Moundy (Abdallah Moundy), Serge Flamenbaum, Emmanuel Rausenberger, Gabriel Lebret, Salma Lahmer, Victor Pontecorvo, Candy Ming, Michael Abitbout, Jennifer Decker, Hélène Van Geenberghe, Claire Assali, Chloé Berthier    
location: Francia
voto: 6 

Michel Racine (Luchini) è il presidente di una Corte d'assise penale, noto come "il giudice a due cifre": inflessibile, algido, misantropo, le sue sentenze non vanno mai sotto i dieci anni. In aula si dibatte il caso di una bambina di 7 mesi morta presumibilmente per dei calci alla testa; sul banco degli imputati il suo giovane padre, uno con la fedina penale non proprio immacolata; tra i membri della giuria popolare, casualmente, la donna (Knudsen) che il giudice amò segretamente anni prima, quando venne ricoverato in seguito a un incidente. Fra i due Cupido potrebbe tornare a scoccare le sue frecce.
Film sul tema dell'incompiuto: incompiuto il processo, incompiuto l'amore, incompiuta la separazione dalla moglie, incompiuti i pregiudizi dei colleghi del giudice sulle sue presunte notti brave. Il regista Christian Vincent, reduce dal successo del precedente melò La cuoca del presidente, procede per sottrazione, costruendo un dramma giudiziario - con inevitabili rimandi a La parola ai giurati - a sfondo sentimentale, nel quale i dettagli (l'influenza, gli anfibi), le ripetizioni ("signor presidente, non signor giudice!" oppure "io non ho ucciso") e l'inespresso (i rancori e le gelosie, gli amori inconfessati) sono l'humus sul quale germoglia una messa in scena scarnificata ma alla lunga anche ripetitiva. Per Fabrice Luchini un ruolo che ricorda quello che interpretò in Confidenze troppo intime e che, in questa occasione, gli ha fruttato la Coppa Volpi a Venezia.    

mercoledì 2 dicembre 2015

Il segreto dei suoi occhi (Secret in Their Eyes)

anno: 2015       
regia: RAY, BILLY
genere: giallo
con Chiwetel Ejiofor, Julia Roberts, Nicole Kidman, Dean Norris, Lyndon Smith, Michael Kelly, Joe Cole, Zoe Graham, Mark Famiglietti, Don Harvey, Ross Partridge, Patrick Davis, Alessandro Cuomo, Kim Yarbrough, Eileen Fogarty, Amir Malaklou    
location: Usa
voto: 6

Nella Los Angeles impaurita del dopo 11 settembre viene trovata una ragazza che è la figlia di una agente di polizia (una Julia Roberts mai tanto brutta e invecchiata). Il responsabile dell'omicidio è un ragazzo (Cole) infiltrato da un funzionario della Polizia (Kelly) in una moschea, e ritenuto per questo intoccabile. Un amico della madre della vittima (Ejiofor), dopo avere tentato ogni via legale, tredici anni più tardi crede di poter riaprire il caso giudiziario avendo trovato negli schedari crackati della polizia penitenziaria il nuovo profilo dell'assassino. Ma i poteri forti governativi, il doppiogiochismo di una giudice (Kidman) e le omissioni della madre della vittima gli renderanno assai difficile il compito, che avrà un esito inaspettato.
Remake, a soli cinque anni dall'originale, del film premio Oscar diretto dall'Argentino Campanella. L'azione si sposta di tempo e di luogo, il titolo perde completamente di senso, la quota di violenza cresce e il tasso di recitazione diminuisce in maniera abissale, con la Kidman imprigionata nell'immobilismo del botulino e la Roberts monodimensionale. Tirata per le lunghe, con nessi poco credibili e buchi di sceneggiatura, l'opera terza diretta da Billy Ray - che all'attivo aveva due buone prove di genere, L'inventore di favole e Breach - si dimostra superflua e fa rimpiangere l'originale.    

martedì 8 settembre 2015

French Connection (La French)

anno: 2014   
regia: JIMENEZ, CEDRIC
genere: gangster
con Jean Dujardin, Gilles Lellouche, Céline Sallette, Mélanie Doutey, Benoît Magimel, Guillaume Gouix, Bruno Todeschini, Féodor Atkine, Moussa Maaskri, Pierre Lopez, Eric Collado, Cyril Lecomte, Jean-Pierre Sanchez, Georges Neri, Martial Bezot, Bernard Blancan, Gérard Meylan, Eric Fraticelli, Dominic Gould, Pauline Burlet, Simon Ferrante, Rosario Amedeo, Myriem Akeddiou, Roger Guidone, Alain Zef, Gerald Papasian, Erika Sainte, Patrick Descamps, Jean-Jérôme Esposito, Catherine Demaiffe, Jean-Marc Michelangeli, Georges Fracass, Barbara Cabrita, Christiane Conil, Michel Bellier, Marco Panzani, Eric Godon, Philippe Petit, Charles Salvy, Arsène Mosca, Trizio Lo, Bernard Llopis, Olivier Cabassut, Coralie Amedeo, Michel Fragione, Elisabeth Beltram, Sophie Garagnon, Louis-Emmanuel Blanc, Djamel Larbi, Alexia Depicker, Serge Hervens, Bérangère McNeese, Marius Cavallini, Francis Ridao, Cathy Immelen, Olivier Benkemoun, Paco Boublard, Frédéric Papa, Guillaume Bidart, Séverine Mayeres, John Flanders, Chuck Hargrove, Kevin Van Doorslaer, Natasha Henry, Benjamin Giuli, Edmonde Franchi, Jérôme Care Aulanie, Olivier Amsellem, Guy Hampartzoumian, Remi Pedevilla, Pascal Farre, Olivier Mellet, Frédéric Mastro, Emmanuel Obre, Eric de Montalier, Christian Philibin, Mourad Tahar Boussatha, Aran Bertetto, Erico Salamone, Christophe Maratier, Christian Pellenc, Florence Ben Sadoun, Louise Maugenest, Eloïse Buissart, Marnie Bernaudeau Sanjuan, Lucie Fruttero, Loucas Leroy, Jordan Leroy, Eva Nelli, Jade Thirrée-Mzouri, Léandro Villemus, Thiago Villemus, Cléa Moreno, Anne Seften, Lorris Falchero, Jean-Luc Bosso, Julien Grossi, Guillaume Labbé    
location: Francia, Usa
voto: 7,5

Tra il 1975 e i primi anni '80 un coraggiosissimo e irreprensibile giudice (interpretato da Jean Dujardin, arrivato al successo internazionale grazie a The artist) diede la caccia a Gaetano Zampa (Lellouche), il più importante boss mafioso di Marsiglia e di tutta la Francia, un uomo di origini napoletane che esportava droga anche negli Stati Uniti (da qui, oltre che in omaggio all'omonimo film di William Friedkin, il titolo). Dopo aver messo il suo avversario sempre più alle corde, il giudice si trovò a dover fronteggiare non solo le faide tra clan rivali, ma anche i molti ostacoli che arrivano dai piani alti della politica e degli organi di polizia, collusi con Zampa.
Erede dei grandi polar di Melville e Deray, l'opera seconda di Cédric Jimenez è imperniata sull'uno contro uno (Heat docet) con una messa in scena degna del miglior cinema americano (con ampi debiti nei confronti di Scorsese), ma con meno inseguimenti e un occhio assai vigile sui travagli interiori dei due protagonisti, raccontati specularmente attraverso la lente del tradimento e della premurosa vita coniugale. Con I fiumi di porpora, Harry un amico vero, Luci nella notte, Niente da nascondere, 13 - Tzameti, Due volte lei e L'ultima missione, questo French Connection è uno dei migliori thriller transalpini dell'ultimo quindicennio.    

giovedì 26 marzo 2015

La terra dei santi

anno: 2014       
regia: MURACA, FERNANDO
genere: drammatico
con Valeria  Solarino, Lorenza  Indovina, Ninni  Bruschetta, Daniela  Marra, Tommaso  Ragno, Francesco  Colella, Piero  Calabrese, Marco  Aiello, Giuseppe  Vitale
location: Italia
voto: 2

La 'ndrangheta declinata al femminile. Siamo nella Calabria Saudita, nota come la terra dei santi (anche se sul muro del bunker di un boss latitante campeggia l'immagine di padre Pio, forse perché il film è stato girato a Manfredonia). A fronteggiarsi c'è una magistrata (dato il tema, sforziamoci di concedere al lessico le sue regole) integerrima (Solarino) - che ricorda molto la Golino di Come il vento a cominciare dalle corse sulla spiaggia - e due sorelle: la maggiore (Indovina) ha un marito latitante (Ragno, pessimo come al solito) e un figlio che sta educando secondo la strada paterna (Aiello); la minore (Marra) è vedova e si è risposata con un soggetto da guinness dei primati: la prima notte di nozze la mette incinta e il giorno dopo si fa arrestare dalla Polizia: roba da dover aggiornare la legge di Murphy. La magistrata, dopo che il figlio della più piccola delle due sorelle è stato freddato a colpi di mitra, è decisa a portare via alla donna l'altro pargolo, per darlo in affidamento ai servizi sociali. Apoteosi con l'abbraccio tra il piccolo e la magistrata.
Arrivata fuori tempo massimo non solo rispetto a Gomorra - La serie, che in materia di rapporti tra mafie e donne aveva già espresso molto, ma persino rispetto a La piovra, l'opera seconda di Fernando Muraca (che aveva già firmato una docufiction su Beato Giovanni Duns Scotus) è un feuilleton appassito con scene che sono la brutta copia di molti altri film: dall'iniziazione del ragazzino che urina sulla merce del commerciante sottoposto al pizzo, al rito iniziatico della 'ndrina, tutto sa di precotto e girato con molta approssimazione, con un'incuria pari solo a quella dei dialoghi (il livello è "mmmmh… che bona 'sta limunat! Cumm 'a facisti?" "Chii limun appin pigghiati dall'alber"). Se acquistate il biglietto vi sarà data in omaggio la presenza di Ninni Bruschetta per dare un minimo di senso alla confezione. Mentre Lorenza Indovina, altrove bravissima (Un amore, La vita come viene), non era mai stata così fuori parte.    

domenica 8 marzo 2015

The Judge

anno: 2014       
regia: DOBKIN, DAVID
genere: drammatico
con Robert Downey Jr., Robert Duvall, Vera Farmiga, Billy Bob Thornton, Vincent D'Onofrio, Jeremy Strong, Dax Shepard, Leighton Meester, Ken Howard, Emma Tremblay, Balthazar Getty, David Krumholtz, Grace Zabriskie, Denis O'Hare, Sarah Lancaster, Lonnie Farmer, Matt Riedy, Mark Kiely, Jeremy Holm, Catherine Cummings, Tamara Hickey, Paul-Emile Cendron, Ian Nelson, Carol S. Austin, Marcus D'Angelo, Michael Celata, Bobby Bryan, Cody Pettola, Johnny Orlando, Gary Wayne Farris, Jonathan Ziese, Ras Enoch McCurdie, Ian Blackman, John Talalas, Daryl Edwards, Joel Brady, Sara Jane Burns, Ara Glenn-Johanson, Kate Crowley, Peter Michael McDonald, Michael Patrick Kane, Lance Norris, Lenny Clarke, Duncan B. Putney, Frank Ridley, Pun Bandhu, Jamison Haase, Lucien Spelman, Timothy John Smith, Brian McGrail, Joyce Greenleaf, Enn Reitel
location: Usa
voto: 4,5

Famiglia. Famiglia. Famiglia. Famiglia. Famiglia. Famiglia. Famiglia. Famiglia. Famiglia. Famiglia. Famiglia. Famiglia. Famiglia. Famiglia. Famiglia. Famiglia. Famiglia. Famiglia. Famiglia. Famiglia. Famiglia. Famiglia. E ancora famiglia. Non se ne può più di questi filmacci americani sulla famiglia, pieni zeppi di retorica e sentimentalismo per masse belanti. Nella fattispecie abbiamo un avvocato rampante che si fa pagare a carati per difendere ricchi colpevoli (Downey), con un matrimonio in crisi e un rapporto azzerato da anni con l'anziano padre (Duvall), un giudice salomonico e rispettatissimo nella contea dell'Indiana dove esercita da quarant'anni. L'avvocato, secondo e più scapestrato di tre figli, torna presso la casa avita in occasione dei funerali della madre. Proprio in quel giorno il padre investe con l'automobile un vecchio furfante al quale anni prima aveva concesso una pena benevola. Al processo il figlio, a dispetto dei difficili rapporti, ne prende le difese.
Variante numero 27.981 del tema biblico "ritorno del figliol prodigo", che piacerà tantissimo a familisti incorreggibili e mancati preti. Qui siamo a un mix altamente imperfetto tra Hud il selvaggio, Incompreso, La valle dell'Eden e Il verdetto, con inevitabile pistolotto moralista e una varietà di inutili sottotrame per 2 ore e 20 di durata. Dopo film come Due single a nozze, Fred Claus e Cambio vita, il regista David Dobkin ha cercato di rifarsi una verginità con un melodrammone giudiziario superpatinato, mettendo in campo un attore capace di garantire il marchio da cinema d'essai come Robert Duvall e Robert Downey Jr., in gita sul set durante l'ora d'aria tra un'incarcerazione per molestie e una per stupefacenti. In quale fa l'unica cosa che gli è sempre riuscita: robertdowneyjunioreggiare. Cioè prodursi in una ridda di smorfiette e insopportabili sorrisetti istrionici. Dovrebbero radiarlo da tutti gli almanacchi per i casting. In ogni caso, Billy Bob Thornton, nei pochi momenti in cui appare, gli ruba completamente la scena.    

giovedì 27 novembre 2014

Tre fratelli

anno: 1980   
regia: ROSI, FRANCESCO   
genere: drammatico   
con Philippe Noiret, Michele Placido, Vittorio Mezzogiorno, Charles Vanel, Andréa Ferréol, Maddalena Crippa, Sara Tafuri, Maria Zoffoli, Simonetta Stefanelli, Pietro Biondi, Accursio Di Leo, Luigi Infantino, Girolamo Marzano, Gina Pontrelli, Cosimo Milone, Tino Schirinzi, Sergio Castellitto   
location: Italia
voto: 6   

In occasione del funerale della madre, tre fratelli si ritrovano dopo molto tempo presso la casa avita dove dimora il padre novantenne (Vanel). Il maggiore (Noiret) è un magistrato entrato nel mirino delle BR e che vive a Roma; il secondo (Placido) è un operaio trasferitosi a malincuore al Nord, impegolato nei postumi di un tradimento della moglie (Crippa); il più giovane (Mezzogiorno) fa l'educatore in un carcere minorile partenopeo. Per i tre è l'occasione per fare un bilancio esistenziale.
Ribadendo una sua personale tradizione interamente dedicata al meridionalismo, con Tre fratelli Rosi firma una delle sue opere più incerte e sofferte, in equilibrio precario tra stili narrativi (c'è persino un breve scorcio in chiave musical), sottotrame abbozzate, sequenze oniriche e simbolismi opachi. Ma del film rimane, a distanza di tempo, la capacità di registrare l'impronta del passaggio cruciale di un'epoca stretta tra la morsa del terrorismo e le emergenti spinte edonistiche. Presenza quasi invisibile di un allora giovanissimo Sergio Castellitto nel ruolo di un terrorista.

sabato 12 maggio 2012

Tutti i nostri desideri (Toutes nos envies)

anno: 2012       
regia: LIORET, PHILIPPE
genere: drammatico
con Vincent Lindon, Marie Gillain, Amandine Dewasmes, Yannick Renier, Pascale Arbillot, Isabelle Renauld, Laure Duthilleul, Emmanuel Courcol, Anna-Bella Dreyfus, Thomas Boinet, Léna Crespo, Oriane Solomon, Eric Naggar, Jean-Pol Brissart, Nathalie Besançon, Clémentine Baert, Marc Rioufol, Eric Godon, Blandine Pélissier, Filip Peeters, Christophe Dimitri Réveille, François Caron, Behi Djanati Atai, Eve Chems de Brouwer, Claude Varis, Florence Hebbelynck, Emmanuelle Dupuy, Camille Figuereo, Guillaume Labbé, Laurent Montaulon, Jérémy Berry, Rémi Patoux, Victoria Stagni, Vanessa Desmaret, Maxime Jullia, Bruno Munda, Melanie Baxter Jones, Leslie Coudray, Hubert Dupuy, Olivier Mothes, Valérie Blin, François Hamel, Richard Mothes, Lionel Callari 
location: Francia
voto: 9


Dopo l'eccezionale Welcome arriva anche in Italia l'opera numero tre di Philippe Lioret, che conferma lo straordinario talento di questo cineasta transalpino attento e sensibile alle tematiche sociali. Ci troviamo a Lione, dove una giovane giudice del tribunale civile (una sorprendente Marie Gillain) deve amministrare il caso di un'altrettanto giovane madre (Dewasmes), sola e con due figli a carico, insolvente nei confronti di un'agenzia di credito. La magistrata viene accusata di parzialità e rimossa dall'incarico, che passa nelle mani di un veterano disilluso (il solito Vincent Lindon da standing ovation) che conosce bene le pastoie della giustizia. Tra i due magistrati nascerà un rapporto di intesa suggellato dalla condivisione della malattia terminale di lei, nascosta alla famiglia, e che li porterà a combattere fino all'ultimo nella lotta impari tra Davide e Golia.
La prima cosa che sorprende di questo film al centro del quale si trovano i temi della giustizia e della malattia è il modo in cui quest'ultima viene trattata senza sconfinare nel sentimentalismo strappalacrime. Lioret rimane sobrio, fa della malattia la sponda sulla quale giocare il colpo di reni per (ri)trovare la volontà di combattere per la giustizia e annoda saldamente i due temi, frastornando lo spettatore con una raffica di situazioni di tale intensità emotiva da tenerlo costantemente sull'orlo della commozione. Liberamente ispirato al romanzo Vite che non sono la mia, di Emmanuel Carrère, Tutti i nostri desideri (peccato davvero per il titolo così banale…) è un melò travestito da legal thriller che gioca, come già in Welcome, le carte del disincanto e del rapporto tra un uomo maturo e una persona giovane, richiamando nella trama quel capolavoro di che è La mia vita senza me. Con le canzoni di Rickie Lee Jones a dare l'ultimo, struggente suggello.    

domenica 13 novembre 2011

Una separazione - Nader and Simin: A Separation (Jodaeiye Nader az Simin)

anno: 2011       
regia: FARHADI, ASGHAR  
genere: drammatico  
con Leila Hatami, Peyman Moadi, Shahab Hosseini, Sareh Bayat, Sarina Farhadi, Babak Karimi, Ali-Asghar Shahbazi, Shirin Yazdanbakhsh, Kimia Hosseini, Merila Zarei  
location: Iran
voto: 6,5

Nader (Moadi) e Simin (Hatami) si separano. Lei ha un'occasione di lavoro altrove, lui non se la sente di lasciare a chissà chi il padre ammalato di Alzheimer (Shahbazi). Decidono di separarsi ma prima che il giudice (Karimi) possa mettere la parola fine alla loro vicenda un altro impedimento giudiziario li unirà di nuovo: l'accusa rivolta a Nader di avere fatto perdere, con una spinta, il nascituro a Razieh (Bayat), badante del padre, durante un alterco.
Il film vincitore al festival di Berlino è un film di grande complessità, centrato sulle tematiche dell'orgoglio, della religione come potente elemento coercitivo, dei rapporti di genere e famigliari, con scelte narrative tanto originali quanto imprevedibili, addirittura ellittiche. Eppure l'opera nel suo insieme rimane fredda, estremamente cerebrale, troppo "scritta" per risultare vera.   

venerdì 18 febbraio 2011

Il grinta (True grit)

anno: 2010       
regia: COEN, ETHAN * COEN, JOEL
genere: western 
con Jeff Bridges, Hailee Steinfeld, Matt Damon, Josh Brolin, Barry Pepper, Dakin Matthews, Jarlath Conroy, Paul Rae, Domhnall Gleeson, Elizabeth Marvel, Roy Lee Jones, Ed Corbin, Leon Russom, Bruce Green, Candyce Hinkle, Peter Leung, Don Pirl, Joe Stevens, David Lipman, Jake Walker, Orlando Storm Smart, Ty Mitchell, Nicholas Sadler, Scott Sowers, Jonathan Joss, Maggie A. Goodman, Brandon Sanderson, Ruben Nakai Campana 
location: Usa       
voto: 3

Siamo all'incirca nel 1870. Una quattordicenne dell'Arkansas (Steinfeld) perde il padre, ucciso da un criminale (Brolin). Decisa a portare quest'ultimo davanti alla Corte per farlo giudicare, la ragazzina ingaggia un cacciatore di taglie, l'ex sceriffo ubriacone Rooster Cogburn (Bridges), detto "il grinta" per via dei modi ruvidi e la facilità con cui usa il grilletto. L'uomo, insieme a un ranger (Damon), si mette alla caccia del malvivente con la tenace ragazzina al seguito.
Remake dell'omonimo film del 1969  diretto da Henry Hathaway e interpretato da John Wayne, Il grinta non aggiunge nulla alla filmografia dei fratelli Coen, confermando al contrario un momento di stanchezza creativa e una minore attenzione per il prodotto finito. Mai come in questa occasione, tolto qualche campo lunghissimo, il talento visivo dei due fratelli rimane appena accennato, in più occasioni le scelte sembrano frettolose e abborracciate (basta guardare come la protagonista esce dall'acqua completamente asciutta dopo aver guadato il fiume, o le labbra della stessa una volta diventata adulta e ridotte della metà per capire con quanta approssimazione i due abbiano voluto congedare il film) e il racconto non conserva né suspense né ritmo, proponendosi come uno stanco e scialbo raod movie a cavallo dalla verbosità esasperante.    

giovedì 26 giugno 2008

Io ho paura

anno: 1977regia: DAMIANI, DAMIANO  
genere: poliziesco  
con Gian Maria Volonté, Erland Josephson, Mario Adorf, Angelica Ippolito, Bruno Corazzari, Giorgio Cerioni, Joe Sentieri, Paola Arduini, Laura De Marchi, Paolo Malco, Raffaele Di Mario, Aldo Valletti, Laura Trotter  
location: Italia
voto: 7

Poco incline a esercitare il suo mestiere a bordo di una volante, il brigadiere Graziano (Volontè) viene mandato a fare la scorta a un magistrato (Josephson). Sembra un lavoro di poco conto, e invece l'uomo è al corrente di un intreccio tra politica, servizi segreti e traffico di armi del quale mette a parte anche il brigadiere. Quando il magistrato viene assassinato, Graziano passa a fare la scorta di un altro giudice (Adorf), che però sta tramando per eliminarlo.
Fotografia nitidissima degli anni di piombo vista, con lo sguardo consueto di Damiani, dalla parte dei magistrati e dei poliziotti, Io ho paura è un classico poliziesco all'italiana che mescola il giallo con il melodramma (il protagonista, prima di venire a capo dell'intricata situazione, è dilaniato tra compiere il proprio dovere fino in fondo o farsi guidare dalla paura), giocato tutto sul filo dell'ambiguità, teso e ancora notevolmenteèattuale. Volontè sfodera una delle sue prestazioni da fuoriclasse.    

giovedì 30 agosto 2007

Arriva la bufera

anno: 1993   
regia: LUCHETTI, DANIELE
genere: grottesco
con Diego Abatantuono, Margherita Buy, Silvio Orlando, Angela Finocchiaro, Marina Confalone, Nicola Vigilante, Claudio Spadaro, Eros Pagni, Stefania Montorsi, Mimmo Mancini, Giuseppe Cajafa, Lucio Allocca, Antonino Iuorio, Giuseppe Mariano
location: Italia   
voto: 6

In un paese imprecisato del meridione italiano, minacciato da bradisismi e dal vulcano, arriva un giudice di mezza tacca (Abatantuono) per indagare sui moltissimi reati, grandi e piccoli, perpetrati da Mario Solitudine (Orlando), avvocato dall'intensa attività onirica, sulla quale la futura sposa Eugenia Fontana (Buy), che appartiene alla famiglia più ricca del paese, sta addirittura scrivendo una tesi di laurea. Il magistrato è dapprima retto e solerte, poi si innamora di Eugenia e infine trova il modo per far scarcerare Mario, dopo che una bufera di immondizia si è abbattuta sul paese.
Dopo Il portaborse, Luchetti firma ancora un film politico (su copione di Rulli e Petraglia), virando in chiave grottesca le turpi vicende di cronaca che fecero partire l'operazione "mani pulite" e Tangentopoli. Luchetti si concede una pressoché totale libertà creativa, eccede nei simbolismi, calca le metafore e costruisce un apologo morale sull'Italia di oggi (siamo nel 1993) percepita come un'immensa discarica.
Riccardo Milani è aiuto regista.
David 1993 per migliore attrice non protagonista a Marina Confalone.    

sabato 26 agosto 2006

La più bella serata della mia vita

anno: 1972   
regia: SCOLA, ETTORE   
genere: commedia   
con Alberto Sordi, Michel Simon, Charles Vanel, Pierre Brasseur, Janet Agren, Giuseppe Maffioli, Claude Dauphin, Hans Ballmann, Dieter Ballmann   
location: Italia, Svizzera
voto: 8   

Varcata la frontiera per mettere al sicuro 100 milioni di lire in una banca svizzera, Alfredo Rossi (Sordi) finisce in un castello abitato da quattro simpatici magistrati in pensione e dalla loro servitù. I quattro inscenano un vero e proprio processo che fa emergere gli scheletri nell'armadio di Rossi. Alla fine, tutto si rivela uno scherzo apparecchiato in un albergo per turisti facoltosi. Ma il finale sarà tragico.
Tratto dal racconto La Panne di Friedrich Durrenmatt e sceneggiato da Scola con Sergio Amidei, il film trasforma il finale letterario (nel quale il protagonista si impicca) in uno meno drammatico. "Alla coscienza risvegliata - come scrive Kezich - si sostituisce il Fato e la metafisica si sostituisce alla psicanalisi". Ciò non di meno, il film - di chiaro stampo teatrale  - è un'efficace satira sulla nostra cattiva coscienza, con qualche frecciatina al sistema politico nostrano e un linguaggio insolitamente ricercato (si sentono parole come prosseneta e apoftegma). Pierre Brasseur morì sul set a Brunico, colpito da infarto. Sordi smisurato e incontenibile.    

giovedì 10 agosto 2000

La scorta

anno: 1993       
regia: TOGNAZZI, RICKY    
genere: poliziesco    
con Claudio Amendola, Enrico Lo Verso, Carlo Cecchi, Ricky Memphis, Tony Sperandeo, Lorenza Indovina, Ugo Conti, R.Savagnone, Francesca D’Aloja, G.Alamia, G.Pallavicino, B.Raneli, G.Ferro, Guja Jelo, F.Siciliano, Angelo Infanti, Leo Gullotta, Simona Izzo                
location: Italia
voto: 7    

Trasferito da Varese a Trapani, il Sostituto Procuratore della Repubblica Michele De Francesco (Carlo Cecchi) interpreta la sua professione con rigore e coraggio. Ben presto lui e gli uomini della sua scorta diventano oggetto di minacce ed attentati, uno dei quali costerà la vita ad uno di loro (Tony Sperandeo).
Il più americano dei registi del cinema italiano anni novanta gira un film di mafia ispirato al giudice Francesco Taurisano e agli uomini della sua scorta guardando - un anno dopo l'omicidio di Falcone e della sua scorta - dietro le quinte del teatro della magistratura. Accantonati i processi in aula, il film si snoda interamente tra uffici, automobili e residenze degli uomini della scorta, mettendo in luce sentimenti, paure, angosce e coraggio di un pezzo importante ma dimenticato della lotta alla mafia. Il copione è di Graziano Diana e Simona Izzo da un'idea di Stefano Sudriè e Giovanni Romoli. Rita Savagnone interpreta la parte della madre di Claudio Amendola, di cui è madre anche nella realtà.

lunedì 20 settembre 1999

Giovanni Falcone

anno: 1993       
regia: FERRARA, GIUSEPPE 
genere: biografico 
con Michele Placido, Anna Bonaiuto, Massimo Bonetti, N.Riviè, Gianni Musy, P.De Giorgio, P.Biondi, Gianfranco Barra, M.Leto, I.Monti, L.Angelillo, Roberto Nobile, L.Treviglio, Giancarlo Giannini, R.Della Casa, Fabrizio Gifuni         
location: Italia
voto: 5,5 

Ricostruzione accidentata dell'opera compiuta dal pool antimafia di Palermo, guidato dai giudici Giovanni Falcone (Michele Placido), Paolo Borsellino (Giancarlo Giannini) e Ninni Cassarà (Massimo Bonetti), che tra l'inizio degli anni '80 e il 1992 cercarono di scoperchiare le relazioni intercorrenti tra la nuova mafia corleonese di Totò Riina e gli innominabili delle alte cariche dello stato. I tre magistrati furono massacrati dalla mafia.
Il copione che Ferrara ha scritto con la fida Armenia Balducci traduce i fatti storici in fiction mediante una giustapposizione degli episodi cruciali della lotta alla mafia di quegli anni. La scelta narrativa è però perdente e se rimane intatto il senso di impegno civile che guidava Falcone e Borsellino, si perdono molte delle ragioni che muovevano tante altre figure di sfondo. Il film di Ferrara, avvezzo all'impegno civile (suoi anche P2 story, Cento giorni a Palermo e Il caso Moro), è un quasi instant-movie che si fa apprezzare più per la vocazione ideale che per la qualità registica e documentaria.    

venerdì 5 marzo 1999

In nome del popolo italiano

anno: 1972   
regia: RISI, DINO  
genere: giallo  
con Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Ely Galleani, Yvonne Furneaux, Pietro Tordi, Simonetta Stefanelli, Franco Angrisano, Renato Baldini, Pietro Nuti, Checco Durante, Maria Teresa Albani, Gianfilippo Carcano, Edda Ferronao, Franca Scagnetti, Michele Cimarosa, Enrico Ragusa, Pietro Ceccarelli, Franco Magno, Marcello Di Falco, Paolo Paoloni, Giò Stajano, Franca Ridolfi, Francesco D'Adda, Vanni Castellani, Claudio Trionfi  
location: Italia
voto: 8

A Roma, la morte di una squillo d'alto bordo (Ely Galleani) sembra fare convergere i sospetti su un industriale fascistoide, cialtrone, traffichino e cinico (Vittorio Gassman) che non esita a corrompere un amico in difficoltà pur di comprarsi un alibi. Il commissario che indaga sulla vicenda (Ugo Tognazzi), pur scoprendo che in realtà la giovane donna si è suicidata, decide di punire ugualmente l'uomo per i suoi reati contro la società e l'ambiente.
Scritto in stato di grazia da Age e Scarpelli (di loro Tullio Kezich, dopo aver visto il film, ha scritto che "probabilmente non c'è oggi in Italia nessuno che scriva per lo spettacolo con tanta fecondità di invenzioni lessicali"), il film di Risi fotografa nitidamente gli orrori della Prima Repubblica, già sul crinale della depoliticizzazione, nella quale interessi privati e rampantismo sociale soppiantano quelli comunitari. Tra Tognazzi e Gassman è un autentico scontro tra titani della recitazione. Si sentono le prime parolacce sul grande schermo.

domenica 21 febbraio 1999

Acque profonde (Head above water)

anno: 1996       
regia: WILSON, JIM 
genere: giallo 
con Harvey Keitel, Cameron Diaz, C.Sheffer, B.Zane, S.Duffin 
location: Usa
voto: 6,5 

Il draconiano giudice George (Harvey Keitel) sta passando le vacanze in un'isoletta del Maine con la propria mogliettina Nathalie (Cameron Diaz) che ha la metà dei suoi anni ed un passato segnato dal consumo di stupefacenti. Quando parte per una due giorni di pesca, alla donna va a fare visita un suo ex (Billy Zane), il quale - dopo averla corteggiata per una notte - si ritrova morto stecchito sul giaciglio coniugale. Nathalie dapprima nasconde il cadavere, quindi decide di rivelare tutto al marito. Le cose si complicano al punto da rendere insostenibile la verità e da innescare una spirale di reciproci sospetti triangolati tra George, Nathalie e Lance (Craig Sheffer), un marinaio dell'isola. Dopo continui colpi di scena, si approda ad un finale in chiave da commedia nera che richiama illustri precedenti (Gazebo, Arsenico e vecchi merletti o La congiura degli innocenti). Divertente, ricchissimo di trovate originali tanto a livello scenografico che narrativo, girato con mestiere, il film tratto dal soggetto di Geir Eriksen e Eirik Ildahl e sceneggiato da Theresa Marie soffre soltanto per la recitazione non sempre all'altezza di un Keitel fuori parte e dei suoi comprimari. A suo modo, è un piccolo grande film.