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giovedì 18 aprile 2019

La donna elettrica (Kona fer í stríð)

anno: 2018   
regia: ERLINGSSON, BENEDIKT    
genere: drammatico    
con Halldóra Geirharðsdóttir, Jóhann Sigurðarson, Davíð Þór Jónsson, Magnús Trygvason Eliasen, Ómar Guðjónsson, Iryna Danyleiko, Galyna Goncharenko, Jörundur Ragnarsson    
location: Islanda, Ucraina
voto: 6    

In Islanda, una donna di mezza età (Geirharðsdóttir) in attesa di adottare una bambina compie continui sabotaggi della rete elettrica come risposta allo scempio che le multinazionali stanno compiendo su quell'isola a livello ambientale. Braccata dalla polizia che non ne conosce la vera identità (la donna, nel quotidiano, è un'innocua insegnante di canto), la nostra eroina trova la complicità di un vecchio agricoltore e di un amico, mentre tiene all'oscuro della faccenda la sorella gemella, che si rivelerà determinante nell'esito di tutta la storia.
L'opera seconda di Benedikt Erlingsson, già attore per Von Trier ne Il grande capo, è un film coraggioso e originale, che racconta la vocazione ambientalista della protagonista con un registro bizzarro, straniato e spiazzante, accompagnato da un trio tastiere, bassotuba e batteria e da un trio vocale femminile che punteggiano moltissime scene del film con una funzione da coro greco in commento sonoro del film. Ed è questo il vero valore aggiunto di un'opera nella quale la sottotrama sulla maternità adottiva  della bio-terrorista fa barcollare a tratti il racconto, facendogli perdere l'efficacia dello spunto in chiave quasi thriller.    

lunedì 19 novembre 2018

Red zone - 22 miglia di fuoco (22 mile)

anno: 2018       
regia: BERG, PETER    
genere: spionaggio    
con Mark Wahlberg, Lauren Cohan, Ronda Rousey, John Malkovich, Iko Uwais, Terry Kinney, David Garelik, Sala Baker, Graham Roland    
location: Russia, Usa
voto: 5    

In un immaginario paese asiatico, la spia locale Li Noor (Iko Uwais) è un agente segreto doppio se non triplogiochista che ha informazioni segretissime su alcune organizzazioni paramilitari che stanno architettando attentati con l'uso del cesio in varie parti del mondo. L'uomo chiede di essere scortato all'aeroporto per abbandonare il paese e mettersi in salvo in cambio di quelle preziosissime informazioni. Sono solo 22 miglia dal luogo nel quale l'agente della CIA James Silva (Wahlberg) e i suoi sodali lo prelevano. Ma per il corpo speciale della CIA - preposto a intervenire come un fantasma laddove falliscono diplomazia e operazioni militari - sarà una distanza piena di brutte soprese.
Quarto film consecutivo per la coppia Peter Berg / Mark Wahlberg dopo Lone Survivor, Deep water e Boston - Caccia all'uomo, ma anche il meno riuscito di tutti e l'unico che non sia tratto da una storia vera. Di vero ci sono invece gli espertoni di arti marziali, che per buona parte del film se le danno di santa ragione, pigiando forte sul pedale del Grand-Guignol. In bocca rimane il sapore di un'opera muscolare e fracassona, un blockbuster da un'inquadratura al secondo, debole sul piano narrativo e nipotino diversamente abile di 007.    

mercoledì 29 agosto 2018

Mission: impossible - Fallout

anno: 2018       
regia: McQUARRIE, CHRISTOPHER    
genere: spionaggio    
con Tom Cruise, Henry Cavill, Simon Pegg, Rebecca Ferguson, Ving Rhames, Sean Harris, Angela Bassett, Vanessa Kirby, Michelle Monaghan, Alec Baldwin, Wes Bentley, Frederick Schmidt    
location: Francia, Germania, India, Regno Unito
voto: 7    

Come in ogni film di spionaggio che si rispetti, dal dopo 11 settembre c'è sempre un terrorista che vorrebbe seppellire metà dell'umanità. Stavolta è il turno di un fanatico che, al motto di "per avere una grande pace è necessaria una grande sofferenza", si muove a capo di una setta chiamata "Gli apostoli", con i quali ha intenzione di far esplodere tre bombe al plutonio e devastare gran parte dell'Asia. Problemi che scoraggerebbero chiunque, ma non Ethan Hunt (Cruise) e i suoi sodali, con i quali l'eroe di molte missioni impossibili si mette alla caccia del fantomatico cattivone, al quale non è stato possibile attribuire un'identità, nonché dello scienziato pazzo (Harris) che ha assemblato le diaboliche bombe. Il resto dell'intreccio lo fanno i doppi giochi dei servizi segreti inglesi e americani, una femme fatale (Kirby) che possiede informazioni preziose e delinquenti assortiti.
Se non sei Gianni Golfera o Tony Buzan, difficilmente riuscirai a ricordare la trama di questo film - come anche dei cinque episodi precedenti - a una settimana dall'uscita dalla sala. Ma poco importa: in opere come questa è la quantità di adrenalina trasmessa allo spettatore a contare: qui abbiamo inseguimenti contromano in mezza Parigi, salti tra i tetti di un palazzo e un altro, inseguimenti in elicottero, corpo-a-corpo su un precipizio montuoso e altre trovate di grande effetto che, al netto degli spiegoni che rallentano il ritmo e servono a chiarire allo spettatore cosa stia accadendo in mezzo a tutto quel turbinio di azione, regalano due ore e mezza di puro divertimento. Merito della regia testosteronica di Christopher McQuarrie, che non a caso è l'unico ad avere bissato la regia della serie dal 1996 a oggi, mettendola a servizio di un Tom Cruise che a 56 anni non si è ancora stancato di lavorare senza controfigure, producendosi in azioni incredibilmente spericolate. Peccato che a questo giro gli siano costate 6 mesi di fermo per via di una caviglia che ha impattato malissimo nel salto da un palazzo all'altro.    

mercoledì 14 febbraio 2018

Ore 15:17 - Attacco al treno (The 15:17 to Paris)

anno: 2018      
regia: EASTWOOD, CLINT 
genere: drammatico 
con Spencer Stone, Alek Skarlatos, Anthony Sadler, Judy Greer, Jenna Fischer, Thomas Lennon, P.J. Byrne, Tony Hale, Ray Corasani, Paul-Mikél Williams, Lillian Solange Beaudoin, Bryce Gheisar, William Jennings (II), Jaleel White    
location: Afghanistan, Francia, Germania, Italia, Olanda, Usa
voto: 6,5 

Nell'estate del 2015 tre ragazzi di Sacramento, amici dall'infanzia, mentre erano in vacanza in Europa e da Amsterdam si stavano recando a Parigi, compirono un'azione eroica immobilizzando un attentatore dell'Isis che stava per compiere una strage. A partire dal loro racconto autobiografico, l'ormai ottantottenne Clint Eastwood conclude la sua trilogia dell'eroe dopo American sniper e Sully con un instant movie che ha una peculiarità assoluta: quella di collocare davanti alla macchina da presa gli stessi tre ragazzi che, ad avventura conclusa, furono insigniti della legion d'onore dal presidente Hollande in persona. Se la prova attoriale dei tre ha evidenti lacune, rappresentando al tempo stesso una dimostrazione di estrema capacità di sovvertimento delle regole da parte del regista, ciò che si riverbera nel risultato finale come un elemento evidentemente forzato e grossolano è la lunga parentesi vacanziera dei tre, con cartoline - soprattutto da Roma, ma anche da Amsterdam e Venezia - di sconcertante banalità. Ed è un peccato, perché la regia di Eastwood rimane classica e sobria come sempre, manifestando la consueta capacità narrativa che, in questa occasione, parte con un lungo prologo che racconta sia l'infanzia dei tre amici che le esperienze militari di due di loro, e arriva alla scena clou soltanto in sottofinale (prima delle immagini di repertorio in cui assistiamo alla cerimonia a Parigi), mostrando una volta di più come gli eroi possano essere persone del tutto normali, se non addirittura con qualche problema si banchi di scuola.    

sabato 23 dicembre 2017

American Assassin

anno: 2017       
regia: CUESTA, MICHAEL  
genere: thriller  
con Dylan O'Brien, Michael Keaton, Sanaa Lathan, Shiva Negar, Taylor Kitsch, David Suchet, Navid Negahban, Scott Adkins, Sydney White, Kiera Bell, Chris Webster, Trevor White, Alaa Safi, Andrew Pleavin, Joseph Long, Khalid Laith, Tolga Safer, Jeff Davis, Mohammad Bakri, Ronan Summers, Yousef 'Joe' Sweid, Lamin Tamba, Jake Mann, Zackary Momoh, Bruno Bilotta, Gjevat Kelmendi, Vladimir Friedman    
location: Emirati Arabi, Italia, Libia, Polonia, Regno Unito, Romania, Spagna, Usa
voto: 6,5  

Mitch Rapp (O'Brien) è in procinto di sposarsi quando, durante una vacanza a Ibiza, un commando dell'Isis fa una strage sull'isola, uccidendo anche la sua fidanzata. Lui vuole vendetta a tutti i costi, simula di essersi radicalizzato e si infila nella stessa cellula terroristica che lo ha privato della sua donna, sgominandola. I servizi segreti americani hanno messo gli occhi su di lui, che è ben contento di partecipare a un durissimo corso di addestramento impartito da un ex marine dalle maniere brusche (Keaton). Con quest'ultimo, partirà per una missione che ha come obiettivo quello di togliere dalla circolazione un pericolosissimo criminale (Kitsch) che, con la scusa della vendita di un ordigno nucleare al governo iraniano, vorrebbe invece fare una strage in Italia.
Già con La regola del gioco Michael Cuesta aveva mostrato di avere buone doti di narratore di genere, messe a servizio di un cinema muscolare che non bada alle sottigliezze. Qui, tra torture, scazzottate e sparatorie, le quasi ore di film scorrono in un attimo, grazie soprattutto alla fluidità del plot narrativo (tratto dal romanzo di Vince Flynn), all'efficacia del montaggio e alla varietà di location, tra le quali va segnalata quella romana, ripresa sia nel centro storico che al serpentone di Corviale, che si aggiudica la sezione più consistente del film.    

lunedì 11 dicembre 2017

Smetto quando voglio - Ad Honorem

anno: 2017       
regia: SIBILIA, SYDNEY   
genere: commedia   
con Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Marco Bonini, Rosario Lisma, Giampaolo Morelli, Peppe Barra, Greta Scarano, Luigi Lo Cascio, Valeria Solarino, Neri Marcorè    
location: Italia
voto: 6   

Arrivata al terzo episodio, la banda capitanata dall'ex ricercatore universitario Pietro Zinni (Leo) ha il compito di sventare un attentato alla Sapienza di Roma. Qui un ex professore della stessa (Lo Cascio) punta sull'occasione del conferimento di una laurea honoris causa proprio all'attuale compagno della donna di Pietro (Solarino), che nel frattempo si è rifatta una vita, per poter mettere in atto i suoi intenti stragisti. La banda avrà bisogno della complicità di un altro ex professore universitario (Marcorè), uno che si fa chiamare er Murena, l'unico a sapere dove sia possibile trovare l'uomo assetato di vendetta.
Lasciati ormai sulle quinte gli elementi linguistici che avevano fatto la fortuna del primo episodio, quelli legati ai paradossi di accademici supertitolati costretti a dei mcjobs, il film di Sibilia punta soprattutto sul ritmo e su una trama nera dagli accenti grotteschi. Un bel salto di qualità rispetto al precedente, fiacchissimo episodio, se non fosse che ancora una volta il regista e la sua squadra di sceneggiatori (Francesca Manieri, Luigi Di Capua) dimostrano di sapere poco o nulla del mondo accademico, verso il quale non hanno il coraggio di affondare, sul finale, il colpo che sarebbe stato più che lecito aspettarsi. Al contrario, l'ultima scena va a coronare il tema con un anelito di speranza del tutto malriposto.    

sabato 5 agosto 2017

Boston - Caccia all'Uomo (Patriots Day)

anno: 2016   
regia: BERG, PETER   
genere: poliziesco   
con Mark Wahlberg, Kevin Bacon, John Goodman, J.K. Simmons, Michelle Monaghan, Alex Wolff, Themo Melikidze, Jake Picking, Jimmy O. Yang, Rachel Brosnahan, Christopher O'Shea, Melissa Benoist, James Colby, Michael Beach, Dzohkar Tsarnaev, Vincent Curatola, Cliff Moylan, Rhet Kidd, Lana Condor, John Fiore, Dean Neistat, Dicky Eklund Jr., Adam Trese, Billy Smith, Hampton Fluker, Jay Giannone, Matt Kutcher, David De Beck, David Ortiz, Tereza Kacerova, Paige MacLean, Curtis J. Bellafiore, Daniel Whelton, Elijah Guo, Martine Assaf, Kelby Turner Akin, Dustin Tucker, James L. Leite    
location: Usa
voto: 7,5   

Nell'aprile 2013, durante la maratona di Boston, due ordigni esplosero nei pressi del traguardo, ferendo centinaia di persone e uccidendone tre. I responsabili furono due fratelli musulmani di origine cecena, che approfittarono della kermesse che richiama sulle strade della città una gran parte della popolazione locale per commettere una strage. Da quel momento ebbe inizio una caccia all'uomo che, grazie alla cooperazione tra polizia locale, servizi di intelligence ed F.B.I., portarono all'identificazione dei due colpevoli.
Dopo Lone Survivor e Deepwater, Peter Berg colloca ancora al centro della scena Mark Wahlberg, stavolta nei panni di un poliziotto claudicante e animato da forti valori collettivisti, firmando un film ad altissima tensione che, servendosi di molte immagini di repertorio, ricostruisce la dinamica di quel tragico evento. La prima mezz'ora procede in maniera prevedibile sul solco del più vieto disaster movie, ma dopo il film spicca il volo, garantendo un'altra ora e mezza di spettacolo adrenalinico, nel quale le operazioni di coordinamento e identificazione dei responsabili vengono ricostruite in maniera filologicamente mirabile.    

giovedì 23 febbraio 2017

American Pastoral

anno: 2016       
regia: McGREGOR, EWAN
genere: drammatico
con Ewan McGregor, Dakota Fanning, Jennifer Connelly, David Strathairn, Uzo Aduba, Valorie Curry, Rupert Evans, Peter Riegert, Molly Parker, Hannah Nordberg, Ocean James, David Whalen, Julia Silverman, Corrie Danieley, Mark Hildreth    
location: Usa
voto: 3

Difficile portare sul grande schermo un autore complesso (dicono i ben informati) come Philip Roth (che al cinema aveva già "regalato" Lezioni d'amore, La macchia umana e Lamento di Portnoy), tanto più se sei alle prime armi con la macchina da presa. Ewan McGregor, attore britannico con molti successi alle spalle e una disposizione di fondo per copioni mediocri (The eye, Angeli & Demoni), si è cimentato nell'impresa dimostrando di padroneggiare i rudimenti della regia ma lasciandosi scappare di mano il tessuto del racconto. Che è questo: siamo nel New Jersey, negli anni Sessanta. Seymour Levov (McGregor), chiamato da tutti "lo svedese", e Dawn (Connelly) sono felicemente sposati nonostante le resistenze del padre di lui (Riegert), che vorrebbe a tutti i costi per suo figlio una donna ebrea. I guai e la discesa negli inferi cominciano con la crescita della loro unica figlia, una ragazzina balbuziente e petulante per sopportare la quale ci vuole la pazienza di Giobbe. Le cose precipitano quando la ragazza, ormai sedicenne (Fanning), sparisce da casa ed entra in clandestinità dopo aver effettuato alcuni attentati dinamitardi come fiancheggiatrice delle Pantere Nere. Sua madre, che mal la sopportava, tira un respiro di sollievo. Suo padre non si dà per vinto.
I fedelissimi di Roth avranno pane per i loro denti per esercitarsi nell'esegesi del loro beniamino, che con Pastorale americana si aggiudicò il Pulitzer per la letteratura nel 1998. Saranno probabilmente meno contenti del fatto che ciò che esce dal film di McGregor è un'opera che sembra una caricatura tanto del tramonto del sogno americano, segnato dall'inasprirsi del conflitto generazionale, quanto di quell'importante stagione dei diritti civili durante la quale non mancarono azzardi e conflitti. Un'opera per di più sciatta, montata approssimativamente e con un pessimo lavoro condotto in fase di trucco. Altro che certe donne che stanno benissimo anche senza. Vero Jennifer Connelly?    

domenica 28 agosto 2016

Il diritto di uccidere (Eye in the Sky)

anno: 2015       
regia: HOOD, GAVIN 
genere: guerra 
con Helen Mirren, Aaron Paul, Alan Rickman, Barkhad Abdi, Jeremy Northam, Iain Glen, Phoebe Fox, Monica Dolan, Aisha Takow, Armaan Haggio, Faisa Hassan, Daniel Fox, Jessica Jones, Mohamed Abdirahmaan, Hassan Abdullah, Ahmed Mohamed Ali, Carl Beukes, Babou Ceesay, Bob Chappell, Francis Chouler, Kim Engelbrecht, Sonia Esgueira, Dek Hassan, John Heffernan, Gavin Hood, Graham Hopkins, Lex King, Vusi Kunene, Warren Masemola, Richard McCabe, Roberto Meyer, Ma Mohamed, Ali Mohamed, Michael O'Keefe, Abdi Mohamed Osman, Laila Robins, Mondé Sibisi, Abdilatief Takow, Lemogang Tsipa, Ebby Weyime    
location: Kenya, Regno Unito, Singapore, Usa
voto: 7

A Nairobi, in Kenya, è in corso un'operazione dell'intelligence britannica per catturare 3 dei 5 terroristi più ricercati dai servizi segreti internazionali. Quando il colonnello Powell (Mirren) scopre che la cellula di Al-Shabaab che sta monitorando grazie a un minuscolo drone sta preparando un attentato kamikaze, l'obiettivo dell'operazione diventa quello di distruggere con un missile telecomandato l'abitazione nella quale è in corso l'organizzazione dell'atto terroristico. Ma c'è un problema: una bambina si è messa a vendere del pane a un passo dalla staccionata che delimita la residenza dei terroristi. Tra i servizi segreti inglesi, il ministro degli esteri britannico, il segretario di stato americano (tra i terroristi è coinvolta una donna con passaporto a stelle e strisce) ed esperti di diritto internazionale ha inizio una logomachia (la memoria va al coevo Diplomacy) per decidere se sia opportuno o meno lanciare quel missile, sacrificando eventualmente la vita di una bambina per salvarne molte altre.
Il regista sudafricano Gavin Hood aveva già mostrato con Rendition (2007) il proprio interesse nei confronti dei dilemmi morali connessi con il terrorismo. Qui il tema - declinato sotto la maschera ipocrita della guerra "intelligente" e come tale ridicolizzato dal film - si arricchisce del contrasto tra chi la guerra la combatte sul campo (l'infiltrato keniota che manovra il drone) e chi la dirige dalla stanza dei bottoni, tra una corsa in bagno, una partita a ping pong e una tazza di caffè, con inevitabile effetto straniante su un problema etico sviscerato in maniera tutt'altro che scontata e raccontato con un registro thriller e tanta suspense.
Ultima apparizione per Alan Rickman, qui nei panni di un generale inglese dalle posizioni ondivaghe. 

giovedì 16 luglio 2015

'71

anno: 2014       
regia: DEMANGE, YANN
genere: thriller
con Jack O'Connell, Sean Harris, Paul Anderson, Sam Reid, Charlie Murphy, Sam Hazeldine, Martin McCann, David Wilmot, Valene Kane, Killian Scott
location: Regno Unito
voto: 8,5

Belfast, 1971. Durante un'ispezione in un quartiere dove nazionalisti cattolici e frange diverse del'IRA si contendono il territorio, due militari, dopo un'intensa sassaiola, vengono accerchiati e linciati. Uno muore; l'altro, Gary Hook (O'Connell) - diciottenne cresciuto in un orfanotrofio con il fratello minore e costretto ad arruolarsi suo malgrado - si trova a passare una notte da incubo in territorio nemico. Tutti lo cercano: i radicali dell'IRA per dargli il colpo di grazia, i nazionalisti cattolici per l'odio vero la corona d'Inghilterra, i moderati per attenuare le tensioni con l'esercito britannico, un alto grado doppiogiochista dell'esercito stesso per farne un martire. Lui viene messo in salvo da un medico che ha passato 20 anni nell'esercito e che lo scambia per un civile: "ricchi coglioni che dicono a stupidi coglioni di uccidere poveri coglioni. Questo è l'esercito", lo istruisce. La sua lezione non potrebbe essere più vera, a giudicare dalla guerra interna all'esercito tra militari dal grilletto facile e caporali dalla testa calda.
Da La moglie del soldato e Una scelta d'amore a Michael Collins, The boxer, Bloody Sunday, Il vento che accarezza l'erba e Hunger, il cinema ha raccontato le vicende legate al separatismo irlandese dell'IRA con un registro tra il didascalico e l'illustrativo. '71, dell'esordiente franco-inglese Yann Demange, parte da un spunto assai simile a Fuggiasco, lo accosta alla teleologia di Salvate il soldato Ryan e lo cala nel registro spettrale di Caccia selvaggia, facendone il miglior film mai visto sul conflitto che ha insanguinato a lungo l'Irlanda del Nord. Da esso emerge, in una chiave dai risvolti attualissimi, l'odio di tutti contro tutti, le contraddizioni interne, l'impossibilità da parte del protagonista di capire di chi fidarsi, l'allucinata metafora antimilitarista. Se i contenuti affiorano con intenti a forte caratura morale, la forma stupisce altrettanto: un apologo antibellico raccontato come un thriller sepolcrale, con molte scene memorabili tra le quali spicca quella dell'accoglienza che i separatisti riservano all'arrivo dei militari inglesi, con le donne che battono per terra alcuni grossi coperchi per segnalare l'arrivo del nemico. Una scena da antologia destinata a rimanere scolpita nella storia del cinema.    

lunedì 6 aprile 2015

Blackhat

anno: 2015       
regia: MANN, MICHAEL
genere: thriller
con Chris Hemsworth, Leehom Wang, Wei Tang, Viola Davis, Holt McCallany, Andy On, Ritchie Coster, Christian Borle, John Ortiz, Yorick van Wageningen, Tyson Chak, Brandon Molale, Danny Burstein, Archie Kao, Abhi Sinha, Jason Butler Harner, Manny Montana, Spencer Garrett, Shi Liang, Kan Mok, David Lee McKinney, Sophia Santi, Muscle Marquez, Victor Chi, Peter Jae, Siu-Fai Cheung, Tommy Wong, Ivan Ngan, Courtney Wu, Adrian Pang, Leanne Li, Marcus Mok, Timothy Nga, William Mapother, Kamal, Ahyu U. Rosli, Frank Cutler, Jeff Roncone, Michael Flores, James Lim, Berg Lee, M. Anom Perkasa, Jonathan Ozoh, Eric Berindei, Jeremy Tatar, Gerald Petrow, Brian Labahn, Daniel Cahill, Todd Emert, Peter Rowley, Razaq Sahibjahn, Mohd Gaizudeen Sahibjahn, Yonkky Daniel Parengkoan, Musim Surbakti, Fadillah Ramadhan Rachmat, Qurais Mohammed, Acil Azis Amirullah
location: Cina, Hong Kong, Indonesia, Usa
voto: 5,5

Un blackhat, ossia uno degli hacker dediti al cyber terrorismo più esiziali che esistano, dapprima mette ko alcune centrali nucleari in Cina, quindi fa lievitare a dismisura e nel giro di pochissime ore il prezzo della soia a Wall Street. La polizia informatica internazionale e i servizi segreti formano così una task force per scoprire e fermare il colpevole, prossimo a qualche altra bravata. Ma per poter ottenere qualche risultato sono costretti a scarcerare un altro blackhat, che sta scontando 15 anni di pena per reati informatici. Lasciata una lunga scia di cadaveri, l'operazione si conclude in Indonesia con esiti imprevedibili.
Partito da un'idea interessante che intercetta una delle più diffuse paure collettive del XXI secolo, quella di un attacco informatico capace di mettere a repentaglio l'equilibrio globale del sistema economico, il fumettone di Mann (già regista di film di successo come Heat, Insider e Nemico pubblico) si stempera nelle tortuosità della trama, che si caratterizza per un incedere ellittico presumibilmente funzionale a sorvolare sulla plausibilità dei nessi. Sicché, a dispetto di alcune accelerazioni che fanno bruscamente virare il plot dallo spy movie all'action, l'insieme finisce col somigliare a uno dei tanti film di genere, peraltro servito, in questo caso, da un protagonista - Chris Hemsworth (lo avevamo visto nel ruolo principale in Thor e Rush) - tutto muscoli ma privo di qualsiasi carisma e senza alcuna capacità espressiva.    

giovedì 27 novembre 2014

Tre fratelli

anno: 1980   
regia: ROSI, FRANCESCO   
genere: drammatico   
con Philippe Noiret, Michele Placido, Vittorio Mezzogiorno, Charles Vanel, Andréa Ferréol, Maddalena Crippa, Sara Tafuri, Maria Zoffoli, Simonetta Stefanelli, Pietro Biondi, Accursio Di Leo, Luigi Infantino, Girolamo Marzano, Gina Pontrelli, Cosimo Milone, Tino Schirinzi, Sergio Castellitto   
location: Italia
voto: 6   

In occasione del funerale della madre, tre fratelli si ritrovano dopo molto tempo presso la casa avita dove dimora il padre novantenne (Vanel). Il maggiore (Noiret) è un magistrato entrato nel mirino delle BR e che vive a Roma; il secondo (Placido) è un operaio trasferitosi a malincuore al Nord, impegolato nei postumi di un tradimento della moglie (Crippa); il più giovane (Mezzogiorno) fa l'educatore in un carcere minorile partenopeo. Per i tre è l'occasione per fare un bilancio esistenziale.
Ribadendo una sua personale tradizione interamente dedicata al meridionalismo, con Tre fratelli Rosi firma una delle sue opere più incerte e sofferte, in equilibrio precario tra stili narrativi (c'è persino un breve scorcio in chiave musical), sottotrame abbozzate, sequenze oniriche e simbolismi opachi. Ma del film rimane, a distanza di tempo, la capacità di registrare l'impronta del passaggio cruciale di un'epoca stretta tra la morsa del terrorismo e le emergenti spinte edonistiche. Presenza quasi invisibile di un allora giovanissimo Sergio Castellitto nel ruolo di un terrorista.

giovedì 6 novembre 2014

La spia - A Most Wanted Man

anno: 2014       
regia: CORBJIN, ANTON
genere: spionaggio
con Philip Seymour Hoffman, Rachel McAdams, Willem Dafoe, Grigoriy Dobrygin, Homayoun Ershadi, Nina Hoss, Daniel Brühl, Herbert Grönemeyer, Mehdi Dehbi, Rainer Bock, Vicky Krieps, Kostja Ullmann, Franz Hartwig, Martin Wuttke, Derya Alabora, Tamer Yigit, Robin Wright, Neil Malik Abdullah, Vedat Erincin, René Lay, Georg Ebinal, Bernhard Schütz, Jessica Joffe, Imke Büchel, Ursina Lardi, Uwe Dag Berlin, Corinna Kropiunig, Max Volkert Martens
location: Germania
voto: 6,5

Non ho mai letto un libro di John le Carrè, eppure - guardando i film tratti dai suoi romanzi - mi sono fatto l'idea che i bestseller che ha scritto siano maledettamente arzigogolati: è valso per La Casa Russia, Il sarto di Panama, The constant gardener, La talpa e vale anche per questo A Most Wanted Man. Qui l'uomo più ricercato del titolo è un giovane ceceno (Dobrygin) arrivato clandestinamente ad Amburgo dopo essere stato torturato in Russia. Una cellula del servizio segreto americano guidata dalla spia del titolo italiano (un Philip Seymour Hoffman che ci ha offerto la sua ultima, titanica prova d'attore e che con quell'aria sgualcita e dolente, la sigaretta in una mano e il bicchiere di whisky nell'altra, sembra dare la misura del disfacimento della persona, oltre che del personaggio) vorrebbe servirsene per cercare di catturare pesci più grossi, in particolare un imam (Ershadi) che sta apparecchiando un nuovo undici settembre. Ma i servizi segreti americani e tedeschi sono convinti che il ragazzo, che ha ereditato una fortuna impressionante con cui potrebbe finanziare nuove manovre terroristiche, siano tutt'altro che un giovane in cerca di redenzione, come sembra voler far credere.
Alla stregua degli altri film tratti dai romanzi di Le Carrè, dunque, anche in questo caso è vietato distrarsi: operazione tanto più difficile se si pensa che il soggetto è finito nelle mani dell'olandese Anton Corbjin (Control, The american), regista al quale è completamente estraneo il concetto di ritmo. L'andamento monocorde del racconto viene tuttavia bilanciato dall'atmosfera torbida e cupa che aleggia sul film e da un'ambiguità che impregna tutti i personaggi principali, conferendo a questa spy-story in salsa tedesco-americana un'inquietante carica di tensione.    

domenica 3 novembre 2013

Il sol dell'avvenire

anno: 2008       
regia: PANNONE, GIANFRANCO 
genere: documentario 
con Alberto Franceschini, Tonino Loris Paroli, Roberto Ognibene, Annibale Viappiani, Paolo Rozzi, Corrado Corghi, Adelmo Cervi, Peppino Catellani 
location: Italia
voto: 5

Partendo dalle pagine di un libro scritto a quattro mani con il giornalista Giovanni Fasanella (pubblicato da Chiarelettere), il regista Gianfranco Pannone travasa le testimonianze ottenute in merito ai primi vagiti delle Brigate Rosse in un documentario che mira soprattutto a ricostruire la vicenda di quello che, genericamente, veniva indicato come "l'appartamento". Si tratta dell'abitazione di Reggio Emilia - città medaglia d'oro per la Resistenza, sempre guidata da giunte rosse e dove il PCI raccoglieva i tre quarti dei voti - presso la quale, alla fine degli anni Sessanta, si riunivano Alberto Franceschini e gli altri futuri membri delle BR.
Il documentario che ricostruisce quell'epoca è tanto accattivante sulla carta, quanto abborracciato nella realizzazione: brandelli di interviste, ampie riprese di conversazioni in trattoria tra "reduci", qualche foto d'archivio costituiscono il repertorio pauperistico al quale attinge il documentario. Un vero peccato che la confezione sia tanto svogliata, giacché gli spunti per una riflessione non banale non mancherebbero: dal sogno tradito della Resistenza, passando per i cinque morti provocati dal governo Tambroni, quando il MSI entrò nel governo, fino a questioni cruciali come quella della distinzione - tutt'altro che sottile - tra lotta armata e terrorismo, l'antagonismo tra sinistra radicale e Partito Comunista e il ruolo fondamentale giocato dalle cooperative rosse, che fin dagli anni '60 costituivano la più radicata ragione di tentativo di attracco al governo da cui sarebbe poi derivato il compromesso storico. Gli autori non fanno mistero della loro posizione e il documentario si chiude, non a caso, con la voce deformata di uno dei tanti che non hanno voluto offrire la loro testimonianza. Che, dunque, viene demandata soltanto a chi nel frattempo si è dissociato.    

mercoledì 28 agosto 2013

Ai confini del paradiso (Auf der anderen Seite)

anno: 2007   
regia: AKIN, FATIH
genere: drammatico
con Nurgül Yesilçay, Baki Davrak, Tuncel Kurtiz, Hanna Schygulla, Patrycia Ziolkowska, Nursel Köse, Yelda Reynaud, Lars Rudolph, Andreas Thiel
location: Germania, Turchia
voto: 8

Ci sono voluti quasi sei anni prima che mi decidessi a vedere questo dvd che avevo in casa. Colpa del titolo (ma anche quello della distribuzione internazionale è pessimo: The edge of heaven, mentre l'originale, Auf der anderen Seite, sta per "Dall'altra parte"), incerto tra un riferimento alla metempsicosi e l'attimo che precede l'orgasmo. Non sapendo dunque se avrei visto un film erotico o un film che avrebbe scimmiottato Il settimo sigillo, ho dovuto rispolverare una vecchia recensione per convincermi a metterlo nel lettore. E da lì la sorpresa. Grandissima. Con una struttura ad anello, grazie alla quale la trama della storia viene riannodata pezzo per pezzo nei tre episodi che compongono l'intreccio, il film del 33enne turco Fatih Akin (specialista del multiculturalismo e autore dei riusciti La sposa turca e Soul kitchen) è un'opera sulla nemesi, riuscita come poche altre. A Berna, per avere compagnia e farle cambiare vita, l'anziano Ali (Kurtiz) si porta in casa una prostituta di mezza età (Köse). In un impeto di violenza la uccide. Il figlio di Alì (Davrak) si mette alla ricerca della figlia della donna (Yesilçay), lasciando il lavoro e trasferendosi in Turchia, sua terra di origine. La ragazza che cerca è un'insurrezionista braccata dal regime turco, che ingaggia una relazione con una studentessa che fa di tutto per aiutarla (Ziolkowska). Le cose cambiano quando la madre della studentessa (Hanna Schygulla, l'attrice feticcio di Fassbinder) ha un diverbio con la clandestina. Non diremo di più, perché il plot sorprende minuto dopo minuto, fino ad arrivare a un finale spiazzante, lontanissimo dalle attese dello spettatore. Con un perfetto gioco di simmetrie (emblematico il passaggio delle due bare dalla Germania alla Turchia e viceversa), una sceneggiatura a orologeria (giustamente premiata con il massimo alloro al 60esimo festival di Cannes) e anche grazie a una protagonista dal fascino conturbante (Nurgül Yesilçay), Akin firma un lavoro per nulla consolatorio e di fortissimo impatto, sulla condizione di apolide innescata dai padri e ricaduta sui figli.    

martedì 16 luglio 2013

Il fondamentalista riluttante (The Reluctant Fundamentalist)

anno: 2013   
regia: NAIR, MIRA 
genere: thriller 
con Riz Ahmed, Kate Hudson, Liev Schreiber, Kiefer Sutherland, Om Puri, Shabana Azmi, Martin Donovan, Nelsan Ellis, Haluk Bilginer, Meesha Shafi, Imaaduddin Shah, Christopher Nicholas Smith, Ashwath Bhatt, Sarah Quinn, Chandrachur Singh, Adil Hussain, Ali Sethi, Deepti Datt, Gary Richardson, Sonya Jehan, Golam Sarwar Harun, Rohan Gupta, Claire Roberts Lamont, Victor Slezak, Ismail Bashey, Mahmood Mamdani, Taylor St. Clair, Roy McCrerey, Clayton Landey, Mark Oliver, Jamie Moore, James Sutton, Vince Canlas, Yinka Adeboyeku, Amuche Chukudebelu, Cody W. Parker, Kuldeep Lulla, Daksh Vashisht, Charu Shankar, Javed Basu Kesselman 
location: Afghanistan, Filippine, Pakistan, Turchia, Usa
voto: 7,5

C'è una scena cruciale, in questo film di Mira Nair capace di scavare con sorprendente abilità ispettiva nella psicologia di un immigrato al soldo di una grande azienda di analisi finanziarie (Ahmed), ed è quando un editore turco - prossimo al tracollo della sua impresa - domanda al giovane protagonista se sa chi fossero i giannizzeri. Già, perché Changez Khan (questo il nome del protagonista) altro non è che l'emblema di una forma aggiornata di giannizzero, allevato come un fanatico secondo i dettami di Wall Street e poi messo nelle condizioni di nuocere proprio al suo popolo d'origine, quello pakistano, all'indomani dell'11 settembre.
La storia ci viene raccontata come un lunghissimo flashback che nasce da una specie di intervista che un agente della CIA (Schreiber), sotto le mentite spoglie di un giornalista, vorrebbe fare al nostro protagonista che nel frattempo si è dato all'insegnamento universitario dopo avere lasciato - non senza vicissitudini - gli agi (ma anche le difficoltà connesse all'aspetto somatico tipicamente mediorientale) e il cospicuo conto in banca della sua vita di emigrato di lusso. Nella partita a scacchi tra i due si celano visioni opposte su verità e collaborazione. Meglio di un trattato sulla teoria dei giochi.
L'indiana Mira Nair aveva già detto la sua sulle conseguenze dell'11 settembre partecipando con un corto al film collettaneo intitolato proprio a quella data. Qui allunga lo sguardo sulle forme opposte di fondamentalismo; quello che insegna le regole su come piegare le piccole aziende dandole in pasto alle multinazionali e quello che invoca le verità assolute espresse dal Corano. Per quanto la regista cerchi di mantenersi equidistante da entrambi, rasentando il cerchiobottismo, il personaggio del pakistano suscita una simpatia indubbiamente superiore al suo pavido antagonista.    

sabato 29 giugno 2013

Doppio Gioco - La verità si nasconde nell'ombra (Shadow Dancer)

anno: 2012       
regia: MARSH, JAMES
genere: spionaggio
con Andrea Riseborough, Clive Owen, Aidan Gillen, Domhnall Gleeson, Bríd Brennan, David Wilmot, Stuart Graham, Martin McCann, Gillian Anderson, Barry Barnes, Maria Laird, Ben Smyth, Jamie Scott, Bradley Burke, Daniel Tatarsky, Tom Bennett, Nia Gwynne, Jason Salkey, Nicholas Asbury, Morgan Watkins, Cathal Maguire, Ian Patterson, Michael McElhatton, Alan O'Neill, Gary Lydon, David Herlihy, Anne Brogan, Frank Smith, Kate Nic Chonaonaigh, Karl Shiels, Mark Huberman, Lisa Walsh, Ronnie McCann, Eoin Murtagh, Alan Devine
location: Irlanda del Nord, Regno Unito
voto: 6

Fate bene attenzione alla traduzione italiana del titolo, perché altrimenti di questa spy-story ultra-ellittica diretta da James Marsh, al suo primo lungometraggio di finzione dopo gli ottimi documentari Man on wire e Project Nim, capirete ben poco.
La vicenda inizia nel 1972, a Belfast. Ci scappa il morto, ed è un bambino. La gente non ci sta e si arma contro la corona inglese. Vent'anni dopo una ragazza (Riseborough) viene fermata mentre sta per compiere un attentato a Londra. È la sorella di quel bambino morto ed è diventata una giovane madre. Uno 007 inglese (Owen) le promette protezione per lei e per il figlioletto, a condizione che ella faccia da informatrice. Peccato però che la vita da informatrice è ben peggiore di quella che avrebbe potuto fare nelle (patrie?) galere.
Una regia di impostazione assai classica viene messa al servizio di una storia raccontata in maniera molto ellittica, che lascia scoperti diversi passaggi cruciali, richiedendo allo spettatore un grosso sforzo di raccordo. Il tutto per mettere in scena il dramma del separatismo nordirlandese e della tragica pagina del terrorismo dell'IRA attraverso uno stile algido, aggiungendo ben poco a un tema che - come nel caso di Michael Collins, Il silenzio dell'allodola e Il vento che accarezza l'erba - fatica a trovare un'adeguata rappresentazione cinematografica.    

lunedì 7 febbraio 2011

London river

anno: 2009   
regia: BOUCHAREB, RACHID
genere: drammatico
con Brenda Blethyn, Sotigui Kouyaté, Francis Magee, Sami Bouajila, Roschdy Zem, Marc Baylis, Bernard Blancan, Aurélie Eltvedt, Diveen Henry, Gurdepak Chaggar
location: Regno Unito   
voto: 6

All'indomani del terribile attacco terroristico che colpì Londra nel luglio del 2005, una madre (Blethyn) che vive nell'isola britannica di Guernsey si reca nella capitale inglese per mettersi sulle tracce della figlia scomparsa. Scopre che la ragazza ha una relazione con un ragazzo islamico, ricercato anch'egli dal padre (Kouyaté) che, arrivato in terra d'Albione dalla Francia, non vede il figlio da quando quest'ultimo aveva 6 anni. La ricerca dei due giovani costituirà per la donna ("questo posto brulica di musulmani", mormora al telefono al fratello) un viatico per superare diffidenza e pregiudizi.
Il regista franco-algerino Bouchareb firma un film situazionista e intimista, nel quale gli eventi della cronaca arrivano agli occhi dei due protagonisti (e degli spettatori) soltanto attraverso le immagini televisive, a contrappunto dell'iperrealismo con cui viene raccontata l'angosciosa ricerca da parte dei due genitori. Sullo sfondo c'è il tipico melting pot londinese, la diffidenza che serpeggia tra comunità islamica e cristiana, il tutto messo in scena con registro rarefatto e a tratti monocorde ma con un'intonatissima scelta degli interpreti, una corpulenta Brenda Blethyn che meglio non potrebbe incarnare la fisionomia della donna comune e uno ieratico Kouyaté (orso d'argento a Berlino come migliore attore), nero, altissimo e magro che, come gli olmi che protegge, sembra sul punto di spezzarsi a ogni passo compiuto col suo inseparabile bastone.    

sabato 15 gennaio 2011

Guido che sfidò le Brigate Rosse

anno: 2007       
regia: FERRARA, GIUSEPPE  
genere: biografico  
con Massimo Ghini, Anna Galiena, GianMarco Tognazzi, Elvira Giannini, Mattia Sbragia, Fabrizio Contri, Andrea Bruschi, Arianna Comes, Federico Vanni, Fabrizio Matteini, Claudio Radicia, Alessandra Schiavone, Maria Rosaria Omaggio, Corrado Invernizzi, Giulio Buccolieri  
location: Italia       
voto1,5  

Ex scalatore assurto a una discreta fama, per vocazione partecipativa Guido Rossa passò all'Italsider di Genova per fare l'operaio e il sindacalista. Attivista del PCI, mise insistentemente i suoi compagni in guardia dalle possibili infiltrazioni delle Brigate Rosse nelle fabbriche, fino a quando non subì da parte di queste una rappresaglia culminata nel suo assassinio, nel 1979.
Al suo undicesimo film, Giuseppe Ferrara continua a portarci incessantemente all'interno delle pagine più oscure della recente storia italiana. Intento ancora una volta encomiabile, se non fosse che nel nostro Paese il cinema di Ferrara non ha pari quanto a dilettantismo: dal casting alle musiche a dir poco obsolete di Pino Donaggio, fino al montaggio con le immagini di repertorio e persino al riciclaggio della propria opera (la scena del rapimento di via Fani è ripresa in toto da Il caso Moro e montata con chiarissime differenze di luce e pellicola). Un cinema, insomma, più sgangherato dei poliziotteschi con Maurizio Merli, con attori che sembrano presi da una recita parrocchiale, dialoghi conditi a suon di "belin", casomai qualcuno non capisse che siamo a Genova, didascalico e condito con slogan a raffica, con Mattia Sbragia ancora una volta impegnato a recitare la parte di Mario Moretti. Se non fosse per il suo impegno, ci sarebbe da pensare che quest'ultimo sia il vero alter ego del regista: un infiltrato che rende un pessimo servizio alla sinistra.    

martedì 23 novembre 2010

Il mio nome è Khan (My name is Khan)

anno: 2010       
regia: JOHAR, KARAN
genere: drammatico
con Shahrukh Khan, Kajol, Shane Harper, Adrian Kali Turner, Harmony Blossom, Christopher B. Duncan, Michele Marsh, Jennifer Echols, Douglas Tait, Steffany Huckaby, Parvin Dabas, Katie A. Keane, Retson Ross, Raul Bustamante, Michael William Arnold, Vinay Pathak, Mel Fair, Pallavi Sharda, Sugandha Garg, Brent Mendenhall, Sonya Jehan, Tanay Chheda, Jennifer Barbosa, Kathleen M. Darcy, Carl Marino, Arjun Mathur, Zarina Wahab
location: India, Usa       
voto: 5,5

Cresciuto seguendo l'insegnamento materno secondo il quale nel mondo l'unica vera distinzione tra gli uomini è quella tra buoni e cattivi, Rizwan Khan - afflitto da una forma lieve di autismo nota come sindrome di Asperger - promette a sua madre che riuscirà a vivere un'esistenza felice. I suoi intenti sembrano realizzarsi quando, lasciata l'India per S.Francisco, incontra Mandira (Kajol), giovane madre con figlio al seguito. Alla morte violenta di quest'ultimo, avvenuta all'indomani dell'11 settembre a causa del montare dell'intolleranza etno-religiosa, la donna ingiunge a Khan: "vai a dire al Presidente degli Stati Uniti 'io sono Khan e non sono un terrorista'. Lui la prende in parola, girando per tutto il Paese in attesa di incontrare il presidente.
Chi ha una minima familiarità con i prodotti dell'industria cinematografica più prolifica del mondo non avrà difficoltà a rintracciare nel film diretto da Karan Johar tutti gli stilemi del cinema di Bollywood: colori sgargianti, stile narrativo da fotoromanzo, musiche a go go. Mancano soltanto i balletti e ci sarebbe stato tutto. Il film, che è una via di mezzo tra Forrest Gump e Rain man, si lascia comunque vedere: non gli difettano ritmo e ironia (il protagonista prima di copulare legge il "Manuale del sesso per i negati"), alcune trovate sono notevoli (con Khan che, sapendo riparare quasi tutto, inventa una bicicletta per pompare via l'acqua) ma l'insieme, a partire dalle riflessioni sulla discriminazione religiosa e sull'intolleranza diffusa dopo l'11 settembre, rasenta costantemente banalità e qualunquismo e a poco serve la notevole performance di Shahrukh Khan, l'attore indiano più noto.