Visualizzazione post con etichetta ambiente. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ambiente. Mostra tutti i post

lunedì 1 luglio 2019

Antropocene. L'epoca umana (Anthropocene. The Human Epoch)

anno: 2018
regia: BAICHWAL, JENNIFER * DE PENCIER, NICHOLAS * BURTYNSKY, EDWARD
genere: documentario
location: Australia, Canada, Cile, Cina, Italia, Kenya, Nigeria, Regno Unito, Russia
voto: 8 

Da oltre dieci anni sembra che l'Olocene, l'epoca in cui l'umanità ha trascorso grandissima parte del proprio cammino per quasi dodicimila anni, sia ormai finito. Lo ha soppiantato un'epoca che - al pari delle precedenti ma con una velocità strabiliante - ha provocato trasformazioni radicali dell'ecosistema Terra nel giro di brevissimo tempo. Epocale, appunto. L'antropocene è l'epoca della Terra piegata dall'uomo ai propri bisogni, quella della superfetazione antropica. Questo straordinario documentario, organizzato in capitoli, ci mostra come la terra sia stata sfruttata, brutalizzata, sconvolta dall'intervento umano. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: deforestazioni, cambiamento climatico, risorse naturali al collasso, estinzione di specie animali e piante, drastica riduzione della biodiversità. Già sentito, già visto, direte voi. Vero: in parte film come Before the flood, Waste land, Home, Trashed, The end of the line, Terra madre, Una scomoda verità e l'antesignano Koyaanisqaatsi si muovevano su questo solco. Ma Antropocene ha l'enorme merito di non lasciarsi andare alla retorica della parola: pochi concetti, espressi attraverso l'eloquenza delle immagini, peraltro davvero straordinarie: le cave di marmo di Carrara, i cumuli di zanne di elefanti per assicurarsi l'avorio provocando uno sterminio, le miniere di nichel di Norilsk, la città russa più inquinata al mondo e praticamente priva di vegetazione, il deserto cileno di Atamacama con enormi vasche gialle dove si tratta il litio, materiale cruciale per la nostra economia futura, o Immerath, in Germania, dove le case e una chiesa secolare sono state abbattute per allargare le miniere di carbone a cielo aperto. Un film necessario, intenso, sconvolgente, ultimo arrivato di una trilogia iniziata con Manufactured Landscapes (2006) e proseguita con Watermark (2013). Fossi il ministro dell'Istruzione, ne renderei obbligatoria la visione a scuola.

giovedì 18 aprile 2019

La donna elettrica (Kona fer í stríð)

anno: 2018   
regia: ERLINGSSON, BENEDIKT    
genere: drammatico    
con Halldóra Geirharðsdóttir, Jóhann Sigurðarson, Davíð Þór Jónsson, Magnús Trygvason Eliasen, Ómar Guðjónsson, Iryna Danyleiko, Galyna Goncharenko, Jörundur Ragnarsson    
location: Islanda, Ucraina
voto: 6    

In Islanda, una donna di mezza età (Geirharðsdóttir) in attesa di adottare una bambina compie continui sabotaggi della rete elettrica come risposta allo scempio che le multinazionali stanno compiendo su quell'isola a livello ambientale. Braccata dalla polizia che non ne conosce la vera identità (la donna, nel quotidiano, è un'innocua insegnante di canto), la nostra eroina trova la complicità di un vecchio agricoltore e di un amico, mentre tiene all'oscuro della faccenda la sorella gemella, che si rivelerà determinante nell'esito di tutta la storia.
L'opera seconda di Benedikt Erlingsson, già attore per Von Trier ne Il grande capo, è un film coraggioso e originale, che racconta la vocazione ambientalista della protagonista con un registro bizzarro, straniato e spiazzante, accompagnato da un trio tastiere, bassotuba e batteria e da un trio vocale femminile che punteggiano moltissime scene del film con una funzione da coro greco in commento sonoro del film. Ed è questo il vero valore aggiunto di un'opera nella quale la sottotrama sulla maternità adottiva  della bio-terrorista fa barcollare a tratti il racconto, facendogli perdere l'efficacia dello spunto in chiave quasi thriller.    

venerdì 21 settembre 2018

Veleno

anno: 2017       
regia: OLIVARES, DIEGO    
genere: drammatico    
con Massimiliano Gallo, Salvatore Esposito, Luisa Ranieri, Gennaro Di Colandrea, Miriam Candurro, Nando Paone, Marianna Robustelli, Gaetano Amato    
location: Italia
voto: 5,5    

Nel Casertano, Cosimo (Gallo) ha contratto un tumore causato dai veleni del terreno che lavora e dove alleva mucche. L'avvocato proprietario dell'appezzamento limitrofo (Esposito), in ascesa nella politica locale, fa di tutto per portarglielo via con offerte lusinghiere, volendone fare l'ennesima discarica a cielo aperto per rifiuti altamente inquinanti e pericolosi. Nonostante il tumore di Cosimo, disposto a cedere alla morte quanto al suo potenziale acquirente, sua moglie Rosaria (Ranieri) offre una spasmodica resistenza pur di non cedere al ricatto.
È dal lontano 2003 (I cinghiali di Portici) che non si vedeva un film del cinquantenne napoletano Diego Olivares, che qui torna con un'opera di grande impegno politico e civile che ci porta dritti agli orrori della terra dei fuochi. Il tema delle ecomafie à la Saviano e la presenza di Salvatore Esposito rimandano immediatamente la memoria alla serie Gomorra, ma qui lo stile - che risente di un'impostazione narrativa giocata eccessivamente su singoli quadretti - è tutt'altra cosa, giocato in sordina, su un registro che non ammicca mai alla violenza da gangster movie, ma cerca di mostrare la dignità di persone calpestate dalla camorra.    

mercoledì 19 settembre 2018

La truffa del secolo (Carbone)

anno: 2017       
regia: MARCHAL, OLIVIER    
genere: noir    
con Benoît Magimel, Gérard Depardieu, Gringe, Idir Chender, Laura Smet, Michaël Youn, Dani, Patrick Catalifo, Moussa Maaskri, Carole Brana, Micky Sebastian, Catherine Arditi    
location: Francia
voto: 5    

Lo spunto di partenza del polar numero 5 firmato dall'ex poliziotto Olivier Marchal sta incollato alla crisi economica iniziata nel 2008 e non è affatto una cattiva idea. Dopo la firma del protocollo di Kyoto, nel 1997, fu istituita la Borsa del Carbonio, per ridurre i gas serra. Tra il 2008 e il 2009 un gruppo di truffatori mise su una gigantesca rete che approfittò di questa nuova situazione legislativa,  riuscendo a portare via all'Unione Europea e alla Francia, attraverso il sistema dei rimborsi, milioni di euro. La truffa del secolo (Carbone, nel titolo originale) parte proprio da qui: da un faccendiere (Magimel) che vede andare a picco l'azienda di famiglia ereditata dal padre e che faceva affari con la produzione del carbone. Per risanare i debiti, l'uomo fiuta l'occasione dei rimborsi, finendo in un giro criminale che lo porta a chiedere un anticipo di due milioni di euro a un malavitoso per poi creare una serie di società fittizie offshore, ciascuna delle quali avrebbe chiesto al governo francese i rimborsi per l'acquisto di pacchetti dell'eccedenza inquinante. Ma di mezzo c'è il ricchissimo suocero (Depardieu) dell'uomo in difficoltà, ebreo come lui, e la contesa del nipote.
Marchal continua a inseguire la vertigine di un film come L'ultima missione, licenziando tuttavia un film teso ma a tratti farraginoso e con una sottotrama - quella connessa al ruolo del suocero - piuttosto pretestuosa.    

lunedì 19 marzo 2018

Punto di non ritorno (Before the flood)

anno: 2016       
regia: STEVENS, FISHER  
genere: documentario  
con Leonardo DiCaprio, Bill Clinton, John Kerry (II), Barack Obama, papa Francesco, John Kerry, Al Gore    
location: Canada, Cina, Francia, India, Indonesia, Italia, Kiribati, Usa
voto: 5  

Se non vivi sulla luna, non credi al miracolo del sangue di San Gennaro e al terzo segreto di Fatima, se nessuno finora è riuscito a convincerti che l'Olocausto è stata un'invenzione sionista, è difficile che i contenuti di Punto di non ritorno ti possano suonare come una novità. Prima che arrivi il diluvio (universale) del titolo, prima che le profezie del trittico di Hieronymus Bosch che Leonardo DiCaprio aveva nella sua cameretta da ragazzino si avverino, l'uomo deve fare qualcosa per salvare il pianeta. È questa la missione del documentario fortissimamente voluto dall'attore premio Oscar per Revenant, che tra una ripresa e l'altra del film con Iñárritu (le 200 persone della troupe si sono dovute spostare di 15.000 chilometri per trovare altra neve...) è andato in giro per il mondo a intervistare esperti, politici e persone comuni per farsi un'idea a tutto tondo delle condizioni del pianeta, ricevendo udienza persino da Bill Clinton, Barack Obama e Papa Francesco. L'affresco, prodotto dal National Geographic con Martin Scorsese nel ruolo di produttore esecutivo, è quello di un pianeta che, tra deforestazioni, aumento della temperatura e dei livelli di biossido di carbonio e sovrappopolazione, si trova a un punto cruciale. Per cambiare rotta occorre mutare i nostri comportamenti di consumo, guardare all'ambiente quando si va alle urne e mirare alla decrescita felice: tutti aspetti ben noti a chi è sensibile alla tematica ecologista, ma tuttavia non necessariamente sufficienti per scalfire il negazionismo che, dopo biechi personaggi come il presidente della commissione ambientale del senato americano James Inhofe, ha trovato nuovi epigoni niente meno che in Donald Trump. Le folli politiche ambientali di quest'ultimo vanno nella direzione opposta a quella del trattato di Parigi e si sommano alle nefandezze derivate dagli allevamenti intensivi di bovini (rileggere Ecocidio di Rifkin), alle coltivazioni di olio di palma, alle sabbie bituminose, all'azione scorrettissima delle corporazioni petrolifere. Finché non si ridurranno i costi altissimi che queste politiche provocano in termini di degrado ambientale, i cataclismi meteorologici non potranno che aumentare, come dimostrano le sempre più frequenti inondazioni di Miami, dove il manto stradale è stato sollevato di diversi metri in tutta la zona costiera per arginare provvisoriamente il problema.
Encomio dunque per DiCaprio, ambasciatore per l'ambiente alle Nazioni Unite: peccato però che il film non aggiunga molto in termini di documentazione e di impatto visivo a una tematica che è ormai dibattuta anche nel cinema da un più di un trentennio, ossia da quel lavoro seminale che fu Koyaanisqatsi, e che ha trovato in Thrashed, The end of the line, L'incubo di Darwin e Una scomoda verità alcune delle espressioni più riuscite.    

sabato 17 febbraio 2018

Downsizing - Vivere alla grande

anno: 2017       
regia: PAYNE, ALEXANDER
genere: fantastico
con Matt Damon, Kristen Wiig, Christoph Waltz, Hong Chau, Udo Kier, Laura Dern, Neil Patrick Harris, Rolf Lassgård, Jason Sudeikis, Maribeth Monroe, Joaquim de Almeida, Don Lake, Yvonne Gaudry, Paul Mabon, Ingjerd Egeberg, Rose Bianco, Diana Krall, Kerri Kenney-Silver, Brigette Lundy-Paine, Kevin Kunkel, Dave Sokolowski, Tim Driscoll, Michael Heathcote, Margareta Pettersson, Warren Belle    
location: Norvegia, Usa
voto: 3

"Size is matter", diceva John Holmes. Lo sa bene un team di scienziati norvegesi, che ha trovato la soluzione contro la sovrappopolazione: rimpicciolire gli umani fino a farli arrivare a un'altezza di una dozzina di centimetri. Per questa via, le risorse del suolo, quelle petrolifere e quelle alimentari non scarseggerebbero più e la vita costerebbe enormemente di meno. Dopo avere tentennato, Paul Safranek (Damon), piccoloborghese con qualche difficoltà economica, decide di sottoporsi al trattamento insieme a sua moglie (Wiig), che però rinuncia all'ultimo momento. Paul si troverà così ad andare da solo a Leisureland, la comunità di lillupuziani sita in New Mexico (Swift docet), dove conoscerà una donna delle pulizie sciancata (Chau) e un viveur serbo edonista e festaiolo (Waltz).
Parte da un'idea ottima, peraltro nobilitata da una venatura ambientalista, l'ennesimo lavoro ambizioso e mediocre di Alexander Payne (Election, A proposito di Schmidt, Sideways, Paradiso amaro): due ore e un quarto di durata che dopo una manciata di minuti mostra la corda e comincia a procedere per accumulo su derive narrative intorcinate e pretestuose, dalle quali emerge una love story che nulla ha a che fare con lo spunto iniziale, coniugata con una riflessione meno che superficiale sulle derive settarie dell'ecologismo con tanto di moralismi un tanto al chilo. La quasi totale assenza degli insetti (possibile che la miniaturizzazione degli umani non trasformi in un enorme problema il rapporto con mosche e scarafaggi?) rende ancora più balorda l'intera operazione.    

mercoledì 4 gennaio 2017

Domani

anno: 2015   
regia: DION, CYRIL * LAURENT, MELANIE 
genere: documentario 
con Cyril Dion, Mélanie Laurent, Anthony Barnosky, Elizabeth Hadly, Vandana Shiva, Charles Hervé-Gruyer, Perrine Hervé-Gruyer, Olivier de Schutter, Thierry Salomon, Robert Reed (II), Jan Gehl, Rob Hopkins, Emmanuel Dron, Bernard Lietaer, David Van Reybrouck, Elango Rangaswamy, Barack Obama, Angela Merkel    
location: Danimarca, Finlandia, Francia, India, Islanda, Regno Unito, Usa
voto: 6 

Quando ha rivolto il suo sguardo sul futuro, il cinema ci ha abituati, attraverso la fantascienza, a terribili distopie. Cyril Dion e Melanie Laurent (l'attrice-regista già protagonista di film come Bastardi senza gloria e Treno di notte per Lisbona), registi del film, provano a invertire il percorso, andando in giro per il mondo per cercare di capire chi stia facendo cosa nel tentativo di rendere migliore la vita su questo pianeta. Dall'alimentazione all'energia, passando per economia e democrazia, fino all'educazione, Domani è un viaggio alla scoperta di realtà che sono concrete già oggi. Gli orti urbani di Detroit, città che ha perso il suo blasone di metropoli industriale, le pale eoliche dell'Islanda, le biciclette della Danimarca (dove appena un quarto della popolazione usa l'automobile), la reinvenzione del denaro in diversi paesi del mondo, la lotta al sistema di caste in India e la meraviglia dell'istruzione in Finlandia (capitolo che da solo vale l'intero film, tanto è sorprendente ciò che accade nelle scuole a quelle latitudini, con mensa e libri gratuiti per l'intera durata della scuola dell'obbligo) sono solo alcuni dei casi inventariati dagli autori in quasi due ore di un documentario alquanto convenzionale nell'impaginazione, servito da immancabili interventi di specialisti dei vari settori (su tutti, domina la perspicacia del solito Rifkin) ma appesantito da qualche inserto di troppo sul vagabondaggio della troupe intorno al mondo.
Comunque da vedere; in Francia, ha portato al cinema un milione di spettatori: un risultato eccezionale per un documentario.    

domenica 20 marzo 2016

Storie sospese

anno: 2015       
regia: CHIANTINI, STEFANO  
genere: drammatico  
con Marco Giallini, Maya Sansa, Alessandro Tiberi, Antonio Gerardi, Pietro Bontempo, Simonetta Solder, Giorgio Colangeli, Sandra Ceccarelli    
location: Italia
voto: 5  

Rimasto disoccupato dopo che una frana gli ha portato via un collega e ha costretto alla chiusura l'azienda per la quale lavorava, Thomas (Giallini), un esperto rocciatore, per mantenere la famiglia si vede costretto ad accettare un lavoro in Abruzzo offertogli da un costruttore senza scrupoli (Gerardi), responsabile della progrettazione di un traforo che sta mettendo a serissimo repentaglio la sicurezza di un intero paese, nel quale le case cominciano a creparsi e le condutture idriche a saltare. Thomas sarà costretto a scegliere tra etica e sopravvivenza.
Primo film impegnato per Stefano Chiantini (Forse sì... forse no..., L'amore non basta, Isole), che raccoglie in questa sua opera tutte la storia delle istanze lungamente inascoltate delle popolazioni vessate da una progettazione scriteriata di infrastrutture e quella di appaltatori senza scrupoli. Sineddoche della speculazione mafiosa che si nasconde dietro le grandi opere nonché dell'impermeabilità della politica alla voce della cittadinanza, la trama ha tuttavia uno sviluppo convenzionale, prevedibile, con personaggi - a cominciare dalla maestra interpretata come sempre in maniera inaccettabile dalla pessima Maya Sansa - che sono delle caricature a cui si accompagna una regia iperconvenzionale.   

mercoledì 29 luglio 2015

Promised Land

anno: 2012   
regia: VAN SANT, GUS Jr.
genere: drammatico
con Matt Damon, Frances McDormand, John Krasinski, Rosemarie DeWitt, Hal Holbrook, Benjamin Sheeler, Terry Kinney, Carla Bianco, Joe Coyle, Dorothy Silver, Titus Welliver, Lexi Cowan, Tim Guinee, Sara Lindsey, Frank Conforti, Garrett Ashbaugh, Jericho Morgan, Max Schuler, August G. Siciliano, Ken Strunk, Karen Baum, Gerri Bumbaugh, Johnny Cicco, Erin Baldwin, Kristin Slaysman, Andrew Kuebel, Matthew Ferrante, Justin Cook, Steven Craven, Bruce Craven, Gene Williams, Dan Anders, Lucas Black, Sandy Medred, Scoot McNairy, Carrington E. Vaughn, Cain Alexander, Joy de la Paz, Lennon Wynn, Payton Godfrey    
location: Usa
voto: 7

Steve Butler (Damon) lavora per la Global Crosspower Solutions, un gigante finanziario nel settore dei giacimenti di gas. Convinto di andare insieme alla collega Sue (MacDormand) a fare la solita sveltina attraverso cui, a gente povera in paeselli rurali depressi, vende promesse in cambio di pochi spiccioli, stavolta Steve si trova davanti all'opposizione di molti membri della cittadina, guidati da un anziano professore (Holbrook) e sorretti, in un secondo tempo, da un attivista di un'associazione ambientalista (Krasinski). La sconfitta del gigante sembra cosa fatta, quando arrivano i colpi di scena.
Ennesima variazione, stavolta in chiave ambientalista, sul tema Davide contro Golia (L'uomo della pioggia, Il diavolo veste Prada, Il giardino di Limoni, solo per citarne qualcuno), Promised land è il miglior film di Gus Van Sant. Tensione narrativa e spiazzanti ribaltamenti di fronte si alternano su un sostrato a forte caratura etica, nel quale serpeggia la trasognata elegia bucolica dell'inurbato capace di ritornare ai sani principi della vita di campagna. Capra docet.    

martedì 21 luglio 2015

Europe for Sale (Europa a vendre)

anno: 2014       
regia: PICHLER, ANDREAS   
genere: documentario   
location: Austria, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia
voto: 6   

La crisi cominciata nel 2008 ha, tra i moltissimi effetti collaterali, quello di avere nettamente ridimensionato la sovranità dei popoli. Al punto che molti governi europei si sono orientati verso la svendita del patrimonio pubblico per risanare i deficit di bilancio con cui politici sempre più dissennati e collusi con i poteri finanziari stanno facendo favori indicibili alle banche.
Andrea Pichler, già documentarista impegnato di Teorema Venezia, ricostruisce alcuni dei casi più clamorosi di tentativi di svendita - per fortuna, non sempre andati a buon fine - del patrimonio pubblico. Le montagne austriache, sulle quali un'azienda vorrebbe apporre il proprio nome in cambio di qualche centinaia di migliaia di euro; il palazzo della Marina a Place de la Concorde, a Parigi, che alcuni improvvidi finanziatori del Qatar avrebbero voluto trasformare in un albergo se non si fossero trovati davanti a una sommossa popolare; il patrimonio boschivo irlandese, che un governo poi dimissionario avrebbe voluto svendere per pochi soldi. In questa carrellata non poteva mancare l'Italia. Da noi il Governo Berlusconi nel 2002 aveva varato un piano per la messa all'asta di tutto il patrimonio immobiliare pubblico, Colosseo compreso, sul cui restauro ha poi messo la firma Diego Della Valle, in apparenza senza richieste di ritorni pubblicitari. Su sponde opposte una all'altra, anche Grecia e Germania si trovano nella stessa situazione. Se da una parte si è cercato di vendere i paradisi incontaminati di Corfù, dall'altra c'è voluta l'ennesima alzata di scudi da parte del popolo per evitare la dismissione del valore storico del muro di Berlino. Pregnante nei contenuti, il film inchiesta di Pichler è fragile nella forma, con la voce off dell'autore contraddistinta da un fastidioso rotacismo, e svogliato nell'assemblaggio dei materiali.    

domenica 17 maggio 2015

Zero rifiuti (The Clean Bin Project)

anno: 2010   
regia: BALDWIN, GRANT
genere: documentario
con Grant Baldwin, Jenny Rustemeyer, Chris Jordan, Charles Moore
location: Canada
voto: 7

Basterebbe vedere come si è trasformato il packaging della bambola Barbie tra il 1953 e il 2009 per capire quanto spazzatura, quanto superfluo, quanto indottrinamento al consumo, quanta superficialità, quanto edonismo venga veicolato attraverso le merci e quanto sia lontano, al contempo, lo spirito pauperista del dopoguerra e il rispetto per il pianeta. La Barbie del 1953 conteneva una scatola e una bambola; quella del 2009 una miriade di altri ammennicoli del tutto inutili, simbolo di un'opulenza effimera e vuota, fine a sé stessa. Per far fronte a questa e a moltissime altre forme di spreco, Jen e Grant, affiatata coppia canadese sensibile ai problemi ambientali, si lanciano una sfida sotto forma di gioco: passare un anno intero senza produrre rifiuti o, almeno, producendone il meno possibile. Il documentario girato dallo stesso Grant Baldwin è il diario scanzonato di quei 365 giorni passati a combattere contro imballaggi inutili, a produrre dentifricio e saponi artigianali, a scambiarsi "esperienze" più che oggetti in occasione del Natale, riutilizzando in quell'occasione le stesse borse di tela che girano da anni tra parenti. Il tutto è intervallato da animazioni nient'affatto banali, dalle chiose tutt'altro che magniloquenti degli specialisti e da un artista che ha fatto dell'esibizione dei numeri inimmaginabili legati ai rifiuti la propria cifra espressiva, il tutto presentato in una veste carica di umorismo. Un documentario da non perdere che si affianca ad altri - come Home, Waste land e Thrashed - che, nel corso dell'ultimo decennio, si sono sforzati di inviare un messaggio forte e chiaro all'indirizzo di chi continua a pensare che il pianeta potrà farcela da solo, senza bisogno di una radicale inversione di rotta.
Premiatissimo: Grand Prize al Gold Film Festival, Best Environmental Documentary Feature all'Atlanta DocuFest e Audience Choice al Reel Earth Film Festival.    

sabato 25 aprile 2015

Waste Land - La città dei rifiuti

anno: 2010   
regia: HARLEY, KAREN * WALKER, LUCY   
genere: documentario   
con Vik Muniz   
location: Brasile, Regno Unito, Usa
voto: 6,5   

Alla periferia di Rio de Janeiro c'è Jardim Gramacho, la più grande discarica del mondo. Montagne di rifiuti, miasmi irrespirabili, uccelli da tutte le parti. È lì che lavorano i catadores (da noi, forse, li chiameremmo accattoni), i raccoglitori di tutto ciò che in quelle montagne di immondizia c'è di riciclabile e, quindi, di rivendibile. Ed è a loro che l'artista brasiliano più quotato negli Stati Uniti, Vik Muniz, ha deciso di dedicare il progetto che costituisce l'ossatura di questo documentario: quello di creare opere d'arte gigantesche realizzando dei ritratti dei catadores composti interamente da materiali riciclati. Un progetto che ha l'ambizione di far conoscere al mondo la condizione di queste persone poverissime eppure dignitosissime e, in alcuni casi, persino gioiose, gente che, pur di non cedere alla tentazione della criminalità o a quella della prostituzione, si è letteralmente rimboccata le maniche. Un caso emblematico di come l'arte possa irrompere in maniera costruttiva sul sociale, al quale però non corrisponde una realizzazione filmica altrettanto rilevante: se le immagini girate nella discarica possiedono una potenza strabiliante e se le condizione abitative delle favelas, viste dall'interno, non possono che sembrarci raccapriccianti, sull'intera operazione aleggia un registro piagnucoloso, affettato, con troppe interviste di raccordo che, alla lunga, risultano essere una zavorra ridondante del flusso narrativo.    

mercoledì 18 febbraio 2015

Home - La nostra terra

anno: 2009   
regia: ARTHUS-BERTRAND, YANN  
genere: documentario  
location: Francia
voto: 6,5  

Comincia come una puntata di Superquark spiegandoci la nascita del pianeta Terra; poi vira verso un registro apocalittico e calligrafico, per consegnarci infine un congedo pieno di speranza: è un tripudio di contraddizioni questo documentario tanto sorprendente nella forma quanto didascalico e predicatorio nei contenuti. Già dai titoli di testa qualcosa stride: si parla dello stato di salute del pianeta, della sua vegetazione, della sua fauna e del suo clima ma gli sponsor sono Gucci, Yves-Saint-Laurent, Puma, Fnac e tanti altri ancora che non sono i massimi campioni di preservazione del pianeta e di rispetto ambientale. Per due terzi, tuttavia, il film sorprende per l'inusitata e strepitosa qualità delle immagini: tutte riprese aeree che a tratti trasformano il paesaggio terrestre in quadri pittorici astratti, in geometrie imprevedibili, in cromatismi sfolgoranti. Mentre gli spazi così diversi ritratti in più di 50 paesi diversi si susseguono accostando meridiani e paralleli dell'intero globo terracqueo e formando un mirabile mosaico, la monotona voce off che le accompagna riporta commenti, cifre, dati, premonizioni che ormai dovrebbero essere noti a tutti, a dispetto della disinformazione e della controffensiva degli anti-ambientalisti: foreste che scompaiono a ritmi vertiginosi, ghiacci che sono diminuiti del 40% in appena 40 anni, popolazioni indigenti e città come Dubai che sono la massima espressione del verbo plutarchico, specie animali che si estinguono, fiumi che non scorrono più.
Ma a fronte di tante nefandezze e di tanto scempio c'è un'umanità sensibile che cerca di recuperare terreno, che tenta di invertire la rotta, che traccia un segno di speranza per il domani. Didascalico, retorico, magniloquente, il documentario prodotto da Luc Besson nonostante tutte le contraddizioni si lascia apprezzare per il fascino indiscutibile di immagini mai viste e per lo schieramento palesato, collocandosi nel solco del riuscito Una scomoda verità.    

mercoledì 20 agosto 2014

Peak. Un mondo al limite

anno: 2011   
regia: LANG, HANNES  
genere: documentario  
location: Austria, Francia, Italia
voto: 4  

Mentre i ghiacciai si sciolgono e il bosco sale verso le vette delle montagne, mangiando il prato dove i pastori hanno fatto pascolare il bestiame per anni, qual è la preoccupazione di tecnici e ingegneri? Quello di inventare sistemi sempre più sofisticati per garantire ogni anno agli sciatori di Italia, Austria e Francia (e non solo, ovviamente, ma il documentario si ferma a questi tre paesi) di continuare a praticare la loro attività grazie alla neve artificiale. Sicché è tutto un dispiego di strutture enormi per creare bacini artificiali, teli ciclopici per ricoprire le vette e inondarle di neve fasulla. Il documentario di Hannes Lang mette sostanzialmente in scena il contrasto tra la montagna come necessità di sopravvivenza e la montagna come puro loisir. Gli sciatori, ai quali andrebbe sempre ricordato l'apoftegma di Gaber su Gli inutili ("Ci dev'essere uno strano godimento a sentirsi inutili, perché sono tutti più allegri, più ottimisti e tutti via a sciare e vela, windsurf, equitazione, golf… bello! Secondo me per essere bravi in quegli sport lì non è che bisogno essere proprio imbecilli, però aiuta!"), sono i beneficiari di un mondo che è l'apoteosi della finzione: alberghi all'ultimo grido desolati d'estate e brulicanti di persone d'inverno, piste innevate in mezzo alla terra nuda, turbine che gettano neve a tonnellate: il tutto per far divertire questo esercito di beoti che producono un'impronta antropica colossale ma che poi si purificano la coscienza iscrivendosi a Greenpeace o facendo le guide scout.    

sabato 26 luglio 2014

Trashed. Verso rifiuti zero

anno: 2013   
regia: BRADY, CANDIDA
genere: documentario
con Jeremy Irons
location: Francia, Indonesia, Islanda, Libano, Regno Unito, Usa, Vietnam
voto: 8

Più di una volta ho avuto sgradevoli diverbi con amici e parenti sul tema dell'immondizia. "Sei fissato", "la differenziata non serve a nulla, tanto va tutto in discarica", "non ho spazio dove mettere il vetro e la plastica" erano le risposte più comuni che ricevevo. Dopo la visione dell'ottimo film della documentarista inglese Candida Brady ho pensato che a chi si ostina tanto ottusamente a rifiutare il proprio contributo per la salvaguardia di questo pianeta in allarmante pericolo dovrebbe essere imposta la visione di Trashed con il metodo Ludwig a cui venne sottoposto il drugo Alex di Arancia meccanica: occhi spalancati in maniera coatta e visione ripetuta a gogo.
Forse così gli appassionati dell'usa e getta, i barricaderi del consumismo spinto "tanto poi ci penserà la tecnologia" riuscirebbero a capire qualcosa. Innanzitutto, che negli ultimi 150 anni, come argomenta il film al quale Jeremy Irons si è prestato come testimonial e Virgilio nel mondo della spazzatura, i rifiuti prodotti sono completamente cambiati: prima avevamo quelli naturali, che in tempi relativamente brevi si biodegradavano. Nell'ultimo secolo e mezzo l'uomo ha prodotto una quantità ingente di metalli pesanti, sostanze radioattive, plastiche di ogni genere. La tecnologia ha cambiato le parole - da "inceneritore" a "termovalorizzatore" - ma non i fatti: le diossine che piovono sull'ambiente entrano nelle viscere degli animali che mangiamo e producono danni incalcolabili sui feti (alcune immagini di bambini con pesantissime malformazioni sono una bordata micidiale in pieno stomaco) e sulla nostra salute, aumentando esponenzialmente i rischi di tumori. Cose che molti di noi sanno, direte. Giusto. Ma a fare la differenza, però, sono i dati e le testimonianze puntualissime degli esperti chiamati in causa dalla Brady. Dati che non lasciano scampo: la plastica dei nostri oceani è ormai in quantità incomparabilmente superiore rispetto a quella del fitoplancton che si trova alla base della catena alimentare marina, con buona pace di chi, come Claude Allegre - autore di un libro seminale come Economizzare il pianeta, di cui raccomando la lettura - vedeva negli oceani dei potenziali "purificatori infiniti". Per fortuna c'è anche qualche caso virtuoso, come la città di San Francisco, che con il suo 75% di riciclaggio sta andando verso un'economia a rifiuti zero. La strada che dovremmo imboccare tutti.    

lunedì 7 luglio 2014

Snowpiercer

anno: 2013   
regia: BONG, JOON-HO 
genere: fantascienza 
con Chris Evans, Tilda Swinton, Jamie Bell, Ed Harris, Luke Pasqualino, John Hurt, Alison Pill, Octavia Spencer, Ewen Bremner, Tómas Lemarquis, Kang-ho Song, Kenny Doughty, Steve Park, Adnan Haskovic, Paul Lazar, Clark Middleton, Ah-sung Ko, Emma Levie, Vlad Ivanov, Jim High, Igor Juric, Kojo Asiedu, Sean Connor Renwick, Brian Colin Foley, Marcanthonee Reis, Joseph Bertót, Peter Hallin, Kendrick Ong, Tyler John Williams, Griffin Seymour, Ana Braun, Luna Sophia Bar-Cohen, Haruna Honcoop 
location: Corea del Sud
voto:7

Anno 2031. I pochi umani sopravvissuti a una glaciazione causata dagli squilibri ambientali provocati dall'uomo sono costretti a vivere in un enorme treno che è anche un ecosistema autosufficiente che gira in moto perpetuo intorno al mondo, segnando lo scorrere degli anni con il passaggio sopra un pericolosissimo ponte sospeso. In coda ci sono i reietti della società, stipati in condizioni impossibili, sottoposti continuamente a minacce e a torture, costretti a mangiare disgustose tavolette ricavate da una mistura di insetti e altre schifezze. Più ci si sposta verso la testa del treno, migliori diventano le condizioni dei viaggiatori perenni, fino allo sfarzo della locomotiva. Uno dei paria dei vagoni di coda (Evans), determinato ad arrivare fino alla locomotiva per sfidare il proprietario del treno (Harris), organizza una ribellione che richiederà ingenti perdite umane. Nel frattempo, la pianificazione demografica continua a suon di morti ammazzati.
Da una magnifica idea tratta dal fumetto francese 'Le Transperceneige', una metafora della possibile condizione umana del futuro forse un po' corriva (alla verticalità si sostituisce l'orizzontalità del treno), ma certamente intrigante nella realizzazione. La visione hobbesiana di un mondo di sopravvissuti costretti a torture, delazioni e lotte di classe trasformate in guerre ha mordente, ma perde credibilità nell'infrangersi tra virate grottesche ed eccessi di violenza tipici del cinema dell'estremo oriente. Distopia fantascientifica comunque seminale, alla quale manca un finale all'altezza.    

giovedì 26 dicembre 2013

Checosamanca

anno: 2007       
regia: BELLOSI, CHIARA * BERRINI, MARCO * CERASUOLO, ENRICO * CRESSATI, FRANCESCO * D'AMBROSIO, ANDREA * FERGNACHINO, SERGIO * PARENTI, MARTINA * ROHRWACHER, ALICE * ROMAGNA, EMILIA * SEGRE, ANDREA * ZUCCHI, NICOLA 
genere: documentario 
location: Italia
voto: 4,5

Che cosa manca al Paese Italia provano a raccontarcelo alcuni giovanissimi registi che girano lo stivale da Nord a Sud a caccia dei problemi che coinvolgono direttamente la popolazione del belpaese. Dalla Calabria, dove un ragazzo si costruisce una specie di giardino privato rovistando nella discarica locale, fino alla delibera che approva la costruzione di una zincheria in Veneto, passando per i problemi della sanità, della ricerca, della tutela legale dei meno abbienti, della privatizzazione dell'acqua e altro ancora, gli episodi si susseguono senza soluzione di continuità (forse è per questo che il titolo del film è scritto tutto attaccato), con momenti più interessanti ed altri decisamente ripetitivi, a servizio di un'impronta documentaristica che esprime un appezzabile impegno sociale ma che è ancora fortemente vincolata al bigino di genere e piuttosto acerba.    

sabato 27 luglio 2013

La Quinta Stagione (La cinquième saison)

anno: 2012       
regia: BROSENS, PETER * WOODWORTH, JESSICA
genere: grottesco
con Aurélia Poirier, Django Schrevens, Sam Louwyck, Gill Vancompernolle, Robert Collinet, Bruno Georis, Nathalie Laroche, Damien Marchal, Véronique Tappert, Peter Van den Begin
location: Belgio
voto: 3,5

Si corre sempre il rischio di passare per dei bifolchi nello stigmatizzare i film dei nipotini di Terrence Malick e Michelangelo Antonioni. Ma siamo alle solite: come si fa a imbastire un film con un'ideuzza nemmeno tanto malvagia (il rito propiziatorio per un inverno mite va a vuoto, la terra e la natura si ribellano e non offrono più cibo né risorse, la popolazione si disgrega ed emergono i peggiori istinti belluini, memoria de Il tempo dei lupi di Haneke) puntando soltanto sulla potenza suggestiva delle immagini? A vedere il terzo film della trilogia che Peter Brosens e Jessica Woodworth hanno dedicato al rapporto tra uomo e natura (gli altri due erano girati in Perù e Mongolia) si ha l'impressione di non essere più nella settima arte, ma in un territorio di confine tra il documentario, la fotografia e la pittura, in una sorta di estenuante tentativo di riportare Bosch o Bruegel su pellicola. Le moltissime immagini (per lo più statiche) di indiscutibile fascino sono assemblate secondo criteri inattingibili e l'unico elemento che funge da guida a questo film estremamente cerebrale sembra essere l'alternarsi delle stagioni, contrappuntato dal progressivo inaridimento della terra e delle relazioni umane. La morale? Quando le cose vanno male, a farne le spese sono sempre i più deboli. Bella scoperta.    

giovedì 18 luglio 2013

The End Of The Line - Al capolinea

anno: 2009   
regia: MURRAY, RUPERT
genere: documentario
location: Canada, Cina, Giappone, Hong Kong, Italia, Lussemburgo, Malta, Perù, Regno Unito, Senegal, Usa
voto: 8,5

Cosa pensereste se nel vostro ristorante di fiducia vi dovesse capitare di trovare nel menù carne di leopardo o di elefante bianco? È la domanda che dovrebbero porsi i tanti consumatori di tonno rosso o di altre specie ittiche in via di estinzione, il cui comportamento d'acquisto è regolato dalla diversa visibilità dei dati (è possibile stimare il numero di pesci che nuotano negli oceani? Qualcuno ci ha provato…). Partendo da un'inchiesta appassionata di Charles Clover, poi diventata un libro, il film di Rupert Murray ci racconta le cause che ormai ci stanno rapidamente portando ad esaurire le potenziali risorse per sfamarci, quelle fornite dal pesce, appunto, che si potrebbero esaurire nel 2048. La prima a salire sul banco degli imputati è la pesca a strascico, che - grazie a tecnologie avanzatissime e a megapescherecci incredibilmente evoluti - riesce a catturare quantità incredibili di pesce a danno dei fondali. Le conseguenze sono molte: dagli squilibri creati dall'azione umana sulla fauna marina (prede che si moltiplicano a dismisura perché mancano i predatori), passando per il disastro avvenuto in Canada nel 1992, quando da un giorno all'altro 40.000 persone si trovarono senza lavoro dopo che il merluzzo fu decimato, proseguendo per la proliferazione di meduse e vermi d'acqua, fino all'effetto serra dovuto al fatto che è dimostrato che le deiezioni dei pesci aiutano a trattenere l'anidride carbonica nel mare. I governi se ne fregano e noi italiani, naturalmente, ci distinguiamo per "astuzia" e spregio delle regole, mandando persino gli aerei a pedinare gli spostamenti dei tonni sopra i cieli di Lampedusa per poi segnalarli ai pescherecci. Se solo si riuscisse a capire che finché la Mitsubishi (avete letto bene: l'azienda che produce automobili e tecnologie) rimarrà la più grande industria nella pesca di tonno rosso al mondo e fino a quando i governi continueranno a non dire nulla sulla concorrenza tra megapescherecci e le piroghe dei pescatori dei paesi del Terzo Mondo, niente potrà cambiare e le riserve ittiche che avrebbero potuto soddisfare il fabbisogno alimentare di una popolazione umana in crescita arriveranno al capolinea.
Merito al regista e ai tanti esperti intervistati per averci segnalato un problema parzialmente nascosto e per averlo fatto con immagini forti e scene di caccia in mare che fanno chiudere lo stomaco.
Da rivedere, sul tema degli scempi compiuti dall'uomo in mare, altri due ottimi documentari: L'incubo di Darwin e The cove.    

domenica 14 aprile 2013

La città ideale

anno: 2012       
regia: LO CASCIO, LUIGI
genere: noir   
con Luigi Lo Cascio, Roberto Herlitzka, Massimo Foschi, Luigi Maria Burruano, Alfonso Santagata, Catrinel Marlon, Aida Burruano, Barbara Enrichi, Silvia Luzzi, Manuel Zicarelli
location: Italia
voto: 7

La città ideale è Siena, dove Michele (Lo Cascio), architetto quarantenne, è arrivato dalla Sicilia da una decina d'anni e nella quale sembra avere trovato quel rispetto per l'ambiente che è la sua ossessione. Michele vive a impatto zero, costringe i colleghi dello studio presso il quale lavora alle sue stesse acrobazie ecologiste ma riesce a guadagnarsi la stima di tutti grazie alla sua bravura. La sua vita cambia la notte in cui, per fare un favore a un amico, prende nuovamente l'automobile (rigorosamente elettrica) dopo 8 anni che non guidava. Nel recarsi sul luogo dell'appuntamento, rinviene il corpo di un uomo in fin di vita che risulta poi essere uno dei personaggi più in vista della città. Catapultato sulle prime pagine dei giornali come eroe, in un battibaleno Michele viene degradato al ruolo di inquisito. Da qui si apre per lui una disavventura giudiziaria dai toni kafkiani che lo condurranno con ostinazione a dire la sua verità con una dose di incolmabile ingenuità.
Al suo primo film da regista, Lo Cascio firma un film ambiziosissimo, che rivela già una rande maturità espressiva, dialoghi sapidi e grande creatività visiva, e che sembra essere un apologo sui temi della responsabilità e della verità. Il suo noir surreale è un thriller dell'anima carico di simbolismi (spesso irrisolti) e squarci onirici, molto vicino a Una pura formalità di Tornatore, nel quale tanto è il pregio dei singoli pezzi, tanto è caduca la struttura complessiva, schiacciata da un eccesso di ambizione che fatica a cucire le tantissime intuizioni tra di loro. E così rimangono tra l'opaco e l'ellittico i rimandi alla figura paterna, quelli al tema pittorico della cattura, la figura della ragazza a cui affitta l'appartamento, la sua stessa ossessione contro gli sprechi. L'insieme sembra incardinarsi in un racconto nel quale la sensibilità ambientale diventa il sintomo urgente di un'etica della responsabilità che fa a pugni con il truce pragmatismo delle aule di tribunale, salvo doversi richiedere, dopo una così lunga odissea: lo rifarei?
Premio Arca Cinemagiovani come miglior film italiano alla 27. settimana internazionale della critica (Venezia, 2012).