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sabato 25 giugno 2016

Pecore in erba

anno: 2015   
regia: CAVIGLIA, ALBERTO  
genere: grottesco  
con Davide Giordano, Anna Ferruzzo, Omero Antonutti, Bianca Nappi, Mimosa Campironi, Alberto Di Stasio, Lorenza Indovina, Francesco Russo, Niccolò Senni, Paola Minaccioni, Marco Ripoldi, Josafat Vagni, Massimiliano Gallo, Carolina Crescentini, Vinicio Marchioni, Antonio Zavatteri, Massimo De Lorenzo, Francesco Pannofino, Tommaso Mercuri, Valerio Cerullo, Manuel Mariani, Francesco Arca, Corrado Augias, Tinto Brass, Gianni Canova, Claudio Cerasa, Ferruccio De Bortoli, Giancarlo De Cataldo, Elio, Fabio Fazio, Carlo Freccero, Gipi (Gian Alfonso Pacinotti), Linus, Giancarlo Magalli, Enrico Mentana, Giulia Michelini, Vittorio Sgarbi, Kasia Smutniak, Mara Venier    
location: Italia
voto: 7  

Nel 2006 l'improvvisa scomparsa del giovane Leonardo Zuliani (Giordano), attivista infaticabile per i diritti di espressione dell'antisemitismo, mette l'Italia in subbuglio. Si susseguono manifestazioni in tutto lo stivale, le televisioni ne danno notizia incessantemente, si interrogano esperti di media, sociologi, psicologi, critici letterari, mentre le autorità internazionali si mobilitano sul caso. Già, perché Leonardo Zuliani, protagonista anche di  un biopic che ne ricostruisce le gesta (Paura d'odiare), è l'emblema della lotta radicale agli ebrei. Inventore di una tastiera speciale (la hateboard) per insultare in automatico sui social, di un kit per bruciare la bandiera israeliana, sommo stratega da stadio capace di eludere la sorveglianza dei celerini sugli striscioni a suon di anagrammi ("ebreo trippone crepa" è quello di "troppe pecore in erba"), Zuliani diventa l'eroe santificato di un mondo interamente alla rovescia, oggetto di un'agiografia che passa indistintamente dalla bocca della madre e della sorella a quella degli amici d'infanzia o agli esponenti della Lega Nerd (sic).
L'idea di Alberto Caviglia, trentenne romano ebreo con una laurea in filosofia, porta al parossismo il linguaggio del politicamente scorretto che ha già in Sasha Baron Cohen uno dei suoi alfieri più illustri. La realizzazione è impeccabile, piena di inventiva, realizzata come un mockumentary fatto di testimonianze, interviste ad esperti (Corrado Augias, Tinto Brass, Gianni Canova, Claudio Cerasa, Ferruccio De Bortoli, Giancarlo De Cataldo, Elio, Fabio Fazio, Carlo Freccero, Linus, Giancarlo Magalli, Enrico Mentana, Vittorio Sgarbi, Kasia Smutniak e Mara Venier compaiono nei panni di loro stessi, tutti ugualmente credibili), footage, trovate esilaranti come quella della New Bible Redux, che fa scomparire i riferimenti agli ebrei dalla Bibbia. Il problema del film è quello di abbordare spesso la battuta di grana grossa, di lasciarsi attrarre dalla corriva viralità del web, di aggirarsi sempre sugli stessi stereotipi antisionisti e di dilatare spasmodicamente l'idea da barzelletta che gli sta dietro. Ma il film sprizza intelligenza, ha coraggio e chissà che Caviglia, maturando, non ci proponga in futuro un vero capolavoro.    

sabato 9 agosto 2014

L'arrivo di Wang

anno: 2011   
regia: MANETTI BROS. (Antonio & Marco Manetti)   
genere: fantascienza   
con Ennio Fantastichini, Francesca Cuttica, Juliet Esey Joseph, Antonello Morroni, Li Yong, Jader Giraldi, Rodolfo Baldini, Furio Ferrari, Angelo Nicotra, Massimo Triggiani, Carmen Giardina, Marco Iannitello, Claudio Lullo   
location: Italia
voto: 6   


A una giovane interprete romana (Cuttica) viene chiesto di prestarsi con urgenza a una traduzione dal cinese. Condotta in un luogo segretissimo, la ragazza si trova davanti a un alieno che manifesta intenzioni assolutamente pacifiche. Incalzato dall'agente segreto che dirige l'operazione (Fantastichini), l'extraterrestre continua a fornire sempre le stesse risposte a dispetto delle torture. L'interprete invoca Amnesty International, la tenzone va avanti fino a quando non scatta un segnale d'allarme che spariglia le carte prima del colpo di scena finale.

Ennesima prova di cinema eterodosso e ultra-low budget che coraggiosamente si avventura sugli effetti speciali (decisamente più vicini al cinema di Melies che a quello di Peter Jackson) andando a risparmiare su un cast che, con l'eccezione di Fantastichini, non è assolutamente all'altezza. Quanto ai contenti, l'apologo sulla xenofobia vira su un finale piuttosto frettoloso e che non ti aspetti.    

mercoledì 10 ottobre 2012

Padroni di casa

anno: 2012       
regia: GABBRIELLINI, EDOARDO
genere: drammatico
con Valerio Mastandrea, Elio Germano, Gianni Morandi, Valeria Bruni Tedeschi, Francesca Rabbi, Mauro Marchese, Lorenzo Rivola, Alina Gulyalyeva, Giovanni Piccinini
location: Italia
voto: 7

Si apre e si chiude con due testimonianze fortuite - la prima vera, la seconda falsa - l'opera numero due di Edoardo Gabbriellini, giovane attore-regista noto al grande pubblico più per aver interpretato la parte del protagonista in Ovosodo di Virzì che non per il trascurabile film d'esordio, B.B. e il cormorano.
I padroni di casa qui sono i montanari dell'Appennino tosco-emiliano, gente schiva e sospettosa, che non vede di buon occhio l'arrivo in paese di due fratelli carpentieri romani, uno istituzionalista (Germano), l'altro più creativo e problematico (Mastandrea). I due sono in trasferta per piastrellare la terrazza di un divo della canzone uscito di scena da un decennio (Morandi, tornato al cinema in gran forma dopo un'assenza durata ben 42 anni) per assistere la moglie in carrozzina ortopedica (Bruni Tedeschi, che finalmente ottiene una parte consona alla sua vocazione da soprammobile, senza avere neppure una battuta). Il cantante sta progettando il rientro e mentre il lavoro procede tra intoppi e incomprensioni, per i due forestieri la vita si complica fino a un tragico finale.
Autore anche del soggetto, Gabbriellini compie un balzo in avanti rispetto alla sua acerba opera precedente, con una sorta di western rurale che esplora il leghista nascosto che è in noi. La doppia coppia (fratelli e coniugi) è ben disegnata, qualche ellisse narrativa apre varchi interpretativi sulle possibili ragioni del rapporto contraddittorio che il cantante ha con la moglie ma aiuta anche a generare squarci di forte tensione e la sfera antropologica, dominata - a partire dalla metafora del lupo che campeggia anche sulla locandina promozionale - da una lettura hobbesiana dei rapporti tra individui, è costruita con sagace verismo. A Padroni di casa, però, manca un tocco di originalità: siamo tra Il vento fa il suo giro e Cane di paglia, con un finale che forse punta troppo sul colpo ad effetto e al quale nemmeno Mastandrea, co-autore del copione e che come interprete sfondera l'ennesima prova magistrale, sembra credere fino in fondo.    

giovedì 4 marzo 2010

Gli uccelli (The birds)

anno: 1963   
regia: HITCHCOCK, ALFRED   
genere: horror   
con Rod Taylor, Tippi Hedren, Jessica Tandy, Suzanne Pleshette, Veronica Cartwright, Ruth McDevitt, Lonny Chapman, Richard Deacon, Ethel Griffies, Malcolm Atterbury, Joe Mantell, Elizabeth Ylson, John McGovern, Charles McGraw, Bill Quinn, Karl Swenson, Doodles Weaver, Doreen Lang    
location: Usa
voto: 8   

A Bodega Bay, dalle parti di S. Francisco, stormi di uccelli - per lo più corvi e gabbiani - aggrediscono la popolazione locale con inaudita ferocia. L'avvocato Mitch Brenner (Tayor) fa del suo meglio per mettere al riparo i suoi cari e la neo-fidanzata (Hedren).
Primo e unico spostamento di Hitchcock sul terreno del thriller psicologico a un passo dal genere horror, Gli uccelli mette in pellicola un racconto di Daphne Du Maurier. Le scene di puro terrore, soprattutto se commisurate all'epoca, sono ottimamente confezionate e la chiave metaforica del racconto suggerisce il tema della xenofobia: gli uccelli si scatenano quando nella cittadina arriva una forestiera (la Hedern, appunto) con due pappagallini al seguito. Le musiche di Bernard Hermann sono efficacissime e puramente rumoristiche, la recitazione della Hedren è imbarazzante.    

venerdì 19 dicembre 2008

Come Dio comanda

anno: 2008       
regia: SALVATORES, GABRIELE
genere: noir
con Filippo Timi, Elio Germano, Fabio De Luigi, Alvaro Caleca, Angelica Leo, Linda Bobbo, Alessia Bellotto, Alessandro Bressanello, Giuseppe Cristiano, Franco De Maestri, Andrea De Nori, Ludovica Di Rocco, Giovanni Franzoni, Vasco Mirandola, Rita Pirro, Stefano Rota, Valentina Sussi
location: Italia
voto: 2

In una notte di pioggia, nella provincia friulana un borderline disadattato e visionario (Germano) insegue una ragazza in motorino (Leo), tenta un amplesso in mezzo a un bosco e in un "impeto amoroso" la uccide. Sconvolto, chiama Rino (Timi), l'unico amico che ha, un altro disadattato con esoftalmo, razzistissimo e filonazista che vive in una stamberga col figlio quattordicenne (Caleca), pressato dai servizi sociali che giustamente vorrebbero toglierglielo. Nel caos della situazione Rino finisce accidentalmente in coma. Accorso sul posto e ignaro dei fatti, suo figlio crede che la ragazza sia morta per colpa sua.
Bisogna avere una particolare vocazione teologica per vedere un film dove compare la parola dio nel titolo, dove uno tre dei protagonisti si chiama Cristiano e dove un altro vive in una casa che è un presepe perenne. Peccato che poi si esca dal cinema smoccolando dopo aver visto questa pellicola dietro la quale convergono i due re Mida al contrario del cinema italiano, gli apostoli del cinema pattumiera: Elio Germano e Niccolò Ammaniti. Già, perché se il primo si presta soltanto a interpretare opere immonde con una recitazione costantemente sopra le righe e un'impostazione vocale da coro delle voci bianche (Ultimo stadio, Liberi, Il passato è una terra straniera), dai soggetti del secondo - scrittore molto in voga tra la plebaglia dei lettori - sono scaturite perle come Branchie, Il siero della vanità e L'ultimo capodanno (ma a onor del vero Io non ho paura si poteva salvare). Va detto  che - fatta eccezione per il cast - la confezione è notevole e che i movimenti di macchina sono tutt'altro che banali ma per fare del cinema d'autore ci vogliono anche delle buone storie e rovistare nel torbido con la pretesa di fare del verismo può portare a opere come questa, inverosimili e senza capo né coda.    

venerdì 13 luglio 2007

Il vento fa il suo giro

anno: 2007   
regia: DIRITTI, GIORGIO  
genere: drammatico  
con Thierry Toscan, Alessandra Agosti, Dario Anghilante, Giovanni Foresti, Caterina Damiano, Giacomino Allais, Daniele Mattalia, Ines Cavalcanti, Kevin Chiampo, Frederique Chiampo, Emma Giusiano, Bruno Demaria, Angelo Martelli, Nadia Belliardo, Bruno Manzo, Piero Tomassino, Giuseppe Rinaudo, Lidia Ellena, Vittorio Luciano, Sergio Piasco, Bernardo Giaime  
location: Italia
voto: 8,5

Un ex professore passato a fare il pastore e a produrre formaggi (Toscan) lascia la sua residenza sui Pirenei - dove stanno per costruire una centrale nucleare - per spostarsi, con la bellissima moglie e i tre piccoli figli, a Chersogno, un paesino del Monviso di pochissime anime, dove si parla ancora la lingua d'Oc. L'arrivo del forestiero è visto con diffidenza da alcuni, come un'occasione per una maggiore vitalità da altri, vicesindaco in testa. Sarà la diffidenza, che si concretizzerà in perfidia e sabotaggi, ad avere la meglio e a costringere il pastore e la sua famiglia ad abbandonare il paese.
Con un piccolo miracolo produttivo realizzato anche grazie alla amichevole partecipazione degli abitanti di Chersogno, l'esordiente Diritti - un passato da documentarista - firma un magnifico film sulle contraddizioni delle piccole comunità, sulla xenofobia come tratto culturale. Siamo dalle parti del cinema di Olmi e di Piavoli, meno incline ad estetismi e lirismi e più sociologico, parlato in tre lingue (italiano, occitano e francese), realista, sorretto da una sceneggiatura non troppo rigida, con sprazzi di autentica poesia.
Nel 2006 ha vinto la Rosa Camuna d'oro al Bergamo film meeting.    

sabato 9 dicembre 2006

Cane di paglia (Straw dogs)

anno: 1971   
regia: PECKINPAH, SAM 
genere: thriller 
con Dustin Hoffman, Susan George, Peter Vaughan, T.P. McKenna, Del Henney, Jim Norton, Donald Webster, Peter Arne, Cherina Mann, Ken Hutchison, David Warner, Sally Thomset, Michael Mundell, Colin Welland, Len Jones, Robert Keegan, June Brown, Chloe Franks 
location: Regno Unito
voto: 8,5

Per approfondire i suoi studi, un professore americano di matematica (Hoffman) si trasferisce con la moglie in un'isolata casa della Cornovaglia. La donna diventa ben presto l'oggetto del desiderio dei bulli di paese i quali, dopo avere impiccato il gatto della coppia e stuprato la donna, non contenti danno l'assedio all'abitazione per linciare lo scemo del paese che si è rifugiato proprio lì. Subiranno una vendetta di proporzioni omeriche.
Con lo stile che gli è proprio, asciutto e aspro, Peckinpah firma un lungometraggio di sapore hobbesiano dove l'odio serpeggia a tutti i livelli. Ambiguo nel messaggio e vagamente fascistoide nei contenuti, Cane di paglia è però un thriller che cresce minuto dopo minuto e che sembra volerci dire che nella lotta per la sopravvivenza la testa supera i muscoli. Hoffman in stato di grazia.