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lunedì 19 aprile 2021

The Wizard of Lies

anno: 2017
regia: BARRY LEVINSON
genere: drammatico
con Robert De Niro, Michelle Pfeiffer, Lily Rabe, Kristen Connolly, Hank Azaria, Nathan Darrow, Alessandro Nivola, Kathrine Narducci
location: USA
voto: 7,5

La più grande truffa finanziaria della storia americana ha come protagonista Bernie Madoff, un bagnino ebreo diventato il presidente del Nasdaq. Proprio così: presidente del Nasdaq. Un essere talmente malvagio da essere paragonato a Ted Bundy, il serial killer che dormiva a fianco delle teste mozzate delle sue vittime. Lo schema Ponzi applicato da Madoff arrivò alla cifra impensabile di 65 miliardi di dollari: un castello di carte costruito coinvolgendo moglie (una sempre bellissima, ma scheletrica Michelle Pfeiffer), fratello e figli, tutti ignari, tutti abilmente manipolati, tutti vessati dalla sua tirannia.
Il notevolissimo film di Barry Levinson (uno dei suoi migliori, con Good Morning, Vietnam) è il racconto - attraverso l'espediente narrativo di una lunga intervista in carcere - del momento in cui quel castello di carte venne giù, coincidendo con l'enorme crisi finanziaria del 2008. È anche la storia - girata benissimo - di un'autentica nemesi (i figli non gli sopravvissero), frutto di una truffa perpetrata per decenni con mefistofelica determinazione. Qualche lungaggine avrebbe potuto forse essere sacrificata, ma le due ore e un quarto scorrono comunque che è una bellezza, quasi tutte sulle spalle di un Robert De Niro tornato a giganteggiare dopo una serie di filmetti da strapazzo.

mercoledì 19 settembre 2018

La truffa del secolo (Carbone)

anno: 2017       
regia: MARCHAL, OLIVIER    
genere: noir    
con Benoît Magimel, Gérard Depardieu, Gringe, Idir Chender, Laura Smet, Michaël Youn, Dani, Patrick Catalifo, Moussa Maaskri, Carole Brana, Micky Sebastian, Catherine Arditi    
location: Francia
voto: 5    

Lo spunto di partenza del polar numero 5 firmato dall'ex poliziotto Olivier Marchal sta incollato alla crisi economica iniziata nel 2008 e non è affatto una cattiva idea. Dopo la firma del protocollo di Kyoto, nel 1997, fu istituita la Borsa del Carbonio, per ridurre i gas serra. Tra il 2008 e il 2009 un gruppo di truffatori mise su una gigantesca rete che approfittò di questa nuova situazione legislativa,  riuscendo a portare via all'Unione Europea e alla Francia, attraverso il sistema dei rimborsi, milioni di euro. La truffa del secolo (Carbone, nel titolo originale) parte proprio da qui: da un faccendiere (Magimel) che vede andare a picco l'azienda di famiglia ereditata dal padre e che faceva affari con la produzione del carbone. Per risanare i debiti, l'uomo fiuta l'occasione dei rimborsi, finendo in un giro criminale che lo porta a chiedere un anticipo di due milioni di euro a un malavitoso per poi creare una serie di società fittizie offshore, ciascuna delle quali avrebbe chiesto al governo francese i rimborsi per l'acquisto di pacchetti dell'eccedenza inquinante. Ma di mezzo c'è il ricchissimo suocero (Depardieu) dell'uomo in difficoltà, ebreo come lui, e la contesa del nipote.
Marchal continua a inseguire la vertigine di un film come L'ultima missione, licenziando tuttavia un film teso ma a tratti farraginoso e con una sottotrama - quella connessa al ruolo del suocero - piuttosto pretestuosa.    

sabato 30 giugno 2018

Metti la nonna in freezer

anno: 2018       
regia: FONTANA, GIANCARLO * STASI, GIUSEPPE G.    
genere: comico    
con Fabio De Luigi, Miriam Leone, Lucia Ocone, Marina Rocco, Francesco Di Leva, Susy Laude, Carlo Luca De Ruggieri, Maurizio Lombardi, Eros Pagni, Barbara Bouchet, Giovanni Esposito, Paolo Bessegato, Nando Irene, Antonello Morelli, Salvatore Costa, Francesco Zenzola, Maria Fruci, Ugo Piva, Cristina Chinaglia    
location: Italia
voto: 4    

Una giovane restauratrice (Leone) è costretta ad appoggiarsi alla lauta pensione della nonna (Bouchet) per mandare avanti la ditta che gestisce con due sue amiche, perché lo Stato continua a essere insolvente. Quando l'anziana donna viene a mancare, le tre progettano di metterla nel surgelatore senza denunciarne la morte per continuare a percepire l'introito della defunta. I problemi nascono quando tra la giovane e un irreprensibile quanto stakanovista maresciallo della finanza (De Luigi) nasce una love story che rischia di smascherare il gioco.
Opera seconda della coppia di YouTubers formata da Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi (la prima era Amore Oggi), che spendono al meglio la carta della comicità bonaria e gentile di Fabio De Luigi, coniugandola con un tema d'attualità (la fatica dei giovani d'oggi ad inserirsi nel mercato del lavoro senza godere neppure delle minime tutele), mettendola al servizio di una narrazione in chiave di commedia nera banale e prevedibile, ma non per questo priva di guizzi, soprattutto quando vanno in scena i diabolici blitz dell'ineccepibile maresciallo. Fa tenerezza rivedere - dopo Easy - la ex sex symbol Barbara Bouchet che sembra avere ritrovato una seconda giovinezza cinematografica dopo una prolungata assenza dal set (nemmeno una pellicola girata tra il 1981 e il 2001), mentre la presenza sulla scena della ex miss Italia Miriam Leone è irritante tanto dimostra l'assurdità del casting nel far giocare un ruolo da comprimaria a una presunta attrice del tutto incapace.    

domenica 6 maggio 2018

Rimetti a noi i nostri debiti

anno: 2018   
regia: MORABITO, ANTONIO    
genere: drammatico    
con Marco Giallini, Claudio Santamaria, Jerzy Stuhr, Flonja Kodheli, Leonardo Nigro, Giorgio Gobbi, Maddalena Crippa, Peppino Mazzotta, Agnieszka Zulewska, Evita Ciri, Pietro Naglieri, Paolo De Vita, Vincenzo Tanassi, Gilda Lapardhaja, Paola Lavini, Liliana Massari    
location: Italia
voto: 6,5    

Guido (Santamaria) è un ex perito informatico rimasto senza occupazione dopo la chiusura dell'azienda dove lavorava e riciclatosi come magazziniere. Licenziato, si trova costretto a offrire l'unica risorsa che ha, il suo tempo, ai creditori che da tempo gli stanno alle calcagna e che sono arrivati alla minaccia fisica. Da perseguitato, Guido si trasforma così in pittima, in un percorso di formazione al male che consiste in tre semplici tappe: rintracciamento del debitore; messa alla gogna in pubblico; eventuale passaggio alle maniere forti. Il suo mentore è Franco (Giallini), uomo al soldo di una finanziaria senza scrupoli, che con questo sistema ha rastrellato parecchi quattrini, ma che non dimentica di andarsi a confessare alla domenica, magari recitando quel noto verso del Padre nostro che dà il titolo al film.
A cinque anni da Il venditore di medicine, Antonio Morabito confeziona un altro film di grande impegno civile che ancora una volta mette sul banco degli imputati le falle di un sistema capitalistico ottuso e brutale. Eccezionalmente, dietro l'operazione c'è Netflix, che per un pubblico sempre più abituato a deformarsi le terga sulla poltrona di casa è diventata l'alternativa low cost al cinema in sala. L'operazione (quella cinematografica, non quella di mutazione morfologica) riesce grazie all'intonazione dei due protagonisti, alla bella figura del professore, vero ponte tra due opposte realtà, interpretato da Jerzy Sthur (l'attore feticcio di Kiesloswki) e a una messa in scena che ha tutti i crismi del cinema da grande schermo.    

venerdì 2 febbraio 2018

Desconocido - Resa dei conti (El desconocido)

anno: 2015       
regia: DE LA TORRE, DANI 
genere: thriller 
con Luis Tosar, Javier Gutiérrez, Goya Toledo, Elvira Mínguez, Paula del Río, Fernando Cayo, Marco Sanz, Ricardo de Barreiro, Antonio Mourelos, Luis Zahera, María Mera    
location: Spagna
voto: 6,5   

A La Curuna, Carlos (interpretato da Luis Tosar, che ricordiamo ne I lunedì al sole e, soprattutto, in Cella 211), direttore di banca, sta portando le figlie a scuola quando gli arriva la chiamata da uno sconosciuto che lo avvisa che nell'auto che sta guidando c'è una bomba pronta ad esplodere nel caso in cui egli non depositi sul conto che gli è stato indicato una somma ingentissima. Carlos ce la mette tutta per risolvere la situazione e mettere in salvo i figli, ma gli eventi si complicano maledettamente dopo l'intervento della polizia e degli artificieri.
Al suo esordio dietro la macchina da presa, il galiziano Dani De La Torre firma - su copione dell'italiano Alberto Marini - un film claustrofobico con risvolti non banali sugli effetti provocati dalle truffe finanziarie. Girato in gran parte all'interno dell'abitacolo della macchina, Desconocido mantiene costantemente un tensione altissima, sfruttando al massimo le potenzialità della macchina da presa, anche a rischio di qualche virtuosismo di troppo. Il brivido scorre inalterato nel racconto per un'ora e quaranta, ma gli elementi implausibili annacquano l'impatto del film.    

venerdì 7 luglio 2017

Breve Storia di lunghi tradimenti

anno: 2012       
regia: MARENGO, DAVIDE
genere: drammatico
con Guido Caprino, Carolina Crescentini, Maya Sansa, Flora Martinez, Philippe Leroy, Michele Venitucci, Franco Ravera, Gaetano Bruno, Ennio Fantastichini, Francesco Pannofino, Marina Rocco, Nino Frassica, Paolo Calabresi, Manuela Morabito, Ramsés Ramos, Marcello Mazzarella, Vanessa Villafane, Alice Palazzi, Anna Ammirati    
location: Italia
voto: 4,5

Un avvocato torinese (Caprino) separatosi suo malgrado dalla moglie (Sansa) si trova invischiato in una complicatissima vicenda di crimini finanziari. Al centro di essa c'è la nuova proprietaria di una multinazionale (Crescentini) che traffica con un dittatore sudamericano, ma il vero deus ex machina dell'intera faccenda è un ottantenne fintamente interessato alle energie pulite (Leroy) ma in realtà in combutta con loschi faccendieri che trafficano con le scorie radioattive.
Dopo Notturno bus e Un fidanzato per mia moglie, il regista Davide Marengo dimostra una volta di più di avere idee assai confuse sulla strada da intraprendere. Qui l'asticella delle ambizioni viene issata che più in alto non si potrebbe (sebbene sia notevole, per tecnica di ripresa e montaggio, la scena iniziale ambientata nel 1918), il racconto è a puzzle, alcune figure di contorno sono totalmente fuori registro (quelle di Frassica e Pannofino in primis) e lo standard recitativo è appena sul livello di guardia. Un'occasione persa tanto per l'originalità del tema (che avrebbe potuto costituire la via italiana a film come Margin call o Blood diamond), quanto per la possibilità di cercare una nuova strada al film di genere, che si perde in un'opera a teorema nella quale tutti tradiscono tutti.    

martedì 4 aprile 2017

Money Monster - L'altra faccia del denaro

anno: 2016       
regia: FOSTER, JODIE  
genere: thriller  
con George Clooney, Julia Roberts, Jack O'Connell, Dominic West, Caitriona Balfe, Giancarlo Esposito, Christopher Denham, Emily Meade, Grant Rosenmeyer, Chris Bauer, Greta Lee, Olivia Luccardi, Condola Rashad, Dennis Boutsikaris, Darri Ingolfsson, Joseph D. Reitman, Lenny Venito, Ivan Martin, Anthony DeSando, Clem Cheung, Pernell Walker, Genevieve Adams, Vernon Campbell, Cliff Moylan, Matt Gorsky, Carsey Walker Jr., Charlie Thurston, Makhaola Ndebele    
location: Usa
voto: 6  

A cinque anni di distanza da Mr.Beaver, Jodie Foster torna dietro la macchina da presa per il suo quarto film da regista (altrettanto rarefatte sono le sue apparizioni davanti alla macchina da presa), per firmare la sua opera forse più impegnata. Siamo negli studi televisivi di un'importante emittente americana dove Lee Gates (Clooney), imbonitore di turno, aggiorna le televendite al tempo della finanza creativa, prodigandosi in consigli per prede facili. Nello studio fa irruzione un giovane (O'Connell) che, proprio a causa dei pessimi consigli di Lee, ha perso i pochi risparmi che aveva. Il ragazzo tiene sotto scacco la troupe televisiva con una pistola e un giubbotto carico di esplosivo. Mentre i media fanno a gara per aggiudicarsi i particolari più scandalistici della vicenda, il negoziatore fallisce miseramente, la polizia si limita a fare da tappezzeria ma sarà proprio Lee a scoperchiare il vaso di Pandora di un clamoroso ammanco finanziario dietro il quale di nasconde uno spregiudicato affarista.
Con una regia "media", tutta basata sul ritmo, la Foster dimostra ancora una volta di saper padroneggiare i mezzi tecnici meglio di quelli necessari a evitare di dover rammendare la sceneggiatura a suon di colpi di scena telefonati. Un'occasione persa a metà per un film che miscela Quinto potere, Quel pomeriggio di un giorno da cani e Re per una notte e che riesce comunque a trovare un'originale chiave thriller per raccontare i disastri e i loschi interessi degli speculatori finanziari.    

venerdì 22 aprile 2016

Le confessioni

anno: 2016       
regia: ANDÒ, ROBERTO
genere: drammatico
con Toni Servillo, Daniel Auteuil, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino, Marie-Josée Croze, Moritz Bleibtreu, Richard Sammel, Johan Heldenberg, Togo Igawa, Aleksei Guskov, Stéphane Freiss, Julian Oveden, John Keogh, Andy de la Tour, Giulia Andò, Ernesto D'Argenio, Lambert Wilson    
location: Germania
voto: 6

In Germania, un hotel extra lusso ospita un sinedrio di ministri dell'economia mondiale che, sotto la guida del presidente del fondo monetario internazionale (Auteuil), stanno per prendere una decisione epocale sulle sorti dei Paesi più svantaggiati del pianeta. Ospite d'eccezione un monaco certosino italiano (Servillo) che parla per apoftegmi e che, su richiesta, confessa il presidente nella stessa notte in cui quest'ultimo si suicida, provocando lo scompiglio tra le tante personalità presenti e coinvolgendo altri ospiti dell'albergo, tra i quali una scrittrice di libri per ragazzi (Nielsen) e un cantante (Heldenberg).
Contagiato anche lui dal morbo del sorrentinismo, Roberto Andò dopo la buona prova di Viva la libertà torna alla magniloquenza di Sotto falso nome con un film che si colloca al crocevia tra Todo modo (richiamato fin troppo esplicitamente) e Youth. Per quanto i movimenti di macchina di Maurizio Calvesi, i piani alternati, il montaggio e la colonna sonora di Nicola Piovani si facciano apprezzare, il film risente di un eccesso di scrittura, al punto che tutto - tra simbolismi semplicistici e brusche virate nel fantastico - appare finto, poco credibile, sentenzioso. Preoccupato moltissimo di levigare la forma secondo un incedere piuttosto statico e con atmosfere rarefatte, Andò riduce il tema centrale del film a teorema, facendone un bigino didascalico, banale e pretestuoso nel quale i burattinai dell'economia mondiale, osservati come fossero in un acquario, vengono investiti dalla scheggia impazzita del monaco, presenza aliena che con il suo silenzio e il segreto della confessione è, da solo, capace di ribaltare l'esito dell'incontro.    

venerdì 8 aprile 2016

La felicità è un sistema complesso

anno: 2015       
regia: ZANASI, GIANNI 
genere: grottesco
con Valerio Mastandrea, Hadas Yaron, Giuseppe Battiston, Filippo De Carli, Camilla Martini, Maurizio Donadoni, Teco Celio, Daniele De Angelis, Maurizio Lastrico, Paolo Briguglia, Domenico Diele    
location: Italia
voto: 3,5 

Enrico (Mastandrea) fa il lavoro più strano del mondo. Quando gli AD di qualche azienda stanno per mandare le loro società a picco per eccesso di incompetenza, lui interviene, se li fa amici, li induce a farsi da parte e salva l'azienda stessa. I problemi arrivano quando il compito riguarda un ragazzo diciottenne (De Carli) e una ragazza quindicenne (Martini), rimasti improvvisamente orfani e diventati eredi dell'attività imprenditoriale dei genitori.
Da oltre vent'anni, dopo il discreto esordio con il racconto di formazione Nella mischia, Gianni Zanasi conferma di essersi perso subito e di essere autore di pochissimo conto. Tutti i suoi film - da A domani e Non pensarci (quest'ultimo sempre con Mastandrea protagonista) - sono opere da nulla, viziate sempre dagli stessi difetti riscontrabili anche ne La felicità è un sistema complesso: bozzettismo dei caratteri, farraginosità del plot narrativo, tentativi caduchi di autorialità mal riposta, personaggi infilati di forza nel racconto (qui quello di una ragazzetta di origini israeliane con tendenze suicidomani), psicologismi pretestuosi. Con la sua recitazione in controtempo, Mastandrea vince facile su un nugolo di attori ai limiti del dilettantismo (fa eccezione Battiston, ridotto però a macchietta alla stregua di Donadoni e Celio). Ma le battute che salvano il film dalla catastrofe sono le sue.    

sabato 9 gennaio 2016

La grande scommessa (The Big Short)

anno: 2015       
regia: McKAY, ADAM
genere: drammatico
con Christian Bale, Steve Carell, Ryan Gosling, Brad Pitt, Melissa Leo, Hamish Linklater, John Magaro, Rafe Spall, Jeremy Strong, Marisa Tomei, Finn Wittrock, Karen Gillan, Selena Gomez, Lyle Brocato, Vanessa Cloke, Rudy Eisenzopf, Peter Epstein, Max Greenfield, Jeffry Griffin, Jay Jablonski, Rajeev Jacob, Blaine Kern III, Tyler Kunkle, Colin Lawless, Byron Mann, Rhonda McNeely, Wayne Pére, Al Sapienza, Ilan Srulovicz, Charlie Talbert, Stanley Wong, Tracy Letts, Billy Magnussen    
location: Usa
voto: 8

Merda. È la parola più ricorrente di questo film che, fidatevi, i posteri vedranno e rivedranno per capire cosa sia stata e come sia nata la crisi finanziaria del 2008. Merda sono i subprime, i CDO, le tranches, gli swap, i derivati e tutti quei titoli tossici che, partiti per spingere la richiesta di mutui nel mercato immobiliare, hanno poi provocato quella deflagrazione colossale del debito che ha innescato la Grande Crisi del 2008. Nati da un'intuizione di un maneggione della finanza 30 anni prima, questi titoli tossici sono la prova provata della deriva del capitalismo finanziario, che attraverso di essi ha creato una distanza interstellare tra economia reale ed economia immateriale. Merda, appunto. puri trucchetti di fantasia. Una frode. La grande scommessa è il film che, rispetto all'ottimo Margin call (o al meno valido The wolf of Wall Street o, ancora, al documentario Inside job), racconta questa storia oscena dalla parte di un nugolo di "vincitori" che ci aveva visto lungo e che sapeva che la bolla finanziaria legata al mercato immobiliare prima o poi sarebbe esplosa. Ad arricchirsi più di tutti fu un ex medico eterodosso (Bale: strepitoso), uno mezzo autistico e con un occhio di vetro, uno che in ufficio cammina scalzo, ascolta soltanto musica heavy metal e suona la batteria per sfogarsi. Nessuno gli crede quando è deciso a scommettere contro quello stesso sistema del quale fa parte, fino a quando - dopo le prime, apparenti disfatte - non arriva a rastrellare quasi due miliardi di dollari.
Diretto da un regista sul quale, è il caso di dirlo, non avresti scommesso un soldo, e che finora all'attivo aveva soltanto commediole con Will Farrell, La grande scommessa è un film sontuoso non solo per la precisione chirurgica con la quale riesce a raccontare un periodo storico epocale (quello compreso tra il 2005 e il 2008), ma anche per la forma innovativa con la quale lo mette in scena. Efficacissimo nel rendere il gioco di contrasti tra i colletti bianchi di Wall Street che si sfregano le mani in vista delle loro vincite milionarie e il popolo bue che continua a far festa senza sapere quale macigno gli pioverà sul capo. Spiazzante nell'incapsulare all'interno del racconto degli inserti con alcuni personaggi noti al grande pubblico che spiegano alcuni passaggi cruciali. Originale quando mette gli attori nelle condizioni di caracollare tra realtà e finzione, parlando improvvisamente in macchina e svelando il backstage del racconto, mettendo a nudo quanto c'è di inventato per rendere la forma (ma non la sostanza) della storia più accattivante. Un film che farà epoca. Ci scommetto.    

martedì 21 luglio 2015

Europe for Sale (Europa a vendre)

anno: 2014       
regia: PICHLER, ANDREAS   
genere: documentario   
location: Austria, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia
voto: 6   

La crisi cominciata nel 2008 ha, tra i moltissimi effetti collaterali, quello di avere nettamente ridimensionato la sovranità dei popoli. Al punto che molti governi europei si sono orientati verso la svendita del patrimonio pubblico per risanare i deficit di bilancio con cui politici sempre più dissennati e collusi con i poteri finanziari stanno facendo favori indicibili alle banche.
Andrea Pichler, già documentarista impegnato di Teorema Venezia, ricostruisce alcuni dei casi più clamorosi di tentativi di svendita - per fortuna, non sempre andati a buon fine - del patrimonio pubblico. Le montagne austriache, sulle quali un'azienda vorrebbe apporre il proprio nome in cambio di qualche centinaia di migliaia di euro; il palazzo della Marina a Place de la Concorde, a Parigi, che alcuni improvvidi finanziatori del Qatar avrebbero voluto trasformare in un albergo se non si fossero trovati davanti a una sommossa popolare; il patrimonio boschivo irlandese, che un governo poi dimissionario avrebbe voluto svendere per pochi soldi. In questa carrellata non poteva mancare l'Italia. Da noi il Governo Berlusconi nel 2002 aveva varato un piano per la messa all'asta di tutto il patrimonio immobiliare pubblico, Colosseo compreso, sul cui restauro ha poi messo la firma Diego Della Valle, in apparenza senza richieste di ritorni pubblicitari. Su sponde opposte una all'altra, anche Grecia e Germania si trovano nella stessa situazione. Se da una parte si è cercato di vendere i paradisi incontaminati di Corfù, dall'altra c'è voluta l'ennesima alzata di scudi da parte del popolo per evitare la dismissione del valore storico del muro di Berlino. Pregnante nei contenuti, il film inchiesta di Pichler è fragile nella forma, con la voce off dell'autore contraddistinta da un fastidioso rotacismo, e svogliato nell'assemblaggio dei materiali.    

lunedì 7 aprile 2014

Enron - L'economia della truffa (Enron: the smartest guys in the room)

anno: 2005   
regia: GIBNEY, ALEX
genere: documentario
location: Usa
voto: 8

La storia ha inizio nel 1985, data di fondazione della Enron, società che vende energia elettrica negli Stati Uniti, ed è raccontata come il più appassionante dei gialli da Alex Gibney, uno dei migliori documentaristi in circolazione (Taxi to the dark side, Freakonomics, Mea Maxima Culpa, The Story of WikiLeaks). Ci sono tre elementi che vengono raccontati ne L'economia della truffa e che rendono imperdibile questo film: in quale maniera fatti che ci appaiono accidentali sono manovrati ad arte, come si vende il nulla e come si fa finanza offshore. Vi ricordate quando, tra il 2000 e il 2001, in California si registrarono continui blackout, peraltro decisamente prolungati? Uno pensa: sarà il caso, sarà un problema di carenza energetica. Macché: erano i tecnici al soldo della Enron che, nel periodo in cui la società, trovandosi in pessime acque, concorreva per la vendita di energia elettrica, staccavano la corrente a comando, facendo schizzare le quote azionarie delle società ritenute "affidabili". Stesso meccanismo quando la Enron si mise a vendere un prodotto che non aveva, la banda larga, o quando, grazie al genio malato del direttore finanziario Andrew Fastow, creò una serie di società offshore che erano semplici scatole vuote che servirono a spalmare gli enormi ammanchi della Enron.
La storia del più grande scandalo finanziario degli Stati Uniti, e probabilmente uno dei maggiori di sempre, ha i suoi antieroi nel presidente Ken Lay, uno passato dal guidare un trattore a guidare una delle più grandi imprese americane, e nell'amministratore delegato Jeff Skilling (chissà perché quella S privativa nel cognome..), un criminale white collar così diabolico e spregiudicato che al confronto Jeffrey Dahmer o Pacciani passerebbero per persone rispettabilissime. Il documentario di Gibney tiene d'occhio Lay e Skilling per l'intera durata del film, mostrando soprattutto la loro impressionante capacità di vendere fumo, di rastrellare miliardi ai danni dei contribuenti, di arrivare persino a investire in borsa sul meteo (se le previsioni ci prendono, le quotazioni salgono…). Il tutto reso possibile anche dal matrimonio indissolubile con la famiglia Bush, prima padre e poi figlio. Soltanto l'epilogo, pensando a come sono andate le cose a casa nostra con il caso Parmalat o con le reiterate frodi fiscali di Berlusconi, lascia l'amaro in bocca: Lay morì d'infarto due mesi dopo la condanna a 30 anni di carcere; Skilling ha avuto una condanna a 24 anni, come un qualsiasi assassino.    

mercoledì 29 gennaio 2014

The Wolf of Wall Street

anno: 2013       
regia: SCORSESE, MARTIN
genere: biografico
con Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Kyle Chandler, Rob Reiner, Jon Bernthal, Jon Favreau, Jean Dujardin, Joanna Lumley, Cristin Milioti, Christine Ebersole, Shea Whigham, Katarina Cas, P.J. Byrne, Kenneth Choi, Brian Sacca, Henry Zebrowski, Ethan Suplee, Barry Rothbart, Jake Hoffman, Mackenzie Meehan, Bo Dietl, Jon Spinogatti, Aya Cash, Rizwan Manji, Stephanie Kurtzuba, J.C. MacKenzie, Ashlie Atkinson, Thomas Middleditch, Stephen Kunken, Edward Herrmann, Jordan Belfort, Ted Griffin, Fran Lebowitz, Robert Clohessy, Natasha Newman Thomas, Sandra Nelson, Johnnie Mae, Christina Jeffs, Sabina Maschi, Zana Markelson, Welker White, Danny Flaherty, Carla Corvo, Dustin Kerns, Ashley Blankenship, Madison McKinley, Dierdre Reimold, Kerry Malloy, Frank van Putten, Aaron Lazar, Steve Routman, Steve Witting, Charley Morgan, Michael Nathanson, Natalie Bensel, Tess Gillis, Jaclyn Keys, Krista Ashworth, Kathleen Fellegara, John Bernard Martin, Jamel Daniels, Dan Bittner, John Behlmann, Ward Horton, Bret Shuford, Paul Monte Jr., Ellen Sexton, Brian Tweedy, J. T. O'Connor, Steven Boyer, Danny A. Abeckaser, Tracy Friedman, Matthew Rauch, Michael Izquierdo, Donnie Keshawarz, Johnathan Tchaikovsky, Aaron Glaser, Ben Rameaka, Ben Loving, Brian Charles Johnson, Sebastian Tillinger, Chris Riggi, Dan Hunter, Meghan Rafferty, José Ramón Rosario, Davram Stiefler, Dan Daily, Ben Van Bergen, Matte Osian, Michael Devine, Jason Furlani, Scott Nicholson, Jeremy Bobb, Dean Auer, Tom Greer, Sharon Jones, Starr Duncan, Saundra Williams, Emily Tremaine, Zineb Oukach, Loretta O. Booz, Shea Coleman, Giselle Eisenberg, Deema Aitken, Ashley Springer, Justin Anthony Long, Gregory Perri, Viki Boyle, Chris Caldovino, Marcos Antonio Gonzalez, Chris Matesevac, Justin Yllanes, Remy Bennett, Catherine Curtin, Paul Urcioli, Jamie O'Connell, Michael O'Hara, Lawrence Lau, Michael Bryan French, Adria Baratta, Armen Garo, Garry Pastore, Louis Vanaria, Lawrence Smith, Hardy Winburn, Allyson Carr, Peter Youngblood Hills, Daniel Hepner, Brendan Griffin, Derek Milman, Victor Verhaeghe, Jared Houseman
location: Regno Unito, Svizzera, Usa
voto: 5

Basato sull'autobiografia di Jordan Belfort, broker venuto dai quartieri bassi e diventato ricco al punto da permettersi di cestinare i verdoni come fossero spiccioli, The wolf of Wall Street è l'emblema del film progettato per andare a caccia di premi. La coppia Scorsese-DiCaprio, entrambi anche in veste di produttori del film, ha un pedigree senza macchia, ma non basta né il virtuosismo in cabina di regia del primo, che ancora una volta ci tiene a ribadire di non temere rivali, né la performance da mattatore assoluto del secondo per fare un buon film.
La vicenda, quasi tutta sviluppata tra gli anni '80 e gli anni '90, si affianca alla schiera sempre più consistente di opere (Margin call, La frode) che mirano a ricostruire lo sfascio economico cominciato nel 2008 cercandone le origini nella finanza senza scrupoli di quegli stessi decenni che fanno da sfondo al film.
Al centro della storia più che il lupo del titolo c'è uno squalo che con la stessa disinvoltura con cui accumula quattrini sfilandoli dalla tasche dei piccoli risparmiatori ("è troppo difficile vendere spazzatura ai ricchi: loro sono informati", sentenzia), consuma droghe di ogni genere, si dà al sesso compulsivo e manda avanti una relazione impossibile (ma a letto le sue prestazioni non superano gli undici secondi) con una ex modella pluricornificata (Robbie), arrivata dopo il fallimento del primo matrimonio. Ed è proprio in questo impasto continuo, riproposto per tre ore di fila, che il film mostra tutta la sua fragilità: il protagonista che arringa i suoi accoliti, che consuma droghe, che pratica sesso mercenario, che truffa il malcapitato di turno sono tasselli distribuiti ripetutamente e uniformemente per 179 minuti, senza che ogni nuovo pezzo aggiunga alcunché alla continuità del racconto. Scorsese (stilisticamente impeccabile) e DiCaprio (superlativo nonostante l'eccesso di vitalismo della sua interpretazione) hanno voluto strafare, tenendo sempre altissimo il registro di una messa in scena molto urlata, ma offrendo come unico elemento di divagazione narrativa la caccia all'uomo innescata da uno zelante funzionario dell'FBI (Chandler).    

venerdì 10 gennaio 2014

Il capitale umano

anno: 2013       
regia: VIRZÌ, PAOLO  
genere: drammatico  
con Fabrizio Bentivoglio, Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi, Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio, Bebo Storti, Gigio Alberti, Giovanni Anzaldo, Matilde Gioli, Guglielmo Pinelli, Pia Engleberth, Nicola Centonze, Silvia Cohen, Vincent Nemeth, Paolo Pierobon  
location: Italia
voto: 10

Hanno tutti qualcosa da nascondere nella Brianza ultrabenestante, ipocrita e smargiassa dove al Bernaschi (Gifuni), mago dell capitalismo finanziario e "creativo", chiunque mostrerebbe gratitudine anche se a cena ricevesse il pappone per cani. E se il Bernaschi nasconde le frodi ai danni dei piccoli risparmiatori, grazie alle quali ha messo da parte una fortuna, sua moglie  Carla (Bruni Tedeschi, mai così pertinente) nasconde la tresca con un regista teatrale (Lo Cascio), il suo amico (ma poi non tanto) Dino (un Bentivoglio di incontenibile espressività) nasconde l'origine dei 700mila euro avuti per entrare nel "fondo Bernaschi", la figlia di Dino (Gioli) e suo figlio (Pinelli) nascondono la fine della loro storia e la ragazza, a sua volta, non fa sapere a nessuno di avere un rapporto con un piccolo sbandatello (Anzaldo) che, a sua volta, si è fatto il carcere minorile per nascondere la droga dello zio (Pierobon). E si nasconde la verità anche rispetto all'episodio che è al centro della vicenda: al termine di un galà scolastico un cameriere che ha appena finito di servire a tavola viene investito da un'auto di grossa cilindrata e ricoverato d'urgenza all'ospedale in gravissime condizioni. I sospetti ricadono sul figlio del Bernaschi.
Passato al cinema drammatico prendendo spunto dal romanzo di Stephen Amidon, che è invece ambientato in America, Virzì firma un autentico capolavoro ripartito in 4 capitoli che raccontano diversi tratti di storia da altrettanti punti di vista (Dino, Carla, Serena, Il capitale umano). La sceneggiatura (a cui hanno collaborato anche Francesco Bruni e Francesco Piccolo) è impeccabile, il ritmo del racconto tinto di giallo non ha un solo attimo di cedimento e la parabola di una generazione che "ha scommesso sulla rovina di questo paese", vincendo (così sentenzia Carla in sottofinale) e che è disposta a mandare al macello i propri figli pur di mantenere intatti i propri privilegi avendo come unica ossessione i danè, è raccontata con precisione chirurgica, con tutto il suo corredo di falsità e doppi giochi.    

lunedì 29 luglio 2013

Margin call

anno: 2012   
regia: CHANDOR, J.C.
genere: drammatico
con Kevin Spacey, Paul Bettany, Jeremy Irons, Zachary Quinto, Penn Badgley, Simon Baker, Mary McDonnell, Demi Moore, Stanley Tucci, Aasif Mandvi, Ashley Williams, Susan Blackwell, Maria Dizzia, Jimmy Palumbo, Al Sapienza, Peter Y. Kim, Grace Gummer, Oberon K.A. Adjepong
location: Usa
voto: 8,5

La crisi economico-finanziaria più dura dell'ultimo secolo è stata oggetto di analisi e riflessioni da ogni punto di vista. Ecco che arriva anche la settima arte a corredo delle moltissime prospettive che hanno cercato di ricostruire gli eventi. È, nella sostanza, la vicenda della Lehman Brothers, dei suoi dipendenti straricchi licenziati dall'oggi al domani allorquando divenne chiaro che i derivati sui quali per anni si erano protratti i giochetti degli speculatori finanziari erano diventati carta straccia, robaccia da dare in pasto ai risparmiatori più sprovveduti che sono stati i primi a pagare un conto salatissimo, mentre questi capitani di ventura vedevano rimanere intatti i propri capitali anche con la crisi che loro stessi avevano generato. Nel film la vicenda mette al centro un analista finanziario (uno Stanley Tucci come sempre strepitoso) che si occupa del settore rischi e che viene licenziato proprio quando sta per scoprire la falla. L'uomo passa allora il testimone a un giovane manager (Quinto) che si rende conto della gravità della faccenda, ne informa il suo capo (Bettany) e così a risalire fino all'uomo di punta della piramide, un Jeremy Irons che arriva simbolicamente dal cielo in elicottero. Cosa fare? Vendere tutto e licenziare tutti? E con quali costi per la società intera?
Con un ritmo tesissimo, un cast di all-stars e un copione di impianto teatrale e claustrofobico centrato soprattutto sui dialoghi, l'esordiente J.C. Chandor firma un'opera che si impone come strumento di riflessione, mostrandoci il backstage di un mondo popolato da squali.    

martedì 16 luglio 2013

Il fondamentalista riluttante (The Reluctant Fundamentalist)

anno: 2013   
regia: NAIR, MIRA 
genere: thriller 
con Riz Ahmed, Kate Hudson, Liev Schreiber, Kiefer Sutherland, Om Puri, Shabana Azmi, Martin Donovan, Nelsan Ellis, Haluk Bilginer, Meesha Shafi, Imaaduddin Shah, Christopher Nicholas Smith, Ashwath Bhatt, Sarah Quinn, Chandrachur Singh, Adil Hussain, Ali Sethi, Deepti Datt, Gary Richardson, Sonya Jehan, Golam Sarwar Harun, Rohan Gupta, Claire Roberts Lamont, Victor Slezak, Ismail Bashey, Mahmood Mamdani, Taylor St. Clair, Roy McCrerey, Clayton Landey, Mark Oliver, Jamie Moore, James Sutton, Vince Canlas, Yinka Adeboyeku, Amuche Chukudebelu, Cody W. Parker, Kuldeep Lulla, Daksh Vashisht, Charu Shankar, Javed Basu Kesselman 
location: Afghanistan, Filippine, Pakistan, Turchia, Usa
voto: 7,5

C'è una scena cruciale, in questo film di Mira Nair capace di scavare con sorprendente abilità ispettiva nella psicologia di un immigrato al soldo di una grande azienda di analisi finanziarie (Ahmed), ed è quando un editore turco - prossimo al tracollo della sua impresa - domanda al giovane protagonista se sa chi fossero i giannizzeri. Già, perché Changez Khan (questo il nome del protagonista) altro non è che l'emblema di una forma aggiornata di giannizzero, allevato come un fanatico secondo i dettami di Wall Street e poi messo nelle condizioni di nuocere proprio al suo popolo d'origine, quello pakistano, all'indomani dell'11 settembre.
La storia ci viene raccontata come un lunghissimo flashback che nasce da una specie di intervista che un agente della CIA (Schreiber), sotto le mentite spoglie di un giornalista, vorrebbe fare al nostro protagonista che nel frattempo si è dato all'insegnamento universitario dopo avere lasciato - non senza vicissitudini - gli agi (ma anche le difficoltà connesse all'aspetto somatico tipicamente mediorientale) e il cospicuo conto in banca della sua vita di emigrato di lusso. Nella partita a scacchi tra i due si celano visioni opposte su verità e collaborazione. Meglio di un trattato sulla teoria dei giochi.
L'indiana Mira Nair aveva già detto la sua sulle conseguenze dell'11 settembre partecipando con un corto al film collettaneo intitolato proprio a quella data. Qui allunga lo sguardo sulle forme opposte di fondamentalismo; quello che insegna le regole su come piegare le piccole aziende dandole in pasto alle multinazionali e quello che invoca le verità assolute espresse dal Corano. Per quanto la regista cerchi di mantenersi equidistante da entrambi, rasentando il cerchiobottismo, il personaggio del pakistano suscita una simpatia indubbiamente superiore al suo pavido antagonista.    

venerdì 15 marzo 2013

La frode (Arbitrage)

anno: 2012       
regia: JARECHI, NICHOLAS
genere: drammatico
con Richard Gere, Susan Sarandon, Tim Roth, Brit Marling, Laetitia Casta, Nate Parker, Stuart Margolin, Chris Eigeman, Graydon Carter, Bruce Altman, Larry Pine, Curtiss Cook, Reg E. Cathey, Felix Solis, Tibor Feldman, Austin Lysy, Monica Raymund, Gabrielle Lazure, Shawn Elliott, Sophie Curtis, Ted Neustadt, Maria Bartiromo, David Faber, Josh Pais, Paul Fitzgerald, Julian Niccolini, Evelina Turen, Alyssa Sutherland, Paula Devicq, Io Bottoms, Zack Robidas, Betsy Aidem, Sam Kitchin, Glen Lee, Jennifer Lee Crowl, Quinn Friedman, Olivia Salerno, Tyler Turen, Michael Leif O'Brien, Angel Picard-Ami, Jamie Johnson
location: Usa
voto: 7,5

Delitto senza castigo a Wall Street. Robert Miller (Gere) è uno squalo gentile che sta cercando di portare a termine una colossale fusione finanziaria bluffando sui conti aziendali e truccando i libri contabili. Per lui le cose si complicano quando, a causa di un colpo di sonno, ha un incidente in auto in cui perde la vita la sua amante (Casta). Per cavarsi d'impaccio mette in mezzo un ventenne nero (Parker) che ha qualche debito di riconoscenza nei suoi confronti, ma deve vedersela con un poliziotto ostinato (Roth) che negli uomini come lui ritrova tutto il marcio e tutta la crisi di una società intera. Ma una mossa incauta del detective giocherà a favore dello squalo.
Sulla scia di film come Enron, l'economia della truffa e Margin call, l'esordiente Nicholas Jarecki firma un appassionante legal thriller sui colletti bianchi, mostrandoci questi novelli Al Capone dai modi gentili, amati dai media e capacissimi di passare per dei filantropi a colpi di beneficienza. E lo fa mettendo al centro della scena un personaggio a tutto tondo e lasciando intravedere in filigrana una società fortemente classista, dove a rimetterci, spesso, sono ancora i neri.    

domenica 9 ottobre 2011

Inside job

anno: 2010   
regia: FERGUSON, CHARLES  
genere: documentario  
con William Ackman, Daniel Alpert, Jonathan Alpert, Sigridur Benediktsdottir, Ben Bernanke, Willem Buiter, George W. Bush, John Campbell, John Campbell, Satyajit Das, Jerome Fons, Barney Frank, Timothy Geithner, Alan Greenspan, Christine Lagarde, Andrew Lo, Lee Hsien Loong, Frederic Mishkin, Barack Obama, Eliot Spitzer, Dominique Strauss-Kahn, Scott Talbott, Gillian Tett, Paul Volcker, Henry Waxman, Ann Curry  
location: Islanda, Usa
voto: 7

Cartolarizzazioni, derivati, bond, subprime, rating, bolla speculativa e bonus sono tutti termini entrati di forza nel nostro vocabolario e che avremmo preferito continuare a ignorare. E invece dal 2008 queste parole evocano spettri inquietanti, si annodano ad altri vocaboli come recessione, crisi, disoccupazione, pignoramento, fallimento, chiusura. Il documentario che, nell'apposita sezione, ha vinto l'Oscar nel 2011 prova a raccontare - senza grandi pretese di originalità e con uno stile che non è certo quello di Michael Moore - cosa e come è successo che i pescecani della finanza, con speculazioni folli e giocando sui risparmi del ceto medio e di chi ha quasi nulla, si siano spropositatamente arricchiti con la complicità di governi fantoccio, compresi quelli di Clinton e Obama. Non è un mistero per nessuno che la crisi finanziaria più disastrosa dal 1929 sia nata dalle liberalizzazioni assicurate al sistema finanziario e che queste siano figlie a loro volta del capitalismo pregiudicato degli anni '80, voluto da Reagan e dalla Thatcher. Forse invece pochi sanno che una società modello come quella islandese - che non arriva a 400mila abitanti - ha funzionato a meraviglia finché il governo non ha deciso che la finanza creativa avrebbe potuto prosperare anche lì: provocando immediatamente il collasso. Il liberismo economico e finanziario sono pura ideologia, strumenti per divaricare a dismisura la forbice sociale, rendendo i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Fidatevi.    

martedì 26 aprile 2011

Limitless

anno: 2011       
regia: BURGER, NEIL
genere: fantastico
con Bradley Cooper, Robert De Niro, Abbie Cornish, Andrew Howard, Anna Friel, Johnny Whitworth, Tomas Arana, Robert John Burke, Darren Goldstein, Ned Eisenberg, T.V. Carpio, Richard Bekins, Patricia Kalember, Cindy Katz, Brian Anthony Wilson, Rebecca Dayan, Ann Marie Green, Damali Mason, Meg McCrossen, Tom Bloom, Nina Hodoruk, Tom Teti, Stephanie Humphrey, Joseph McCarthy, Peter Pryor, Daniel Breaker, Chris McMullin, Dave Droxler, Luisina Quarleri, Piper Brown, Simon MacLean, Saxon Palmer, Stephen Sable, Caroline Maria Winberg, Damaris Lewis, Martha Ann Talman, Robert Bizik, Hugh Douglas, Howard Strong, Arlette de Alba, Eddie J. Fernandez, Ray Siegle, Nicolas le Guern, Richard Miller, Violeta Silva, Anna Parkinson, Laurence Roscoe
location: Usa       
voto: 8

Non è polvere bianca ma serve a potenziare a dismisura le facoltà del nostro cervello che - per chi lo usa - non viene sfruttato oltre il 20%. È piccola e trasparente: è la pillola che fa miracoli. Ad assumerla è Eddie Morra (Cooper), un aspirante scrittore con la sindrome da foglio bianco che grazie a questo intruglio riesce a concludere un mezzo capolavoro letterario in pochissimi giorni per poi diventare nel giro di qualche mese un guru della finanza e puntare in seguito al Senato dopo aver moltiplicato quattrini in progressione esponenziale. Peccato che quella pillola faccia gola a molti e che conduca i suoi assuntori a gesti inconsulti. Così Morra si trova a dover fare i conti con un processo per omicidio, viene pedinato per strada e tenuto sotto scacco da un suo creditore malavitoso che si è appassionato all'uso della pasticca.
Neil Burger, che già con The illusionist aveva fatto capire che di illusioni se ne intende, costruisce a partire da romanzo The Dark Fields di Alan Glynn un fantathriller ambiguo su quella che potrebbe essere la smart drug del futuro per colletti bianchi. Il plot narrativo, specialmente nella prima parte, funziona a meraviglia, sorretto da un'inventiva visionaria che è la vera cifra stilistica del film, a suon di spericolati movimenti con la macchina da presa, carrellate, effetti ottici e zoomate a go-go. Poi la tensione si stempera leggermente nei molti rivoli del racconto, entra in scena De Niro e sembra di vedere il Maradona dei tempi d'oro che gioca in un campetto dei salesiani: gli altri non toccano palla. Want Some Morra?    

venerdì 4 marzo 2011

Il gioiellino

anno: 2011       
regia: MOLAIOLI, ANDREA
genere: drammatico
con Toni Servillo, Remo Girone, Sarah Felberbaum, Fausto Maria Sciarappa, Lino Guanciale, Vanessa Compagnucci, Lisa Galantini, Renato Carpentieri, Gianna Paola Scaffidi, Maurizio Marchetti, Igor Chernevich, Jay O. Sanders, Adriana De Guilmi, Alessandro Adriano, Roberto Sbaratto, Alessandro Signetto
location: Italia, Russia, Usa       
voto: 5


Inizio anni '90. La Leda è una delle aziende agroalimentari che meglio rappresentano il made in Italy. Produce latte e derivati ma quando i bilanci cominciano a scricchiolare, i fornitori bussano alle porte e le mosse per invadere nuovi mercati - a cominciare da quello russo e americano - si rivelano incaute, ad Amanzio Rastelli (Girone) e al suo delfino, il ragionier Botta (Servillo), non rimane che darsi a quella "finanza creativa" che è stata la sciagura di milioni di risparmiatori, e non solo in Italia. Tra quotazioni in Borsa, aggiotaggio, acquisto di una squadra di calcio, intrallazzi con la politica e con la Chiesa, piani di risanamento fasulli, l'azienda non riesce a salvarsi e i suoi responsabili vengono arrestati.
Dopo il discreto La ragazza del lago, Andrea Molaioli ricostruisce a modo suo, senza il coraggio di fare nomi e cognomi, una delle vicende più assurde che hanno investito il mondo della finanza dopata, nel quale - come ci ricordano i titoli di coda - il rapporto tra valuta virtuale e beni effettivi erogati è di dieci a uno. Il mondo di questi capitalisti arraffoni è descritto in maniera talmente asettica da sembrare per certi versi assolutoria: il patron della Parmalat (pardon: della Leda) in fin dei conti sembra un buon padre di famiglia consigliato male; il ragionier Botta appare tanto mefistofelico quanto fedele alle sorti dell'azienda, la giovane manager rampante che lo affianca (Felberbaum) sembra in grado di far fruttare al meglio gli insegnamenti ricevuti alla Bocconi e c'è persino il direttore commerciale idealista (Guanciale). Un campionario di personaggi troppo stereotipati e netti per sembrare credibili, tutti vittime di esistenze più o meno solitarie che smuovono persino qualche sentimento di pena da parte degli spettatori. Con Servillo che ormai recita sempre e soltanto la stessa parte a prescindere dal film e gli attori di contorno assolutamente non all'altezza della situazione. Se la riderà Calisto Tanzi, a rivedersi in questa fiction piuttosto loffia dagli arresti domiciliari di una villa miliardaria…