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sabato 9 febbraio 2019

Il primo re

anno: 2018       
regia: ROVERE, MATTEO    
genere: storico    
con Alessandro Borghi, Alessio Lapice, Fabrizio Rongione, Massimiliano Rossi, Tania Garribba, Michael Schermi, Max Malatesta, Vincenzo Pirrotta, Vincenzo Crea, Lorenzo Gleijeses, Gabriel Montesi, Antonio Orlando, Florenzo Mattu, Martinus Tocchi, Vincenzo Pirrotta, Vincenzo Crea, Ludovico Succio, Emilio De Marchi    
location: Italia
voto: 8    

Tra mito, leggenda e brandelli di documentazione storica, arriva sul grande schermo il coraggiosissimo film di Matteo Rovere, che racconta la parabola che portò i due figli di Rea Silvia, Romolo (Lapice) e Remo (Borghi), alla nascita di Roma. Tutto ruota sulle avventure perennemente sul filo della sopravvivenza di una sparuta comunità di pastori che prima venne catturata dai guerrieri di Alba e più tardi si trovò a doverne fronteggiare l'esercito. Fino a quando Remo, legatissimo al fragile fratello, ma forte del suo carattere e della sua potenza fisica, non si autoproclamò primo re di quelle genti dopo averle sconfitte in battaglia. Un ruolo che lo portò a un'esagerazione esasperante e al conflitto con l'amatissimo Romolo, che fu il vero fondatore della città di Roma: come a dire che la leggenda suggerisce che la capacità di mediazione ha la meglio sulla forza ed il coraggio.
Interamente parlato in una lingua pre-latina per la creazione della quale al film ha collaborato un'intera squadra di linguisti, girato soltanto con luci naturali (da Oscar il lavoro compiuto d Daniele Ciprì) e con superbe scenografie (di Tonino Zera), Il primo re è la prova di un enorme passo in avanti di Matteo Rovere dai tempi di Un gioco da ragazze. Dalle poderose scene dell'inondazione del Tevere ai continui conflitti, spesso all'arma bianca, che non risparmiano allo sguardo dello spettatore immagini da Grand-Guignol, il film è un'opera epica straordinariamente potente e plumbea, fatta di viscere, carne e suoni, capace di raccontare un'epoca difficilissima nella quale la sopravvivenza era una scommessa quotidiana, la forza muscolare contava ben più di quella verbale e il rapporto con il soprannaturale e gli dei costituiva il perno del confronto verbale, come ci ricorda l'epigrafe in apertura di Maugham: "un dio che può essere compreso non è un dio".    

martedì 28 agosto 2018

Passannante

anno: 2011   
regia: COLABONA, SERGIO    
genere: biografico    
con Fabio Troiano, Ulderico Pesce, Alberto Gimignani, Andrea Satta, Luca Lionello, Roberto Citran, Ninni Bruschetta, Bebo Storti, Maria Letizia Gorga, Massimo Olcese, Andrea Buscemi, Niki Giustini, Veronica Gentili, Andrea Lolli, Marco Bianchi Merisi, Citto Maselli, Gianfranco Phino, Timisoara Pinto, Corrado Solari, Gigi Garretta, Pietro Biondi, Gianluca Belardi, Jerry Mastrodomenico, Maria Cristina Blu, Manuela Ungaro, Francesca Giordani, Annalisa De Simone, Franco Di Maio    
location: Italia
voto: 8    

Il 17 novembre 1878 Giovanni Passannante, un volitivo ragazzo lucano che aveva imparato a leggere e a scrivere, tentò a Napoli il regicidio ai danni di Re Umberto I di Savoia (Bianchi Merisi). Tra processi farsa e finta bonomia del re, gli fu convertita la pena di morte in ergastolo, per cui visse per anni rinchiuso in isolamento nel carcere di Portoferraio, collocato in una cella minuta, umida, buia (Passannante perse la vista), posta sotto il livello del mare e sfamato di niente, al punto che finì per mangiare i propri escrementi. Fu solo uno degli atti scellerati che i Savoia perpetrarono contro di lui per dare un segno forte al movimento anarchico ed evitare la diffusione delle sue idee. Ma non finì lì il sadismo di una famiglia che in seguito avrebbe prodotto personaggi infimi come Vittorio Emanuele III, il re nano campione di codardia, nonché Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto, sui quali, tra gestione della prostituzione e bassissima cronaca mondana, è meglio stendere un pietosissimo velo. Non domi, i Savoia consegnarono al Museo del crimine di Roma il cervello e il corpo di Passannante, classificato dall'allora influentissimo medico Cesare Lombroso come "criminale abituale". Nel frattempo, il corpo giaceva a Salvia di Lucania, ribattezzata Savoia di Lucania - come si chiama tuttora - per volere regale e come risarcimento morale per aver dato i natali all'attentatore. All'uopo, e molti anni dopo che Oliviero Diliberto, ministro della giustizia, ebbe firmato l'atto che permetteva di ricongiungere il corpo con la testa di Passannante, si mobilitarono in molti. Tra questi, in prima fila c'era Ulderico Pesce, che per anni portò il suo spettacolo su Pannannate sui palcoscenici italiani, Andrea Satta, frontman del gruppo rock Têtes de Bois (autori anche dell'ottima colonna sonora) e il giornalista Alessandro De Feo, ribattezzato per l'occasione Alessandro Marchitelli e interpretato da Alberto Gimignani. Per quanto con qualche ingenuità registica e attori non tutti all'altezza, il commovente film di Sergio Colabona - qui all'esordio sul grande schermo dopo anni di regie televisive - è un inedito, coraggioso e riuscitissimo collage in forma di inchiesta che monta con assoluto nitore brani dello spettacolo teatrale di Pesce, ricostruzioni di pura finzione (con la figura del protagonista affidata al credibile Fabio Troiano) e persino spezzoni televisivi che fanno montare una rabbia incontenibile nel vedere come i governi italiani - soprattutto quelli di destra (nel film, Castelli ci fa una pessima figura, ma Mastella non è da meno) - hanno trattato il caso Passannante rispetto alla riabilitazione dei Savoia. La testa che mai si piegò da vivo, ma che gli venne tagliata da morto, di quell'idomito idealista si ricongiunse finalmente al corpo nel 2007. Quanto a quell'individuo insulso che fu Umberto I di Savoia, ci pensò Gaetani Bresci a spedirlo anzitempo al creatore, ottenendo un trattamento non molto più amichevole di quello che fu riservato al protagonista di questo film.    

domenica 29 gennaio 2017

Pirati! Briganti da strapazzo (The Pirates! Band of Misfits)

anno: 2012   
regia: LORD, PETER
genere: animazione
con le voci di Christian De Sica e Luciana Littizzetto
location: Regno Unito
voto: 6

Sono anni che Capitan Pirata confida di riuscire ad accaparrarsi il titolo di "pirata dell'anno". Lui e la sua ciurma malmessa in arnese non riescono a rubare neppure un doblone, né sono capaci di dare di spada come Matti. La grande occasione, tuttavia, si presenta quando intercettano la nave a bordo della quale viaggia Charles Darwin (siamo in pieno Ottocento), che vede nella specie di pappagallo che fa da mascotte alla ciurma di bucanieri una specie animale mai vista  prima. Il pennuto fa letteralmente gola alla regina Vittoria, pronta a concedere l'amnistia all'odiato pirata e a ricoprirlo d'oro, cosa che frutterebbe al barbuto capo della marmaglia l'agognato premio.
Gli autori di Wallace & Gromit, Galline in fuga, Giù per il tubo e altre mirabolanti invenzioni d'animazione realizzate in plastilina e stop motion compiono stavolta un mezzo passo falso. Dal punto di vista visivo la creatività della Aardman collection di Peter Lord e soci non è seconda a nessuno ma in questa occasione è lo spunto narrativo, privo dei consueti riferimenti a temi di vasta portata, a non convincere, nonostante le trovate scenografiche più che fantasiose e il registro vagamente surreale.    

domenica 24 maggio 2015

Il racconto dei racconti (The Tale of Tales)

anno: 2014       
regia: GARRONE, MATTEO  
genere: fantastico  
con Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones, John C. Reilly, Shirley Henderson, Hayley Carmichael, Bebe Cave, Stacy Martin, Christian Lees, Jonah Lees, Laura Pizzirani, Franco Pistoni, Alba Rohrwacher, Jessie Cave, Massimo Ceccherini, Giselda Volodi, Giuseppina Cervizzi, Luisa Ragusa, Giovanni Calcagno, Stefano Strufaldi, Giuseppe Carnemolla, Diego Parenti, Gherardo Toccafondi, Lorenzo Mastronardi, Paolo Risi, Giuliano del Taglia, Betty La Padula, Kathryn Hunter, Ryan McParland, Kenneth Collard, Renato Scarpa, Guenda Goria, Catrinel Marlon, Talita Bartoli, Cristiana Vaccaro, Elizabeth Kinnear, Andrea Rodriguez, Sabrina La Torre, Guillaume Delaunay, Eric MacLennan, Nicola Sloane, Davide Campagna, Giulio Beranek, Vincenzo Nemolato  
location: Italia, Francia, Regno Unito
voto: 7,5  

Nel passaggio dall'iperrealismo della sua opera d'esordio, Terra di mezzo, a questo film fiabesco tratto da alcuni racconti del '600 scritti da Giambattista Basile, sembrerebbe che nel cinema d'essai di Matteo Garrone non ci sia alcuna continuità. E invece il prodigio di questo Cunto de li cunti, come recitava il titolo vernacolare originale, sta proprio nell'aver riportato nell'alveo del racconto fantastico i perni tematici delle ossessioni del regista romano: l'inganno e la semiotica dei corpi. Già perché le tre storie che Garrone seleziona dall'originale parlano proprio di tentativi di raggiro: due gemelli albini nati da un sortilegio ma di diverso lignaggio (uno è figlio della regina, l'altro di una serva), che cercano di confondere la testa coronata (Hayek), maldisposta verso tanta supposta promiscuità di casta; una vecchia sedotta da un re (Cassel) e tramutatasi in una bellissima giovinetta grazie all'incantesimo di una maga e in seguito diventata regina e infine un re (Jones) niente affatto disposto a cedere la mano della propria figlia, promessa in palio a chi saprà riconoscere a quale animale appartenga la pelle di una pulce (gigante) nella convinzione che nessuno riuscirà a farlo. Vincerà un orco, uno dei tanti freaks somatici raffigurati con enorme gusto pittorico che popolano quest'opera immaginifica: pelli ricucite, cuori di drago estratti dalle interiora, nani, volti di sconvolgente bruttezza, i due albini. Il tutto coniugato con un casting internazionale e la colonna sonora assai pertinente di Alexandre Desplat, incastonata su una cornice con lacerazioni da grand-guignol nella quale la differenza la fanno le incredibili location (Donnafugata, Sammezzano e Sermoneta e altri luoghi così magici da non aver bisogno del ritocco al computer) dove la troupe è andata a girare.
Così, dall'inganno per eccellenza del reality a questo Racconto dei racconti (e, in precedenza, Primo amore e L'imbalsamatore), il cinema di Garrone continua a raccontarci l'illusione del reale attraverso il prima deformante del parossismo dei corpi. Peccato soltanto che lo faccia attinendosi a un'illustrazione magistrale ma sostanzialmente fredda.    

martedì 1 febbraio 2011

Il discorso del Re (The King's Speech)

anno: 2010       
regia: HOOPER, TOM
genere: storico
con Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter, Derek Jacobi, Robert Portal, Richard Dixon, Paul Trussell, Adrian Scarborough, Andrew Havill, Charles Armstrong, Roger Hammond, Calum Gittins, Jennifer Ehle, Dominic Applewhite, Ben Wimsett, Freya Wilson, Ramona Marquez, David Bamber, Jake Hathaway, Michael Gambon, Guy Pearce, Patrick Ryecart, Teresa Gallagher, Simon Chandler, Claire Bloom, Orlando Wells, Tim Downie, Dick Ward, Eve Best, John Albasiny, Timothy Spall, Danny Emes, Anthony Andrews, John Warnaby, Roger Parrott
location: Regno Unito       
voto: 7


Alla vigilia della seconda guerra mondiale il re d'Inghilterra lascia come erede al trono il figlio maggiore, costretto però ad abdicare perché intenzionato a sposarsi con una donna divorziata due volte. Gli succede allora re Giorgio VI (Firth), refrattario alla vita politica ma solerte e responsabile e al tempo stesso terrorizzato dall'idea di dover parlare in pubblico a causa della sua balbuzie. Consultati logopedisti di ogni ordine e grado, finisce col rivolgersi a Lionel Logue (Rush), un praticante australiano dai metodi eterodossi, che però sarà l'unico a riuscire nell'impresa al punto di prepararlo per un toccante e solenne discorso di entrata in guerra contro la Germania di Hitler.
La corona inglese continua a fornire costantemente materia per il cinema: basterebbe ricordare La pazzia di re Giorgio, La mia regina o The queen. Come nel caso di questi illustri precedenti, anche in questo lo sguardo va oltre le quinte della vita regale per offrirci uno scorcio di vita vissuta, con le tensioni e i patemi dei normali mortali. Il film, raffinatissimo e di solido impianto teatrale, è tutto giocato sulla sfida a colpi di fioretto tra un geniale quanto sedicente logopedista e un regnante diffidente quanto attratto dal gioco tutto di nervi della titanica impresa. Sullo sfondo ci sono Buckingham Palace e Westminster, suggello scenografico a un cinema di stampo rigidamente classico, con macchina da presa ben piantata a terra e montaggio essenziale che tuttavia non manca di sorprendere, vuoi per l'efficacia dei dialoghi vuoi per la prova magistrale offerta dai due protagonisti, con un Geoffrey Rush che conferma lo sterminato talento mostrato in Shine e Tu chiamami Peter. Golden Globe 2011 a Colin Firth come miglior attore protagonista di film drammatico.    

venerdì 15 settembre 2006

The Queen - La regina

anno: 2006       
FREARS, STEPHEN  
genere: biografico  
con Helen Mirren, Michael Sheen, James Cromwell, Sylvia Syms, Alex Jennings, Helen McCrory, Roger Allam, Tim McMullan, Paul Barrett, Forbes KB, Gavin Park, Stephen Samson, Christopher Fosh, Elliot Levey          
location: Regno Unito       
voto: 6

Dopo una vita passata sul trono del regno inglese, nel 1997 la regina Elisabetta conobbe il suo momento più difficile: mentre i laburisti tornavano al governo con Tony Blair dopo circa tre lustri, la tragica morte a Parigi della principessa Diana, invisa da tempo all'entourage reale, costò alla regina il risentimento del popolo.
Con stile documentaristico ed estremamente asciutto, Stephan Frears racconta quei giorni e le ansie che li accompagnarono, l'incertezza sul da farsi, l'opportunità di indulgere alle istanze popolari a dispetto delle irrinunciabili regole di etichetta che si impongono rigidamente alla vita di palazzo. Il film di Frears si sofferma proprio su questo aspetto, mostrando la vita di una donna sacrificata ai cerimoniali, alle convenzioni, a una disciplina serrata in aperto conflitto con le aperture alla modernizzazione che il Regno Unito andava conoscendo proprio a quell'epoca. Gli attori, insolitamente per un film britannico, sono il punto debole del film, a dispetto della coppa Volpi che Helen Merril si è aggiudicata a Venezia: da Blair al principe Carlo, sonno tutti davvero troppo caricaturali. La Merrill ha anche vinto l'Oscar come miglior attrice protagonista.