Visualizzazione post con etichetta fuggiaschi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fuggiaschi. Mostra tutti i post

domenica 3 febbraio 2019

Shooter

anno: 2007   
regia: FUQUA, ANTOINE    
genere: thriller    
con Mark Wahlberg, Michael Pena, Danny Glover, Kate Mara, Elias Koates, Rhona Mitra, Rade Sherbedgia, Levon Helm, Ned Beatty, Tate Donovan, Justin Louis    
location: Etiopia, Usa
voto: 8    

Un tiratore scelto in congedo dell'esercito americano (Wahlberg) viene reclutato dai servizi segreti affinché scopra da dove potrebbe avvenire un prossimo attentato al presidente degli Stati Uniti. Si tratta in realtà di una trappola per uccidere l'arcivescovo etiope, invitato a fare un comizio al fianco della più alta carica dello Stato, nonché lo stesso ex militare, entrambi testimoni scomodissimi di un genocidio perpetrato dall'amministrazione americana in terra d'Africa per loschi interessi affaristici. Costretto a una difficilissima fuga, l'uomo dovrà fare leva su tutte le risorse per poter sopravvivere e vendicarsi di chi lo ha messo in quel pasticcio uccidendogli il cane.
Antonine Fuqua, il regista più muscoloso di Hollywood, ha uno smisurato talento per l'action movie (Bait, Training Day). Con Shooter squaderna davanti all'occhio dello spettatore tutte le sue doti di regia (non si contano i topoi di genere, dagli inseguimenti, fino alle sparatorie e alle esplosioni, con abbondantissimo uso di effetti speciali), curando al tempo stesso una trama con molte sorprese e un ammiccamento a Rambo. Cosa chiedere di più a un thriller, se non molta azione, un plot ben congegnato e un'abbondante spruzzata polemica nei confronti degli abusi del governo a stelle e strisce (ricordiamoci che l'apertissima polemica nei confronti del governo americano avviene nel penultimo anno della presidenza di Bush Jr.), a servizio di uno dei film più politici del regista di Pittsburgh?    

giovedì 10 gennaio 2019

Old Man & the Gun

anno: 2018       
regia: LOWERY, DAVID    
genere: drammatico    
con Robert Redford, Casey Affleck, Sissy Spacek, Danny Glover, Tom Waits, Ari Elizabeth Johnson, Tika Sumpter, Teagan Johnson    
location: Usa
voto: 7    

Prossimo agli ottanta, Forrest Tucker (Redford) - modi ineccepibili, vestiti eleganti, eloquio da gentiluomo - non si rassegna a pensionarsi come rapinatore. Prima con due compari (i redivivi Denny Glover e Tom Waits), poi in solitaria, continua a consumare rapine in lungo e in largo per tutti gli States, sfoderando un'arma meno che convenzionale: il suo charme (l'unica pistola che si vede nel film è perennemente riposta nel cruscotto della macchina). Arma che usa anche con un'anziana e benevola mandriana (Spaceck) conosciuta nel suo girovagare, con la quale vorrebbe forse passare i suoi ultimi anni di vita.
Old man and the gun è innanzitutto il film dell'annunciato, definitivo abbandono delle scene da parte di Robert Redford. Un film intimista, crepuscolare, ispirato alla storia vera di un personaggio irrequieto e indomito che non sparò un solo colpo in vita sua e che collezionò un numero incredibile di evasioni dal carcere, anche in tarda età, e sempre ingegnosissime. A dargli la caccia un mite poliziotto che emana l'energia di un bradipo, interpretato da un Casey Affleck sul cui volto è stampata la domanda: "sarà mica mio padre?".    

mercoledì 26 dicembre 2018

Nemico pubblico n°1 - L'ora della fuga (L'ennemi public n°1)

anno: 2009   
regia: RICHET, JEAN-FRANCOIS    
genere: gangster    
con Vincent Cassel, Ludivine Sagnier, Mathieu Amalric, Gérard Lanvin, Samuel Le Bihan, Olivier Gourmet, Georges Wilson, Michel Duchaussoy, Myriam Boyer, Anne Consigny    
location: Francia
voto: 7,5    

Secondo episodio della biopic dedicata a Jacques Mesrine (Cassel), uno dei più temuti ed efferati criminali di Francia, con scarto netto (in meglio) rispetto all'episodio precedente in questo che è un vero e proprio dittico fluviale della durata di quasi cinque ore.
Tra rapine, rapimenti, amori impossibili e ripetute fughe dal carcere, L'ora della fuga racconta il periodo compreso tra il 1973 e il 1979: l'epoca in cui il criminale, con azioni sempre più azzardate (compresa quella di prendere in ostaggio un magistrato durante un processo in tribunale) e continue strizzatine d'occhio ai suoi fan (Mesrine riusciva a risultare miracolosamente simpatico), fuggì dal carcere di massima sicurezza insieme a un altro pregiudicato (Amalric) seriale per poi costruirsi il personaggio - del tutto fittizio - del criminale rivoluzionario. Ed è proprio questo l'aspetto più interessante che la regia riesce e mettere a fuoco: l'ossessione del protagonista per la fama, la celebrità acquistata sulle prime pagine dei giornali, che lo porterà a un truculento omicidio ai danni di un giornalista di estrema destra che aveva cercato di screditarne "l'onorabilità" sulle pagine del Minute.
Regia secca, da action movie americano, che intervalla efficacemente scene d'azione e racconto biografico con ampi riferimenti al terrorismo europeo degli anni di piombo (vengono chiamati in causa le Brigate Rosse, la Rote Armee Fraktion e l'uccisione di Aldo Moro), con gran senso del ritmo e un Vincent Cassell trasformista che, nonostante tutto, riesce a non divorarsi il film come nell'episodio precedente, lasciando uno spazio intrigante al poliziotto che gli dà la caccia, interpretato da Olivier Gourmet.    

giovedì 15 novembre 2018

Papillon

anno: 2017       
regia: NOER, MICHAEL    
genere: drammatico    
con Charlie Hunnam, Rami Malek, Yorick Van Wageningen, Roland Møller, Tommy Flanagan, Eve Hewson, Michael Socha, Nina Senicar, Christopher Fairbank, Brian Vernel, Ian Beattie    
location: Colombia, Francia, Guyana Francese
voto: 4,5    

Ci vuole un bel fegato a girare il remake di un capolavoro del genere carcerario, per di più interpretato da due giganti come Steve McQueen e Dustin Hoffman. E ce ne vuole ancora di più nell'affidare l'intera operazione a una coproduzione serbo-montenegrina-maltese, con attori ben poco noti (sebbene Charlie Hunnam sia stato protagonista tutt'altro che carismatico di Civiltà perduta e Rami Malek sta per assurgere a massima notorietà grazie all'interpretazione di Freddy Mercury). La storia ricalca quasi filologicamente quella del film del 1973 firmata da Franklin Schaffner, con un lungo prologo che ci fa vedere il protagonista Henri Charriere (Hunnam), detto Papillon per via del vistoso tatuaggio che porta all'altezza dello sterno, che si muove con disinvoltura nella Parigi degli anni '30, rubando a destra e a manca al servizio di un boss vendicativo. Finisce ingiustamente in carcere e viene spedito nella Guyana Francese, dove conosce il falsario Louis Dega, omino pieno di soldi ma fragile e pauroso, minacciato continuamente. Papillon non fa che progettare la fuga. Ci riesce una prima volta, finisce in isolamento inizialmente per due e poi per cinque anni, fino a quando tenta l'impossibile.
Tratto dalla storia vera scritta dallo stesso Henri Charriere - un best seller da milioni di copie e traduzioni in 30 lingue - il film di Michael Noer si dilunga in dialoghi verbosi, pigia sul pedale del legame tra i due protagonisti accentuando la componente velatamente omosessuale, non risparmia all'occhio dello spettatore più di un particolare cruento ma non ha nerbo. Veleggia insomma su un registro drammaturgico piuttosto uniforme e con pochi sussulti, affidandosi a due personaggi con cui è difficile entrare in empatia.    

martedì 4 ottobre 2016

Neruda

anno: 2016       
regia: LARRAIN, PABLO
genere: biografico
con Luis Gnecco, Gael García Bernal, Mercedes Morán, Diego Muñoz, Pablo Derqui, Michael Silva, Jaime Vadell, Alfredo Castro, Marcelo Alonso, Francisco Reyes, Alejandro Goic, Emilio Gutiérrez Caba    
location: Cile, Francia
voto: 8

Nel 1948 il senatore comunista Pablo Neruda (Gnecco) denunciò il presidente Videla per aver tradito il Paese nonostante l'appoggio del partito comunista. Per tutta risposta, Videla spiccò un mandato di cattura contro il poeta e scrittore cileno, costretto così alla fuga insieme alla moglie argentina (Moran) e appoggiato da un nugolo di fedelissimi amici. Sulle sue tracce Oscar Peluchonneau (Bernal), un poliziotto egocentrico e mezzo impostore.
A oltre vent'anni da Il postino di Michael Radford, la figura di Ricardo Reyes - in arte Pablo Neruda - torna sul grande schermo nel visionario film di Pablo Larrain. Il quale, a breve distanza dal capolavoro Il club, compie il miracolo di fondere la dimensione epica del racconto - quasi interamente articolato su una caccia all'uomo (nella fascinazione che l'inseguitore subisce dall'inseguito, tornano alla mente Nemico pubblico e Heat) - con quella lirica, affidata in gran parte alla voce narrante di Peluchonneau, sovrapponendo realtà e finzione con un virtuosistico gioco cubista sugli spazi,  e firmando così un biopic anomalo e surreale nel quale persino il personaggio dell'inseguitore semina dubbi sulla sua stessa, possibile irrealtà. Così, alle liriche ora declamate direttamente dal protagonista, ora spezzettate dalla voce off del suo antagonista, si alternano richiami al Canto generale, che Neruda compose durante quella fuga da oppositore irriducibile, amante delle donne, spericolato frequentatore di bordelli, amico di Picasso e dei grandi intellettuali europei, l'uomo definito da Marquez "il più grande poeta del Novecento", premio Nobel nel 1971. Neruda è l'ennesimo film del regista cileno sulla rappresentazione del potere, un'opera capace di giganteggiare nella dimensione estetica (la fotografia desaturata, lo strabiliante pianosequenza inziale, nei bagni del Senato) e di muoversi agilmente tra poliziesco, road movie e melodramma con improvvise sterzate grottesche.    

giovedì 29 settembre 2016

La pazza gioia

anno: 2016       
regia: VIRZÌ, PAOLO
genere: commedia
con Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti, Anna Galiena, Marco Messeri, Tommaso Ragno, Bob Messini, Sergio Albelli, Marisa Borini, Bobo Rondelli    
location: Italia
voto: 4,5

Beatrice Morandini Valdirana (Bruni Tedeschi) e Donatella Morelli (Ramazzotti) sono in cura in un istituto psichiatrico toscano. La prima è una nobildonna caduta in disgrazia, logorroica e senza peli sulla lingua e sulla quale pendono accuse di bancarotta fraudolenta. La seconda è una coatta di basso rango, ragazza madre finita in TSO dopo aver tentato di annegare il figlio. Cominciando con una brava fatta un po' per caso, le due si danno a una fuga rocambolesca dall'istituto dove si trovano lungo la costa della Versilia, in cerca di libertà e di un passato che, forse, non tornerà mai.
Dopo la superba prova de Il capitale umano, Virzì torna sui toni più leggeri che da sempre hanno caratterizzato il suo cinema con un dramedy che rifà (in una sequenza persino esplicitamente) in parte il verso a Thelma e Louise. Peccato che dello spirito libertario del film di Ridley Scott qui si colga uno stentato succedaneo con insistenza eccessiva sul tema della maternità. Qualche invenzione in fase di regia, alcuni riferimenti disseminati qua e là (alla Archibugi, qui anche in veste di co-sceneggiatrice, nonché alla propria vicenda personale) ma, soprattutto, l'interpretazione strepitosa e incontenibile di Valeria Bruni Tedeschi, a cui la Ramazzotti si limita a fare umilmente da spalla, salvano il film dalla mediocrità di una sorta di Qualcuno volò sul nido del cuculo in sedicesimi, travestito da road movie pieno di stereotipi, dal buonismo degli operatori sanitari alle macchiette degli psicolabili.
Nastri d'argento 2016 per: regista del miglior film, sceneggiatura, attrice protagonista (Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti), costumi, colonna sonora.    

domenica 25 settembre 2016

La vita possibile

anno: 2016       
regia: DE MATTEO, IVANO 
genere: drammatico 
con Margherita Buy, Valeria Golino, Caterina Shulha, Andrea Pittorino, Bruno Todeschini, Eugenio Gradabosco, Enrica Rosso, Stefano Dell'Accio, Tatiana Lepore, Dario Delpero, Carolina Cerniauskaite, Kristjana Kazani, Irene Kivaste, Zofia Teresa Mucha, Laura Radzeviciute, Maria Busuioc, Fabrizio Pascali, Roberto Peruzzini, Andrea Valente, Cristina Zampieri, Martina Pietro, Martina Alessandro, Isabella Loredana Fichera, Matteo D'Aloia, Andrea D'Aloia, Dario Zairati, Dennis Infantino    
location: Italia
voto: 6,5 

Dopo aver subito l'ennesima raffica di violenza da suo marito, Anna (Buy) decide di lasciare Roma insieme al figlio tredicenne Valerio (Pittorino) per trasferirsi a Torino. Qui i due vengono ospitati da Carla (Golino), un'amica un po' svitata di Anna con ambizioni in campo teatrale. Anna dovrà ricominciare daccapo, trovando lavoro come donna delle pulizie in una grande azienda; Valerio faticherà a integrarsi, eleggerà a sua unica amica una prostituta dell'Est (Shulha) e troverà nel gestore dell'osteria sotto casa (Todeschini) un valido sostituto della figura paterna.
Dopo le ottime prove de Gli equilibristi e I nostri ragazzi, De Matteo continua a sondare gli umori della famiglia puntando lo sguardo su un tema di grande attualità come quello della violenza sulle donne. Lo fa con piglio sociologico, mostrando ancora una volta di saper padroneggiare perfettamente la direzione degli attori e di essere capace di imprimere brusche variazioni al ritmo con l'inserimento di scene madri impeccabili, mantenendo un registro intimista e minimale, nel quale, col l'eccezione della prima sequenza (che ci riporta all'incipit del film precedente), la violenza rimane quasi sempre fuori campo, pur serpeggiando continuamente sotto gli occhi del giovane, bravissimo protagonista. Un film minore, pudico, vagamente didascalico nella sottolineatura della complicità tra persone ai margini (il tredicenne e la prostituta), ma capace di trattare il tema principale evitando la pornografia dei sentimenti.    

giovedì 16 luglio 2015

'71

anno: 2014       
regia: DEMANGE, YANN
genere: thriller
con Jack O'Connell, Sean Harris, Paul Anderson, Sam Reid, Charlie Murphy, Sam Hazeldine, Martin McCann, David Wilmot, Valene Kane, Killian Scott
location: Regno Unito
voto: 8,5

Belfast, 1971. Durante un'ispezione in un quartiere dove nazionalisti cattolici e frange diverse del'IRA si contendono il territorio, due militari, dopo un'intensa sassaiola, vengono accerchiati e linciati. Uno muore; l'altro, Gary Hook (O'Connell) - diciottenne cresciuto in un orfanotrofio con il fratello minore e costretto ad arruolarsi suo malgrado - si trova a passare una notte da incubo in territorio nemico. Tutti lo cercano: i radicali dell'IRA per dargli il colpo di grazia, i nazionalisti cattolici per l'odio vero la corona d'Inghilterra, i moderati per attenuare le tensioni con l'esercito britannico, un alto grado doppiogiochista dell'esercito stesso per farne un martire. Lui viene messo in salvo da un medico che ha passato 20 anni nell'esercito e che lo scambia per un civile: "ricchi coglioni che dicono a stupidi coglioni di uccidere poveri coglioni. Questo è l'esercito", lo istruisce. La sua lezione non potrebbe essere più vera, a giudicare dalla guerra interna all'esercito tra militari dal grilletto facile e caporali dalla testa calda.
Da La moglie del soldato e Una scelta d'amore a Michael Collins, The boxer, Bloody Sunday, Il vento che accarezza l'erba e Hunger, il cinema ha raccontato le vicende legate al separatismo irlandese dell'IRA con un registro tra il didascalico e l'illustrativo. '71, dell'esordiente franco-inglese Yann Demange, parte da un spunto assai simile a Fuggiasco, lo accosta alla teleologia di Salvate il soldato Ryan e lo cala nel registro spettrale di Caccia selvaggia, facendone il miglior film mai visto sul conflitto che ha insanguinato a lungo l'Irlanda del Nord. Da esso emerge, in una chiave dai risvolti attualissimi, l'odio di tutti contro tutti, le contraddizioni interne, l'impossibilità da parte del protagonista di capire di chi fidarsi, l'allucinata metafora antimilitarista. Se i contenuti affiorano con intenti a forte caratura morale, la forma stupisce altrettanto: un apologo antibellico raccontato come un thriller sepolcrale, con molte scene memorabili tra le quali spicca quella dell'accoglienza che i separatisti riservano all'arrivo dei militari inglesi, con le donne che battono per terra alcuni grossi coperchi per segnalare l'arrivo del nemico. Una scena da antologia destinata a rimanere scolpita nella storia del cinema.    

domenica 15 febbraio 2015

Taken 3 - L'ora della verità

anno: 2014       
regia: MEGATON, OLIVIER 
genere: thriller 
con Liam Neeson, Forest Whitaker, Famke Janssen, Maggie Grace, Dougray Scott, Sam Spruell, Don Harvey, Dylan Bruno, Leland Orser, David Warshofsky, Jon Gries, Jonny Weston, Andrew Borba, Judi Beecher, Andrew Howard, Cedric Cirotteau, Catherine Dyer, Jimmy Palumbo, Robert Pralgo, Tony Williams, Al Vicente, Alex Wraith, Shelley Calene-Black, Adam J. Smith, Jimmy Gonzales, David Clark, Michael Shikany, Robert Bryan Davis, Nazareth Dairian, Tony Demil, Stefanie Kleine, Johnny Harvill, Angie Dillard, Wallace Langham, Franck Neel, Cédric Chevalme, Anton Yakovlev, Ellen Ho, Haley Craft, Stephanie Honoré, Steve Coulter, Mike Davies, Jonathan Waite, Lauren Sivan, Cornelius Peter, Kevin Fry, Mike Davies, Katie Mary Garland, Al Sapienza, Chad Donella, Peter Thias, Cedric Camus, Karim Ben Haddou, Vincent Parisi, Scott Thrun, Laurent Desponds, Amanda Nima, Alex Disdier, Martin Vaughan Lewis 
location: Afghanistan, Usa
voto: 4,5 

Proprio quando sta per riavvicinarsi alla ex-moglie (Janssen) dalla quale è separato da anni, Bryan Mills (Neeson) si ritrova in un ginepraio: torna a casa e trova la donna morta. Viene incolpato dell'omicidio e costretto a fuggire. Il commissario che gli sta dando la caccia (Whitaker) ha intuito che l'uomo è innocente, ma gli rimane alle costole costringendolo a una fuga continua, mentre l'inseguito cerca di capire cosa sia successo. Scopre così che si tratta di una manovra combinata tra il nuovo marito della sua ex moglie (Scott) e la mafia russa.
Arrivata al terzo episodio, la serie di Taken mostra di avere ormai il fiato cortissimo come il suo protagonista quando fa jogging. A poco serve la firma di Megaton (nomen omen) a suggello del copione di Luc Besson per una storiellina stantia, reazionaria, patetica, del tutto inverosimile (nemmeno a dirlo) e con l'ennesima caricatura dei russi cattivissimi e supertatuati. Sembra la bruttissima copia de Il fuggitivo con una sceneggiatura degna dei film di Steven Seagal.    

sabato 11 ottobre 2014

I due volti di gennaio (The Two Faces of January)

anno: 2013       
regia: AMINI, HOSSEIN
genere: thriller
con Viggo Mortensen, Kirsten Dunst, Oscar Isaac, David Warshofsky, Daisy Bevan, Aleifer Prometheus
location: Grecia, Turchia
voto: 6

1962. Lui (Mortensen, gigantesco come sempre) è un truffatore che si trova in Grecia per sfuggire ai suoi creditori. Lei (Dunst) la moglie inconsapevole ma non troppo. L'altro (Isaac) è una guida turistica americana dal passato fosco, anch'egli di stanza in Grecia. Sono questi i vertici di un triangolo amoroso dalle prossimità imprevedibili, costretti a una fuga senza sosta dopo l'uccisione accidentale di un detective inviato dai creditori. Tra rivalità a colpi di testosterone, sospetti reciproci, convivenze coatte e tentazioni di lucro, la loro fuga si trasforma in braccaggio.
Tratto da un romanzo di Patricia Highsmith (che anche qui, come già ne L'amico americano e ne Il talento di Mr. Ripley ci presenta personaggi doppi e carismatici), il film diretto dall'iraniano Hossein Amini, qui alla prima regia dopo avere sceneggiato film come 47 Ronin e Drive, si avvale di una buona prova d'attori e di una regia molto classica ma efficace. Ma l'espediente narrativo della fuga alla lunga mostra la corda.    

giovedì 24 aprile 2014

Sin nombre



anno: 2009       
regia: FUKUNAGA, CARY  
genere: gangster  
con Marco Antonio Aguirre, Leonardo Alonso, Karla Cecilia Alvarado, Juan Pablo Arias Barrón, Rosalba Belén Barrón, Felipe Castro, Rosalba Quintana Cruz, Marcela Feregrino, Kristyan Ferrer, Edgar Flores, Giovanni Florido, Paulina Gaitan, Ariel Galvan, Diana García, Gabriela Garibaldi, Ignacio Gonzalez, Noé Hernández, Lilibeth Flores, Jesús Lira, Catalina López, Hector Anzaldua, Benny Manuel, Fernando Manzano, Liliana Martinez, Mary Paz Mata, Tenoch Huerta, Emir Meza, Emilio Miranda, José Miguel Moctezuma, Esperanza Molina, Luis Fernando Peña, Iván Rafael, Gabino Rodríguez, David Serrano, Gerardo Taracena, Harold Torres, Andrés Valdéz, Max Valencia Zúñiga, Noé Velázquez, Tulio Villavicencio, Guillermo Villegas, Javier Rivera Flores, Luis Ángel Paz Flores, José Rogelio Vázquez López, Luis Antonio Vázquez López, José Luis Montiel Luna, Marco Tolio Durand Martínez, Jesús Humberto Fuentes Perez, Luis Alfredo Rodríguez Sánchez, Silverio Menchaque Zárate, Héctor Jiménez, Damayanti Quintanar  
location: Guatemala, Honduras, Messico
voto:1

Parte come il racconto di formazione del tredicenne Smiley, costretto a brutali riti inziatici pur di entrare a far parte di una gang di cattivissimi stratatuati e prosegue come un film d'avventura venato dalla brama di vendetta. Questo concentrato di violenza compiaciuta miscela il tema della redenzione con quello dell'emigrazione, facendo incontrare una ragazza che, col padre e lo zio, è partita dall'Honduras per attraversare il Messico e arrivare alla frontiera con gli Stati Uniti, e un ragazzo che ha ucciso il capobanda, reo, tra le tante attività pie e filantropiche che normalmente esercita, di avergli assassinato la fidanzata dopo una colluttazione con mancato stupro (non mi avrebbe stupito una divagazione necrofila nel film, che per fortuna non s'è vista). I due giovani cercano insieme di guadagnare la frontiera ma, per un film come questo che propugna la violenza un tanto al chilo, il finale consolatorio sarebbe stato disdicevole.
Scritto pessimamente, girato peggio, recitato in maniera nauseabonda, Sin nombre è la quintessenza del filmetto di genere travestito da operina pseudo-impegnata. Bocciatissimo.    

sabato 22 dicembre 2012

La Regola del Silenzio - The Company You Keep

anno: 2012       
regia: REDFORD, ROBERT 
genere: thriller 
con Robert Redford, Shia LaBeouf, Julie Christie, Sam Elliott, Jackie Evancho, Brendan Gleeson, Terrence Howard, Richard Jenkins, Anna Kendrick, Brit Marling, Stanley Tucci, Nick Nolte, Chris Cooper, Susan Sarandon, Hamza Adam, Barry Bowman, Jennifer Bradley, Mark Brandon, Andrea Brooks, Lane Edwards, Dan Gerrity, G. Michael Gray, Lucie Guest, Eddy Huber, Lexie Huber, Jon Johnson, Hiro Kanagawa, Matthew Kimbrough, Kelly-Ruth Mercier, David Milchard, Kenneth Miller, Lochlyn Munro, Allison Riley, Stephen Root, Erin Simms, Clay St. Thomas, Mark Steinberg, Jordan Weller, Bernie Yao 
location: Usa
voto: 5

Campione del cinema impegnato, promotore infaticabile del cinema giovane legato al Sundance festival, irriducibile attivista politico, da regista Robert Redford non è mai riuscito a tenere il passo con la sua vocazione politica. Non fa eccezione questo La regola del silenzio, che racconta la vicenda di un pacifista (lo stesso Redford) che negli anni settanta venne accusato dell'omicidio di una guardia giurata durante una rapina. L'uomo si è rifatto una vita, è un affermato avvocato rimasto vedovo con una figlia adolescente al seguito, ma quando, dopo più di trent'anni, la sua identità viene svelata da un giovane reporter di Albany, è costretto alla fuga. Con una serie di mosse astute e coraggiose, l'uomo cerca di far emergere la verità, ben diversa dalle colpe di cui è imputato.
Nel migliore dei casi, il film tratto dal romanzo di Neil Gordon è il parente povero de Il fuggitivo, con una spruzzata di generico impegno che sembra messo lì per ricordare i bei tempi andati e con tanto di passerella di star democratiche (Sarandon, Christie, Nolte, Elliott) che non va oltre il cammeo. Per essere un film basato sull'inseguimento - come gran parte del cinema hollywoodiano - non contiene neppure una scena capace di tenere alta la tensione. Per di più, il protagonista è poco credibile come genitore, e lo svolgersi del racconto è fiacco e prevedibile, in linea con un cinema dall'impianto molto classico, apprezzabilissimo per gli intenti e l'invito alla riflessione, ma incapace di autentici sussulti. Notevole l'accompagnamento della colonna sonora firmata da Cliff Martinez.    

domenica 26 dicembre 2010

Sabotatori (Danger)

anno: 1942   
regia: HITCHCOCK, ALFRED  
genere: thriller  
con Priscilla Lane, Robert Cummings, Otto Kruger, Alan Baxter, Clem Bevans, Norman Lloyd, Alma Kruger, Vaughan Glazer, Dorothy Peterson, Ian Wolfe, Kathryn Adams, Anita Sharp-Bolster, Billy Curtis, Anita De Deaux, Lyn Romer, Jeanne Romer, Alfred Hitchcock, Pedro de Cordoba, Frances Carson, Oliver Blake, Murray Alper  
location: Usa   
voto: 6

Un venticinquenne (Cummings) che lavora in un'industria bellica californiana (siamo alla viglia del secondo conflitto mondiale) viene ingiustamente accusato di avere causato l'incendio nel quale è morto il suo migliore amico. Nessuno crede alla sua versione sicché l'uomo, che conosce l'identità del vero colpevole, è costretto alla fuga. Attraversati gli States da costa a costa alla ricerca del vero assassino, l'uomo scopre un'organizzazione che fa profitti attraverso i sabotaggi degli impianti industriali.
Il Maestro del brivido è riconoscibile fin dalle primissime sequenze, quando suspense e mistero sono già al massimo. A metà strada tra road movie, avventura, giallo e spionaggio, Sabotatori risente della ruggine nel tempo nelle sequenze d'azione, che denunciano qualche ingenuità. Ma la maestria nel costruire il racconto senza orpelli è perfettamente riconoscibile.    

giovedì 24 maggio 2007

L’eternità e un giorno (Mia eoniottia ke mia mera)

anno: 1998   
regia: ANGELOPOULOS, THEODOROS   
genere: drammatico   
con Bruno Ganz, Isabelle Renauld, Fabrizio Bentivoglio, Despina Bebedelli, Achileas Skevis, Alexandra Ladikou, Helene Gerasimidou   
location: Grecia
voto: 3   

Ricetta per vincere la Palma d'oro al Festival di Cannes (o a Venezia): prendere un intellettuale (nel nostro caso, uno di Salonicco), possibilmente malato e in crisi creativa (se il film aspira al Leone d'oro, aggiungere gli occhi a mandorla). Metterlo nelle condizioni di salvare un bambino profugo, meglio se albanese, allontanandolo dalla minaccia della mafia. Far fare ai due un viaggio, con ovvie allusioni metaforiche e infine imbarcare il ragazzino su una nave per dargli un futuro. Condire il tutto con un quartetto d'archi che suona su un autobus, un uomo con un grande mantello nero e un cappello a cilindro che declama versi, scene corali con danze, simboli del post-comunismo, tre ciclisti che corrono nella notte con indosso un impermeabile giallo, uomini fulminati su una rete di recinzione elettrificata. Aggiungere una manciata di simbolismi, flashback, incubi, ricordi e deliri onirici. La Palma d'oro è assicurata.
Notevoli, come sempre, le musiche di Eleni Karaindrou. Mavi Felli è tra le doppiatrici.    

sabato 12 novembre 2005

I tre giorni del condor (Three days of the condor)

anno: 1975   
regia: POLLACK, SYDNEY   
genere: spionaggio   
con Robert Redford, Faye Dunaway, Cliff Robertson, Max Von sydow, John Houseman, Tina Chen, Hank Garrett, Michael Kane, Walter Mcginn, Don Mchenry, Addison Powell   
location: Usa
voto: 9   

Tornato dalla colazione, Joe Turner (Redford), nome in codice Condor, trova una strage nella stazione newyorchese della CIA per conto della quale lavora. Capisce che è l'unico ad averla scampata e inizia la sua fuga: prende in ostaggio una donna (Dunaway), si barrica in casa sua e da lì ha inizio la ricostruzione di un puzzle impossibile: perché avrebbero eliminato una sezione della CIA composta unicamente da topi da biblioteca addetti a scoprire le trame oscure in saggi e romanzi polizieschi? Turner disorienta continuamente i suoi sicari, sfugge a un agguato, risale alla mente che architettato il piano (una "Cia dentro la Cia") e, in un finale aperto, consegna tutta la documentazione ai giornali.
Pollack firma un riuscitissimo blockbuster, in cui la trama spionistica fa da sponda a un'amara riflessione sull'uso prepotente e sopraffattorio che gli Usa fanno dei servizi segreti ai danni delle popolazioni alle quali vogliono sottrarre il petrolio.    

martedì 23 dicembre 2003

Il fuggiasco

anno: 2003       
regia: MANNI, ANDREA    
genere: biografico    
con Daniele Liotti, Alessandro Benvenuti, Joaquim De Almeida, Roberto Citran, Francesca De Sapio, Claudia Coli, Fiorenza Tessari, Luisa Ranieri, Marco Giallini, Gabriele Lazure    
location: Francia, Italia, Messico, Spagna
voto: 6    

Negli anni Settanta in Italia poteva succederti che se andavi a offrire spontaneamente la tua testimonianza per un omicidio ed eri un militante di Lotta Continua, finivi dietro le sbarre senza un perché. Poteva succederti di passare 11 gradi di giudizio e di dover attendere la grazia del Presidente della Repubblica per poter uscire dalle patrie galere. È quanto accaduto tra il 1976 e il 1993 a Massimo Carlotto, allora 18enne padovano che - ormai sfiduciato dal sistema giudiziario italiano - imbocca la via della fuga all'estero, facendo tappa a Parigi, Barcellona e Città del Messico. La storia, ricostruita con sobrietà e ritmo nel copione che lo stesso Carlotto ha scritto col regista Andrea Manni, mette a nudo le infinite assurdità del nostro sistema giudiziario, mostrando l'inefficacia delle azioni che la Difesa intraprese per restituire dignità a un uomo che oggi è diventato un fortunato giallista.    

domenica 13 ottobre 2002

Minority report

anno: 2002       
regia: SPIELBERG, STEVEN 
genere: fantascienza 
con Tom Cruise, Colin Farrell, Samantha Morton, Max Von Sydow         
location: Usa
voto: 6 

Washington, 2054. L'irreprensibile capo della Pre-Crimine (Cruise) - un'organizzazione federale che grazie alle pre-visioni di tre cassandre dotate di poteri straordinari è riuscita a ridurre del 90% gli omicidi, fermando i potenziali assassini prima che questi agiscano - sembra vittima di un complotto: sarà lui a dovere uccidere uno sconosciuto, che grazie ad alcuni accordi con l'ideatore della Pre-Crimine lo ha attirato con l'esca della vendetta per la morte del figlio. Da inseguitore, il protagonista si trasforma in inseguito, causando uno di quei "minority report" (cioè rapporti di minoranza) che devono essere messi a tacere «per non intaccare la validità del sistema» (Lucarelli e Picozzi, 2006).
Due ore e venti di fuga continua e spettacolo, con una tecnologia che ridicolizzerebbe persino James Bond, e la matassa è dipanata. Gli elementi per fare di Minority report un capolavoro della settima arte ci sono tutti: un regista di ineffabile mestiere, un tema orwelliano sul quale nidificano le problematiche del neo-totalitarismo e del primato assoluto della tecnologia (più che della scienza), effetti speciali mozzafiato e budget faraonico. Eppure, l'ex pupone di Hollywood non riesce ad ottenere che una discreta opera di genere, farraginosa nel racconto a dispetto dell'estrema semplicità della trama, corriva al punto di irritare sul piano dei contenuti e con inevitabile risvolto sentimental-piagnucoloso. Passano i lustri ma Spielberg è sempre lì: tra un inseguimento à là Duel e il complesso di Peter Pan.    

mercoledì 20 dicembre 2000

Galline in fuga (Chicken run)

anno: 2000       
regia: LORD, PETER * PARK, NICK  
genere: animazione  
location: Regno Unito
voto: 8  

Destinate a diventare un pasticcio di pollo a causa della loro scarsa produzione di uova, le galline di un pollaio-lager dell'Inghilterra, guidate da Gaia, mettono a punto piani su piani per fuggire dal posto dove sono rinchiuse. L'occasione buona si presenta quando nel pollaio arriva Rocki Bulboa, un pollo da circo che dice di saper volare…
Dopo l'esilarante Wallace & Gromit, la "collezione Aardman" bissa il successo di critica e pubblico con un film d'animazione quasi altrettanto eccellente. Abbandonata la struttura ad episodi, i personaggi in plastilina di Park e Lord sono al servizio di una vicenda ricca di trovate rocambolesche e fantasiose, che toccano il culmine nella scena in cui Rocki e Gaia finiscono dentro il mega-impianto industriale rischiando di finire in scatola.    

domenica 14 febbraio 1999

Il fuggitivo (The fugitive)

anno: 1993   
regia: DAVIS, ANDREW 
genere: thriller 
con Harrison Ford, Tommy Lee Jones, Sela Ward, Julianne Moore, Joe Pantoliano, Jeroen Krabbe', Andreas Katsulas, Dick Cusack, Tom Wood, L. Scott Caldwell, Daniel Roebuck 
location: Usa   
voto: 10

Accusato ingiustamente dell'omicidio di sua moglie (Sela Ward), un brillante medico di Chicago (Harrison Ford) è costretto a un'estenuante fuga, durante la quale cerca di smascherare il vero colpevole. Il compito più difficile, però, è quello di convincere il federale Samuel Gerard (Tommy Lee Jones, premiato con l'Oscar) - incaricato di stanarlo - che si tratta di un complotto ordito per promuovere un farmaco dalla comprovata nocività a vantaggio di una multinazionale farmaceutica.
Basato sui personaggi creati da Roy Huggins, che ebbero un enorme successo televisivo negli anni '60 in America, e scritto da David Twohy (che lo ha sceneggiato con Jeb Stuart, già ottimo autore di Trappola di cristallo), Il fuggitivo è un must del genere che non contempla soltanto azione, inseguimenti, citazioni (Intrigo internazionale, Frantic), suspense e scene avventurose di altissimo livello (memorabile il lancio di Ford nelle acque di una cascata), ma vi aggiunge una buona dose di umorismo che rendono il film uno dei migliori prodotti di genere di tutti gli anni '90.

martedì 22 dicembre 1998

La fuga (Dark passage)

anno: 1947       
regia: DAVES, DELMER  
genere: noir  
con Humphrey Bogart, Lauren Bacall, B.Bennett, A.Moorehead, T.D'Andrea, C.Young, D.Kennedy, R.Mallinson, H.Stevenson                
location: Perù, Usa
voto: 6  

Fuggito dal carcere di San Quintino, nel quale era stato ingiustamente ristretto per uxoricidio, Vincent Parry (Humphrey Bogart) trova sul suo cammino verso la libertà l'appoggio di una misteriosa donna di San Francisco (Lauren Bacall) che, ai tempi del processo, aveva sostenuto la sua innocenza. Dopo avere cambiato fisionomia attraverso la chirurgia plastica, Parry finisce in un ginepraio incontrollabile costellato di morti. Riuscirà ugualmente a prendere la via di una nuova fuga verso il Perù dove lo raggiungerà la sua benefattrice, innamorata di lui.
Sceneggiato da Delmer Daves dal romanzo di David Goodis, il racconto inventa una originalissima chiave filmica, nascondendo le sembianze del protagonista per almeno quaranta minuti (ricordate I cinque volti dell'assassino di John Huston?) e affidando tutto alla soggettiva. Il resto è buon cinema di genere con due attori di consumata bravura.