Visualizzazione post con etichetta nomi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nomi. Mostra tutti i post

sabato 20 luglio 2013

Io sono tu (Identity Thief)

anno: 2013       
regia: GORDON, SETH
genere: commedia
con Jason Bateman, Melissa McCarthy, Jon Favreau, Amanda Peet, T.I., Genesis Rodriguez, Morris Chestnut, John Cho, Robert Patrick, Eric Stonestreet, Jonathan Banks, Ryan Gaul, Steve Mallory, Tyler Nilson, Steve Little, Andrew Friedman, Antwan Mills, Ian Quinn, Diva Tyler, Mary-Charles Jones, Sope Aluko, Maggie Elizabeth Jones, Brett Baker, Nevaina Graves Rhodes, Diolita Arnold, Jamie Moore, Brenda Cannon, Badar, Carlos Navarro, Nelson Bonilla, Angelyn Pass, Lori Beth Edgeman, Ben Falcone, Kate Graham, Deacon Dawson, Geordie White, Steve Witting, Tim Andrews, Gary Weeks, Matthew Burke, Craig A. Meyer, Lee Spencer, Topher Payne, Carmela Zumbado, Zeeky Minnis, John Eddins, Chick Bernhardt, Nicole Dukes
location: Usa
voto: 3,5

Da Intrigo internazionale a Viva la libertà, nel cinema il tema del doppio è stato spesso cavalcato per sfruttarne le moltissime potenzialità paradossali. Non tutto calza invece in questa commedia nera di Seth Gordon, che già aveva diretto il riuscito Come ammazzare il capo... e vivere felici. Fin dalla prima inquadratura sappiamo che la carta di credito di Sandy (Bateman) viene clonata e usata a sua insaputa da una cicciona (McCarthy) con molti precedenti penali che vive sull'altra costa degli States. Dopo qualche inevitabile disavventura dovuta allo scambio di persona (il suo nome, Sandy, è unisex), il malcapitato cerca di seguire le vie legali ma si vede costretto, pena anche il rischio della perdita del lavoro, a sbrigare la faccenda da solo. Si mette così sulla scia di illegalità della donna che gli ha rubato l'identità, non sapendo che ad ella sono interessati anche alcuni malavitosi che vogliono saldare con lei vecchi conti.
Travestito da road movie, Io sono tu alterna qualche riuscita trovata comica con incursioni thriller annacquatissime. Ma il problema maggiore del film sta in un plot prevedibilissimo, servito da un'interprete femminile messa lì per suscitare il più programmatico degli effetti paradosso: quello della cicciona cattiva che in fin dei conti è un pezzo di pane. Finale scontato.    

martedì 1 gennaio 2013

Freakonomics

anno: 2010   
regia: EWING, HEIDI * GIBNEY, ALEX * GORDON, SETH * GRADY, RACHEL * JARECKI, EUGENE * SPURLOCK, MORGAN
genere: documentario
con Jade Viggiano, Zoe Sloane, Alyssa Wheeldon, Sammuel Soifer, Alisha Nagarsheth, Amancaya Aguilar, Jalani McNair, Andrew Greiche, Greg Crowe, Adesuwa Addy Iyare
location: Giappone, Usa
voto: 8

Ve lo ricordate Morgan Spurlock, quello che, per dimostrare quali incalcolabili danni causasse un'alimentazione da fast food, mise a repentaglio la propria salute per girare Super size me? E Alex Gibney, quello che diresse il documentario su uno dei tanti episodi vergognosi della finanza a stelle e strisce, quello che riguardava il caso Enron (Enron - L'economia della truffa)? Qualche amnesia vi colpisce leggendo il nome di Seth Gordon, il regista graffiante di quella commedia gialla politicamente scorretta che si chiamava Come ammazzare il capo... e vivere felici? Beh, rispolverate i loro nomi perché i tre si sono coalizzati con altri registi per portare sul grande schermo il best seller firmato a quattro mani da Steven D. Levitt (professore di economia all'Università di Chicago) e dal giornalista Stephen J. Dubner, collaboratore del New York Times. Titolo (potremmo tradurlo con "le mostruosità dell'economia") e sottotitolo ("Il calcolo dell'incalcolabile") già dicono tutto sui paradossi dell'economia e su come i due autori abbiano inteso fare luce su fenomeni apparentemente inspiegabili. Qui ne vengono presi in considerazione quattro: l'influenza dei nomi propri sulla vita delle persone (Spurlock); gli incontri combinati nei combattimenti di sumo, in Giappone (Gibney); le cause che hanno contribuito alla decrescita della criminalità negli Stati Uniti a partire dagli anni '90 (Jarecki) e il sistema degli incentivi economici sui risultati scolastici degli studenti (Rachel Grady ed Heidi Ewing). A cucire il tutto con interviste ai due autori del libro originale e con le animazioni ha provveduto Seth Gordon. Episodi tutti di ottimo livello, con montaggio serrato, animazioni efficacissime, dosi sostanziose di ironia. Meritano però una menzione particolare quello sui nomi e quello sulla criminalità. Nel primo caso, da un lato si apprende che, al momento della presentazione di un curriculum, i nomi tipicamente "da bianchi" (Jack, John, Sarah) hanno molta più probabilità di suscitare l'interesse dei selezionatori rispetto a quelli dei neri (tipo Jamal: a parità di condizione, è ovvio), mentre dall'altro scopriamo che certe superstizioni nei nomi (per esempio, le moltissime varianti di "Unico": Uneekk, Uneque, Unique e così via) non garantiscono alcun successo, come d'altronde dimostra anche la storia di un genitore mezzo pazzo che ha chiamato Winner il primogenito e Loser il secondogenito, col risultato che quest'ultimo si è affermato alla grande e l'altro ha una fedina penale chilometrica. Oppure la vicenda del genitore finito davanti al giudice, imputato del fatto che la figlia, che ha chiamato Temptress (tentatrice), non ha preso esattamente la via delle carmelitane scalze. Indovinate un po' cosa è andata a fare?
Menzione speciale anche per l'episodio che spiega la diminuzione della criminalità: poliziotti di quartiere, controllo della vendita delle armi e misure repressive sono solo una parte (piccola) della spiegazione. Il grosso sta… nella legalizzazione dell'aborto! Già, perché come documenta anche il caso (rovesciato) della Romania di Ceausescu, i figli non voluti sono spesso destinati alla devianza. E siccome la punta della propensione al crimine si raggiunge nell'età tra i 18 e i 25 anni, ecco che, quando la generazione nata ai tempi della legalizzazione dell'aborto nella maggior parte degli stati americani è diventata adulta, il numero di reati è diminuito: tra loro c'erano pochi figli indesiderati. Chapeau!    

martedì 10 luglio 2012

Cena tra amici (Le Prénom)

anno: 2012       
regia: DE LA PATELLIERE, ALEXANDRE * DELAPORTE, MATHIEU 
genere: commedia 
con Patrick Bruel, Valérie Benguigui, Charles Berling, Guillaume De Tonquedec, Judith El Zein, Françoise Fabian, Yaniss Lespert, Miren Pradier, Alexis Leprise, Juliette Levant, Bernard Murat 
location: Francia
voto: 8

A casa di un'affiatata coppia parigina di ultraquarantenni, intellettuali di sinistra, sono invitati gli amici di una vita: il fratello di lei (Bruel), con la sua compagna perennemente in ritardo (El Zein), e uno scapolone (De Tonquedec) che è primo trombone nell'orchestra radiofonica parigina. La notizia è che il fratellone ha finalmente deciso quale nome dare al nascituro.  il nome suscita un tale scandalo che da lì parte un'escalation di logomachie, provocazioni, battaglie all'ultima stoccata che disseppellirà quanto i 5 si sono taciuti per anni.
La commedia di De La Patelliere e Delaporte, dopo avere fatto il tutto esaurito ai botteghini francesi per due anni, passa dal teatro al cinema con gli stessi attori che ne hanno decretato il successo. Originalissima fin dalle primissime inquadrature (per quanto un po' pretestuose ai fini del racconto), Cena con gli amici è quanto di meglio possa sfornare la commedia francese: un mix tra umorismo e arguzia intellettuale che sta tra Carnage e quel capolavoro dimenticato di William Friedkin che è Festa per il compleanno del caro amico Harold. Stesso impianto teatrale, stesso climax che passa dal tono faceto e amichevole allo psicodramma, stessa caratterizzazione a tutto tondo dei personaggi e analisi delle dinamiche di gruppo. Il quid in più sono le battute a raffica: non fai a tempo a recepirne una che ne arriva immediatamente un'altra. Ma non la senti per il fragore di risate che scoppia in sala.