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mercoledì 27 febbraio 2019

Green book

anno: 2018       
regia: FARRELLY, PETER    
genere: commedia    
con Viggo Mortensen, Mahershala Ali, Linda Cardellini, Sebastian Maniscalco, Dimiter D. Marinov, Mike Hatton, P.J. Byrne, Joe Cortese    
location: Usa
voto: 3,5    

Siamo in America, negli anni '60. In gran parte del paese i gabinetti prevedono ancora - quando esiste - un ingresso a parte per la popolazione di colore. A cui appartiene Don Shirley (Ali), pianista di enorme talento, omosessuale, colto, ricco, laureato e alla ricerca di qualcuno che gli faccia da autista in occasione della sua tournée nel sud degli States, dove il razzismo è ancora più pronunciato che nel resto del Paese. Qual qualcuno si chiama Tony Lip Vallelonga (Mortensen). È un italoamericano dai modi ruvidi che fino al giorno prima faceva il buttafuori al Capocabana di New York, menava le mani con facilità e disprezza i neri. Ma la paga è lauta e l'occasione ghiotta. I due si metteranno in viaggio e Tony ne tornerà cambiato.
Il film che ha misteriosamente vinto la statuetta più prestigiosa che l'Academy potesse conferirle replica le assurdità di Moonlight, dimostrando che alcuni premi sono elargiti soltanto su base ideologica. Non che non sia condivisibile la morale del film: tutt'altro. Ma il problema è che Green book (dal nome che all'epoca prendevano quei vademecum che indicavano agli afroamericani a quali luoghi potessero accedere senza problemi) è pieno zeppo di stereotipi (il più fastidioso quello sulla comunità italiana, inevitabilmente mafiosa e mangiaspeghetti) e si basa su uno schema visto e stravisto: quello della strana coppia che, con l'occasione del viaggio, solidarizza fino all'amicizia, che arriva al suo Zenith la sera di natale e din don dan. Così il pubblico in cerca di buoni sentimenti un tanto al chilo gode nel farsi rifilare questa paccottiglia stracotta da un regista che nel suo curriculum annovera soltanto film come Scemo e + scemo, Tutti pazzi per Mary, Io, me & Irene, Amore a prima svista e I tre marmittoni. E che rimane saldamente ancorato a quel livello artistico.    

sabato 12 gennaio 2019

Un bacio

anno: 2015       
regia: COTRONEO, IVAN    
genere: drammatico    
con Rimau Grillo Ritzberger, Valentina Romani, Leonardo Pazzagli, Thomas Trabacchi, Susy Laude, Giorgio Marchesi, Simonetta Solder, Sergio Romano, Laura Mazzi, Eugenio Franceschini, Denis Fasolo, Lisa Galantini, Sara Bertelà, Alessandro Sperduti    
location: Italia
voto: 4,5    

Blu (Romani), Antonio (Pazzagli) e Lorenzo (Grillo Ritzberger) sono tre sedicenni che frequentano la stessa scuola e sono oggetto di bullismo e discriminazione da parte dei compagni. Blu viene stigmatizzata perché tutti sanno che ha fatto una gang bang per compiacere il suo ragazzo; Antonio è tanto abile nella pallacanestro quanto impacciato nelle relazioni. Gli pesa il ricordo di un fratello morto (Sperduti) il cui fantasma lo ossessiona ed è invaghito di Blu. Lorenzo è un orfano che è stato adottato da una coppia di larghe vedute che non si fa alcun problema rispetto all'ostentazione pervicace dell'omosessualità del ragazzo, che è peraltro innamorato di Antonio.
Ambientato a Udine e costellato nella prima parte da squarci onirici e deviazioni in chiave musical (inollerabile quella della prova di abiti vintage) con tanto di animazioni coreograficamente accattivanti, l'opera seconda di Ivan Cotroneo è anch'essa tratta da un suo romanzo. Il film - a metà strada tra teen movie, musical ultrapop con canzoncine inascoltabili e involontaria parodia di Jules & Jim - vorrebbe essere un coraggioso apologo sulla tolleranza e contro il pregiudizio, ma tra muccinismi, iperboliche svolte melò e quell'aria saputella, sprezzante e insopportabile di Rimau Grillo Ritzberger (non a caso, non lo ha chiamato più nessuno), Un bacio finisce per schiantarsi contro il suo stesso oggetto, rischiando un totale effetto boomerang.    

giovedì 3 gennaio 2019

Tu mi nascondi qualcosa

anno: 2018       
regia: LOCONSOLE, GIUSEPPE    
genere: commedia    
con Giuseppe Battiston, Stella Egitto, Sarah Felberbaum, Rocío Muñoz Morales, Rocco Papaleo, Olga Rossi, Alessandro Tiberi, Ninni Bruschetta, Eva Robin's, Simon Grechi, Marilina Succo    
location: Italia, Tunisia
voto: 3,5    

Tre storie di tradimento e pregiudizio si incrociano tra loro. Un clown (Battiston) viene lasciato dalla propria compagna dopo aver ricevuto erroneamente delle fotografie che documentavano il tradimento della donna col guru di un'imprecisata setta. Un bigamo di mezza età (Papaleo) viene ritrovato in mezzo al mare vicino alle coste tunisine. L'uomo sembra avere dimenticato tutto della sua vita precedente. Un tassista di larghe vedute (Tiberi), fidanzato con una divetta del porno, teme che la ragazza si eserciti ben oltre il set.
Il film di Giuseppe Loconsole è per palati meno che rozzi, con personaggi monodimensionali messi a servizio di un plot pieno zeppo di luoghi comuni. Eppure - anche a dispetto di un cast tutt'altro che eccepibile, a cominciare dall'intera componente femminile, davvero inascoltabile e inguardabile - qualcosa può essere salvato, a partire dal buon ritmo e a finire con una riflessione non del tutto banale sul rapporto tra apparenza e realtà.    

giovedì 8 novembre 2018

Summer of Sam (S.O.S.)

anno: 1999   
regia: LEE, SPIKE    
genere: thriller    
con John Leguizamo, Adrien Brody, Mira Sorvino, Jennifer Esposito, Michael Rispoli, Saverio Guerra, Brian Tarantina, Al Palagonia, Ken Garito, Bebe Neuwirth, Patti LuPone, Mike Starr, Anthony LaPaglia, Roger Guenveur Smith, Ben Gazzara, Joe Lisi, James Reno, Arthur J. Nascarella, John Savage, Jimmy Breslin, Michael Badalucco, Spike Lee, Lucia Grillo, Nelson Vasquez, Darielle Gilad, Michael Harper, Jessica Galbreath, Evan Cohen, George Tabb, Michael Imperioli, Victor Colicchio, Peter Maloney, Christopher Wynkoop, John Turturro, Ernie Anastos, Jim Jensen, Melba Tolliver, Phil Rizzuto, Reggie Jackson, Danielle Burgio, Lisa France, Peter Epstein, Jill Stokesberry, Joseph Lyle Taylor, Kim Director, Bill Raymond, Mildred Clinton, Emelise Aleandri, Michael Sorvino, Phil Campanella, William H. Burns, Ernest Mingione, Frank Fortunato, Dan Zappin, Murielle Arden, Christina Klobe, Charlotte Colavin, Clayton J. Barber, Joie Lee, Rome Neal, Mark Breland, Susan Batson, Evander Holyfield, Toneda Laiwan, Janet Paparazzo, Jodi Michelle Pynn, Jennifer Badger, Jeff DeRocker, Nick Oddo, Damian Achilles, Joanne Lamstein, Gabriel Barre, Tara McNamee, John Michael Brown, Damian Branica, Lorne Behrman, Curtis Gove, James Baggs, Rozie Bacchi, Grace DeSena, Zoe Bournelis, Ashleigh Gloss, Frank Cadillac, Daniel J. Courtenay, Michael Prozzo, Kathryn Hud, Antonio Torres, Pamela Wehner, Dionna Colicchio, Victoria Galasso, Danielle Tutelian, John Martucci, Mario Macaluso, Andrew Lasky, Richard Paul, Ray Carlson, Alexander J. Vega, Steven Croft, Mary Jo Todaro, Jacqueline Margolis, Iris Braydon, Valerie Mazzonelli, Hal Sherman, Nicholas Brown    
location: Usa
voto: 4    

È l'estate del 1977 e a New York fa un caldo eccezionale, gli Yankees vincono il loro primo campionato ed esplode la disco music. In quel clima rovente la preoccupazione più diffusa è quella di incappare in un serial killer che spara e uccide le coppie che si appartano in macchina, senza distinzione di genere o di colore. Vinny (Leguizamo) - sottaniere e fedifrago compulsivo e impossibile da redimere - teme più di tutti di essere la prossima vittima, giacché una volta è fortunosamente scampato all'agguato del killer. Pur di dissipare i sospetti di essere stato testimone dell'agguato, Vinny preferisce mettere un suoi amico (Brody), dalle attitudini sessuali poco chiare, in pasto a un branco di sfaccendati vogliosi di menare le mani.
Fluviale, verboso e girato con uno stile tutt'altro che virtuosistico, al limite del paratelevisivo, Summer of Sam rovista tra le relazioni della lower class bianca a stelle e strisce con un registro da film giallo, pur non impiegando molto a squadernare la figura del killer allo spettatore. Pretestuose le scene in cui lo stesso Lee, nei panni di un giornalista, dà conto degli assalti ai negozi da parte della popolazione afroamericana e portoricana, a suggello di una polemica antirazziale mai sopita.    

mercoledì 11 aprile 2018

Hostiles - Ostili

anno: 2017       
regia: COOPER, SCOTT    
genere: western    
con Christian Bale, Rosamund Pike, Wes Studi, Jesse Plemons, Adam Beach, Rory Cochrane, Ben Foster, Peter Mullan, Scott Wilson, Paul Anderson, Timothée Chalamet, Jonathan Majors, John Benjamin Hickey, Bill Camp, Ryan Bingham, Robyn Malcolm, Stephen Lang, Q'Orianka Kilcher, Luce Rains, Stafford Douglas, Richard Bucher    
location: Usa
voto: 7,5    

New Mexico, 1892. Un ufficiale dell'esercito americano (Bale) deve scortare un anziano capo cherokee (Studi) e la sua famiglia in Montana, nella terra natia che alloggia i nativi. Alla piccola truppa si aggregheranno una donna (Pike) alla quale gli indiani hanno sterminato la famiglia e un tagliagole che deve essere mandato a morte (Foster).
Scott Cooper, autore anche del soggetto e del copione, dirige un western in chiave di road-movie che ha l'indubbio merito di mettere in evidenza le contraddizioni dell'America in un'epoca ben lontana da quella attuale. Il viaggio di mille miglia nelle terre selvagge dal New Mexico all'Arizona anziché diventare occasione per esasperare l'aspetto belluino dei due protagonisti, entrambi macchiatisi in passato di orribili omicidi, si trasforma in una presa di coscienza, in un atto di accettazione del diverso, di acquisizione della consapevolezza delle oscenità perpetrate a danno dei nativi americani. La confezione, raffinatissima, dilata gli spazi (qui autentici coprotagonisti) e i silenzi, concede forse troppo alla colonna sonora di Max Richter, ma riesce a restituire in pieno la metamorfosi del protagonista, interpretato da un monumentale Christian Bale, messo a servizio di un film sull'Olocausto dei nativi americani destinato ad allungare una serie che annovera Piccolo grande uomo, Soldato blu, Corvo rosso non avrai il mio scalpo e Balla coi lupi.    

sabato 7 aprile 2018

The Big Sick - Il matrimonio si può evitare, l'amore no

anno: 2017       
regia: SHOWALTER, MICHAEL    
genere: sentimentale    
con Kumail Nanjiani, Zoe Kazan, Holly Hunter, Ray Romano, Anupam Kher, Zenobia Shroff, Adeel Akhtar, Bo Burnham, Aidy Bryant, Kurt Braunohler, Vella Lovell, Myra Lucretia Taylor, Jeremy Shamos, David Alan Grier, Ed Herbstman, Shenaz Treasury, Rebecca Naomi Jones, Kuhoo Verma, Mitra Jouhari, Celeste Arias, Shana Solomon, Jeff Blumenkrantz, Linda Emond, Holly Chou, Andrew Pang, Alison Cimmet, Lawrence Ballard, Shunori Ramanathan, Spencer House, Susham Bedi, Rahul Bedi, Matty Cardarople, Myra Turley, William Stephenson, Marilyn Torres, Kerry Flanagan, Jack O'Connell, Charles Gould, Isabel Shill, Lauren Patten, Keilly McQuail, Zach Cherry    
location: Usa
voto: 1    

Si parla tanto, a ragione, del cattivo stato di salute della commedia italiana, che tanta soddisfazione dà agli esercenti ma poca ai palati che da qualche decennio - con poche eccezioni - sono in attesa di una svolta significativa. Non va meglio all'estero, dalla mediamente insulsa commedia francese a quella americana. Con The big sick siamo dalle parti del dramedy più convenzionale che incrocia lo spirito da commedia sull'integrazione culturale con il dramma della malattia. Kumail (Nanjiani, alla cui vera storia si ispira l'intero film) è un pakistano che sbarca il lunario come autista di Uber ma ha aspirazioni da comico, mentre la sua famiglia sta facendo carte false affinché si trovi una connazionale adeguata per il matrimonio. Ma lui si innamora di Emily (Zoe Kazan, la nipote di Elia), una biondina americana piuttosto scialbetta, alla quale nasconde le trame familiari. Quando lei scopre l'inganno, i due si lasciano, lei apprende di avere una malattia autoimmune, lui la assiste amorevolmente vincendo la resistenza dei genitori della ragazza e diventandone amico. E vissero felici e contenti.
Dialoghi tanto inconsistenti non si sentivano nemmeno dai tempi di Maciste contro il vampiro e il peggio è che il copione non si premura neppure di scrivere battute non dico degne di Woody Allen, ma almeno di un programma come Zelig, visto che buona parte del film è ambientata sul palcoscenico di un teatrino off. Interpreti senza alcun carisma, storia prevedibile, durata eccessiva, tempo buttato. L'ennesima variante, stavolta in chiave malincomica, di Indovina chi viene a cena è semplicemente fallimentare.    

mercoledì 31 maggio 2017

Cuori puri

anno: 2017       
regia: DE PAOLIS, ROBERTO 
genere: drammatico 
con Simone Liberati, Selene Caramazza, Barbora Bobulova, Stefano Fresi, Edoardo Pesce, Antonella Attili, Federico Pacifici, Isabella Delle Monache    
location: Italia
voto: 7 

Storia di un amore impossibile, quello ambientato a Tor Sapienza, degradata periferia est di Roma, tra Stefano (interpretato dall'ottimo Simone Liberati) e Agnese (Caramazza). Lui ha un passato di violenza ed espedienti, due genitori in perenne bolletta costretti a vivere in roulotte e fa il custode in un parcheggio che confina con un campo rom. Lei è una diciottenne che vive sola con la madre (Bobulova), una fanatica cattolica che le fa promettere di arrivare vergine al matrimonio. I due ragazzi si conoscono in una circostanza drammatica, si frequentano e lui per amore si fa licenziare ben due volte, tornando alla vita reietta di prima.
L'esordio dietro la macchina da presa di Roberto De Paolis, classe 1980, richiama immediatamente alla memoria l'espediente narrativo de La ragazza del mondo, pur guardando alle ambientazioni di Caligari e, nell'uso nervoso della macchina da presa, al cinema dei Dardenne. Ma rispetto al film di Danieli c'è una differenza cruciale: qui i personaggi sono assai più credibili, rotondi, con meno eccessi in positivo o in negativo. E il gioco di specchi di valori e comportamenti funziona in maniera più efficace: la purezza solo formale della ragazza svapora nella delazione e nell'incapacità di affrontare l'ipercontrollo tetragono di una madre terribile, mentre Stefano mostra davvero una inusitata purezza di cuore, tanto quando si tratta di allungare una dose di droga a un dodicenne, sia quando avrebbe l'occasione per pestare un incolpevole rom, accusato di uno stupro che non ha commesso.    

giovedì 25 maggio 2017

Oggi insieme domani anche

anno: 2015       
regia: DE LILLO, ANTONIETTA  
genere: documentario  
location: Italia
voto: 6


Da regista di film grotteschi e poco convenzionali, prossimi alla poetica di altri registi partenopei come Pappi Corsicato e Mario Martone, dalla metà degli anni Zero Antonietta De Lillo si è trasformata in una documentarista dallo sguardo intimista, capace di raccontare - attraverso il ricorrente espediente del film partecipato - tanto le diverse sfumature di un grande classico dell'ethos italico, quello del pranzo di Natale, quanto le vicissitudini di una poetessa controversa come Alda Merini (La pazza della porta accanto). In questo Oggi insieme, domani anche, troviamo l'ennesima variazione sul tema dei Comizi d'amore di pasoliniana memoria, di cui esistono già almeno due aggiornamenti alle epoche successive (La stagione dell'amore di Antonio Scurati e L'amore e basta di Stefano Consiglio), parenti strettissimi del capostipite, nonché un lontano parente fuori dal gregge come N-Capace di Eleonora Danco.
Ricorrendo a un'operazione di remix sui materiali raccolti, e sperimentando le potenzialità del found footage, il documentario della De Lillo lascia l'intero spazio filmico alle testimonianze dei tanti intervistati intercettati in giro per lo stivale, uomini e donne sia etero che omosessuali rimaste insieme per tutta la vita, o protagonisti di vicende sfortunate, o bizzarre, tra famiglie ricomposte, pregiudizi, gelosie, grandi aperture mentali, bisessualità, religione e altro ancora. Ma il film non è altro che l'assemblaggio di fotografie che racchiudono un'epoca, uno spaccato utile soltanto per il suo valore d'archivio.    

sabato 2 gennaio 2016

Hotel Transylvania

anno: 2012   
regia: TARTAKOVSKY, GENNDY   
genere: animazione   
location: Usa
voto: 6   

Rimasto vedovo, il conte Dracula ha pensato di adibire il castello nel quale vive con la figlia adolescente (ha solo 118 anni!) a hotel per mostri. Tutto sembra andare per il meglio fino a quando nel luogo non si presenta un ragazzino giramondo. Ma poiché, paradossalmente, gli esseri umani sono temutissimi dai mostri, il padrone di casa fa di tutto per nascondere la vera identità del ragazzo ai suoi ospiti e, a maggior ragione, a sua figlia che se ne è innamorata.
Lo spunto contenutistico, che tratta in maniera paradossale i temi del razzismo e del pregiudizio, è accattivante. La realizzazione, sul piano dello sviluppo narrativo, assai meno. I moltissimi mostri che popolano il film - da Frankenstein all'Idra, passando per i Gremlins, l'uomo invisibile, lo yeti e la mummia - sono infatti funzionali a un dispositivo che punta moltissimo sulle potenzialità visive che possono essere sviluppate a partire da ciascuno di essi, rendendo rapsodico un racconto che sembra pieno di cuciture.    

lunedì 19 gennaio 2015

The Imitation Game

anno: 2014       
regia: TYLDUM, MORTEN 
genere: biografico 
con Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode, Rory Kinnear, Allen Leech, Matthew Beard, Charles Dance, Mark Strong, Alex Lawther, Tuppence Middleton, Tom Goodman-Hill, Steven Waddington, James Northcote, Jack Bannon, Jack Tarlton, Ilan Goodman 
location: Regno Unito
voto: 7 

All'inizio della seconda guerra mondiale i servizi segreti britannici reclutarono enigmisti, matematici, campioni di scacchi ed esperti di linguistica per cercare di decrittare il complicatissimo codice di Enigma, la macchina che i tedeschi usavano per cifrare i messaggi con i quali venivano pianificate le azioni belliche. Alla squadra che aveva avviato il lavoro senza risultati si unì il genio di Alan Turing (interpretato da Benedict Cumberbatch, che avevamo visto esordire a fianco di Keira Knightley in Espiazione e poi interpretare un altro eroe digitale ne Il quinto potere), il progenitore del moderno computer, l'uomo grazie al quale le forze alleate fermarono l'avanzata nazista, ribaltando l'esito del conflitto. Quell'uomo dalla pubertà difficile - gli anni della scuola vengono raccontati in flashback - di origini ebraiche, asociale e tracotante ma di un'intelligenza sconfinata, omosessuale e costretto a un matrimonio di facciata con una sua brillante collaboratrice e complice (la solita, insopportabile Keira Knightley, tutta mossette e sorrisetti), terminò la sua vita difficile - tra le accuse di doppiogiochismo con i russi (false) e quelle di omosessualità (vere) - con il suicidio, a soli 41 anni, mangiando una mela al cianuro (vi dice niente il marchio della Apple?).
Partendo dalla biografia scritta da Andrew Hodges, il regista norvegese Morten Tyldum realizza un film dall'impianto assai classico ma avvincente, che coniuga la diffidenza atavica dei servizi segreti con quella di una società parruccona che costringeva gli omosessuali alla castrazione chimica, criminalizzandoli, e discriminando anche le donne. Il film ha l'indubbio merito di avere portato sul grande schermo la biopic di una delle figure più importanti dell'ultimo secolo, capace di salvare con la sua invenzione (un gigantesco macchinario elettronico chiamato Christopher) milioni di vite umane e, in seguito, di cambiare quelle di noi tutti.
Premiato come miglior film al festival di Toronto.    

domenica 18 gennaio 2015

Pride

anno: 2014       
regia: WARCHUS, MATTHEW
genere: commedia
con Bill Nighy, Imelda Staunton, Dominic West, Paddy Considine, George MacKay, Joseph Gilgun, Andrew Scott, Ben Schnetzer, Chris Overton, Faye Marsay, Freddie Fox, Jessica Gunning, Joshua Hill, Lisa Palfrey, Liz White, Monica Dolan, Rhodri Meilir, Nia Gwynne, Kyle Rees, Karina Fernandez, Jessie Cave, Matthew Flynn, Menna Trussler, Jack Baggs, Joseph Wilkins, Bryan Parry, Derek Barr, Abram Rooney, Sophie Evans
location: Regno Unito
voto: 5

L'offensiva della Thatcher a suon di liberismo sfrenato e privatizzazione delle grandi imprese pubbliche nel 1984 mise alle strette i minatori di mezzo Regno Unito, che iniziarono uno sciopero a oltranza bloccando per un intero anno la produzione del carbone. Ai minatori si unì un gruppo di omosessuali che sotto l'acronimo di LGSM (Lesbiche e Gay a sostegno dei minatori) spalleggiò la campagna di sensibilizzazione per la condizione dei minatori, raccogliendo fondi ingenti e cavalcando l'onda della comune discriminazione in termini di diritti civili e sindacali ("Thatcher, polizia e stampa di destra: abbiamo gli stessi nemici", chiarisce uno di loro) e sfidando un muro di pregiudizi e l'imbarazzo di una comunità gallese in buona parte retrograda e parruccona.
Tratto da una storia vera, Pride, opera seconda di Matthew Warchus dopo Inganni pericolosi, è il più classico dei film che programmaticamente vogliono arrivare al grande pubblico a suon di carinerie e buoni sentimenti con l'occasione del tema impegnato: un film à là Ken Loach in sedicesimi, dunque, ma più sulla falsariga di Full monty e Billy Elliot che di Grazie, Signora Thatcher e Paul, Mick e gli altri. Warchus fa di tutto affinché il ciglio rimanga umido per gran parte del film, innesta in esso un siparietto musical a completare il debordare della musica di Christopher Nightingale e firma un copione (con Stephen Beresford) che richiede agli attori (tutti straordinari) risate continue. E quando gli attori ridono troppo, il pubblico non si diverte e l'innesco non funziona: tutto troppo macchiettistico, pretestuoso, edificante, con sottotrame bozzettistiche  (il giovane gay che non parla in famiglia, la lesbica sola, l'AIDS che serpeggia nella comunità omosessuale, le "conversioni" coatte, il coming out) e un tono concitato e scanzonato messo a servizio di una trama disordinatissima che su Pane e rose (l'espressione che si usa per indicare gli scioperi a oltranza) avrebbe potuto scegliere una strada meno ilare e più composta.    

lunedì 23 giugno 2014

Gabrielle - Un amore fuori dal coro

anno: 2013       
regia: ARCHAMBAULT, LOUISE
genere: drammatico
con Gabrielle Marion-Rivard, Alexandre Landry, Mélissa Désormeaux-Poulin, Vincent-Guillaume Otis, Benoit Gouin, Sébastien Ricard, Gregory Charles
location: Canada, India
voto: 5

Gabrielle (il personaggio, ma anche l'attrice Marion-Rivard) è una ragazza affetta da sindrome di Williams (caratterizzata da ritardo mentale associato a un'intensa socievolezza e a caratteristiche anatomiche peculiari), che canta in un coro del quale fa parte anche Martin (Landry). I due si innamorano: la madre di lui (Gignac) non vuole saperne; la sorella di lei (Désormeaux-Poulin) difende a spada tratta il diritto dei disabili all'amore e alla sessualità. Costretti alla separazione, i due si ritroveranno in occasione di una kermesse musicale durante la quale il coro otterrà un grande successo di pubblico.
Storie di amori impossibili, anche declinate secondo il registro dell'handicap (Freaks, Antonio + Silvana = 2), non sono certo una novità: da Tristano e Isotta fino a Romeo e Giulietta, l'archetipo della famiglia come agente detrattore dell'amore è stato sfruttato a ripetizione. Nel film della canadese Louise Archambault l'unica, parzialissima novità è il contesto canoro che fa da sfondo alla vicenda e il cast, formato in parte da disabili di sorprendente naturalezza (ma Alexandre Landry, l'attore che impersona Martin, è un professionista capace di recitare con impressionante verismo). Ma la ricerca di lirismo a qualsiasi costo è fin troppo evidente e il ruolo centripeto della sorella di Gabrielle e centrifugo della madre di Martin sono tratteggiati con un eccesso di manicheismo.    

sabato 24 maggio 2014

Devil's Knot - Fino a prova contraria

anno: 2013       
regia: EGOYAN, ATOM
genere: giallo
con Reese Witherspoon, Colin Firth, Dane DeHaan, Mireille Enos, Kevin Durand, Stephen Moyer, Elias Koteas, Collette Wolfe, Amy Ryan, Martin Henderson, Alessandro Nivola, Bruce Greenwood, Robert Baker, Kristoffer Polaha, Michael Gladis, Matt Letscher, Lori Beth Sikes, Rex Linn, Jet Jurgensmeyer, James Hamrick, Gary Weeks, Gary Grubbs, Brian Howe, Mike Pniewski, Kennedy Brice, Anessa Ramsey, Amber Chaney, Kristopher Higgins, Wilbur Fitzgerald, Seth Meriwether, Judd Lormand, Kerry Cahill, Brooke Jaye Taylor, Brandon Carroll, Ron Clinton Smith, Jonathan Spencer, Katie Kneeland, Stan Houston, Joey Nappo, Julie Guevara, Colleen Helm, Jody Thompson, Brandon Spink, Clay Stapleford, Julie Ivey, Walter Hendrix III, Scott Poythress, Ted Huckabee, Christian Higgins, Isabella Zentkovich, Rob Crowe, Orelon Sidney, Kelly Sturniolo, Haley Craft, Jack Coghlan, Scott Ledbetter, Andrew R. Kaplan, Matthew Stanton, Paul Boardman Jr., Tim Campione, Charles Casey, Thomas Clay Strickland, Michael J. Walker, Corey James Wright, Clay Chappell, Michael E. Sanders, Arvell Poe, Ken Melde, Stephanie Astalos-Jones, Leslie Kimbell, Quincy Bonds, Don Teems, Mary Ellen Itson, Bill Murphey, Brandon Ralph Wood, Garrick Parks, Stephanie Stewart, Rob Demery, Keith Ratchek, Todd Maynor, Lindsey Moser, Christina Michelle Williams, John Ridings, Rodney M. Hall, Christopher McCarty, Mary Bullard, Mike Davidson, Nia Harris, Logan Bagley, Margaret Joiner, Brad D. Smith, Annabel Boardman
location: Usa
voto: 5,5

Nel 1993, nell'Arkansas, tre bambini, usciti per fare un giro in bicicletta, vengono ritrovati morti in un fiume, nudi e legati. Le indagini, a dir poco approssimative, si dirigono subito verso un giovane sostenitore del satanismo e i suoi due amici. Sul caso indaga anche un investigatore (Firth) convinto che la polizia stia prendendo un granchio. Tra depistaggi, prove mancanti, un giudice parziale e la voglia della comunità di trovare un capro espiatorio, la vicenda di protrae fino al verdetto finale.
Tratto da una storia vera, questo thriller giudiziario procede algidamente per accumulo di indizi che evidenziano quanto la ricerca di una giustizia a tutti i costi possa andare a detrimento della verità processuale. Egoyan - uno dei registi meno prolifici in circolazione: 6 film in vent'anni - incede con il suo consueto passo "medio", fortemente didascalico e con una ricerca formale ridotta costantemente al minimo, quasi a voler garantire una regia invisibile. Ma il tema di fondo di tutto il suo cinema, quello dell'ingannevolezza dell'apparenza (dal gentiluomo dietro cui si nascondeva un serial killer de Il viaggio di Felicia a un film dal titolo programmatico come False verità) ha una dignità morale che gli merita sempre l'acquisto del biglietto.    

martedì 29 maggio 2012

Io sono Li

anno: 2011       
regia: SEGRE, ANDREA  
genere: drammatico  
con Tao Zhao, Rade Serbedzija, Marco Paolini, Roberto Citran, Giuseppe Battiston, Giordano Bacci, Zhong Cheng, Federico Hu, Spartaco Mainardi, Andrea Pennacchi, Sara Perini, Amleto Voltolina, Wang Yuan  
location: Italia
voto: 7

Avrebbe forse dovuto intitolarsi Io sono lirico il primo lungometraggio di finzione girato, dopo una serie di documentari, dal regista veneto Andrea Segre. Trasuda infatti poesia a partire dalla didascalia che apre i titoli di testa, un omaggio al poeta cinese QuYuan, e a proseguire con le immagini incantevoli della laguna veneta (fotografate con la consueta perizia da Luca Bigazzi), con la suggestività umida e nebbiosa delle location e con le musiche intimiste di François Couturier. Un tale effluvio di poesia, che in qualche momento cede il passo al manierismo, per raccontare la vicenda di Li (Zhao), operaia tessile costretta a lasciare Roma per spostarsi a Chioggia, un impiego da barista, in attesa che le venga concesso - non dalle autorità italiane, ma dai "colonnelli" cinesi - di riavere con sé avere il figlio di 8 anni. A Chioggia Li conosce Bepi (Serbedzija), un vecchio pescatore di origini slave soprannominato "il poeta", ma la maldicenza dei chioggiotti e il cinico pragmatismo dei cinesi determinano la chiusura coatta di quell'amicizia.
Segre - un dottorato in sociologia e tanta ricerca sul campo - dimostra una chiara competenza nelle storie che racconta, conosce il mondo di cui parla e riesce così a rappresentare benissimo la misantropia serpeggiante di un popolo abituato a convivere con la bruma e con l'acqua che entra nei bar e nelle osterie, come se nulla fosse. Lo stile ellittico, il timone tenuto saldamente nella direzione di attori, tutti ugualmente bravi e credibili, ma anche un certo compiacimento autoriale fanno intravedere una personalità cinematograficamente matura, in attesa delle prossime prove.    

giovedì 5 gennaio 2012

Lontano dal paradiso (Far from heaven)

anno: 2002       
regia: HAYNES, TODD  
genere: drammatico  
con Julianne Moore, Dennis Quaid, Dennis Haysbert, Patricia Clarkson, James Rebhorn, Viola Davis, Bette Henritze, Michael Gaston, Ryan Ward, Lindsay Andretta, Jordan Puryear, Kyle Smith, Celia Weston, Barbara Garrick, Olivia Birkelund, Steve Ray Dallimore  
location: Usa
voto: 5

La provincia americana degli anni cinquanta, una famiglia molto in vista in una cittadina - Hartford, nel Connecticut - in cui tutti sanno tutto di tutti, un marito (Quaid) con un'ottima posizione. È in questo scenario che si muove Cathy (Moore), perfetta moglie e madre di famiglia che si macchia della colpa di essere troppo comprensiva col marito, che ha conclamate tendenze omosessuali, e troppo accondiscendente verso i diritti dei neri, al punto di dialogare alla pari col suo giardiniere di colore (Haysbert). Inevitabile che sulla donna si abbatta l'ostracismo puritano della piccola comunità locale.
Le intenzioni di Todd Haynes sono encomiabili, il messaggio inequivocabile ma incredibilmente didascalico e il film non esce mai da un registro laccato che lo fa somigliare a un melodramma strappalacrime retrò, molto vicino a certe opere old style di Douglas Sirk.    

giovedì 2 giugno 2011

North Country - Storia di Josey

anno: 2005   
regia: CARO, NIKI
genere: drammatico
con Charlize Theron, Thomas Curtis, Elle Peterson, Frances McDormand, Sean Bean, Woody Harrelson, Jeremy Renner, Richard Jenkins, Sissy Spacek, James Cada, Rusty Schwimmer, Linda Emond, Michelle Monaghan, Brad William Henke, Jillian Armenante, Amber Heard, John Aylward, Xander Berkeley, Corey Stoll, Cole Williams, Bryan Fagerstrom, Chris Mulkey, Arron Shiver, Clif Stokes, J.D. Garfield, Boots Southerland, John Hardman, Forrest Norgaard, Sage Coy, Marcus Chait, Dennis E. Garber, Alex Layton, Jacqueline Wright, Catherine Campion, Tom Bower, David Lislegard, Kurt Peterson, Pete Pellinen, Bruce Bohne, Todd Anderson, Kit Gwin, Patrick McDowell, Raye Birk, Sally Wingert, Katherine Ferrand, Curtis Plagge, Marc Miles, J.C. Cutler, Gus Lynch, Mark Sivertsen, Rand Kennedy
location: Usa
voto: 3


Costretta a crescere due figli da sola, per sbarcare il lunario la bella Josie (Theron) non trova di meglio che un impiego in una miniera del Minnesota. Qui il maschilismo dilagante e la diffidenza per un suo passato poco chiaro mettono la coriacea ragazza in una situazione difficilissima, che la porterà in un'aula di tribunale per riottenere il posto dopo un ingiusto licenziamento.
Ispirato alla vera storia di Josey Aimes, che fu la prima donna americana a intentare una causa contro i suoi padroni per molestie sessuali, il film di Niki Caro è un melodramma che occhieggia tanto a Ken Loach e Frank Capra quanto al Martin Ritt di Norma Rae, trasformando tutto in un insipido polpettone nel quale vengono inventariate sciagure di ogni tipo. La Theron cerca di rendersi interessante proponendosi nuovamente in veste Monster mentre le canzoni di Bob Dylan, per quanto magnifiche, sono sparpagliate a caso.    

domenica 6 marzo 2011

Benvenuti al Sud

anno: 2010   
regia: MINIERO, LUCA
genere: comico
con Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro, Valentina Lodovini, Nando Paone, Giacomo Rizzo, Teco Celio, Fulvio Falzarano, Nunzia Schiano, Alessandro Vighi, Francesco Albanese, Salvatore Misticone, Riccardo Zinna, Naike Rivelli
location: Italia       
voto: 4

Pur di accontentare la moglie Silvia (Finocchiaro), che da anni desidera il trasferimento a Milano, Alberto (Bisio) - funzionario di un ufficio postale brianzolo - è disposto a farsi passare per handicappato. La trovata gli costa il trasferimento nella sede di Castellabate, vicino Napoli. Qui Alberto teme una vita impossibile e invece trova gente semplice, disponibile e che sa godersi la vita.
Remake di Giù al Nord, blockbuster francese diretto e interpretato da Dany Boon (che qui compare in un cammeo), Benvenuti al Sud ha ottenuto un altrettanto strepitoso successo commerciale anche da noi. Merito soprattutto dell'interpretazione di Bisio, di alcune trovate sui diversi registri linguistici, di qualche gag esilarante assente nel film originale (Alberto/Bisio che va a dormire col giubbotto antiproiettile) e di una comicità sempre garbata che non scantona mai nel turpiloquio. Mette però tristezza pensare che gli italiani possano premiare così sontuosamente opere inoffensive come questa o come i film di Checco Zalone, giocate interamente sui luoghi comuni e sugli stereotipi, quegli stessi che il film di Miniero avrebbe la pretesa di scardinare, nonché su una comicità davvero esilissima. E infatti distribuisce Medusa…
Nella colonna sonora compare la bellissima Sunrise di Norah Jones.    

mercoledì 13 ottobre 2010

12 (12 razgnevannyh muzhchin)

anno: 2007 
regia: MIKHALKOV, NIKITA
genere: drammatico
con Nikita Mikhalkov, Sergei Makovetsky, Sergei Garmash, Aleksei Petrenko, Valentin Gaft, Yuri Stoyanov, Mikhail Yefremov, Sergei Gazarov, Aleksandr Adabashyan, Viktor Verzhbitsky, Aleksei Gorbunov, Roman Madyanov, Sergei Artsybashev
location: Russia   
voto: 3,5

Un ragazzo ceceno è accusato dell'omicidio del padre adottivo. Una giuria russa composta da 12 persone deve emettere un verdetto. Gli atti dell'accusa e le testimonianze lasciano presagire una soluzione rapida e agile del caso. Il dubbio inoculato da uno dei giurati aprirà invece ampi squarci di dibattito che ribalteranno le posizioni iniziali.
Remake del capolavoro di Sidney Lumet, La parola ai giurati, il film di Mikhalkov ne riprende l'ossatura, rimpolpandola con una serie di inserti autobiografici, trasformando la messa in scena in uno psicodramma corale e spostando l'azione in una palestra. La differenza tra l'opera originale e questa qui si fa allora abissale: non solo per la sfrontatezza con cui Mikhalkov si abbandona al suo gioco di macchiette e caricature, ma soprattutto per la iattanza con cui innerva il racconto di aggiunte inutili e precotte (la guerra tra ceceni e russi, uno dei conflitti etnici dimenticati di questo pianeta). Il risultato è un'opera fluviale (più di 2 ore e mezza di durata) carica di elementi grotteschi, voli pindarici, bolsi tentativi di colpi di scena.    

domenica 5 settembre 2010

La parola ai giurati (Twelve angry men)

anno: 1957   
regia: LUMET, SIDNEY
genere: drammatico
con Henry Fonda, Martin Balsam, John Fiedler, Lee J. Cobb, E.G. Marshall, Jack Klugman, Ed Binns, Jack Warden, Joseph Sweeney, Ed Begley, George Voskovec, Robert Webber, James A. Kelly, John Savoca, Bill Nelson, Rudy Bond
location: Usa   
voto: 10

12 giurati si riuniscono per decidere le sorti di un 18enne accusato di parricidio. Uno di loro (Fonda) manifesta i suoi dubbi e quella che poteva sembrare una pratica da sbrigare a tempo di record si trasforma in uno psicodramma che vede i membri della giuria cambiare progressivamente opinione sotto la forza d'urto delle argomentazioni favorevoli al ragazzo che emergono a mano a mano.
Capolavoro di Sidney Lumet, alla sua prima regia cinematografica dopo anni di televisione, tratto da un teledramma di Reginald Rose (qui in veste anche di coproduttore), servito da un cast stellare e capace di imprimere forza e tensione a un'opera estrema con elementi da cinema espressionista, girata tutta all'interno di un unico spazio chiuso, l'auletta adiacente al tribunale. Il film ha avuto due rifacimenti: uno diretto da William Friedkin nel 1997 e un altro da Nikita Mikhalkov nel 2008.    

giovedì 2 settembre 2010

Il dubbio (Doubt)

anno: 2008   
regia: SHANLEY, JOHN PATRICK 
genere: drammatico 
con Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Viola Davis, Alice Drummond, Audrie Neenan, Susan Blommaert, Carrie Preston, John Costelloe, Lloyd Clay Brown, Joseph Foster, Mike Roukis, Haklar Dezso, Frank Shanley, Robert Ridgell, Sarah Giovanniello, Katie Shelnitz, Aaron O'Neill, Thomas J. Meehan, Abigail L. Dyer, Samantha Chadbourne, Christina Angelina Celone, Melissa Viezel, Emily Swimmer, Katelyn Snell, Shayne Fischman, Coby D. Moran, Alannah Iacovano, Frank Dolce, Paulie Litt, Matthew Marvin, Bridget Megan Clark, Philip Post, Thomas J. Kennedy, Thomas A. Varrone, Sabrina Costa, Samantha Buczek, Gabriella Renne DiMaria, Ariana Silvestro, Michele Ciago, Anna Lonczak, Brandy Panfili, Molly Chiffer, Lydia Jordan, Suzanne Hevner, Helen Stenborg, Tom Toner, Michael Puzzo, Margery Beddow, Jack O'Connell, Marylouise Burke, Valda Setterfield 
location: Usa   
voto: 8,5

In un collegio americano degli anni '60 la preside, sorella Aloysius (Streep), accusa padre Flynn (Hoffman) di avere attenzioni troppo particolari verso Donald (Foster), unico ragazzino nero della scuola e fido chierichetto dello stesso padre Flynn. La donna non ha alcuna prova ma solo supposizioni, eppure costringe l'uomo a dimettersi dalla parrocchia e dall'istituto.
Scritto, sceneggiato e diretto da John Patrick Shanley, Il dubbio è prima di tutto l'occasione per una sfida a colpi di altissima classe attoriale tra Meryl Streep e Philip Seymour Hoffman. Ma al di là della prova sbalorditiva dei due attori, entrambi candidati all'Oscar, il film, diretto con stile classico, mano sorvegliata e piglio anticlericale, ha il merito di tenersi in perfetto equilibrio tra le due posizioni, a dispetto del personaggio della suora disegnato a tinte decisamente fosche. Eppure il dubbio (l'avrà fatto? Non l'avrà fatto) rimane radicato anche nello spettatore, innescando un efficacissimo meccanismo proiettivo.