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giovedì 14 febbraio 2019

Santiago, Italia

anno: 2018       
regia: MORETTI, NANNI    
genere: documentario    
con Nanni Moretti    
location: Cile, Italia
voto: 8    

C'è una bella storia italiana dietro il colpo di stato dell'11 settembre 1973 che portò al potere Pinochet e alla morte Salvador Allende. Ed è una storia di solidarietà e di accoglienza. La racconta, con lo stile sobrio e rigoroso che gli è consueto, Nanni Moretti, che torna al documentario a quasi trent'anni di distanza da La cosa, con un film pregno di politica. Affidandosi alle testimonianze di giornalisti, diplomatici, insegnanti ma anche a quelle dei militari che appoggiarono il golpe che avrebbe portato a una lunga stagione di dittatura, Moretti ricostruisce la vicenda che indusse circa 150 cileni, molti dei quali bambini, a rifugiarsi nell'ambasciata italiana, dove vennero accolti, sfamati e persino messi in volo per l'Italia, Paese che li avrebbe ospitati e che avrebbe anche dato loro un lavoro. Era tutta gente che aveva vissuto per appena tre anni il sogno di una rinascita, perché quello di Allende fu il primo governo socialista latinoamericano andato al potere non con un colpo di stato ma con una democratica elezione. Ma l'egualitarismo e le riforme sociali di Allende non piacevano agli americani, che appoggiarono il golpe di militari disposti persino a bombardare la Moneda, il palazzo del governo a Santiago. L'esperimento di Allende era ben lontano dal socialismo reale di Unione Sovietica e Cina, libertario e pienamente democratico, tale dunque da mettere in allarme gli Stati Uniti (si era nel pieno della Guerra Fredda). Di quella stagione i diversi testimoni di quella bella vicenda raccontano molti aspetti, anche i più crudi (desaparecidos, tortura), fino alla commozione. Una commozione che arriva anche allo spettatore, che davanti a fatti del genere non può che fare eco al regista nell'unica inquadratura nella quale egli appare nel film: "Io non sono imparziale. Non sono imparziale".    

giovedì 7 febbraio 2019

Paradise Beach: Dentro L'incubo (The Shallows)

anno: 2016   
regia: COLLET-SERRA, JAUME    
genere: thriller    
con Blake Lively, Óscar Jaenada, Sedona Legge, Brett Cullen    
location: Messico, Usa
voto: 6,5    

Una giovane surfista statunitense (Lively) si reca da sola in una splendida spiaggia messicana per cavalcare le onde. Peccato che quel mare sia terreno di caccia per uno squalo che nel frattempo ha fatto colazione con un paio di altri surfisti che passavano da quelle parti. La donna - che ha abbandonato anzitempo gli studi di medicina che invece le torneranno utilissimi per la sopravvivenza - ha soltanto uno scoglio e una boa (da cui The shallows del titolo originale) ai quali aggrapparsi per evitare il predatore. Ce la farà?
Lo schema del film è di quelli stravisti: un solo attore sulla scena (a parte qualche sparuto personaggio di contorno), un rischio corso con incoscienza e il problema, enorme, di salvarsi la vita. Da esperto del genere (Unknown, Non-Stop, Run all Night), il catalano Jaume Collet-Serra riesce benissimo nell'impresa di non dilatare il film oltremisura, di tenere sempre viva l'attenzione dello spettatore e di non eccedere nell'inverosimile, se non nel finale davvero improbabile. Riesce così, nonostante il casting di minima e l'esiguità del budget (quasi tutto speso negli eccellenti effetti speciali e nella sontuosa fotografia di Flavio Labiano) a confezionare un survival movie decisamente migliore rispetto a All is lost, Alla deriva e Open Water e probabilmente il miglior film di squali dopo quello di Spielberg.    

sabato 8 settembre 2018

Revenge

anno: 2017       
regia: FARGEAT, CORALIE    
genere: thriller    
con Matilda Anna Ingrid Lutz, Kevin Janssens, Vincent Colombe, Guillaume Bouchède    
location: Usa
voto: 3    

Pare che Quentin Tarantino stia progettando un remake dei volumi 1 e 2 di Kill Bill dopo avere visto il film della francese Coralie Fargeat: amici italiani gli hanno riferito che il critico cinematografico de L'Osservatore Romano, dopo avere assistito alla prima di questo Revenge, abbia parlato del suo dittico come di un film "per educande". In effetti, se lì dominava il giallo ocra, qui è il rosso a prendersi gran parte del film: rosso che arriva nell'occhio dello spettatore in forma di sangue fino a farsi involontaria arte pittorica nell'ultima scena. L'operina, girata con occhio di donna, è un filmetto di fantascienza inverosimile fin dalla prima scena, allorquando una ragazzina informe (interpretata da Matilda Anna Ingrid Lutz Serbelloni Mazzanti Bellotti Bom Alberti Casellati Pacini Battaglia Baget Bozzo Degli Atti di Sarno, vista dalle nostre parti ne L'ultima ruota del carro, Mi chiamo Maya, L'universale e L'estate addosso) passa una notte brava nella lussuosa villa del suo amante (Kevin Janssens, molto espressivo se ripreso da dietro con la macchina da presa posizionata a un metro da terra, meno se inquadrato su quello scarabocchio che madre natura gli ha dato al posto del viso) in mezzo al deserto e in compagnia di due amici balordi dell'uomo. Il giorno dopo, uno di questi la stupra ("se l'è cercata", come disse Andreotti in occasione della morte di Giorgio Ambrosoli). Lei minaccia di rivelare tutto alla moglie dell'amante. Quest'ultimo, per tutta risposta, la getta giù da una rupe. La ragazza sopravvive e si mette alla ricerca dei tre per vendicarsi (urge aggiornamento immediato del Manuale delle giovani marmotte lo stratagemma per togliersi un palo di legno dalla milza).
Con Revenge siamo in pieno B movie (ma anche Z) a costo zero: la location è il deserto, gli attori sembrano presi in prestito dal set pubblicitario di Starbucks e l'unica voce davvero consistente nel finanziamento del film è il pomodoro. Al vuoto pneumatico dei contenuti corrisponde una forma altrettanto esangue ma con tanto sangue: lo sguardo femminile è più belluino di quello maschile, la sceneggiatura con più buchi delle orecchie di Young Signorino e lo splatter l'unico vero oggetto d'interesse della regia. Se cercate qualcosa di paragonabile, con risultati del tutto diversi, andatevi a vedere Desierto.    

mercoledì 5 settembre 2018

Resta con me (Adrift)

anno: 2018       
regia: KORMAKUR, BALTASAR    
genere: dramma catastrofico    
con Shailene Woodley, Sam Claflin, Grace Palmer, Jeffrey Thomas, Tami Ashcraft, Elizabeth Hawthorne, Kael Damlamian, Zac Beresford, Luna Campbell, Siale Tunoka    
location: Tahiti, Usa
voto: 6    

Nell'estate del 1983, a Tahiti, Tami (Woodley), una ragazza solitaria e giramondo che da anni ha lasciato la casa avita di San Diego, incontra Richard (Claflin), navigatore altrettanto solitario che ha percorso le rotte di mezzo mondo. I due si conoscono, si piacciono e quando a lui capita "l'occasione della vita" (condurre un'imbarcazione di grandi dimensioni proprio a San Diego per conto di due facoltosi turisti), decide di raccoglierla, portando Tami con sé. Ma una tempesta nel bel mezzo del Pacifico devasta l'imbarcazione e determina il naufragio della coppia. Dire di più sarebbe uno spoiler servito malignamente al lettore.
Baltasar Kormakur si conferma specialista di film adrenalinici che vanno dai thriller di Contraband e Cani sciolti ai drammi catastrofici come Everest e questo Resta con me. Al genere, il regista di origini islandesi non aggiunge molto: guarda al seminale hitchcockiano di Prigionieri dell'oceano e si affida a tutta la gamma di possibilità offribili alla coppia protagonista, dalle allucinazioni all'uso dei kit di sopravvivenza. Ma il prodotto finale, che comunque ha un buon ritmo ed è tratto da una storia vera, non si discosta da opere dello stesso genere come All is lost, 47 metri, Open Water e Alla deriva.    

domenica 24 giugno 2018

Desierto

anno: 2015   
regia: CUARON, JONAS    
genere: thriller
con Gael García Bernal, Jeffrey Dean Morgan, Alondra Hidalgo, Diego Cataño, Marco Pérez, Oscar Flores Guerrero, David Peraltra Arreola, David Lorenzo    
location: Usa
voto: 7,5    

Mentre Donald, il tizio col parrucchino arancione, durante la sua campagna elettorale pare determinato a costruire muri ai confini tra la nazione che si accinge a governare e il Messico (il film è del 2015), tanti disperati continuano a varcare la frontiera tra i due paesi nella speranza di una vita migliore. È quanto ci racconta questo notevole film del 35enne messicano Jonas Cuaròn, figlio del più noto Alfonso, che esordisce nel lungometraggio con una storia che ha la struttura narrativa di film come Duel, The hitcher e Caccia selvaggia e contenuti che lo avvicinano a La gabbia dorata e Babel. Un torpedone di messicani rimane appiedato in mezzo al torrido deserto situato al confine tra il loro paese natale e gli Stati Uniti poiché il mezzo sul quale viaggiano è in avaria. Proseguono a piedi, ma entrano nel mirino del fucile di un cacciatore sadico (Morgan) con feroce cane al seguito (al confronto, il Cujo di Stephen King era una mammoletta). L'uomo ne impallina una mezza dozzina a colpo sicuro, per poi mettersi sulle tracce dei superstiti, con lo scopo di eliminarli tutti.
Film ad altissima tensione e budget ridotto all'osso, che mette in scena l'odio viscerale del tipico provinciale americano con pickup, cappello da cowboy e bottiglia di whiskey al seguito nei confronti di un nugolo di disperati. La sfida a distanza tra il più sveglio dei messicani (Gabriel Garcia Bernal, ancora in una ruolo impegnato) e il cacciatore si risolve in parte in una carneficina che è un autentico atto politico di denuncia contro la libera iniziativa di chi può girare indisturbato, armi in pugno, trasformandosi all'occorrenza in cecchino.    

domenica 11 febbraio 2018

Metro

anno: 2013       
regia: MEGERDICHEV, ANTON   
genere: dramma catastrofico   
con Sergey Puskepalis, Anatoliy Belyy, Svetlana Khodchenkova, Anfisa Vistingauzen, Aleksey Bardukov, Katerina Shpitsa, Elena Panova, Stanislav Duzhnikov    
location: Russia
voto: 1   

A Mosca una conduttura dell'acqua si rompe penetrando nel tunnel della metropolitana. È un'ecatombe. Tra coloro che lottano per la sopravvivenza ci sono l'amante e il marito della stessa donna con sua figlia, un'alcolizzata, una guida turistica e una studentessa.
Su Film Tv leggo che Metro è "considerato il primo film catastrofico russo capace di confrontarsi con le produzioni americane. Non solo per dispendio di effetti speciali, ma anche per l'importazione di stereotipi". Se su quest'ultima affermazione possiamo essere tutti d'accordo (come sempre, si parte ficcanasando nel quotidiano di personaggi ignari del fatto che la tragedia sia alle porte, in modo da essere indotti a prenderci a cuore i loro destini), c'è da domandarsi quale film abbiano visto gli espertoni del settimanale di cinema quanto a effetti speciali. Fin dalle primissime scene catastrofiche i prodotti del digitale sono evidenti come nei film su Maciste e vengono accompagnati da dialoghi inascoltabili e da un livello di recitazione di indicibile sciatteria.    

domenica 10 settembre 2017

Lone Survivor

anno: 2013   
regia: BERG, PETER  
genere: guerra  
con Mark Wahlberg, Taylor Kitsch, Emile Hirsch, Ben Foster, Eric Bana, Ali Suliman, Alexander Ludwig, Yousuf Azami, Sammy Sheik, Zabiullah Mirzai, John Hocker, Paul Craig, Rich Ting, Josh Berry, Dan Bilzerian, Robert Loerke, Jerry Ferrara, Johnny Bautista, Kurt Carlson, Daniel Fulcoly, Michael P. Herrmann    
location: Afghanistan, Usa
voto: 7,5  

Nel 2005 una squadra composta da quattro militari americani dei Seals, le forze speciali della Marina, si apposta sulle montagne del territorio afgano per uccidere un capo dei talebani. Qualcosa va storto e i quattro si trovano da soli a dover fronteggiare orde di talebani equipaggiati di tutto punto con fucili, esplosivi e altre armi. Come suggerisce il titolo, soltanto uno - Marcus Lutrell (Wahlberg) - sopravvivrà, per poi raccontare quella tragica avventura in un libro autobiografico sul quale poggia il film stesso.
Primo dei tre film girati dalla coppia Peter Berg / Mark Wahlberg, Lone survivor mette sul banco i suoi propositi muscolari fin dalle primissime battute, con un montaggio serrato e riuscitissimo che è uno dei valori aggiunti di quest'opera che racconta la cosiddetta operazione Red Wings. Risparmiandoci la retorica sul patriottismo, la regia riesce a raccontare un pezzo della recente storia americana impegnata in Afghanistan alla ricerca dei compagni di merende di Bin Laden, zoomando sul pieno dell'azione bellica e mostrando anche la faccia più umana del popolo afgano.    

sabato 9 settembre 2017

Mine

anno: 2016       
GUAGLIONE, FABIO * RESINARO, FABIO
regia: guerra
con Armie Hammer, Annabelle Wallis, Tom Cullen, Clint Dyer, Geoff Bell, Juliet Aubrey    
location: Italia, Spagna, Usa
voto: 4,5

In una regione desertica e imprecisata dell'Asia due militari americani stanno conducendo un'operazione mirata a catturare un pericoloso capo talebano. Uno dei due (Cullen) salta su una mina e muore poco dopo. L'altro (Hammer) si ritrova con un piede su una mina nascosta sotto la sabbia ed è pertanto costretto a rimanere immobile. Dovrà attendere un tempo indefinito per poter sperare nei soccorsi. Nel frattempo, l'arsura, la mancanza di acqua e cibo e gli attacchi notturni di belve feroci metteranno a durissima prova la sua sopravvivenza.
Fabio & Fabio (come si presentano nei credits i due registi Guaglione e Resinaro) tentano una via diversa al cinema bellico targato Italia a partire dal casting, tutto americano, e dallo script, che strizza smaccatamente l'occhiolino al cinema a stelle e strisce. Operazione encomiabile sulla carta, se non fosse che l'intero film si impernia sulla performance di un attore dallo scarsissimo carisma, calato in una condizione analoga a quella vista in film come Buried (guarda caso, il produttore, Peter Safran, è lo stesso), Duello nel Pacifico, L'aquila solitaria, Cast away, 127 ore, Locke, The Martian, Vita di Pi e altri ancora. Per di più, la metafora del passo falso che fa da sfondo a gran parte del film è a dir poco elementare sicché Mine si risolve soltanto come un'acrobatica prova di montaggio, un virtuosismo che non lascia granché al di là dell'aspetto tecnico.    

lunedì 6 marzo 2017

Il figlio di Saul (Saul fia)

anno: 2015       
regia: NEMES, LASZLO   
genere: drammatico   
con Géza Röhrig, Levente Molnár, Urs Rechn, Todd Charmont, Marcin Czarnik, Sándor Zsótér, Jerzy Walczak, Uwe Lauer, Christian Harting, Kamil Dobrowolski, Amitai Kedar, István Pion, Levente Orbán, Juli Jakab    
location: Polonia
voto: 5   

L'olocausto come non lo avete mai visto: da dietro le spalle, segnate da una vistosissima X rossa, di Saul (interpretato dal poeta ungherese Géza Röhrig), kapò nel 1944 all'interno del lager di Auschwitz, al servizio dei nazisti, tra berci continui e indistinguibili, corpi nudi trattati come fossero carne da macello, urla agghiaccianti di chi viene rinchiuso nelle camere a gas e tenta miseramente di far sentire la propria disperazione. In mezzo a questo mattatoio, Saul, con un'unica, attonita espressione,  ha un solo scopo: trovare un rabbino che possa dare sepoltura a suo figlio, onorandolo secondo la liturgia ebraica.
Laszlo Nemes, di cui Il figlio di Saul è il primo film ad arrivare nel nostro paese, racconta il dramma della Shoah dal punto di vista degli ebrei ungheresi, proponendo allo spettatore una visione quasi tutta "di nuca" (quella del protagonista), una variante dell'estetica del POV che trasforma la mostruosità del campo di sterminio in pornografia iperrealista, con lunghissimi pianisequenza e un'attenzione totale al piano stilistico (con formato 1:37), col risultato di far sembrare il film uno sterile esercizio di stile in chiave sperimentale, fine a sé stesso, rispetto a uno spunto - quello della pervicacia con cui il protagonista sta tanto alle regole del gioco del Sonderkommando, quanto a quelle della sua religione - che è l'unico rivolo narrativo di un'opera che punta tutto sulla stimolazione dell'immaginazione dello spettatore e nella quale, quasi per paradosso, i suoni finiscono per contare assai più delle immagini. Ciao.

venerdì 3 giugno 2016

The 33 (Los 33)

anno: 2015       
regia: RIGGEN, PATRICIA
genere: dramma catastrofico
con Antonio Banderas, Juliette Binoche, Lou Diamond Phillips, Rodrigo Santoro, Gabriel Byrne, James Brolin, Tenoch Huerta, Jorge Diaz, Marco Treviño, Fernanda Ramírez, Angela Reyes, Trinidad González, Adriana Barraza, Alejandro Goic, Jacob Vargas, Oscar Nuñez, Juan Pablo Raba, Naomi Scott, Bob Gunton, Cote de Pablo, Kate del Castillo, Mario Casas, Tim Wilcox, Leonardo Farkas, Anderson Cooper, Mario Kreutzberger    
location: Cile
voto: 3,5

Nel 2010 33 minatori cileni rimasero intrappolati a più di 700 metri di profondità a seguito del crollo di una parete della montagna nella quale stavano lavorando per cercare oro e rame. A dispetto delle pressanti richieste dell'opinione pubblica e dei parenti, dapprima il governo - sulla scorta di precedenti evidenze statistiche (il prologo ci informa che ogni anno nel mondo muoiono in media 12000 minatori) - pensò che il loro destino fosse segnato. Ma il pervicace Ministro delle miniere fece arrivare esperti dal Canada e dagli Stati Uniti e i 33, dopo ben 69 giorni di resistenza, tornarono a vedere finalmente la luce del sole.
Disaster movie talmente appiccicaticcio e obsoleto che gli esercenti hanno deciso di non distribuirlo neppure nelle sale ma di passarlo direttamente in dvd, nonostante un cast di primo piano (Antonio Banderas, Juliette Binoche, Gabriel Byrne, James Brolin) con prestazioni sotto il livello di guardia e fisionomie lontanissime da quelle cilene. La struttura è infatti la solita: prologo che passa in rassegna i protagonisti e le loro più o meno felici vite private; catastrofe; inevitabili dissapori nella situazione estrema in cui i sopravvissuti sono costretti a vivere; happy end. Ce ne sarebbe abbastanza per aggiornare la Morfologia della fiaba di Propp, se non fosse che alla banalità del racconto e alla pochezza della messa in scena si aggiungono tutti i cliché di contorno: gli speculatori, gli affetti ritrovati, l'uso propagandistico della vicenda e persino la musica andina con tanto di flauto di pan. Come avevano già dimostrato San Adreas, Into the storm, Everest, Poseidon e World Trade Center, sembra che da una decina d'anni a questa parte il genere catastrofico sia veramente arrivato alla canna del gas.    

domenica 17 gennaio 2016

Revenant - Redivivo

anno: 2015       
regia: GONZALEZ INARRITU, ALEJANDRO  
genere: avventura  
con Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Domhnall Gleeson, Will Poulter, Forrest Goodluck, Paul Anderson, Kristoffer Joner, Joshua Burge, Lukas Haas, Brendan Fletcher, Duane Howard, Arthur RedCloud, Grace Dove, Fabrice Adde, Robert Moloney, Christopher Rosamond, Tyson Wood, McCaleb Burnett, Timothy Lyle, Scott Olynek, Melaw Nakehk'o    
location: Usa
voto: 9  

Alejandro González Iñárritu, o l'imprevedibile virtù del talento. Ci aveva lasciati con un film (Birdman) tutto in piano sequenza, quasi interamente girato in interni, con dialoghi fittissimi e adesso ci consegna il suo opposto: i vastissimi territori del Canada e della terra del Fuoco, dove Revenant è stato girato (ma nella finzione siamo nel Missouri del 1820), costantemente innevati, e un protagonista (DiCaprio) che, poco dopo avere subito insieme ai suoi compagni un micidiale attacco da parte dei ferocissimi indiani Arikara, viene attaccato da un grizzly. Il comandante (Gleeson) che sta guidando i suoi nei boschi americani alla ricerca di pellame vorrebbe dargli degna sepoltura, convinto in buona fede che stia per scoccare l'ora di quell'uomo che è anche la guida del gruppo. Ma Fitzgerald (un Tom Hardy strepitoso), compagno di avventura avidissimo, pur dovendo vigilare sul suo capezzale lo seppellisce vivo e gli ammazza il figlio mezzosangue davanti agli occhi. Il resto è storia di una sopravvivenza impossibile, della sfida di un uomo che, contro le avversità della natura, sopravvive grazie a un'inesauribile sete di vendetta.
Che Iñárritu avesse un estro cinematografico debordante non è una novità. Ma in quest'occasione lo ribadisce anche grazie alle straordinarie riprese di Emmanuel Lubezki, capace di passare dalla macchina a mano in piano sequenza a panoramiche mozzafiato. Se la forma, ancora una volta, è soprendente senza essere mai di maniera, i contenuti rimandano a un'epica della conquista del west con un sottotesto che non si lascia scappare l'occasione per ricordare chi furono i veri invasori (e non dimentichiamo che Iñárritu è messicano). Tra survival e revenge-movie, Revenant parte da una storia vera (raccontata nel romanzo omonimo di Michael Punke) per mostrarci l'inutilità della vendetta in uno scenario niveo sul quale DiCaprio, trapper immarcescibile, fornisce la prova più fisica della sua carriera, tra pernottamenti all'interno della carcassa di un cavallo morto (forse la scena più dura del film), la barba lunga e ispida, il corpo lacerato, lo sguardo iniettato di sangue: una prova che l'Academy non potrà non premiare con il primo Oscar a uno degli attori più straordinari di tutti i tempi.    

sabato 3 ottobre 2015

Sopravvissuto - The martian

anno: 2015       
regia: SCOTT, RIDLEY 
genere: fantascienza 
con Matt Damon, Jessica Chastain, Kate Mara, Jeff Daniels, Kristen Wiig, Michael Peña, Mackenzie Davis, Sean Bean, Sebastian Stan, Donald Glover, Chiwetel Ejiofor, Naomi Scott, Aksel Hennie, Donald Glover, Benedict Wong, Eddy Ko, Chen Shu, Mackenzie Davis, Nick Mohammed, Enzo Cilenti, Jonathan Aris, Gruffudd Glyn, Naomi Scott, Narantsogt Tsogtsaikhan, Charlie Gardner, Kamilla Fátyol    
location: Cina, Usa
voto: 8 

Durante una spedizione scientifica su Marte l'equipaggio comandato dalla dottoressa Lewis (Chastain) viene investito da una potentissima tempesta di sabbia e costretto a lasciare frettolosamente il pianeta. Un membro dell'equipaggio, il biologo Mark Watney (Damon), creduto morto, rimane da solo laggiù. Nonostante le enormi avversità, farà di tutto per sopravvivere abbastanza a lungo nella speranza di poter comunicare con il pianeta Terra ed essere salvato.
Dopo Alien, Blade runner e il poco convincente Prometheus, Ridley Scott torna alla fantascienza con il suo film di genere più riuscito, parente di Cast away ma con un realismo fantastico - l'ossimoro è d'obbligo - curato fin nei minimi dettagli e con diverse scene da antologia, tra cui quella - impossibile da rivelare - girata nello spazio, di una poesia così struggente da portare alla commozione e che da sola vale il prezzo del biglietto. Umoristica e carica di ottimismo, tra i coevi film di fantascienza quest'opera di sci-fi tratta dal  best-seller di Andy Weir stacca di una spanna sia Gravity che Interstellar.    

domenica 7 giugno 2015

Il segreto del suo volto (Phoenix)

anno: 2014       
regia: PETZOLD, CHRISTIAN
genere: drammatico
con Nina Hoss, Ronald Zehrfeld, Nina Kunzendorf, Trystan Putter, Michael Maertens, Imogen Kogge, Felix Romer, Uwe Preuss, Valerie Koch, Eva Bay, Jeff Burrell, Nikola Kastner, Max Hopp, Megay Gay, Kirsten Block, Frank Seppeler, Daniela Holtz, Kahtrin Wehlisch, Michael Wenninger, Claudia Geisler
location: Germania
voto: 6

Tornata sfigurata dal lager di Auschwitz, Nelly (Hoss) si sottopone a una delicata operazione al volto che le cambia leggermente i connotati. Dopo essersi ripresa, si mette alla ricerca del marito (Zehrfeld), perso in occasione della deportazione. L'uomo non la riconosce e, convinto che  nel frattempo la moglie sia morta, ingaggia la donna perché impersoni Nelly, in modo da potersi spartire con lei il lauto patrimonio. Lei, innamorata, sta al gioco, senza mai rivelare la sua identità.
Stavolta La donna che visse due volte, che ha innegabilmente influenzato il film di Christian Petzold (peraltro ispirato al romanzo Le retour des cendres di Hubert Monteilhet), non è mossa da alcuna avidità e ha la fisionomia di Nina Hoss, stella del cinema tedesco, già protagonista de La scelta di Barbara. Cinema dalla struttura assai classica, interamente giocato sui chiaroscuri dell'interpretazione della protagonista, ma con diversi buchi di sceneggiatura, clamorose incongruenze logiche e alcuni personaggi sfocati, a cominciare da quello di Lene (Kunzendorf), l'amica di Nelly che le rimane accanto nell'attesa di una resurrezione che evoca metaforicamente la fenice, come il locale nel quale Nelly si esibiva prima della guerra e nel quale si consuma il memorabile finale.    

martedì 2 giugno 2015

Il volo della fenice

anno: 1966       
regia: ALDRICH, ROBERT  
genere: avventura  
con James Stewart, Richard Attenborough, Peter Finch, Hardy Krüger, Ernest Borgnine, Ian Bannen, Ronald Fraser, Christian Marquand, Dan Duryea, George Kennedy, Gabriele Tinti, Alex Montoya, Peter Bravos, William Aldrich, Barrie Chase  
location: Libia, Usa
voto: 6  

A causa di una tempesta di sabbia, un aereo appartenente a una società petrolifera americana è costretto a un atterraggio di fortuna nel deserto libico. La scarsità di acqua e di viveri mettono ben presto i superstiti in una condizione di tensione. La corda si tende soprattutto tra il pilota (Stewart) e un progettista di aerei modello (Krüger) che vorrebbe creare sul posto un secondo velivolo dai resti di quello che si è schiantato, proprio come la fenice che risorse dalle sue stesse ceneri. Tra pericoli, mosse incaute e inevitabili perdite, il gruppo di soli uomini si mette al lavoro nella speranza di poter lasciare il prima possibile un luogo tanto ostile.
Disaster movie in chiave psicologica, dove a contare sono quasi esclusivamente le dinamiche relazionali (in primis, l'ardimento del pilota contro la tecnica del progfettista) che si instaurano tra i dispersi del deserto. Qualche carattere sembra francamente troppo caricaturale, ma nel complesso lo script funziona e cresce con l'incedere del film.    

domenica 9 novembre 2014

Interstellar

anno: 2014       
regia: NOLAN, CHRISTOPHER
genere: fantascienza
con Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Elyes Gabel, Wes Bentley, Casey Affleck, Michael Caine, Topher Grace, Mackenzie Foy, Ellen Burstyn, Collette Wolfe, John Lithgow, Jeff Hephner, David Oyelowo, William Devane, Matt Damon
location: Regno Unito, Usa
voto: 6,5

In un futuro imprecisato, ma intorno al 2060 (una battuta nel film permette il calcolo approssimativo), la terra è spopolata, i viveri scarseggiano, le coltivazioni di grano che potrebbero sostentare la popolazione superstite sono devastate dalle continue tempeste di sabbia e anche il mais, unica risorsa alimentare disponibile, sembra non avere un destino felice. Così Cooper (McConaughey), ingegnare aeronautico vedovo che nel frattempo si è dato all'agricoltura, viene richiamato dalla NASA per un viaggio interstellare che mira a trovare altri pianeti che possano ospitare l'umanità superstite. Ma si tratta di un viaggio contro il tempo e l'attraversamento di wormholes, buchi neri e campi gravitazionali che curvano lo spazio è l'unica strada percorribile affinché la missione possa andare a segno prima che anche i due figli di Cooper siano morti.
Ancora una volta con Interstellar Christopher Nolan sembra volerci dimostrare di essere lo Stanley Kubrick del ventunesimo secolo, il regista che più di ogni altro riesce a coniugare progetti finanziariamente faraonici con idee extra-large e innovative. Questo è il suo 2001 odissea nello spazio (ma il confronto tra i due è improponibile: quello era un capolavoro, questo decisamente no), nel quale la relatività di Einstein incontra la gravità quantistica di Weinberg e il concetto di anomalia di Thomas Kuhn: un viaggio fantastico (con molte "licenze poetiche") nella fisica dell'iperspazio che permette al protagonista di ritrovare a distanza di anni la figlia, che aveva lasciato adolescente, ormai vecchia. Ancora una volta, se la distopia di Nolan è un potente ammonimento sul nostro destino, sviluppata attraverso un plot originale e accattivante, con intarsi di cinema sublime (l'inseguimento del drone, l'approdo in un altro mondo, il montare di un'onda gigantesca e la lunga sequenza nella quinta dimensione), il film, alla maniera di Inception, soffre di un eccesso di ambizione, intellettualismo e tortuosità, che sembrano aver spinto il regista verso un'ipertrofia narrativa da rompicapo (la "sua" cifra stilistica, come è stato per Memento e The prestige, nonché, ovviamente, per Inception) con tratti decisamente prolissi (l'attracco della navetta all'aerostazione orbitale) e altri insopportabilmente stucchevoli (il tormentone che "solo l'amore trascende lo spazio e il tempo"). Con un paio di attricette (Hathaway e Chastain), una dose di melassa e un'ora di meno rispetto alle due e cinquanta di durata saremmo forse qui a parlare di un capolavoro.    

lunedì 7 luglio 2014

Snowpiercer

anno: 2013   
regia: BONG, JOON-HO 
genere: fantascienza 
con Chris Evans, Tilda Swinton, Jamie Bell, Ed Harris, Luke Pasqualino, John Hurt, Alison Pill, Octavia Spencer, Ewen Bremner, Tómas Lemarquis, Kang-ho Song, Kenny Doughty, Steve Park, Adnan Haskovic, Paul Lazar, Clark Middleton, Ah-sung Ko, Emma Levie, Vlad Ivanov, Jim High, Igor Juric, Kojo Asiedu, Sean Connor Renwick, Brian Colin Foley, Marcanthonee Reis, Joseph Bertót, Peter Hallin, Kendrick Ong, Tyler John Williams, Griffin Seymour, Ana Braun, Luna Sophia Bar-Cohen, Haruna Honcoop 
location: Corea del Sud
voto:7

Anno 2031. I pochi umani sopravvissuti a una glaciazione causata dagli squilibri ambientali provocati dall'uomo sono costretti a vivere in un enorme treno che è anche un ecosistema autosufficiente che gira in moto perpetuo intorno al mondo, segnando lo scorrere degli anni con il passaggio sopra un pericolosissimo ponte sospeso. In coda ci sono i reietti della società, stipati in condizioni impossibili, sottoposti continuamente a minacce e a torture, costretti a mangiare disgustose tavolette ricavate da una mistura di insetti e altre schifezze. Più ci si sposta verso la testa del treno, migliori diventano le condizioni dei viaggiatori perenni, fino allo sfarzo della locomotiva. Uno dei paria dei vagoni di coda (Evans), determinato ad arrivare fino alla locomotiva per sfidare il proprietario del treno (Harris), organizza una ribellione che richiederà ingenti perdite umane. Nel frattempo, la pianificazione demografica continua a suon di morti ammazzati.
Da una magnifica idea tratta dal fumetto francese 'Le Transperceneige', una metafora della possibile condizione umana del futuro forse un po' corriva (alla verticalità si sostituisce l'orizzontalità del treno), ma certamente intrigante nella realizzazione. La visione hobbesiana di un mondo di sopravvissuti costretti a torture, delazioni e lotte di classe trasformate in guerre ha mordente, ma perde credibilità nell'infrangersi tra virate grottesche ed eccessi di violenza tipici del cinema dell'estremo oriente. Distopia fantascientifica comunque seminale, alla quale manca un finale all'altezza.    

domenica 25 agosto 2013

The Impossible

anno: 2012   
regia: BAYONA, JUAN ANTONIO 
genere: dramma catastrofico 
con Naomi Watts, Ewan McGregor, Tom Holland, Samuel Joslin, Oaklee Pendergast, Marta Etura, Sönke Möhring, Geraldine Chaplin, Ploy Jindachote, Jomjaoi Sae-Limh, Johan Sundberg, Jan Roland Sundberg, La-Orng Thongruang, Tor Klathaley, Douglas Johansson, Emilio Riccardi, Vorarat Jutakeo, Karun Konsaman, Nicola Harrison, John Albasiny, Gitte Witt, Bruce Blain, Celicia Arnold, Peter Tuinstra, Esther Davis, Dominic Power, Sarinrat Thomas, Oak Keerati, Wipawee Charoenpura, Laura Power, Kowit Wattanakul, Zoe Popham, Danai Thiengdham, Ronnie Eide, Bonnie Jo Hutchinson, Jean-Loup Pilblad, Frank Gun, Giovani Agresti, Georgina L. Baert, David Bruce, Natalie Lorence, Sverre Golten, Clare Louise Plunkett, Raphaël Dewaerseghers, Pisamai Pakdeevijit, Aratchporn Satead, Jakapong Srichaem, Simon Blyberg, Christopher Alan Byrd, Namfon Pakdee, Georgina Winters, Dina Kiseleva, Tan Demir, Krittanai Youngtrakull, Takashi Hasegawa, Kristen Mandel, Sam Holland, Harry Holland, Mara García García 
location: Thailandia
voto: 5,5

Chissà cosa ci deve essere di nascosto nella biografia personale di Juan Antonio Bayona da indurlo a preoccuparsi tanto della condizione degli orfani. Perché se nel precedente, scadentissimo The Orphanage l'orfanotrofio era lo scenario agghiacciante di una catena di misteri, qui i tre ragazzini americani in vacanza con i propri genitori presso un resort thailandese sfiorano spessissimo la stessa condizione. È il dicembre del 2004 e dal mare arriva lo tsunami che spazzò via interi villaggi. Mamma Maria (Watts) riesce a mettersi in salvo col figlio più grande (Holland), papà Henry (McGregor) si prende fortunosamente cura degli altri due. Comincia allora il calvario per ritrovarsi, senza nemmeno sapere se il resto della famiglia sia rimasto vivo oppure no.
Se la prima mezz'ora appassiona per tensione ed effetti speciali perfettamente riusciti nel ricostruire il disastro, il resto del film è pura pornografia del dolore che gira tutta intorno alla lacrimevole impresa della ricerca, tra barelle di fortuna, stanze di ospedale apparecchiate alla bell'e meglio, corpi maciullati, insopportabile retorica sui valori della famiglia. E tutto si stempera nel più prevedibile dei finali che, ci avvertono le didascalie, è tratto da una storia vera.    

sabato 15 dicembre 2012

The Grey

anno: 2012       
regia: CARNAHAN, JOE
genere: avventura
con Liam Neeson, Frank Grillo, Dermot Mulroney, Dallas Roberts, Joe Anderson, Nonso Anozie, James Badge Dale, Ben Bray, Anne Openshaw, Peter Girges, Jonathan Bitonti, James Bitonti, Ella Kosor, Jacob Blair, Lani Gelera, Larissa Stadnichuk
location: Usa
voto: 2

Partiti per andare a lavorare presso una piattaforma petrolifera in Alaska, un gruppo di operai rimane vittima di un brutto incidente aereo. Il velivolo si schianta in aperta alta montagna e i sopravvissuti, che non hanno provviste né armi, sono anche costretti a vedersela con dei lupi ringhiosi e affamati.
Non si quale sostanza psicotropa abbia assunto il produttore del film per buttare soldi in uno spettacolino così avvilente. Siamo alla fiera del già visto in materia di drammi catastrofici, con tutte i cliché del caso: il leader carismatico (Neeson, che nel film interpreta un uomo rimasto recentemente vedovo, - proprio come è accaduto nella sua vita privata - spedito lì dalla compagnia proprio per salvaguardare gli operai dagli attacchi dei lupi), l'antagonista rompiballe, il sognatore sfortunato, la decimazione dei sopravvissuti, l'accanimento della natura contro questi poveri superstiti. Il regista, che ha già dato forma e firma a un blockbuster come A-Team, pare indeciso tra un horror con effetti speciali risibili (i primissimi prototipi di Rambaldi erano meno meccanici dei lupi di The grey) e il dramma interiore posticcio (il protagonista ha qualche rimorso per una vicenda di malattia della moglie che rimane a dir poco ellittica) con forti quote di machismo. Schematico e didascalico, il film tratto dal racconto Ghost Walker di Ian Mackenzie Jeffers fa rimpiangere persino la trascurabilissima serie di Airport e non ci regala un attimo di bellezza neppure sfruttando le scenografie naturalistiche che fanno da contorno alla vicenda.    

domenica 25 novembre 2012

Essential killing

anno: 2010   
regia: SKOLIMOWSKI, JERZY 
genere: avventura 
con Vincent Gallo, Emmanuelle Seigner, Zach Cohen, Iftach Ophir, Nicolai Cleve Broch, Stig Frode Henriksen, David L. Price, Tracy Spencer Shipp, Mark Gasperich, Phillip Goss, Klaudia Kaca, Dariusz Juzyszyn, Raymond Josey, Robert Mazurkiewicz, Janusz Wojtarowicz, Pawel Baranek, Marcin Galazyn, David Jefferson, Donnell Knox, Geo D. Oliver, Kamil Ruszecki, Stanislav Marek Lukasik, Jérôme Dassier, Daniel Bratterud, Geir Marring, Bakar Mustapha, Øysteun Nordli, Patrick Gudmundsen, Morten Muom, Kristoffer Kaayne Kaalsaas, Rune Øgaard, Daniel William Verstegen, Bilbjørn Ruus, Hâvar Austli, Kenneth Berger, Even Løken Bergan, Morten Enger, Christian Teisnes, Stefan Johansen, Niklas Nygaard, Lars Markus Verpeide Bakke, Lars Berg Jensen, Kamil Hagberg, Ivar Eeg Gusscard, Thor Arne Thomassen, Âge Ruste, Lars Jonas Carberg, Ola Østbye Høiecgen, Louis Rustam Foss, Johannes Randem, Trygve Gausdal, Christian Aaslie, Aras Kanani, Ferdinand Gulbrandsen, Victor Alexander Viita, Torgrim Ødegård, Uno Wahl, Varg Strande, Anders Kile Cronningsæter, Byørn Ivar Lund, Håkon Speirs Færvik, Frank Benjamin Finger, Thomas Berg, Bjørn Fjærestad, Fredrik Formo, Ivan Andreassen, Magnus Opsahl, Eirik Daleng, Emerson Reichert Gomes 
location: Afghanistan, Polonia
voto: 7

Non ha un nome, non dice una sola parola. Sappiamo solo che quando, nella feritoia di un canyon nel mezzo del deserto dell'Afghanistan, si vede davanti tre militari americani, spara. Gli danno la caccia, lo catturano e lo trasferiscono con altri detenuti tra le nevi della Polonia. Ma il blindato che li trasporta slitta e lui riesce a liberarsi. Da quel momento inizia una lotta per la sopravvivenza che lo costringerà ad uccidere quando non vorrebbe.
Latitante dalle sale cinematografiche italiane da oltre un ventennio, il talentuoso regista polacco Skolimowski torna al cinema con un'opera estrema, che sospende il giudizio e si discosta da qualsiasi presa di posizione morale per mostrarci l'istinto di sopravvivenza nel suo spirito più puro.
Premio speciale della giuria e premio Cinemavvenire alla 67a Mostra internazionale del cinema di Venezia (2010). Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Vincent Gallo.
Vuoi vederlo? Lo trovi qui.

domenica 12 agosto 2012

The way back

anno: 2010       
regia: WEIR, PETER 
genere: avventura 
con Jim Sturgess, Ed Harris, Saoirse Ronan, Colin Farrell, Mark Strong, Gustaf Skarsgård, Alexandru Potocean, Sebastian Urzendowsky, Dragos Bucur, Zahary Baharov, Sally Edwards, Igor Gnezdilov, Dejan Angelov, Stanislav Pishtalov, Mariy Grigorov, Nikolay Stanoev, Stefan Shterev, Yordan Bikov, Ruslan Kupenov, Nikolay Mutafchiev, Valentin Ganev, Anton Trendafilov, Pearce Quigley, Sattar Dikambayev, Termirkhan Tursingaliev, An-Zung Le, Hal Yamanouchi, Meglena Karalambova, Irinei Konstantinov 
location: India, Mongolia, Russia, Unione Sovietica
voto: 6

Nel 1941 un gruppo di deportati fugge dai gulag siberani per tentare di raggiungere a piedi il confine con la Mongolia. Neve, deserto, siccità, lupi, una ragazza polacca (Ronan) che si aggiunge al gruppo: alla fine arriveranno in tre.
Dopo un lungo silenzio (dai tempi di Master & commander) Peter Weir torna dietro la macchina da presa con il suo terzo film d'avventura (gli altri sono Mosquito coast e lo stesso Master & commander). Le cose funzionano a meraviglia nella prima parte, quando sotto l'occhio della cinepresa si snoda il racconto epico di un'umanità disposta a tutto pur di sopravvivere. A funzionare decisamente meno è proprio la parte avventurosa del film, una sorta di road movie nel quale - al di là del cambio di scenografie naturali sempre impressionanti e magnificamente fotografate da Russell Boyd - non succede granché e quello che accade, nonostante si tratti di un'autentica odissea, viene raccontato in modo davvero poco avvincente.