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mercoledì 18 agosto 2021

Amica di salvataggio


anno: 2021
regia: NANNI DELBECCHI
genere: documentario
con Alessandra Appiano e la voce di Lella Costa
location: Italia
voto: 2 

Alessandra Appiano è stata dapprima fotomodella, poi conduttrice televisiva, giornalista e infine scrittrice di trascurabilissimi romanzi di sconcertante frivolezza (bastano i titoli: La vita è mia e me la rovino io; Sola? Come vivere felici con gli uomini. Delle altre; Più malsani più brutti; Scegli me; Le vie delle signore sono infinite; Le belle e le bestie; Amiche di salvataggio, da cui il titolo del mediometraggio). A tre anni dalla morte per suicidio (la donna si gettò dall'ottavo piano di un albergo, fuggita al controllo della clinica psichiatrica nella quale aveva chiesto il ricovero), suo marito Nanni Delbecchi decide di tributarle un documentario che Lorenzo Fiamingo su Ciak definisce "sinceramente strepitoso" (sic: mi deve un'ora - completamente persa - di vita). Con tutto il rispetto per la defunta, il film è un'accozzaglia di testimonianze di sconcertante banalità, un florilegio di prefiche (le sue amiche) che si limitano a raccontare quanto fosse brava, bella e buona la protagonista, colpita a un certo punto della sua vita da una fortissima crisi depressiva. Se i contenuti del documentario sono a dir poco vacui, la regia - che affida alla sgraziata voce di Lella Costa la lettura dei pensierini della Appiano in prima persona - non va oltre il banalissimo bigino di un racconto esistenziale che non riesce a coinvolgere né ad emozionare neppure per un attimo.

venerdì 10 maggio 2019

Non sono un assassino

anno: 2019       
regia: ZACCARIELLO, ANDREA    
genere: giallo    
con Riccardo Scamarcio, Alessio Boni, Claudia Gerini, Edoardo Pesce, Barbara Ronchi, Pasqualina Sanna, Sarah Felberbaum, Silvia D'Amico, Caterina Shulha, Vincenzo De Michele, Elisa Visari, Flavia Gatti    
location: Italia, Thailandia
voto: 4    

Il vicequestore Francesco Prencipe (Scamarcio) è l'ultimo ad avere visto vivo il giudice Mastropaolo (Boni), l'amico di una vita che dopo due anni si è rifatto vivo per convocarlo nel suo sontuoso studio di Bari. Non ci sono prove schiaccianti, ma solo la testimonianza di un vecchio contadino che sembra inchiodarlo. Prencipe, che è un poliziotto con parecchi scheletri nell'armadio della sua vita privata, si difende appellandosi a un vecchio amico (Pesce) di quand'era ragazzo, un avvocato che da tempo non esercita più per via della sua instancabile attitudine all'alcol.
Quarto film in vent'anni per Andrea Zaccariello, già autore dei mediocri Boom, Sei come sei e Ci vediamo domani, che risaliva al 2012. Difficilmente, dopo aver visto un'opera come questa - tratta dal romanzo di  Francesco Caringella - sentiremo la mancanza dei suoi film. Già perché Non sono un assassino è un film pasticciatissimo, assimilabile a quel guazzabuglio di Una storia senza nome: una serie disarticolata di flashback e flackback nel flashback, per seguire i quali bisogna stare attentissimi alle frezze sulle tempie di Scamarcio. Ai contorsionismi della trama si accompagna poi una recitazione da incubo, con uno scarto indicibile tra Scamarcio e Pesce da una parte e tutti gli altri - compreso un invecchiato Alessio Boni e la Gerini che si affanna a parlare con accento pugliese - dall'altra.    

lunedì 29 aprile 2019

Stanlio e Ollio

anno: 2018       
regia: BAIRD, JON S.    
genere: biografico    
con Steve Coogan, John C. Reilly, Nina Arianda, Shirley Henderson, Danny Huston, Rufus Jones, Stephanie Hyam, Susy Kane, Bentley Kalu, Ella Kenion    
location: Regno Unito, USA
voto: 6    

Nel 1953 Stan Laurel (Coogan) e Oliver Hardy (Reilly) - coppia comica che negli anni '30 aveva raggiunto un successo planetario - andarono in tournée nei teatri di Regno Unito e Irlanda, riproponendo vecchie gag e cercando l'ultimo colpo d'ala col miraggio di poter girare un'ultima pellicola.
Dopo un breve incipit nel quale si richiama il successo cinematografico de I fanciulli del west, il film di Jon S. Baird si sofferma soprattutto sulla tournée teatrale che vide protagonisti questi dioscuri della settima arte che si separarono in un'unica occasione nell'arco di un'intera carriera. Il tutto è confezionato secondo le regole di un cinema assai classico, un buddy movie che non lascia spazio ad alcun genere di inventiva ma che si affida alle strabilianti trasformazioni dei due protagonisti, entrambi perfettamente in parte senza mai scivolare nella caricatura. Ma la storia raccontata è soprattutto quella di una grande amicizia asimmetrica, con Laurel fraternamente attaccato al più debole Hardy (che sperperò gran parte del suo patrimonio giocando alle corse dei cavalli) e devoto alla coppia comica fino alla morte, avvenuta nel 1965, quando continuava imperterrito a scrivere battute per Stanlio e Ollio, ancora vivi nella memoria collettiva a più di cinquant'anni dalla morte.    

mercoledì 24 aprile 2019

Ma cosa ci dice il cervello

anno: 2019       
regia: MILANI, RICCARDO    
genere: commedia    
con Paola Cortellesi, Stefano Fresi, Tomas Arana, Teco Celio, Remo Girone, Vinicio Marchioni, Lucia Mascino, Ricky Memphis, Paola Minaccioni, Giampaolo Morelli, Claudia Pandolfi, Alessandro Roia, Carla Signoris    
location: Italia, Marocco, Spagna
voto: 5,5    

Sua figlia la crede una noiosa impiegata ministeriale, sua madre (Signoris) - alla perenne ricerca della giovinezza perduta - non fa che criticarla su qualsiasi cosa, i suoi vecchi compagni di scuola la guardano con commiserazione quando pensano alla sua professione. Che però è quella di lavorare per i servizi segreti, con missioni al cardiopalmo in giro per il mondo. È per questa sua vocazione da 007 in gonnella che Giovanna (Cortellesi) trasferisce le sue competenze spionistiche nel privato, aiutando i suoi amici nelle controversie che li mettono in difficoltà ogni giorno, dando ai loro sopraffattori una lezione di vita e di civiltà.
La rodata coppia (anche nella vita) Cortellesi-Milani torna sul grande schermo a 2 anni dal successo di Come un gatto in tangenziale, con una commedia dai risvolti spionistici che sconfinano nella fantascienza. Il ritmo c'è, degli attori bisogna accontentarsi (tranne che di Paolo Graziosi, che è davvero irritante per quanto è incapace), ma l'opera numero 10 di Riccardo Milani ha il merito di trovare una chiave per far riflettere sulla mancanza di senso civico. Che è poi il vero tema del film.    

venerdì 1 marzo 2019

Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)

anno: 2018       
regia: HELLER, MARIELLE    
genere: biografico    
con Melissa McCarthy, Richard E. Grant, Anna Deavere Smith, Julie Ann Emery, Dolly Wells, Joanna P. Adler, Josh Evans (III)    
location: Usa
voto: 6,5    

1991. Dopo aver raggiunto un effimero successo come scrittrice, la newyorchese Lee Israel (McCarthy) si ritrova disoccupata e sola. Il carattere da misantropa non la aiuta, ma la fantasia sì. Così decide di utilizzare le sue risorse di scrittrice per creare false lettere di personaggi famosi che, una volta vendute a collezionisti disposti a pagarle profumatamente, le consentiranno di sbarcare il lunario. Le cose si complicano dapprima quando mette al corrente dell'impiccio il suo unico amico (Grant), un omosessuale cocainomane e sfaccendato, quindi quando l'FBI si mette sulle sue tracce dopo avere ricevuto l'allarme relativo alla vendita di lettere false.
Tratto da una storia vera, Copia originale è un film garbato, atipico e dalle atmosfere retrò, nel quale la solitudine della protagonista si coniuga con la sua voglia di riscatto, declinata sotto le mentite spoglie di personaggi famosi ai quali andranno indirizzate eventuali critiche. Un piccolo film indipendente che si avvale della straordinaria prestazione dell'intero cast.    

mercoledì 6 febbraio 2019

Non ci resta che il crimine

anno: 2019       
regia: BRUNO, MASSIMILIANO    
genere: commedia fantastica    
con Marco Giallini, Alessandro Gassmann, Gianmarco Tognazzi, Edoardo Leo, Ilenia Pastorelli, Massimiliano Bruno, Marco Conidi    
location: Italia
voto: 6,5    

Tre amici disoccupati sbarcano il lunario allestendo un tour cittadino per i luoghi che hanno reso famosa la Banda della Magliana, sperando di riuscire a fare i soldi "con la pala". Passando per un cunicolo spazio-temporale, si ritrovano improvvisamente nel 1982, quando la nazionale italiana sta giocando il mondiale che l'avrebbe portata alla vittoria. Vengono così a contatto con De Pedis, il boss della banda conosciuto come Renatino (Leo), e con i suoi scagnozzi, imbarcandosi in avventure paradossali e assai rischiose.
Giunto alla sua sesta regia, Massimiliano Bruno propone un mix tra Ritorno al Futuro e Non ci resta che piangere, con espliciti riferimenti a entrambi (a partire dalla canzoncina che avrebbe avuto successo in futuro: Yesterday nel film di Troisi e Benigni, qui - purtroppo - Dammi tre parole, portata al successo da Valeria Rossi) e un vago richiamo a I soliti ignoti. La regia è sciatta come al solito (inguardabili le scene di esultanza dei tifosi dopo la vittoria con l'Argentina), la Pastorelli la solita miracolata della settima arte che non ha ancora capito la differenza tra un set cinematografico e il salotto del Grande Fratello, ma i tre protagonisti - nonostante il reiterato type casting di Giallini - sono talmente affiatati da riuscire a garantire scene a tratti esilaranti, con Gassman nel ruolo di un mezzo ritardato e Tognazzi in quello dell'ipocondriaco pavido. Inedito ruolo da cattivo per Edoardo Leo, qui meno a proprio agio rispetto ad altre occasioni e comunque destinato a suscitare le simpatie di chi non ha strumenti sufficienti per capire quale razza di sordido criminale interpreta. Il che rischia di generare un nuovo effetto Gomorra.    

sabato 19 gennaio 2019

Tutto quello che vuoi

anno: 2017       
regia: BRUNI, FRANCESCO    
genere: commedia    
con Giuliano Montaldo, Andrea Carpenzano, Arturo Bruni, Emanuele Propizio, Donatella Finocchiaro, Antonio Gerardi, Raffaella Lebboroni, Andrea Lehotska, Riccardo Vitiello, Carolina Pavone    
location: Italia
voto: 1    

Alessandro (Carpenzano), 22enne trasteverino perdigiorno, ha lasciato gli studi anzitempo. Suo padre (Gerardi) gli trova una occupazione come accompagnatore di un anziano poeta malato d'Alzeheimer (Montaldo). Con l'uomo e con la combriccola di nullafacenti suoi coetanei, Alessandro si tufferà in una imprevista caccia al tesoro, indirizzata in Toscana, in un viaggio che sarà occasione per scoprire le virtù dell'anziano e per capire meglio sé stesso.
Dopo il fulminante esordio di Scialla!, Francesco Bruni tocca il nadir della sua produzione da regista con un film insipido, senza alcun ritmo, tutto giocato sul contrasto - a suon di luoghi comuni - tra i modi attempati dell'anziano protagonista e quelli dei ragazzi, con accentuatissima calata in vernacolo, che sembrano presi di peso da una curva dello stadio Olimpico. Tutto quello che vuoi non è che un racconto di formazione in forma di road movie come se ne sono visti a centinaia, servito da un cast d'attori che, con la sola eccezione di Antonio Gerardi, è inguardabile e inascoltabile.    

sabato 12 gennaio 2019

Un bacio

anno: 2015       
regia: COTRONEO, IVAN    
genere: drammatico    
con Rimau Grillo Ritzberger, Valentina Romani, Leonardo Pazzagli, Thomas Trabacchi, Susy Laude, Giorgio Marchesi, Simonetta Solder, Sergio Romano, Laura Mazzi, Eugenio Franceschini, Denis Fasolo, Lisa Galantini, Sara Bertelà, Alessandro Sperduti    
location: Italia
voto: 4,5    

Blu (Romani), Antonio (Pazzagli) e Lorenzo (Grillo Ritzberger) sono tre sedicenni che frequentano la stessa scuola e sono oggetto di bullismo e discriminazione da parte dei compagni. Blu viene stigmatizzata perché tutti sanno che ha fatto una gang bang per compiacere il suo ragazzo; Antonio è tanto abile nella pallacanestro quanto impacciato nelle relazioni. Gli pesa il ricordo di un fratello morto (Sperduti) il cui fantasma lo ossessiona ed è invaghito di Blu. Lorenzo è un orfano che è stato adottato da una coppia di larghe vedute che non si fa alcun problema rispetto all'ostentazione pervicace dell'omosessualità del ragazzo, che è peraltro innamorato di Antonio.
Ambientato a Udine e costellato nella prima parte da squarci onirici e deviazioni in chiave musical (inollerabile quella della prova di abiti vintage) con tanto di animazioni coreograficamente accattivanti, l'opera seconda di Ivan Cotroneo è anch'essa tratta da un suo romanzo. Il film - a metà strada tra teen movie, musical ultrapop con canzoncine inascoltabili e involontaria parodia di Jules & Jim - vorrebbe essere un coraggioso apologo sulla tolleranza e contro il pregiudizio, ma tra muccinismi, iperboliche svolte melò e quell'aria saputella, sprezzante e insopportabile di Rimau Grillo Ritzberger (non a caso, non lo ha chiamato più nessuno), Un bacio finisce per schiantarsi contro il suo stesso oggetto, rischiando un totale effetto boomerang.    

giovedì 15 novembre 2018

Papillon

anno: 2017       
regia: NOER, MICHAEL    
genere: drammatico    
con Charlie Hunnam, Rami Malek, Yorick Van Wageningen, Roland Møller, Tommy Flanagan, Eve Hewson, Michael Socha, Nina Senicar, Christopher Fairbank, Brian Vernel, Ian Beattie    
location: Colombia, Francia, Guyana Francese
voto: 4,5    

Ci vuole un bel fegato a girare il remake di un capolavoro del genere carcerario, per di più interpretato da due giganti come Steve McQueen e Dustin Hoffman. E ce ne vuole ancora di più nell'affidare l'intera operazione a una coproduzione serbo-montenegrina-maltese, con attori ben poco noti (sebbene Charlie Hunnam sia stato protagonista tutt'altro che carismatico di Civiltà perduta e Rami Malek sta per assurgere a massima notorietà grazie all'interpretazione di Freddy Mercury). La storia ricalca quasi filologicamente quella del film del 1973 firmata da Franklin Schaffner, con un lungo prologo che ci fa vedere il protagonista Henri Charriere (Hunnam), detto Papillon per via del vistoso tatuaggio che porta all'altezza dello sterno, che si muove con disinvoltura nella Parigi degli anni '30, rubando a destra e a manca al servizio di un boss vendicativo. Finisce ingiustamente in carcere e viene spedito nella Guyana Francese, dove conosce il falsario Louis Dega, omino pieno di soldi ma fragile e pauroso, minacciato continuamente. Papillon non fa che progettare la fuga. Ci riesce una prima volta, finisce in isolamento inizialmente per due e poi per cinque anni, fino a quando tenta l'impossibile.
Tratto dalla storia vera scritta dallo stesso Henri Charriere - un best seller da milioni di copie e traduzioni in 30 lingue - il film di Michael Noer si dilunga in dialoghi verbosi, pigia sul pedale del legame tra i due protagonisti accentuando la componente velatamente omosessuale, non risparmia all'occhio dello spettatore più di un particolare cruento ma non ha nerbo. Veleggia insomma su un registro drammaturgico piuttosto uniforme e con pochi sussulti, affidandosi a due personaggi con cui è difficile entrare in empatia.    

giovedì 8 novembre 2018

Summer of Sam (S.O.S.)

anno: 1999   
regia: LEE, SPIKE    
genere: thriller    
con John Leguizamo, Adrien Brody, Mira Sorvino, Jennifer Esposito, Michael Rispoli, Saverio Guerra, Brian Tarantina, Al Palagonia, Ken Garito, Bebe Neuwirth, Patti LuPone, Mike Starr, Anthony LaPaglia, Roger Guenveur Smith, Ben Gazzara, Joe Lisi, James Reno, Arthur J. Nascarella, John Savage, Jimmy Breslin, Michael Badalucco, Spike Lee, Lucia Grillo, Nelson Vasquez, Darielle Gilad, Michael Harper, Jessica Galbreath, Evan Cohen, George Tabb, Michael Imperioli, Victor Colicchio, Peter Maloney, Christopher Wynkoop, John Turturro, Ernie Anastos, Jim Jensen, Melba Tolliver, Phil Rizzuto, Reggie Jackson, Danielle Burgio, Lisa France, Peter Epstein, Jill Stokesberry, Joseph Lyle Taylor, Kim Director, Bill Raymond, Mildred Clinton, Emelise Aleandri, Michael Sorvino, Phil Campanella, William H. Burns, Ernest Mingione, Frank Fortunato, Dan Zappin, Murielle Arden, Christina Klobe, Charlotte Colavin, Clayton J. Barber, Joie Lee, Rome Neal, Mark Breland, Susan Batson, Evander Holyfield, Toneda Laiwan, Janet Paparazzo, Jodi Michelle Pynn, Jennifer Badger, Jeff DeRocker, Nick Oddo, Damian Achilles, Joanne Lamstein, Gabriel Barre, Tara McNamee, John Michael Brown, Damian Branica, Lorne Behrman, Curtis Gove, James Baggs, Rozie Bacchi, Grace DeSena, Zoe Bournelis, Ashleigh Gloss, Frank Cadillac, Daniel J. Courtenay, Michael Prozzo, Kathryn Hud, Antonio Torres, Pamela Wehner, Dionna Colicchio, Victoria Galasso, Danielle Tutelian, John Martucci, Mario Macaluso, Andrew Lasky, Richard Paul, Ray Carlson, Alexander J. Vega, Steven Croft, Mary Jo Todaro, Jacqueline Margolis, Iris Braydon, Valerie Mazzonelli, Hal Sherman, Nicholas Brown    
location: Usa
voto: 4    

È l'estate del 1977 e a New York fa un caldo eccezionale, gli Yankees vincono il loro primo campionato ed esplode la disco music. In quel clima rovente la preoccupazione più diffusa è quella di incappare in un serial killer che spara e uccide le coppie che si appartano in macchina, senza distinzione di genere o di colore. Vinny (Leguizamo) - sottaniere e fedifrago compulsivo e impossibile da redimere - teme più di tutti di essere la prossima vittima, giacché una volta è fortunosamente scampato all'agguato del killer. Pur di dissipare i sospetti di essere stato testimone dell'agguato, Vinny preferisce mettere un suoi amico (Brody), dalle attitudini sessuali poco chiare, in pasto a un branco di sfaccendati vogliosi di menare le mani.
Fluviale, verboso e girato con uno stile tutt'altro che virtuosistico, al limite del paratelevisivo, Summer of Sam rovista tra le relazioni della lower class bianca a stelle e strisce con un registro da film giallo, pur non impiegando molto a squadernare la figura del killer allo spettatore. Pretestuose le scene in cui lo stesso Lee, nei panni di un giornalista, dà conto degli assalti ai negozi da parte della popolazione afroamericana e portoricana, a suggello di una polemica antirazziale mai sopita.    

domenica 14 ottobre 2018

Il codice del babbuino

anno: 2018       
regia: ALFONSI, DAVIDE * MALAGNINO, DENIS    
genere: noir    
con Denis Malagnino, Tiberio Suma, Stefano Miconi Proietti, Marco Pocetta, Fabio Sperandio, Alessandra Ronzoni, Cristina Morar, Lionello Pocetta, Daniele Guerrini    
location: Italia
voto: 5    

Una ragazza viene stuprata, abbandonata nei pressi di un campo rom e quindi portata in ospedale. Il suo compagno (Suma) è certo che i responsabili siano stati "quegli zingari de' mmerda" e cerca vendetta. L'unico argine alla sua rabbia sembra essere l'amico Denis (Malagnino), coscienzioso padre di famiglia con grossi problemi economici, costretto persino a scantonare dal binario della legalità per arrivare alla fine del mese. La ricerca dei colpevoli nella zona di Guidonia, periferia estrema e difficilissima di Roma, va avanti per tutta la notte. I due amici commettono l'errore di affidarsi a un losco boss locale che si fa chiamare "er tibetano" (Miconi Proietti), che renderà la situazione ancora più difficile.
Interprete e anche regista, Denis Malagnino firma con Davide Alfonsi un noir atipico ispirato a una storia vera, girato con pochissimi spiccioli e sempre in notturna, con i protagonisti ripresi quasi sempre con l'occhio della cinepresa incollato addosso, quasi da cinema espressionista. Unità di tempo, di luogo e di azione fanno da architrave a questa storia di amicizia sui generis, sempre esposta al tradimento, in un deserto di valori che condurrà a un finale paradossale e spiazzante.    

sabato 22 settembre 2018

Final Portrait - L'Arte di essere Amici

anno: 2017       
regia: TUCCI, STANLEY    
genere: biografico    
con Geoffrey Rush, Armie Hammer, Clémence Poésy, Tony Shalhoub, Sylvie Testud, James Faulkner    
location: Francia
voto: 2    

Parigi, 1964. James Lord (Hammer), critico d'arte americano, incontra il suo sodale Alberto Giacometti (Rush), artista svizzero di acclarata fama. Quest'ultimo propone all'amico di posare per lui per un ritratto: l'operazione - dice - prenderà al massimo un paio di giorni. Che invece diventano 18, la stragrande maggioranza dei quali passati nell'atelier del geniale pittore e scultore, alla presenza della moglie di quest'ultimo (Testud) e di una prostituta (Poésy) frequentata da Giacometti alla luce del sole, tra giri in macchina e incursioni nei bistrot locali.
Stanely Tucci esordisce dietro la macchina con un film che più monocorde non si potrebbe. L'impresa finisce così col ricadere per intero sulla titanica interpretazione di Geoffrey Rush (una prova così maiuscola da meritare le stesse lodi che l'attore australiano ebbe per Shine, Tu chiamami Peter e La migliore offerta), che surclassa i suoi comprimari dando al suo personaggio un accento febbrile e nevrotico. Ma che non basta a bilanciare la ripetitività estenuante del racconto.    

giovedì 20 settembre 2018

La profezia dell'armadillo

anno: 2018       
regia: SCARINGI, EMANUELE    
genere: grottesco    
con Simone Liberati, Pietro Castellitto, Laura Morante, Valerio Aprea, Claudia Pandolfi, Teco Celio, Diana Del Bufalo, Kasia Smutniak, Vincent Candela, Adriano Panatta, Samuele Biscossi, Valerio Ardovino, Sofia Staderini, Gianluca Gobbi, Guglielmo Poggi    
location: Italia
voto: 1

Fino a qualche decennio fa i maestri del pensiero di chiamavano Alberto Arbasino, Italo Calvino, Umberto Eco, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Leonardo Sciascia. Oggi si chiamano Maurizio Crozza, Roberto Saviano e Zerocalcare, al secolo Michele Rech. Così come una volta i fumetti si chiamavano fumetti e non graphic novel, con intollerabile magniloquenza. È proprio da Zerocalcare che esce uno dei film più insulsi dell'ultimo decennio, una di quelle opere che non possono neppure avvalersi - come nel caso di altri filmacci come L'arbitro o I peggiori - di un'efficace estetica da videoclip che per lo meno salva qualcosa sul piano della forma. Qui siamo di fronte al delirio totale, alla rappresentazione bislacca di una generazione per la quale l'ingresso nell'età adulta è segnato dai tragici fatti di Genova del 2001 e che non vede un futuro professionale possibile, dovendosi arrabattare  tra ambizioni artistiche, lavori in Co.Co.Co e ripetizioni private. Su una trama sconnessa che racconta il quotidiano di Zero (Liberati, già protagonista di Cuori puri), 27enne che vive nel quartiere periferico romano di Rebibbia insieme a un gigantesco armadillo (impersonato da Valerio Aprea) che è il suo alter-ego, si innesta una sottotrama legata alla perdita di una ex compagna di scuola di origini francesi, vissuta assieme al suo compagno di scorribande notturne Secco (Castellitto junior), forse l'elemento meno peggio del film. Dialoghi ampollosi a suon di frasi sentenziose, recitazione a zero, riprese meno che banali sono gli addendi di un film che ha avuto anche notevoli difficoltà produttive, passando dalle mani di Valerio Mastandrea, che dopo avere contribuito alla sceneggiatura ha abbandonato il progetto, a quelle di Emanuele Scaringi, che è riuscito nell'impresa di portare al disconoscimento dell'opera da parte dello stesso Zerocalcare.

Il cameo con Adriano Panatta è l'unica cosa da salvare.    

sabato 1 settembre 2018

Gran bollito

anno: 1977   
regia: BOLOGNINI, MAURO    
genere: grottesco    
con Shelley Winters, Max von Sydow, Renato Pozzetto, Alberto Lionello, Laura Antonelli, Mario Scaccia, Franco Branciaroli, Milena Vukotic, Rita Tushingham, Adriana Asti, Antonio Marsina, Liù Bosisio, Maria Monti, Giancarlo Badessi, Marco Modugno, Alberto Squillante, Franco Balducci    
location: Italia
voto: 7    

Come fare per raccontare la vicenda di uno dei più efferati casi di cronaca nera italiana del '900, quello che riguardò Leonarda Cianciulli, tristemente nota come la saponificatrice di Correggio? Se si esclude il film cronachistico e filologico à la Lizzani o à la Rosi, una delle poche strade percorribili sembra essere quella del grottesco. Ed è proprio quella imboccata da Mauro Bolognini, che affida il ruolo delle tre amiche uccise e poi ridotte a sapone e dolciumi a tre uomini: il bergmaniano Max Von Sydow, un Renato Pozzetto nelle vesti di una cantante dall'accento tedesco e la ninfomane interpretata da Alberto Lionello. La protagonista, che ha il volto di Shelley Winters, è una meridionale che vive a Bologna, ha sulle spalle ben 12 aborti ed è attaccatissima al figlio (Marsina) al quale cerca in tutti i modi di evitare il fidanzamento e assicurare un futuro professionale di alto profilo. Con quali soldi, visto che siamo negli anni '30 e la guerra è alle porte? Con quelli delle sfortunate amiche, di cui Leonarda, qui ribattezzata Lea, sfrutta le debolezze e che circuisce efficacemente, per poi scioglierne le carni in giganteschi pentoloni e ricavarne saponi dalle ossa. Sul film aleggia un'atmosfera macabra, che contrasta con il registro grottesco, usato quasi a smorzare la truculenza della vicenda. Comprensibile, dunque, che in rete possano essere rintracciate vere e proprie stroncature, come quella - capolavoro di ironia e scrittura, di Jonas - che potete leggere qui.

sabato 28 luglio 2018

Tangerines - Mandarini (Mandariinid)

anno: 2013       
regia: URUSHADZE, ZAZA    
genere: guerra    
con Lembit Ulfsak, Misha Meskhi, Giorgi Nakashidze, Elmo Nüganen, Raivo Trass    
location: Cecenia, Estonia, Georgia
voto: 5    

Mentre Cecenia e Georgia sono in guerra per la rivendicazione del territorio dell'Abcasia, il mite coltivatore di mandarini Ivo (Ulfsak), di origini estoni come il suo amico e vicino di campo Margus (Nüganen), si trova a soccorrere due soldati che combattono su sponde opposte. Questi ultimi si trovano a convivere forzatamente sotto lo stesso tetto a suon di minacce reciproche. Solo la salomonica presenza del padrone di casa e la sua bontà d'animo riusciranno nell'impresa di una coabitazione che costringerà i due ospiti a fronteggiare insieme altri pericoli esterni.
Piccolissimo film antimilitarista che ricorda Il prigioniero del Caucaso e Prima della pioggia, girato come un kammerspiel a bassissimo costo e basato su dialoghi spesso artefatti e didascalici: elementi di una prosa cinematografica stentata che - insieme al pessimo doppiaggio italiano - cozza con il nobilissimo e convincente messaggio contro la guerra.    

martedì 17 luglio 2018

Made in Italy

anno: 2017   
regia: LIGABUE, LUCIANO    
genere: drammatico    
con Stefano Accorsi, Kasia Smutniak, Fausto Maria Sciarappa, Walter Leonardi, Filippo Dini, Alessia Giuliani, Gianluca Gobbi, Tobia De Angelis, Leonardo Santini, Jefferson Jeyaseelan, Francesco Colella, Silvia Corradin, Giuseppe Gaiani, Naya Manson, Filippo Pagotto, Lorenzo Pedrotti, Marco Pancrazi, Ettore Nicoletti    
location: Germania, Italia
voto: 6    

Nella terza fatica cinematografica di Luciano Ligabue, rocker emiliano ruspante e genuino, si fondono due anime: c'è quella ingenua e involontariamente didascalica di chi vorrebbe raccontare il belpaese in una chiave fiction che sembra ereditare il testimone da Niente paura, il documentario di Piergiorgio Gay che ebbe proprio in Ligabue la sua figura di riferimento. E poi c'è una storia, vibrante e vitalissima, di amicizia, di amori traditi, di lavori poco o per nulla gratificanti, di serate in compagnia e di brutte storie col gioco d'azzardo. Se la prima vorrebbe mettere all'indice le assurdità e le contraddizioni del sistema Italia come luogo nel quale i sogni (di realizzazione, di giustizia, di uguaglianza) non hanno cittadinanza, relegate nel film a un pistolotto sovramisura, è l'anima di pura narrazione a colpire il bersaglio con maggiore efficacia, nonostante l'andamento rapsodico, la quantità di difetti nello svolgimento narrativo, l'invadenza delle musiche (ovviamente dello stesso regista) che sovrastano persino i dialoghi. Due anime che trovano corpo nel racconto - che dalle targhe delle auto sembra ambientato nella provincia di Parma, notissima per i salumifici, mentre in realtà è stato girato tra Reggio Emilia e Novellara, con escursioni a Roma, in Veneto e a Vigevano) - al centro del quale si trovano Riccardo (Accorsi) e Sara (Smutniak), coppia di lungo corso ormai in crisi e con qualche scheletro nell'armadio. Lui sta tutto il giorno a insaccare mortadelle, lei fa la parrucchiera. Tra serate in compagnia, ricordi di un passato dolente (un aborto naturale) e confessioni all'amica del cuore, le loro giornate scorrono sullo sfondo di un paesaggio sociale vivace e affettuoso, l'unico ammortizzatore sociale che sembra poter fronteggiare le carenze di un paese allo sbando. Tutto raccontato con la schiettezza e la semplicità di un mediano che con la penna non è mai riuscito a volare alto, ma ha saputo comunque arrivare al cuore della gente. Come in questo caso.

mercoledì 13 giugno 2018

La terra dell'abbastanza

anno: 2018       
regia: D'INNOCENZO, DAMIANO * D'INNOCENZO, FABIO    
genere: drammatico    
con Andrea Carpenzano, Matteo Olivetti, Milena Mancini, Luca Zingaretti, Max Tortora, Demetra Bellina, Michela De Rossi, Giordano De Plano, Walter Toschi    
location: Italia
voto: 7,5    

Mirko (Olivetti) e Manolo (Carpenzano) sono amici da quando andavano alle scuole elementari, a Ostia. Nonostante l'età, non hanno ancora finito la scuola alberghiera che frequentano a stento in vista di un futuro quanto mai incerto. Una sera, mentre rientrano a casa, investono un uomo e scappano. Scoprono che quell'uomo è un collaboratore di giustizia al quale un boss locale (Zingaretti) sta dando la caccia da tempo. Così, i due entrano nell'orbita benevola del criminale, con incarichi che non si fanno mancare niente, dal giro di prostitute minorenni all'omicidio. Ma per i due ragazzi non sarà facile gestire quella realtà che sembra profilarsi come l'occasione per una svolta, l'unica via d'uscita da un'esistenza incapace di promettere qualsiasi prospettiva decorosa.
Film d'esordio dei gemelli D'Innocenzo, già sceneggiatori - con Garrone - di Dogman, i quali sembrano ripartire da dove finiva Non essere cattivo di Caligari. Qui il realismo delle periferie dei due fratelli guarda a quel mondo senza speranza con umanissima pietà, mettendo in scena il trambusto di due ragazzi che, per ragioni opposte, vorrebbero manifestare il loro valore agli occhi di due genitori soli: Mirko a una madre (Mancini) che si scapicolla per sbarcare il lunario, Manolo a un padre perdigiorno e smargiasso (Tortora) che lo vorrebbe come lui. Intenso, iperrealista, girato con un'impressionante padronanza della macchina da presa - dai piani lunghissimi ai close up sul volto dei protagonisti - e con una straordinaria capacità di direzione degli attori, La terra dell'abbastanza è un pugno allo stomaco dello spettatore, la raffigurazione della banalità del male sotto forma di racconto di formazione (al crimine) che è un atto di denuncia felicemente riuscito: un'opera che va a ispessire il nugolo di film tesi a raccontare il degrado delle periferie.    

venerdì 8 giugno 2018

Bellas Mariposas

anno: 2012       
regia: MEREU, SALVATORE    
genere: drammatico    
con Sara Podda, Maya Mulas, Davide Todde, Micaela Ramazzotti, Luciano Curreli, Maria Loi, Rosalba Piras, Simone Paris, Anna Karina Dyatlyk, Giulia Coni, Silvia Coni, Carlo Molinari, Enrico Sanna, Luca Sanna, Gianluca Lai, Roberto Voce, Lulli Lostia, Theatre en Vol    
location: Italia
voto: 2,5    

Una giornata estiva nella vita di Cate (Podda) e della sua amica Luna (Mulas), dodicenni cagliaritane con famiglie patriarcali altamente disfunzionali alle spalle. Liti in casa per il bagno occupato, fratelli maggiori che sfoggiano la "proboscide" alle sorelle più piccole, padri ipnotizzati dalle linee hot, sorelle un po' mignotte, amici sbandati. E poi tanti gelati, piccoli scherzi, qualche bavoso che le importuna, fino a una chiusura di film del tutto fuori luogo, con una brusca virata quasi thriller. Tutto qui.
Dopo Ballo a tre passi e Sonetàula, il nuorese Salvatore Mereu persegue ostinatamente la propria strada verso un cinema apolide e impervio, fatto di fotografia ipersatura, una voce narrante continua, sguardo della protagonista in macchina, recitazione meno che amatoriale. Ce n'è quanto basta perché possa continuare a piacere alla critica più snob (che l'ha osannato: "Uno dei migliori film italiani della stagione", Alberto Crespi su L'Unità; "Applausi che si fanno ovazioni", Michela Tamburrino su La Stampa), per la quale diverso vuol dire sempre e soltanto migliore, anche in assenza di una sintassi cinematografica minima. L'hanno pensata diversamente i distributori e gli esercenti, che hanno tenuto a lungo in congelatore questo ritratto del proletariato suburbano tratto da un racconto di Sergio Atzeni, che impasta dialetto sardo strettissimo con un italiano stentato.    

sabato 2 giugno 2018

Ciliegine (La cerise sur le gâteau)

anno: 2012       
regia: MORANTE, LAURA    
genere: commedia    
con Laura Morante, Pascal Elbé, Isabelle Carré, Samir Guesmi, Patrice Thibaud, Frédéric Pierrot, Loucilia Clément, Ennio Fantastichini, Vanessa Larré, Georges Claisse, Nadia Fossier, Yves Verhoeven, Elisabeth Catroux, Emmanuelle Galabru, Frédéric Moulin, Mathilda Vives, Louis-Charles Finger, José Fumanal, Sandrine Le Berre, Martin Bonjean, Yves Buchin, Yvonnick Muller, Morgan Brudieux, Sophie-Charlotte Husson, Gauthier de Crépy, Jeanne Bertin, Thierry Chauvin, Anne Mano    
location: Francia
voto: 4    

Amanda (Morante) è una donna isterica e capricciosa che soffre del tutto inconsapevolmente di androfobia. Rende impossibile la vita agli uomini che le stanno accanto ma finalmente il rapporto con il sesso forte sembra prendere una piega diversa quando, a causa di un equivoco, entra il relazione con Antoine (Elbé), credendolo erroneamente omosessuale. Nella speranza di vederla finalmente accasata, la sua amica Florance (Carrè) gioca sul quiproquo e tesse la tela, mentre Antoine - consapevole del retroscena - non sa come manifestare il proprio trasporto ad Amanda.
Esordio dietro la macchina da presa per la nipotina di Elsa Morante, in trasferta a Parigi (dove risiede), con un cast interamente transalpino (ma le maestranze sono tutte italiane: musica di Piovani, fotografia di Calvesi, montaggio di Esmeralda Calabria) e comparsate di Ennio Fantastichini (nei panni di un arabo) e di quel cocainomane assassino di Domenico Diele. Tra citazioni esplicite alleniane (in apertura e sul finale, con tanto di accordo ripreso dalla Rapsody in blue di Gershwin, da Manhattan) e un umorismo (si, vabbè, chiamiamolo così…) tipicamente francese (si guarda a Rohmer ma anche alla screwball comedy), il film dell'attrice toscana è un raccontino vezzoso, esilissimo e risaputo che però si avvale di qualche intuizione apprezzabile: dal ruolo dello psicanalista marito della migliore amica della protagonista (Patrice Thibaud), un uomo che parla sentenziosamente senza mai dare alcuna retta alla moglie, perennemente affaccendato nel bagno di casa, alle schermaglie nevrotiche tra la protagonista e il suo compagno (Frédéric Pierrot), costretto ad armarsi della pazienza di Giobbe.    

martedì 1 maggio 2018

Christine. La macchina infernale (Christine)

anno: 1983       
regia: CARPENTER, JOHN    
genere: horror    
con Keith Gordon, John Stockwell, Alexandra Paul, Robert Prosky, Harry Dean Stanton, Christine Belford, Roberts Blossom, Malcolm Danare, Stuart Charno, Marc Poppel, David Spielberg, Kelly Preston, Steven Tash, William Ostrander    
location: Usa
voto: 6    

Una vecchia Cadillac rossa degli anni Cinquanta diventa l'oggetto del desiderio di un diciassettenne (Gordon) piuttosto nerd, bullizzato dai compagni di scuola e speranzoso di trovare finalmente una ragazza con cui stare. Diventato il proprietario di quella vecchia auto che, come ci racconta l'antefatto del film, ha prima stritolato un braccio a un operaio e quindi mandato al creatore un addetto alla sicurezza, il giovane convoglia nelle quattro ruote tutta la sua voglia di rivincita e vendetta, al punto che la macchina si trasforma in una pericolosissima arma, un'araba fenice capace di rinascere anche dopo che qualche male intenzionato l'ha presa a martellate.
Tratto da un romanzo di Stephen King, Christine coniuga il simbolo per eccellenza della società dromologica con il romanzo di formazione di un adolescente carico di pulsioni negative e capace anche di tradire una sincera amicizia. Visto a distanza di decenni, il film conserva intatti ritmo ed effetti speciali (per realizzare il film sono state necessarie ben 14 automobili), mentre la dimensione metaforica oggi (come allora?) appare piuttosto scontata.